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Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 320

Posts Tagged ‘golpista’

Riforma del lavoro: atto golpista?

Posted by fidest on Friday, 6 April 2012

Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, in un editoriale de “Il Bolscevico” in occasione del 35° Anniversario della fondazione del Partito, ha affermato che il pareggio di bilancio nella Costituzione e le controriforme delle pensioni e del lavoro, appoggiati da PDL, PD e Terzo polo, sono atti golpisti, totalmente al di fuori della massima legge dello Stato e della democrazia borghese, così come i progetti della “riforma” costituzionale e della legge elettorale. Essi sono gli ultimi tasselli per completare la seconda repubblica preconizzata dalla P2 e perseguita da Berlusconi.

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Secessione: la logica delle parole

Posted by fidest on Monday, 19 September 2011

Red Brigade

Image by M.V. Jantzen via Flickr

In un comizio si può invocare la secessione come soluzione ad una crisi del paese? Probabilmente si se accade in Italia e se a dirlo è un ministro del governo. D’altra parte chi ha pronunciato la fatidica parola non è nuovo a tali esternazioni. In passato come oggi la classe politica e l’opinione pubblica mostrano di scandalizzarsi ma non più di tanto. Siamo oramai abituati a tutto e al contrario di tutto. C’è persino un presidente del consiglio che rivolgendosi alla magistratura la definisce “golpista, eversiva, ecc.” e nessuno pare accorgersene. Come dire: da quella bocca può venirne di tutto. Ma, a mio avviso, ci stiamo avviando verso un piano inclinato insidioso poiché non sembra vi siano limiti a tali pronunciamenti. E’ un rituale che ci porta diritti all’anarchia, al rifiuto delle istituzioni, al rispetto verso i nostri simili. In altri termini non si possono usare delle parole che hanno un significato, moralmente e giuridicamente, destabilizzante la vita sociale e civile del paese e fingere che sono degli innocui intercalari dialettici. Allorchè negli anni settanta e ottanta si perseguirono le Brigate Rosse si cercarono anche i mandanti, gli ispiratori i “colletti bianchi” che dagli scranni universitari o negli scritti affidati a talune testate giornalistiche cercavano di dare un contenuto e una ragione all’azione terroristica di queste “frange impazzite”. Oggi non si fa nemmeno questo, anche se a farlo non sono degli oscuri e nefasti professorini od opinion leader ma uomini politici che rivestono cariche pubbliche ai vertici delle istituzioni. E il male che è dentro di noi è di quelli più insidiosi poiché è come un cancro che aggredisce i nostri organi interni e noi lo lasciamo fare come se non ne avvertissimo la gravità. Nel momento in cui si rivelerà, probabilmente, sarà troppo tardi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’Italia fondata sul lavoro? Ma quanto mai!

Posted by fidest on Monday, 4 January 2010

Scrive l’on.le Di Pietro: “Il 2009 lo avevo chiuso con l’augurio che l’Italia tornasse ad essere una Repubblica fondata sul lavoro. Neanche il tempo di augurare un buon 2010 a oltre un milione di disoccupati che arriva la nuova provocazione del governo, quella di cancellare proprio l’articolo 1 della Costituzione, quello che recita, per l’appunto, che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Dal punto di vista politico il 2010 costringe già a disseppellire l’ascia di guerra contro il solito manipolo golpista che vuole stravolgere la Costituzione cavalcando le dichiarazioni del Capo dello Stato, forse incaute visti gli interlocutori. L’Italia ha bisogno di riforme che devono essere discusse in Parlamento e in nessun altro posto, con i tempi che queste richiedono per essere approvate, tempi sicuramente diversi dalle scadenze processuali di Silvio Berlusconi. Rimane il fatto che la giustizia non è certamente tra le priorità dell’agenda politica. Quello che manca alla giustizia, torno a ripetere, sono mezzi e strumenti per velocizzare i processi e per migliorarne l’efficienza e non il controllo e l’assoggettamento alla classe politica. Ritengo invece che siano prioritarie riforme per rilanciare l’economia e l’occupazione, e vorrei che queste siano affrontate non soltanto con il confronto politico ma anche sociale. Tradotto, per chi governa, significherebbe chiedere a Brunetta di riformare l’amministrazione pubblica insieme a coloro che definisce “fannulloni”, o alla Gelmini di metter mano all’istruzione ascoltando gli addetti ai lavori e discutendo le riforme in tutti gli atenei. Ma come si può chiedere ad un branco di elefanti di attraversare un negozio di cristalli senza rompere nemmeno un bicchiere? Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha messo “il vento in poppa alla barca dei pirati” che utilizzerà strumentalmente le dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni per distruggere e mortificare le stesse. La riprova l’abbiamo già perchè, di là di insistenti richieste di dialogo con l’opposizione, questa maggioranza non ha fatto, né farà, un solo passo indietro dal proposito di ottenere, nel più breve tempo possibile, l’approvazione di leggi ad personam che assicurino l’impunità del Presidente del Consiglio”.

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