Prima che la nuova legge sulle intercettazioni ci imporrà il “silenzio stampa” riportiamo quanto scrive l’onle Di Pietro a proposito di un incontro avvenuto qualche mese fa dove intorno ad un tavolino. “Si sono ritrovati – nota Di Pietro – il condannato in Appello per mafia Marcello Dell’Utri, il faccendiere piduista Flavio Carboni, al centro di mille misteri, l’indagato Denis Verdini (il padrone del tavolo), personaggi del calibro dell’imprenditore Arcangelo Martino e del giudice tributarista Pasquale Lombardi, ora arrestati ed inoltre, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller e, addirittura, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo (entrambi, questi ultimi, magistrati di lungo corso che, proprio per la loro esperienza e preparazione, non potevano non sapere con chi si incontravano e perché erano stati invitati a quell’incontro carbonaro a casa del coordinatore del Popolo della libertà on.le Verdini)”.
Scrive Di Pietro: “Fra i temi dell’incontro, secondo quanto riportato nell’ordinanza di misura cautelare emessa di giudici di Roma a carico di tre dei commensali (Carboni, Martino e Lombardi), ci sarebbe stato anche il tentativo di pianificare specifici interventi sulla Corte Costituzionale, sul Csm e su vari giudici e Autorità per condizionarne le decisioni e le determinazioni. Non sappiamo cosa ci sia di vero in tutto ciò, né possiamo dire ora se le attività poste in essere dagli indagati (fra i quali è bene precisare che non risultano ci siano Miller o Caliendo), possano configurare specifici reati ma è certo che l’ordinanza di misura cautelare ha contestato agli arrestati il reato di partecipazione ad una associazione a delinquere di tipo segreto (ovvero quel famigerato reato previsto dopo lo scandalo della Loggia P2 di Licio Gelli), associazione che, secondo i giudici, era ed è “volta a condizionare il funzionamento degli organismi costituzionali e di rilevanza costituzionale” (così espressamente recita il provvedimento di cattura). Non è uno scherzo: sembra proprio che gli arrestati (e gli altri indagati, tra i quali lo stesso coordinatore del Pdl Verdini), si siano adoperati per tentare di convincere alcuni componenti della Corte Costituzionale a dichiarare legittimo il Lodo Alfano (quello che avrebbe a Berlusconi di non farsi processare), ad intervenire presso il Tar della Lombardia per riammettere la lista Formigoni alle ultime elezioni regionali, e via di questo passo”.
“A questo punto – osserva Di Pietro – bisogna decidere, non si può più stare a guardare, come Ponzio Pilato: o si agisce o si abbandona definitivamente il campo. E noi vogliamo agire. Lo dobbiamo a noi, alla nostra storia personale, al nostro Paese, ai nostri padri e ai nostri figli.
Chiediamo, da subito, che i magistrati siano lasciati in pace a portare avanti le loro indagini, senza interferenze, delegittimazioni ed intimidazioni. Chiediamo l’istituzione di una nuova Commissione Anselmi, come era stato fatto ai tempi della P2 (anche perché molti dei nomi che oggi abbiamo letto sui giornali erano presenti anche negli elenchi di quella loggia massonica).
Chiediamo che il Governo riferisca immediatamente in Parlamento su quanto avvenuto e che ci sia un dibattito pubblico e videotrasmesso in Aula. Chiediamo che finalmente il Presidente del Consiglio Berlusconi dica la ragione vera per cui egli all’epoca si iscrisse alla P2 ed ora si avvale di collaboratori che ripropongono le stesse metodologie piduiste per inquinare la vita democratica del Paese”.
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Il lobbismo piduista
Pubblicato da fidest su domenica, 11 luglio 2010
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