Presentati al 61esimo congresso dell’American College of Cardiology (ACC) i dati a 2 anni dello studio Partner Coorte A, che confronta, in pazienti ad alto rischio, l’impianto transcatetere di valvola aortica (TAVI), effettuato con valvola Sapien di Edwards Lifesciences, con l’intervento cardiochirurgico tradizionale. Pubblicati sul New England Journal of Medicine (NEJM), i risultati mostrano che, anche dopo 24 mesi dall’intervento, la mortalità attribuibile a qualunque causa è statisticamente identica tra le due procedure (33,9% per la TAVI contro 35% per la cardiochirurgia, rispettivamente). Questo risultato conferma quanto emerso dal confronto a 12 mesi, pubblicato sulla stesso NEJM lo scorso anno: nessuna differenza di risultato, 24,2% la mortalità per qualunque causa della TAVI, 26,8% quella dell’intervento tradizionale. Ciò ha portato gli autori a concludere come la TAVI sia da considerare una valida “alternativa all’intervento tradizionale a cuore aperto in pazienti ad alto rischio con stenosi aortica. I due trattamenti risultano simili per mortalità, riduzione nei sintomi cardiaci e miglioramento delle prestazioni emodinamiche della valvola”. Lo studio PARTNER, condotto tra maggio 2007 e settembre 2009 su 699 pazienti con grave stenosi aortica sintomatica, giudicati da un team integrato cardiochirurgico e cardiologico ad alto rischio per la chirurgia tradizionale a cuore aperto, è il primo studio randomizzato, controllato, condotto sulla TAVI, e l’unico sinora che mostri risultati di follow-up su tutti i pazienti per almeno due anni. Una seconda notazione importante degli autori riguarda un dubbio sollevato dai risultati dopo 12 mesi, che avevano evidenziato l’ipotesi che alla procedura TAVI potessero essere associati maggiori episodi di attacchi ischemici e ictus. Secondo i nuovi dati disponibili oggi, anche in questo caso non esiste alcuna differenza significativa nel rischio di questa conseguenza tra i pazienti TAVI e quelli operati con chirurgia standard. Anche la valutazione, attualmente in corso, dei risultati dopo 36 mesi, mostra un andamento simile, per quanto concerne la mortalità. Anche i dati relativi a pazienti inoperabili, arruolati nella coorte B dello studio PARTNER, sono stati oggi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Erano stati già presentati lo scorso Novembre 2011, in occasione del simposio TCT.
Edwards Lifesciences è leader mondiale nel settore delle valvole cardiache e del monitoraggio emodinamico. Guidata da una grande passione, l’azienda lavora a stretto contatto con i medici per sviluppare tecnologie innovative salvavita nelle aree della chirurgia valvolare cardiaca e del monitoraggio in terapia intensiva. sito http://www.edwards.com.
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Impianto transcatetere di valvola aortica
Pubblicato da fidest su giovedì, 29 marzo 2012
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Tecnologia a servizio della sicurezza idraulica
Pubblicato da fidest su venerdì, 2 dicembre 2011
Il rilancio della tecnologia sul territorio a favore della sicurezza idraulica nel bacino mantovano: questo, in sintesi, quanto si prefiggono due progetti approvati dal Consorzio della bonifica Burana (con sede a Modena) nell’ambito del PSR (Programma Sviluppo Rurale) 2010/2013 della Regione Lombardia.L’ente consortile della Burana comprende diverse aree sia in Emilia Romagna che in Lombardia e conta, sul territorio di pianura, oltre duemilacento manufatti di regolazione delle acque attraverso i canali consorziali: di questi, oltre seicento ricadono nel territorio mantovano. Due i progetti in fase di attuazione: il primo è la realizzazione di un sistema coordinato di telecomando e telecontrollo dei numerosi “sostegni idraulici” (paratoie, chiaviche), nonchè di alcuni impianti idrovori per ottenere una più veloce regolazione idraulica degli afflussi e dei livelli idrici; il secondo è la gestione di questo processo dalla centrale, dirigendolo a distanza in automatico attraverso un software, che regola le manovre in base ai livelli idrici. Il centro operativo sarà a Bondeno, dove ha sede il nucleo operativo per la gestione e la manutenzione del territorio mantovano, mentre il centro di supervisione direttivo sarà nella sede centrale dell’ente consortile a Modena.Nell’impianto idrovoro di Sabbioncello (Quingentole) ci sarà, inoltre, un sistema di comunicazione interna (postazione computerizzata e server di sistema) per la gestione del medesimo e la programmazione dell’impianto Ubertosa (Concordia sulla Secchia). L’importo complessivo dei lavori è di 850.000 euro per l’elettrificazione e di 500.000 euro per il telecontrollo (il 30% finanziato dal Consorzio della bonifica Burana).
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Impianto illuminazione pubblica a Palermo
Pubblicato da fidest su mercoledì, 30 novembre 2011
Palermo mercoledì mattina 30 novembre, dopo circa 25 anni, i lavori perla realizzazione dell’impianto di pubblica illuminazione nelle vie Ida Castellucci, Emilio Greco, Antonio Agostino e Beniamino Joppolo, ubicate nella ex quartiere della Zisa a Palermo. Tali lavori, metteranno in sicurezza una vasta zona fortemente urbanizzata ad alta densità residenziale, che in questi lunghi anni è rimasta priva di illuminazione pubblica. La zona, nel passato e fino a qualche anno fa’ è stata parzialmente illuminata da punti luce allacciati alle utenze private. Per effetto anche dell’ammaloramento di alcuni pali di luce che negli anni non sono stati oggetto di manutenzione, oggi l’intera area è priva di illuminazione durante le ore notturne. A comunicarlo è l’Assessore comunale alle Manutenzioni e all’Ambiente,
Michele Pergolizzi – che aggiunge: “Finalmente, reperite le risorse finanziarie, l’Amministrazione Comunale potrà mettere definitivamente in sicurezza una porzione del territorio cittadino che da oltre venticinque anni registrava condizioni di degrado, aggravato anche da frequenti atti delinquenziali, con grande disagio per i residenti”.
L’impianto, sarà costituito da n. 23 punti luce alimentati in derivazione con lampade a Ioduri metallici con bruciatore ceramico da 60 watt., mentre il costo complessivo dell’intervento ammonterà ad €. 75.000,00.
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Riscaldamento: autonomo o centralizzato?
Pubblicato da fidest su martedì, 8 novembre 2011
Inizia il freddo ed è il momento di pensare al riscaldamento e, come tutti gli anni, si ripropone la vessata questio: meglio un riscaldamento centralizzato o individuale? La risposta e’ semplice: dipende dalle esigenze del consumatore. Non esiste una scelta di per se’ migliore dell’altra. E’ evidente che le grandi quantita’, razionalmente impiegate, fanno risparmiare cosi’ i grandi impianti di combustibile per il riscaldamento sono piu’ convenienti. Un riscaldamento centralizzato e’ piu’ indicato se omogeneamente utilizzato, il che vale per gli uffici che hanno un orario standard, per esempio 9-17. In questo caso l’impianto viene messo attivato e disattivato ad orari stabiliti, e’ spento il sabato e la domenica, e’ prevista una sola caldaia con manutenzione unificata. Diverso e’ il caso delle abitazioni private perche’ ciascuna famiglia ha esigenze diverse. C’e’ chi esce la mattina e rientra in serata o il fine settimana e’ fuori, chi e’ in casa solo per alcune ore della giornata, chi invece vi soggiorna per molte ore (vedi anziani). Nello stesso edificio inoltre vi possono essere uffici e abitazioni private, con esigenze del tutto opposte. Le necessita’ del mondo condominiale sono insomma estremamente differenziate e accontentare tutti e’ praticamente impossibile. In questo caso la caldaia autonoma appare la soluzione piu’ razionale, perche’ consente di adattare alle proprie esigenze giorni e orari di accensione, ottenendo un buon rapporto costi-benefici e consente di evitare lunghe e accesissime discussioni condominiali sui termosifoni troppo o troppo poco accesi e sulle relative bollette.
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Sanità: la manovra ci riporta indietro
Pubblicato da fidest su sabato, 2 luglio 2011
“La manovra del Governo ripropone soluzioni già censurate e inadeguate alla realizzazione di un sistema sanitario pubblico e di qualità”, dichiara Sabino Venezia, del Coordinamento Nazionale USB Pubblico Impiego. “Riproporre i ticket e bloccare la retribuzione del personale, oltre a non determinare risparmio vero, corrisponde a dequalificare il sistema assistenziale ed a ricondurlo nella sfera della speculazione, con il risultato che l’intero impianto della manovra peserà due volte sui cittadini malati e sugli operatori sanitari”. “Ben altre sono le questioni – evidenzia il sindacalista – sulle quali il Governo avrebbe dovuto concentrare l’intervento. Dalle cronache sulla corruzione, traspare una costante subordinazione del servizio sanitario ai sistemi affaristico-clientelari che pervadono il Paese, da sempre contigui alla politica. Ma nessuno interviene, se non demagogicamente, sugli appalti, sulle consulenze, sull’esternalizzazione dei servizi e sul precariato, vere fonti di diseconomia”. Prosegue Venezia: “Anche gli aspetti concernenti una ipotetica chiusura degli ordini professionali, da sempre sovrastrutture autoreferenziali e di potere, ed il tetto di spesa per l’acquisto di dispositivi medici, ulteriori fonti di sperpero perché riconducibili ad operazioni poco trasparenti, non sono indirizzati alla tutela dei malati ma ad una sorta di processo di liberalizzazione, escluso da norme di verifica e controllo”. “Contro questo ulteriore attacco alla dignità dei lavoratori e dei cittadini, che si somma al deludente accordo sulla rappresentanza sindacale voluto da Confindustria e Sindacati Confederali, la USB Pubblico Impiego intensificherà le iniziative di lotta, non ultimo lo sciopero generale previsto per il prossimo 15 Luglio”, conclude Venezia.
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Indagine della Procura sui tagli alle Molinette
Pubblicato da fidest su giovedì, 26 maggio 2011
Torino. La mancanza di fondi per la ristrutturazione dell’ospedale Molinette di Torino rischia di far chiudere due tra i reparti più importanti, quali cardiochirurgia e terapia intensiva. La Procura ha aperto l’inchiesta riguardante la struttura sanitaria dopo che i controlli, effettuati da Carabinieri e Nas, avevano rilevato diverse violazioni sulla sicurezza come l’impianto di aerazione poco efficiente, le infiltrazioni, i materiali e le attrezzature mediche in locali non adeguati. Il procuratore Raffaele Guariniello sta valutando a chi ascrivere le responsabilità per tali violazioni, ma a monte c’è da considerare anche il problema dei finanziamenti richiesti agli amministratori politici nel 2008 e mai erogati. Infatti, nonostante i lavori ancora in corso proprio in questi giorni, i locali non saranno lo stesso a norma per la riapertura a causa di problemi anche strutturali, risolvibili solo con una profonda e costosa ristrutturazione. Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell’Italia dei Diritti, ha così commentato la vicenda: “Quando manca la volontà politica di sviluppare azioni per l’interesse comune vengono meno anche i fondi, viceversa, se c’è la prima allora ci sono anche i soldi. La domanda che mi pongo, allora, è quali siano gli interessi politici che sono dietro la volontà di non ristrutturare l’ospedale. Ci sono lobby politiche che hanno l’interesse di costruire nuove strutture sanitarie private per due motivi: far scendere quelle pubbliche da ottimi a bassi livelli e far inserire al loro posto il privato con un’offerta tutt’altro che ottima, ma comunque migliore degli ospedali pubblici. Se infatti, questi vengono fatti scendere a un livello da terzo mondo, il settore privato può anche offrire poco e poter funzionare con servizi minori che saranno, però, sempre migliori di quelli pubblici. Le Molinette è un bellissimo ospedale dal punto di vista logistico, perché è al centro della città ed è alla portata di tutti i cittadini per quanto riguarda l’accessibilità. Se la magistratura lo deve chiudere – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – lo faccia, perché non ci sono i requisiti minimi e non possono permettersi di utilizzare servizi senza sicurezza, ma si apra una contraddizione al riguardo. Purtroppo a farne le spese saranno i cittadini che non potranno usufruire dei servizi pubblici”.
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Energy Resources: fatturato record
Pubblicato da fidest su martedì, 24 maggio 2011
L’azienda italiana scelta per realizzare l’impianto fotovoltaico all’autodromo del Mugello. Sono stati presentati ieri all’Istituto Superiore di Studi Adriano Olivetti di Ancona i dati preconsuntivi di bilancio e le strategie future di “Mugello Circuit Spa, società che gestisce il circuito del Mugello, di proprietà della Ferrari”, realtà italiana di spicco nel settore della green economy. Rispetto ai dati economici, il bilancio 2010 presenta una chiusura preconsuntiva di 153 milioni di Euro come valore della produzione, pari a una crescita del 489% rispetto ai 26 milioni di Euro del 2009. L’Ebitda (Earning Before Interest Taxes Depreciation and Amortization) della gestione tipica è risultato pari a ben 14,4 milioni di Euro, in crescita del 555% rispetto ai 2,2 milioni di Euro dell’anno precedente. Il patrimonio netto è cresciuto da 1,6 milioni di Euro a 6,2 milioni di Euro nel 2010 grazie al costante reinvestimento degli utili da parte dei soci. Anche per l’anno in corso si conferma il forte trend di sviluppo, infatti nel 1° trimestre il fatturato ha già raggiunto i 38 milioni di Euro rispetto agli 11 milioni di euro dello stesso periodo nel 2010 (+245%). “Siamo tra i primi 5 attori italiani del settore – ha affermato Enrico Cappanera, amministratore delegato di Energy Resources Spa – Lo sviluppo futuro ci vedrà impegnati fortemente al Sud Italia e all’estero: stiamo aprendo in questi giorni la filiale inglese a Londra e a brevissimo anche una sede negli Stati Uniti”. La fase di ulteriore crescita è stata sancita anche dalla recente costituzione di ER Holding, l’unica realtà italiana in grado di offrire l’integrazione totale delle diverse componenti della green economy, grazie alle società operative specializzate nelle singole attività e coordinate dalla holding. “Lo sviluppo sostenibile del Paese non passa da una singola fonte di energia pulita e non può essere legato al solo fotovoltaico – commenta Andrea Cardinaletti, presidente di ER Holding –; non basta più ragionare in termini di fonti rinnovabili: per cambiare davvero modello di sviluppo e cogliere le grandi opportunità economiche e occupazionali che ne derivano bisogna collegare mobilità elettrica, edifici a zero emissioni ed efficienza energetica in un unico sistema virtuoso. Per questo è indispensabile la sinergia tra mondo imprenditoriale, istituzioni e società civile”. In occasione della presentazione, Energy Resources ha annunciato anche la sigla dell’accordo con “Mugello Circuit Spa, società che gestisce il circuito del Mugello, di proprietà della Ferrari” per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico all’autodromo toscano del Mugello. L’azienda italiana è stata scelta per portare a termine i lavori in tempi record: tutta la struttura dovrà essere completata entro il Gran Premio della Moto Gp in programma nel fine settimana del 2 / 3 luglio. Per l’impianto Energy Resources utilizzerà pannelli Pramac e inverter Power One.
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Impanto dispositivo assistenza circolatoria
Pubblicato da fidest su domenica, 13 marzo 2011
E’ stato effettuato in data 10/3/2011 il primo intervento di impianto di un dispositivo di assistenza circolatoria definitivo presso la UO di Cardiochirurgia dell’ACO S. Filippo Neri. L’intervento, eseguito dalla équipe cardiochirurgica diretta dal dr. Paolo Sordini, è stato effettuato su un paziente affetto da scompenso cardiaco intrattabile – non candidabile a trapianto cardiaco – nell’ambito di un programma alternativo al trapianto stesso, avviato presso il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari. E’ stato utilizzato il nuovo sistema di pompa assiale Jarvik 2000 messo a punto dalla Jarvik Heart ™. Tale dispositivo, approvato a livello europeo anche come destination therapy, consta di una micro-turbina che viene impiantata direttamente nel ventricolo sinistro, supportandone la funzione anche a lungo termine. Questo intervento colloca il S. Filippo nel ristretto gruppo di Ospedali italiani dello studio David (branca italiana di un più ampio studio multicentrico europeo) di valutazione a medio e lungo termine dell’applicazione clinica del dispositivo, che si propone come realistica alternativa al trapianto cardiaco. Lo scompenso cardiaco congestizio infatti sta diventando, nei paesi occidentali ad elevato standard assistenziale sanitario, una vera e propria emergenza sanitaria con caratteristiche di epidemia. Vari fattori, tra i quali in primo luogo l’incremento generale dell’aspettativa di vita, hanno contribuito alla formazione di una popolazione di pazienti affetti da scompenso congestizio cronico; tale patologia di per se non solo contribuisce in modo massivo all’aumento della spesa sanitaria – per i numerosi ricoveri che determina – ma anche comporta un’altissima mortalità. Fino a tempi recenti l’unica opzione terapeutica per lo scompenso cardiaco intrattabile è stata il trapianto cardiaco; tale opzione però è gravata da una drammatica discrepanza tra la domanda e l’offerta, determinata in parte dalla scarsità di donatori ed in parte dalla crescente selettività nella compatibilità donatore/ricevente. Tale stato di cose ha prodotto un crescente investimento nel settore dell’assistenza ventricolare, sia temporanea che definitiva, nel contesto della quale si colloca il Jarvik 2000. Questo intervento è significativo del rilancio della Cardiochirurgia del San Filippo Neri e dell’intero dipartimento cardiovascolare, fiore all’occhiello dell’ Azienda che non potrà tollerare alcun provvedimento di declassamento prospettato dalla Regione Lazio, che intende privare il San Filippo del rango di DEA di II livello e di centro di riferimento per la malattie cardiovascolari all’interno del quadrante cittadino in cui insiste. Il processo di potenziamento sarà realizzato anche attraverso l’indizione dell’avviso pubblico per l’attribuzione del nuovo incarico primariale di cardiochirurgia, con lo scopo di portare al San Filippo le migliori professionalità presenti sulla scena. Per ilSegretario provinciale della UIL FPL di Roma Paolo Dominici questo intervento rappresenta un elemento di effettivo rilancio di un reparto, quello della Cardiochirurgia del San Filippo Neri, che è stato al centro negli ultimi tempi di attenzioni non certo rassicuranti da parte del governo Marrazzo prima e di quello della Polverini poi. Sono convinto, – conclude Dominici – che il prestigio che da sempre ha determinato il San Filippo Neri come punto di riferimento dell’intera area cittadina, della provincia ma anche nazionale , con il contributo di tutte le forze in campo, non ultime quelle relative all’altissima professionalità degli operatori, sia questi medici, infermieri e tecnici, continuerà e si imporrà sempre di più per la cura delle malattie cardiovascolari in particolare e non solo quelle in generale.
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Frozen Un film di Adam Green
Pubblicato da fidest su venerdì, 4 marzo 2011

Durata: 93 minuti Interpretato da Kevin Zegers, Shawn Ashmore e con Emma Bell. Una normale gita in montagna si trasforma in un incubo agghiacciante per tre snowboardisti bloccati sulla seggiovia prima della loro ultima discesa. Quando i responsabili dell’impianto sciistico spengono le luci, il panico avvolge i tre man
mano che si rendono conto di essere stati dimenticati lì, sospesi in aria senza alcuna via di fuga. Ben consci del fatto che l’impianto non riaprirà fino al weekend successivo, con i primi sintomi del congelamento e dell’ipotermia, i nostri protagonisti sono costretti a prendere iniziative disperate nel tentativo di abbandonare la montagna prima di morire congelati. Ma si rendono presto conto con terrore che non è solo il gelo che devono temere. Trovandosi a dover combattere ostacoli inaspettati, devono anche chiedersi se la loro volontà di vivere sia abbastanza potente da aiutarli a sfuggire a una delle morti più atroci possibili. Kevin Zegers (Transamerica, L’alba dei morti viventi), Shawn Ashmore (X-Men, Rovine) ed Emma Bell (Dollhouse, Supernatural) sono i protagonisti di questo thriller mozzafiato scritto e diretto da Adam Green (Hatchet) e prodotto da Peter Block (Saw I-Vi, Crank, Rambo). (frozen)
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Impianto a biomasse di Castiglion Fiorentino
Pubblicato da fidest su giovedì, 2 dicembre 2010
Confindustria, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, CGIL, CISL e UIL auspicano che siano portati rapidamente a compimento gli iter autorizzativi di importanti progetti di investimento previsti nella nostra provincia che, a causa di lentezze burocratiche, contrasti sociali, incertezze decisionali e ostacoli di varia natura, rischiano di far perdere concrete opportunità di contenimento della grave crisi economica in cui versa il territorio.
Importanti progetti di investimento e sviluppo di attività industriali legate all’ambiente ed al recupero, ai quali sono associati consistenti programmi occupazionali sia sul piano quantitativo che su quello della qualificazione professionale, sono fermi sul presupposto temuto degli effetti negativi, ancor prima che venga effettuata la prevista Valutazione di Impatto Ambientale e, in alcuni casi, anche dopo che le aziende hanno ricevuto le relative autorizzazioni a norma di legge.
L’accordo per il progetto industriale di riconversione dell’ex zuccherificio di Castiglion Fiorentino è stato stipulato tra le parti interessate e gli Enti istituzionali preposti nel lontano 2007 e ancor oggi è aperto il dibattito sulla realizzazione e sulla localizzazione degli ingenti investimenti prospettati.
Un rilevante flusso di capitali per investimenti è disponibile per essere riversato sulla realizzazione di attività produttive nella nostra provincia; queste risorse sono bloccate in attesa che si concludano i procedimenti amministrativi per la loro realizzazione.
Tutto questo avviene mentre gli effetti della crisi economica e sociale sono reali e in alcuni settori della nostra provincia rischiano di provocare un notevole impoverimento del tessuto produttivo e una forte riduzione occupazionale.
Le attività connesse al trattamento di materiali, alla loro selezione e riutilizzo, allo smaltimento dei rifiuti, agli investimenti in impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile costituiscono le nuove frontiere che possono ridare impulso allo sviluppo del territorio e alla salvaguardia dell’ambiente.
L’appello rivolto alle Autorità e agli Enti istituzionali e locali è quello di assumere in tempi certi le decisioni che competono loro in ordine alla valutazione dei progetti presentati, consentendone la realizzazione nel rispetto delle leggi vigenti.
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Pd e un nuovo partito della sinistra
Pubblicato da fidest su lunedì, 29 novembre 2010
«Il cambiamento del PD prospettato oggi da Nicola Latorre sul Corriere della Sera rappresenterebbe, in realtà, la sua fine: uno snaturamento radicale della ispirazione fondativa del progetto democratico. La costituzione di un nuovo partito della sinistra sarebbe, per noi, una prospettiva assai preoccupante. In essa non potrebbero infatti trovare spazio quanti hanno creduto, fin dai tempi dell’Ulivo, nella costruzione di una grande forza riformista e liberale di centrosinistra. Se Latorre pensa all’integrazione nel PD di soggetti che, da ultimo nel congresso SEL celebrato poche settimane fa, hanno espresso un impianto politico-culturale marcatamente differente dal nostro, si allontana anni luce dal progetto cui tutti abbiamo dato vita a partire dal 2007. Se ne allontana a maggior ragione quando tenta di legittimare questa operazione con una lettura dell’attuale passaggio politico ed economico in termini tali da mutare le idee costitutive del PD. A nostro avviso, i problemi dell’Italia sono la crescita e la produttività, che ci vedono ultimi al mondo negli ultimi dieci anni. Un Paese non si ricostruisce con le illusioni, e i cori contro Marchionne non porteranno mai il debito pubblico al 60% del Pil: senza crescita e produttività parlare di diritti, redistribuzione della ricchezza, uguaglianza diventa un esercizio retorico sterile e pericoloso. Prima di prendere in considerazione non solo la remota possibilità di dare vita a una nuova forza politica, ma anche la costituzione di un’alleanza con i soggetti richiamati da Latorre, a partire da SEL, è necessario – come ha ricordato proprio oggi Massimo D’Alema in un’intervista sul Messaggero – un confronto sui punti politici fondamentali per un programma credibile e convincente, a cominciare da quelli sui quali le forze della sinistra radicale hanno causato la caduta dei governi riformisti guidati da Romano Prodi: welfare e relazioni industriali, Europa, alleanze e missioni internazionali, infrastrutture, concorrenza. Per non parlare poi della possibilità di conciliare una simile visione con la prospettiva di dialogare prioritariamente con le forze del centro, a partire dall’UDC. In questo momento è necessario tenere dritta la barra del progetto riformista e innovatore del Partito democratico, per costruire attorno alle nostre idee alleanze ampie ma al contempo dotate di una proposta chiara e coerente. Il ritorno alle vecchie e stantie categorie del passato significherebbe sancire la sconfitta dell’idea originaria del Partito Democratico. Noi, di certo, non ci consegneremo mai a chi, anziché occuparsi dei problemi del Paese, passa il suo tempo quotidianamente solo a progettare un’OPA ostile sul PD». Così Marco Meloni, componente della segreteria nazionale del PD, sul sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.
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“Genetica della Riproduzione Umana”
Pubblicato da fidest su domenica, 28 novembre 2010
E’ il tema al centro dell’incontro che si è tenuto all’Università di Torino, presso il Dipartimento di Scienze Ginecologiche e Ostetriche. Responsabile scientifico dell’evento è il Professor Alberto Revelli, Responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione presso il Dipartimento di Discipline Ginecologiche ed Ostetriche dell’Università di Torino; Presidente Onorario il Professor Marco Massobrio, Direttore del dipartimento di Discipline Ginecologiche e Ostetriche della Prima Clinica di Ostetricia e Ginecologia presso l’AO S’Anna di Torino.
Fra le tematiche più interessanti che sono state affrontate è la regolazione epigenetica degli embrioni in vitro è sicuramente una delle più affascinanti. L’epigenetica aiuta a spiegare attraverso quali modalità alcuni geni modificati, cosiddetti imprinted, vengono espressi diversamente se trasmessi dal padre o, al contrario, se trasmessi dalla madre. Questi fenomeni di mutazioni, dovuti a particolari processi biochimici, possono determinare alcune patologie che si manifestano solo nei maschi o solo nelle femmine, a seconda del gene imprinted.
Le patologie osservate nei nati con tecniche di fecondazione in vitro possono essere rappresentate sia da sindromi rare che da disfunzioni e malattie frequenti come diabete, Alzheimer e autismo.
Nell’uomo tutto questo rientra nell’ipotesi di Barker, secondo cui insulti ambientali durante la gravidanza possono determinare, nel tempo, patologie croniche nell’adulto, come ipertensione, diabete, ictus e patologie cardiovascolari. Riportando questa teoria ad epoche ancora più precoci di sviluppo dell’individuo, si può sostenere che le tecniche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) costituiscano una prima fonte di stress per il “sistema”. Quindi, prima ancora dell’impianto, la coltura in vitro potrebbe alterare lo sviluppo e determinare effetti a lungo termine nella prole.
Durante il convegno si è discusso dei pro e dei contro dello screening genetico degli embrioni umani prodotti in vitro. Univoci, oramai, i pareri sull’efficacia della PGD nel caso di patologie genetiche note; ancora aperto, invece, il dibattito sull’utilità di uno screening genetico pre-impianto.
Storicamente il PGS è stato utilizzato nell’ambito della PMA per le donne in età fertile avanzata, nei casi di fallimenti ripetuti dopo transfer di embrioni di buona qualità, nell’abortività ripetuta e nel caso di gravi patologie seminali. I primi studi, di dimensioni limitate, avevano confermato l’efficacia della tecnica; recentemente, invece, l’avvio di studi prospettici randomizzati e di sufficiente numerosità hanno fortemente messo in discussione la validità di tale metodica. In sintesi questo tipo di analisi ha mostrato alcune criticità e allo stato attuale lo screening pre-impianto non viene consigliato nella pratica routinaria, anche se nuove tecnologie stanno aprendo scenari più promettenti. In particolare, la tradizionale ibridizzazione in situ (FISH) potrebbe essere sostituita con tecniche che permettano l’analisi contemporanea dell’intero patrimonio cromosomico (comparative genomic hybridization).
Altra tematica innovativa che è stata affrontata nel corso dell’incontro è la genetica dell’ovocita umano e l’impiego dei globuli polari nell’analisi clinica. Nell’ovocita, durante il processo di meiosi, il materiale genetico (cromosomi) si divide in modo perfettamente uguale, mentre il restante materiale cellulare (massa citoplasmatica) si divide in modo asimmetrico. Ne derivano un ovocita di grande dimensioni ed una cellula molto piccola chiamata globulo polare.
Il primo globulo polare (PB1) viene espulso dall’ovocita al momento dell’ovulazione. Il secondo globulo polare (PB2), invece, non viene espulso fino al momento della fecondazione. La rimozione del primo globulo polare può pertanto essere utile per fornire una fonte di studio dell’ovocita e dell’embrione senza interferire con lo sviluppo dell’embrione. Per il meccanismo che caratterizza la maturazione nucleare della cellula uovo, l’analisi dei globuli polari consente di ottenere informazioni sulla condizione cromosomica dell’ovocita stesso e, poiché la maggior parte delle anomalie cromosomiche è di origine materna, lo studio dei cromosomi nei globuli polari rappresenta un valido strumento per identificare gli ovociti potenzialmente euploidi, quindi dotati delle migliori capacità di sviluppo. Questa diagnosi rappresenta una svolta nel campo della delicata questione della diagnosi pre-impianto dell’embrione.
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“Mala elettricita” italiana
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 novembre 2010
La centrale Enel Gualdo Cattaneo di Bastardo (Umbria), rea di assolvere onorevolmente al suo compito – quello di fornire energia elettrica agli Italiani – rischia la chiusura produttiva che, oltre a impoverire il sistema di energia preziosissima (perché prodotta a costi competitivi grazie al carbone), priverà del posto di lavoro quasi duecento Lavoratori. Gli esiti della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sembrano scontati: i nuovi limiti che si vorrebbero imporre all’impianto potrebbero essere irraggiungibili. Con buona pace del sistema elettrico del centro Italia, dei Consumatori e dei Lavoratori! La “Gualdo Cattaneo” è solo l’ultima delle Centrali elettriche italiane finite nel mirino della solita ipocrisia ambientalista nostrana. Un copione ormai standardizzato, quello che va in scena in Umbria: movimenti di opinione, pregiudizialmente contrari a qualsiasi insediamento produttivo, avviano una campagna di pressione politica, sui media e tra le ignare Comunità locali che, inevitabilmente, condiziona gli iter autorizzativi. La vicenda dell’impianto Enel di Bastardo è, nel panorama delle inefficienze del sistema elettrico italiano, uno dei tanti esempi di assenza di programmazione, in un Paese che paga l’energia elettrica il 30% in più del resto d’Europa, importa il 15% di energia prodotta dal nucleare francese, ha il parco di generazione più efficiente d’Europa e continua a illudersi che eolico e fotovoltaico (tra l’atro altrettanto difficili da autorizzare e realizzare) sia la soluzione dei problemi energetici italiani.
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Impianto valvolare cardiaco
Pubblicato da fidest su martedì, 19 ottobre 2010
TAVI, questo il nome dell’innovativa tecnica con la quale è oggi possibile intervenire, senza aprire il torace, per sostituire una valvola cardiaca: per il momento quella aortica, da cui il nome Transcatheter Aortic Valve Implantation o impianto di valvola aortica transcatetere. Il primo impianto di una valvola cardiaca fu effettuato il 21 settembre 1960 dal cardiochirurgo americano Albert Starr, che insieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards aveva messo a punto la prima valvola sostitutiva meccanica. Assomigliava a una gabbietta per tappo da champagne. Da allora molta strada è stata compiuta. Esattamente 50 anni dopo, il 22 settembre 2010, il prestigioso New England Journal of Medicine ha ospitato l’articolo “Transcatheter Aortic Valve Implantation for Aortic Stenosis in Patients Who Cannot Undergo Surgery”, che riporta i risultati dello studio PARTNER che confronta la tecnica TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento chirurgico a cuore aperto. I dati di riduzione della mortalità per tutte le cause mostrati dallo studio accreditano definitivamente “l’impianto trans catetere con valvola espandibile con pallone come il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”. Secondo lo studio PARTNER, dopo 12 mesi la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente è stata del 50,7%, mentre con la TAVI è stata del 30,7%, 20 punti percentuali in meno, pari a una riduzione della mortalità del 39,4%.
I vantaggi della tecnica TAVI sono ben evidenti: “E’ possibile programmare l’intervento in modo che il paziente sia ricoverato il martedì, venga sottoposto a TAVI il mercoledì, torni a casa sabato e il lunedì successivo sia pronto per tornare alle sue normali attività. In pratica in una settimana si risolve tutto”, interviene Antonio Colombo, Direttore Dipartimento cardiologia interventistica ed emodinamica H. San Raffaele di Milano e Direttore Laboratorio emodinamica Centro Cuore Columbus, Milano. Se i vantaggi per il paziente sono evidenti, quale è l’impatto di una simile innovazione sul sistema sanitario? Lo abbiamo chiesto a Rosanna Tarricone, Responsabile area valutazioni economiche sui programmi sanitari dell’Università Bocconi di Milano. “Una tale tecnologia – ci dice – porta anche benefici economici all’interno del sistema: basti pensare alla riduzione del numero di giornate di degenza, da almeno 15 giorni a meno di 7, alla riduzione del tempo passato in terapia intensiva (da 3 a 1 giornata), o alla possibilità di evitare il ricorso a cure riabilitative. Come dice il dr. Guagliumi, i nostri medici sono già all’avanguardia in questo settore; se anche la programmazione li aiutasse, il nostro sistema sanitario raggiungerebbe un’altra vera eccellenza”, conclude Tarricone.
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Ungheria: impianto alluminio
Pubblicato da fidest su sabato, 16 ottobre 2010
Greenpeace ritiene un atto irresponsabile la riapertura dell’impianto di alluminio della Mal ad Ajka, nell’Ovest dell’Ungheria. L’associazione ambientalista chiede al governo ungherese di non riattivare gli stabilimenti fino a quando una Commissione internazionale di esperti indipendenti non ne abbia verificato la sicurezza. Solo dieci giorni fa, tonnellate di fanghi tossici si riversavano nell’ambiente, contaminando 40 chilometri quadrati e togliendo all’agricoltura ben 4.000 ettari di terreno. La marea rossa che ha sparso cinquanta tonnellate di arsenico, oltre a mercurio e cromo ad alti livelli, ha causato la morte di 9 persone e il ferimento di centinaia di altre, oltre a un danno irreparabile all’ecosistema del fiume Marcal, decretato “fiume morto”. Questi i primi bilanci ambientali e sanitari, ma non è finita. Mentre Greenpeace continua a tenere alta l’attenzione sul sito del disastro in Ungheria, si affaccia un nuovo potenziale allarme ma questa volta in casa nostra. A 200/300 metri dalla costa sud occidentale della Sardegna, esiste dal 1975 un deposito di fanghi rossi pericolosi di proprietà dell’Euroallumina, società italiana acquistata nel 2008 dalla russa Rusal (leader mondiale nella produzione di alluminio), la cui manutenzione sembra lasciare a desiderare. A parte la costruzione di mura perimetrali della mega vasca di contenimento, che oggi raccoglie ben 20 milioni di metri cubi di fanghi, il sito non sembra sia stato oggetto di grandi migliorie. Negli anni scorsi si sono registrati degli sversamenti dei fanghi anche nelle falde acquifere che hanno fatto mettere sotto sequestro l’impianto, oramai chiuso dal 2009. Nel tempo, infatti, il livello dei fanghi nella vasca è sceso di circa 11 metri (da 36 a 25 metri) e ciò lascia supporre perdite consistenti nell’ambiente.
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