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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Stranieri a Nord-Est

Pubblicato da fidest su lunedì, 18 giugno 2012

Grue Nordest

Grue Nordest (Photo credit: Alexandre Prévot)

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio del NordEst: le quasi 100mila imprese condotte da stranieri producono il 6,4% del Pil del territorio, specie nel settore delle costruzioni dove il peso dell’attività immigrata è del 18,4%. Nel NordEst si contano complessivamente 581mila occupati (l’11,6% del totale degli occupati) e 70mila disoccupati (il 28,1% del totale dei disoccupati), evidenziando tassi di disoccupazione del 10,7%, più elevati in Friuli V.G. (13,7%) e in Emilia Romagna (11,2%). I dipendenti stranieri hanno una retribuzione mensile inferiore di 255 € rispetto ai colleghi italiani e oltre il 40% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri, che è stato presentato domenica 17 Giugno 2012 a Padova presso la Sala Nassirya in Piazza dei Signori alle ore 9.30 nel convegno dal titolo “Gli stranieri: quale valore economico per la società?”,convegno organizzato dall’Associazione Ascan e dal Comune di Padova in occasione della sesta edizione di “Tradizione Senegalese” che si terrà per l’intera giornata di domenica in Piazza della Frutta a Padova
Il Valore Aggiunto prodotto dalle imprese condotte da stranieri. Nel NordEst le quasi 100mila imprese condotte da imprenditori stranieri concorrono alla produzione del 6,4% del Pil complessivo dell’area, per un ammontare di 19 miliardi di €. In Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto la percentuale si stabilizza, rispettivamente, attorno al 6,7%, 6,6% e 6,4%, mentre per il Trentino Alto Adige la cifra di riduce al 5%. Il maggior contributo alla formazione del valore aggiunto è ascrivibile alle imprese che operano nel comparto delle costruzioni, dove le imprese straniere producono il 18,4% della produzione totale del settore, seguito dal commercio (9,6%), dalla manifattura e dai servizi alle persone (7,4%). L’edilizia rimane il comparto prevalente per tutte le regioni nel NordEst.
Gli imprenditori stranieri e le imprese condotte da stranieri. Il NordEst annovera complessivamente 93.402 imprenditori di origine straniera (il 9,6% del totale) e 99.545 imprese per le quali la partecipazione e la proprietà è detenuta in prevalenza da soggetti stranieri (l’8,3% del totale). In questo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia mostrano incidenze più elevate delle altre regioni dell’area nordestina, anche se il Veneto registra valori comunque superiori alla media nazionale.
Il mercato del lavoro. Dal 2008 al 2011 si è assistito nel NordEst ad un aumento del tasso di disoccupazione straniero di 2,5 punti percentuali passando dall’8,5% al 10,7% e raggiungendo 70mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel triennio considerato un nuovo disoccupato su quattro a NordEst ha origini straniere. In Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna si osservano tassi di disoccupazione straniera più elevati (rispettivamente 13,7% e 11,2%) rispetto a Veneto e Trentino Alto Adige (rispettivamente 9,9% e 9,3%). Dal punto di vista dell’occupazione si contano comunque quasi 600mila lavoratori di origine straniera, pari all’11,6% del totale: in questo caso l’Emilia Romagna e il Veneto mostrano incidenze superiori (12,6% e 11,8%).
Retribuzioni, redditi e Irpef pagata. Un dipendente straniero che lavora nel NordEst guadagna al mese una cifra netta di poco superiore ai 1.000€, 255€ in meno rispetto ai colleghi italiani. Retribuzioni superiori si percepiscono in Friuli Venezia Giulia dove i differenziali salariali con gli italiani si fanno più contenuti. Al fisco nel 2009 i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato una cifra di oltre 4,6 miliardi di € in Veneto e di 4,2miliardi di € in Emilia Romagna con redditi procapite che in queste due regioni ammontano, rispettivamente, a 12.881 € e 12.162 €. Di Irpef gli stranieri pagano a testa tra i 2.330 € dell’Emilia Romagna a 2.970 € del Friuli Venezia Giulia.
Livelli di povertà. Il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà contro il 12,6% delle famiglie italiane. Il reddito percepito permette di risparmiare una cifra molto bassa che supera di poco i 600 euro annui. Le entrate provengono per l’84,3% da lavoro dipendente e di queste oltre un quarto viene destinato al pagamento dell’affitto, dal momento che appena il 13,8% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione di residenza. Una realtà spesso non adeguatamente presa in considerazione. “Questo rapporto fornisce un contributo importante e “accende i riflettori” su quella maggioranza silenziosa di immigrati che contribuisce in modo rilevante al buon funzionamento del paese, della sua economia e dei suoi servizi”, ha sottolineato José Angel Oropeza, Direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. “Senza di loro l’intero sistema economico italiano andrebbe incontro a gravi difficoltà: una realtà frequentemente trascurata dai mezzi di informazione, e di conseguenza spesso anche ignorata da parte dell’opinione pubblica. Una realtà ancora più presente nel NordEst, dove la presenza di immigrati lavoratori è particolarmente alta e dove i livelli di integrazione sono tra i più elevati del paese”

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Istat: occupati e disoccupati

Pubblicato da fidest su venerdì, 4 marzo 2011

L’emergenza occupazionale in cui ormai versa il Belpaese è confermata dalle stime dell’ISTAT sullo stato dell’occupazione a gennaio che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta nude e crude all’attenzione della cittadinanza affinché l’opinione pubblica comprenda che non è più tempo di aspettare poiché anche se il governo latita ed è impegnato in ben altro, urgono interventi urgenti in campo economico che abbiano concreti effetti sulla ripresa del mercato del lavoro specie quello giovanile che appare il più colpito dalla crisi. Secondo le indagini dell’istituito nazionale di statistica gli occupati sono 22.831.000, in diminuzione dello 0,4% (83.000 unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,5% (-110.000 unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Cresce purtroppo il numero dei disoccupati, pari a 2.145.000, registrando un aumento dello 0,1% (+ 2.000 unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+ 58.000 unità). Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

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Le casse vuote dello Stato

Pubblicato da fidest su sabato, 16 ottobre 2010

«Quanto leggo oggi nell’intervista rilasciata dal ministro Galan è sorprendente: “Non c’é nulla per la crescita”,”questa finanziaria é una tragedia”,”il problema é che non ci sono soldi per l’agricoltura”. Sembra di leggere le parole di un esponente dell’opposizione! A questo punto mi chiedo cosa aspetti, Galan, a lasciare il Governo e magari a fare seria opposizione. Per l’ennesima volta Tremonti dimostra di non conosce il nostro Paese, e il governo si occupa di agricoltura solo per salvare pochi truffatori del latte e per giunta con i soldi di tutti gli italiani. Se Tremonti lo desidera gli raccontiamo noi quanto conti il settore, quanti occupati abbia, oppure può informarsi dai suoi colleghi europei. Gli stessi che stanziano centinaia di milioni di euro per l’agricoltura. Sarkozy ha messo in piedi 3 programmi per il rilancio del settore del valore di 1 miliardo di euro, il nostro premier evidentemente preferisce occuparsi Montecarlo piuttosto che di un asset fondamentale della nostra economia». Così Ernesto Carbone, coordinatore del Forum agricoltura del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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