La centrale Enel Gualdo Cattaneo di Bastardo (Umbria), rea di assolvere onorevolmente al suo compito – quello di fornire energia elettrica agli Italiani – rischia la chiusura produttiva che, oltre a impoverire il sistema di energia preziosissima (perché prodotta a costi competitivi grazie al carbone), priverà del posto di lavoro quasi duecento Lavoratori. Gli esiti della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) sembrano scontati: i nuovi limiti che si vorrebbero imporre all’impianto potrebbero essere irraggiungibili. Con buona pace del sistema elettrico del centro Italia, dei Consumatori e dei Lavoratori! La “Gualdo Cattaneo” è solo l’ultima delle Centrali elettriche italiane finite nel mirino della solita ipocrisia ambientalista nostrana. Un copione ormai standardizzato, quello che va in scena in Umbria: movimenti di opinione, pregiudizialmente contrari a qualsiasi insediamento produttivo, avviano una campagna di pressione politica, sui media e tra le ignare Comunità locali che, inevitabilmente, condiziona gli iter autorizzativi. La vicenda dell’impianto Enel di Bastardo è, nel panorama delle inefficienze del sistema elettrico italiano, uno dei tanti esempi di assenza di programmazione, in un Paese che paga l’energia elettrica il 30% in più del resto d’Europa, importa il 15% di energia prodotta dal nucleare francese, ha il parco di generazione più efficiente d’Europa e continua a illudersi che eolico e fotovoltaico (tra l’atro altrettanto difficili da autorizzare e realizzare) sia la soluzione dei problemi energetici italiani.
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“Mala elettricita” italiana
Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 novembre 2010
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