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Kenya: rafforzata la presenza nel complesso di Dadaab

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

English: Women and children waiting to enter D...

English: Women and children waiting to enter Dadaab camp in Kenya. One of thousands of refugee families who have recently arrived from Somalia fleeing the drought and conflict. (Photo credit: Wikipedia)

Ieri è stato inaugurato il nuovo ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Kenya nord-orientale, nell’ambito dell’impegno dell’Agenzia a garantire continuità ai fondamentali servizi di assistenza per le oltre 460.000 persone che vivono nel complesso di campi per rifugiati di Dadaab. Quello di Dadaab è il più grande insediamento di rifugiati al mondo e si estende su un’area di oltre 50 chilometri quadrati. Il nuovo ufficio UNHCR, inaugurato alla presenza delle autorità keniane, si chiama Alinjugur e si trova nel distretto di Fafi, a circa 80 chilometri dal confine con la Somalia e a circa 20 dalla base principale dell’Agenzia a Dadaab. Da ieri quindi Alinjugur ospita staff dell’UNHCR, di altre agenzie e di organizzazioni non governative. I team di operatori che fanno base a Alinjugur copriranno i siti di Hagadera e Kambioos che accolgono circa 150.000 rifugiati somali. L’ufficio di Alinjugur consentirà all’Agenzia di essere più vicina alle comunità di rifugiati e quindi di fornire migliori servizi ai rifugiati e alle comunità locali che li accolgono. L’apertura dell’ufficio è il risultato dei colloqui e della collaborazione con le autorità keniane mirati a decongestionare i campi e ad accrescere la presenza sul terreno dell’UNHCR e delle altre organizzazioni umanitarie. Inoltre è in atto una stretta collaborazione con la comunità d’accoglienza, al fine di favorire la positiva coesistenza con i rifugiati. L’UNHCR è fiducioso che i nuovi sviluppi consentiranno all’Agenzia di estendere lo spazio umanitario e facilitare le operazioni di assistenza.
Negli ultimi 6 mesi la sicurezza ha costituito a Dadaab una vera e propria sfida, costringendo l’Agenzia a ridimensionare le proprie operazioni sul terreno. Col perdurare di minacce quali sequestri, dirottamenti di veicoli, ordigni esplosivi improvvisati e scorrerie, la situazione resta complessa e tesa.
Da due decenni il complesso di Dadaab fornisce protezione, alloggio e assistenza umanitaria ai rifugiati somali, spesso in circostanze difficili e complesse. Tra queste il cronico sovraffollamento, il rischio di malattie e le inondazioni stagionali.

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Somalia: offensiva militare del Kenya

Pubblicato da fidest su venerdì, 4 novembre 2011

Ruins of Qa’ableh, Somalia.

Image via Wikipedia

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) attacca duramente il governo del Kenya che con la sua offensiva militare contro le milizie radical-islamiche Al-Shabaab ha messo in pericolo gli aiuti umanitari per oltre tre milioni di persone affamate nella Somalia centrale e meridionale. L’APM sottolinea che la protezione e l’assistenza umanitaria alla popolazione civile devono avere la massima priorità. La popolazione affamata è terrorizzata dai bombardamenti aerei e rinuncia anche a fuggire all’estero alla ricerca di cibo e protezione. L’attacco missilistico lanciato domenica scorsa dall’aviazione keniota ha colpito un campo profughi della città di Jilib uccidendo 5 civili (tra cui tre bambini) e ferendo altre 52 persone.Almeno 31 dei feriti sono bambini e non combattenti delle milizie Al-Shabaab. Il governo del Kenia nega ogni responsabilità per l’attacco aereo e accusa i miliziani di fare “propaganda” ma i collaboratori delle organizzazioni umanitarie straniere presenti confermano l’attacco aereo e il ferimento dei profughi.Ancora un volta un paese straniero combatte una guerra su territorio somalo, senza alcun riguardo per la popolazione civile. Già l’esercito etiope fu accusato di aver commesso gravi crimini di guerra e contro l’umanità durante l’occupazione della Somalia centrale tra il 2006 e il 2009.Tre settimane fa il Kenia ha avviato la sua offensiva militare nella Somalia meridionale. Da allora il numero dei profughi per fame che cercavano aiuto nel paese confinante è drasticamente sceso. Se prima dell’offensiva circa 3.400 profughi cercavano settimanalmente riparo in Kenia, dopo l’avvio dell’offensiva il loro numero è sceso ad appena 100.Le persone affamate soffrono anche le misure coercitive delle milizie Al Shabaab che a partire da fine ottobre hanno deportato oltre 27.000 profughi prelevandoli a forza dai campi profughi della regione del Lower Shabelle per riportarli nelle loro regioni di provenienza dalle quali erano scappati. Per sostenere l’apparenza di normalità, le milizie pretendono che la popolazione resti nei propri villaggi a lavorare i campi, ma la gente non ha provviste alimentari e senza aiuti alimentari non può sopravvivere fino ai prossimi raccolti. La deportazione dei profughi da parte delle milizie Al Shabaab costituisce una grave violazione del diritto umanitario.

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Appello per somali fuggiti in Kenya

Pubblicato da fidest su lunedì, 8 novembre 2010

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) continua ad esprimere forte preoccupazione per il destino degli oltre 8mila somali ai quali, nel corso di questa settimana, è stato ordinato di lasciare l’area di Mandera, nel Kenya nord-orientale. Secondo le notizie di questa mattina alcuni di loro sarebbero dispersi, mentre altri potrebbero essere fuggiti in Etiopia. Le persone allontanate avevano trovato rifugio, seppure in condizioni difficili, vicino al campo di accoglienza Border Point One, dove si erano stabilite dal 17 ottobre scorso. Si trattava principalmente di donne, minori e anziani fuggiti dagli scontri tra le forze di Al-Shabaab e quelle di Ahlu Sunna Wal Jamaa nei pressi della città di Bulla Hawo. Ad ottobre, nel suo discorso al Comitato Esecutivo dell’UNHCR, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres aveva chiesto che fosse riconosciuta ai somali la protezione internazionale sulla base delle nuove linee guida pubblicate dall’UNHCR all’inizio dell’anno. Questo documento mette in luce i rischi concreti corsi dai somali che vengono rimpatriati nella Somalia centrale e meridionale. Oggi l’UNHCR rilancia quell’appello.

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Najib Balala miglior ministro del turismo

Pubblicato da fidest su venerdì, 6 marzo 2009

L’Hon. Najib Balala, Ministro del Turismo del Kenya, ha ricevuto l’importante riconoscimento come miglior Ministro del Turismo dell’Anno in Africa. Il premio è stato conferito a Maputo, Mozambico durante la serata di gala “Africa Tourism Investor Summit and Award” il 28 febbraio 2009, al rientro dalla sua visita in Italia per BIT09.  Il Ministro è stato premiato per il suo impegno nel sostenere la ripresa del turismo in Kenya durante il 2008, in seguito alla crisi post-elettorale del precedente anno, e per i suoi sforzi nell’attivazione di programmi volti allo sviluppo del turismo sostenibile nel Paese. Il Kenya è considerato oggi leader mondiale in questo settore.   “La mia vittoria e il presigioso riconoscimento ottenuto da altre sette organizzazioni turistiche del Kenya agli Africa Tourism Investor Award” ha dichiarato l’Hon. Balala “dimostrano che il Paese è un attore importante nello sviluppo del turismo in Africa e nel mondo.” che conlude “Ricevere questo premio è un grande onore per me e per l’intero settore turistico del mio Paese”. Le organizzazioni che operano nel turismo in Kenya entrate nella short-list sono: il Kenya Tourist Board nella categoria “Migliore Ente di promozione turistica”, il Tourism Trust (TTF) come “Migliore iniziativa nel supporto degli investimenti nel turismo delle PMI”, Kenya Airways come “Miglior compagnia aerea”, Eagle Africa Insurance Brokers come “Migliore assicurazione per il turismo d’affari”, Ol Malo Eco-Lodge and Trust come “Miglior investimento nel turismo eco-sostenibile” e la città di Nairobi come “Città dell’anno per gli investimenti nel turismo”.  Gli Africa Tourism Investor Summit and Award sono stati organizzati da Africa Investor in collaborazione con il Governo del Mozambico, l’International World Tourism Organization (UNWTO), il World Bank Group e il NEPAD, con l’obiettivo di riconoscere gli sforzi e le iniziative di organizzazioni pubbliche e private che hanno contribuito alla crescita del turismo sostenibile in Africa.  Il Kenya Tourist Board è a Milano in via Monte Rosa 20

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