E arrivano i nodi al pettine dei tagli imposti dal governo Monti…Come sempre a pagarne il prezzo più caro è il sud Italia. La Sicilia è una di quelle regioni che più ha usufruito di quelle figure precarie che hanno fatto, del mondo del lavoro nel nostro paese, una vera e propria jungla…senza diritti, senza prospettive…e troppo spesso senza le necessarie condizioni economiche per tutte quelle persone che non avevano scelte diverse…ma un’unica sola…cercare di lavorare anche se solo da precari. Appena a marzo scorso la Corte dei Conti bocciava il tentativo della Regione Sicilia di regolarizzazione dei precari. “Non ci sono soldi” il refrain che ormai è divenuta la parola d’ordine di uno Stato che continua a difendere i privilegi dei pochi, che non sfiora con alcun provvedimento la corruzione e gli sprechi (se non con demagogiche ed inconcludenti dichiarazioni di impegni vaghi), ma che tocca nel cuore quella enorme fascia di persone che hanno cercato, in tutti gli anni successivi alla ignobile legge 30 (legge Marco Biagi), di riuscire a trovare un modo qualsiasi per poter lavorare. Precisiamo…non c’è alcun merito da parte della Regione Sicilia che, comunque, ha tenuto migliaia di persone per svariati anni nella condizione di precario…ma l’aggravarsi della crisi e i segnali d’allarme per le poltrone dei politici nostrani a volte sono il volano per iniziative che, in tempi diversi, non si farebbero mai. Il merito va a chi ha lavorato e sudato per pochi spiccioli al mese, ha dato il suo impegno nella speranza che un domani fosse riconosciuto…pensando, sicuramente a torto, di vivere in un paese in cui i sacrifici e il lavoro siano doveri-diritti da non poter ledere. “Siamo obbligati ad occupare” dichiara Orazio Calì dello Slai cobas precari di Catania. “La situazione in Sicilia è esplosiva. Sono 22.000 i precari che lavorano nella pubblica amministrazione…e molti da 23 anni. Chiediamo un incontro al prefetto per sbloccare una situazione che ci vedrà, se così stante, al 31 dicembre tutti disoccupati. Non abbiamo intenzione di fermarci. Ci giungono telefonate dalle altre province siciliane dove stanno avvenendo altre occupazioni. Non ci fermeremo sin quando non avremo risposte certe sul nostro futuro…stiamo preparando altre azioni, ancora più eclatanti, per costringere quelle istituzioni, che fanno finta di non sentirci, a trovare una soluzione a questa situazione.”
E così il 4 maggio alcuni precari di Catania hanno occupato la sede della Provincia. L’occupazione va ad oltranza…nell’attesa che il prefetto, che in un primo momento ha rifiutato di incontrarli, torni sui suoi passi. In tutta Italia migliaia di lavoratori stanno perdendo salario e futuro per una crisi che premia i padroni e affossa la vita delle famiglie di chi ha sempre lavorato.
Il diritto al lavoro è un diritto costituzionale che va difeso non solo da chi rischia di perderlo, ma anche da chi lo ha già perso o da chi ancora lo ha.
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I precari siciliani occupano la Provincia
Pubblicato da fidest su lunedì, 7 maggio 2012
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Roma: problematiche della scuola
Pubblicato da fidest su domenica, 22 aprile 2012
Gianni Alemanno, Mayor of Rome. Italiano: Gianni Alemanno, sindaco di Roma. (Photo credit: Wikipedia)
Roma. Dopo aver atteso invano una risposta dall’assessore al Personale Cavallari in merito alla richiesta di istituire un tavolo negoziale sulle problematiche del settore scolastico educativo, lunedì 23 aprile, alle ore 16, le lavoratrici, organizzate con USI ed USB, andranno di persona a depositare singolarmente le loro richieste, mettendosi in coda all’ufficio del Protocollo del Sindaco. Le lavoratrici, che avevano chiesto un tavolo aperto alle parti sociali, alle insegnanti, alle educatici ed ai genitori, hanno messo nero su bianco gli atti concreti necessari per sanare il problema della precarietà diffusa nel settore e per riconoscere e valorizzare i molti anni di servizio prestato da tutto il personale precario: l’assunzione di tutto il personale inserito nelle graduatorie permanenti e nelle graduatorie di concorso pubblico prima di espletarne uno nuovo; l’attivazione di una procedura selettiva riservata alle insegnanti inserite nella graduatoria municipale unificata, consentendo loro l’accesso ad un percorso assunzionale; l’istituzione di una graduatoria per supplenze riservata al personale che ad oggi viene convocato attingendo da altre graduatorie. USB ed USI sostengono le richieste delle lavoratrici e sono pronte ad attuare ogni tipo di iniziativa che consenta di portare il problema all’attenzione non solo del Sindaco, ma della cittadinanza tutta, poiché la qualità di questi servizi essenziali si garantisce innanzi tutto dando stabilità al personale che vi opera.
USB ed USI auspicano inoltre che la Giunta e il Sindaco accolgano le richieste alla luce degli emendamenti al decreto fiscale, varati in Commissione alla Camera, che prevedono il raddoppio delle possibilità assunzionali, con il turn-over che passa dal 20% al 40% per il settore dell’istruzione e sociale.
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Iva sui rifiuti
Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012
Il pagamento dell’Iva sui rifiuti della Tia1 sembra non avere avuto un punto fermo dopo le sentenze di Corte Costituzionale e Cassazione che ne hanno sancito il carattere tributario e quindi la non legittimita’ dell’imposta Iva. In assenza del Governo (che ha praticamente non risposto ad un’interrogazione in commissione Finanze della Camera), al momento l’unica iniziativa legislativa in merito e’ quella di un emendamento del deputato Pd Alberto Fluvi che, in barba a Corte Costituzione e Cassazione, ribadisce che la Tia1 ha natura di corrispettivo e dunque l’Iva va pagata…. come dire: chi se ne frega dell’altro potere (giudiziario) dello Stato che afferma e ribadisce, io che sono il potere legislativo faccio come mi pare e piace senza minimamente considerare quella che dovrebbe essere l’integrazione tra le attivita’ dei vari poteri dello Stato… che detto in “soldoni” significa mettere le basi per mantenere eternamente aperto un conflitto in cui la certezza del diritto degli amministrati potra’ essere affidata solo al giudizio di un giudice, piu’ o meno “attento” rispetto al potere. Nel contempo le aziende partecipate che nei vari Comuni gestiscono il servizio rifiuti, si guardano bene dall’aprire un contenzioso con l’amministrazione fiscale dello Stato per farsi restituire il maltolto e, di conseguenza, continuano a chiedere l’Iva agli utenti del loro servizio.
Il quadro sconfortante e’ il seguente:
- c’e’ la legge zoppicante e poco chiara;
- i massimi organi giudiziari e costituzionali sono intervenuti per dire che non è come la legge dice e, quindi, bisogna cambiare in direzione no-Iva;
- l’esecutivo non dice la sua;
- il legislatore ignora l’esistenza degli altri poteri dello Stato e insiste sull’esistente zoppicante;
- i gestori del servizio non solo se ne fregano, ma minacciano, in caso di mancanza dell’Iva sulle loro bollette, di aumentare i costi del servizio (come se l’Iva fosse un guadagno che viene loro sottratto e non una partita di giro… c’e’ qualcosa che non torna, se non che loro non hanno nessuna intenzione di farsi rimborsare dal Fisco e se saranno costretti ad emettere fatture senza Iva e rimborsare il maltolto agli utenti, hanno intenzione di rifarsi solo verso questi ultimi…. bell’esempio di amministrazione democratica e ‘consumer frendly’);
- gli utenti continuano a pagare e possono rivalersi solo se hanno la costanza di portare in giudizio i gestori, trovando un giudice che dia loro ragione.
E’ ovvio che e’ un braccio di ferro con un solo risultato certo al momento: la credibiita’ zero delle istituzioni, con una curva di peggioramento che aumenta ogni giorno e che -ovviamente- non portera’ il cittadino contribuente ad avere sempre meno fiducia verso lo specifico gestore dei rifiuti, ma verso le istituzioni tutte.Continuiamo a farci male?
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Istituzioni: un giorno al Quirinale
Pubblicato da fidest su domenica, 25 marzo 2012
Incontro del Presidente Napolitano con una delegazione di alunni per il programma “Istituzioni. Un giorno al Quirinale” di Rai Educational Palazzo del Quirinale. Accomodatevi prego…Ragazzi Buongiorno…D.Cosa pensava alla nostra età dell’arte della politica? PresidentePensavo che la politica fosse un impegno a cui nessuno si può sottrarre: questo non significa che tutti debbano fare politica a tempo pieno; però una parte della propria giornata, del proprio tempo, della propria attenzione va rivolta alla politica come impegno collettivo generale dei cittadini.
Domanda: Signor Presidente, noi giovani per la politica proviamo sfiducia e disinteresse perchè assistiamo a liti fra politici che vengono accusati di perdere credibilità. Secondo lei come si può eliminare questa lontananza e farci appassionare?
Presidente: E’ un grande problema, perché se i giovani rimangono lontani dalla politica questa andrà sempre peggio. Ci sono alcune lettere di ragazzi, giovanissimi condannati a morte dai tedeschi durante la Resistenza: hanno lasciato dei messaggi molto belli. Uno di questi scrisse: ‘Quello che il fascismo voleva farci credere era che la politica è una cosa sporca, che quindi non bisogna occuparsene … Però se ne occupavano loro. Questo significava lasciare la politica nelle loro mani. Ma la politica siamo noi stessi’. I partiti devono il più possibile aprirsi a forze nuove, e queste devono avere la capacità di svolgere il loro ruolo e produrre il necessario cambiamento dei partiti, del quadro politico.
Domanda: Signor Presidente, lei nel discorso di fine anno ha detto che l’Italia uscirà più viva dalla crisi economica. Ma cosa possiamo fare noi ragazzi. Cosa si può fare per uscirne?
Presidente: Non è la prima volta che l’Italia affronta una situazione di crisi. Noi abbiamo – come sapete – un debito pubblico che è pari al 120% della nostra ricchezza nazionale. Per tenere in piedi questa montagna di debito, dobbiamo piazzare i nostri buoni del Tesoro e pagarci gli interessi. Pensate che in un anno, l’anno scorso, più di 70 miliardi di euro, che avrebbero potuto essere spesi per fare tante cose – per costruire strade, porti o per incrementare lo sviluppo industriale del Mezzogiorno – hanno dovuto essere versati per pagare gli interessi sul nostro debito.
Domanda: Io nel mio tema mi sono immaginata come se fossi Presidente della Repubblica. Ma può una donna diventare Presidente? E come mai non ce n’e’ mai stata una fino ad adesso?
Presidente: Alla domanda “Come mai non è accaduto?”, dovrei rispondere che non lo so. Nel senso che da deputato ho partecipato all’elezione di molti presidenti della Repubblica e mi sono sempre trovato a dover scegliere fra candidati uomini. Più le donne si faranno sentire, prima arriverà – mi auguro presto – il momento in cui ci sarà anche una candidata donna a Presidente della Repubblica e potrà essere eletta.
D.Signor Presidente, lei si è mai spiegato perché quasi tutti i Presidenti della Repubblica vengono da Napoli?
PresidenteMi sono spiegato forse perché ne sono venuti tre, io sono il terzo, su undici presidenti: De Nicola, Leone e chi vi parla vengono da Napoli; Einaudi, Scalfaro e Saragat vengono dal Piemonte; Ciampi e Gronchi dalla Toscana. Quindi non è che vengono quasi tutti da Napoli.
D.Signor Presidente le volevo chiedere, quando finirà la sua carica da Presidente della Repubblica Lei pensa di ricandidarsi?
Presidente C’è stata una tua collega che molto gentilmente si è preoccupata della mia stanchezza! Effettivamente la stanchezza c’è, e poi non si deve mai ritenere di essere insostituibili. Sono una persona che ha lavorato molto, ha avuto molte soddisfazioni, molte responsabilità, ma sono una persona molto avanti negli anni. E’ necessario passare la mano, è necessario che si facciano avanti altri anche per la carica di Presidente della Repubblica. Quindi, dopo il maggio del 2013 ci potremo vedere di nuovo, quando vorrete, ma sarà da privato cittadino.
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Donne nelle istituzioni
Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 marzo 2012
“Sono stato uno dei primi parlamentari ad aderire all’appello trasversale in favore di una legge elettorale che garantisca una maggiore presenza delle donne in politica e nelle istituzioni, pur avendo criticato in passato l’idea delle ‘quote’. È onesto ammettere che i progressi compiuti in questo campo dall’Italia sono minimi e le statistiche dimostrano come la nostra Nazione sia il fanalino di coda negli stati a democrazia avanzata. Per queste ragioni, è necessario avere più coraggio. Raccolgo in pieno l’appello lanciato oggi dal delegato del sindaco Alemanno alle Pari Opportunità, Lavinia Mennuni, che a nome delle donne di Roma ha chiesto a gran voce al Parlamento un intervento normativo per riequilibrare la presenza femminile nelle Istituzioni”. È quanto dichiara, in una nota, il deputato del PdL, Marco Marsilio.
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Disabili e istituzioni
Pubblicato da fidest su sabato, 24 dicembre 2011
Bologna. Dopo il flash mob del mese di ottobre dei disabili e delle loro famiglie le istituzioni non sembrano aver capito l’importanza di quella manifestazione tanto partecipata.
La regione ha inviato alle associazioni per la tutela della disabilità e alla consulta per il superamento dell’handicap la nuova bozza di delibera, stilata dalla stessa, riguardante la compartecipazione degli utenti al costo di servizi socio-riabilitativi: in essa si ritrova l’ingiusta applicazione dell’art. 49 della legge regionale, attuata nel dicembre 2009 a danno delle persone con disabilità. Nonostante sia stato impiegato tempo, dibattiti, riunioni e proteste pubbliche perché si potesse arrivare ad una soluzione di equità contributiva delle persone disabili per i servizi di assistenza, i responsabili politici ed i loro funzionari non sentono il dovere di rispettare un diritto sancito da una legge nazionale ordinaria e dalla Costituzione. La presidente dell’ANFFAS di Bologna Gabriella D’Abbiero ha scritto una lettera aperta al presidente della regione, agli assessori regionali alla sanità e al sociale, ed a tutti i membri del consiglio comunale di Bologna, per protestare contro questa ingiusta posizione presa, sulla “ proposta della Regione di un aumento dell’esborso economico molto maggiore rispetto al passato addossato alla famiglia senza riconoscere i gravosi impegni personali di assistenza e cura di un figlio con disabilità grave e quelli economici che una famiglia deve sostenere nell’arco della vita intera. Dunque non solo il mancato rispetto di una legge dello Stato, la prevaricazione, in nome di cavilli legali smentiti dalla nostra stessa Costituzione, ma anche la beffa di un aumento vergognoso della contribuzione, speculando su una pensione di invalidità di € 256,00 e di un’indennità di accompagnamento, che sentenze del Consiglio di Stato dichiarano intoccabili in quanto necessarie all’assistenza quotidiana della persona disabile grave”. La presidente si chiede se questa sia la giustizia e l’ equità sociali tanto sbandierate dai politici in questione se, dopo anni e anni nei quali Anffas Bologna ha tentato attraverso incontri e confronti di evidenziare le ragioni per cui ha ritenuto, nei riguardi della compartecipazione ai servizi, di sostenere e tutelare i diritti della persona con disabilità e della famiglia (come sancito dalla legge 130 dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu), questo sia il risultato.
In particolare quello che rivendica Anffas è:
1. Differenziazione fra la persona con disabilità grave e l’anziano che diventa non autosufficiente: la persona con disabilità è a totale carico della famiglia ed incapace di produrre reddito dalla nascita fino alla morte.
2. Per la frequenza ai centri diurni fare riferimento al reddito del solo utente, escluse pensione di invalidità e indennità di accompagnamento: con quali mezzi economici può vivere una persona disabile che ha bisogni oltremodo maggiori rispetto ad una persona normale e necessita di assistenza continua? Se non vi è reddito, non si può richiedere alcuna contribuzione.
3. Fermo restando il riferimento al reddito individuale, per l’inserimento nella struttura residenziale l’indennità di accompagnamento (vista la finalità della stessa) “accompagna” l’utente, mentre la pensione deve restare nella sua disponibilità per le necessità personali. Inoltre la eventuale compartecipazione deve riguardare il pasto ed il trasporto e non il costo del servizio, che come sancito dai Lea, spetta all’ente pubblico.
Alla luce di queste considerazioni, estese e sostenute da tutta la Consulta per il Superamento dell’Handicap di Bologna, ci chiediamo se le istituzioni potranno ancora procedere calpestando i diritti di centinaia e centinaia di cittadini bolognesi.
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Master in istituzioni e politiche spaziali
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 dicembre 2011
Si svolgerà a Roma, presso la Sede della SIOI, dal 13 febbraio al 10 luglio 2012.Il Master nato dalla collaborazione tra ASI, SIOI e CNR (Istituto di Studi giuridici Internazionali) ha l’obiettivo di formare funzionari e manager nelle attività spaziali, in senso trasversale e multidisciplinare, siano essi giuristi, economisti, ingegneri, politici o semplicemente ancora neo laureati in cerca di prima occupazione catturati dall’avventura spaziale. Le tre edizioni precedenti hanno ottenuto notevole successo presso le istituzioni, le amministrazioni e l’industria con un alto livello del placement entro 8 mesi dalla fine del Master. I moduli didattici, articolati in giuridico – istituzionale, politica e relazioni internazionali, socio – economico, industriale, tecnico –scientifico, godono della partecipazione di esperti nazionali ed internazionali e sono arricchiti da simulazioni ed esercitazioni e da visite presso associazioni ed organizzazioni internazionali, industrie, agenzie spaziali. Si segnala, inoltre, che l’ASI conferisce, dopo la conclusione del Master, una borsa di studio di Euro 24.000,00 ad un partecipante per lo svolgimento di una ricerca, della durata di 12 mesi, presso l’ESPI a Vienna.
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Alleanza tra Istituzioni e società scientifiche
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 dicembre 2011
Un nuovo modello di prevenzione per ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e che devono essere seguite sul territorio. Le patologie croniche non trasmissibili (diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici) ogni anno colpiscono in massa gli italiani: sono circa 3,9 milioni i diabetici, 2milioni e 250mila vivono con una diagnosi di tumore. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese, con circa 250.000 decessi ogni anno (il 40% del totale). La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol, ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Per delineare nuove strategie di prevenzione, basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione, nasce oggi l’Health Prevention Institute, il primo progetto in Italia di questo tipo, con la firma di un accordo di programma tra l’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e la Fondazione “Livio Patrizi”. L’iniziativa viene presentata al Senato (Palazzo Madama) alla presenza del Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi. “Abbiamo avviato un progetto di alleanza istituzionale con organizzazioni accademiche e scientifiche che sono in grado di fornire strumenti d’analisi utili a valutare i meccanismi assistenziali, economici, clinici, sociali in atto in Italia – afferma il sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. Le Istituzioni devono impegnarsi sul fronte della prevenzione attraverso strategie mirate. È necessario sviluppare politiche di sanità pubblica volte a rimuovere gli elementi che favoriscono lo sviluppo delle patologie croniche non trasmissibili”. Verrà realizzato un report annuale nazionale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali volte alla prevenzione. “Restare a guardare è costoso e inaccettabile – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG –. Vogliamo ridurre del 20% l’impatto di queste malattie, i mezzi di controllo sono noti e sperimentati. Individueremo una road map nazionale in grado di tracciare le priorità di intervento. Metteremo a disposizione gli strumenti di monitoraggio che abbiamo sviluppato in questi anni, in particolare Health Search. Nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici, Health Search è un database che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. Oggi rappresenta un sistema di valutazione dei costi sanitari ‘pesati’ per risultati, uno strumento essenziale per favorire il governo clinico del sistema”. “L’Università ‘Tor Vergata’ – sottolinea il Rettore, prof. Renato Lauro – dispone di dipartimenti di ricerca clinica, epidemiologica ed economica in campo sanitario, in grado di monitorare costantemente l’evoluzione del sistema sanitario nazionale e, in particolare, l’impatto delle malattie croniche, per questo ha costituito al suo interno l’Italian Barometer Diabetes Observatory. Con SIMG è stato inoltre avviato il progetto Sissi, modello di simulazione dei costi sanitari messo a punto in collaborazione con il Ceis di Tor Vergata”. Verranno creati tavoli di lavoro con Istituzioni pubbliche, scientifiche e con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, per individuare le strategie idonee alla prevenzione. Tra gli obiettivi dell’Health Prevention Institute anche un think tank in grado di sviluppare un pensiero strategico su queste patologie. “È essenziale realizzare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini – conclude la dott.ssa Maria Patrizia Patrizi, presidente della Fondazione ‘Livio Patrizi’ –. Finanzieremo anche ricerche economiche, epidemiologiche, sociali, sanitarie e cliniche”. Spesso si crede che le morti per malattie croniche interessino solo le persone più anziane, ma non è vero. A livello globale provocano ogni anno circa 35 milioni di decessi: di questi, 16 milioni riguardano persone al di sotto dei 70 anni di età. Inoltre, nei Paesi a reddito medio-basso questo accade in fasce d’età molto più basse rispetto alla nazioni più sviluppate.
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Il grande imbroglio
Pubblicato da fidest su lunedì, 21 novembre 2011
Ora che il governo dei tecnici è stato formato si delineano meglio le ragioni che, a monte, lo hanno determinato e che sono le stesse legate storicamente a quel passato nel quale i conflitti istituzionali e i vuoti della politica hanno portato alla dittatura. Per restare al secolo da poco passato ricordiamo la vigilia dell’avvento del comunismo, del fascismo, del nazismo, del franchismo e di tutte quelle svolte autoritarie che hanno lasciato un segno nella storia dei popoli e delle nazioni come è accaduto in Cile, e non solo. Forse su tutto prevale il monito di Charles De Gaulle, che soleva dire che “La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici”. E la stessa Francia cercò di acquietare gli spiriti liberi allorché si affidò al suo padre della patria per gestire uno dei suoi momenti più difficili. L’Italia in questo frangente ha dato prova di quelli che sono stati i limiti imposti da un vuoto di potere dove la politica ha gettato la spugna e abbiamo dovuto ricorrere, visto che il tempo delle dittature è tramontato nella cultura occidentale, ad uno stratagemma “tecnico”, ma imperfetto perché manca l’autorità nella sua filiera decisoria. E mi spiego meglio. Il parlamento, è stato di fatto snaturato nella sua funzione istituzionale di generare una volontà dettata dalla maggioranza che esprime per cedere i suoi poteri ad un soggetto estraneo e ancora più umiliante se si pensa che i tecnici solitamente al servizio della politica oggi hanno invertito la loro funzione per dettare le loro regole alla politica. A questo punto tanto sarebbe valso se lo stesso Parlamento avesse deciso di autosospendersi, diciamo per 6 mesi o un anno e non di giocare a rimpiattino con un governo non di sua espressione e che lo condiziona a tal punto che si fa sapere che se dovesse mancare, a questi tecnici per le decisioni che intenderanno prendere, la fiducia finiremmo nel caos. Di certo non intendiamo dire che avremmo dovuto tenerci il governo passato, ci mancherebbe, ma che il suo fallimento avrebbe dovuto portarci diritto alle elezioni anticipate senza se e senza ma e che il partito di Berlusconi avrebbe dovuto subire una solenne sconfitta come sta accadendo con Zapatero in Spagna. Invece oggi si continua parlare di una sua riedizione, sia pure sotto mentite spoglie, in quanto alla sua leadership, per cercare il consenso degli italiani e ritrovarvi la sua maggioranza nel Paese. Come dire: tutto cambiare per nulla cambiare di memoria gattopardesca. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Istituzioni e strage Ustica
Pubblicato da fidest su lunedì, 19 settembre 2011
“Vogliamo sottolineare il grande valore della sentenza del tribunale civile di Palermo, che ha condannato lo Stato a risarcire per danni un gruppo di parenti delle vittime della strage di Ustica. Una sentenza estremamente importante, perché non si limita a condannare i ministeri della Difesa e dei Trasporti, ma lo fa evidenziando le responsabilità dovute alla sicurezza e mette in luce i comportamenti negativi e non collaborativi con l’autorità giudiziaria tenuti da parte di appartenenti ad organi dello Stato che, pur nelle diversità di personaggi e situazioni, sono state comuni alle indagini sulle altre stragi che hanno colpito il nostro Paese. A fronte di ciò appare ancora più colpevole l’atteggiamento assunto dal sottosegretario Carlo Giovanardi – evidentemente d’intesa con il Governo – che ha preannunciato ricorso contro di essa. L’unione stigmatizza il comportamento Governo, che:anziché farsi carico del buon esito delle rogatorie internazionali riguardanti la strage di Ustica;impegnarsi nel rendere operativa la nuova legge sul segreto di Stato, promulgata all’inizio del 2007 e tutt’ora priva dei decreti applicativi,sembra cercare in tutti i modi di fiaccare la volontà dei familiari delle vittime nella loro legittima ricerca della verità, Ne è prova: la mancata partecipazione alla manifestazione per il 31° anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, la denuncia per vilipendio inviata dal coordinatore del PdL Fabio Garagnani al presidente dell’Unione familiari vittime per stragi Paolo Bolognesi, per la sua insistente richiesta di giustizia, chiedendo che con il segreto di Stato, non si coprano i mandanti delle stragi,la mancata applicazione della legge 206/04 “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”, che costringe i familiari a defatiganti iter per farla applicare completamente. I morti delle stragi terroristiche e l’impunità delle stesse, reclamano ben altra attenzione da parte degli organi governativi. Inoltre, e nel caso specifico di Ustica, non vi sia il necessario impegno governativo nell’azione diplomatica che pretenda risposte alle rogatorie internazionali ancora inevase”.
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“L’Italia è il Paese che amo”
Pubblicato da fidest su domenica, 4 settembre 2011
Era il Silvio Berlusconi degli esordi, quello delle calze sulle telecamere, dei videomessaggi distribuiti urbi et orbi come il verbo del nuovo messia liberale. Era il 1994 e il Cavaliere sfoderava sempre il sorriso a 100 denti, le sue intemerate erano al massimo il “mi consenta”. Erano bei tempi. C’era voglia di cambiamento. Poi venne eletto e l’Italia cambiò addirittura in peggio, perché il virus del berlusconismo ha contagiato istituzioni, politica, cultura, società. Ci vorranno anni per debellarlo. Insomma, quello era il Berlusconi degli esordi, con la carica pubblicitaria di un “Mastro Lindo” che voleva pulire il Paese. Oggi si riduce a parlare con unLavitola qualunque, che se non sbaglio ora è latitante, e a dire “vado via da questo paese di merda”. Uao, complimenti mister B. Proprio lei che lo governa da dieci anni (a parte i soli due anni di governo Prodi)?! Non si vergogna neanche un po’ di queste parole?! In quella frase c’e’ tutto il personaggio: uno che se ne fotte dei problemi dei cittadini e che pensa solo ai suoi interessi (i suoi affari sono saliti alle stelle da quando è in politica) e a salvare se stesso. Degli altri, degli italiani, non gliene frega niente. Presidente se lo ritiene opportuno se ne vada. Basta dare un’occhiata sulla rete per rendersi conto che moltissimi hanno preso questo sfogo (me ne vado) come un auspicio.Se ne vada mr B, ha già fatto troppi danni, ma non offenda l’Italia, che, nonostante questo governo di uomini piccoli piccoli, resta un grande paese. E si metterà alle spalle questo brutto periodo, dimentichera’ lei, Bossi, Tremonti, il dito medio, i “vaffanculo”, le mignotte, i bunga bunga, i ministeri al Nord (peraltro ancora chiusi perché l’importante è lo spot, la sostanza non conta). Se ne vada per la sua strada, l’Italia ha un lungo cammino da compiere. (Massimo Donadi deputato Idv)
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Il peggio ai vertici delle Istituzioni
Pubblicato da fidest su venerdì, 1 luglio 2011
Tremonti: era deficit spending è finita, la gente chiede rigore e capirà (Il Messaggero del 30 giugno 2011) e Rosario Amico Roxas commenta: “Ci vuole proprio una gran faccia tosta per parlare di evasioni fiscali, quelle evasioni sulle quali questo governo ha edificato il proprio consenso. Che poi ne parli 3monti è paradossale, lui che è il più importante fiscalista italiano, che cura gli interessi dei maggiori contribuenti, per i quali ha messo in essere lo scudo fiscale, le sanatorie, i condoni. E’ il solo fiscalista italiano che non ha bisogno di studiare le norme fiscali e agire con la dovuta correttezza; lui le leggi, i provvedimenti, le eccezioni, le circolari esplicative, le interpretazioni di comodo, i suggerimenti operativi li fa, e li applica secondo la convenienza del potente di turno che paga una ricca parcella, ma evita di pagare ricchissime tasse. Dalla presidenza del consiglio non gli è mai venuta una obiezione sul suo operato, essendo lo stesso presidente del consiglio il maggior fruitore delle norme di volta in volta inventate, esaltando un enorme conflitto di interessi.
La gente capirà? Ma la gente ha già ben capito ed ha anche reagito di conseguenza, imponendo alla coalizione di governo la più pesante delle sconfitte. (Rosario Amico Roxas)
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Nuovo Presidente Unione Europea Assicuratori
Pubblicato da fidest su mercoledì, 29 giugno 2011
E’ Filippo Gariglio, 51 anni, agente a Rivoli (To), il nuovo Presidente dell’Unione Europea Assicuratori, eletto ieri mattina all’unanimità dal Consiglio Direttivo dell’associazione. Gariglio prende il posto di Elio Pugliese, che assume il ruolo di Presidente onorario. Alla sua prima riunione dopo l’Assemblea elettiva del 21 maggio scorso, il Consiglio Direttivo ha distribuito le cariche e le mansioni interne come segue:
Presidente: Filippo Gariglio – Rapporti con le Istituzioni, le Associazioni del settore, le Organizzazioni internazionali ed i partners
Vice Presidente: Roberto Conforti – Area formazione, qualità, responsabilità sociale, previdenza integrativa
Segretario Tesoriere: Vittorio Gabetta – Area finanza e gestione, organizzazione uffici e risorse umane, merchandising, office automation
Beppe Villa – Area relazioni esterne, comunicazione, convegni ed eventi, website
Vittorio Zenith, Carlo Colombo, Alessandra Cancellieri – Area legale, distribuzione e tecnica assicurativa, mercato assicurativo ed innovazione di processo e di prodotto
Sergio Vernasca – Area territorio, rapporti con i Distretti, organizzazione territoriale
Vittorio Brambilla Di Civesio, Carlo Sperandeo – Area giuridica, rapporti con sistema Camerale, Organizzazioni imprenditoriali, professionali e dei consumatori
Alfonso Santangelo – Area Università e centri del sapere, convegni ed eventi
E’ stata infine nominata una commissione per la riforma dello Statutocomposta da Roberto Conforti, Vittorio Gabetta, Elio Pugliese, Vittorio Zenith, Carlo Colombo e Franco Barbieri, già direttore del bimestraleAttualità Uea.
L’Unione Europea Assicuratori (Uea) è un istituto indipendente che dal 1973 svolge attività di studio e ricerca a carattere scientifico, per sviluppare la cultura assicurativa e la crescita professionale dei propri soci.
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Napoli: è la crisi del sistema Stato
Pubblicato da fidest su domenica, 26 giugno 2011
Per affrontare la situazione a Napoli e tutelare la popolazione c’è bisogno di tutte le istituzioni, non solo del sindaco, che ha le mani legate se non c’è un provvedimento el consiglio dei ministri e non c’è un supporto della Provincia di Napoli, della Regione Campania e di tutte le Regioni italiane. Non è che basta essere eletti perché domattina scompaiano tutti i rifiuti. Ci vuole un intervento coordinato di tutte le istituzioni ed è quello che noi chiediamo a gran voce. Napoli soffre i questo problema dei rifiuti da troppi anni per poter dire che è una vendetta nei confronti dell’Italia dei valori e di de Magistris. Certamente è un perpetuare l’incuria che sta creando dei danni gravissimi alla città, alla popolazione, all’ambiente e alla salute. Bene ha fatto la Procura di Napoli ad aprire un fascicolo processuale per verificare se ci siano ipotesi di reato. Se c’è qualcuno che non fa il proprio dovere, o per colpa o per dolo, è bene che venga assicurato alla giustizia.
Senza se e senza ma, l’Italia dei valori è a favore della libertà totale d’informazione e del diritto/dovere totale degli investigatori di combattere con tutti i mezzi la criminalità. E se la criminalità utilizza strumenti tecnologici avanzati per poter commettere reati, uguali strumenti tecnologici avanzati devono essere messi a disposizione della forze dell’ordine e della magistratura. All’interno della legge attuale già ci sono gli strumenti per verificare e valutare quando un’intercettazione può essere fatta, quando depositata, quando può essere utilizzata e quando pubblicata. Fare una legge per cercare di fermare le indagini oppure l’informazione, il diritto a essere informati e a informarsi dei cittadini, è un modo per favorire la criminalità e per nascondere la verità agli italiani. (Antonio Di Pietro)
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E’ Italia legalità: da Palermo a Roma e viceversa
Pubblicato da fidest su domenica, 19 giugno 2011

L’associazione “E’ Italia legalità” ha avuto il suo battesimo romano sabato 18 giugno a partire dalle ore 15. L’incontro si è tenuto presso il Centro Congressi di Via Cavour. Vi hanno risposto numerosi partecipanti provenienti da tutte le parti d’Italia. A fare gli onori di casa, oltre al presidente
dell’associazione Girolamo Foti, il suo vice Filippo Scicchitano, il segretario amministrativo avv. Leonardo Bitti, il coordinatore
Davide Salma, il portavoce Filippo Tettoia, i responsabili dell’associazione delle diverse regioni italiane. Il meeting era coordinato da Roberto Peretti. Ospite d’onore è stato l’on.le ing. Ferdinando Russo, già parlamentare e sottosegretario agli Interni che ha tenuto un applaudito discorso sul ruolo dell’associazionismo sociale e sullo spirito che esso promana nella società civile.
Sono seguiti numerosi interventi tra i quali quello di Marco Votano, presidente dell’Angi, del prof. Corrado Tocci, del dott. Giovanni Menni, presidente Idea e Legalità, dell’avv. Giacomo Crovetti, esperto in diritto militare e del dott. Luca Frongia, presidente Asso Interforze. Sono seguiti altri interventi del pubblico presente in sala.
Ora ci aspettiamo che l’associazione che si dichiara apartitica dispieghi con maggiore incisività le sue forze sul territorio nazionale per rappresentare gli interessi condivisi nel sociale, nella tutela dei legittimi interessi delle categorie più deboli con dibattiti e convegni intesi a stimolare la classe
politica sul terreno delle risposte concrete alle attese della gente. Ci sarà anche un impegno formativo indirizzato alle scuole di ogni grado e livello affinchè i giovani prendano sempre più coscienza dell’aspetto sociale e civile della società italiana. Vi è stato, soprattutto da parte del presidente Foti, un forte richiamo ai valori espressi dai due magistrati simbolo: Falcone e Borsellino e dai quali intende attingere gli insegnamenti e la guida spirituale.
Ora che l’associazione ha avuto il suo “battesimo Romano” i vecchi e nuovi associati non possono fare altro che rimboccarsi le maniche e guardare avanti nell’affermazione di quel modello di vita che intendono risaltare e che è nelle attese di tutti coloro che si sentono non rappresentati nelle istituzioni e nella politica ma che costituiscono la stragrande maggioranza del Paese. (servizio Fidest)
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