Fa tappa oggi a Milano, presso lo StarHotels Echo di Viale Andrea Doria 4, il corso di formazione itinerante sull’HTA nel dolore episodico intenso. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore che colpiscono i pazienti affetti da patologie oncologiche, appunto il Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso. Il programma di HTA, che si avvale del sostegno incondizionato di Grünenthal Italia, ha il preciso obiettivo di condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie come patrimonio dei servizi sanitari. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
“L’Health Tecnology Assessment – spiega il professor Amerigo Cicchetti, dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli – è un approccio multidimensionale alla valutazione delle tecnologie sanitarie. Si basa su un metodo scientifico di analisi delle terapie, finalizzato al supporto delle decisioni da prendere nel contesto sanitario, e quindi a beneficio dei policy makers, sia a livello nazionale e regionale che a livello aziendale. Di qui la composizione dell’uditorio che sarà presente in aula: i pubblici decisori dei diversi livelli, ma anche coloro che contribuiscono alla creazione delle evidenze scientifiche da condividere con i policy makers, e quindi ricercatori, analisti economici, operatori sanitari e farmacisti. Per la valutazione della nuova terapia, infatti, prendiamo in esame molti parametri, che coinvolgono gli attori più diversi del panorama sanitario: anzitutto la sicurezza della nuova tecnologia, poi l’efficacia clinica, subito dopo l’impatto economico – la cosiddetta cost-effectiveness – e infine l’impatto organizzativo, sociale, etico e legale. Per quanto concerne l’HTA nella gestione del Breakthrough cancer Pain, ovvero il dolore severo che compare nei pazienti oncologici benché già in cura per il tamponamento del dolore di base, mi pare che abbia particolare rilievo il profilo valutativo che afferisce alla sfera etica. Le implicazioni equitative dell’introduzione di una terapia contro il dolore episodico intenso, infatti, coinvolgono aspetti di giustizia sociale che non possono rimanere sullo sfondo delle nostre valutazioni politico-economiche: per un paziente oncologico che soffra di dolore episodico severo, veder correttamente trattato questo sintomo significa avere accesso ad una qualità di vita di livello superiore, e ciò è tanto più apprezzabile quando si tratti, come purtroppo accade spesso, di un’esistenza cronologicamente limitata proprio dalla patologia che al dolore dà luogo. Emerge così che le valutazioni etiche, nel caso dell’HTA nel dolore episodico intenso, sono forse il profilo valutativo più importante tra quelli presi in considerazione”. Il professor Cicchetti conclude presentando il panel dei relatori della giornata di formazione milanese sull’HTA nel dolore episodico intenso: “Tra i relatori che prenderanno oggi la parola, avremo i rappresentanti della SIFO, della Società Italiana di Farmacologia, della SICP, del Ministero della Salute, nella persona del dottor Marco Spizzichino, e il dottor Marco Marchetti per la SIHTA”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma della scorsa settimana e la giornata milanese di oggi, saranno Padova 21 maggio, Ancona 5 giugno, Messina 11 giugno e Firenze 18 giugno. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari 13 settembre e Novara (data in corso di definizione). Le 8 città toccate dall’iniziativa sono state scelte cecando di includere, in base alla posizione geografica, il maggior numero di stakeholder.
L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosidetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.
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Dolore episodico intenso
Pubblicato da fidest su domenica, 20 maggio 2012
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Prevenzione cardiovascolare
Pubblicato da fidest su sabato, 3 dicembre 2011
Roma. “Le malattie cardiovascolari costituiscono la più importante causa di morte nel mondo e la loro elevata, crescente prevalenza incide, anche in Italia, sulla salute pubblica e sulle risorse sanitarie ed economiche. I recenti dati Istat riportano che 1 italiano su 4 è affetto da malattie cardiache, che rappresentano la principale causa di disabilità fra gli anziani. La frequenza di nuovi eventi coronarici avviene nella fascia di età 35-69 anni è di 5,7/ 1000/ anno negli uomini e di 1,7/ 1000/ anno nelle donne e la spesa per gli interventi cardiochirurgici è stimabile in circa 650 milioni di euro/anno e rappresenta da sola l’1% della spesa sanitaria. L’invecchiamento della popolazione e l’aumentata sopravvivenza dopo eventi cardiaci acuti ne giustificano l’aumento di prevalenza negli ultimi anni e l’ulteriore incremento previsto nei prossimi decenni”. Questo è l’incipit del capitolo “Malattie cardiovascolari” del Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 predisposto dal Ministero della Salute.Un quadro allarmante eppure le malattie cardiovascolari si possono prevenire. Le strategie su cui puntare si basano sul cambiamento di particolari abitudini comportamentali e in particolare su una corretta alimentazione. Le attuali indicazioni nutrizionali per prevenire le malattie cardiovascolari puntano meno sui divieti e più sulle qualità positive dei cibi.Un’alimentazione corretta ed equilibrata, sullo stile della dieta mediterranea, infatti è in grado di offrire un maggiore effetto protettivo del cuore e dei vasi sanguigni senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.
In questo ambito è nata l’agenda per la prevenzione cardiovascolare 2012 promossa dalla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC) che si pone l’obiettivo di dimostrare che la prevenzione può essere fatta quotidianamente, anche tra le mura di casa, non necessariamente in ospedale o in uno studio medico. E il primo passo è in cucina.L’iniziativa conta del supporto di Teva, azienda farmaceutica leader nella produzione di farmaci equivalenti e impegnata nel miglioramento della qualità dell’assistenza ai pazienti associato al concetto di risparmio e di rispetto dell’ambiente.
L’agenda, oltre a offrire un diario dove annotare i valori di pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, ore di attività fisica e calorie assunte, presenta 33 ricette regionali che hanno un effetto positivo sul cuore e che sono adatte a tutta la famiglia. Ogni mese vengono proposte ricette semplici e gustose da preparare con frutta e ortaggi di stagione, alleati della sostenibilità. Infatti scegliendo prodotti di stagione si riducono gli sprechi energetici necessari a produrre le primizie e l’inquinamento del trasporto di questi beni sulle lunghe distanze. In questi mesi invernali meglio portare in tavola barbabietole, broccoli, cavolfiori, finocchi, patate, ananas, arance, mandarini, cachi, kiwi, pere, noci e pompelmi. Senza dimenticare il pesce, il cui consumo settimanale può ridurre del 30% la probabilità di malattie cardiache e vascolari grazie all’apporto degli acidi grassi Omega-3 sia nelle donne sia negli uomini.
Le ricette sono state approvate dal cuoco Filippo La Mantia, dell’omonimo ristorante dell’Hotel Majestic di Roma, che ha letto con attenzione ogni piatto, riconoscendone la genuinità, la semplicità di preparazione e gli effetti positivi sulla salute. Sua una ricetta speciale, tutta salute e tutto gusto: il pesto agli agrumi. “Mangiare bene con ingredienti di qualità per me è una componente imprescindibile della nostra esistenza” dichiara La Mantia. “Avvicinarsi alla cultura alimentare sana deve rappresentare uno stile di vita per ciascuno di noi e non essere visto come un sacrificio, bensì come un piacere in grado di soddisfare corpo e mente”.Seguire un’alimentazione equilibrata significa avere uno stile di vita più salutare e ridurre l’incidenza di malattie cardiovascolari. Attraverso una dieta bilanciata si può arrivare a una consapevolezza alimentare indispensabile per una vita in salute. “Siamo convinti che la prevenzione cardiovascolare possa e debba essere un percorso ricco di stimoli per poter privilegiare la salute a tavola, coniugando il rispetto delle regole di una sana alimentazione al gusto, alle tradizioni regionali e alla convivialità del pasto” conclude Laura Ebbli, dietista S.C. Direzione Medica, Ospedale San Paolo di Savona. “L’agenda SIPREC è l’esempio pratico di come tutto ciò sia realmente e piacevolmente realizzabile”.
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Farmacista: è affare di famiglia?
Pubblicato da fidest su mercoledì, 6 luglio 2011
Gran cosa la famiglia, soprattutto se si vuole fare il farmacista, il medico o l’avvocato. Lo conferma una ricerca sulle professioni regolamentate condotta dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti e presentata in un workshop ospitato dall’Università Bocconi di Milano: tra i farmacisti il numero dei figli o dei nipoti che fanno lo stesso lavoro del papà o del nonno risulta superiore di 3,5 volte alla media che si riscontra nella più ampia e indistinta platea dei liberi professionisti; esattamente la stessa incidenza che si registra tra gli avvocati e mezzo punto sotto i medici, dove la “trasmissione” del camice è addirittura 4 volte superiore alla media. Lo si può chiamare “familismo” e per gli autori dello studio, che ha misurato l’incidenza delle “dinastie professionali” in undici professioni regolamentate (tra le quali anche notai, giornalisti e commercialisti), rappresenta un gigantesco punto interrogativo rispetto all’efficienza e alla qualità dei servizi che quelle stesse professioni erogano. Il “familismo”, infatti, potrebbe avere effetti virtuosi nel caso in cui «i figli di bravi professionisti ricevono dai genitori formazione e consigli utili a diventare anch’essi bravi professionisti». Rischia invece di diventare nepotismo quando la tradizione familiare si fa soltanto scorciatoia per l’ingresso nella professione, in barba alla meritocrazia e alle finalità stesse degli Ordini, che difendono l’accesso selezionato per garantire standard qualitativi elevati. Dallo studio arrivano stime che sembrano confermare entrambe le ipotesi. Nel caso dei medici, per esempio, il “familismo” pare avere effetti virtuosi, perché dove il fenomeno è più diffuso (Sud Italia e Nord est) si registrano dati sociosanitari migliori. Valutazioni apparentemente opposte per commercialisti e consulenti del lavoro, perché nelle regioni con più forte familismo si associano tassi più elevati di evasione fiscale e liti sul lavoro. Al di là di dati empirici che gli stessi autori prendono con le dovute cautele, lo studio serve ad avviare una seria riflessione sull’istituto ordinistico. «Come indicato anche dal Garante della Concorrenza» ricordano i ricercatori «esistono al momento numerose norme che poco hanno a che vedere con la necessità di garantire un elevato livello di qualità dei servizi offerti nelle libere professioni». In particolare, gli autori invitano gli ordini ridurre il più possibile qualsiasi conflitto di interesse nell’esame di ingresso, « evitando che sia preparato e/o corretto dagli iscritti all’albo che saranno a breve concorrenti diretti dei neo-iscritti». Inoltre, gli albi dovrebbero distinguere il ruolo di garanti della qualità dei servizi offerti dai propri iscritti da quello di organi di rappresentanza della categoria, «magari creando due strutture separate che svolgano in totale autonomia queste due diverse funzioni». (fonte farmacista33)
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Pensionati: area povertà
Pubblicato da fidest su giovedì, 23 giugno 2011
Dall’ultima indagine svolta dall’Istat sui trattamenti pensionistici e beneficiari del 2009, è emerso che il 46.5%, ovvero quasi la metà dei cittadini italiani in quiescenza ha un reddito da pensione al di sotto dei mille euro al mese. Sempre nel 2009 si è verificata un’incidenza record per la spesa pensionistica sul Pil, in quanto vi ha pesato del 16,68%, rispetto al 15,38% del 2008, a causa della crisi economica. Aniello D’Angelo, vice responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, ha così commentato: “Ciò che preoccupa maggiormente è il dato del 14,7% dei pensionati che vivono con meno di cinquecento euro mensili. Si pensi a quanti non possiedono una casa di proprietà e quindi alle enormi difficoltà per andare avanti. E’ la carenza delle politiche sociali – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – che permette un’ulteriore impoverimento delle classi sociali più deboli, mentre la popolazione invecchia sempre più e si impoverisce rasentando lo stato di miseria più puro. Oramai la politica del sorriso è fallita e la cruda realtà dice altro”
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“Vota SI’ per fermare il nucleare”
Pubblicato da fidest su domenica, 22 maggio 2011
Roma 23 maggio, in occasione dell’incontro con la stampa organizzata dal Comitato referendario “Vota SI’ per fermare il nucleare” ore 15.30 in piazza Montecitorio, il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) e l’avvocato Gianluigi Pellegrino renderanno noti i contenuti integrali del parere pro-veritate richiesto dall’associazione in ordine alla incidenza che il noto testo di legge approvato dal Senato e all’esame della Camera lunedì prossimo, possa avere sull’espletamento della consultazione prevista per il prossimo 12 e 13 giugno. L’avv. Pellegrino ha evidenziato che “i commi 1 e 8 della stessa norma voluta dal Governo, esplicitamente consentono che la realizzazione di centrali nucleari possa avvenire per semplice volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui è assegnata l’approvazione del piano energetico. Inoltre, lo studio che dovrebbe precedere il piano è limitato al tentativo di apprestare dispositivi di sicurezza che abbassino il rischio di incidenti, e quindi non esclude in nessun modo anzi conferma la scelta di fondo di procedere alla realizzazione delle centrali nucleari. Pertanto – conclude Pellegrino – la finalità del referendum non solo non è superata, ma è rafforzata dal fatto che la legge nuova rende persino più semplice realizzare le centrali senza necessità di nuovi passaggi legislativi. Con la conseguenza che ritenere superato il referendum sarebbe costituzionalmente errato e odioso in quanto i cittadini verrebbero a trovarsi con le centrali costruite senza aver potuto pronunciarsi sulle norme che lo consentono”. Anche se passa la legge quindi MDC chiederà alla Cassazione la conferma del referendum. “Si tratta – spiega Pellegrino nel proprio parere – esattamente del caso previsto dalla sentenza n. 68 del 1978 della Corte costituzionale, che ha assegnato alla Cassazione il potere di confermare la consultazione quando alle norme oggetto del quesito se ne sostituiscono altre che lasciano ferme le ragioni del referendum. E nel caso tali norme sono espressamente quelle contenute nei commi 1 e 8 del testo voluto dal Governo”.
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Curare la fibrillazione atriale
Pubblicato da fidest su giovedì, 7 aprile 2011
Questa campagna è mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Fibrillazione Atriale e sul suo legame con l’ictus cerebrale, dando direttamente alle persone la possibilità di decidere quali progetti, selezionati da una commissione europea, riceveranno una parte del milione di euro stanziato come finanziamento. Ciascun progetto ha come obiettivo quello di realizzare iniziative per prevenire l’ictus cerebrale conseguente alla Fibrillazione Atriale. Le persone decideranno quali fra i 32 progetti, prescelti dalla commissione europea, riceveranno un premio di €10.000, €50.000 o €100.000. Il progetto della Stroke Unit del Neuromed è stato selezionato per la categoria di 50 mila euro. Il titolo del progetto è: Curare la fibrillazione atriale per prevenire l’ictus
cerebrale.Il nostro progetto – dichiara il dr. Rodolfo Grella del Neuromed – prevede la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione rivolta alla popolazione, al personale medico e paramedico attraverso la divulgazione di informazioni con materiale cartaceo e campagna pubblicitaria mediante i mass-media, realizzazione di Giornate dove medici esperti incontreranno il pubblico per screening di massa ed opportuni consigli pratici. L’incidenza della Fibrillazione Atriale aumenta con l’età – aggiunge il Responsabile della Stroke Unit Prof. Carmine Vecchione, dopo i 55 anni, in ogni decade successiva di vita, la sua incidenza raddoppia. I dati epidemiologici evidenziano che oltre il 50% degli Ictus cerebrale sono associati alla Fibrillazione Atriale e che colpisce prevalentemente pazienti in età superiore ai 75 anni. La nostra campagna di sensibilizzazione e di prevenzione prevede: -un’ampia produzione e distribuzione di locandine/brochure dal Titolo: “Curare la Fibrillazione Atriale per prevenire l’Ictus cerebrale” al fine di fornire, in particolare alla popolazione, alle associazioni di volontariato, alla Croce Rossa Italiana ed ai medici di famiglia della Regione Molise, Campania, Lazio e Abruzzo, informazioni semplici ed utili. In particolare, sono previste sei giornate aperte al pubblico gratuitamente ed organizzate presso la Regione Molise- Campania- Lazio- Abruzzo, che rappresentano punti di convergenza cruciali al nostro Istituto. Nel corso delle suddette Giornate, gruppi di medici esperti con un corpo infermieristico specializzato, offriranno la loro professionalità e conoscenza a chiunque sia interessato a tali problematiche. Inoltre, le persone verranno sottoposte a questionari di autovalutazione per il rischio relativo e assoluto della Fibrillazione Atriale ed Ictus cerebrale ed in base al grado di rischio (basso, medio, alto) verranno indirizzate verso ulteriori approfondimenti diagnostici ed adeguati trattamenti terapeutici. Infine sarà possibile effettuare alcuni esami strumentali, misurazione dei valori glicemici e pressori. Non solo, gli esperti presenti illustreranno, anche, come rilevare la pressione arteriosa e come ascoltare il polso al fine di permettere alle persone non competenti di riconoscere un battito non ritmico e suggerire, in tali circostanze, cosa sia necessario fare. Ricordiamo che, molto spesso, basta veramente poco per salvare il cervello dall’Ictus Cerebrale. (logo)
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Il carcinoma orale si può battere
Pubblicato da fidest su lunedì, 17 gennaio 2011
Con quasi trecentomila nuovi casi all’anno, il carcinoma del cavo orale è, per incidenza, tra tutti i tumori maligni, all’ottavo posto negli uomini e all’undicesimo nelle donne. Se diagnosticato in fase precoce, la sopravvivenza a 5 anni è del 90%, ma se, come avviene nella maggior parte dei casi, viene rilevato negli stadi finali, scende sotto il 20%. Per portare avanti un’efficace – ed economica – opera di prevenzione, gli Odontoiatri italiani sono scesi in campo contro questa patologia, e hanno varato il Progetto di prevenzione Primaria e secondaria del Carcinoma Orale. I primi risultati del Progetto saranno presentati nel corso dell’Assemblea nazionale dei Presidenti della Commissione Albo Odontoiatri (CAO), che si terrà venerdì 26 e sabato 27 settembre all’Hotel Russot di Giardini Naxos (Messina). “Con questa iniziativa, gli odontoiatri italiani vogliono riconfermare la loro alleanza terapeutica con i pazienti, e aiutarli a riconoscere tempestivamente e a prevenire il carcinoma del cavo orale” afferma il presidente CAO nazionale, Giuseppe Renzo, ospite dell’Assise in quanto anche presidente provinciale. “Nonostante sia facilmente prevenibile, infatti, questo tipo di tumore, se non diagnosticato in tempo, è difficilmente curabile”. Il carcinoma del cavo orale colpisce soprattutto gli uomini tra i 50 e i 70 anni, ma la sua incidenza è in aumento nei giovani e nelle donne. Fumo, alcool e agenti infettivi sono tra i principali fattori di rischio. L’alleanza terapeutica tra Odontoiatri e Pazienti sarà il fil rouge dell’Assemblea, dove si discuterà anche del nuovo Nomenclatore delle prestazioni odontoiatriche, dei criteri per aprire uno studio e dei rapporti con le altre Professioni Sanitarie. In concomitanza con l’Assemblea, dal 25 al 27 settembre, si svolgerà il VII Convegno Nazionale di Aggiornamento Professionale in Odontoiatria, “Tecnologie del Futuro: innovazione e qualità a tutela della salute orale”.
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Economia sommersa in Calabria e altrove
Pubblicato da fidest su martedì, 7 settembre 2010
In un incontro con una numerosa rappresentanza di imprenditori presso Confartigianato Crotone, Salvatore Lucà, ha presentato il documento redatto dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sull’economia sommersa in Italia e con un approfondimento particolare sulla Calabria. Quasi 640.000 operatori “irregolari” invadono il nostro Paese, micidiali concorrenti sleali dei nostri piccoli imprenditori, con un’incidenza sul Pil nazionale del 16,8% nel 2008. Una situazione devastante considerato il particolare momento di crisi che le PMI sono chiamate ad affrontare.
Nella mappa disegnata dall’Ufficio studi della nostra Confederazione, Salvatore Lucà ha sottolineato che il fenomeno degli abusivi è forte nel Meridione con un’incidenza sul Pil di quasi il 20%. Questo brutto fenomeno, tanto per essere in linea con tutti gli altri fattori negativi, dilaga in Calabria e come al solito la provincia di Crotone detiene il primato negativo tra le altre consorelle calabresi.(1 lavoratore abusivo su 4). Il rapporto di Confartigianato rileva infatti che la provincia italiana con più attività sommerse è Crotone seguita da Vibo Valentia, Cosenza, Enna, Brindisi, Caltanissetta, Reggio Calabria, Trapani, Nuoro e Catanzaro. Tra le regioni la Calabria ,in linea con Crotone, è altrettanto prima tra quelle meno virtuose seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Molise. “Purtroppo, ha ribadito Lucà, dobbiamo rilevare ancora una volta un triste primato negativo con un’ulteriore maglia nera conquistata dalla nostra Regione e dalla provincia di Crotone che la dice tutta sulla situazione gravissima che stiamo affrontando. E’ risaputo come le attività abusive minacciano non solo gli artigiani e le nostre piccole imprese ma producono danni ingentissimi alle casse dello Stato. Infatti tra il 2008 e il 2009, dalle rilevazioni effettuate, si registra un aumento dell’iva non versata di circa il 25%. A livello settoriale l’incidenza degli abusivi, nell’ambito nazionale, è alta nei servizi (9,9%), rispetto alle costruzioni (7,7%) e al manifatturiero (3,7%). “A margine dell’incontro, sia Lucà che il Presidente D’Ippolito, hanno informato i presenti che “Confartigianato, preso atto di quest’altro fattore negativo, dedicherà un’attenzione ancora più particolare allo sportello “ANTICRISI” che verrà presentato ufficialmente nelle prossime settimane, una volta completato il quadro di tutte le agevolazioni e servizi messi a disposizione del lavoratori autonomi regolari.”
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Sicurezza stradale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 11 agosto 2010
<<I dati diffusi ieri indicano una diminuzione delle morti per pirateria stradale ma dall’altro lato bisogna sottolineare come vi sia un aumento della criminalità stradale. Qui non stiamo parlando di norme o di sanzioni ma della necessità di una cultura alla legalità che deve essere diffusa anche sulla strada>>. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo la campagna nazionale per la sicurezza stradale promossa da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani in merito ai dati diffusi oggi sulla pirateria. << L’incidentalità stradale - spiega Lentino - è e resta una delle cause maggiori di morte. Per contrastare questo fenomeno non è sufficiente inasprire le sanzioni o avere un atteggiamento repressivo, ma è indispensabile lavorare per cambiare la cultura e questo è possibile solo investendo in formazione ed iniziando a lavorare sull’educazione stradale sin dai primi anni dell’istruzione obbligatoria>>. << Siamo dispiaciuti – conclude il portavoce di BastaUnAttimo – che nell’approvazione del nuovo codice stradale non siano state previste azioni di educazione. La pirateria sulla strada è un rischio che non possiamo lasciare al proprio destino perché ci troveremo veramente in un Far West>>.
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“Stalking, l’incidenza nei municipi di Roma”
Pubblicato da fidest su martedì, 15 giugno 2010
Roma 16 giugno, ore 12, presso il comando della polizia municipale di, via della consolazione 4, sala Cola di Rienzo conferenza stampa presentazione seminario: “Stalking, l’incidenza nei municipi di Roma” All’incontro prenderanno parte anche rappresentanti delle Forze dell’Ordine e delle istituzioni locali e nazionali. Dalle ore 15 alle 18 è previsto un seminario di approfondimento sui dati rilevati nel corso dell’indagine. “Aumenteremo i controlli e il monitoraggio per prevenire e reprimere l’assalto di coloro che si macchiano di azioni di stalking. Le norme ci sono e devono essere rispettate. Quasi il 60% delle vittime che decidono di non denunciare rinuncia perché teme di non essere creduto o di non poter essere tutelato. Invece bisogna reagire, rivolgersi alle istituzioni che hanno precisi compiti da svolgere”. Lo dichiara in una nota il presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Roma Fabrizio Santori, che interverrà mercoledì 16 giugno al seminario “Stalking, l’incidenza nei municipi di Roma”, che verrà presentato presso la sala Cola di Rienzo del Comando della Polizia Municipale in Via della Consolazione 4, alle ore 12,00. In tale occasione saranno presentati gli interessanti dati emersi da uno studio promosso dall’Aipc (Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia) e dall’Ons (Osservatorio nazionale Stalking). L’Aipc si batte da anni per fronteggiare le complesse e vaste urgenze connesse alla violenza e al disagio in forte collaborazione con l’ Ons, che si occupa di promuovere corsi e seminari per operatori socio sanitari e della sicurezza monitorando il fenomeno dello stalking in tutti i contesti e offrendo supporto alle vittime, ai loro familiari e ai presunti autori delle molestie. “Da un campione formato di donne e di uomini che vivono in dieci Municipi romani è emerso, tra l’altro, che la maggior parte delle molestie da parte degli stalkers, pari all’88,4% dei casi, avviene attraverso l’uso del telefono. Approfondire e dibattere questi temi, affrontandoli nella loro complessità, è un momento fondamentale nel cammino che deve portarci a sconfiggere lo stalking”, conclude Santori. A Roma, come in altre sei città d’Italia, è attivo uno sportello antistalking a cura di Aipc e Ons, che risponde al numero telefonico: 06 44246573
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Tromboembolismo venoso
Pubblicato da fidest su venerdì, 14 maggio 2010
Roma 14 maggio alle ore 15 a Roma presso l’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina uno studio finalizzato alla definizione di protocolli condivisi per la prevenzione del rischio di tromboembolismo venoso. La trombosi venosa profonda degli arti inferiori e l’embolia polmonare, per la loro frequenza e per il possibile esito infausto, sono condizioni che coinvolgono costantemente i Dipartimenti di Medicina Interna e d’Urgenza, ma spesso non sono tempestivamente sospettate per cui oltre alla sottostima della loro reale incidenza si viene a determinare una diagnosi tardiva, con conseguenze negative sulla morbilità e sulla mortalità. Mentre esistono delle chiare e definite linee guida nella prevenzione del rischio TEV nel paziente chirurgico ed ortopedico, nel caso del paziente medico, le linee guida non sono univoche e spesso la prevenzione è legata alla percezione del singolo medico piuttosto che alla adesione ad un determinato protocollo. Il Dipartimento delle Discipline Mediche dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina, diretto dal prof. Filippo Alegiani, è il Centro coordinatore dello “studio osservazionale sulla percezione del rischio di tromboembolismo venoso (TEV) nei Reparti di Medicina Interna e d’Urgenza della Regione Lazio”. Lo studio è stato proposto dall’AMEC, Associazione (Scientifica) per la terapia delle Malattie Metaboliche e Cardiovascolari che opera nel territorio nazionale, di cui il dott. Giovanni Maria Vincentelli, responsabile dell’Unità Operativa di Breve Osservazione dell’Ospedale, è coordinatore per il Lazio.
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Rischio di demenza nelle coppie anziane
Pubblicato da fidest su venerdì, 14 maggio 2010
(Centro Maderna) La presenza di un coniuge che sviluppa una demenza aumenta nelle coppie anziane il rischio che anche l’altro coniuge incorra nella malattia, e questo rischio è notevolmente più elevato per gli uomini che per le donne. A rilevarlo è stata una ricerca condotta presso l’Università di Stato dello Utah e pubblicata su Journal of the American Geriatrics Society. Nel corso dello studio sono state monitorate per 12 anni 1221 coppie sposate di età superiore ai 65 anni, che all’inizio della ricerca non soffrivano di demenza. Nel corso del tempo sono stati diagnosticati 125 casi di demenza fra i mariti, 70 fra le mogli e 30 per entrambi i coniugi. Dall’analisi dei risultati, i ricercatori hanno constatato che l’incidenza della demenza era effettivamente associata anche all’avere il coniuge affetto dalla malattia. I partecipanti alla ricerca il cui coniuge aveva già sviluppato una demenza avevano anch’essi un rischio sei volte maggiore di incorrervi. Il rischio si è rivelato molto più elevato per gli uomini che per le donne. (Le Scienze, edizione italiana di Scientific American)
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Bimbi obesi a rischio traumi alle gambe
Pubblicato da fidest su venerdì, 5 marzo 2010
Lesioni alle estremità inferiori piuttosto che a quelle superiori. Questi i principali danni a cui risultano esposti i ragazzi obesi. A chiarirlo è uno studio pubblicato su Pediatrics che ha messo a confronto le lesioni traumatiche che più frequentemente si registrano in adolescenti obesi rispetto a coetanei normopeso, dopo accessi d’urgenza in strutture pediatriche. L’indagine ha riguardato oltre 23mila ragazzi americani (età media pari a 8,2 anni) che avevano subito traumi tra gennaio 2005 e marzo 2008 e di cui il 16,5% era obeso. In breve, rispetto ai bambini con peso nella norma, negli obesi è stata registrata la stessa percentuale di lesioni a carico della parte superiore del corpo. Gli obesi, rispetto ai normopeso, hanno mostrato, tuttavia, una maggiore incidenza di danni alle estremità basse piuttosto che a quelle alte (odds ratio = 1,71, p < 0,001) e un numero minore di traumi al volto e alla testa (or = 0,54; p < 0,001). «Essendo riusciti a stabilire che condizioni di obesità sono associate soprattutto a problemi alle gambe, caviglie e piedi, che aumentano il rischio di morbidità in questi ragazzi, sarà opportuno individuare efficaci strategie in grado di prevenire questo tipo di lesioni traumatiche» ha sottolineato Wendy J. Pomerantz, principale autore dello studio.
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Tumore dello stomaco
Pubblicato da fidest su lunedì, 1 marzo 2010
Gli italiani consumano troppi insaccati e carne rossa alla brace: il 9% ne mangia tutti i giorni e il 56% 3 o 4 volte alla settimana. Solo il 10% assume frutta e verdura correttamente. L’obesità rappresenta anche per la popolazione italiana una “nuova patologia” di crescente incidenza. Nonostante queste cattive abitudini, il 70% non pensa di essere a rischio e solo il 42% individua nell’alimentazione scorretta e nella mancanza di attività fisica potenziali fattori nocivi. Anzi, la metà è convinta che l’inquinamento sia un fattore di rischio più importante della dieta. È quanto emerge dal primo sondaggio realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) con il sostegno di Roche su più di 600 persone intervistate nel dicembre scorso al di fuori dei centri commerciali di Roma e Milano, “con l’obiettivo – spiega il prof. Carmine Pinto, Coordinatore del Progetto AIOM e Responsabile dei Trattamenti Integrati dei Tumori del Tratto Gastro-Enterico dell’Oncologia Medica del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna – di sondare il livello di consapevolezza dei cittadini su una patologia particolarmente aggressiva che colpisce ogni anno circa 13.000 persone e che rappresenta il quarto big killer nel nostro Paese, anche se con importanti differenze di incidenza tra le diverse aree geografiche”. I risultati sono stati presentati oggi nel capoluogo lombardo alla vigilia di un convegno nazionale dedicato a questa neoplasia. “Il 79% degli intervistati ritiene che il cancro gastrico non sia guaribile – afferma il prof. Francesco Di Costanzo, direttore dell’Oncologia Medica del Policlinico Careggi di Firenze – Si stanno però registrando importanti progressi nel trattamento del tumore dello stomaco in stadio avanzato. Sono oggi disponibili farmaci mirati su bersagli cellulari come il trastuzumab, che ha dimostrato, in combinazione con la chemioterapia tradizionale, di allungare la sopravvivenza nei pazienti HER2 positivi (sigla che indica la proteina prodotta da un gene specifico), che rappresentano circa il 20% di tutti i casi di questa neoplasia. Questo anticorpo monoclonale ha ottenuto nei giorni scorsi dall’Agenzia europea del farmaco (EMEA) l’approvazione, in combinazione con la chemioterapia, proprio per il trattamento del tumore gastrico in stadio avanzato HER2 positivo sulla base dei risultati dello studio internazionale ToGA”. Già ampiamente utilizzato nel tumore della mammella, il trastuzumab è in attesa di registrazione in Italia per questa nuova indicazione. “Il trastuzumab – sottolinea il prof. Pinto – potrebbe rappresentare solo il primo dei farmaci ‘intelligenti’ che entra nell’armamentario dell’oncologo medico per il trattamento del cancro gastrico, considerando anche che i casi HER2 positivi rappresentano meno di un quarto dei tumori dello stomaco. Altri farmaci biologici sono oggi in corso di valutazione in importanti studi”. “Per identificare i pazienti che possono beneficiare di specifici trattamenti sistemici – commenta il prof. Giuseppe Viale, ordinario di Anatomia Patologica all’Università di Milano e Direttore della Divisione di Anatomia Patologica dell’IEO di Milano – è essenziale definire correttamente le caratteristiche biologiche delle cellule neoplastiche e determinare con la maggiore accuratezza possibile la positività per HER2. Ciò che l’anatomo patologo scrive nel referto diventa infatti uno dei pilastri fondamentali delle successive scelte terapeutiche”.
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Frodi creditizie
Pubblicato da fidest su lunedì, 30 novembre 2009
Secondo le rilevazioni Experian, i tentativi fraudolenti a settembre sono cresciuti del 3,6% su base trimestrale. Tra i settori più colpiti quello dei finanziamenti auto (+14,5%) e quello delle carte di credito. La frode più comune rimane il furto d’identità (68,5%). A trainare la crescita dei tentativi di frode è il settore dei finanziamenti auto, che registra una crescita del 14,5% rispetto allo scorso trimestre, anche a seguito della stabilizzazione del mercato dopo il varo del sistema di incentivi a inizio anno, con un’incidenza dei tentativi fraudolenti sul totale pari allo 0,27%. Seguono i settori delle carte di credito, dove i tentativi di frode rimangono stabili allo 0,25%, e dei mutui, sugli stessi valori ma con un calo delle richieste irregolari del 16,6%. In netta crescita, anche se con un’incidenza ancora relativamente bassa (0,09%), i tentativi di frode ai danni delle compagnie assicurative (+28,5%), mentre continuano a calare le irregolarità nei prestiti personali, con un’incidenza di 5 casi ogni 10.000. Il furto d’identità si conferma essere la tipologia più comune di frode, contando per più di due terzi (68,5%) del totale delle richieste irregolari. E lo è sempre di più, se si considera che ad inizio anno l’incidenza era “solo” del 60,4%.
Experian (Experian Plc) è leader mondiale nei servizi informativi per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, il marketing e la protezione dei dati di aziende e consumatori. E’ quotata alla Borsa di Londra (EXPN), ove concorre all’indice FTSE-100, espresso dai 100 titoli azionari più importanti. Ha sede a Dublino (Irlanda) e le principali direzioni operative sono a Costa Mesa (California, USA) , Nottingham (GB) e San Paolo (Brasile). Conta circa 15.000 addetti in 40 paesi per una clientela estesa a più di 65 paesi, con un fatturato annuo che supera i 3,9 miliardi di dollari. In Italia, opera dal 1995; ha sede a Roma, e filiali a Milano e Pontedera (PI).
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