Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 95

Posts Tagged ‘manovre’

“No al condono o scenderemo in piazza”

Posted by fidest on Wednesday, 12 October 2011

In questi giorni, la nostra associazione è stata letteralmente presa d’assalto da centinaia di e.mail inviate dai nostri associati e da molti cittadini, indignati per l’ipotesi di un possibile condono, che rappresenta una misura ”iniqua e non risolutiva”, oltre ad essere una beffa nei confronti dei tanti cittadini onesti che pagano puntualmente le tasse, nonostante siano stati massacrati dalle ultime manovre governative. Inoltre il condono – continua il Segretario Nazionale dell’Associazione Assotutela.net Pietro Bardoscia – e’ una misura una tantum che non inciderebbe in modo concreto ne’ sulla riduzione del debito pubblico ne’ sul reperimento di risorse da destinare alla crescita. In merito a questo ultimo tema, costatiamo un Governo ormai allo sbando, bacchettato dalla Corte dei Conti sulla legge delega in materia fiscale e assistenziale che a quanto sembra è affidata a mezzi di copertura incerti, circoscritti e superati dagli eventi, oltre a soffrire di genericità e indeterminatezza. Per questo riteniamo doveroso da parte nostra scendere in piazza qualora dovesse passare questo condono “salva evasori”, mentre siamo favorevoli all’ idea di un prelievo dell’ 1% sulle baby pensioni e ad una minipatrimoniale del 5 per mille.

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Manovra e risorse

Posted by fidest on Sunday, 21 August 2011

Se riprendessimo la lettura dei vari comunicati che ci pervengono dove si evidenziano le possibili fonti di risparmio e possibilità di recuperare i soldi spesi in sprechi, in mancati controlli, in attività che generano indebiti introiti come il lavoro in nero e che provocano disquilibri competitivi e concorrenza sleale per le aziende che operano alla luce del sole, noi ci troveremmo con un “tesoretto” che andrebbe ben di là della somma richiesta con la presente manovra. Parliamo di qualcosa come 95 miliardi di euro.
Tutto questo, ovviamente, non si recupera se non con adeguate riforme strutturali sul mercato del lavoro, sulle attività imprenditoriali (reintroducendo, ad esempio, il reato in falso di bilancio), sulla sanità passando dall’assistenza universale alla “prevenzione universale” e, soprattutto, a potenziare i controlli sulle importazioni dai paesi che immettono in Italia prodotti taroccati e falsi.
Noi abbiamo da anni proposto alla Presidenza del Consiglio un dipartimento per il recupero delle risorse a costo zero e con personale costituito da ex-dipendenti ma competenti in materia e preposti ad individuare e a studiare ricerche e soluzioni adeguate. Pensiamo ad edifici costruiti e poi abbandonati, ad apparecchiature lasciate nei depositi e via di questo passo. E’ un percorso alquanto redditizio per le casse dello Stato e lo compravano le varie inchieste condotte da “striscia la notizia” e anche da numerosi servizi giornalistici e altre Tv. Perché, ci siamo spesso chiesti non si costruiscono altre carceri eppure risultano che vi sono degli stabilimenti penali costruiti e poi abbandonati, in corso d’opera, e lo stesso dicasi per ospedali e persino per una linea di metropolitana. Poi ci sono gli edifici abbandonati, ricettacoli di vagabondi e luogo privilegiato per la piccola criminalità, gli appartamenti sfitti compresi quelli sequestrati alla malavita, gli immobili non accatastati e via di questo passo. Da un primo sondaggio abbiamo potuto accertare che sarebbe stato possibile recuperare non meno di 100 milioni di euro alle casse dello stato e alle amministrazioni locali. La stessa rivisitazione di tutti gli uffici pubblici della Capitale male usati e persino inutilizzati in tutto o parzialmente porterebbero all’erario comunale e provinciale non meno di 10 milioni di euro. E il conto potrebbe continuare quasi all’infinito. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Manovra: Caro amico… e le risorse?

Posted by fidest on Tuesday, 5 July 2011

Da tempo sostengo le priorità che ogni buon governo nei paesi del mondo dovrebbe tenere nella sua giusta considerazione i propri amministrati consentendo loro un vivere dignitoso. Facevo l’esempio dei paesi arabi produttori di petrolio e alle grandi nazioni come gli Usa, la Cina, l’India e la Russia. Quante risorse questi paesi hanno distratto per il mantenimento di costosissimi arsenali militari, per la loro politica imperialistica? Quanto per una perversa logica del capitalismo volta al consumismo esasperato che esalta gli arricchimenti facili anche a costo di passare sul cadavere dell’amico o di un familiare? E poi ho insistito, guardando alle vicende di casa nostra, sul fatto che il nostro governo dovrebbe essere d’esempio a tutto il mondo per assicurare ai suoi cittadini cinque punti fondamentali: il diritto alla vita, il diritto all’assistenza, il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto ad avere un tetto sotto cui ripararsi.
E su questi aspetti un lettore mi scrive, confidenzialmente, ma con un certo scetticismo, chiedendomi: e le risorse? L’Italia non ha pozzi di petrolio, non ha centrali nucleari per vendere le energie agli altri paesi come fa la Francia, ad esempio. Non ha una fiorente industria come la Germania, ecc. E io posso rispondergli che non è esatto. E’ solo una cattiva organizzazione della macchina statale che favorisce gli sprechi e non recupera le risorse se oggi dobbiamo succhiare il “sangue da una rapa”. Lo hanno scritto quelli dell’Italia dei valori proponendo il
• dimezzamento del numero dei parlamentari con una legge costituzionale,
• l’abolizione delle province,
• la soppressione degli enti inutili,
• l’introduzione dell’amministratore unico nelle spa degli enti territoriali, evitando la proliferazione e moltiplicazione delle poltrone.
• la cancellazione delle rappresentanze all’estero delle regioni
• l’abolizione del Cnel
• la cancellazione del vitalizio ai parlamentari,
Il tutto procurerebbe risparmi nel 2011 di 6,3 miliardi di euro, di altri 11 nel 2013 e di 15,2 nel 2014. Noi vi aggiungeremmo:
• L’abolizione delle auto blu che ci costano 5 miliardi di euro all’anno,
• la sospensione delle forniture militari per due anni compreso l’acquisto di elicotteri e aerei di ultima generazione il cui costo complessivo si aggira sui 5 miliardi di euro,
• la lotta agli sprechi che oggi ci calcolano sui 20 miliardi annui
• il possibile recupero del 30% delle evasioni fiscali calcolate sui 200 miliardi con procedure più snelle per l’acquisizione nelle casse dello stato delle somme accertate e tutto questo significa qualcosa come 60 miliardi.
Non solo. Potremmo mettere mano ad una reale riforma sanitaria passando dall’assistenza universale alla prevenzione universale per evitare i tanti, i troppi accertamenti diagnostici, esami clinici senza una ben definita programmazione. In questo, rispetto a quanto sta accadendo altrove in Europa e nel resto del mondo, potremmo essere antesignani sia concependo una farmacia con ruoli estesi sia un diverso rapporto con il medico di base. E non finisce qui. Le amministrazioni locali potrebbero diventare più virtuose se abolissero le consulenze, intensificassero l’utilizzo dei servizi tecnologici e unificassero gli uffici nei contatti con i cittadini e per finire ai ministri se tutti insieme si servissero dei mezzi pubblici per i loro spostamenti come i comuni mortali. Il tutto ci porterebbe a un risparmio che si avvicina di molto ai 100 miliardi e che potrebbero essere utilizzati al 50% per ridurre il debito pubblico e l’altro 50% per mettere mano alle riforme (fiscale, scuola, giustizia, welfare) ed essere, alla fine, fonte di altre economie appena entreranno a regime. Ma non illudiamoci. Questo tesoretto resterà “congelato” perché se vi mettessimo mano i molti ricchi di oggi non avrebbero “risorse” per arricchirsi sempre di più. Questa è la cruda realtà che spinge il governo a tassare i pensionati, i lavoratori dipendenti e autonomi e a continuare a prenderci in giro con la storiella che non mette le mani nelle tasche degli italiani: forse perché gli italiani di tasche non ne hanno più. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Grandi manovre dentro e fuori i partiti

Posted by fidest on Sunday, 26 September 2010

«Credo siamo alla vigilia di un sommovimento di tutti i voti, tutte le opinioni. In questo quadro un partito deve costruire una proposta che sia accattivante per quest’elettorato che non è ideologizzato. Credo che questa sia la linea da seguire, un partito che interpreta con saggezza, realismo e la dovuta concretezza l’occasione che ha davanti. Ho qualche dubbio che questo accada se ci lasciamo andare alla poesia suggestiva di Vendola o al vernacolismo di Di Pietro. Sono due voci vicine al nostro partito ma non sono nelle nostre corde». Lo dichiara Marco Follini, durante la presentazione del suo libro «L’Elogio della pazienza» all’interno di SudCamp, la manifestazione organizzata da Enrico Letta e dalla sua Associazione TrecentoSessanta, in corso a Paestum.

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La nuova stangata della service tax

Posted by fidest on Tuesday, 13 July 2010

“Di fronte a una crisi che vede l’Europa impegnata a disegnare e concordare una riforma fiscale che assicuri stabilità economica ma anche una rigorosa capacità di crescita, continua la strategia da apprendisti stregoni del nostro Governo: incapaci di coordinarsi al proprio interno e concordare manovre coerenti tra loro, i diversi membri dell’esecutivo procedono in ordine sparso”. Questo il primo aspro commento della responsabile per l’Economia e le Finanze dell’Italia dei Diritti, Lilia Infelise, alla notizia dell’imminente arrivo della tassa municipale, la nuova imposta unica sugli immobili detta anche Service tax, che accorperebbe tutti i tributi legati agli immobili come l’Ici sulle seconde case, l’imposta ipotecaria e catastale, quella di registro e l’Irpef riconducibile agli immobili. A queste, Calderoli avrebbe aggiunto la Tarsu sui rifiuti, un’imposta forfettaria sulle case fantasma e la cedolare secca sugli affitti al 23 per cento. A lasciare perplessi anche alcuni membri della stessa maggioranza, la libertà per i sindaci di introdurre o meno la tassa e, soprattutto, la facoltà di questi di aumentare o diminuire l’importo di addizionali come ad esempio la Tarsu. In pratica i sindaci dal 2012, in autonomia, potranno gestire circa 20 miliardi in più di quanto oggi incassano con l’Ici ma queste entrate impoveriranno un equivalente gettito centrale fatto anche di trasferimenti agli stessi Comuni. A pagare saranno i cittadini ai quali la tassa municipale costerà in media 400 euro a testa. Dura la critica dell’esponente del movimento presieduto da Antonello de Pierro: “Tutto questo ci preoccupa, poiché in un’economia ormai ai limiti del collasso come quella italiana, ogni misura va attentamente studiata in relazione all’interazione con le altre manovre, con particolare attenzione alla capacità di gettito delle classi sociali e dei territori  più deboli, al mantenimento della coesione della collettività, alla capacità di ripresa dei consumi delle famiglie e alla sopravvivenza e allo sviluppo delle piccole e micro imprese”.

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Un altro no al ponte sullo stretto

Posted by fidest on Monday, 15 February 2010

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu ribadiscono il loro “No” alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. E dicono “No” anche a tutte le manovre, politicamente, moralmente e – forse – anche giuridicamente, scorrette, con le quali, – dando notizia di questo o di quel cantiere, – si vorrebbe mettere il carro davanti ai buoi. Si vorrebbe, cioè, mettere l’opinione pubblica siciliana e quella internazionale di fronte al fatto “compiuto”. Quando, invece, di compiuto non c’è proprio niente, come peraltro lo dimostra il progetto esecutivo che non è stato ancora redatto nè approvato. Si tratta, cioè, di una serie di manovre che offendono il Popolo Siciliano e la sua dignità. Ovviamente, restano fermi (ed anzi vengono ulteriormente convalidati proprio dai tentativi di mettere tutti di fronte al fatto compiuto), gli altri argomenti anti-Ponte. Argomenti di carattere economico, politico, ambientale, “funzionale”, finanziario, eccetera. Così come restano validi i rilievi e le osservazioni sulla sicurezza, sulla natura particolare dell’area dello stretto ad alto tasso di sismicità, sulla affidabilità di una campata unica e … “mobile”, e via dicendo … Un ponte per il quale non si vuole chiedere, con un apposito referendum, quale sia la volontà dei Popoli più direttamente interessati e cioè il siciliano ed il calabrese. Ma sarebbe doveroso chiedere il parere anche agli altri cittadini dell’Unione Europea.

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Fine vita. Appello dei radicali alla ragione

Posted by fidest on Sunday, 26 April 2009

«Tra le pieghe della cronaca di questi giorni» afferma Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita «riconosciamo lo schema ormai sperimentato, consolidato e abusato del pressing radicale sulle istituzioni. Un cocktail di elementi emotivi, di strumentalizzazione della sofferenza delle persone e di spettacolarizzazione di situazioni di fatto costruite ad arte. Il caso, doloroso, di Paolo Ravasin, malato di Sla, che ripercorre passo passo quello, altrettanto tragico, di Welby; le firme raccolte a Roma (in verità numericamente un’inezia!) che servono a richiedere una cosa che già esiste (già ora tutti possono esprimere i propri desideri in qualsiasi forma); le uscite ad effetto di Veronesi… tutte manovre orchestrate che servono solo a far sentire la pressione sui deputati che dovranno nei prossimi giorni esaminare la legge sul Fine vita già approvata dal Senato. «In mancanza di argomenti ragionevoli si tenta, ancora una volta di affermare la “ragione della lobby”. Noi preferiamo invece muoverci come “lobby della ragione” e per questo abbiamo fatto arrivare a tutti i parlamentari le nostre riflessioni sulla materia che prescindendo da argomentazioni religiose o ideologiche si appellano soltanto ed esclusivamente alla logica, laicissima, della ragione. «L’augurio» conclude Casini «è che i deputati seguano questa logica senza cedere al ricatto ed all’intimidazione di un’avanguardia culturale che, come il referendum sulla legge 40 ha dimostrato, è largamente minoritaria nel Paese reale e nell’urna elettorale»

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Una navigazione esclusiva tra passato e futuro

Posted by fidest on Saturday, 4 April 2009

veliero

Signora del Vento è un veliero a tre alberi lungo circa 85m con una superficie velica di oltre 3000 mq che nasce in Polonia nel 1962, navigando per oltre 30 anni nei mari del nord. A partire dagli anni ’90 viene impiegato come Nave Scuola nelle acque di tutto il mondo, partecipando a innumerevoli raduni di velieri. Nel 2006 approda nel Mediterraneo e viene ristrutturato completamente per adeguarlo agli altissimi standard di sicurezza necessari all’ottenimento della bandiera italiana e all’iscrizione nei Registri Italiani seguendo la normativa SOLAS del RINA.  “Signora del Vento offre un’esperienza unica a chi la vive” commenta il Capitano Andrea Coscia. “A bordo è possibile imparare le tecniche di navigazione, le manovre, l’uso della strumentazione di bordo, l’armamento e la gestione delle vele”. Queste attività, unite a elementi come mare e vento, consentono di vivere esperienze di gruppo uniche: particolarmente adatte per chi vuole fare team building. Chi invece sogna una vacanza indimenticabile nel Mediterraneo, potrà affidarsi all’esperienza dell’ equipaggio che è in grado di suggerire i luoghi più incantevoli su ogni isola o lungo la costa, personalizzando il viaggio in base alle singole richieste.  Ormeggiata a Civitavecchia (RM), Signora del Vento dispone di 27 cabine doppie/matrimoniali predisposte per accogliere fino a 58 passeggeri. I 600mq di ponte possono accogliere fino a 200 persone per un day cruise o per una cena di gala.  La sobrietà e la cura dei dettagli, il calore e la polivalenza degli ambienti, unitamente alle molte attività possibili all’interno del veliero valorizzano le iniziative ospitate da Signora del Vento veicolando nel modo più efficace l’immagine dell’azienda. Un contesto coinvolgente fatto di piacere, divertimento e motivazione. (foto veliero)

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