Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 320

Posts Tagged ‘infezioni’

Multiresistenze batteriche

Posted by fidest on Thursday, 23 October 2014

psicofarmaciCubist Pharmaceuticals sta gettando le basi per una presenza diretta in Europa: anche l’Italia fa parte di questo progetto di espansione? Cubist è una azienda biofarmaceutica americana fondata più di 20 anni fa a Lexington (Massachusetts). La nostra mission è la ricerca, lo sviluppo e la commercializzazione di antibiotici nuovi e innovativi per combattere le infezioni da germi multiresistenti nel paziente acuto ospedalizzato. Cubist negli Stati Uniti è già una Azienda leader in questo settore con un fatturato di 1,1 miliardi di dollari.
Cubist fino ad ora non ha mai avuto una presenza diretta in Europa ma ha commercializzato le proprie molecole attraverso partnership con altre grandi aziende. Recentemente ha annunciato un piano di espansione internazionale per commercializzare direttamente le nuove molecole in alcuni Paesi chiave. Il fenomeno delle multi-resistenze dei comuni batteri, con incidenza particolarmente elevata in Italia, dove sfiora il 30-50%, fa aumentare il medical need. Anche per questo motivo l’Italia è uno dei primi Paesi nei quali intendiamo consolidare il nostro progetto di espansione internazionale. La forte crisi economica che attraversa il nostro Paese tende a scoraggiare gli investimenti da parte delle aziende estere: su quali elementi si basa la fiducia di Cubist per investire in Italia? Qual è la politica di investimenti e di risorse umane che la vostra azienda intende applicare?
Indubbiamente, da parte degli investitori internazionali, se c’è, da un lato, interesse ad investire in Italia, dall’altro c’è anche un certo timore per l’instabilità della situazione economica e politica. Cubist fonda la sua fiducia su un preciso medical need che in Italia è elevatissimo. Inoltre crediamo che Cubist abbia una storia importante da raccontare e che in momenti storici come questo sia di vitale importanza investire laddove gli altri non investono più. Nello specifico mi riferisco all’investimento in ricerca e sviluppo di nuovi antibiotici, settore dal quale molte Big Pharma sono uscite – si pensi che sono circa 30 anni che non viene sviluppata una nuova classe di antibiotici o una nuova molecola per i batteri Gram negativi – ed all’investimento nello specifico nel nostro Paese, anch’esso deprioritizzato da molte aziende, farmaceutiche e non, per tutte le ragioni che conosciamo. Tutti questi fatti ci sembrano sfide sufficienti per iniziare a costruire qualcosa di veramente importante in questa area negletta. La scelta strategica di entrare sul mercato italiano significa portare investimenti, creare occupazione, ricerca clinica, lavorando a stretto contatto e in collaborazione con Istituzioni ed esperti infettivologi italiani che sappiamo essere un’eccellenza a livello internazionale. Oltretutto Cubist ha investito e continua ad investire nel nostro Paese centralizzando in Italia gran parte della sua produzione: infatti, collaborando con importanti aziende manufatturiere chimico-farmaceutiche, ha portato e continua a portare in italia grossi investimenti per creare impianti ex novo o adeguare impianti esistenti. Per fare un esempio, il principio attivo del farmaco più importante di Cubist viene prodotto in Italia per tutto il mondo. L’impegno di Cubist è focalizzato su un medical need emergente, il trattamento delle infezioni batteriche gravi: un’area terapeutica da non sottovalutare, ci può spiegare perché?
Una infezione contratta in ospedale può costare la vita. Alcune settimane fa nel corso del Congresso mondiale di malattie infettive mi hanno colpito le parole di un esperto internazionale che diceva: «oggi la gente è giustamente ancora spaventata da alcune malattie infettive come l’AIDS. Ma non tutti ci rendiamo conto che oggi, grazie alle nuove terapie, l’HIV è diventata una malattia cronica con la quale si può convivere, mentre contrarre in ospedale una peritonite o una polmonite da germi multiresistenti è potenzialmente letale per la mancanza di nuovi antibiotici per combatterle».

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Infezioni ospedaliere

Posted by fidest on Wednesday, 15 October 2014

infezioni ospedaliereSi chiamano ‘riammissioni’ e sono il fenomeno per il quale un paziente torna in ospedale entro 30 giorni dal primo ricovero. Rappresentano, insieme alla mortalità, uno dei parametri di efficienza di un reparto e di un nosocomio e in Italia interessa il tra il 9% (dati ISS) e il 15% (*) dei pazienti ricoverati, mentre la necessità di tornare in ospedale o in sala operatoria dopo la chirurgia coinvolge il 4% dei pazienti. Circa 16mila casi l’anno, le cui cause sono correlate all’intervento come emorragie, infezioni locali o sistemiche, interventi massivi o a cielo aperto, tempi di degenza troppo contratti, dovuti alla necessità di ottimizzare le spese.
“L’hanno chiamata ‘Sindrome da porta girevole’ e ne sono particolarmente a rischio gli anziani” spiega il Professor Francesco Corcione, Presidente Eletto della SIC a Congresso a Roma sino al 15 ottobre “un recente studio effettuato su 2milioni e 400mila pazienti americani da Keith Kocher dell’University of Michigan School of Medicine e pubblicato su Lancet ha riscontrato come quasi un paziente anziano su 5 torni al Pronto Soccorso dopo un intervento chirurgico: il 17,3% una volta e il 4,4% più volte nei 30 giorni successivi. L’analisi è stata effettuata su pazienti con più di 65 anni sottoposti ai sei interventi chirurgici più comuni negli Usa: angioplastica, bypass coronarico, aneurisma addominale, frattura di anca, neurochirurgia per la schiena e resezioni del colon per cause oncologiche operati nell’ambito del servizio Medicare che assiste gli over65 ”. “Diminuire questi numeri è possibile” prosegue il Professor Corcione “si è visto che il tasso di complicanze dopo un intervento alla colecisti eseguito in laparoscopia e quindi con tecniche mini-invasive è sceso dal 2,28% del 2010 al 1,52% nel 2012 (dati Programma Nazionale Esiti dell’Agenas 2013 che ha valutato gli indici di outcome di 1400 ospedali pubblici e privati). La chirurgia in questo senso conferma la sua eccellenza e l’alto livello di assistenza”.
Studi internazionali come quelli di Vashi (JAMA. 2013 Jan 23;309(4):364-71) e Jencks (N Engl J Med 2009; 360:1418-1428) hanno stimato un tasso medio di riammissioni tra il 12 e 18% (1 paziente su 6) con un costo di 7500 dollari a paziente che potrebbe essere evitato in una percentuale di casi che varia tra il 20 e il 40%. Come? Migliorando la qualità delle cure e soprattutto con una più efficace gestione della dimissione del paziente, con istruzioni più chiare e un dialogo con la medicina di territorio. La gestione della dimissione dal setting ospedaliero deve quindi essere ottimizzata per facilitare la presa in carico del malato da parte dell’assistenza territoriale, che a questo punto sostituirebbe l’ospedale nell’assumere il ruolo di riferimento principale per il paziente e i suoi eventuali (ulteriori) bisogni di cura. “Un paziente chirurgico è comunque più fragile, ha modificato le proprie abitudini, è stato allettato, ha ricevuto farmaci e altri medicamenti che possono alterare le condizioni fisiche e cognitive che aprono la strada ad una nuova patologia o a un malessere che non si esaurisce con la convalescenza e che necessita di ulteriori cure”.Sono stati identificati diversi fattori su cui intervenire: check list scrupolose, tecniche chirurgiche impeccabili e standardizzate, uso di strumenti avanzati in sala operatorie per il controllo delle complicanze, selezione dei pazienti da trattenere in Terapia Intensiva, tutto questo rende la chirurgia più sicura. Un importante studio pubblicato su Lancet (9847, 22 settembre 2012) sulla mortalità post-chirurgica per tutti gli interventi non cardiaci eseguito su un campione di 498 ospedali in 28 paesi europei, ha sottolineato come 1 o 2 giorni di degenza in Terapia Intensiva possano evitare ben il 43% dei decessi, ma l’utilizzo di questa struttura è talora condizionato dai livelli di spesa sanitaria delle singole realtà locali.Sempre meno invece le infezioni del sito chirurgico (ISC) tenute sotto controllo grazie alla accurata profilassi preoperatoria. A questo proposito durante il Congresso si terrà una relazione proprio sulla Negative Pressure Wound Therapy, un sistema per trattare le infezioni in siti potenzialmente contaminati o in pazienti particolare come quelli obesi.

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Aumentano i casi di tumore correlato a infezioni

Posted by fidest on Friday, 25 May 2012

Sono circa 2 milioni i casi di cancro causati ogni anno da agenti infettivi: per questo l’applicazione dei metodi esistenti di sanità pubblica per la prevenzione delle infezioni, come le vaccinazioni, il ricorso a metodi di iniezione più sicuri, l’uso di trattamenti antimicrobici, potrebbero determinare un impatto sostanziale sul futuro carico di cancro a livello mondiale. Ne è convinto il gruppo di Martyn Plummer, dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (Francia), autore di una revisione e di un’analisi sintetica degli studi su virus, batteri e parassiti identificati come forti fattori di rischio per specifiche forme tumorali, fornendo così un update sul tema. Per gli agenti infettivi carcinogeni presi in considerazione gli studiosi hanno calcolato una frazione attribuibile di popolazione (Paf) del pianeta, utilizzando stime sull’incidenza di cancro nel 2008. Su 12,7 milioni di nuovi casi di cancro occorsi in quell’anno, il Paf per agenti infettivi è stato di 16,1%; ciò significa che circa 2 milioni di nuovi casi di cancro sono attribuibili a infezioni. Questa quota è più elevata nei Paesi meno sviluppati (22,9%) rispetto a quelli più avanzati (7,4%), passando dal 7,4% dell’Africa sub-Sahariana al 32,7% di Australia e Nuova Zelanda. Helicobacter pylori, virus dell’epatite B e C, e Papillomavirus umano sono risultati responsabili di 1,9 milioni di casi. Nelle donne il cancro della cervice uterina ha rappresentato circa la metà del carico di cancro correlato a infezione, mentre negli uomini, con i tumori dello stomaco ed epatici, la cifra corrispondente è salita oltre l’80%. Da notare, infine, che circa il 30% dei casi tumorali attribuibili a infezioni avviene in persone più giovani di 50 anni. Lancet Oncol, 2012 May 8. [Epub ahead of print fonte doctornews33 ]

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Malaria, ceppi resistenti ad artemisinina

Posted by fidest on Tuesday, 10 April 2012

Un ceppo resistente all’ultimo ritrovato contro la malaria, l’artemisinina, sta emergendo ai confini tra Birmania e Thailandia. Lo affermano due studi, uno pubblicato su Lancet e uno su Science, la ricerca coordinata dal Texas Biomedical Research Institute ha esaminato oltre 3200 pazienti tra il 2001 e il 2010, misurando il tempo impiegato dal farmaco a dimezzare il numero di parassiti nel sangue. La “clearance” è passata da 2,6 ore nel 2001 a 3,7 alla fine del periodo studiato, mentre i casi di resistenza sono passati da 6 a 200 ogni mille infezioni. Lo studio ha comunque avuto anche un risvolto positivo, poiché analiz zando il genoma dei parassiti resistenti i ricercatori sono riusciti a individuare la zona del Dna dove si annidano le mutazioni che danno resistenza: «una volta capiti i geni precisi coinvolti», spiega Tim Anderson, uno degli autori «sarà possibile capire il meccanismo alla base di questo fenomeno». Nel 2010, ricorda il World Malaria Report, la malattia ha ucciso 655 mila persone, principalmente bambini e donne in gravidanza. (fonte farmacista33)

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Infezioni ospdedaliere

Posted by fidest on Tuesday, 13 December 2011

Le infezioni urinarie sono le più frequenti, seguite da polmoniti e infezioni da ferite chirurgiche. L’80% di tutte le infezioni “in corsia” riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. Quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo ad un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, visto il largo uso di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano dal 20 al 30% delle infezioni ospedaliere e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario. In questo panorama, particolare attenzione la meritano i pazienti oncologici che presentano un rischio maggiore di infezione derivante principalmente dalle caratteristiche proprie della malattia tumorale e dalle terapie immunosoppressive necessarie. Oggi all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena in occasione del “First International Conference On nosocomial infections and cancer”, esperti internazionali si riuniscono per affrontare il problema in modo interdisciplinare. Ogni anno in Europa sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici “di ultima linea” è in aumento. E’ ormai una realtà accertata in diversi paesi che la resistenza agli agenti patogeni che sono spesso all’origine di polmoniti e di infezioni delle vie urinarie in ambiente ospedaliero si va accentuando in tutta l’UE. In Italia, ad esempio, emerge come sia in preoccupante aumento la resistenza ai carpabenemi in Klebsiella pneumoniae, passata dal 1,4% del 2009 al 16% del 2010. I carbapenemi sono farmaci di “ultima generazione” utilizzati per infezioni gravi, si comprende pertanto come l’antibiotico-resistenza sia un vero rischio per la salute pubblica che necessita di sistemi di sorveglianza sempre più organizzati tra ospedali e governi regionali e nazionali.
Esperti in malattie infettive, oncologia clinica, dermatologia e oncologia chirurgica si confrontano sulla difficoltà dell’utilizzo, in ambito oncologico, delle linee-guida per prevenire le infezioni ospedaliere, per la complessità della patologia e delle terapie. “Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici – spiega Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Regina Elena e San Gallicano e coordinatore scientifico dell’evento – questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia ed ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie.”“Per questi motivi – prosegue Toma – le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse ed ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti.” “Il rischio clinico e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria – afferma il Prof. Lucio Capurso, Direttore Generale IFO – richiedono l’adozione e l’applicazione di protocolli di prevenzione in cui sono coinvolte figure professionali multidisciplinari a garanzia della sicurezza dei pazienti e per lo sviluppo di un sistema sanitario di qualità e vicino alle esigenze dei cittadini.” Secondo gli esperti è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi. Infine, nell’ambito del convegno viene presentata L’ANCIO – L’Associazione Nazionale Contro Infezioni Ospedaliere – una iniziativa nata in modo spontaneo dai pazienti sensibili al fenomeno. (Lorella Salce)

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Combattere l’epatite

Posted by fidest on Sunday, 27 November 2011

in Senato, è stato presentato l’accordo tra il Prof. Antonio Gasbarrini, Presidente FIRE Onlus (Fondazione Italiana per la Ricerca in Epatologia), e Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus (Associazione di pazienti), alla presenza del Sen. Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato, ed di altri Illustri esponenti del mondo della Salute.
Le due Onlus sono espressione diretta della comunità scientifica e dei pazienti. Considerato il momento storico particolarmente importante per migliaia di pazienti con l’epatite, hanno deciso di realizzare un Manifesto, dando vita ad un’alleanza fondata su obiettivi comuni: sensibilizzare opinione pubblica e Istituzioni sulla rilevanza e sulla necessità di attenzione sulle epatiti e malattie del fegato. “I dati epidemiologici italiani sulle epatiti e sulle conseguenti complicanze rendono necessari interventi mirati a sostegno degli ammalati” afferma il Senatore Antonio Tomassini. “La XII Commissione Igiene e Sanità del Senato (e l’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione) considerano questa lotta un impegno che merita attenzione particolare da parte delle Istituzioni, come dimostrato nell’audizione di oggi. È quindi indispensabile attivarsi in varie direzioni, dalla prevenzione alla ricerca al supporto alle famiglie: la nascita di un sodalizio tra medici specialisti e pazienti epatopatici costituisce il miglior avvio auspicabile di un percorso al quale le Istituzioni plaudono con grande interesse”.
Nel quantificare l’impatto delle malattie epatiche sul Servizio Sanitario Nazionale appare evidente la rilevanza sia in termini numerici che in termini epidemiologici delle malattie del fegato. Globalmente le malattie di fegato incidono per il 5% dei rimborsi spettanti alle Regioni per l’attività ospedaliera per una remunerazione teorica superiore al miliardo di euro. Questo è quanto emerge dal ‘Libro Bianco AISF 2011: Proposta per un piano nazionale per il controllo delle malattie epatiche’. “Questi numeri fanno capire quanto siano onerosi per il nostro SSN i ricoveri per malattie di fegato.” – sottolinea Raffaele Bruno, Presidente dell’AISF (Associazione Italiana Studio Fegato) – “La gestione dei pazienti epatologici è caratterizzata da un’ampia variabilità territoriale. Come dimostrato dalla ‘Analisi di variabilità delle prestazioni ospedaliere. Dati SDO 2008’, il tasso di ospedalizzazione per 100.000 abitanti varia da meno dello 0,5 del Piemonte al 3,2 della Campania con un’ulteriore disomogeneità nelle diverse aggregazioni territoriali. Queste differenze riflettono, oltre alla ovvia variabilità degli approcci clinici, l’esistenza di contesti organizzativi molto diversi.”
Il Presidente FIRE Onlus, Prof. Antonio Gasbarrini, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università Cattolica di Roma, sostiene: “Diventa fondamentale aumentare la consapevolezza delle Istituzioni e dei cittadini sul problema delle infezioni virali da virus B e C nel nostro Paese. L’Italia infatti ha il primato europeo nell’infezione da virus C con oltre 1.5 milioni di persone infette e tra le più elevate mortalità europee per quanto riguarda cirrosi epatica e tumore del fegato da epatite C o B. Tali infezioni virali inoltre sono la causa di oltre il 70% dei trapianti di fegato e combatterle porterebbe ad un crollo dell’uso di organi per tale patologia. La nostra attenzione verso tali infezioni è ancor più fondamentale in questo periodo storico dove si possono rendere disponibili organi per altre indicazioni. Infine la disponibilità di nuove terapie per l’epatite C che possono eliminare il virus in oltre il 70% dei pazienti, rende cruciale l’innalzamento del livello di attenzione delle Istituzioni verso questa terribile epidemia silenziosa che tanti morti ha e sta determinando tra i nostri concittadini”.Il Presidente EpaC Onlus, Ivan Gardini, spiega “le nuove terapie innovative per curare l’epatite C – oltre ad aumentare i tassi di guarigione – eleveranno sensibilmente il costo della terapia. Si parla di cifre importanti e, in presenza di mancanza di risorse, i medici potrebbero essere costretti verosimilmente a selezionare il paziente da curare. Far slittare e rimandare terapie, dal nostro punto di vista, può risultare in una lesione del diritto alla salute. In un tale scenario non si può neppure escludere che la scarsità di fondi possa costituire la base di costose e snervanti migrazioni dei pazienti in cerca del medico in grado di prescrivere la terapia. Una caccia al tesoro in piena regola che va evitata. Il desiderio dell’Associazione è che siano stanziate le risorse per curare tutti i pazienti eleggibili alle cure, creando una parità di accesso al trattamento, al netto della discrezionalità del medico, ovvero nel rispetto delle scelte mediche operate dal professionista. Per questa ragione, insieme a FIRE Onlus, abbiamo dato vita all’Alleanza contro l’Epatite, e a un Manifesto che, basandosi sulla risoluzione OMS 63.18, richiede per l’Italia un piano d’azione urgente per ridurre il peso sociale delle epatiti virali. Invitiamo tutti gli Italiani sensibili a questo problema a sottoscrivere il Manifesto ACE al sito http://www.alleanzacontroepatite.it”.
“I dati inerenti la diffusione delle infezioni virali da virus b e c, il loro impatto in termini di costi sul Servizio Sanitario Nazionale, nonché sullo stato di salute e sulla qualità di vita dei cittadini, rappresentano tutti elementi che rendono improcrastinabile, su questo tema, una risposta organica da parte delle istituzioni in termini di politiche sociali e sanitarie. Consideriamo necessario che sia riconosciuta a tali infezioni virali una specifica rilevanza in termini di programmazione socio-sanitaria ai diversi livelli: nazionali, regionali e locali. Evidenziamo come l’ultimo Piano Sanitario Nazionale 2011- 2013 non sembra rispondere adeguatamente a quest’esigenza. Questo, dal nostro punto di vista, il primo passo per garantire ai cittadini la presa in carico e l’accesso alle prestazioni, che deve essere tempestivo, uniforme su tutto il territorio nazionale e caratterizzato da un alto tasso di innovazione”. Tiene a precisare Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale CnAMC – Cittadinanzattiva
Anche il Dr. Giorgio Barbarini, responsabile dell’Unità Semplice “Diagnosi e cura delle malattie infettive nei soggetti tossicodipendenti” presso il Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali della Fondazione IRCCS San Matteo di Pavia, e Componente del Comitato Scientifico Nazionale di FeDerSerD (Federazione dei SerD italiani), a nome di FeDerSerd sottoscrive il Manifesto di ACE.

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Non il mare nostrum ma il mare monstrum

Posted by fidest on Tuesday, 12 July 2011

Parafrasando il titolo del romanzo di Archibald Joseph Cronin: “E le stelle stanno a guardare”, rappresentiamo adeguatamente l’immobilismo della classe politica. In particolare stigmatizziamo l’indifferenza delle istituzioni nel gestire le gravissime problematiche che attanagliano i cittadini, costretti a viverle e subirle nell’aberrante realtà territoriale del sud. In questa panoramica, anche quelle che in passato erano ritenute bellezze naturali, da considerare patrimonio dell’umanità, ad es.: il mare in Calabria, possono trasformarsi in tutt’altro: “una discarica”; un focolaio di infezioni; etc … “L’errore è umano ed il perseverare nell’errore è diabolico”. Ed è in quest’ottica che si muovono i Responsabili istituzionali. Il mare della Calabria, dopo essere stato nella scorsa stagione “nell’occhio del ciclone”, richiamando l’attenzione del prestigioso New York Times per i “versamenti” in mare di materiale inquinante. A tal proposito la gente riteneva:“ … che erano finalizzati all’approvazione del progetto di una nuova discarica”. Dopo il forte eco della stampa e soprattutto dopo la realizzazione dei progetti malavitosi sembrava che si fosse ripristinata una situazione di normalità. Pura utopia anche quest’anno a Marina di Zambrone a pochi chilometri da Tropea da circa una settimana nella mattinata dalle 10,30 – 11.00, il mare si colora e “si alimenta”di materiale organico e si rende pertanto “non balneabile”. Per disperdersi dopo diverse ore e per gli effetti della corrente in altri luoghi marittimi anche lontani della Calabria. Il tutto ingenerando il timore di molti bagnanti che hanno interrotto le vacanze nei villaggi turistici anticipatamente, diversi dei quali hanno affrontato lunghi viaggi, di oltre 1000 chilometri. Probabilmente ci sono strategie occulte: c’è il desiderio e la volontà di privilegiare una zona della Calabria in riferimento ad un’altra; oppure c’è un progetto della criminalità, di “strozzare” l’intera attività turistica per acquisirla “ad una cifra simbolica”, per rilanciarla successivamente ed in modo adeguato sul mercato anche nel corso di diversi anni. Possiamo dire che in Calabria: “ non si muove foglia che la ndrangheta non voglia”, “ i burattinai” effettuano un controllo a 360 gradi; mentre ai “burattini” è consentito soltanto sporadicamente di “tossire“. Con le istituzioni non impera la “connivenza” ma la “sudditanza”. A nulla serve coinvolgere tout-court le suddette: con e-mail; con le telefonate, come nei giorni scorsi ha fatto lo scrivente, coinvolto direttamente in questa tragica esperienza. Soltanto “una tenue luce all’orizzonte”, il “pallido” tentativo della Capitaneria di porto che per due giorni nello scorso fine settimana ha fatto dei controlli al largo della spiaggia di Marina di Zambrone. Bisogna riconoscere, ad onore del vero, l’intervento critico alle istituzioni di qualche proprietario dei villaggi turistici, che dopo avere “tergiversato diplomaticamente” hanno ottemperato al loro dovere, anche con denunce. Queste persone emancipate, purtroppo per un loro retaggio culturale non hanno gradito il mio operato esterno, dichiarando pubblicamente” i panni sporchi si lavano in famiglia”. Ciò nonostante, dopo avere fatto presente all’Ente Regionale della Calabria, la possibilità di una rivalsa economica nei confronti di una pubblicità ingannevole, con la presentazione di un mare che non corrisponde alla verità, ho attivato la Consulta Giuridica dell’Associazione Mondoconsumatori, della quale sono Consigliere Nazionale, per potere esperire la class – action. (Alberto De Marco)

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Infezioni da HPV e carcinoma

Posted by fidest on Sunday, 3 July 2011

L’HPV, responsabile dei tumori della cervice uterina, sotto accusa anche per lo sviluppo dei tumori del testa – collo, soprattutto nell’orofaringe (tonsille e base lingua). Lo ha affermato, nel suo intervento al convegno, organizzato dall’Associazione “G. Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it), “Tumori della Testa e del Collo – pazienti, percorsi, progressi” che si è svolto alla Camera dei Deputati, Palazzo Marini – Sala delle Colonne, la professoressa Maria Cristina Da Mosto, primario ORL all’Ospedale Regionale di Treviso. “E’ stato il professor Syrjänen nel 1983 – afferma la professoressa – a ipotizzare per primo un legame tra infezione da HPV e lo sviluppo del carcinoma del distretto testa-collo. In particolare l’HPV16 è un virus ad alto rischio che favorisce la proliferazione di cellule tumorali. Questi tumori si sviluppano prevalentemente in giovani non dediti a fumo e alcol, che sono i principali fattori di rischio per queste neoplasie”.
Sotto accusa le abitudini sessuali, la promiscuità sessuale e il numero di partners: “I tumori dell’orofaringe HPV correlati – aggiunge la Professoressa –si attestano intorno al 25-30% in Europa e al 40 – 50% in Nord America. Tali neoplasie hanno una prognosi migliore e si potrebbe in futuro ipotizzare un trattamento meno aggressivo”. (Rita Proto)

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Concerto ed asta di beneficenza

Posted by fidest on Tuesday, 7 June 2011

Roma 10 giugno 2011 ore 17,30 Policlinico Umberto I Via del Policlinico 155 – Roma si mobiliteranno per dar vita ad un grande evento per la raccolta fondi a favore del Reparto Oncologico Pediatrico dell’Umberto I di Roma, in Via del Policlinico 155, Androne e salone adiacenti la Direzione Generale. Il ricavato sarà totalmente devoluto a Piccoli Raggi Onlus e contribuirà alla costruzione di una decina di bagnetti nelle stanze del Reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma per consentire un minimo di dignità e di immunità da ulteriori infezioni a questi giovanissimi già colpiti dalla malattia e dal dolore.
Contemporaneamente, però, questo vuole porsi come momento di riflessione per tutti, in primis per gli artisti stessi : salviamoli questi nostri giovani da un mondo dove la frenesia, l’arrivismo, l’arroganza, la mercificazione di tutto e di tutti sono sovrani.
Facciamo tutti un passo indietro, facciamo azioni di prevenzione per non dover correre sempre e solo ai ripari. Dimostriamo che si può e si deve tornare ad un modo più semplice ed umano di vita su questo pianeta di cui gli stiamo consegnando la staffetta.
“Madre, a che vale tutta questa eleganza se ci tiene lontani dalla salutare polvere di questa terra, se ci priva del diritto d’entrare nella grande festa del mondo?” (Rabindranath Tagore, poeta)
L’Associazione per la Promozione delle Arti in Italia con gli attori e musicisti : Stefano Pesce, Simone Correnti, Giulia Bevilacqua, Catherine Louise Geach, Marie Hèlène Le Dall, Sabina Angelucci, Paolo Tagliapietra, con interventi poetici e concerto di musica barocca ed antica, e gli artisti: Marisa Bellini, Gino Bernardini, Carlo Bernoni, Paola Bovo, Pia Broglio, Cristina Camisassa, Stefania Caratelli, Marina Casazza, Fulvio Cavaliere, Patrizia Ceccarelli, Sabrina Chiodi, Maria Pia Corbanese, Kelly Costa, Emanuela de Franceschi, Yvonne Ekman, Rodolfo Fincato, Giuliano Giganti, Fiorenza Gorio, Vincenzo Illiano, Ruslan Ivanytskyy, Massimiliano Kornmuller, Daniela Lai, Marco Lanciani, Laura Lucibello, Antonello Massariello, Claudio Massimi, Marianna Mendozza, Michela Mezz’omo Stucchi,, Bruna Dilani, Carlo Monopoli, Patrizia Olivieri, Agnese Ombroso, Roberto Petitti, Agnes Preszler, Valeria Pretazzoli, Nicoletta Retico, Francesco Rossi, Pino Salvatore, Enza Siciliano, Katharina Spitzer, Massimo Tinagli, Paola Ventura, Francesca Vergari, Francoise Weddigen, che hanno donato una loro opera per la vendita all’asta curata da Salvatore Carbone,

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Resistenza agli antibiotici in crescita in Europa

Posted by fidest on Sunday, 10 April 2011

Ogni anno nella sola Unione Europea (UE) oltre 25.000 persone muoiono di infezioni batteriche resistenti agli antibiotici, la maggior parte delle quali contratte in ospedale. Nella Regione Europea dell’OMS che comprende 53 Paesi, il numero totale dei decessi è sconosciuto per mancanza di dati, ma la situazione è verosimilmente più seria.  Medici e scienziati temono che un uso imprudente degli antibiotici, con conseguente insorgenza e diffusione di malattie dovute a batteri antibiotico-resistenti, ci riconduca ad un’era “pre-antibiotica” in cui infezioni comuni possono mettere in pericolo la vita umana poiché non rispondono ai trattamenti terapeutici. Gli alimenti sono una via di trasmissione di antibiotico-resistenza agli esseri umani ben documentata. In occasione della Giornata Mondiale della Salute il 7 aprile, il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’OMS organizza un seminario di sanità pubblica a Roma in cui presenta una nuova pubblicazione Combattere la resistenza agli antibiotici nell’ambito della sicurezza alimentare in Europaper esplorare le opportunità per prevenire e contenere l’antibiotico-resistenza nella catena alimentare. Nonostante l’uso degli antibiotici per promuovere la crescita degli animali sia bandito nella UE fin dal 2006,  in molti Paesi della Regione Europea non è ancora regolamentato. In alcuni Paesi l’uso degli antibiotici in campo veterinario è perfino più diffuso che in medicina umana. In particolare, preoccupa la resistenza agli antibiotici essenziali per la medicina umana che vengono largamente utilizzati anche in campo veterinario e negli allevamenti. Ad esempio nel 2008 nella UE la resistenza ai fluorochinolonici, una delle classi di antibiotici più importanti per trattare le malattie nell’uomo, era del 18% nei batteri agenti della salmonellosi nel pollo. L’Italia riporta livelli elevati di resistenza ad alcune classi di antibiotici come ad esempio i fluorochinolonici, potenzialmente associati al loro uso non prudente negli animali.  In Italia la percentuale di resistenza ai fluorochinolonici in Salmonella spp. nel 2008 ha raggiunto il 30% nel pollo e ancora più elevata è risultata la resistenza ai fluorochinolonici in Campylobacter jejuni.Molti Paesi europei hanno dimostrato che la resistenza agli antibiotici può essere combattuta.  Nuovi antibiotici che facciano fronte alla diffusione della resistenza in Europa sono sempre più necessari, dato che la resistenza rende le infezioni, tra cui ad esempio quelle del sangue o respiratorie, difficili da curare anche con antibiotici di ultima generazione. Poche classi di antibiotici ormai risultano efficaci nei confronti di alcuni batteri patogeni multi-resistenti, e la diffusione a livello mondiale di geni della resistenza è considerata uno scenario di estrema preoccupazione. Gli antibiotici sono una delle più importanti difese contro i batteri e l’OMS Europa lavora insieme ai Paesi membri sulla sorveglianza dell’antibiotico-resistenza, l’uso razionale degli antibiotici, la prevenzione e il controllo delle infezioni, la ricerca e l’innovazione. Un nuovo piano d’azione strategico, lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Salute, verrà presentato a tutti i ministri della salute europei in occasione dell’assemblea annuale OMS che si terrà in settembre 2011.In occasione della Giornata Mondiale della Salute, oltre all’incontro di Roma sulla resistenza agli antibiotici nell’ambito della sicurezza alimentare, l’OMS organizza eventi in tutta Europa tra cui: Mosca (dedicato ai Paesi di lingua russa), Londra (sui nuovi meccanismi di resistenza antibiotica), Strasburgo (sul bisogno di affrontare la mancanza di antibiotici), Kiev (sull’urgenza di affrontare la tubercolosi antibiotico-resistente), e Copenhagen (sull’uso prudente degli antibiotici e la prevenzione delle infezioni).

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Giornata epatologica

Posted by fidest on Friday, 25 March 2011

Roma 25 marzo 2011 Isola Tiberina Ospedale Fatebenefratelli (Sala Assunta: ore 08.15 – ore 17.00)   Nell’ambito dei convegni scientifici organizzati dal Dipartimento delle Discipline Mediche diretto dal Prof. Filippo Alegiani si è desiderato quest’anno dedicare un’intera giornata alla diffusione di recenti acquisizioni su importanti aspetti della gestione clinica del paziente epatopatico. I relatori e i moderatori avranno l’opportunità di aggiornare i partecipanti sulle problematiche derivanti dalla diffusione delle infezioni da HBV e da HCV e sui possibili percorsi diagnostici e terapeutici per le epatiti croniche virali, per alcune delle temibili complicanze della cirrosi epatica e per l’epatocarcinoma. L’HBV è causa nel mondo di 350/370 milioni di infezioni croniche pari al 5% della popolazione mondiale. Questa infezione causa 620 mila morti annuali. Le infezioni da HBV e HCV causano il 57% di cirrosi epatica e il 78% di epatocarcinoma. Circa 130/170 milioni di persone nel mondo sono infette da HCV. La prevalenza più alta è in Egitto.  Un particolare interesse susciteranno infine le attualità riguardanti il trapianto di fegato a cui sempre più spesso, nonostante le difficoltà organizzative, è possibile ricorrere, se sussistono le indicazioni, per salvare la vita del paziente con grave epatopatia: in Italia si è passati da 1.167 trapianti nel 2009 a 1.085 nel 2010.Relatori e moderatori: Angelico M., Università Tor Vergata, Roma; Attili A.F., Università La Sapienza; Bassi O., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Bellelli A., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Berloco P., Università La Sapienza, Roma; Caliento E. M., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Corsi D., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; De Santis A., Università La Sapienza, Roma; Di Giambattista G., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Di Paolo D., Policlinico Tor Vergata, Roma; Ferrara M., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Francioso S., Policlinico Tor Vergata, Roma; Gentile S., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Ginanni Corradini S., Università La Sapienza, Roma;Lenci I., Policlinico Tor Vergata, Roma; Manfellotto D., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Mari T., P Nuovo Regina Margherita, Roma; Piccolo P., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Pironti A., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Puoti C., Ospedale di Marino, Roma; Rossi Fanelli F., Università La Sapienza, Roma; Ruggieri M., Ospedale San Giovanni Addolorata, Roma; Selvaggi G., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma; Tisone G., Policlinico Tor Vergata, Roma; Vincentelli G.M., Ospedale Fatebenefratelli, Isola Tiberina, Roma.

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Antibiotici: usiamoli con cautela

Posted by fidest on Thursday, 18 November 2010

“Un approccio consapevole e corretto sull’uso degli antibiotici è la giusta strada da seguire anche per garantirne l’efficacia”. E’ quanto ricorda Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando il lancio della campagna “Antibiotici. Difendi la tua difesa. Usali con cautela” lanciata dall’AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco. “Una terapia inadeguata -prosegue Dona- può infatti aumentare il rischio di farmacoresistenza dei batteri, che possono poi riprodursi e dar origine ad infezioni difficilmente curabili. Per questo è importante fare ricorso agli antibiotici solo nel caso di infezioni batteriche (e non virali), evitando il ‘fai da te’ e assumendoli rigorosamente dopo prescrizione medica, nel tempo e nelle dosi indicate”.
“Inoltre, considerando che molto spesso nelle nostre case vivono animali domestici -prosegue Dona- uguale cura e attenzione deve essere posta nella somministrazione degli antibiotici a tali animali: dovrebbe infatti avvenire sempre sotto indicazione medico veterinaria, anche perché se i batteri sviluppassero una farmaco-resistenza all’antibiotico, diverrebbero pericolosi sia per gli animali sia per le persone che dovessero venirne a contatto”. “Non dimentichiamo -infine- che un utilizzo improprio ed eccessivo degli antibiotici porta anche ad un eccesso di spesa per il Sistema Sanitario Nazionale distogliendo le risorse economiche che invece potrebbero essere utilizzate in altro modo, come ad esempio nella messa a punto di nuovi approcci terapeutici”.

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Infezioni, tumori, infertilità

Posted by fidest on Friday, 29 October 2010

Roma. Isola Tiberina. Fate bene fratelli.  Nuovi strumenti all’avanguardia, attivi presso l’Unità Operativa Complessa di Patologia Clinica, diretta dal Dr. Giancarlo Liumbruno, consentono di effettuare referti con procedure sempre più rapide, sicure e sofisticate, partendo da un semplice prelievo, e permettono di effettuare nuovi esami riguardanti, ad esempio, alcuni tipi istologici per mammella, utero, colon, polmone nel campo della farmacogenomica, al fine di personalizzare ed adattare al meglio in campo oncologico la terapia farmacologica al “profilo genetico” del paziente.  Anche nel campo dell’infertilità, sarà possibile effettuare nuovi esami, convenzionati con  il Servizio Sanitario Nazionale: tra questi, l’ormone anti-mulleriano e l’inibina B per testare la riserva ovarica della donna. Per le mamme in gravidanza, invece, sarà possibile effettuare l’esame del Parvo Virus, importante per la crescita e lo sviluppo del feto. Le nuove apparecchiature:
• la Sezione di Microbiologia (responsabile Dr. Luchino Bonito) ha acquisito un sistema automatizzato per l’inoculo e la semina dei campioni biologici su cui effettuare ricerche microbiologiche, che garantirà:  automazione della fase pre-analitica; controllo delle fasi lavorative; rapidità di refertazione. Tutti gli esami microbiologici (tamponi vaginali e faringei, urinoculture, emocultore, etc.) potranno essere
effettuati con sempre maggiore sicurezza e rapidità.
• la Sezione di Biologia e Genetica Molecolare (responsabile Dr. Mauro Rongioletti), già dotata di alta tecnologia in automazione per qualsiasi tecnica di biologia molecolare (estrazione, preparazione master mix e rivelazione), oggi ha aumentato il suo livello di evoluzione, acquisendo uno strumento che racchiude in sé elevate potenzialità e capacità, in quanto è in grado di svolgere tutti i passaggi prima effettuati singolarmente. Tale strumento, messo a punto dall’azienda produttrice in collaborazione con la sezione.
A conferma del livello di avanguardia di cui gode la Sezione di Biologia e Genetica Molecolare, il
premio ricevuto dall’Intercongress Meeting of the European Society of Pathology (Cracovia, 31 agosto – 3 settembre), per la presentazione del poster “Ruolo dell’estrazione di HPV-mRNA nelle infezioni da HPV”.

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Nessun legame tra infezioni virali e febbri reumatiche

Posted by fidest on Wednesday, 28 April 2010

Uno studio appena apparso su Clinical Rheumatology smentisce la teoria a supporto di un ruolo o di un effetto delle infezioni da streptococco e virali nello sviluppo della febbre reumatica. Ad avanzare l’ipotesi che alcuni agenti virali potessero contribuire a scatenare la reazione immunitaria anomala che caratterizza tale condizione patologica sono stati diversi autori a partire dagli anni ’70. La nuova indagine ha considerato 47 casi acuti di artrite reumatica, cardite reumatica e corea; 20 casi di febbre reumatica cronica; 20 casi con faringite da streptococco e 20 controlli sani abbinati per sesso ed età. Per tutti sono stati effettuati test sierologici per il virus dell’epatite B e C; virus della rosolia; virus Herpes simplex di tipo 1 e virus Epstein-Barr (Ebv). In nessuno dei pazienti sono state rilevate IgM anti-HBsAg, rosolia e Ebv. Allo stesso modo, non sono state riscontrate differenze nei livelli di IgG anti-rosolia e IgM anti-Hsv. L’unico aspetto che, secondo gli autori, vale la pena indagare attraverso ulteriori studi e con un maggior numero di pazienti, è il perché della presenza di Dna del virus Epstein-Barr riscontrata, mediante la tecnica Pcr (Polymerase chain reaction), in tutti i casi di febbre reumatica acuta e non nei controlli. Clin Rheumatol. 2010 Apr 19. [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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