Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Io penso ai bambini del Giappone

Pubblicato da fidest su venerdì, 18 marzo 2011

Lettera al direttore Io penso a bambini del Giappone. Penso ai bambini che sono scampati alla furia  dello tsunami, ma che non scamperanno alla ottusità degli adulti. Penso ai bambini che si ammaleranno di tumori alla tiroide, di leucemia, a causa delle radiazioni. Penso ai bambini che,  secondo quanto riferiscono gli scienziati, sono i più esposti. Ai bambini che non hanno colpe, che non hanno deciso di costruire centrali nucleari, che non possono raccogliere firme, che non possono andare in piazza a protestare, che non si recano alle urne a scegliere chi deciderà il loro futuro. Penso a tutti i bambini del mondo.  Ai bambini che avremmo il dovere di amare e di  proteggere, ai bambini per i quali dovremmo  essere disposti a sacrificare anche la vita. Ai bambini ai quali consegniamo invece un mondo guasto, corrotto, malato. Penso ai bambini, e penso a coloro i quali ai bambini non pensano. O che forse, chissà, ci pensano, ma non gliene frega niente. (Francesca Ribeiro)

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Agenda sindaco di Roma

Pubblicato da fidest su lunedì, 7 febbraio 2011

Roma 7/2/2011 Ore 10.30: Prefettura di Roma, via IV Novembre 119 Il sindaco di Roma, Gianni ALEMANNO, e l’assessore alle Politiche sociali, Sveva BELVISO, incontrano il prefetto, Giuseppe PECORARO, per discutere dell’emergenza nomadi. Al termine, incontro con la stampa.
Ore 11: Auditorium della Conciliazione, via della ConciliazioneIl Sindaco di Roma, Gianni ALEMANNO, interviene alla prima convention dell’associazione FEDERstrade Roma e Provincia dal titolo “Le proposte dei commercianti di vicinato”.
Ore 12: sala della Protomeca Campidoglio Il Sindaco di Roma, Gianni ALEMANNO, partecipa alla terza edizione del Premio Andrea Fortunato ‘Lo sport è vita’, organizzato dall’associazione Fioravante Polito’ in ricordo del giocatore della Juventus morto di leucemia a 23 anni.

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Terzo premio Andrea Fortunato

Pubblicato da fidest su domenica, 6 febbraio 2011

Roma 7 febbraio  2011, alle ore 11.00, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si terrà il terzo premio Andrea Fortunato, ex giocatore della Juventus scomparso prematuramente a causa della leucemia. Nel corso dell’evento, organizzato dall’associazione sportiva e sociale Fioravante Polito onlus con il  patrocinio di  Roma Capitale, saranno consegnati riconoscimenti a personaggi del mondo dello sport, della medicina e del giornalismo che si sono distinti nell’ambito del sociale e della solidarietà e ci sarà la possibilità di aderire alla raccolta firme relativa ad una  proposta di legge da portare in seno al Parlamento  che prevede l’obbligo dei controlli medici ed ematologici regolari  per gli atleti che praticano sport a livello agonistico e non, affinché vi sia la possibilità di monitorare  preventivamente e sistematicamente la salute di tutti gli  atleti, soprattutto dei più giovani. A rappresentare il mondo della politica, oltre al Sindaco di Roma, scenderanno in campo Fabrizio Santori, Presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale e membro della Commissione politiche sociali, il quale modererà l’evento, e Alessandro Cochi, delegato del Sindaco alle politiche per lo sport.  Nel ricco elenco dei partecipanti della giuria incaricata delle premiazioni, Andrea Agnelli, Presidente della Juventus calcio, Beppe Signori, ex calciatore della SS Lazio, Guglielmo Stendardo, calciatore della SS Lazio, Pietro Mennea, ex olimpionico, Salvatore Gagliano, Consigliere Federale FIGC, Luigi Di Biagio, ex calciatore della AS Roma e opinionista Sky, Eugenio De Paoli e Carlo Paris, giornalisti Rai, Massimo Corcione, direttore Sky Sport e tanti altri volti noti. Ad essere premiati, fra i numerosissimi che si sono distinti per opere meritevoli, saranno gli ex calciatori Roberto Baggio, Damiano Tommasi, Pavel Nedved e i calciatori Totò di Natale, Wesley Sneijder, nonché l’allenatore del Napoli Walter Mazzarri e quello del Bari Gianpiero Ventura. Tra gli ospiti d’eccellenza Sergio Floccari della SS Lazio, Simone Perrotta, David Pizarro, Doni e Juan della As Roma.  Un riconoscimento particolare sarà consegnato dal consigliere capitolino Fabrizio Santori a Flavio Falzetti, calciatore dilettante e autore del libro “Oltre il 90°”, che da anni sta combattendo contro il linfoma di hodgkin.

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Armati i linfociti contro la leucemia

Pubblicato da fidest su martedì, 4 maggio 2010

Nuove speranze contro la leucemia linfoblastica acuta positiva al cromosoma Philadelphia, l’alterazione genetica più frequente nelle forme acute di leucemia arrivano dalla ricerca italiana. Un gruppo di ematologi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Modena, guidati da Mario Luppi, ha dimostrato per la prima volta che nel midollo osseo di pazienti con leucemia Philadelphia sono presenti linfociti T, capaci di riconoscere e uccidere le cellule malate. La scoperta, pubblicata su Blood e sostenuta da Ail Onlus, apre nuovi orizzonti nella cura di questo tumore del sangue. Permette, infatti, di studiare la possibilità di somministrare farmaci mirati al difetto cromosomico della leucemia, capaci nello stesso tempo di favorire lo sviluppo di linfociti T antileucemici. “La nostra idea – spiega Luppi in una nota – era che questi linfociti T potessero avere un ruolo attivo nel controllare e spegnere la malattia leucemica in questi pazienti. Pertanto abbiamo messo a punto una serie di metodiche di studio immunologico per dimostrare che questi linfociti sono in grado di svolgere una funzione antitumorale”. Le prove dell’esistenza e dell’efficacia di un’immunità antileucemica sono state raccolte e descritte in questi anni pressoché esclusivamente in pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo e cellule staminali periferiche. (fonte farmacista33)

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Leucemia mieloide cronica

Pubblicato da fidest su venerdì, 30 ottobre 2009

Roma, Medici molto scrupolosi nell’informazione sulla terapia ma meno attenti a comunicare ai pazienti i possibili effetti del farmaco sulla vita sociale e familiare. Pazienti che godono di una buona qualità di vita e risentono solo di alcuni effetti collaterali quali stanchezza, affaticamento e crampi muscolari.  Sono questi i primi dati di uno studio sulla qualità della vita delle persone affette da leucemia mieloide cronica e in terapia con Glivec, il farmaco rivoluzionario che, all’inizio degli anni 2000, ha ridato un futuro a questi pazienti, garantendo alti livelli di sopravvivenza in una malattia che un tempo non lasciava praticamente speranze.   Lo studio, promosso da AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma insieme a GIMEMA Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto, e sostenuto da Novartis, è il primo studio al mondo che valuta da questo punto di vista gli effetti a lungo termine della terapia con imatinib.  In Italia ogni anno circa 1.000 persone ricevono una diagnosi di leucemia mieloide cronica, malattia la cui incidenza aumenta con l’età: il 65% dei pazienti ha più di 65 anni.   Nello studio AIL-GIMEMA sono coinvolti 27 centri ematologici afferenti al GIMEMA, distribuiti equamente tra Nord, Centro e Sud. L’obiettivo è valutare una serie di parametri legati alla percezione dello stato di salute in pazienti in trattamento con imatinib da almeno 3 anni (con risposta citogenetica completa) e che oggi, grazie a questa terapia, possono condurre una vita normale.  I risultati preliminari indicano che, sebbene la totalità dei medici pensi di avere adeguatamente informato i pazienti su gestione, dosaggio ed effetti della terapia, in molti “ammettono” di non aver fornito molte informazioni riguardo i possibili effetti della terapia sulla vita sociale e familiare del paziente.

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Malattie del sangue: una nuova frontiera

Pubblicato da fidest su sabato, 20 giugno 2009

La Giornata AIL, che si celebra il 21 giugno, ha l’obiettivo di informare i cittadini sull’importanza di sostenere costantemente la Ricerca Scientifica   per il trattamento di leucemie, linfomi e mieloma.  Un impegno sempre più forte per la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie ematologiche, mentre si sviluppa e consolida la rivoluzione delle terapie mirate: i dati di uno studio interamente italiano dimostrano che “il farmaco intelligente”, imatinib, utilizzato da anni contro la leucemia mieloide cronica, offre risultati straordinari nel trattamento di un’altra grave forma di leucemia, la leucemia linfloblastica acuta Ph positivo. Sono questi i principali temi della IV edizione della “Giornata Nazionale per la lotta contro le leucemie, i linfomi e il mieloma”, promossa dall’AIL, posta sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e che si celebra in tutta Italia il 21 giugno.  L’obiettivo della Giornata è quello di dare voce alle esigenze dei malati e di sensibilizzare l’opinione pubblica sui traguardi raggiunti nella lotta contro leucemie, linfomi e mieloma. Numerose le iniziative che verranno organizzate nelle diverse città italiane dalle 79 Sezioni provinciali AIL per ricordare una volta di più l’importanza di sostenere progetti di Ricerca e di Assistenza.  La leucemia linfoblastica acuta è una patologia molto grave soprattutto nella forma detta Ph positivo, che presenta la stessa caratteristica alterazione dei cromosomi che contraddistingue la leucemia Mieloide Cronica e non risponde alle terapie convenzionali, se non per brevissimo tempo. Ed è ancora più grave in particolare nelle persone anziane che non possono essere trattate con terapie aggressive.  Uno studio italiano condotto dal GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto) in collaborazione con Novartis ha verificato che anche nei pazienti con leucemia linfoblastica acuta Ph positivo poteva essere utile il trattamento già dimostratosi efficace nella leucemia mieloide cronica. Si conferma quindi l’efficacia delle terapie mirate che hanno rivoluzionato il trattamento delle leucemie colpendo in modo selettivo il difetto molecolare. E i risultati a 7 anni dello Studio Iris ribadiscono le altissime percentuali di risposta alla terapia con Glivec nella leucemia mieloide cronica (LMC).  Per la piccola percentuale di pazienti che mostrano resistenza a imatinib, è disponibile nilotinib, terapia di nuova generazione, adesso indicata anche come terapia di prima linea.  Nel prossimo ottobre si conosceranno i risultati del primo studio al mondo sulla qualità della vita dei pazienti affetti da leucemia mieloide cronica trattati con Glivec. È uno studio avviato alcuni mesi fa a cui partecipano 27 centri italiani con l’obiettivo di valutare l’effetto sulla qualità della vita di un farmaco che è assunto quotidianamente e che dovrà essere assunto per tutto il corso della vita. Sul sito dell’AIL http://www.ail.it sono disponibili le informazioni sulle iniziative promosse in tutta Italia dalle sezioni AIL.
La leucemia mieloide cronica (LMC) è una neoplasia maligna, causata da una alterazione acquisita della cellula staminale totipotente del midollo osseo, quella cioè dalla quale si originano tutte le altre cellule.  Questa alterazione, permanente, causa una proliferazione incontrollata del midollo osseo stesso con produzione di un numero elevato di globuli bianchi. I globuli bianchi in eccesso escono dal midollo osseo e vanno a colonizzare il sangue periferico e la milza.  Il termine “cronica” indica che la malattia ha inizialmente un decorso lento, con pochi sintomi, anche se dopo un periodo variabile di alcuni anni si trasforma inevitabilmente in una leucemia acuta.   La malattia è caratterizzata dalla presenza del cromosoma Philadelphia (Ph), dal nome della città nella quale fu scoperto dal Dr. Peter Nowell e dal Dr. David Hungerford nel 1960.  Questo unico marcatore cromosomico rappresenta l’anomalia genetica specifica della LMC, ed è il risultato di uno scambio (o traslocazione) di DNA tra i cromosomi 9 e 22: tale scambio dà luogo ad un cromosoma 22 più corto, detto appunto Philadelphia.
Epidemiologia   Le leucemie sono responsabili di circa il 3% di tutte le neoplasie con un’incidenza nel mondo di circa 60-100 per milione per anno. L’incidenza della leucemia mieloide cronica (LMC) è di 16 nuovi casi per milione per anno. È una malattia rara nei bambini, in cui non costituisce più del 5% di tutte le leucemie. Negli adulti la LMC rappresenta circa il 15-20% di tutti i casi di leucemie dell’adulto ed è meno comune della leucemia mieloide acuta (LMA, 33%) e della leucemia linfoide cronica (LLC, 26%) (Dati Usa, Cancer Statistics, anno 1997, su un totale di 28.300 casi). In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 900-1000 nuovi pazienti. L’età media di comparsa della LMC è attorno a 55 anni. Meno del 10% dei pazienti con leucemia mieloide cronica ha meno di vent’anni, mentre il 30% ha più di 60 anni.  La malattia colpisce leggermente di più l’uomo che la donna, con un rapporto di 1,3:1.  Malattia le cui cause risultano sconosciute nella quasi totalità dei casi, la LMC non è una malattia ereditaria e non esiste associazione nota con agenti infettivi. Esiste invece un’associazione tra LMC ed esposizione alle radiazioni ionizzanti. La prima dimostrazione si è avuta facendo l’analisi epidemiologica dei casi di LMC nei sopravvissuti alle esplosioni atomiche belliche di Hiroshima e Nagasaki: la LMC è risultata molto più frequente dell’atteso.   I sintomi della LMC, non sempre presenti, comprendono: stanchezza, sudorazione notturna, perdita di peso, senso di tensione addominale (legata alla presenza di una milza ingrandita). Quando la malattia progredisce possono comparire febbre, dolori ossei e all’addome (legati all’ulteriore incremento volumetrico della milza). Negli stadi avanzati la LMC presenta segni e sintomi tipici della leucemia acuta; l’esame del sangue rivela ulteriore incremento dei globuli bianchi e ulteriore sovvertimento della loro composizione, anemia, aumento o drastica riduzione delle piastrine.  La LMC progredisce attraverso tre fasi caratterizzate da un progressivo peggioramento delle condizioni cliniche. Al momento della diagnosi, il 90% dei pazienti sono in fase cronica, i rimanenti sono già in fase accelerata o blastica. Nella fase cronica i pazienti presentano un elevato numero di globuli bianchi in tutti gli stadi di maturazione e, meno del 10% di cellule indifferenziate (definite blastiche), nel sangue periferico e nel midollo osseo. La fase cronica può durare 5 o 6 anni prima di progredire verso la fase accelerata. Nella  fase accelerata è una fase intermedia nella storia della malattia in cui si comincia ad evidenziare una certa resistenza alle terapie. È caratterizzata dalla presenza nel sangue periferico o nel midollo osseo del 10-30% di cellule indifferenziate. I sintomi peggiorano e comprendono febbre di origine sconosciuta, dolore osseo, sintomi correlati all’ingrossamento della milza o del fegato, come nausea e dolori addominali. Possono manifestarsi diminuzione delle piastrine e anemia progressiva. Si osservano anche nuove e multiple anomalie cromosomiche. La fase accelerata dura in media da 6 a 12 mesi.

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Il “Magic bullet”

Pubblicato da fidest su lunedì, 15 giugno 2009

Ira H. Pastan è stato premiato a Roma, dall’Accademia dei Lincei (Premio internazionale Feltrinelli per la medicina), per la sua ricerca che ha portato alla scoperta del Magic Bullett (proiettile magico). E’ una proteina “chimerica” che raggiunge la cellula tumorale e la colpisce con una potente tossina in grado di ucciderla. Fondamentale è stata la sua ricerca nel campo dei recettori i quali, individuano la cellula tumorale in maniera selettiva. Pastan ha sviluppato l’importanza delle proteine chimeriche ( immuno – tossine) tra le quali una, in particolare si è rivelata efficace, nel 75% dei casi, nei pazienti affetti da leucemie resistenti alla chemio. L’idea è appunto quella di lanciare proiettili mirati solo sui tessuti malati. A Milano, al San Raffaele, due ricercatori italiani, Giovanni Paganelli (Direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano) e Antonio Siccardi, hanno lavorato per 5 anni, anche loro su questa ricerca, concentrandosi, soprattutto, sulla possibilità di iniettare la radioattivita’ dopo che gli anticorpi si erano concentrati sul tumore, limitando il danno ai tessuti sani. Attraverso l’uso combinato di due sostanze, avitina e biotina sono riusciti nello scopo e da poco è stato introdotto l’uso del proiettile magico antitumorale anche al San Raffaele di Milano. Rimane, però , insostituibile la chirurgia, per quanto riguarda le masse solide superiori ai due centimetri dove, appunto gli anticorpi non sono in grado di penetrare. (Cristiana Zarneri)

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Terapia della leucemia acuta linfoblastica dell’adulto

Pubblicato da fidest su venerdì, 22 maggio 2009

E’ targato Bergamo uno studio innovativo che applica   la  biologia  molecolare  al  trattamento della  leucemia  acuta linfoblastica   dell’adulto.   Pubblicato   nei  giorni  scorsi  sulla  più autorevole  rivista  di  Ematologia  al  mondo,  Blood,  il  trial  clinico (coordinato  da Renato Bassan) ha dimostrato l’efficacia dell’impiego della biologia  molecolare per stabilire chi tra i malati abbia realmente bisogno di  un  trapianto di midollo osseo e chi invece possa sottoporsi unicamente alla chemioterapia. Un’informazione  vitale,  considerando  l’elevata  tossicità  del trapianto allogenico.   “I  pazienti  che  sulla  base  delle  informazioni  ottenute dall’analisi molecolare abbiamo potuto trattare  solo con la chemioterapia hanno  ottenuto  una   remissione di malattia e una sopravvivenza del 75%”, spiega   Alessandro  Rambaldi,  Direttore  dell’Ematologia  degli  Ospedali Riuniti di Bergamo. In  letteratura esistono studi retrospettivi sull’argomento, ma questo è il primo  trial  clinico nella leucemia acuta linfoblastica dell’adulto in cui cruciali   decisioni   terapeutiche  sono  state  prese  sulla  base  delle indicazioni  date  dalla  biologia  molecolare.  Bergamo può quindi a pieno titolo   considerarsi  apripista  nel  tracciare  una  strada  destinata  a rivoluzionare  l’approccio  terapeutico. “Il lavoro in laboratorio ha avuto un  peso  determinante  e  senza  la competenza e la dedizione delle nostre specialiste  in   biologia  molecolare  (Orietta  Spinelli,  Manuela Tosi e Barbara  Peruta) del laboratorio Paolo Belli non avremmo potuto fare nulla. Farci   guidare  dai  riscontri  forniti  da  queste  sonde  molecolari  ha significato  risparmiare il trapianto a moltissimi pazienti, una scelta che finora veniva compiuta in maniera empirica”. L’impiego  della biologia molecolare per trattare al meglio questi pazienti oggi  è  uno  standard che viene applicato in tutti i centri di riferimento internazionali  per  la terapia di questa malattia e che a Bergamo è in uso dal   2000.  “La  ricerca  deve  però proseguire – spiega Rambaldi – perché dobbiamo  migliorare  ancora  sotto  molti aspetti. Nel nuovo studio appena partito  vogliamo  affinare  la qualità delle sonde molecolari, che è molto legata  alle  caratteristiche  individuali del malato e che oggi può essere più  o  meno  sensibile, (capace cioè di individuare una cellula malata su diecimila  oppure  su un milione di cellule sane), e vogliamo anticipare il momento  in  cui  prendere  la  decisione  di avviare o meno il paziente al trapianto allogenico, che per alcuni pazienti rappresenta l’unica possibile terapia  efficace.  Anche  per  questo  è  solo  grazie  alla  presenza  di specialiste  dedicate alla gestione e al coordinamento dello studio – Elena Oldani  e Federica Delaini – che questi progetti diventano realtà applicate a  tutti i nostri pazienti. Progetti destinati a cambiare in meglio la vita di molti malati”. La ricerca è stata sostenuta anche dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.

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