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Mali: un anno dall’intervento militare francese

Posted by fidest on Monday, 13 January 2014

malìA un anno dall’inizio dell’intervento militare francese in Mali avvenuto l’11 gennaio 2013, molti degli obiettivi posti all’operazione Serval non sono ancora stati raggiunti. L’intervento francese sembra aver spezzato il controllo dei gruppi islamici radicali nel Mali settentrionale e gli estremisti sembravano aver abbandonato le città ma Al Qaeda Maghreb (AQMI) continua a fare attentati ed è più che probabile che tornerà a formarsi nel paese africano una volta che le truppe francesi diminuiranno la loro presenza. Molti profughi provenienti dal Mali settentrionale non credono che l’esercito del Mali da solo possa essere in grado di proteggere la popolazione da possibili aggressioni degli estremisti religiosi e non vogliono tornare a casa. In Mali vi sono tuttora 422.000 profughi e il conflitto Tuareg che aveva scatenato la guerra civile è lungi dall’essere risolto. Altro punto irrisolto riguarda i procedimenti giudiziari a carico degli jihadisti arrestati e per i quali ancora non è stato stabilito dove e quando verranno processati.Inizialmente la Francia aveva annunciato l’inizio del ritiro delle sue truppe per marzo 2013 ma l’intervento francese si è rivelato più impegnativo di quanto le autorità sembrano aver pensato. Fino a fine novembre 2013 gli aerei da combattimento francesi hanno sganciato più di 200 bombe sul Mali settentrionale. Diverse centinaia di combattenti jihadisti sono morti ma i sistemi di tunnel sotterranei nelle montagne del nordest del paese continuano ad esistere e ad essere usati. Ancora in dicembre 2013 i militari francesi hanno recuperato quasi sei tonnellate di esplosivi e scoperto un centro di addestramento sotterraneo usato fino a pochi giorni prima di essere scoperto. L’intervento armato francese costa alla Francia circa 1,8 milioni di euro al giorno per un costo complessivo che secondo i dati forniti da esperti militari francesi si aggira ormai attorno ai 650 milioni di euro.Nonostante le ingenti somme il nord del Mali è tutto meno che sicuro e i circa 254.000 profughi interni e i 168.000 profughi rifugiatisi nei paesi vicini si rifiutano di tornare a casa. Nella regione di Kidal ad esempio persistono forti tensioni tra i combattenti tuareg e l’esercito del Mali. Secondo l’opinione diffusa tra la popolazione del Mali, l’esercito francese ha deliberatamente coperto e protetto i combattenti del movimento tuareg MNLA per guadagnarsi il loro appoggio nella lotta contro AQMI. D’altro canto la Francia ha più volte ripetuto che senza una soluzione politica della questione tuareg non vi potrà essere stabilità nel nord del paese. La maggioranza della popolazione del Mali non sembra però disposta a scendere a compromessi con la popolazione tuareg e chiede il disarmo e la generica punizione dei Tuareg. Il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita si è detto contrario all’autonomia per le regioni tuareg e finora non ha presentato nessuna iniziativa concreta per il superamento del conflitto tuareg. I movimenti tuareg a loro volta minacciano di riprendere le armi se la loro situazione resterà invariata. Il Mali settentrionale è insomma in una situazione non troppo diversa da quella del gennaio 2012 quando appunto scoppiò la rivolta tuareg. La possibilità di un nuovo inizio non è stata colta né nel nord del Mali né nella capitale Bamako dove continuano la corruzione e l’abuso di potere da parte dei maggiori leader politici. La bassissima partecipazione di solo il 38% degli aventi diritto al voto alle elezioni parlamentari è stato un chiaro indicatore del reale stato di salute della democrazia in Mali

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French troops in Mali

Posted by fidest on Friday, 18 January 2013

The Mali Empire at its height under Mansa Musa.

The Mali Empire at its height under Mansa Musa. (Photo credit: Wikipedia)

French troops are moving north Wednesday for their first major ground operation in Mali alongside Malian troops, in an attempt to stop rebels, believed to be associated with the terrorist group al-Queda, from dominating a region that some fear could become an extremist hot spot and a launching pad for terrorist attacks. The insurgents have moved north into southern Algeria, where they kidnapped several people including Japanese nationals as well as other foreigners. (Sources: BBC, AP, New York Times)

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Church in Mali urges international help as crisis unfolds

Posted by fidest on Friday, 18 January 2013

English: Bamako Cathedral, Mali

English: Bamako Cathedral, Mali (Photo credit: Wikipedia)

The president of Caritas Mali, Archbishop Jean Zerbo of Bamako, has asked for a humanitarian corridor to be opened in his war-torn country. He also appealed to the global Caritas network and the international community to help those affected by the conflict currently being fought. French and African troops are trying to prevent Islamic rebels who have taken control of northern Mali from advancing further. Archbishop Jean Zerbo of Bamako said, “A new period of suffering is beginning for the people of Mali. We would welcome support so that we can help the increasing number of displaced and refugees.” Reports say up to 400,000 people have fled their homes either to southern Mali or to neighbouring countries since the rebels began advancing from the north last year. Some 18 million people lived through a severe food crisis in the region last year. It is feared that influxes of refugees will deplete low food supplies in some countries.“People will increasingly need food, drinking water, hygiene kits, anti-malarials and other items to cover their basic needs as the situation worsens. Here we’re in the cold season, and it is also damp. This makes the humanitarian situation even more complicated,” says Archbishop Zerbo. Caritas Mali continues to work with Catholic Relief Services (a US member of the Caritas network) on development projects in unaffected areas and has been monitoring the situation. Insecurity means that it is extremely difficult for humanitarian agencies to operate. The Caritas office in Mopti has been closed for the past week because of intensive fighting in the surrounding area.French airstrikes started in the north of Mali a week ago. A ground offensive has now begun with the help of African troops. The UN says that at least 30,000 people have abandoned their homes over the past few days. A small percentage have gone to Niger, Burkina Faso and Mauritania. Ninety percent of those fleeing are women.

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Attività medici senza frontiere

Posted by fidest on Friday, 20 April 2012

In risposta a questo afflusso massiccio, Medici Senza Frontiere (MSF) sta rafforzando le proprie attività e l’assistenza medica d’urgenza in questa zona desertica, dove l’accesso alle cure mediche è estremamente limitato.I combattimenti tra l’esercito del Mali, il movimento dei tuareg e altri gruppi armati sta costringendo migliaia di persone a fuggire verso Fassala, in Mauritania, località a 3 chilometri dal confine col Mali. “La presenza di gruppi armati e le incertezze politiche in Mali sta generando paura e panico tra la popolazione”, dichiara Elisabetta Maria Faga, coordinatore del progetto di MSF. Gli sfollati sono principalmente famiglie tuareg della regione di Timbuktu. “Arrivano qui esausti dopo un viaggio di due giorni in camion”.Nel campo Mbera, nel cuore della regione del Sahel e a sei ore di macchina dal più vicino ospedale di riferimento di Nema, MSF sta fornendo assistenza sanitaria primaria e materna ai rifugiati e cure mediche ai bambini malnutriti. MSF sta anche supportando le popolazioni locali, gestendo punti sanitari nella regione. “Un gran numero di persone soffre di infezioni respiratorie e diarrea a causa della mancanza di accesso all’acqua, l’esposizione a temperature estreme e a frequenti tempeste di sabbia”, spiega Jean-Paul Jemmy, coordinatore medico di MSF.Aumentando il numero di sfollati, cresce anche la pressione per la risposta umanitaria per migliorare le condizioni di vita all’interno del campo. Ci sono attualmente 100 latrine in comune per 57.000 rifugiati e solo nove litri di acqua per persona, al giorno. Queste condizioni sono al di sotto degli standard umanitari, che richiedono 20 litri di acqua per persona, al giorno, e una latrina ogni 20 persone. “Ci aspettiamo ancora diverse migliaia di sfollati nelle prossime settimane. Con questo costante afflusso di persone, dobbiamo agire in modo rapido ed efficiente per fornire servizi di emergenza. Dobbiamo fornire ricoveri a sufficienza, acqua e servizi sanitari e rafforzare l’assistenza medica di emergenza generale”, conclude Jean-Paul Jemmy. Da febbraio, MSF ha effettuato oltre 8.500 visite mediche di base a Fassala e Mbera (Mauritania). MSF sta anche rispondendo alle esigenze mediche dei rifugiati maliani in Niger e Burkina Faso. L’organizzazione sta lavorando anche nel nord del Mali (Timbuktu, Gao, Kidal e Mopti), dove offre assistenza sanitaria di base alle persone sfollate dalla violenza.

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Journalists Caritas closes local office in conflict hit northern Mali

Posted by fidest on Tuesday, 3 April 2012

Bamako, Mali

Bamako, Mali (Photo credit: Wikipedia)

Caritas Mali says its local office in Gao in northern Mali was destroyed along with the local church after Tuareg rebels seized the city at the weekend. Despite the conflict in the north and a coup last month, Caritas Mali says its operations providing desperately needed food aid to the rest of the country continue. The Tuareg rebels have seized three regional capitals in as many days. The main rebel group is the National Movement for the Liberation of Azawad (MNLA). They are operating alongside the Islamist group Ansar Edine, who have links to Al Qaeda’s north African branch. Fr Jean-Jacques, director of Caritas Gao said, “Caritas staff fled Gao on Saturday. We learned from our guard today that the centre and the church compound have been destroyed.
“We have received calls from the small Catholic community left in Gao. They are now in hiding, fearing for their lives.” Fr Jean-Jacques says there are about 200 Catholics in Gao The capital of Mali is calm. “All is normal here in Bamako,” said Théodore Togo, the Secretary General of Caritas Mali.”We are monitoring the situation in the north. Apart from in Gao and in Mopti temporally, our programme continues in assisting people affected by the food crisis.” Caritas Mali is distributing corn, millet, rice and sorghum, as well as seeds to over 100,000 people affected by a growing food crisis. “If the rebels limit their activities to the north, then the majority of our aid programmes will be able to continue as planned,” said Théodore Togo. A coup last month toppled President Amadou Toumani Toure, adding further insecurity to volatile situation in Mali. Caritas members in Niger are also providing food aid to refugees who have fled the conflict in northern Mali.

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Malì: sviluppi situazione

Posted by fidest on Saturday, 24 March 2012

Mali Lošinj

Mali Lošinj (Photo credit: aly24j)

Dopo l’annuncio che i soldati dell’esercito hanno preso il controllo del paese, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) continua a seguire da vicino gli sviluppi della situazione in Mali. Al momento non si registrano nuovi movimenti di popolazione all’interno del paese, né verso i paesi limitrofi.
L’UNHCR è preoccupato che la protratta incertezza politica possa innescare ulteriori spostamenti forzati di popolazione, in una fase in cui la popolazione sradicata all’interno e oltre i confini del paese è già considerevole. L’Agenzia sta aggiornando i propri piani d’emergenza in modo da poter rispondere a possibili nuovi esodi verso i paesi confinanti.Dalla metà di gennaio – a seguito dei combattimenti tra un movimento ribelle e le forze maliane nel nord – migliaia di maliani hanno lasciato il proprio paese. In Mali inoltre gli sfollati vivono in condizioni difficili all’interno di villaggi e insediamenti temporanei e dipendono dalla generosità delle comunità d’accoglienza. Nei prossimi giorni l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati António Guterres sarà in visita in Mauritania per assistere a una cerimonia che segnerà il termine del rimpatrio volontario dal Senegal e per dare riconoscimento all’impegno profuso negli anni per sostenere il processo d’asilo. Nell’occasione Guterres valuterà anche la situazione, in connessione con l’afflusso di persone colpite dal conflitto in Mali.

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Sahel: Potenziata l’assistenza ai rifugiati Maliani

Posted by fidest on Wednesday, 21 March 2012

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta potenziando l’assistenza alle migliaia di cittadini maliani sradicati dai combattimenti – in corso da metà gennaio – tra ribelli Tuareg del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad e le forze maliane. Col protrarsi dell’instabilità nel nord del Mali, continuano a essere decine di migliaia le persone fuggite in Burkina Faso, Mauritania e Niger, oltre che in altre aree dello stesso Mali.Sono oltre 60 le tonnellate di aiuti – tra cui coperte, materassi, utensili per cucinare e teli di plastica – attualmente trasportati su camion dai depositi dell’Agenzia ad Accra, in Ghana, verso il Niger e 52 tonnellate in Burkina Faso. La scorsa settimana 35 tonnellate di aiuti – prelevati dalle scorte UNHCR a Douala, in Camerun – sono state trasportate in Niger e 10 tonnellate in Burkina Faso. Le necessità più urgenti rimangono l’alloggio, l’acqua potabile, le cure mediche e beni di prima necessità per le famiglie. In Mauritania, ieri l’Agenzia ha completato il trasferimento di oltre 39mila rifugiati dall’area di confine al campo di Mbera. Operazioni simili sono in corso in Burkina Faso e in Niger, dove durante il fine settimana l’UNHCR ha organizzato il trasferimento di oltre 2.000 rifugiati maliani che si erano insediati a Sinegodar, nell’instabile zona di confine tra Niger e Mali, verso un campo per rifugiati che si trova ad Abala, in un’area interna più sicura. Ad Abala – in collaborazione con le agenzie partner – sono state piantate circa 500 tende e allestite le strutture e i servizi principali, tra cui il trasporto dell’acqua per le famiglie trasferite di recente. Gli operatori UNHCR stanno svolgendo opera di sensibilizzazione presso i rifugiati che risiedono in altri siti al confine – come Miel, Kizamu Tigizefane e nella città di Abala – per il possibile trasferimento in località più sicure come il campo di Abala, che può accogliere fino a 10.000 persone. In Burkina Faso circa 740 rifugiati che si trovavano in località di transito al confine col Mali, nelle province di Oudalan e Soum, sono stati trasferiti in siti più all’interno. Le operazioni di trasporto sono state organizzate dall’UNHCR e dal partner governativo CONAREF (Commissione Nazionale per i Rifugiati). I potenziali nuovi arrivi dal Mali – da 60 a 100 al giorno secondo le autorità – stanno attualmente passando attraverso i punti di transito al confine e proseguono il proprio percorso verso i siti per rifugiati di Ferrerio, Gandafobou, Mentao o Damba. L’accesso all’acqua continua a costituire una preoccupazione nelle regioni del Sahel nel nord del Burkina Faso: mentre finora le popolazioni locali hanno condiviso pozzi e risorse d’acqua con i rifugiati, con le agenzie umanitarie e con l’UNHCR, hanno cominciato a installare cisterne e a trasportare acqua nei siti per rifugiati. Molti rifugiati hanno portato dal Mali il proprio bestiame, che tuttavia pone ulteriore pressione sulle risorse idriche.
In Mali, migliaia di persone sono sfollate, principalmente nella provincia di Gao. La maggior parte di loro si trova in insediamenti di nomadi, dopo aver abbandonato le proprie città o villaggi nel timore di nuovi combattimenti. Centinaia di persone sono fuggite dalla città di Tessalit – dopo che due settimane fa è stata presa dai ribelli – e sono arrivate a Gao. I rifugiati nei paesi limitrofi e gli sfollati all’interno del Mali hanno riferito ai team di operatori UNHCR di voler tornare a casa, ma solo una volta che la pace sarà stata ristabilita.

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Mali: gravi attacchi contro civili Tuareg

Posted by fidest on Saturday, 4 February 2012

English: Bamako Cathedral, Mali

Image via Wikipedia

In seguito alle aggressioni contro civili Tuareg avvenute la scorsa settimana in Mali, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha esortato il governo del Mali a garantire la tutela della popolazione civile Tuareg. In seguito ai successi militari ottenuti dai ribelli Tuareg, nelle città di Kati e Bamako sono state attaccate abitazioni ed esercizi commerciali appartenenti a Tuareg senza che le forze dell’ordine intervenissero per fermare gli attacchi. Gli aggressori erano principalmente donne, madri e mogli di soldati caduti negli scontri contro i ribelli Tuareg nel nord del paese. Nella città di Kati sono stati distrutti e saccheggiati una farmacia, un ospedale e diversi negozi di Tuareg mentre gli abitanti Tuareg della città hanno cercato rifugiato nel commissariato di polizia.L’APM ricorda alle autorità del Mali che i Tuareg hanno, come tutti i cittadini del paese, diritto alla tutela da parte delle forze dell’ordine che non possono restare a guardare mentre persone Tuareg vengono minacciate e la loro proprietà distrutta semplicemente a causa della loro appartenenza etnica. Per contro i responsabili delle aggressioni devono essere indagati e devono assumersi la responsabilità dei loro atti.I manifestanti e lo stesso governo del Mali accusano i ribelli Tuareg di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani e il governo ha annunciato di voler far intervenire il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Le accuse rivolte dal governo ai ribelli devono essere indagate e verificate da una commissione indipendente, cosa che attualmente non è possibile fare a causa della pericolosità che caratterizza il nord del paese. Ma se anche queste accuse dovessero rivelarsi corrette, ciò non giustifica la criminalizzazione in toto di tutta la popolazione Tuareg del paese. Il rischio è l’ulteriore emarginazione della popolazione Tuareg nel Mali e un conseguente inasprimento della rivolta. Anche i Tuareg che prestano servizio nell’esercito maliano sono stati sospettati in blocco di mancata lealtà di sostenere la ribellione.Nel frattempo la vicina Algeria ha sospeso gli aiuti militari al Mali per non favorire l’inasprimento del conflitto militare. Attualmente in Algeria si stanno svolgendo dei colloqui tra il governo del Mali e il movimento Tuareg MNLA (Movimento nazionale per la liberazione dello Azawad). In seguito ai successi militari ottenuti dal movimento Tuareg non ci si aspetta però che i colloqui possano concludersi positivamente.

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Football legend Zinédine Zidane ends Mali visit with anti-poverty call

Posted by fidest on Wednesday, 26 October 2011

Football superstar and United Nations Development Programme (UNDP) Goodwill

Zinedine Zidane

Ambassador Zinédine Zidane ended a visit to Mali last Friday highlighting new anti-poverty tools put into action across the West African nation.Zidane visited a group of women who manage a multi-purpose engine that provides the village of Koursalé, 60 kilometres southwest of the capital, Bamako, with an affordable power supply for milling grain, processing rice, and recharging batteries.The programme has so far reached about 1.5 million people in Mali and approximately three million in West Africa now have better energy access through the engines, some of which now run on biofuels such as the Jatropha vegetable oil.It focuses on women with low income and minimal access to energy. Only registered women’s associations, with support of village members, can apply for a unit. Once trained, they save an average of between two and six hours daily using the technology.Improving access to energy for some of the world’s poorest populations is one plank of UNDP’s poverty reduction strategy, which involves supporting governments in drawing up and putting into action policies that break poverty cycles and create opportunities for women.In Bamako, Zidane also participated in a sports event with 3,000 youth as part of advocacy efforts for the Millennium Development Goals (MDGs) – eight internationally-agreed goals that seek to end extreme poverty by 2015.Acting UNDP Resident Representative Maurice Dewulf hailed Zidane as a “valuable Ambassador who has teamed up with 13 million Malians with a view to achieving the MDGs.”Prior to his departure, Zidane met with Mali’s President Amadou Toumani Touré, who acknowledged the football star’s commitment to advocating against poverty.

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Prevenire i malanni di stagione

Posted by fidest on Tuesday, 29 September 2009

Con l’arrivo della stagione fredda, e il timore del virus influenzale pandemico, aumentano i consumi di prodotti, come vitamine e integratori per rinforzare il sistema immunitario, che prevengono i classici malanni stagionali. “Possiamo stimare che, tra i bimbi da 1 a 6 anni, 500 mila assumano questi prodotti, più altri 300 mila dai 7 ai 14 anni” sono le stime fornite da Italo Farnetani, pediatra dell’Università di Milano. Tuttavia, secondo il pediatra a 1-2 anni è normale che un bambino si ammali con tosse, raffreddore e febbre 5-6 volte l’anno, a 3-4 anni si scende a 4-5 volte, a 5-9 anni a 3-4 volte, e a 10-18 anni si arriva a 2-3 volte. “Ogni anno che passa i bambini si ammalano sempre di meno. D’inverno la colpa non è dell’aria fredda, ma del fatto che si sta maggiormente al chiuso, dove è più facile trasmettersi i virus e i batteri”. Esprime inoltre perplessità su alcuni prodotti: “Per i farmaci immunomodulatori o immunostimolanti non esistono prove cliniche che dimostrino con certezza che funzionino. Lo stesso, dicasi per integratori, antibiotici preventivi, immunoglobuline e rimedi omeopatici. Attenzione ai prodotti di erboristeria: anche se naturali, non vanno usati con leggerezza”, avverte. “La vitamina A sembra prevenire le infezioni dell’apparato respiratorio e di quello digerente: se si prende come farmaco dovrà essere il medico a prescriverla – conclude Farnetani – ma per evitare carenze basterà mangiare cibi che la contengono: carote, verdure gialle, spinaci, broccoli, zucca, tuorlo dell’uovo, fegato, pesce e formaggio”.

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Piemonte: Trasporto aereo e ferroviario

Posted by fidest on Friday, 10 July 2009

Dichiarazione on. Vernetti del Pd: “I clamorosi disservizi registrati in queste settimane penalizzano Torino, il nostro sistema economico e rendono per migliaia di cittadini sempre più difficile partire e raggiungere la propria città. Le gravi inefficienze che in questi mesi si sono accumulate sia sul versante del trasporto aereo come su quello del trasporto ferroviario da e per Torino, sono diretta conseguenza dello stesso problema: il monopolio di Trenitalia sulle ferrovie e della nuova Compagnia aerea italiana (Cai) sul trasporto aereo. Fino a poco tempo fa l’aeroporto di Caselle era servito da due compagnie in competizione tra loro, Air One ed Alitalia, che complessivamente garantivano un maggior numero di voli e una migliore efficienza. La nascita della Cai e l’affermazione di un forte monopolio sono i principali responsabili dei mali attuali. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario, non ritengo una provocazione la proposta della Presidente Bresso, ma un’idea giusta che condivido pienamente, in linea con le direttive europee. Dobbiamo aprire il trasporto ferroviario alla competizione così come è tempo che la Sagat porti nuovi vettori a Torino, a cominciare da Lufthansa Italia e Ryanair”.

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