Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Politica e lo psicodramma italiano

Pubblicato da fidest su sabato, 13 aprile 2013

Cosa ci stia capitando come “popolo di elettori” è a dir poco sconcertante. Nel 2011 Berlusconi è stato costretto a dimettersi per evitare il tracollo dell’Italia. Così uno dei più potenti partiti del dopoguerra ha perso in tre anni circa la metà dei suoi parlamentari. E’ stato costretto ad appoggiare un governo cosiddetto di tecnici che ha fatto al suo posto il “lavoro sporco” nel rimettere in carreggiata il nostro dissesto economico e finanziario non senza farci pagare un rigore senza crescita. Nonostante ciò, come se nulla fosse, Berlusconi si è “rifatta la faccia” ed è sceso di nuovo in campagna elettorale autodifinendosi salvatore della patria. Ora da novello tribuno del popolo lancia i suoi anatemi nei confronti di chi cerca di isolarlo e invoca un governo di larghe intese. A questo punto c’è da chiedersi se viviamo in un paese normale oppure no. Noi continuiamo a votare e a seguire un uomo che ci ha portati a una crisi di sistema senza precedenti e ancora a ritrovarci, da parte di una significativa componente del Pd, a sostenerlo per un governo da gestire insieme. Abbiamo dimenticato tutto: le figuracce che ci ha fatto fare in capo internazionale, le sue vicende giudiziarie che hanno finito con il ridicolizzare la giustizia del nostro paese che per anni lo insegue per giudicarlo e tutte le volte ora per una provvidenziale prescrizione o leggi ad personam come la depenalizzazione del falso in bilancio si ritrova a capo a dodici. Usque tandem… (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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M5S e le sue “due anime”

Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione del governo Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Bersani questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale o delle primarie che sia, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Governo: facciamo il punto della situazione

Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 aprile 2013

Le recenti elezioni politiche ci hanno dato un esito in pratica “interlocutorio” nel senso che non ha sancito un vincitore ma, semmai, tre mezze vittorie, mentre il partito di Monti si è fermato al 10%. La logica avrebbe voluto che si sarebbe potuto uscire dall’attuale impasse se due dei tre partiti si fosse alleato. Lo ha chiesto il Pdl pensando al Pd ma quest’ultimo lo ha chiesto al M5S ritenendolo più affine. Ora con il rifiuto del M5S d’unire le sue forze con il Pd non per motivi d’incompatibilità di programmi ma per ragioni di fiducia la situazione si è complicata. Taluni osservatori politici, per lo più adusi a ragionare con la logica dei vecchi schemi, intravedono, in questa mossa del M5S, un “irragionevole irrigidimento.” In questo modo di esprimere la loro contrarietà si potrebbe persino percepire una sorta di malafede poiché non si può pensare che hanno ignorato la ragione di fondo che ha animato da anni il movimento di Grillo e condiviso oggi da milioni d’italiani. E’ il frutto, semmai, che sta andando a maturazione di un disagio crescente di quanti non riescono più a identificarsi con la politica che danni parla di riforme e regolarmente le disattende. Partiti che hanno avuto bisogno di un governo extraparlamentare per uscire dalla profonda crisi di sistema e che ancora oggi annaspano nel buio assoluto. Basterebbe che il Pd lo riconoscesse pubblicamente e affidasse al M5S il governo del Paese offrendogli la fiducia. Errare umanum est ma “perseverare” est diabolicum. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Vogliamo essere guidati

Pubblicato da fidest su venerdì, 29 marzo 2013

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e limitiamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno. Nel nostro paese è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader. La stessa democrazia cristiana e il partito comunista ci hanno mostrato vari campioni da De Gasperi ad Andreotti, da Togliatti a Berlinguer. Ne avevano il carisma ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere una figura di leader e l’impressione che fosse incrollabile sotto la scure dei processi che furono intentati a suo carico e degli intrighi di palazzo. Divenne per molti italiani l’uomo del destino e se ne fecero carico a dispetto di tutto e di tutti. Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Questo è per me Grillo. E il popolo che lo segue è quello che è crollato subendo il peso di chi lo ha tradito con il sistema del pifferaio e chi crede di governare con un’ubriacatura di democrazia del consenso nella logica del tutto cambiare per nulla cambiare. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Governo e la quadratura del cerchio

Pubblicato da fidest su domenica, 24 marzo 2013

L’incarico conferito a Bersani da parte del presidente della Repubblica non sembra capace di sbloccare una situazione che vede ognuna delle tre parti, che si dividono all’incirca il 30% dei consensi ciascuno, in grado di trovare una possibile intesa per governare. Il Pd, infatti, esclude un’intesa con il Pdl, questi subordina il suo consenso per un’alleanza di governo ad un accordo sul nome del presidente della repubblica e il movimento cinque stelle è contro gli altri due. Ora mi chiedo se, rimescolando le carte, si possa raggiungere un accordo. L’idea che mi ha suggerito un mio lettore sarebbe quella d’offrire la presidenza del consiglio a Renzi che, a sua volta, s’impegnerebbe di soddisfare tutti e venti i punti del programma di governo di Grillo, mentre a Bersani andrebbe la presidenza della Repubblica. Non è certo l’ottimale, considerando gli umori di varia natura che aleggiano all’interno del Pd e del movimento cinque stelle, ma ci permetterebbe di avere un governo capace di risolvere i grossi problemi di natura economica, occupazione, finanziaria e sociale che stanno complicando la vita degli italiani. Resta, su tutto ciò la convinzione che tale stratagemma possa essere in grado di assicurare una discontinuità con il passato. Sta di fatto che qualcosa dobbiamo fare e farlo in fretta, ma bene. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Perché il Pd non è più credibile?

Pubblicato da fidest su domenica, 10 marzo 2013

Perché ha fatto cadere per ben due volte il governo Prodi per le proprie faide interne? Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha lasciato che i parlamentari fossero corrotti per far cadere un governo pur essendone consapevole e solo oggi la magistratura ha potuto farlo per merito di altri? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nell’ultima tornata elettorale facendosi quasi raggiungere dal pdl pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania dove siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché permette oggi che si demonizzi la magistratura senza richiamare il paese a raccolta per difendere un’altra giustizia quella sociale e il diritto al lavoro? E i perché dovrebbero continuare all’infinito perché ci troviamo al cospetto di un movimento che sta perdendo importanti pezzi con la storia, la civiltà e la democrazia. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Governo e radio “gavetta”

Pubblicato da fidest su giovedì, 7 marzo 2013

Secondo alcuni commentatori politici l’asso nella manica di Bersani resta l’alleanza con il Pdl. Per quanto non sono propenso a fare della fantapolitica qualcosa, in effetti, si muove nel composito mondo del “palazzo” dove si dice che la recente condanna a Berlusconi e la possibilità che se ne aggiungono altre, compresa l’interdizione dai pubblici uffici, potrebbero ammorbidirlo favorendo un governo di larghe intese con il Pd dove si possa ragionare con un Berlusconi che si metta da parte con una sua plateale rinuncia alla presidenza del partito nell’interesse della nazione.  Se lo scenario è questo la mossa sarebbe quella d’isolare i grillini e di “sgonfiare” la loro spinta “populista” con cinque anni nei quali si possano fare delle riforme che potrebbero coinvolgerli. Si tratta ora di capire come sarà costituita la compagine governativa e quali ministri pidiellini vi potrebbero far parte. Questa chiave di lettura, del resto, come ho già avuto modo di scriverlo, si può estrapolarla dall’intervento di D’Alema che non avrebbe escluso l’alleanza con il Pdl ma a condizione che Berlusconi si mettesse da parte e ora la magistratura sembra dargli una mano sia pure nella legittimità della sua azione penale. Ci resta, quindi, una grande opposizione che potrà avere, per lo meno, il merito di controllare i possibili “sforamenti” e gli inevitabili “inciuci” per rendere più piacevole l’esilio del cavaliere. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Un governo è possibile

Pubblicato da fidest su mercoledì, 6 marzo 2013

In questi giorni si continua ad almanaccare sul futuro di questa legislatura, appena agli inizi, e con il nuovo parlamento non ancora insediato. Molti commentatori politici sono convinti che la prima parola spetti al Pd per via della maggioranza conquistata alla camera. Bene, ma con quale alleato se al senato si trova in minoranza? Logica vorrebbe che il Pd continuasse la sua “intesa” con il Pdl che ci ha portato il governo Monti e che pare voglia continuare ad avvalersene in futuro. Bersani, tuttavia, sembra di diverso avviso ed è intenzionato a chiedere al capo dello Stato un mandato esplorativo per la formazione di un suo governo. A mio avviso è solo una perdita di tempo. La situazione si può sbloccare in un solo modo: affidare l’incarico a un esponente del Movimento 5 stelle e con l’appoggio esterno del Pd. La piattaforma programmatica, se si vogliono fare le riforme che contano indicate più volte da Grillo, sono condivisibili da parte del Pd e ci porterebbero rapidamente a un diverso rapporto istituzionale, a un’inversione di tendenza in tema di occupazione e nei rapporti con l’Europa comunitaria. E’ una soluzione della crisi tanto ovvia e logica da apparire impossibile per chi teme la via nuova e preferisce restare in quella vecchia. E allora fatemelo dire: addio per sempre vecchio Pd. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Diversamente politici

Pubblicato da fidest su domenica, 3 marzo 2013

Scrive Rosario Amico Roxas: “Non basta il voto degli elettori per fare di persone dotate di buona volontà anche dei buoni politici. La loro vocazione di servire la democrazia si scontra frontalmente con l’imposizione del capo che non tratta, non discute, non collabora, e non permette che si possa trattare, discutere, collaborare. Lo slogan è “tutti fuori” e per ottenere tale risultato non c’è nulla di meglio che esaltare la ingovernabilità e paralizzare un paese già palesemente claudicante di suo. I giovani che hanno creduto, gli adulti che hanno voluto protestare, si ritrovano adesso nell’alveo di un fiume dopo un furioso temporale, mentre esondano i margini e la piena dilaga travolgendo ciò che resta.
Non c’è un rimedio che viene proposto,valutato, ipotizzato, ma solo il peggio che dovrebbe rigenerarsi e modificare, per inerzia, la storia della nazione. L’idea di distruggere per poter ricostruire al meglio è vecchia, ed ogni tentativo di proporla è stato causa di immani tragedie, perché la storia può essere indirizzata a progetti di sviluppo e di progresso, ma non certo di riedificazione dopo aver raso al suolo l’immagine stessa della storia. Così tanti giovani fiduciosi sono stati ridotti a “diversamente politici”, asserviti alla assurda logica del “tanto peggio tanto meglio”; è stata carpita la loro buona fede, la loro fiducia, senza dare loro nulla in cambio se non la promessa di distruggere ciò che ancora rimane. Senza speranza non c’è futuro.”
E’ a mio avviso un argomentare interessante e condivisibile se non vi fosse un ma. Ebbi già modo alcuni mesi fa di parlare del Movimento Cinque stelle e vi intravidi la possibilità che potesse funzionare da grimaldello per aprire la porta e farvi entrare aria nuova. Aggiunsi, tuttavia, che per essere completo il successo il movimento avrebbe dovuto ottenere almeno il 35% dei consensi. Non è stato così e me ne rammarico perché lo schiaffo ricevuto dai partiti non è stato da Ko e ora cercano di correre ai ripari adottando i soliti sistemi di corruzione, di seduzione, di disinformazione.
Per quanto si possa dire male di Grillo egli è stato il solo capace di renderci consapevoli di quello che siamo e che potremmo non essere se solo lo volessimo. Qui parliamo di un terzo, o quasi, degli italiani che ha votato Berlusconi completamente dimentichi di ciò che è stato e continua a essere e dei danni che ha provocato con il suo Governo. Qui parliamo di un altro terzo degli italiani, o giù di lì, che ha votato il Pd dimentico che è stato il partito responsabile dell’ascesa di Berlusconi, di averlo favorito non affrontando la legge sul conflitto d’interessi e sui tanti processi che se non hanno avuto la loro naturale conclusione lo si deve alle diverse leggi ad personam che gli hanno permesso di stravolgere il sistema giudiziario italiano. Non dimentichiamo, inoltre, che Bersani durante tutta la recente campagna elettorale è stato un “timido interlocutore” di fronte all’arroganza di un mattatore della taglia del cavaliere. Si percepiva quasi la voglia di favorire Berlusconi e di portarlo a governare di nuovo il paese come se nulla fosse. E ora ci meravigliamo che almeno una parte degli italiani abbia avuto la consapevolezza che esisteva ed esiste una sola forza capace di spezzare questi inciuci e d’offrire agli italiani un’alternativa scompaginando gli orditi di palazzo? Per quanto possa sembrare surreale a taluni il successo, sia pure parziale dei grillini, esso è diventato la sola e unica speranza degli italiani, di quelli, per intenderci, come Rosario, che credono nei valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Abbiamo toccato il fondo? Forse, ma vi era un’alternativa diversa? Non credo sic stantibus rebus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Primarie, programma e squadra governo

Pubblicato da fidest su sabato, 2 marzo 2013

Com’è noto la campagna elettorale è stata caratterizzata da molta demagogia e poca concretezza e chiarezza programmatica. Gli elettori non hanno avuto modo di conoscere i programmi di governo per, realisticamente, uscire dalla crisi. Perfino il prof. Monti si è perso quando si è trattato di spiegare agli italiani cosa fare posto che l’Europa è incapace di darci una mano. Avremmo anche gradito, ma forse sarebbe stata troppa grazia, conoscere la squadra di governo chiamata a rispettare i programmi. Quest’ultimo punto è molto importante in quanto, noi elettori, avremmo potuto giudicare in anticipo, la serietà politica e la competenza dei futuri ministri e sottosegretari in comparti strategici come le finanze, lo sviluppo economico, la sanità, le politiche sociali, le comunicazioni. Ad esempio, quando Bersani parla di mettere subito in cantiere una legge “ad hoc” sul conflitto d’interessi non sappiamo esattamente cosa intende dire e fare. Non sappiamo se intende restituire ai cittadini quel “bene comune” chiamato “Frequenze” che il signor Berlusconi, in pieno conflitto d’interessi, ha fatto suo per rafforzare quel potere mediatico attraverso il quale domina, indisturbato, radio, tv, satelliti, torri telefoniche, siti trasmissivi, aziende di produzione di apparati, aziende di manutenzione impianti, aziende di produzione televisiva e cinematografica, giornali, riviste, aziende di pubblicità, aziende di indagini di ascolto. Bersani non dice se quei sei canali televisivi disponibili saranno utilizzati per risanare quella pietosa pianificazione televisiva digitale AGCOM di cui tutta l’Europa ci deride e per salvare il pluralismo radiotelevisivo, intenso come “pluralismo nel possesso dei mezzi trasmissivi”, o se vorrà metterli all’asta per farne merce di scambio con le Telecoms. Transeat, su questi argomenti che si sarebbero dovuti discutere durante la campagna elettorale, ma ora chiediamo a Bersani una svolta democratica per la riconquista del Primato della politica nella quale il cittadino abbia la possibilità di sentirsi, non governato, manipolato, ma protagonista di un processo di rinnovamento per il quale la parola d’ordine dovrà essere “si può e si deve cambiare”.La REA, pertanto, chiede che prenda l’iniziativa di indire le Primarie per approvare il suo piano di governo con la relativa squadra di ministri e sottosegretari impegnati ad attuarlo in modo da presentarsi di fronte alle Camere forte del consenso popolare lasciando, così, alle altre forze politiche la possibilità di migliorarlo o la responsabilità dell’eventuale sfiducia per le sorti del Paese.(Antonio Diomede, Presidente REA – Radiotelevisioni Europee Associate)

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Le questioni sanitarie in sospeso dopo la caduta del governo

Pubblicato da fidest su venerdì, 11 gennaio 2013

Nell’incertezza di una legislatura interrotta e in attesa di un nuovo governo che riprenda le redini del Paese, qualcosa di certo c’è anche in campo sanitario: i tagli. Nel 2013 saranno 600 milioni e nel 2014 un miliardo le cifre che il servizio sanitario dovrà risparmiare in aggiunta a quelle già previste da spending review, dal decreto “salva-Italia” e dalle ultime manovre. Inoltre, risale ancora al periodo in cui il ministro dell’economia era Giulio Tremonti il provvedimento che indica in due miliardi aggiuntivi l’ammontare del recupero da attuare attraverso i ticket, a partire dal 2014. Alt re questioni rimangono sospese, a partire dall’attuazione del cosiddetto “decreto Balduzzi”: dall’intramoenia alle assicurazioni, dalla riforma della medicina territoriale alla revisione dei livelli essenziali di assistenza, numerosi punti non diventeranno operativi in assenza di ulteriori decisioni. Spicca tra questi il delicato disegno di legge sul fine vita: dopo un iter lungo e accidentato, che ha diviso il mondo politico e l’opinione pubblica, è probabile che il provvedimento non vedrà la luce prima delle elezioni. Probabilmente troveranno sorte analoga il testo che intendeva aprire la porte alla donazione del corpo post mortem ai fini di ricerca e il provvedimento che avrebbe consentito di donare i farmaci non utilizzati alle Onlus per una distribuzione gratuita alle fasce più deboli. Il ministro Balduzzi intende comunque lasciare un documento di indirizzo politico in eredità al prossimo governo. Il punto di partenza è il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato a una maggiore attenzione all’equità proclamando che “chi ha di più deve pagare di più”. Perché questo sia possibile è però condizione essenziale una reale conoscenza dei redditi degli italiani, resa per ora ardua da un’evasione fiscale ancora fuori controllo. L’incrocio delle banche dati si propone come lo strumento più moderno e incisivo per affrontare il problema.

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Terremoto: 2 scuole su tre non a norma

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Mettere subito in sicurezza il 66% delle scuole italiane. Lo chiede Contribuenti.it – Associazione dei contribuenti italiani, dopo l’evento sismico che ha colpito l’Emilia Romagna. In Italia, secondo lo studio di KRLS Network of Business Ethics redatto per conto di “Contribuenti.it Magazine”, solo il 45% delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 97% della Germania, il 94% della Francia, il 92% dell’Inghilterra, l’88% della Spagna, il 77% della Polonia, il 71% del Portogallo, il 62% della Romania, il 58% della Bulgaria e il 52% della Grecia che chiude la classifica. “Prima di chiedere ulteriori sacrifici economici ai contribuenti bisogna far comprendere agli italiani come vengono spesi i loro soldi. Tre contribuenti su quattro chiedono di investire sulla sicurezza, sui giovani e sulla pubblica istruzione affinché tutti gli edifici sc olastici siano a norma ed antisismici” afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani. Nel corso della presentazione della kermesse Fisco Tour 2012 tenutasi stamane a Sorrento, il presidente Carlomagno ha denunciato che in Italia, due scuole su tre non sono a norma. Appena il 34% degli edifici, infatti, ha il certificato di agibilità statica, quello di agibilità igienico sanitaria, nonché il certificato prevenzione incendi. “Basta con il teatrino della politica. Bisogna iniziare a risolvere i problemi di tutti i giorni. Il governo tecnico deve dimostrare di saper spendere i nostri soldi in opere utili, riconquistando la fiducia dei contribuenti italiani. I dati statistici – ricorda Carlomagno – dicono che solo un cittadino su quattro capisce perché paga le tasse. Solo con la tax compliance si può combattere l’evasione fiscale”. (Associazione Contribuenti Italiani)

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Gli sprechi segnalati al governo

Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012

Segnaliamo questi sprechi e i conseguenti risparmi: si possono risparmiare cinque miliardi rinunciando alla costruzione dell’autostrada Roma-Latina. Questa è una grande opera inutile perché non risolve l’ingresso a/da Roma dei pendolari e nemmeno la viabilità nazionale dei TIR, entrambi continueranno ad essere imbottigliati in file interminabili. La soluzione più economica ed efficace risiede nell’intermodalità e quindi nella riduzione dei flussi di auto private, in particolare nella costruzione della metropolitana leggera RM-Pomezia-Ardea e nel potenziamento della rete ferroviaria pontina.”

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Ditelo al Governo: prima proposta

Pubblicato da fidest su sabato, 5 maggio 2012

Abbiamo prese seriamente l’iniziativa governativa di collaborare per indicare gli sprechi, suggerire rimedi, segnalare disfunzioni e abusi nella P.A. ma anche nel settore privato. Il link è il seguente:
http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm
Lo facciamo sulla scorta delle nostre esperienze misurate sul campo e con l’ausilio dei Centri studi della Fidest che sono stati attivati, nei propositi degli ideatori, per studiare e valutare l’applicabilità di alcune proposte operative nel campo dei servizi resi al pubblico. L’idea è partita molti anni fa ed era sostenuta da alcuni dirigenti statali in pensione che a titolo gratuito e con grande spirito di servizio avevano individuato i punti deboli, i dispendi ovviabili e suggeriti i correttivi. Alcune nostre proposte furono ritenute interessanti ma “inapplicabili” perché la classe politica non era pronta alle innovazioni che avrebbero ridotto di molto non tanto gli sprechi ma la possibilità di lucrare sulle disfunzioni e favorire il malgoverno del paese. Un politico in proposito con molto cinismo ci disse: “ma se non ci sono i problemi ditemi a che serve la politica? E poi da qualche parte dobbiamo guadagnare, non siamo mica un istituto di beneficenza.”
La politica, ovviamente non è quella figura pensata dal nostro politico. E’ di tutt’altra pasta e crediamo nel suo ruolo di mediazione e di correzione delle storture per una società virtuosa che fa delle distorsioni esistenti non un dato patologico ma, semmai fisiologico.
Facciamo anche un’altra premessa nel richiamare l’attenzione di chi ci legge che noi abbiamo scritto in proposito centinaia di articoli e uno stralcio degli è possibile visionarlo su: https://www.google.com/bookmarks/lookup
Vogliamo cominciare con una richiesta “organizzativa” proponendo accanto alla figura del supertecnico Bondi (come i media lo definiscono) dei “piccoli Bondi” preposti a cercare sul campo e a verificare la correttezza delle segnalazioni ricevuto e nell’indicare la fattibilità e il risparmio conseguente nelle piccole cose per il recupero delle risorse umane e mobiliari e immobiliari costituendo un apposito dipartimento a costo zero, avvalendosi del supporto gratuito di volontari ex funzionari dello Stato, di giornalisti, ecc.
Ed ecco la prima osservazione. Il centro storico di Roma pullula di uffici dipendenti dalla Presidenza del Consiglio. Sono tutti necessari? Non lo crediamo. Se si rivedessero le funzioni svolte i tempi e i metodi di lavoro dei dipendenti e si considerasse la possibilità d’introdurre l’homeworking e il teleworking non potremmo di certo ridurli concentrandoli e recuperando qualche palazzo da cedere alle regioni per i loro uffici di rappresentanza oggi costosi perché presi per lo più in affitto e con personale che potrebbe essere ridotto in specie nelle mansioni più modeste (uscieri, ad esempio). Facciamo seguire a breve una nostra seconda proposta. Per la cronaca ne abbiamo pronte già 15 quante sono state le lettere inviate al Presidente Monti, già alcuni mesi fa ma rimaste inevase. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il supertecnico del governo tecnico

Pubblicato da fidest su mercoledì, 2 maggio 2012

L’ultima trovata del governo Monti è stata quella di nominare un “supertecnico” per razionalizzare la spesa dei ministeri e ridurre gli sprechi. Dobbiamo presumere che è solo una “mossa di facciata” perchè tutti noi sappiamo bene dove vi sono gli sprechi e conosciamo altrettanto bene le connivenze che hanno avallato questo malcostume. Non solo. Sino ad ora non sono stati penalizzati i perdigiorno ma, strano a dirsi, solo quelli che lavorano di più.
D’altra parte le maggiori economie d’esercizio possono essere realizzate solo se riusciamo a “scorporare” dai bilanci pubblici alcune spese che dovrebbero essere assunte dalla Commissione Europea come un “esercito europeo”. Lo stesso dicasi per l’istruzione superiore e universitaria e per la politica estera. Se questi tre dicasteri rientrassero nell’ambito delle competenze comunitarie permetterebbero una reale unificazione dei sistemi di difesa, della politica estera e dell’istruzione che per loro natura e per i fini che la comunità europea intende realizzare potrebbero configurare una crescita uniforme della sua entità sovranazionale e per meglio presentarsi al cospetto della comunità internazionale.
Ma se nel frattempo accantoniamo questo progetto che presenta tempi non certo brevi per realizzarsi dobbiamo considerare altre soluzioni praticabili nell’immediato. Pensiamo ai tanti uffici ministeriali sparsi per la capitale e altre sedi periferiche a partire proprio dalla presidenza del consiglio. Partiamo dall’eccesso di personale il cui esubero potrebbe essere utilizzato per altri compiti oltre alla possibilità di impiegarlo in homeworking e teleworking (e in proposito vi è già uno studio di fattibilità e che riguarda il 28% del personale attualmente in organico). Vi aggiungeremmo un nostro progetto inteso a costituire un “dipartimento per il recupero delle risorse umane e dei beni immobili e mobili” nell’ambito dei ministeri e delle amministrazioni locali. Lo abbiamo ideato a “costo zero” impiegando personale già in servizio o recuperato da altre funzioni. Una proposta che ha motivato una delle 15 lettere inviate alla presidenza del consiglio concernente le soluzioni pratiche da adottare per determinare economie di scala nell’ambito degli uffici pubblici, pur salvaguardando la qualità del servizio, anzi migliorandolo. La loro fattibilità è stata dimostrata, ma l’ostacolo a pervenirvi è stato prima politico ed ora “tecnico” in quanto di tecnico c’è poco e tutto è improntato alla logica gattopardesca del tutto cambiare per nulla mutare in specie se si tratta di toccare “le icone del privilegio” dei grand commis di Stato. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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