Disgelo sul tema omeopatia? “Gli emendamenti presentati in Parlamento per sbloccare il dossier omeopatia sono stati stralciati per motivi tecnici, ma per la prima volta ci è sembrato di non percepire particolare ‘ostilità’ da parte del Ministero della Sanità e dell’Agenzia del Farmaco. La speranza che il nuovo corso delle istituzioni inaugurato dal Governo Monti possa finalmente risolvere un empasse che dura da oltre 15 anni, soluzione che è attesa da oltre 10 milioni di italiani che usano questi prodotti, da 20.000 medici che li prescrivono, ed ovviamente da tutte le aziende del settore: un comparto che non conosce crisi e che continua a crescere in fatturato dando sempre maggiori opportunità di lavoro sul territorio in un periodo in generale non felice. Inoltre esiste una convergenza trasversale in Parlamento a favore di questa svolta, la nostra speranza quindi è che presto si possa riaprire questo mercato, ancora penalizzato solo in Italia, allineando il nostro paese alla situazione Europea, e per far questo la qualificata collaborazione dell’Agenzia del Farmaco sarà certamente preziosa” Dr. Alessandro Pizzoccaro, Presidente del CdA di GUNA S.p.A. (Andrea FERRO)
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Apertura Governo Monti e dell’AIFA sui nuovi prodotti omeopatici
Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 marzo 2012
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Governo Monti: il peggiore in assoluto
Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012
Dall’unità d’Italia non abbiamo memoria di un governo che ha così palesemente messo le mani nelle tasche degli italiani, ma sia chiaro solo riguardo gli italiani che non fanno parte della casta che sono una maggioranza nel paese ma contano quanto un soldo falso.
E’ stato detto: “È inutile chiedere giustizia, diritti e rispetto a un governo come il governo Monti, a Napolitano che lo ha nominato e lo spalleggia. Il governo Monti è illegittimo oltre che illegale e anticostituzionale. Gode della fiducia solo dei banchieri, degli industriali, dei ricchi e dei loro lacchè. È il governo che ignobilmente calpesta la Costituzione e i diritti dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati, dei poveri. Non merita nessun riguardo, nessuna fiducia, nessun rispetto. Inquina il paese, porta la popolazione all’esasperazione e alla disperazione!”
Ma la colpa è soprattutto nostra, per i nostri errori, per la nostra indifferenza. Disprezziamo la politica, ma è pur sempre la politica a governarci e lo farà con sempre maggiore arroganza se noi decidessimo di non andare a votare. Tra qualche anno avremo la “magica” occasione di operare una reale svolta epocale alla politica se concordemente non votassimo gli attuali partiti che ci hanno affossato e che prediligono le candidature di chi ha guai con la giustizia per poterli condizionare a piacimento. Perché non scegliamo i partiti minori della destra e della sinistra e anche del centro scartando il Pd, il pdl e il terzo polo di Casini e di Fini? Si può obiettare: rendete l’Italia ingovernabile. Ma anche se fosse sarebbe meglio del marasma attuale. In effetti non è così perché i partiti così detti minori lo sono proprio perché li votano in pochi per un solo demerito: non hanno soldi, sponsor e contributi pubblici. Ma è un demerito che li rende preziosi perché interessano poco ai soli affaristi della politica e polarizzano, per contro, l’interesse di chi ha un’idea alta della politica e del bene comune. In questo modo si realizza il sogno di quanti vedrebbero una organizzazione delle masse popolari e della loro capacità di prendere in mano il paese e “costituire un governo composto da persone di fiducia disposte a dare forma e forza di legge a provvedimenti che salvaguardino dignità e diritti dei lavoratori e assicurino un lavoro e quanto necessario per vivere a ogni persona disposta a fare la sua parte di lavoro”. E qui si tratta di tutelare due importanti diritti: quello alla vita e a vivere. E vivere significa garantire a tutti l’assistenza, l’istruzione, il lavoro, la sicurezza e una serena vecchiaia. E le risorse non mancherebbero se ci scrollassimo di dosso i parassiti della società che speculano su tutto pur di trarne personale profitto. Ma gli italiani ne avranno la consapevolezza? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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La “bonaccia” del governo Monti: Quando durerà?
Pubblicato da fidest su mercoledì, 7 marzo 2012
In questo scenario di crisi dall’esito incerto sono meritevoli le iniziative degli istituti e delle associazioni culturali volte ad approfondire i problemi che abbiamo di fronte a noi. A questo impegno non si è sottratta Koinè, l’Associazione presieduta da Raffaele Morese con una iniziativa di cui richiamiamo le analisi più significative, ritenendo che il loro trasferimento nel pubblico dibattito costituisca l’obiettivo di ogni associazione culturale. La documentazione esaminata ed elaborata dal Fondo Monetario Internazionale in materia dei cosiddetti fondamentali fiscali nel confronto tra i principali paesi tende ad interpretare gli squilibri finanziari di cui soffre il nostro paese non tanto in termini di “deficit” quanto di debito pubblico e dei conseguenti bisogni di rifinanziamento annuo lordo. L’Italia, in altre parole, presenta un indice di “sostenibilità” della spesa pubblica migliore di altri paesi perché gli aggiustamenti fatti in termini di pensione e di sanità (le voci di spesa più importanti) fanno ritenere che gli ulteriori interventi richiesti, in termini di conto economico, per raggiungere l’obiettivo di un rapporto debito pubblico Pil al 60% nel 2030, siano più contenuti rispetto ad altri paesi (Stati Uniti, Francia, Giappone e perfino Germania) che peraltro godono di maggiore credito da parte dei mercati finanziari. Ciò significa che in termini aggregati, il barile della spesa pubblica è stato raschiato per cui lo stereotipo di una Italia sprecona non corrisponde a verità anche se rimangono problemi che riguardano l’efficienza gestionale di questa spesa pubblica che nasconde sprechi e corruzione di cui l’opinione pubblica è ben informata. La vera vulnerabilità del Paese sta nel suo stato patrimoniale, cioè nell’entità del debito pubblico e nelle condizioni imposte dal suo rifinanziamento. Debito pubblico che viene da lontano (anni ’80) e che nel passato non ha mai posto problemi di rifinanziamento, neppure nei periodi di maggiore crisi. Valeva, allora, il principio che i debiti sovrani si rinnovavano in un contesto di compensazione multilaterale dei rischi che garantiva la loro sostenibilità. La novità con cui occorre fare i conti, a partire dal 2008, è l’avvenuta nazionalizzazione dei debiti sovrani per cui ogni paese è sottoposto al giudizio occhiuto dai mercati finanziari e chiamato ad emendarsi, in brevi termini, dei suoi peccati, non potendo contare più sulle garanzie offerte da altri paesi peraltro facenti parte della stessa Comunità economica.Siamo al punto in cui gli squilibri finanziari, per quanti colpevoli, di un Paese piccolo, dal lato economico, quale la Grecia, rischiano di trasformarlo con il suo fallimento nell’”untore” di manzoniana memoria in grado di trasmettere il contagio all’intera Europa e di mettere in pericolo la moneta comune usata da oltre 300 milioni di cittadiniIn questo nuovo scenario si pone anche la vulnerabilità del nostro Paese, il cui debito, detenuto per oltre il 40% dai non residenti, può aprire la falla di una grave crisi fiscale, qualora non si trovassero creditori accondiscendenti. Questo è il contributo di analisi fornito dall’iniziativa della Koiné che ha sollecitato una conseguente riflessione sui possibili interventi correttivi in termini di abbattimento del debito pubblico. Le ipotesi in campo sono molteplici: una patrimoniale o un prestito forzoso sulla ricchezza? Sulla ricchezza immobiliare o mobiliare? Nel primo caso come garantire la liquidità necessaria alle famiglie per fronteggiare i nuovi oneri fiscali? Nel secondo caso si ha una credibile anagrafe dei patrimoni finanziari compresi quelli dispersi nei diversi paradisi fiscali e poi una tale manovra la può fare un solo paese, senza che ciò alimenti una fuga dei capitali? Al di là delle considerazioni economiche si pone anche un problema di legittimità delle eventuali decisioni. Questione centrale della democrazia è quella di difendere il cittadino dal potere costrittivo dello Stato, soprattutto quando interviene sui diritti “acquisiti” per vie legittime, con il proprio lavoro e capacità di iniziativa. I diritti dei cittadini sono sottoposti al potere discrezionale delle maggioranze politiche che si alternano? Si dirà che viviamo in un momento eccezionale, ma sarebbe pericoloso trasformarlo in quello “stato di “eccezione” teorizzato da C. Schmidt che giustifica il mancato rispetto delle regole democratiche. Si dirà che non si è mosso ciglio quando il rigore ha penalizzato pensioni ed altri diritti delle fasce più deboli della popolazione. Se alcuni interventi sono giustificabili, in termini di “equitas”, perché riassorbono grandi o piccoli privilegi o correggono precedenti situazioni di squilibrio tra contributi e prestazioni a favore di alcune categorie e a danno di altre, per gli altri interventi dovrebbe valere la regola generale che quanti sono chiamati a concorrere al salvataggio dello Stato siano considerati “creditori di solidarietà”, con crediti esigibili quando le finanze pubbliche lo renderanno possibile. La certezza del diritto, che è alla base di un ordinamento democratico, non può essere sacrificato da interventi di economia straordinaria di grande aleatorietà, esistendo un “velo di ignoranza” sugli effetti, e soprattutto senza prevedere adeguate compensazioni nei confronti degli interessi legittimi che vengono colpiti. Alla luce di tali considerazioni si conferma l’opzione a favore di una politica ordinaria che mantenga in equilibrio la finanza pubblica e che intervenga, con efficacia sulle cause note della nostra scarsa competitività produttiva. Nello stesso tempo occorre riparare le crepe di una “governace” europea oggi messa di fronte della sua inefficacia per fronteggiare i processi di rinazionalizzazione in atto. Anche in questo caso il percorso segnato è quello di accelerare la costruzione di barriere a tutela dell’euro, affidate al nuovo fondo salva stati (E.S.M.) nella sua versione più efficace nonché di sostenere l’impegno alla crescita in atto nei vari paesi con progetti europei di investimento nel campo delle infrastrutture, dell’energia, della ricerca, per contrastare le tendenze recessive(projet bond nell’ambito del bilancio europeo).In tale direzione sta operando il Governo Monti e si aprono le prime disponibilità di altri paesi europei, Germania compresa. Difficile fare previsioni rispetto ad una situazione complessa quale quella in atto che essendo influenzata dall’interazione di molteplici variabili può portare ad eventi imprevedibili. Il dato culturale da tenere presente, è quello suggerito da K. Popper, per il quale il riformismo è un processo continuo di riforme parziali. L’essenziale è che non diventi un alibi per la conservazione, come spesso avvenuto nel passato. La gestione di discontinuità, benché parziali, richiede a tutte le istituzioni il coraggio di rimettere in gioco le tradizionali strategie oggi volte a tutela degli interessi più forti e rappresentati, per riattivare i meccanismi arrugginiti della crescita. Rimane la contraddizione propria degli ordinamenti democratici, cioè che le istituzioni saprebbero le riforme da fare ma non come ricostruire il consenso, una volta fatte. Senonchè queste stesse istituzioni (partiti, sindacati, ecc.) a livello nazionale ed europeo già si trovano al limite minimo della loro credibilità per cui avrebbero poco da guadagnare dalla difesa del passato mentre potrebbero ritrovare le condizioni di una loro rilegittimazione facendosi carico dei cambiamenti in grado di riportare fiducia e speranza nelle nuove come nelle vecchie generazioni. Dovrebbe essere noto a tutti che non si guida il cane tenendolo per la coda. (prof. Giuseppe Bianchi, presidente isril)
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Governo Monti alias Berlusconi ter
Pubblicato da fidest su venerdì, 24 febbraio 2012
Quanti hanno esultato per le dimissioni di Berlusconi e la nomina al suo posto di Mario Monti ora stanno un poco alla volta chiedendosi se non siano caduti dalla padella nella brace.Scrive tra l’altro Rosario Amico Roxas: “Stanno passando tutte le manovre volute (pretese con il ricatto di far cadere il governo) da Berlusconi: tassisti, farmacie, avvocati, notai, tutti grandi elettori di destra. Quindi ICI al vaticano, promesso dal cavaliere in cambio dei voti cattolici. A breve, anzi brevissimo, sentiremo annunciare il federalismo fiscale, per riacquistare il consenso della Lega. Già non si parla più di patrimoniale, nè delle aste per le frequenze TV; si allenterà la lotta agli evasori fiscali attraverso quello “Stato leggero” tanto caro a Berlusconi. Averci liberato di Berlusconi è stata solo una pia illusione”. Si è proprio così: una pia illusione. Se ne stanno rendendo conto anche molti del Pd per quanto non osino rompere il patto “sciagurato” che li ha legati mani e piedi al carro del trasformismo berlusconiano e ora si trovano come l’asino di Buridano che non sapendo il da farsi stanno perdendo terreno nei consensi popolari a vantaggio di chi dimostra al suo elettorato che riesce ancora a difenderlo con successo. Monti ha dimostrato solo di salvare le aree del privilegio, i ceti benestanti, le conventicole di bassa lega, ma è andato giù pesante con i pensionati, con le famiglie mono reddito, con i lavoratori dipendenti. Non mostra sensibilità al caro vita, all’aumento spropositato dei carburanti, al carrello della spesa impoverendo ancora di più i detentori di redditi medio bassi ovvero la maggioranza assoluta degli italiani. Così abbiamo squalificato il parlamento, la stessa figura del Capo dello Stato, abbiamo indebolito le istituzioni, abbiamo rafforzato il partito del non voto e incrinato il futuro politico dell’Italia. Se questa crisi ha significato immiserire ancor più i poveri e rendere più ricchi i benestanti è giusto e amaro, al tempo stesso, definire gli italiani degli “gnoccoloni” visto e considerato che sembrano avere la vocazione masochistica e la scarsa voglia a reagire davanti a tanta arroganza dei poteri così detti costituiti. E Berlusconi ride e ci pare di sentirlo sogghignare: non mi avete voluto? E ora ve la faccio pagare cara. Alla fine invocherete il mio ritorno o quello dei miei amici il che vuol dire la stessa cosa. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Governo Monti: Le risorse e le rinunce
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 dicembre 2011
Questo governo non è diverso dal precedente. Ci deprime constatare che il Pd abbia riunciato alla sua battaglia accontentandosi di fare da ruota di scorta al governo Monti. Il problema è che non esiste, come non esisteva, una maggioranza alternativa. Berlusconi è uscito dalla porta e si prepara a rientrare dalla finestra con la benedizione di coloro che sono complici di un andazzo nel quale il cocktail preferito è quello di inciuci a ripetizione pur di salvare le poltrone e le posizioni acquisite. E’ di oggi, infatti, la denuncia dell’idv rigurdo la stampella offerta dal governo agli evasori e esportatori illegali di moneta all’estero che hanno fatto perdere, per mancati introiti, ben 13 miliardi di euro alle casse dello Stato. Sono i miliardi che si aggiungono ai 13 per l’scquisto di caccia bombardieri e per continuare a permettere le consulenze milioniarie richieste dalle amministrazioni locali e che sommate avrebbero portato una minore spesa di due miliardi di euro e altri due sarebbero venuti dal dimezzamento delle auto blu. E tutto questo con la faccia tosta di dire che se non si penalizzano le pensioni andremmo a catafascio e ci ridurremmo ad essere come, se non peggio, della Grecia. Non solo. Queste mancati provvedimenti ci avrebbero permesso non tanto d’infierire sui pensionati quanto per stimolare la ripresa economica, industriale e del terziario. Ed invece si va dalla parte opposta aumentando le accise della benzina, l’Iva e tutta una serie di imposte dirette come l’addizionale irpef e indirette come bolli e quanto altro. Ma c’è di peggio. Pur di scongiurare le elezioni politiche anticipate si preferisce essere complici di una macelleria sociale inutile, improvvida e che finisce con il creare solo conflitti intergenerazionali, intercategoriali, di genere e di caccia alle streghe facendo passare i pensionati come coloro che riducono le risorse ai giovani, i giovani per dei prighi e degli sfaccendati, gli immigrati per i “ruba lavoro”,le donne che “rubano” il lavoro agli uomini, il meridione come il paradiso della mafia, del malaffare, della fabbrica mangia risorse. E all’estero si continua a ridere di noi italiani, gnoccoloni, per non dire peggio, che hanno lasciato governare per nove anni un uomo che nessuno si sarebbe sognato mandare alla guida del proprio Paese e che oggi si bevono il catastrofismo del nuovo imbonitore di turno. La Merkel ha commentato con un “impressionante” la cura Monti noi la chiameremmo diversamente perchè inutile, improvvida, mal indirizzata e anche pericolosa per la stabiloità del nostro sistema Paese in terrmini sociali e di ordine pubblico. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Governo Monti e pubblica amministrazione
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Roma. Rendere efficiente la pubblica amministrazione: il sogno degli italiani. Il governo Monti dovrebbe affrontare il tema, pena il fallimento delle sue iniziative. L’efficienza e l’efficacia della Pubblica amministrazione e’ disastrosa: siamo agli ultimi posti tra i Paesi occidentali ed e’ andata peggiorando nel corso degli ultimi 15 anni. Purtroppo gli addetti alla PA non hanno come referenti l’utente ma se stessi, sono, come si suol dire, autoreferenziali. L’utente e’ un fastidio, un lavoro in piu’, una aggiunta di problemi. E’ una mentalita’ che si e’ stratificata nel tempo e che e’ difficile sradicare e le innovazioni sono viste con sospetto. Le resistenze al cambiamento, semmai si dovesse avviare una azione di miglioramento, saranno forti. Non tutte le situazioni sono eguali ma il livello delle prestazioni pubbliche e’ del tutto insoddisfacente per i cittadini. Eppure, la riforma della PA e’ un obiettivo fondamentale per portare il nostro Paese fuori dalla palude nella quale si e’ impantanato.(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)
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