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Quotidiano di informazione – Anno 24 n° 213

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Anarchia o dittatura

Pubblicato da fidest su martedì, 17 aprile 2012

L’antipolitica espressa in questi termini è un “falso in bilancio” nel senso che la rabbia dei cittadini non sta tanto nella politica quanto nei politicanti. Il rischio semmai è che “Simul stabunt vel simul cadent” ovvero “come insieme staranno così insieme cadranno” ed è questo e non altri l’effettivo problema. Occorre far riflettere sulla differenza di fondo che esiste tra le due facce della stessa medaglia perché non è l’antipolitica ma sono i politici il gradiente che agita gli umori della contrarietà pubblica.
Come ho più volte precisato abolire i partiti, contenitore naturale della politica, significa aprire la porta alla dittatura, ma è anche vero che tenerli, come sono oggi, si va dritti verso l’anarchia.
Ecco perché è necessario stabilire delle regole rigide per restituire alle istituzioni il prestigio e il rispetto che meritano e il primo passo è quello d’avere politici galantuomini e non come afferma l’onorevole Antonio di Pietro che oggi in Parlamento siedono 150 inquisiti e 150 loro difensori e che se un tempo al ladro per sfuggire alla giustizia non gli restava altro che rendersi latitante oggi gli basta diventare parlamentare.
E se la democrazia ha delle regole e se queste regole vogliamo farle rispettare a dispetto degli intrighi di palazzo: come la legge elettorale denominata “porcellum” dal suo stesso ideatore e il finanziamento pubblico ai partiti che non tiene conto delle spese effettive ma va oltre favorendo in tal modo gli abusi e gli interessi personali, dobbiamo trasformare la chiamata alle urne come un castigamatti che incominci a penalizzare quei partiti che hanno ciurlato nel manico per ottenere, per lo meno, l’azzeramento di quella componente che i movimenti politici non sono riusciti ad estirpare. E si badi bene: non dimentichiamo che l’antipolitica porta tendenzialmente al non voto e ciò costituisce una beffa per il rinunciatario in quanto toglie l’incomodo al dissenso e moltiplica il consenso. Infatti se, diciamo, il 60% degli elettori vota e il 31% favorisce i soliti partiti costoro potranno dire di aver ottenuto il 51% dei consensi mettendo a tacere per sempre quel 40% che non è andato a votare, ma che se lo avesse fatto non avrebbe, di certo, fatto vincere gli indesiderati. E come si dice in questi casi: “riflettete gente, riflettete. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)

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Giustizia: disabili, militari e poliziotti il 17 aprile in protesta davanti il Consiglio di Stato

Pubblicato da fidest su giovedì, 12 aprile 2012

(GrNet.it) Crescono di giorno in giorno le adesioni alla manifestazione di poliziotti, militari e disabili prevista per il prossimo 17 aprile a Roma. Con lo slogan “non siamo cittadini di serie B”, si contesteranno le decisioni della quarta Sezione del Consiglio di Stato che penalizzano i cittadini in uniforme che assistono parenti disabili e, più in generale, si stigmatizzerà la forte stretta giuridica impressa dalla Giustizia amministrativa ai diritti di militari e poliziotti. Di particolare significato simbolico è l’adesione formulata dall’European Organisation of Military Associations (EUROMIL ), l’organizzazione fondata nel 1972 che raccoglie 42 associazioni e sindacati militari di 27 paesi europei. L’EUROMIL, da tempo, ha messo in agenda il caso Italia, manifestando preoccupazione ed attenzione per la condizione dei diritti dei miliari italiani.
Particolare significato ha pure l’adesione del Movimento Italiano Disabili (MID), che ha anche pubblicizzato la manifestazione tramite la propria radio web, intervistando l’avvocato Giorgio Carta, organizzatore della manifestazione insieme a GrNet.it. Francesco Ferrara, Presidente del MID, ha dichiarato che «numerosi sono i casi di dipendenti del settore pubblico a cui è stata negata la possibilità di un “avvicinamento-sostegno” ad un loro prossimo congiunto. Negare aiuto a chi è bisognoso di cure e sostentamento fisico e psicologico giustificando tale diniego con una pseudoburocrazia del sistema-lavoro non è da Paese civile. Per questo motivo abbiamo risposto positivamente all’invito dell’ avv. Giorgio Carta garantendo la nostra partecipazione alla manifestazione – Il 17 aprile davanti al Consiglio di Stato sentiranno anche la nostra voce,la voce del MID affinché Nè i militari tantomeno i loro congiunti disabili siano trattati da cittadini di serie B».
Parteciperanno attivamente alla manifestazione anche il Partito Popolare Sicurezza e Difesa e il sindacato COISP della Polizia di Stato. «E’ uno scandalo che i cittadini in uniforme siano trattati, a seconda della convenienza, ora come normali impiegati dello Stato – specie quando si tratta di penalizzarli sotto l’aspetto retributivo-previdenziale – oppure come lavoratori “specifici” quando si tratta di negare loro quei diritti sacrosanti che sono di normale fruizione da parte dei “normali” lavoratori, come il diritto ad assistere un congiunto disabile, vergognosamente negato dal Consiglio di Stato. Questo gioco al massaco deve finire». E’ quanto dichiara Giuseppe Paradiso, Segretario nazionale del PPSD che sottolinea: «E’ ridicolo che appena il 5% delle sentenze emesse dai giudici di palazzo Spada siano favorevoli ai ricorrenti quando questi indossano l’uniforme. Siamo dinnanzi ad una vera e propria discriminazione». «In buona sostanza, i Poliziotti, i Carabinieri, i Finanzieri, Penitenziari, Militari, Vigili del Fuoco, non valgono un accidenti ed i loro figli disabili valgono ancora meno! Ebbene, poiché tutto ciò, che rappresenta soltanto l’apice di una serie illimitata di sentenze volte a negare diritti che ad altri vengono ampiamente riconosciuti, costituisce un’offesa per tutti gli uomini e le donne in divisa e per i loro familiari, costretti a vedersi negata finanche un’assistenza in caso di disabilità grave, il 17 aprile p.v., saremo anche noi del COISP, davanti al Consiglio di Stato per reclamare i diritti dei propri iscritti e di tutti i poliziotti in generale. Invitiamo tutti a partecipare».

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Italia: un paese ingovernabile?

Pubblicato da fidest su lunedì, 9 aprile 2012

Editoriale Fidest. Credo che molti non hanno centrato il problema. Gli scandali di ieri, da Mani pulite, ad oggi, per intenderci, non hanno fatto clamore per il loro disvelamento quanto per chi lo ha fatto. Mi spiego. Se in un partito vi erano mele marce era dovere della sua dirigenza farsene carico ed espellerle, denunciando le malefatte alla giustizia. E invece sono state tollerate se non si è diventati correi per potersi cibare alla stessa mangiatoia. E non ci vengono a dire che i loro leader erano all’oscuro di tutto perché anche se lo fossero stati resta la responsabilità oggettiva che politicamente vale una dimissione, se non altro. Ciò che si sta verificando in questi giorni con le notizie sulla distrazione di ingenti somme dai fondi dei partiti per dirottarli ad altri fini, compresi quelli personali o per gli amici degli amici, sa del surreale. Dopo 15 anni di arraffa – arraffa c’è chi, tra i dirigenti dei partiti, grida “ pulizia-pulizia-pulizia” e chi si dichiara innocente, e lo è, ovviamente, sino a prova contraria, anche se le evidenze ci lasciano perplessi e gli iscritti al partito, quelli che dovrebbero sentirsi più danneggiati, non trovano di meglio che giustificare il comportamento dei loro idoli. Come dire: oremus et pro perfidis ludaeis. Alla fine subentra la pietà collettiva e la contrarietà nei confronti di coloro che hanno scoperto gli altarini e in confidenza si sussurra: non potevano farsi i fatti loro?
Tutto questo perché stiamo perdendo il senso della moralità e quasi ci dispiace che la furbizia non sia stata premiata con la reiterazione dell’illecito. Ora i veri colpevoli sono i delatori, i magistrati che hanno aperto nelle varie procure i fascicoli, la polizia che arresta. E ciò che diventerà allucinante è che per veder conclusa questa vicenda occorrerà attendere il lungo iter processuale che in Italia dura tra gli otto e i 10 anni e non è detto che alla fine la prescrizione ci metterà lo zampino, azzerando tutto. Così si potrà dire che sono innocenti perché non sono stati condannati e guai a chi osa dire il contrario. E alla fine la beffa coprirà lo scorno perché, il costo di questo lungo e snervante iter sarà a carico dello Stato, ovvero di noi contribuenti. Ma si può davvero governare e far prosperare un Paese di tale fatta? (Riccardo Alfonso www.fidest.it)

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Italia: i costi della giustizia

Pubblicato da fidest su domenica, 1 aprile 2012

A cura dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignotowww.detenutoignoto.com. fonti: Le analisi di Confindustria, Confartigianato, Banca d’Italia e Banca Mondiale. Vediamolo nei numeri, questo sistema:
42% di detenuti in custodia cautelare i processi per ingiusta detenzione o per errore giudiziario sono oltre 2000 all’anno, per i quali nel corso del 2011 lo Stato italiano ha riconosciuto risarcimenti stimati in € 46 milioni. (Fonte:Dipartimento organizzazione giudiziaria – direzione generale di statistica )
4 anni di attesa per le cause civili 7 anni per quelle penali
6 milioni di processi civili che costano all’Italia 96 miliardi di euro in termini di mancata ricchezza
Secondo i dati della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (CEPEJ) riferiti al 2008, l’Italia destina al funzionamento del sistema giustizia (civile e penale) circa lo 0,19% del PIL.
Costo annuo della Giustizia
Italia 4.088.000.000
Francia 3.350.000.000
Spagna 2.983.000.000
Olanda 1.613.000.000
Centro Studi di Confindustria (2011) stima che:
Smaltire questa enorme mole di pratiche frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil ma basterebbe abbattere anche del 10% i tempi di risoluzione delle cause per guadagnare lo 0,8% del Pil l’anno.
Secondo il rapporto Doing business
2012 della Banca mondiale, i difetti della nostra giustizia civile ci fanno perdere l’1% di Pil l’anno. Tempi e efficacia di risoluzione dei contratti civili, il nostro Paese è posizionato al 158esimo posto su 183.
Giustizia e Imprese:
La giustizia lumaca costa circa 371 euro ad azienda e i ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l’anno. (il sole24ore)
il costo medio sopportato dalle imprese italiane rappresenta circa il 30% del valore della controversia stessa, a fronte del 19% nella media OCSE.
Per recuperare un credito:
1.210 giorni in Italia
515 giorni in Spagna
406 giorni in Cina
399 giorni in Inghilterra
394 in giorni Germania
331 in Francia
300 giorni in Usa
Spese per lo Stato
Il nostro Stato spende (fonte Commissione europea sull’efficienza della giustizia 2011) calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia: circa 70 euro per abitante a fronte dei 56 della Francia, dove la durata media di un processo civile è della metà.
Spesa pubblica
complessiva per i tribunali e per le procure supera i 7,5 miliardi di euro l’anno ed è la seconda più alta in Europa, dopo quella della Germania”.
nel 2009 uno studio di Confartigianato rilevava come avviene un aumento dei fidi bancari del 27% laddove la giustizia civile funziona.
esempio confindustria:
- se nella provincia di Bari la giustizia civile avesse la medesima efficienza che si riscontra nella provincia di Torino (-60% circa di durata dei procedimenti), la sua crescita economica nel periodo 2000-2007 sarebbe stata più elevata di 2,4 punti percentuali
i tempi di risoluzione delle controversie commerciali
al Sud sono di circa il 20% più lunghi rispetto al Nord e che solo nelle macroregioni più avanzate d’Italia, come ad esempio nel Nord Ovest, i tempi di definizione di un procedimento civile di primo grado – stimato in 306 giorni per il 2006 – potrebbero risultare in qualche modo competitivi con quelli di Francia e Spagna (250) o Germania (157). i tempi di risoluzione delle controversie relative ai contratti commerciali rispetto alla media europea:2 volte maggiori rispetto a quello medio OCSE e quasi quattro volte maggiore rispetto a quello della Francia
i costi delle prescrizioni:
le sezioni unite della corte di cassazione si sono pronununciate sul cosidetto abuso del processo, ne emerge che la prescrizione oltre ad essere un’amnistia mascherata comportano un esborzo da parte dello stato molto alto.vediamolo nei numeri:
500 prescrizioni al giorno
165mila prescrizioni annue costano allo stato 84 milioni di euro l’anno. (165 mila sono la media degli ultimi 5 anni il cui costo è stato calcolato sulla base del costo medio di un processo pari a 521euro)
caso Bologna: scoppiato nel 2008: un’ispezione ordinaria disposta dal ministero della giustizia scoprì 3300fascicoli di indagine chiusa a chiave in un armadietto e dimenticati. ireati contestati in quei procedimenti, tra cui furti e ricettazione, reati ambientali sono oggi caduti in prescrizione
Trascrizioni ovvero servizio stenotipia:
fonte ministero della giustizia- dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del personale e dei servizi:
i costi per il servizio delle trascrizioni e fonici degli atti dei processi e delle udienze nel 2005 ammontavano a 26.000.000,00 di euro iva compresa
DATI RICAVATI DA APERTURA ANNO GIUDIZIARIO 2012

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Governo Monti: il peggiore in assoluto

Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012

Dall’unità d’Italia non abbiamo memoria di un governo che ha così palesemente messo le mani nelle tasche degli italiani, ma sia chiaro solo riguardo gli italiani che non fanno parte della casta che sono una maggioranza nel paese ma contano quanto un soldo falso.
E’ stato detto: “È inutile chiedere giustizia, diritti e rispetto a un governo come il governo Monti, a Napolitano che lo ha nominato e lo spalleggia. Il governo Monti è illegittimo oltre che illegale e anticostituzionale. Gode della fiducia solo dei banchieri, degli industriali, dei ricchi e dei loro lacchè. È il governo che ignobilmente calpesta la Costituzione e i diritti dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, dei poveri. Non merita nessun riguardo, nessuna fiducia, nessun rispetto. Inquina il paese, porta la popolazione all’esasperazione e alla disperazione!”
Ma la colpa è soprattutto nostra, per i nostri errori, per la nostra indifferenza. Disprezziamo la politica, ma è pur sempre la politica a governarci e lo farà con sempre maggiore arroganza se noi decidessimo di non andare a votare. Tra qualche anno avremo la “magica” occasione di operare una reale svolta epocale alla politica se concordemente non votassimo gli attuali partiti che ci hanno affossato e che prediligono le candidature di chi ha guai con la giustizia per poterli condizionare a piacimento. Perché non scegliamo i partiti minori della destra e della sinistra e anche del centro scartando il Pd, il pdl e il terzo polo di Casini e di Fini? Si può obiettare: rendete l’Italia ingovernabile. Ma anche se fosse sarebbe meglio del marasma attuale. In effetti non è così perché i partiti così detti minori lo sono proprio perché li votano in pochi per un solo demerito: non hanno soldi, sponsor e contributi pubblici. Ma è un demerito che li rende preziosi perché interessano poco ai soli affaristi della politica e polarizzano, per contro, l’interesse di chi ha un’idea alta della politica e del bene comune. In questo modo si realizza il sogno di quanti vedrebbero una organizzazione delle masse popolari e della loro capacità di prendere in mano il paese e “costituire un governo composto da persone di fiducia disposte a dare forma e forza di legge a provvedimenti che salvaguardino dignità e diritti dei lavoratori e assicurino un lavoro e quanto necessario per vivere a ogni persona disposta a fare la sua parte di lavoro”. E qui si tratta di tutelare due importanti diritti: quello alla vita e a vivere. E vivere significa garantire a tutti l’assistenza, l’istruzione, il lavoro, la sicurezza e una serena vecchiaia. E le risorse non mancherebbero se ci scrollassimo di dosso i parassiti della società che speculano su tutto pur di trarne personale profitto. Ma gli italiani ne avranno la consapevolezza? (Riccardo Alfonso www.fidest.it)

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Concussione: legge ad personam?

Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 marzo 2012

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

“Sul reato di concussione il governo faccia le sue proposte e noi le valuteremo, come abbiamo sempre fatto. Con una premessa: non sosterremo alcuna soluzione che suoni come un favore fatto a Berlusconi, l’ennesima legge ad personam che proprio non ci possiamo permettere. Noi non possiamo essere accusati da nessuno di difendere Berlusconi anche perché siamo l’unico partito che ha proposto il ripristino del reato di falso in bilancio, a prima firma Di Pietro, sul quale il governo ha espresso parere favorevole e che è stato calendarizzato, su nostra proposta, in Commissione Giustizia”. E’ quanto scrive, in una nota, il deputato Idv Federico Palomba, capogruppo in commissione Giustizia.

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Afghanistan: Vendetta o giustizia?

Pubblicato da fidest su martedì, 13 marzo 2012

Soldato Usa uccide 17 civili Afghanistan, talebani giurano vendetta Parlamento (afghano n.d.r.): abbiamo esaurito la pazienza (Il Messaggero del 12.merzo 2012) e Rosario Amciro Roxas commenta: ” A breve si dirà che si è scatenata la vendetta dei talebani, operando un taglio netto tra giustizia e vendetta. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki furono giustificate come un esempio di giustizia dopo l’attacco a Pearl Harbour, sul quale molte fonti storiche stanno aprendo una luce che era stata fin qui offuscata. Tra gli assassinati in questa folle strage ci sono nove bambini; ci sarà anche chi affermerà che si è trattato del solo modo utile per evitare che diventassero grandi, ingrossando le file dei talebani. Non accadrà nulla che possa lasciar pensare ad un ritiro delle truppe straniere “in missione di pace”, perchè gli interessi dei produttori e fornitori di armi non lo permetteranno; così come non lo permetterebbero i trafficanti di pani di oppio che “triangolano” i loro affari permutando armi con pani di oppio, lucrando sui due fronti. L’Italia, “grazie” alle guerre che Berlusconi ha salutato come “missioni di pace” è diventata la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi ed esplosivi; gli stessi esplosivi “made in Italy” che provocarono la morte di sei nostri soldati, incappati in una rudimentale bomba. Non si deve dire che si tratta di una guerra, così i nostri morti diventano “caduti per la pace”, mentre i civili afgani che giornalmente vengono uccisi diventano “effetti collaterali”. Scuse, calunnie, giustificazioni e parole, tante parole; ma i genitori di quei nove bambini uccisi crederanno a queste parole, o chiederanno giustizia? (Rosario Amico Roxas)

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Berlusconi: affari di giustizia

Pubblicato da fidest su martedì, 28 febbraio 2012

English: Political gaffiti with Silvio Berlusc...

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Editoriale Fidest. Dopo la recente sentenza del tribunale di Milano che certifica l’impossibilità di giudicare l’imputato Berlusconi per la sopravvenuta prescrizione del reato, molte sono state le reazioni e quasi tutte “partigiane” sia nel plaudire sia nel criticare, sia nel rammaricarsi di quanto avvenuto. Persino l’imputato si è detto contento a metà perché lui, innocente, avrebbe voluto l’assoluzione piena come se non sapesse che gli sarebbe bastato rinunciare alla prescrizione. Se poi aggiungiamo il fatto che a dimezzare i tempi di prescrizione ci ha pensato il suo governo, tanto da far gridare a molti che si fosse trattato di una legge ad personam, la misura ci pare colma.
Ma noi non ce l’abbiamo con l’interessato. Si sa bene che il fine giustifica i mezzi e lui per farla franca, e siamo già alla terza prescrizione, ha reclutato il fior fiore degli studi legali milanesi e i suoi massimi componenti li ha perfino fatti assurgere a membri del parlamento, forse per averli ancora più vicini con i loro preziosi consigli.
Noi ce l’abbiamo con gli italiani che a dispetto della logica, del buon senso, della verità, sono pronti a giurare sull’innocenza e il vittimismo del loro leader massimo perseguitato da 20 anni dalla giustizia italiana.
Eppure una via d’uscita ci sarebbe stata: quella di farsi giudicare e di cercare non di ritardare gli iter processuali ma semmai accelerarli. D’altra parte con i suoi tre gradi di giudizio il nostro paese offre ai presunti colpevoli ampio spazio di difesa e possibili ribaltamenti di sentenze di primo o di secondo grado.
Ma se usciamo da questa parentesi giudiziaria e guardiamo l’aspetto politico dell’intera vicenda che ha impedito una riforma, quella della giustizia, sacrosanta, ma che non si poteva fare con la palla al piede di un presidente del consiglio sotto processo. D’altra parte persino la giustizia civile e tributaria ne ha risentito gli effetti negativi se si pensa alla depenalizzazione del falso in bilancio e che, manco a dirlo, ha evitato a Berlusconi, per ben due volte, una condanna possibile.
Ora gli italiani dovrebbero aggiungere a questo cahiers de doléances le “omissioni” che sono state per il governo Berlusconi la causa scatenante di una crisi economica e finanziaria che l’ha in pratica “costretto” alle dimissioni. Omissioni che sono state la causa principale per l’avvento di un’amministrazione controllata dai tecnici che ne hanno rilevata la gravità e ci hanno fatto intendere come una parte del danno si poteva evitarlo solo se si fosse provveduto anzitempo invece di raccontarci la favoletta che tutto andava a gonfie vele.
E ora ce l’ho con gli italiani, compreso il sottoscritto, perché da italiano se ne assume la corresponsabilità, in quanto oggi dovrebbero, per lo meno, cancellare con un voto elettorale, un partito che come il Pdl ha simboleggiato gli interessi “padronali” e non quelli generali del Paese. Ed invece, dai sondaggi d’opinione risulta essere in posizione apicale. Ciò vuol dire che direttamente o indirettamente un italiano su tre vede nel suo futuro Berlusconi come il salvatore della patria. E’ questo, a mio avviso il vero dramma del sistema Italia in politica come in economia, in costume e in civiltà. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)

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Giustizia, è legge il mini-decreto Giustizia civile

Pubblicato da fidest su sabato, 18 febbraio 2012

Il nuovo decreto legge sul processo civile, già approvato dalla Camera dei Deputati e ora in attesa del nulla osta del Senato, ha alzato il limite di valore delle cause. Le parti potranno stare in giudizio senza difensore dinanzi al giudice di pace nelle cause di valore fino a 1.100 euro e sempre nei procedimenti di fronte al Gdp arriva un tetto per le spese di giudizio che è pari al valore della domanda
Qualora il decreto divenga legge, per tutte le cause di valore non superiore a 1.100 euro (attualmente il limite è di 516,46 euro) chiunque potrà ricorrere al giudice di pace in modo autonomo, senza bisogno di farsi assistere da un legale.
Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, ricorda che la domanda può essere proposta anche verbalmente al giudice, che ne fa redigere verbale, notificato, a cura dell’attore, alla controparte.
Inoltre la competenza dei giudice di pace è stabilita dall’art. 7 del Codice di procedura civile. In base a questa norma il giudice è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a 5.000 euro, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice. Sono comprese per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purché il valore della controversia non superi 20.000,00 euro.
Inoltre esiste in ogni caso la competenza per:
- le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;
- le cause relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case;
- le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale tollerabilità;
- le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.

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Il Pd e le rendite catastali

Pubblicato da fidest su venerdì, 30 dicembre 2011

I territori amministrativi e catastali dei com...

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”Il Governo sta decidendo di rivedere le rendite catastali di tutti i fabbricati e di riconsiderare il meccanismo che le determina? Io dico: Finalmente! Si tratta di un provvedimento di vera equita’, un modo per mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Nel corso degli anni si e’ sedimentata una situazione sperequata che mette i cittadini, anche nello stesso comune di residenza, in situazioni di iniquita’. La riforma e’ assolutamente necessaria. Ad esempio, per quanto riguarda le abitazioni in Italia ci sono 14 milioni di residenze con rendita catastale inferiore ai 370 euro. Questo significa che ci sono oltre 14 milioni di famiglie che, con le rendite attuali, pagheranno a partire dal 2012 da zero a un massimo di 50 euro annui di IMU relativo alla prima casa. L’attuale sistema IMU previsto dalla manovra salvaitalia basandosi, di fatto, sulle attuali rendite catastali, crea un elemento di iniquità: famiglie ricche che vivono in abitazioni di alto valore commerciale ma dallo scarso valore catastale che non pagano nulla di IMU e, magari, famiglie povere residenti in appartamenti più recenti di scarso valore commerciale ma con alto valore catastale che invece dovranno pagare cifre spropositate di IMU. Pertanto la scelta del Governo di rivedere le rendite catastali a parità di gettito e’, senza dubbio, un intervento che determinerà maggiore equità e giustizia”. Così Marco Stradiotto, senatore del PD.

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Legislazioni speciali

Pubblicato da fidest su martedì, 22 novembre 2011

L’On. Giorgio Merlo ha dichiarato: “La composizione del nuovo Governo Monti è certamente tecnica, ma le scelte, com’è ovvio, sono e saranno squisitamente politiche. E quindi anche le leggi che riguardano lo sviluppo di singole città rispondono ad un preciso disegno politico. E l’allarme lanciato dal Sindaco di Torino Fassino sull’inopportunità di soddisfare le esigenze e i problemi di grandi città come Roma e Milano dimenticando altre realtà è del tutto condivisibile. La legislazione speciale, in un regime di normalità e di uguaglianza sostanziale come quello attuale, non ha più ragion d’esistere. Anche perché Torino non ne ha mai beneficiato neanche per l’evento olimpico di Torino 2006 e tanto meno per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sarà bene che, d’ora in poi, il vizio di aiutare qualcuno a scapito di altri venga rimosso al più presto. E questo non per rivendicazione campanilistica, ma per una semplice esigenza di giustizia e di pari trattamento”.

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Mediazione obbligatoria

Pubblicato da fidest su domenica, 6 novembre 2011

Palazzo di Giustizia in Rome seen from Castel ...

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Il Governo accelera sulla mediazione obbligatoria in quanto non si dovrà aspettare marzo 2012 per passare necessariamente da un Organismo di mediazione per le controversie relative ai sinistri stradali e alle liti condominiali, prima di poter iniziare un giudizio presso il Giudice ordinario. Infatti, è quanto previsto dal maxiemendamento presentato dal Governo al ddl sulla stabilità tra le misure finalizzate all’efficienza e allo snellimento della giustizia.
Il maxiemendamento dispone che le controversie relative ai sinistri stradali e alle liti condominiali siano sottoposte a conciliazione obbligatoria (e cioè mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria ) da subito senza attendere la scadenza di marzo 2012, inizialmente stabilita dalla legge. E’ un’anticipazione importante che comporterà sicuramente una deflazione dell’attività dei Tribunali ed un aumento considerevole delle richieste di mediazione.
Il Governo completa l’opera iniziata con il D.Lgs. 28/2010 e con i provvedimenti successivi in tema di <favor mediationis>, completando le materie per cui è prevista la condizione di procedibilità. (a cura di Prof. D. Lenoci)

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La giustizia vista dai cittadini

Pubblicato da fidest su mercoledì, 26 ottobre 2011

Verità e Giustizia

Image by loungerie via Flickr

Un preoccupante aumento delle segnalazioni relative a difficoltà con i propri legali del 15% rispetto allo scorso anno, soprattutto relative a richiesta di informazioni circa la correttezza dell’operato del proprio avvocato, in particolare rispetto alle parcelle richieste. Ancora rispetto al passato anno, aumento delle segnalazioni provenienti dalle regioni del nord del nostro Paese. Così come aumenta la richiesta di informazioni relative al gratuito patrocinio, che mette in luce una scarsa propensione da parte dei legali nel fornire indicazioni su questa opportunità. Questi alcuni dei principali dati contenuti nel Quaderno “Sette diritti per una nuova giustizia” (disponibile online sul sito www.cittadinanzattiva.it), presentato oggi nel corso dell’omonimo convegno promosso da Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva, con il patrocinio del Parlamento Europeo, della Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, della Camera dei Deputati, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed è inserita nell’ Anno Europeo del Volontariato.
I cittadini chiedono in generale informazioni circa le proprie cause e su come accedere alla giustizia, nell’assenza totale o quasi di informazioni o enorme difficoltà ad ottenerle dai Tribunali, in cui sono quasi inesistenti gli URP, nonostante la legge che ne prevede l’istituzione sia vigente da molti anni. Proprio su questo punto, cioè sull’insediamento degli Uffici per le Relazioni con il Pubblico una analisi condotta da Giustizia per i diritti sul progetto “Best practice nel settore giustizia”, nato nel 2008 da un accordo tra il Ministero della Giustizia, il Dipartimento per la Funzione Pubblica, il Ministero del Lavoro e le Regioni italiane, per migliorare la qualità del servizio di alcuni uffici giudiziari e all’attivazione degli URP, ha evidenziato come siano stati investiti, facendo riferimento a quelli attinti dai Fondi Strutturali Europei, oltre 40 milioni di Euro solo nei Tribunali, prevalentemente proprio per la creazione degli URP. Che, nonostante tutto, e al netto di alcuni esempi di punta, stentano ancora a decollare se non a nascere.

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Manifestazione degli indignados

Pubblicato da fidest su venerdì, 14 ottobre 2011

Revisitando Roma: Basílica de Santa Maria degl...

Image by Fred Matos via Flickr

Roma 15 ottobre basilica di Santa Maria degli Angeli a piazza della Repubblica raduno manifestanti indignados. per continuare l’impegno contro le spese militari. Le proposte operative sono di due tipi, di lungo periodo e di breve periodo. Quelle di lungo periodo sono le seguenti:
1. E’ stato proposto, partendo dall’appello, di promuovere una legge di iniziativa popolare contro le spese militari sul tipo di quella per l’acqua pubblica. Si tratta di una iniziativa che ha lo scopo di coscientizzare quante più persone possibili sul problema delle spese militari e di tutto il sistema di corruzione politica e morale che lo accompagna. A tale scopo chiediamo di sapere se fra i circa 11000 aderenti all’appello ci sia qualche giurista disposto ad impegnarsi in tale lavoro oppure se fra i firmatari dell’appello c’è chi può sensibilizzare qualche giurista di sua conoscenza ad assumere un tale impegno. Una volta preparata da un giurista questa legge dovrebbe poi essere diffusa e approvata da tutti voi.
2. Connettere la questione degli armamenti con la questione della remissione del debito, che è legato alle enormi spese militari, come suggerito nel documento di Gesualdi.
3. Promuovere un incontro autoconvocato fra i firmatari dell’appello e tutti i movimenti e associazioni che operano per la pace (dal Tavolo della Pace ad Emergency,…) .
Le iniziative di breve periodo sono invece:
1. avvio di un digiuno a staffetta nazionale legato al gazebo di Roma. Ove possibile a livello locale organizzazione di gazebo dove si pubblicizzi il contenuto dell’appello, si raccolgano adesioni e si sensibilizzino i mass media locali ad occuparsi del tema delle spese militari visto che quelli nazionali si sono mostrati sordi sul tema;
2. Organizzare il 4 novembre, insieme a tutte le associazioni del movimento per la pace e laddove ciò è possibile, manifestazioni nonviolente che portino all’accerchiamento (girotondo) di tutte le caserme italiane come segno di rifiuto delle spese militari e della militarizzazione del territorio;
3. Chiedere ai tantissimi preti, religiosi e religiose che hanno firmato l’appello, di portarlo ai propri vescovi chiedendo la loro adesione ed il loro impegno.
Questi in estrema sintesi le proposte venute fuori dall’assemblea di Santa Maria degli Angeli del 25 settembre. www.ildialogo.org (Alex Zanotelli)

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Caduta regime libico

Pubblicato da fidest su venerdì, 16 settembre 2011

The Brussels Parliament building

Image via Wikipedia

Bruxelles, parlamento. I deputati, in una risoluzione approvata giovedì, chiedono la fine dell’uso della forza contro chi sta protestando pacificamente in Siria e l’abbandono del potere da parte del Presidente Bashar al Assad. In un’altra risoluzione approvata lo stesso giorno, l’Aula chiede al Consiglio transitorio nazionale libico di rispettare gli interessi di tutti nell’utilizzare le risorse naturali del paese. In un’altra risoluzione, i deputati si dicono soddisfatti della caduta del regime libico dopo 42 anni e esprimono pieno sostegno al Consiglio transitorio nazionale (CTN), chiedendo all’UE di assistere le nuove autorità libiche nel percorso di ricostruzione di un paese unito, democratico e pluralista. Il Consiglio di sicurezza ONU dovrebbe liberare i beni congelati per aiutare finanziariamente il nuovo governo della Libia, dicono i deputati che chiedono unità d’azione ai paesi dell’Unione, che devono evitare qualsiasi iniziativa individuale. Il Parlamento chiede a tutti i paesi, e in particolare a quelli confinanti con la Libia, di cooperare con il CTN e la Corte internazionale penale per assicurare Gheddafi e il suo entourage alla giustizia.
Infine, i deputati sottolineano che il CTN dovrebbe imporre alti standard di trasparenza in tutti i settori economici interni per garantire che le grandi risorse naturali del paese siano utilizzate a beneficio di tutta la popolazione

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