Per avere un nuovo sistema previdenziale dovremmo cancellare la parola “previdenza” e sostituirla con “rendita”. Non è solo un aspetto formale bensì sostanziale. La modifica apportabile ci metterebbe nelle condizioni di contemperare due esigenze da parte dei beneficiari: quella di una rendita per quando si esce dal mondo le lavoro e per assicurarsi risorse economiche adeguate in tempi di magra e che oggi chiamiamo “risparmio”.
Il meccanismo può essere così sintetizzato: ogni dieci anni di lavoro si ha diritto ad una rendita venticinquennale pari mediamente al 20% delle retribuzioni percepite in questo arco di tempo. Un importo che può essere reinvestito negli anni successivi o reso disponibile.
Il meccanismo potrà funzionare al meglio se vi aggiungiamo delle variabili. La prima è quella di adeguare il lavoro alla propria efficienza fisica e attitudinale oltre che intellettiva. L’esempio tipico è dato dal calciatore professionista che tende ad appendere gli scarpini al chiodo intorno ai 35 anni ma non va di certo in pensione. Si cerca semplicemente un lavoro adeguato alla sua età. Da qui discende la necessità di lavorare secondo “misura” e farlo da adolescente per piccoli lavoretti e lo stesso dicasi da anziano. Questo allargamento della vita lavorativa ci consentirebbe da una parte di cumulare “rendite” più elevate e, dall’altra, di restare attivi più a lungo, ma anche di consentire aggiornamenti professionali di una certa durata con retribuzioni ridotte per passare ad altri impieghi.
Le linee guida di questa nuova forma di impatto previdenziale e lavorativo sono state analizzate e approfondite dai Centri studi della Fidest e pronte per un progetto pilota che prevede anche le modalità operative per il passaggio da un sistema all’altro in progressione temporale. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)
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Sistema previdenziale: terza proposta
Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012
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Lavoro giovanile
Pubblicato da fidest su sabato, 21 aprile 2012
“Se anche i giovani smettono di cercare lavoro vuol dire che siamo proprio arrivati alla frutta”.
Così il segretario confederale dell’Ugl, Paolo Varesi, commenta i dati diffusi oggi dall’Istat, evidenziando come “l’aumento sproporzionato degli scoraggiati è lo specchio di un Paese che sta rischiando seriamente di non avere più la forza, e la volontà, di superare la crisi. Se tra i giovani questo problema nasce dalla mancanza di stabilità, dalla reiterazione di contratti precari o, peggio, dal lavoro in nero, e nelle donne dalla necessità, soprattutto nel Sud, di accudire altri membri della famiglia risparmiando sulle spese per l’assistenza domiciliare, negli uomini con un’esperienza lavorativa lunga è ipotizzabile che lo scoramento nasca dalle difficoltà di ricollocazione professionale, in particolare quando l’età pensionabile è sempre più lontana, come accaduto per la classe 1952”.“In questo quadro – prosegue il sindacalista – non è certamente l’articolo 18 il problema. Lo sono, piuttosto, la mancanza di una seria politica industriale che promuova investimenti e nuovi posti di lavoro stabili, la mancata riforma del sistema fiscale a vantaggio dei più deboli, l’assenza di sinergia fra scuola e professioni, le risorse scarse destinate alla formazione per il reinserimento. La riforma del Lavoro recentemente varata dal Governo – conclude il sindacalista – è un’occasione mancata per individuare risposte ai veri problemi del nostro Paese”
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Precari: diritti negati
Pubblicato da fidest su giovedì, 19 aprile 2012
Si doveva discutere ieri, presso la Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, il ricorso presentato dall’Unione Sindacale di Base contro l’esclusione dei lavoratori precari di Roma capitale alle elezioni RSU del Pubblico Impiego, tenutesi il marzo scorso. Ma prima che il Comitato dei Garanti potesse riunirsi, Cgil, Cisl e Uil hanno abbandonato la sede della DPL, impedendo alla commissione di insediarsi e decidere, mos
trando così il loro completo disinteresse nei confronti del personale precario, il quale si è visto negare il diritto ad eleggere propri rappresentanti sindacali.“La cosa non ci meraviglia – dichiara Caterina Fida della USB Pubblico Impiego – pensiamo che sia un triste esempio di come vanno le cose in questa città, governata da classi dirigenti che, con il contributo di sindacati conniventi, hanno fatto della precarietà un sistema strutturale e possono avere controllo e potere solo in un contesto dove i diritti non ci sono più”.
“Molti dei precari che non hanno potuto votare appartengono al settore scolastico educativo – sottolinea la rappresentante USB – negare loro questo diritto fa il paio con la brutta legge regionale sui nidi, approvata lo scorso anno dalla Polverini e, ancora più drammaticamente, con la controriforma del lavoro Monti-Fornero. Senza contare che, nel caso specifico della capitale, anche le ipotizzate assunzioni di tale personale diventano lettera morta”.“Per questo – conclude Fida – USB riprenderà immediatamente le iniziative di lotta in favore del personale precario, affinché siano riconosciuti i diritti elementari di rappresentanza e la stabilizzazione del rapporto di lavoro”.
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Riforma lavoro: confusione assicurata
Pubblicato da fidest su martedì, 17 aprile 2012
Avvocato Dilonardo: “Congelamento assunzioni pericoloso e rischio di incremento di disoccupazione e lavoro nero” Nell’ultima settimana di marzo, Work in Progress – Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione ha avviato una rilevazione online sull’attuale riforma del mercato del lavoro. Dall’indagine è emerso che su 100 imprenditori che stavano prendendo in considerazione la possibilità di assunzioni o di avvio di nuove collaborazione nei prossimi 6 mesi (in qualunque forma contrattuale), 73 si sono fermati in attesa di capire meglio le modifiche che verranno apportate all’attuale normativa e per prendere in considerazione eventuali altre forme di contratto alternative. Inoltre, 19 di questi pensavano di avviare forme di collaborazione flessibile (co.co.pro. o altre forme) ma, temono che la riforma possa rendere questo tipo di contratto troppo complesso e costoso. Se ciò accadesse, 15 hanno dichiarato che rinunceranno all’avvio della collaborazione, mentre gli altri 4 preferirebbero aspettare e, eventualmente, valutare altre formule contrattuali. “Un primo risultato questo dibattito lo ha ottenuto: il mercato del lavoro è sostanzialmente fermo e lo resterà per parecchio, tempo visto che difficilmente la riforma vedrà la luce prima di settembre/ottobre. – Ha dichiarato l’Avvocato Tommaso Dilonardo, presidente e fondatore del centro Work in Progress ed esperto di diritto del lavoro. – Si tratta di un congelamento pericoloso in una fase recessiva come quella che stiamo vivendo, anche perché si rischia seriamente che alcuni dei posti congelati si perdano nell’attesa. Altro aspetto su cui penso si debba fare una seria riflessione è l’eventuale aumento dei costi per il contratto a tempo determinato e la riduzione del ricorso ai co.co.pro. In una fase difficile come questa, più che la trasformazione dei contratti atipici in posti di lavoro a tempo indeterminato, è probabile che vi sia una loro cancellazione, una riduzione dell’occupazione. Il rischio è, in sostanza, che si passi dal precariato alla disoccupazione o al lavoro nero.” L’indagine è stata effettuata dal 26 al 30 marzo 2012, con tecnica C.A.W.I. (Computer Assisted Web Interviewing). Numero totale degli intervistati: 172 soggetti con età maggiore di 18 anni.
Work In Progress – Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione si occupa di ricerche sociali su disoccupazione, in particolare giovanile, cercando di individuare buone prassi a livello europeo, mettere in rete ricercatori e esperti del settore per la produzione di paper e documenti con proposte ed indicazioni da sottoporre ai decisori ed ai media per ampliare il confronto.
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Riforma del lavoro e le sue “pecche”
Pubblicato da fidest su domenica, 15 aprile 2012
“Un governo tecnico di alto profilo istituzionale non puo’ intestardirsi, per motivi di prestigio, nel difendere una riforma del lavoro sbagliata. Le forze politiche che lo appoggiano non vogliono mettere in discussione la stabilita’ e sono assolutamente disposte a trovare soluzioni ragionevoli, anche se il disegno di legge non lo meriterebbe. Anche il governo pero’ deve fare la sua parte e rendersi conto del fatto che il provvedimento, nella sua impostazione attuale, irrigidirebbe in modo insostenibile il mercato del lavoro ed impedirebbe, nei fatti, alle imprese di assumere proprio in un momento in cui si aprono scenari ancora più critici sull’occupazione. Non si può fare una riforma del lavoro avendo contro tutto il mondo delle imprese, del lavoro autonomo e delle professioni. E dalla propria parte soltanto la CGIL di cui si e’ cercato, prioritariamente e ad ogni costo, il consenso”. (Giuliano Cazzola)
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Mercato lavoro in piena recessione
Pubblicato da fidest su mercoledì, 11 aprile 2012
Giuliano Cazzola, deputato del PdL e Vice presidente della Commissione Lavoro della Camera scrive oggi su MF, il quotidiano dei mercati: “Quando nell’autunno del 2008 scoppiò all’improvviso la crisi finanziaria con i suoi effetti sull’economia (le imprese si trovarono di punto in bianco prive di credito e di ordini in portafoglio, mentre quelli che avevano venivano ritirati) il ministro Maurizio Sacconi non ebbe un attimo di esitazione: escluse ogni modifica importante delle regole del mercato del lavoro, si oppose il più a lungo possibile ad ogni intervento sull’età pensionabile (soprattutto delle lavoratrici private) sostenendo che, in tempi di crisi, anche la pensione finiva per svolgere la funzione di ammortizzatore sociale e trovò il modo di finanziare con apporti straordinari la cassa integrazione, allo scopo di accompagnare le imprese nell’impegno di non procedere a licenziamenti di massa ma di mantenere attivo il rapporto con le loro maestranze, nonostante che la produzione fosse ferma. In quegli stessi mesi l’opposizione di sinistra rivendicava una riforma in senso universalistico dell’indennità di disoccupazione non rendendosi conto che così si sarebbe mandato alle imprese il segnale di licenziare. Ma questa è acqua passata. Basti solo ricordare che grazie a quella scelta del precedente governo furono salvati almeno 700mila posti di lavoro. Quale è invece la linea di condotta dell’esecutivo presieduto da Monti ? Non neghiamo che un maggior tasso di riformismo fosse necessario, che il governo precedente si fosse un po’ incartato (le difficoltà a decidere da parte della ex maggioranza durante la manovra estiva sono un ricordo ancora fresco e presente)… ma est modus in rebus. In pochi mesi, in un contesto non solo di crisi ma di netta recessione con effetti importanti sui livelli di occupazione, l’areopago dei professori ha cambiato tutto: le pensioni, gli ammortizzatori sociali, i contratti di lavoro che più vengono usati. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: una riforma delle pensioni grazie alla quale il nostro si trasforma nel sistema più rigoroso di Europa; l’esclusione dalle nuove regole di un numero imprecisato di persone (il dato dei 357mila derogati che possono avvalersi delle regole vigenti non è mai stato smentito) per le quali non è sufficiente la copertura finanziaria stanziata; una ristrutturazione degli ammortizzatori sociali che vede accorciato il periodo di fruizione, soprattutto nella parte in cui non è interrotto il rapporto di lavoro con l’azienda. Che dire ? Sicuramente queste misure andavano assunte, ma nella realtà concreta, sorgono tanti problemi: in piena recessione si riduce l’ambito di protezione del reddito per chi ha perso il lavoro mentre si allontana la possibilità di accesso alla pensione. La riforma del mercato del lavoro aggiunge ancora incertezza per le imprese: a fronte di un intervento poco più che simbolico sulla disciplina del licenziamento individuale (il fatidico art.18), si presume ope legis che tutti i contratti flessibili in entrata siano fasulli, salvo prova contraria. La sanzione è la trasformazione del rapporto atipico in uno a tempo indeterminato. In sostanza, sempre nel bel mezzo di una grave recessione, il mercato del lavoro diventa più rigido. Tutto ciò che non serve alle imprese e ai lavoratori”. (Ufficio Stampa di Giuliano Cazzola Vice presidente della Commissione Lavoro della Camera)
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Monti racconta bugie
Pubblicato da fidest su martedì, 10 aprile 2012
Dalla Cina al Medioriente Monti continua a raccontare bugie sulla riforma del lavoro e sull’operato del suo governo. Infatti, il presidente del Consiglio esalta la riforma delle pensioni, che sono state utilizzate come un bancomat, nonostante il sistema fosse in equilibrio fino al 2050, per produrre come unico risultato il dramma sociale degli esodati e, nei prossimi tre anni, la perdita di 800mila posti di lavoro per i giovani.
Monti definisce poi ‘bilanciato’ un provvedimento come quello sul mercato del lavoro, che non risolve minimamente la piaga del precariato e invece smantella l’articolo 18. In realtà, il ddl lavoro è un raggiro vergognoso perché trasforma il reintegro per i licenziamenti ingiustificati in un’illusione e non interviene sugli ammortizzatori sociali né sulle forme di contratto precarizzanti. Non si capisce, quindi, come questa controriforma sui licenziamenti facili possa rilanciare l’economia, far uscire l’Italia dalla recessione e abbattere la disoccupazione giovanile che ha ormai raggiunto percentuali da incubo. L’Italia dei Valori si opporrà in Parlamento con tutti i mezzi possibili per impedire che i diritti dei lavoratori vengano sacrificati sull’altare della Bce e dei banchieri europei.(Maurizio Zipponi)
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Donne peacekeeper in Sud Sudan: un pioneristico progetto di NP
Pubblicato da fidest su lunedì, 9 aprile 2012
Peace agreement dancers in Kapoeta, Eastern Equatoria (now in South Sudan), 2006 (Photo credit: Wikipedia)
In Sud sudan NP sta sperimentando un pioneristico progetto di formazione di Women Peacekeeping Teams (WPTs). Si tratta di team formati da sole donne locali con il compito di monitorare gli avvenimenti relativi alla violenza di genere (Gender-Based Violence –GBV-) e creare una spazio sicuro di confronto e conforto per le altre donne affette da tale problema. Il primo team é stato formato nel novembre 2011 a Juba ed ora ne sono sorti altri quattro in grado di coprire due distretti nel Central Equatoria State e tre nel Western Equatoria State. Il lavoro del WPT viene registrato presso il Ministero dello Sviluppo Sociale e si stanno creando sempre piú collaborazioni con gli altri attori interessati: forze di polizia, isitituzioni assitenziali e centri di salute.Ogni team é composto da circa 20 donne, la maggior parte sono madri di famiglia che non hanno mai avuto un lavoro fomale. Nonostante il Comprehensive Peace Agreement (CPA) menzioni la necessitá di un maggior coinvolgimento della donna nelle attivitá sociali e governative, sono in realtá pochissime le possibilitá di partecipare alla vita pubblica per una donna sud sudanese. Pertanto, i WPTs di NP sono une delle rare opportunitá di coinvolgimento delle donne locali nel processo di peacebuilding e ricostruzione post-conflitto del Sud Sudan. (fonte:Centro Studi Difesa Civile (CSDC)
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Riforma del lavoro: atto golpista?
Pubblicato da fidest su venerdì, 6 aprile 2012
Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, in un editoriale de “Il Bolscevico” in occasione del 35° Anniversario della fondazione del Partito, ha affermato che il pareggio di bilancio nella Costituzione e le controriforme delle pensioni e del lavoro, appoggiati da PDL, PD e Terzo polo, sono atti golpisti, totalmente al di fuori della massima legge dello Stato e della democrazia borghese, così come i progetti della “riforma” costituzionale e della legge elettorale. Essi sono gli ultimi tasselli per completare la seconda repubblica preconizzata dalla P2 e perseguita da Berlusconi.
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Lavoro e occupazione nel Valdarno Inferiore
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 aprile 2012
Santa Croce sull’Arno 19 aprile prossimo, dalle ore 9 alle ore 14, nella sala convegni “Fausta Giani Cecchini” del centro per l’impiego, in via Donica n. 16 a Santa Croce sull’Arno. Il convegno, organizzato dalla Società della salute Valdarno Inferiore in collaborazione con la provincia di Pisa ed il comune di Santa Croce Sull’Arno, vuole rappresentare l’opportunità per conoscere e riflettere sull’andamento del mercato del lavoro, creando una rete stabile di collaborazione e di condivisione delle politiche del lavoro tra i soggetti pubblici interessati quali i centri per l’impiego, i servizi informagiovani, le organizzazioni sindacali, i soggetti di rappresentanza datoriale, il terzo settore e le agenzie interinali. L’iniziativa si colloca nell’ambito di “Occupiamoci”, il progetto nato nel luglio 2011, che si sviluppa nell’ambito territoriale della Società della salute Valdarno Inferiore per svolgere un ruolo di collegamento e di ponte tra il servizio sociale ed i servizi del lavoro, al fine di accompagnare verso l’occupazione e sostenere tutti i soggetti portatori di una qualche forma di disagio che ne impedisce l’ingresso nel mondo del lavoro. Per i soggetti socialmente più deboli, infatti, il lavoro è uno strumento di inclusione, ma per ottenerlo talvolta necessitano di un supporto non di tipo assistenziale che renda l’individuo parte attiva del proprio destino e artefice delle proprie scelte.
In questo contesto si inserisce anche l’incontro in programma martedì 8 maggio 2012, alle ore 18, nei locali del Centro giovani “Santa Croce Rock City” in Largo Ugo Bonetti a Santa Croce, che sarà dedicato al progetto “Giovani Sì “ della Regione Toscana. Nell’occasione, promossa dalla Società della salute Valdarno Inferiore e dalla Conferenza Educativa Zonale, i rappresentanti dei Cantieri Giovani Sì illustreranno il progetto regionale e le iniziative previste. L’incontro è aperto al pubblico e prevede la partecipazione di assessori comunali, centri giovani del Valdarno, centri per l’impiego, informagiovani, istituti scolastici superiori e associazioni del territorio.
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Il lavoro non è una merce
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 aprile 2012
Fra le tante considerazioni che in queste settimane si sono succedute intorno al tema della modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ve n’è una che individua la causa principale della non crescita, nell’impossibilità che hanno le imprese di licenziare. Si tratta di una affermazione che suscita non poche perplessità sia sul piano del merito economico che di quello dell’etica sociale soprattutto se si considera che è una lettura che va per la maggiore negli influenti ambienti politici e economici che condizionano la politica italiana. Infatti, il pensiero espresso, che appare comunque in perfetta sintonia con l’imperante ideologia “liberista” dei “cosiddetti mercati” pretende, tramite una sorta di “apriorismo economico”, di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo economico, senza confrontarsi con la realtà. Purtroppo non si può dimenticare che i frutti di questa ideologia, senza regole e controlli, li abbiamo pagati a caro prezzo in questi anni dal momento che è stata proprio questa totale “deregulation” a condurre le economie di mezzo mondo sull’orlo del baratro aprendo una crisi di cui si stenta a trovare una via d’uscita. Per chi ha vissuto e vive da vicino la realtà ed i problemi del mondo delle imprese sono ben altri e più urgenti, rispetto alla “libertà di licenziare” gli ostacoli che impediscono ad un investitore di rischiare in proprio per avviare un’impresa. Il primo ostacolo che pesa come un macigno sulla vita di tutto il Paese quindi anche sulle imprese, è un sistema fiscale che fa acqua da tutte le parti, dove l’elusione e l’evasione sono di proporzioni gigantesche (100 miliardi di euro l’anno) e dove sono i “furbi”a farla da padrone.
Il secondo ostacolo consiste nella presenza di una macchina pubblica e amministrativa complicata, obsoleta, molto costosa (perché spesso vi si annidano gravi inefficienze e privilegi enormi) che rende la vita difficile a chi vuole avviare o condurre una attività economica e che spesso mette in gravi crisi di liquidità specie le piccole medie imprese fornitrici degli Enti Pubblici praticando tempi di pagamento assurdi.
Il terzo ostacolo è costituito dai tempi biblici di una giustizia civile cui compete di assicurare un corretto funzionamento dei contratti e delle cause che possono nascere nel corso della vita economica, che non ha eguali fra i Paesi del mondo sviluppato (siamo agli ultimi posti di tutte le graduatorie).
Il quarto ostacolo nasce dalla perdurante corruzione, che spesso purtroppo coinvolge gli uomini pubblici, e che rappresenta un pesante onere-economico ma anche operativo per le imprese che credono di potersi confrontare con un mercato governato da regole certe di economicità e qualità mentre spesso devono fare i conti con forzature che lo rendono iniquo e poco trasparente. Il quinto ostacolo sono l’inadeguatezza, la carenza ed in certe aree l’arretratezza delle infrastrutture quali strade, ferrovie, reti informatiche che spesso influenzano i costi della gestione o alimentano le inefficienze produttive. La somma combinata di questi fattori è la determinante principale di un costo del lavoro retribuzione lorda + contributi previdenziali e sociali) altissimo, che sta alla base della minor produttività e competitività del fattore lavoro nel nostro Paese. Ma non è tutto. I fattori di cui sopra sono anche quelli che rendono il salario netto che i lavoratori percepiscono (retribuzione lorda – imposte sul reddito), quindi ciò che finisce effettivamente nelle loro tasche per vivere, tra i più bassi d’Europa, con evidenti ripercussioni sulla domanda globale e sull’impoverimento di quel ceto medio il cui benessere molti economisti ritengano sia il principale motore dei consumi (e quindi della crescita).
Alle perplessità di tipo economico che accompagnano una eventuale “liberalizzazione dei licenziamenti” si aggiungono pesanti perplessità di ordine etico-sociale che non possono essere sottovalutate da chi, prima fra tutti la politica, ha il dovere di orientare e guidare le scelte fondanti di una moderna convivenza civile. Già nel 1991, dopo il fallimento del collettivismo marxista, Giovanni Paolo II (nella enciclica “Centesimus Annus”) aveva messo in guardia nei confronti del rischio di un’idolatria del mercato che ignora l’esistenza di beni (come il lavoro), che, per loro natura, non sono né possono essere semplici merci. Più recentemente Benedetto XVI, nella sua enciclica “Caritas in Veritate” osserva che l’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona.
Credo pertanto che prima (o contestualmente) di por mano ad un giusto ed equilibrato ammodernamento del mercato del lavoro (ed a qualche aggiustamento dell’art. 18) sarebbe essenziale produrre riforme necessarie per rimuovere i pesanti macigni che da decenni gravano sul tessuto economico e sociale del nostro Paese. (Riccardo Biella) (Fonte: rilevato da Ciani Vittorio x l’Ufficio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio.
autore Riccardo Biella)
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Domanda lavoro imprese torinesi
Pubblicato da fidest su martedì, 3 aprile 2012
Torino 4 aprile, alle ore 11 nella sala Marmi di Palazzo Cisterna (via Maria Vittoria 12, Torino) si terrà la presentazione di La domanda di lavoro della imprese torinesi, un’indagine che ha integrato le banche dati della Camera di Commercio e della Provincia di Torino per mettere a punto il quadro delle principali caratteristiche e dell’andamento dell’occupazione generata dalle imprese attive tra il 2008 e il primo semestre del 2011.
Introdurrà il lavoro Gianfranco Bordone, direttore Area lavoro e solidarietà sociale della Provincia di Torino, quindi interverranno Barbara Barazza, responsabile del Settore studi, statistica e documentazione della Camera di commercio di Torino e Giorgio Vernoni, responsabile dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Torino; concluderanno i lavori il Segretario Generale della Camera di commercio di Torino Guido Bolatto e l’Assessore al lavoro e alla formazione professionale della Provincia di Torino Carlo Chiama.
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Italia: emergenza lavoro
Pubblicato da fidest su martedì, 3 aprile 2012
I dati emersi negli ultimi giorni mostrano chiaramente come siano stati violati alcuni articoli di Legge Costituzionale. Nel dettaglio risulta dai dati diffusi dall’ISTAT che la disoccupazione in Italia ha raggiunto quota 10,8% con un tasso di disoccupazione giovanile che raggiunge persino il 32% circa. Ebbene questa situazione è in chiaro contrasto con l’art.4 della Costituzione che cita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto ……”.Recenti sono i dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia evidenziando come il 40% dei contribuenti abbia un reddito che non supera i 15.000/20.000 euro lordi all’anno ed un terzo degli italiani (14 milioni circa) non supera un reddito complessivo lordo di 10.000 euro. Questa situazione a nostro avviso è una chiara violazione dell’art.36 – Titolo II, rapporti Etico-Sociali – della Costituzione, che recita: “ il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa ……”. Sicuramente 20 anni di politica “allegra” ha creato un debito pubblico difficile anche da pronunciare, non permettendo il rispetto di queste Leggi Cardine; sicuramente adottare misure che gravano soprattutto sul ceto medio-basso non aiuta una ripresa dell’economia, tutt’altro. Secondo le nostre previsioni, già annunciate nel 2011, – conclude Bardoscia – questi dati sono destinati a peggiorare, in particolare da Ottobre 2012 quando verrà aumentata ulteriormente l’Iva dal 21 al 23% e dal 10 al 12% con una drastica riduzione dei consumi e quindi della produzione e non sarà di certo la modifica dell’art.18, ultimo baluardo a difesa dei lavoratori, a migliorare le condizioni degli italiani. (Pietro Bardoscia)
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Governo Monti: Manca la sfida vera
Pubblicato da fidest su domenica, 1 aprile 2012
Scrive Massimo Donadi: “E’ la sfida vera che chiede il Paese e di questo ha bisogno ed è su questo che Monti deve dare una risposta. Il presidente batta un colpo su crescita e sviluppo, possibilmente non a colpi di fiducia: è questa la sua mission. Ed è su questo che si misurerà la vera sfida tra tecnici e politici”. Un concetto a mio avviso che ben si identifica con la realtà, ma non del tutto definito.
Tanto per cominciare va dato un segnale forte affinchè si ponga mano ad un’equa distribuzione delle risorse e a stabilire delle priorità. Non si può scivolare sui “capricci” dei politici che oppongono resistenza sulla patrimoniale, sulle spese per gli armamenti, sulle frequenze televisive, sulle riforme urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della sanità. Da queste fonti è possibile generare lo sviluppo del Paese. Non solo.
Il lettore non del tutto informato potrebbe obiettare che le riforme costano. Non è esatto. Appena andranno a regime si potranno avere consistenti risparmi di gestione e una migliore performance delle varie componenti che vi operano, in specie nel settore pubblico dove la mancanza di controlli incisivi e continui genera costi aggiuntivi fuori misura a tutto scapito delle prestazioni assistenziali.
Tutte queste cose sono state dibattute a lungo in convegni, in tavole rotonde, in meeting congressuali e ora vi è sufficiente materia per passare dai progetti alle realizzazioni. Sappiamo, ad esempio, che il ruolo del medico di famiglia è sottostimato mentre potrebbe giocare una partita importante per passare dall’assistenza universale alla prevenzione universale. Altro snodo importante è la giustizia dove il vero male sta nella lungaggine dei processi. La proposta di alcuni addetti ai lavori è quella di introdurre una riforma che parta subito con nuove regole per ridurre, non certo con il sistema della prescrizione ma in quello della rapidità del giudizio, sia pure salvaguardando il diritto alla difesa. Una delle tante proposte ci sembra interessante citare quella d’assegnare nelle questure delle grandi città un giudice turnista che possa coprire con la sua presenza le 24 ore della giornata per giudicare gli indiziati di reato, ascoltare i testimoni ed emettere un giudizio di primo grado. Un altro suggerimento tra l’altro posto all’attenzione del Presidente Monti, è quello di costituire, a titolo non oneroso, presso la presidenza del consiglio, il dipartimento per il recupero delle aree dismesse e delle risorse sulla base di segnalazioni pervenute ai ministeri competenti e che costituiscono per lo Stato e le amministrazioni locali un mancato introito di svariati milioni di euro.
Si tratta, come si può notare, di piccoli e grandi interventi, ma che hanno il merito di ridurre il disagio dei cittadini e di favorire la funzionalità delle strutture migliorando i servizi. La verità è che la politica teme il successo del governo tecnico e il conseguente consenso popolare, come se non lo avesse già smarrito, e per l’altro versante Monti teme troppo di scontentarli facendo un gioco al massacro dove a restare schiacciati tra l’incudine e il martello vi resta il solito italiano che paga le tasse per la felicità degli evasori. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)
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