In controtendenza rispetto a quanto avviene nel mondo, il 2008 è stato un anno di grande sviluppo per il private equity in Italia I fondi (private equity e venture capital) hanno investito oltre 5,4 miliardi di euro, + 30 per cento rispetto al 2007 ed è aumentato anche il numero di operazioni (372) + 23 per cento rispetto all’anno precedente. L’attività di raccolta è invece diminuita di un quarto, penalizzata soprattutto dalla scarsa liquidità di cui dispongono attualmente gli investitori istituzionali. Alcune caratteristiche proprie del sistema economico italiano, gli hanno infatti permesso di contrastare la crisi: la maggior parte del mercato è da sempre composta dalle transazioni di aziende medio-piccole, ed è proprio il mercato delle PMI che sta sopportando meglio questo momento di così difficile Il cosiddetto “credit crunch” ha costretto gli imprenditori ad aprirsi verso strumenti finanziari alternativi, anche quando questi comportano l’ingresso di nuovi soci nell’azienda.A trainare la crescita del private equity è il Centro Nord. All’interno della macroarea, spicca l’Emilia Romagna, seconda regione, dopo la Lombardia, per numero di operazioni effettuate (46) e terza per ammontare investito (ci precede anche il Lazio). Nello scorso anno i fondi di private equity hanno incanalato nelle imprese emiliano romagnole quasi 1,3 miliardi di euro. Nel quadro generale, il 2008 ha visto una sensibile riduzione del peso degli operatori internazionali nell’attività di raccolta, ma, per contro, sono aumentate le sottoscrizioni provenienti da gruppi industriali (23 per cento) e investitori individuali (22 per cento) che nel 2008 sono risultati i le due principali fonti di capitali Il mercato ha registrato, mediamente, un incremento nell’ammontare del capitale investito per singola operazione, passando da 7 a 9 milioni di euro, al netto delle grandi operazioni * Ad investire sono stati principalmente fondi pan-europei e Sgr, seguiti a distanza da banche e altri operatori nazionali * Per quanto riguarda i settori, le operazioni di private equity, sia in termini di numero, sia in termini di valore, si sono rivolte maggiormente ai prodotti e servizi per l’industria, seguiti dalle attività di media & entertainment * Sono soprattutto le PMI, con un numero di dipendenti inferiore a 250 unità e con un fatturato inferiore a 50 milioni, sulle quali il private equity si concentra maggiormente, con il 71% di operazioni all’attivo. L’orientamento dei fondi verso le PMI si spinge verso un nuovo modello di private equity, nel quale le operazioni si baseranno sempre meno sulla leva finanziaria e molto di più sul lavoro dei gestori dei fondi all’interno delle imprese in cui di è investito, per favorirne la crescita dimensionale e il loro livello d’internazionalizzazione e per renderle più efficienti ed innovative * In molti casi i fondi entreranno nel capitale delle aziende insieme ed in partnership con imprenditori industriali, che porteranno competenze specifiche e nuove professionalità. Gli operatori del settore si dicono fiduciosi nelle opportunità che il 2009 presenterà in termini di operazioni di sviluppo e ristrutturazione delle imprese, anche perché, come dimostrano alcune analisi empiriche, a differenza di molti altri segmenti di mercato finanziario, le migliori performance di strumenti anticiclici come i Fondi di private equity, sono riconducibili alle iniziative nate nei periodi di recessione, come quello che stiamo attualmente vivendo. (Vittorio Anelli e Francesca Furlotti, Luseis da J Buon Giorno Impresa)
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Private equity: crescono gli investimenti in Italia
Pubblicato da fidest su martedì, 14 aprile 2009
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