Nel settore dell’acqua convivono realtà pubbliche gestite in modo esemplare ed altre gestite in modo disastroso e realtà private gestite con efficienza ed altre gestite in termini speculativi. È evidente che in un servizio pubblico come l’acqua, che essendo una rete non ha concorrenti, i profitti sono facili: basta aumentare le tariffe e non fare investimenti. Questo è quello che è avvenuto in diverse realtà quando la gestione è passata dal pubblico al privato. La normativa in approvazione alla Camera non garantisce i consumatori da comportamenti speculativi. Anzi, al contrario. Il testo di legge impone anche laddove oggi c’è una gestione pubblica efficiente l’apertura al privato. Quest’ultimo non entra per fare gli investimenti, ma solo se ha certezza di ritorno di elevati utili o tramite le tariffe o tramite i lavori di appalto. È indispensabile quindi il bando di gara non solo nei confronti delle imprese che intendono gestire il servizio, ma anche delle imprese che intendono effettuare i lavori. Se le tariffe italiane sono fra le più basse è grazie al “pubblico”. Nel settore idrico troviamo le tariffe più varie e non sempre quelle più costose sono legate ai costi di gestione. Spesso sono legate a logiche clientelari o ad investimenti pagati a peso d’oro. È sì indispensabile una riforma, ma nessun privilegio deve essere previsto per il privato. Se un’impresa pubblica è gestita in modo efficiente non c’è alcun bisogno di privatizzarla. Per Adiconsum è fondamentale inoltre la presenza di un’Autorità nazionale per la rete idrica (a cui è abbinata anche la depurazione delle acque). Un’Autorità che abbia concreti poteri di sanzione sul non rispetto dei parametri di qualità, di investimento, nonché sulle tariffe. Un’Autorità che per il sistema idrico deve avere delle articolazioni regionali per esercitare l’indirizzo e i controlli necessari.
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Acqua: un bene privato
Pubblicato da fidest su Giovedì, 19 Novembre 2009
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Investimenti sanità regione Toscana
Pubblicato da fidest su Lunedì, 16 Novembre 2009
Firenze 18 novembre alle ore 13 presso la Sala Giunta della Camera di Commercio di Firenze, Piazza dei Giudici, 3 Conferenza Stampa in occasione della firma del protocollo d’intesa in materia di sanità pubblica riguardante il monitoraggio del piano degli investimenti 2010 e dei tempi di pagamento della sanità regionale. Vi partecipano L’Assessore alla Sanità della Regione Toscana Enrico Rossi, il Presidente di Unioncamere Toscana Pierfrancesco Pacini, il Presidente della Camera di Commercio di Firenze Vasco Galgani, i direttori generali delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere della provincia di Firenze (Luigi Marroni, Asl 10 Firenze; Eugenio Porfido, Asl 11 Empoli; Edoardo Majno, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi; Tommaso Langiano, Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer
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“Roma punta sui turismi”
Pubblicato da fidest su Venerdì, 30 Ottobre 2009
A parlare il Vicesindaco di Roma. “Per il rilancio del turismo, la Capitale ha puntato principalmente sull’ampliamento dell’offerta turistica – ha detto Cutrufo nel corso del dibattito sui parchi a tema moderato da Bruno Vespa che si è svolto oggi al Tempio di Adriano al quale ha partecipato il Ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla. “Il secondo polo turistico della Capitale è la risposta ad una richiesta pressante che arriva dal turismo contemporaneo, e punta ad intercettare segmenti mai presi in considerazione fino ad ora. Il Secondo polo turistico peraltro è già in realizzazione per il 40%, con investimenti messi in campo di oltre 3 miliardi provenienti dai privati e che vedrà l’investimento complessivo, per il completamento della sua realizzazione, di otto miliardi di euro. I tempi di realizzazione sono previsti tra i 24 ed i 60 mesi – spiega Cutrufo. Le prime opere che si completeranno sono il centro convegnistico dell’Eur che avrà come fulcro la nuvola di Fuksas, l’acquario sotto il laghetto dell’Eur, l’ampliamento del marina di Ostia, la costruzione del nuovo porto turistico di Fiumicino, l’inizio dei lavori dell’aeroporto. Le altre realizzazioni si dividono in progetti approvati come il Parco da tema sul cinema, importanti infrastrutture, le centralità urbanistiche; infine progetti da approvare il Gran Premio di Formula Uno, il rifacimento del waterfront di Ostia, il parco a tema sull’impero romano. Quest’ultimo potrebbe essere uno dei parchi a tema più importanti del mondo, come certificato da una ricerca degli otto istituti più importanti, con una capacità di attrazione di circa 10 milioni di visitatori”.
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Presentazione indagine congiunturale
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 14 Ottobre 2009
Giovedì Udine 15 Ottobre Ore 12 Camera di Commercio Sala Giunta (5° piano) Focus sull’andamento dell’economia friulana: l’indagine congiunturale del 3° trimestre 2009 e le previsioni sul quarto trimestre, analisi condotte dalla Società di studi economici Nomisma SpA di Bologna. Lo studio si basa su interviste a 600 aziende della provincia, che sono state effettuate a fine settembre-inizio ottobre per cogliere le sensazioni degli imprenditori sull’attuale fase economica, con uno specifico approfondimento sui settori legno e arredo, meccanica, commercio al dettaglio, alberghi e ristoranti e comparto vitivinicolo. L’analisi ha indagato in particolare sul tema degli investimenti in quanto le grandi crisi economiche, come dimostra la storia, rappresentano un potente fattore di accelerazione delle innovazioni. I risultati dell’indagine saranno presentati dal presidente della Cciaa Giovanni Da Pozzo e da un rappresentante di Nomisma.
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Gli investimenti immobiliari diventano hi-tech
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 14 Ottobre 2009
È targata Siseco la prima esperienza di investimento immobiliare in Italia declinata interamente via web. A realizzarla un colosso del settore, la Ernesto Preatoni Real Estate International, che fa capo a Ernesto Preatoni, l’imprenditore considerato l’inventore di Sharm El Sheikh che opera nel ramo immobiliare e turistico. La nuova società, nata nel dicembre 2008, si rivolge alla clientela italiana che intende investire in immobili di pregio in Paesi selezionati, con un’alta prospettiva di crescita e una bassa pressione fiscale. Preatoni Real Estate International ha scelto di puntare sulla tecnologia, grazie a b.com, soluzione CRM versatile che consente di gestire via web le informazioni relative ai clienti e ai potenziali clienti, permettendo la condivisione dati con la forza vendita e le azioni commerciali. I potenziali clienti interessati all’attività di Preatoni Real Estate International, compilano un modulo via web che “entra” direttamente nel Crm, dove viene smistato e indirizzato al venditore responsabile dell’area geografica interessata. «Mantenere un saldo rapporto col cliente, farlo diventare unico dandogli la sensazione di avere un rapporto diretto e privilegiato con l’azienda è sempre più importante sul mercato – aggiunge Lorenzetti. In questo modo aumentano i profitti, si ottimizza la forza vendita e le sue azioni commerciali, permettendo nel contempo al management di prendere decisioni strategiche sulla gestione dell’impresa».
Siseco Nata nel 1987, Siseco (www.siseco.it) è azienda leader nel settore IT e sviluppa soluzioni rigorosamente “Made in Italy” grazie a un team interno di ingegneri e tecnici. I prodotti di punta sono GAT.crm, un sistema che vanta 10 anni di esperienza ed è utilizzato da oltre 25mila utenti, e b.com il CRM di nuova generazione realizzato in un’ottica web 2.0, potente, innovativo e altamente personalizzabile. Le proposte Siseco sono le uniche fornite già con i dati della Guida Monaci integrati: un database completo con l’anagrafica di 500mila aziende italiane verificate pronto per essere utilizzato e l’innovativo sistema di Lead Generation Integrato al CRM, basato sulla formula “Pay per Lead”. Sono oltre 250 le realtà in tutta Italia che utilizzano le piattaforme Siseco, tra queste Editalia (Istituto Gruppo Poligrafico Zecca dello Stato), Fastweb, Tre, Michelin, Il Sole 24 Ore, Telecom Italia, Editoriale Secondamano, Gruppo Phonemedia, Del Taglia Piscine.
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Investimenti in Croazia
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 14 Ottobre 2009
Pordenone, Energia e ambiente, costruzioni e infrastrutture, sviluppo delle piccole e medie imprese attraverso armonici processi di internazionalizzazione. Sono questi i settori “elettivi” in cui intensificare le relazioni, gli scambi e i progetti comuni tra il Nordest d’Italia e la Croazia, anche in vista del prossimo ingresso della vicina Repubblica nell’Unione Europea. E’ quanto è emerso nel corso della recente missione economico-governativa svoltasi a Zagabria sotto la guida del viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Internazionale Adolfo Urso, alla quale ha partecipato anche Finest, la società con sede a Pordenone che promuove la cooperazione economica con i Paesi dell’Est europeo. Gli incontri, organizzati presso la Camera dell’Economia croata, hanno fatto seguito al successo della recente missione governativa in Serbia, e hanno visto anche in questo caso la partecipazione della Regione Friuli Venezia Giulia, con l’Assessore regionale alle Relazioni internazionali e comunitarie Federica Seganti. Per Finest c’erano la Vicepresidente Alessandra Camposampiero e l’Amministratore Delegato Fulvio Beltrame, che hanno accompagnato oltre una decina di aziende del Nordest, tra cui Amga S.p.A., Battistella S.p.A. e Verona Mercato. L’assessore regionale Seganti ha auspicato una sempre più intensa e proficua collaborazione tra il Friuli Venezia Giulia, già terza Regione partner, e la vicina Croazia, per progetti comuni in forza dei solidi legami culturali e degli interessi economici largamente condivisi, anche per mezzo di Finest. L’incontro di Zagabria sancisce l’inizio di un tavolo permanente tra Italia e Croazia, volto a favorire l’ingresso del Paese nell’Unione Europea, previsto per il 2011. A tali incontri importante sarà il contributo del Triveneto, che sarà parte attiva all’interno dell’unità di coordinamento attraverso il suo strumento finanziario Finest.
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Nuovi investimenti in Sicilia
Pubblicato da fidest su Venerdì, 2 Ottobre 2009
La Commissione europea ha autorizzato, sulla base delle norme sugli aiuti di Stato del trattato CE, un regime italiano d’agevolazioni nella forma di crediti d’imposta destinato a sostenere, con un bilancio totale di 2,4 miliardi di euro fra il 2009 e il 2013, investimenti iniziali in Sicilia per la promozione dello sviluppo regionale. La Commissione è giunta alla conclusione che il regime è conforme agli orientamenti per gli aiuti a finalità regionale 2007-2013 (vedi IP/05/1653). Il commissario responsabile per la Concorrenza Neelie Kroes ha osservato: “Abbiamo appurato che i benefici del regime per lo sviluppo regionale saranno di lungi superiori ai possibili effetti distorsivi della concorrenza indotti dall’aiuto”. Il 12 dicembre 2008 l’Italia ha notificato un regime regionale diretto a sostenere progetti d’investimento iniziale in Sicilia. La Sicilia è ammissibile agli aiuti ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 3, del trattato CE, in quanto regione con un tenore di vita anormalmente basso e una grave forma di sottoccupazione. L’aiuto sarà concesso sotto forma di credito d’imposta utilizzabile in compensazione di altre imposte o altri contributi di previdenza sociale. L’importo stimato del regime è di 2,4 miliardi di euro per il periodo 2009-2013. La Commissione ha valutato il progetto di aiuto in base agli orientamenti per gli aiuti a finalità regionale 2007-2013 (vedi IP/05/1653)ed è giunta alla conclusione che l’aiuto costituirà un incentivo per le imprese a effettuare nuovi investimenti in Sicilia. Inoltre, saranno agevolate solo le spese sostenute fino al 31 dicembre 2013, in linea con il periodo di vigenza della carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013 (vedi IP/07/1779). L’aiuto sarà subordinato all’obbligo di mantenere l’investimento per almeno cinque anni, o per tre anni nel caso delle PMI, dopo il completamento del progetto. La versione non riservata della decisione sarà consultabile con il numero N 675/2008 nel registro degli aiuti di Stato (State Aid Register) sul sito della DG Concorrenza (DG Concorrenza) una volta risolte eventuali questioni di riservatezza. Le ultime decisioni in materia di aiuti di Stato pubblicate su Internet e nella Gazzetta ufficiale figurano nelle e-News settimanali relative agli aiuti di Stato (State Aid Weekly e-News).
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“Diritto allo studio: Chi l’ha visto?”
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 23 Settembre 2009
Inizia l’Anno Accademico, ma i problemi sul Diritto allo studio restano sempre gli stessi. E’ la denuncia degli studenti di Azione Universitaria nei confronti della Giunta Marrazzo che, dal 2005, per quattro lunghi anni, è stata assente, immobile, e non ha risolto i problemi degli studenti in termini di risposte su mense, trasporti, residenze pubbliche ed affitti in nero degli alloggi privati. Dietro un vistoso striscione che recita : “Diritto allo studio: Chi l’ha visto”, gli studenti vicini al PDL vogliono dare il benvenuto al neo Assessore Di Stefano e metterlo da subito di fronte ai problemi che l’ex Assessore Costa non ha risolto. “Le uniche e marginali risposte date da Marrazzo e dall’ex Assessore Costa sono stato frutto di investimenti precedenti alla giunta regionale di Centro-Sinistra. Siamo preoccupati in quanto crediamo che il giro di poltrone operato da Marrazzo sia solamente un sistema per garantirsi qualche accordo in più per il voto regionale del prossimo marzo. La gestione mediocre del Diritto allo Studio da parte della Costa condita dalla palese insensibilità della giunta di Centrosinistra verso l’università e la comunità studentesca, ci hanno regalato già 4 anni di commissariamento di Laziodisu, l’ente regionale che si occupa del settore. Ed ora gli studenti, che pagheranno a breve la tassa regionale di più di 200 euro, risulteranno abbandonati per l’ennesima volta al proprio destino, stritolati dai molteplici disagi. A questo si aggiunge che gli studenti non possono esprimere la propria voce dato che è stato posto un bavaglio alle rappresentanze studentesche, che sono state elette democraticamente ma, ormai da mesi, risultano ancora in attesa di nomina ufficiale e non possono svolgere il proprio mandato di indirizzo e di vigilanza all’interno degli organismi territoriali”. Così Andrea Volpi, Capogruppo del Centro-Destra nel Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari e Dirigente Nazionale di Azione Universitaria, prima forza studentesca del Lazio.
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La difesa del risparmio
Pubblicato da fidest su Martedì, 15 Settembre 2009
Le recenti battute elettorali sull’andamento dell’economia italiana e la necessità di invertire la tendenza del debito pubblico che da tempo ha superato il livello di guardia, hanno posto l’accento sul ruolo del risparmio ed il modo come canalizzarlo verso soluzioni che incoraggino gli investimenti e favoriscano la ripresa industriale del nostro paese. In questo contesto non sono mancate le voci sulla possibilità che si possa influire in maniera più incisiva sul risparmio sia dal punto di vista fiscale (aumento dell’imposizione) che da quello della diversificazione favorendo gli investimenti azionari ed obbligazionari. E’ un discorso che ci ripetono da anni e che non sappiamo altrimenti affrontare se non in modo confuso nel momento in cui passiamo dalle parole ai fatti. La verità è che se la macchina dello Stato in ogni suo ingranaggio funzionasse bene non dovremmo nemmeno porci tale problema. Purtroppo le cose non stanno in questo senso e ci tocca, per contro, muoverci in maniera spesso contraddittoria penalizzando settori che andrebbero sostenuti a vantaggio di altri decisamente negativi. Un esempio classico lo abbiamo avuto con la patrimoniale imposta di anni fa sui depositi. Oggi il tentativo si sta ripetendo con altre formule, ma la sostanza non tende a cambiare. Non si può di continuo attentare al “piccolo risparmio” come se fosse immorale ancorarlo ad un certo tipo di investimento in vece di un altro. In questo modo noi finiamo con l’incoraggiare la fuga di denaro verso lidi più sicuri, ma non certo per indirizzarli verso formule che aiutino a risolvere i nostri problemi interni. La prova ne è con la crisi finanziaria di questi giorni. Perché lo Stato non dimostra per primo che la soluzione non sta nel distruggere la ricchezza pubblica e privata con programmi ed iniziative improvvide, ma ponendo mano alle riforme strutturali e nell’organizzare più efficienti servizi? E sono, infatti, proprio gli “sprechi” i rischi che dobbiamo scongiurare nell’esercizio della nostra attività. In difetto le famiglie italiane, che da una parte sono impegnate ad affrontare il contingente con le loro sempre più magre entrate, diventano le prime vittime di questo gioco perverso. Esse producono ricchezza e nello stesso tempo la bruciano direttamente con il maggior costo della vita e con il caricarsi di oneri aggiuntivi legati alla mala sanità, ad un sistema fiscale iniquo, ai disservizi pubblici e alla necessità di ricorrere a forme aggiuntive di protezioni con pensioni integrative, con coperture assicurative e con espedienti di ogni genere. Ed allora la “querelle” non sta tanto nel definirsi “giusti” nell’applicare un’esenzione fiscale al posto di un’altra o di aggravarne il carico, nè con il disquisire sulla bontà di un sistema a scapito di un altro, ma di puntare ad una soluzione globale. Perché non si dice con chiarezza che i tassi di interesse praticati dalle banche per la concessione dei prestiti sono alti in quanto esistono le “sofferenze” derivanti dalle anticipazioni conferite alle imprese pubbliche e private e per le quali si riteneva vi fosse, a torto o a ragione” una garanzia reale da parte dello Stato? Ed è questo solo una parte di quella “verità” che tutti vogliono nascondere e che, quel che peggio, sperano di scaricare sui piccoli risparmiatori che fanno del loro modesto “gruzzolo” un’assicurazione contro le improvvide circostanze della vita e non certo per fini meramente speculativi. E questo ragionamento vale pure per le piccole e medie imprese. E se la fabbrica produce e vende, se i servizi sono efficienti, se le comunicazioni consentono collegamenti rapidi tutti noi potremmo vivere meglio ed allontanare lo spettro della disoccupazione o, per lo meno, attenuarne gli effetti negativi. D’altra parte vi è un limite oltre il quale non si può andare senza provocare grossi guasti al tessuto sociale. E l’eventualità che in Italia si stia facendo di tutto per farci precipitare in questo baratro è oggi molto vicina a realizzarsi. Ma a chi può giovare tutto ciò? Solo a chi non ha nulla da perdere o vuole, più semplicemente, lasciare che la confusione e il disordine regni per continuare a fare le sue sporche speculazioni. Esserne complici, sia pure indirettamente, è un grave errore perchè l’eventuale beneficio che potremmo trarne ci verrebbe ripagato con il “caos” istituzionale e normativo. (sintesi servizio Un argomento che ci ripropone un genere di banca telematica e virtuale da porre al servizio del cliente e nello stesso tempo di migliorarne il servizio in termini quantitativi e qualitativi con la sua interfaccia: maggiore professionalità da una parte e ottimale utilizzo dall’altra. Oggi le opzioni possibili sono:
• self banking (operazioni allo sportello bancario);
• phone banking (con l’ausilio di un codice cliente);
• home banking (dialogo computerizzato con password).
In tale contesto si possono introdurre servizi aggiuntivi a “pacchetto”: assicurativi, finanziari e contrattazioni di borsa e così via. Ma se da una parte il “server” telematico sembra non avere confini dall’altra si impone con sempre maggiore incisività un sistema integrato di controlli sia dal punto di vista tecnologico che della stessa affidabilità e solvibilità del cliente. Queste “combinate” si possono dire vincenti solo se lavorano in sintonia e si sviluppano armonicamente entro il “sistema”. Non dimentichiamo, ad esempio, che le “sofferenze bancarie” sono per il passato anche il frutto di una affidabilità per il servizio pubblico andata in crisi e per il presente da una costante legata alla volatilità dei capitali sul mercato internazionale. Infatti nel fascio delle consociate dove un “gruppo” può arrivare a frazionarsi in 200 o addirittura 400 imprese industriali e società finanziarie e di servizi e nello stesso tempo non avere limiti territoriali, è possibile essere imbrigliati in un giro vorticoso ed anche incontrollabile di “affari” che gli istituti di credito possono agevolmente perdere di vista se non si organizzano adeguatamente. E per il caso Italia dobbiamo aggiungere la circostanza, non certo irrilevante, che si collega ad una mentalità del “banchiere” vecchio stile. Significa, in pratica, che si affrontano le problematiche connesse al modo di “trattare la clientela” secondo un parametro che comporta, stranamente, più rischi di una volta. Prima di tutto perché manca quel “fattore umano” ad alta specializzazione che consente di avere chiara la visione del mondo finanziario ed imprenditoriale mondiale senza confinarsi entro ristretti limiti territoriali. Ed ‘è infatti lo “spazio” quello che oggi fa la differenza rispetto ai precetti del passato. Ma cambia pure la “logica lavorativa” e l’introduzione di tecniche innovative: job sharing, teleworking e lo stesso nuovo progetto di coinvolgere in part-time un intero nucleo familiare secondo una tecnica che noi abbiamo chiamato “FIDEST-Famiglia” ed è stato proposto alla Comunità europea per una sperimentazione su scala continentale. Ma se ci rivolgiamo alle banche ci accorgiamo che esiste una insensibilità di fondo nella comprensione di queste “tecniche” produttive ed i loro manager, posti a tutti i livelli di responsabilità, non si sottraggono ad un atteggiamento comune: trattano come se fossero dei marziani coloro che postulano interventi innovativi. Persino la “banca etica” prospettata dalla stessa banca d’Italia ha sul terreno pratico assunto i contorni di un semplice esercizio tautologico e non di una sua assunzione in termini fattuali. Per questo stesso motivo siamo in un certo qual modo più interessati a quanto trattato, nel predetto incontro dibattito, dal dott. Rocky Manfredi, (direttore marketing intesa) sul “corporate banking” e dell’outsourcing di rete con particolare riferimento alla necessità degli istituti di credito di affidare all’esterno lo studio e la gestione delle informazioni per utilizzare al meglio le risorse umane interne dell’istituto stesso. Un concetto che per estensione ci ripropone la nostra idea-guida di un servizio domiciliare del bancario per “segmenti-operativi” e, quindi, autonomi o, comunque, resi sgangiabili dagli altri servizi. Un esempio lo possiamo trarre dal “marketing”, dalla “newsletter”, dalla “consulenza finanziaria” e dallo stesso studio di nuove tecniche lavorative nell’homeworking e di collegamento, in via sperimentale, con le possibili aziende committenti. Si parte dal lavoro bancario con i suoi sezionamenti dove le “pagine informative” via telefono-modem-pc e alle consulenze personalizzate che possono essere “gestite” in homeworking dai dipendenti dello stesso Istituto e da quelli delle compagnie d’assicurazione, dai consulenti finanziari e via dicendo. Si procede poi allo stu dio delle metodologie applicative nel rapporto “famiglia-tipo/aziende” per selezionare prima le possibili attività domiciliabili, l’uso per alcuni componenti dello stesso nucleo familiare del lavoro in part-time, la formula contrattuale e remunerativa adottabile nel complesso, le eventuali soluzioni previ denziali ed assistenziali ad personam o per famiglie e l’assistenza tecnico operativa per la risoluzione dei vari aspetti logistici che po trebbero presentarsi: un alloggio più spazioso, i collegamenti telematici, l’adozione di determinate apparecchiature in luogo di altre, l’uso del tempo libero e così via. Ci troveremmo quindi con una banca che non solo concede aperture di credito, partecipa ad attività imprenditoriali di tipo tradizionale, ma si proietta nell’innovativo stimolandone i progetti e consentendone la realizzazione.
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Il ruolo delle economie emergenti nell’economia globale
Pubblicato da fidest su Lunedì, 31 Agosto 2009
Le economie emergenti rispetto al passato presentano oggi un miglioramento dei fondamentali e del clima di fiducia. Ciò consente risultati economici per molti versi migliori di quelli delle economie avanzate, anche in termini di crescita e di scambi commerciali. I flussi finanziari verso le economie emergenti sono raddoppiati nel periodo recente, mentre l’aumento delle riserve ufficiali è stato ancora più sostenuto. L’evoluzione della situazione finanziaria delle economie emergenti ha assunto un’importanza crescente con il rafforzarsi del loro ruolo sui mercati internazionali. Grazie alla loro crescente integrazione nei mercati finanziari, tali economie sono riuscite non solo a migliorare le proprie prospettive di crescita, ma anche ad offrire maggiori opportunità di diversificazione agli investitori esteri (provenienti da economie avanzate ma anche, in misura crescente, da quelle non avanzate). Tuttavia, l’andamento delle economie emergenti pone anche seri rischi alla stabilità del mercato finanziario globale, non ultimo a causa della maggiore volatilità dei loro fondamentali economici e, quindi, dei flussi finanziari. L’analisi di queste economie è pertanto diventata parte integrante dell’esercizio di valutazione della stabilità finanziaria. Dobbiamo, quindi, concludere che le economie emergenti sono diventate un a parte importante dell’economia e del sistema finanziario globale. La convenienza di un trasferimento netto di risorse dalle economie emergenti alle economie mature dipende in larga misura dal saldo tra i vantaggi derivanti dalla promozione della domanda delel economie mature verso le loro esportazioni e quelli derivanti dall’ampiezza di investimenti produttivi nelle economie emergenti stesse.
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