Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 170

Posts Tagged ‘ordinamento’

Lavoro: liste mobilità

Posted by fidest on Monday, 16 January 2012

Nel 2011 sono stati oltre 46mila (46.637) i lavoratori provenienti dalle liste di mobilità ricollocati attraverso le Agenzia per il Lavoro, con un aumento del 76% sul 2010 (in quell’anno erano stati 26.531). L’incremento più rilevante ha riguardato i lavoratori con più di 44 anni di età, passati da 6.241 a 17.275 (+ 177%). Anche la durata media delle missioni per i lavoratori provenienti dalle liste di mobilità registra risultati straordinari: è, infatti, passata dai 53 giorni del 2010 ai 109 giorni del 2011. I dati derivano da una elaborazione di Assolavoro, l’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro, messa a punto attraverso un’indagine effettuata su un campione rappresentativo del 68% del mercato del lavoro in somministrazione e proiettata sull’interno settore. Considerando il maggiore gettito fiscale e contributivo e il risparmio in termini di indennità di mobilità, nel biennio 2010 -2011 ne deriva un “contributo” per le casse dello Stato stimato in 250 milioni di euro circa. «Si tratta di risultati straordinari che dimostrano come le Agenzie per il Lavoro hanno un ruolo essenziale non solo come porta di ingresso per i giovani ma anche nel ricollocare i lavoratori in uscita da un contratto – ha dichiarato Federico Vione, Presidente di Assolavoro. «È stato possibile ricollocare in due anni oltre 73mila lavoratori provenienti dalle liste di mobilità grazie a una sperimentazione avviata con la Finanziaria del 2010, che ha semplificato per questa categoria l’accesso al lavoro attraverso la somministrazione. «Estendere quella semplificazione (ovvero l’eliminazione dell’indicazione della causa dai contratti di somministrazione, come è già negli ordinamenti dei Paesi più avanzati) è una riforma a costo zero, che non comprime alcun diritto e favorisce l’ingresso al mondo del lavoro attraverso la flessibilità più tutelata, ovvero quella che passa dalle Agenzie per il Lavoro. «Il tavolo aperto presso il Ministero del Lavoro in merito al recepimento della direttiva europea n.104/2008 nel nostro ordinamento rappresenta un’occasione unica per ampliare questa semplificazione che ha dimostrato di funzionare, – ha concluso Vione – così da rendere più semplice accedere al lavoro flessibile con tutti i diritti, a scapito delle forme di lavoro meno tutelate o irregolari ancora troppo diffuse nel nostro ordinamento».

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Immigrazione: direttiva rimpatri

Posted by fidest on Tuesday, 12 July 2011

In occasione della discussione parlamentare, iniziata alla Camera, sulla conversione del decreto legge per il recepimento della Direttiva recante norme e procedure comuni sul rimpatrio degli stranieri il cui soggiorno e’ irregolare (c.d. “Direttiva Rimpatri”), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) raccomanda di mantenere o introdurre disposizioni più favorevoli alle persone interessate, nel rispetto degli obblighi internazionali sui diritti umani e sull’asilo. L’UNHCR valuta positivamente l’introduzione nell’ordinamento italiano, nel contesto del recepimento della Direttiva Rimpatri, del rimpatrio volontario assistito cui possono accedere anche persone in situazione irregolare e persone colpite da provvedimento di respingimento o espulsione. Desta invece forte preoccupazione l’estensione della durata massima del trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione (cie) fino a 18 mesi, senza che siano previsti un rafforzamento delle garanzie e dei diritti dei soggetti trattenuti, né un adeguamento delle condizioni dei cie e dei relativi servizi. Pertanto, l’UNHCR raccomanda di limitare la durata massima del periodo di trattenimento e, in ogni caso, di prevedere maggiori garanzie per le persone trattenute. In particolare, come previsto dalla Direttiva, si sollecita il rilascio immediato nel caso in cui il trattenimento non sia giustificato in assenza di ragionevoli prospettive di eseguire l’allontanamento. Inoltre, l’Alto Commissariato sostiene con forza l’introduzione di un esplicito riferimento al principio di non respingimento (non-refoulement), richiamato dalla Direttiva stessa in diversi punti. Per quanto concerne il divieto di reingresso nel territorio nazionale, applicato al momento dell’avvenuta espulsione, la Direttiva Rimpatri stabilisce che esso non debba pregiudicare per il futuro la possibilità di chiedere asilo. Pertanto, l’UNHCR ritiene essenziale prevedere misure che garantiscano ai richiedenti asilo l’accesso al territorio ed alla relativa procedura di riconoscimento, in particolare nel caso in cui un individuo diventi bisognoso di protezione internazionale a causa di sopravvenuti cambiamenti della situazione personale o del paese di provenienza. Infine, l’UNHCR raccomanda che i principi normativi e le garanzie introdotte dalla Direttiva Rimpatri siano rispettati per qualsiasi provvedimento di allontanamento dal territorio, quindi anche nell’ambito delle procedure di respingimento realizzate in frontiera.

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Proposta ineleggibilità magistrati

Posted by fidest on Saturday, 11 June 2011

“Se la maggioranza facesse funzionare il Parlamento la questione Narducci non esisterebbe. Sull’incompatibilità dei magistrati con funzioni elettive e gestionali il PD si è già espresso, depositando una proposta di legge a firma Enrico Letta, Guglielmo Vaccaro, Andrea Orlando, Donatella Ferranti, il 17 marzo 2010. La pdl n.3325 modifica il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. L’innovazione riguarda, tra le altre, l’ineleggibilità dei magistrati alle cariche di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale, circoscrizionale, nonché di assessore e fissa il termine entro il quale i magistrati esercenti la funzione devono cessare dall’incarico al fine di non vedere limitato il loro diritto di elettorato passivo. La verità è che si cerca la polemica e si tiene ingessato il parlamento e, come dimostra questa vicenda, anche quando si è d’accordo nel fare piccole riforme la maggioranza dimostra la sua evanescenza. In ogni caso noi su questo tema siamo pronti. Facciano come hanno fatto per il passato: portino in Aula la nostra proposta e la votino”. Lo dichiara Guglielmo Vaccaro, deputato del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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Giustizia dal governo

Posted by fidest on Wednesday, 16 March 2011

Il disegno di legge costituzionale per la riforma della giustizia approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 marzo 2011 si fonda sulla separazione delle carriere dei magistrati, che si distinguono in giudici e pubblici ministeri. L’ufficio del pm è organizzato secondo le norme dell’ordinamento giudiziario che ne assicurano l’autonomia e l’indipendenza. È prevista l’istituzione di due distinti Consigli superiori, della magistratura giudicante e di quella requirente, presieduti, come l’attuale CSM, dal Presidente della Repubblica e costituiti da membri eletti per metà dai magistrati e per metà dal Parlamento. Sono anche indicate tassativamente le funzioni dei due Consigli, tra le quali non figura più la funzione disciplinare, affidata alla Corte di disciplina di nuova istituzione. Del Consiglio Superiore della Magistratura giudicante fa parte di diritto il primo presidente della Corte di Cassazione e gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i giudici ordinari tra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal Parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in materia giuridiche e avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Del Consiglio Superiore della magistratura requirente fa parte di diritto il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri componenti sono eletti per metà da tutti i pubblici ministeri fra gli appartenenti alla medesima categoria previo sorteggio degli eleggibili e per metà dal parlamento in seduta comune, tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio. I membri elettivi durano in carica quattro anni e non sono rieleggibili. Ai due Consigli spettano, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assegnazioni, le assunzioni, i trasferimenti, le promozioni nei riguardi dei giudici.

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Terzo polo fa Ponzio Pilato

Posted by fidest on Tuesday, 21 December 2010

“Una decisione dal sapore pilatesco” così Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV, commenta la decisione del Terzo Polo di astenersi sulla mozione di sfiducia a Calderoli presentata da IDV. “La mozione in questione riguarda l’accusa mossa da Idv al ministro Calderoli di aver intenzionalmente e illecitamente abrogato un grave reato previsto dal nostro ordinamento al solo scopo di avvantaggiare 36 dirigenti leghisti che per quel reato erano stati rinviati a giudizio” spiega Donadi. “Queste accuse o sono vere o sono false. In entrambi i casi, chi si proclama difensore delle istituzioni dovrebbe sentire il dovere di votare a favore o contro ma non certo di astenersi. Questa decisione sa tanto di politichese e poco di quello spirito di novità di cui parla tanto il Terzo Polo” conclude il presidente dei deputati di IDV.

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E’ operativo il codice dell’ordinamento militare

Posted by fidest on Friday, 26 November 2010

Non tutti sanno che l’attuale governo ha messo in atto la più grande “riforma” legislativa degli ultimi 50 anni che riguarda il mondo militare. Tanto per dare un’idea di quello che sta accadendo diciamo che il Governo ha pensato di semplificare la enorme mole di norme creando ex novo un codice ed un regolamento, composto da 2272 Articoli (- libro primo – organizzazione e funzioni – libro secondo- beni;  – libro terzo – amministrazione e contabilità; – libro quarto – personale militare;  – libro quinto – personale civile e personale ausiliario delle ff.aa.;  – libro sesto – trattamento economico, assistenza e benessere;  – libro settimo – trattamento previdenziale e per le invalidita’ di servizio;  – libro ottavo – servizio militare e servizio degli obiettori di coscienza in tempo di guerra o di grave crisi internazionale;  – libro nono – disposizioni di coordinamento, transitorie e finali.
Con l’entrata in vigore del codice sono abrogate ben n. 1085 norme (leggi, decreti legge, regi decreti, decreti luogotenenziali, decreti legislativi) che vanno dal 1885 al 01.01.2010 (art. 2268 del codice – Abrogazione espressa di norme primarie) inoltre vengono anche abrogate ben 334 norme “secondarie” (D.P.R.,Decreti ministeriali ed interministeriali e regi decreti) ancora in vigore che vanno dalle regie patenti del 1814 al D.P.R. n. 215 del 23.12.2009 (art. 2269 del codice Abrogazione espressa di norme secondarie).  Per dare un’idea di quello che è stato cancellato con il codice basti pensare all’abrogazione, tra l’altro, delle leggi 11 luglio 1978, n. 382, 24 dicembre 1986, n. 958; del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196; ed del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 e tantissime altre norme di primissimo riferimento per lo status dei militari.
Su tutta questa complessa e articolata materia è legittimo chiedere al ministro della difesa On. Ignazio La Russa alcuni chiarimenti applicativi ed esplicativi riguardo L’art. 1349 comma 3 che sancisce: “agli ordini militari non si applicano i capi I, III e IV della legge 7 agosto 1990, n. 241” , in considerazione di tale disposto, per i trasferimenti, che la giurisprudenza ha considerato ordini, non si applicheranno più le procedure previste dalla legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, ossia l’avvio e la conclusione del procedimento di trasferimento non sono più obbligatori. E ancora L’art. 1350 (disciplina militare) comma 3 che sancisce:  “Il richiamo non produce alcun effetto giuridico e non dà luogo a trascrizione nella documentazione personale dell’interessato né a particolari forme di comunicazione scritta o pubblicazione, fatta salva l’annotazione in registri a esclusivo uso interno per le finalità previste dal comma 4.” (Il comma 4 sancisce:  “Si tiene conto del richiamo, limitatamente al biennio successivo alla sua inflizione, esclusivamente:  a) ai fini della recidiva nelle mancanze per le quali può essere inflitta la sanzione del rimprovero;  b) per l’accertamento del presupposto di cui all’ articolo 1369, comma 1”. Ed ecco le perplessità nella fattispecie: Questa sostanziale modifica del ex Regolamento di Disciplina Militare, introduce dei registri interni dove verranno annotati i richiami verbali e scritti inflitti ai militari da qualsiasi superiore al fine di utilizzarli per due anni come memorandum per le recidive e per l’accertamento del presupposto dei due anni dall’ultima sanzione per la cancellazione delle sanzioni disciplinari ex art. 77 del Regolamento di Disciplina Militare. E’ difficile immaginare con questo quadro normativo “rivoluzionario” quali siano le procedure di tutela che il militare punito con il richiamo verbale possa mettere in campo per tutelare i propri legittimi interessi. Il rischio è una “schedatura” di tutti i militari. Inoltre L’art. 1483 comma 2.sancisce:  “Ai militari di cui all’articolo 1350, è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati, organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative. La norma così formulata tende, di fatto, a limitare ogni diritto sancito dalla costituzione italiana tanto che  “tale applicazione è da ritenersi anticostituzionale e non conforme ai diritti politici che hanno i militari della comunità europea e peggiorativa perché nel regolamento di disciplina militare del 11 luglio del 1978 prevedeva  Ai militari in uniforme di servizio e negli orari di servizio“ è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati,organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative.

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Stimolare lo sviluppo del settore turistico

Posted by fidest on Wednesday, 13 October 2010

E dare maggiore tutela a consumatori ed operatori del settore sono gli obiettivi del “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo” approvato dal Consiglio dei ministri il 7 ottobre 2010. Il Codice riordina e semplifica la normativa statale in materia. Ecco alcuni suoi contenuti. È rielaborato il concetto di impresa turistica, per includervi anche settori come agenzie di viaggio e tour operator. Ai fini del riconoscimento di contributi, sovvenzioni, agevolazioni di qualsiasi genere, le imprese turistiche sono equiparate a quelle industriali. Prevista una disciplina delle professioni turistiche, con particolare attenzione ai percorsi formativi destinati ai giovani, per incrementare specifici collegamenti e accordi con il mondo della formazione. Il Codice interviene anche sulla disciplina delle strutture ricettive, riguardante in specie gli standard qualitativi e di semplificazione delle procedure di operatività delle strutture. È introdotta una normativa particolarmente innovativa a tutela del turista, riconoscendogli, in particolare, il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata sulla base di specifici criteri, dettati anche a garanzia degli operatori turistici.

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Codice dell’Ordinamento Militare”

Posted by fidest on Friday, 8 October 2010

“Il 9 ottobre entrerà in vigore il Dl 15.3.2010 n. 66 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 maggio col titolo “Codice dell’Ordinamento Militare”. Una impressionante raccolta di norme che i vertici militari hanno scritto cogliendo l’occasione per completare l’opera di soppressione e svilimento di quei pochi diritti di cui fino alla mezzanotte di oggi 8 ottobre potranno ancora godere i cittadini in divisa. Le libertà fondamentali di espressione, pensiero, opinione verranno brutalmente cancellate con la riscrittura di alcune norme abrogate. La piena e consapevole partecipazione dei militari nei procedimenti amministrativi che li riguardano verrà fortemente limitata, così pure il loro diritto di accesso agli atti e la trasparenza amministrativa diventeranno  solo un ricordo. Dal giorno 9 ottobre calerà il più assoluto silenzio sulle questioni militari e chi si azzarderà a parlarne potrà anche rischiare gravi sanzioni disciplinari, in teoria anche il posto di lavoro. Già da alcuni mesi i vertici militari e lo stesso Ministro della difesa, hanno iniziato una campagna mediatica all’interno delle caserme per informare il personale che dal 9 ottobre i militari in servizio perderanno ogni diritto e che in caso di violazioni del codice saranno presi severi provvedimenti disciplinari. Questo nuovo “Codice” però al suo interno nasconde abrogazioni di norme e riscritture  “ad hoc” che come al solito salvano gli “amici degli amici” e favoriscono i vertici militari. La legge delega, da cui ha avuto origine questo aborto normativo,  la  “taglia leggi”,  ha disposto la soppressione di quelle norme che non risultano più attuali e non la loro rivisitazione. È per questo motivo che questo “Codice” mi appare censurabile sotto differenti profili di incostituzionalità e non ultimo per eccesso di delega.
Non voglio neanche pensare al fatto che la rappresentanza militare sull’argomento non abbia ritenuto di dover intervenire, forse per timore di disturbare il manovratore, ma non posso non concordare con chi già si domanda se il Presidente della Repubblica che ne ha firmato l’emanazione si sia accorto di questi gravissimi aspetti che, di fatto, rappresentano l’ennesimo atto di questo Governo contro i principi  e i diritti affermati dalla Costituzione.  Da domani non li chiamate più militari, chiamateli “Minus habentes”.” (Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per La tutela dei diritti di militari e forze di polizia)

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8 ottobre: nuovo codice dell’ordinamento militare

Posted by fidest on Tuesday, 5 October 2010

Il Governo in attuazione della legge delega n. 69/2009, ha emanato con il D.L.vo n. 66/2010 il Codice dell’Ordinamento Militare che provvede a semplificare le norme esistenti in tema di ordinamento militare e che sta per entrare in vigore dopo cinque mesi dalla pubblicazione in G.U. avvenuta l’ 8 maggio.  Mi si dirà: “Cosa c’ entra ciò con le Libertà Fondamentali dei Militari? E’ sacrosanto e meritorio un intervento del Governo in tal senso, per giunta volto a semplificare la giungla di norme primarie e secondarie  presenti anche in campo militare”.  Ci mancherebbe altro che non fosse così. L’importante però è che volendo comprare mele qualcuno non mi propini pere! E’ bene sapere infatti che l’opera di cd “delegificazione”, “semplificazione” o di “riassetto” normativo delegata al Governo di turno sottostà a precisi ambiti definiti nella legge delega che il parlamento sovrano impone e che nel caso di specie sono stati, a parere di chi scrive, ampiamente travalicati, innovando e modificando, furbescamente e con artifizi, il “contenuto precettivo” immodificabile di talune delle leggi in vigore .( Art.  4, comma primo ,lettera e) della Legge delega n. 69//2009).  L’ esame condotto in questa prima fase, per così dire a caldo, si è incentrato su alcuni articoli degli oltre duemiladuecentosettanta del testo, particolarmente sensibili per chi come me si trova a svolgere il compito di rappresentare il personale in divisa dell’ Aeronautica Militare. Il resto del testo non mancherà probabilmente di offrire altri spunti di riflessione critica.  Chiamatela pure deformazione professionale ma la prima cosa che mi è venuto spontaneo guardare sono gli articoli relativi alle “Libertà Fondamentali” del cittadino con le stellette.  Il lettore potrà chiedersi perché? Non appare infatti possibile al cittadino medio pensare che un Governo così prodigo di complimenti nei confronti dei suoi militari, che non perde occasione per un loro impiego intenso in campo nazionale anche fuori dai compiti precipui assegnati, che se ne fa vanto in campo internazionale qualificandoli come “costruttori di pace e legalità” possa far loro un torto e mai e poi mai in tema di esercizio dei diritti fondamentali che nulla costano da un mero punto di vista economico-finanziario. Eppure così è o almeno appare a chi scrive !!  Ed ecco la sorpresa!!
libro 4° del Codice – Personale Militare . Titolo IX, Artt. 1472 e 1483.  Il primo , l’ art. 1472 tratta della “ Libertà di manifestazione del pensiero“ del militare. Riproduce o almeno dovrebbe l’art. 9 della L. 382/78 (Norme di principio sulla disciplina militare). Ebbene con una piccolissima aggiunta da lente di ingrandimento sono riusciti (??) a vietare la pubblica manifestazione di pensiero non solo sugli argomenti a carattere riservato di interesse militare o su quelli di servizio già contemplati dalla norma  ma con un piccolissimo maquillage anche a quelli collegati al servizio.  Ovvero a tutto!!! O c’è qualcosa che non sia collegabile al servizio nell’ attività di un militare?….ah si forse discettare della prossima finale di champions league… fortuna che il Capo non tifa Bayern Monaco…  Seriamente invece credo che anche vergare queste poche righe possa configurarsi a regime come una mancanza disciplinare.   E non parliamo poi delle attività delegate alla competenza della Rappresentanza Militare …ve lo immaginate un comunicato o una delibera sul morale dei militari , sulla tutela previdenziale , sanitaria, culturale , sulla condizione economica senza che all’occorrenza il pensiero espresso si colleghi   al servizio ?  O forse dovrebbe l’ Organismo rappresentativo passare di volta in volta ad un vaglio censorio ? Vediamo ora invece all’ opera il fine delegificatore sul secondo articolo il 1483. Il tema questa volta è “L’ esercizio delle libertà in ambito politico “.   Una libertà in passato già delimitata  dall’ art. 6 della legge 382/78 e dal regolamento di disciplina  quando ricorrono alcune precise condizioni  (militare in attività di servizio, in luoghi militari o comunque destinati al servizio, in uniforme,se si qualifica come militare).  Secondo l’attuale Governo non basta che al militare sia fatto assoluto divieto di inficiare come è mormale l’estraneità politica delle Forze Armate tenendosi al di fuori dall’ agone politico, che di conseguenza per i suoi appartenenti viga il divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti ed associazioni politiche , e che ulteriormente sia fatto divieto di propaganda per gli stessi quando ricorrono le condizioni sopra indicate. Già, forse non era troppo limitante.  Bisogna quindi evitare la vicinanza ed il colloquio anche con le organizzazioni Sindacali fatte assurgere ed “equiparate“ ai partiti politici. (Chissà se i segretari confederati sanno di questo nuovo ruolo . Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano).  Una aberrazione sociologica e giuridica basata su letture ammaestrate di sentenze del Consiglio di Stato (n. 566/2001 della III sezione e n. 2246/2001 della IV sezione)  che riguardano invece il divieto per i militari di costituire o aderire ad associazioni sindacali cosa ben diversa dal semplice partecipare a riunioni e/o manifestazioni degli stessi organismi e che come è evidente non rispetta il precetto della legge preesistente. Sarà poi sfuggito al legislatore che in virtù di un’ altra norma ( D.L.vo 195/95) le Rappresentanze Centrali dei militari partecipano, in un comparto unico Sicurezza e Difesa alle procedure di negoziazione concernenti il contenuto economico del rapporto di impiego, assieme ai sindacati di polizia ? Che cosa dovrebbero fare da domani ? Non incontrarli più per definire tali accordi per molti aspetti simili se non coincidenti vista la presenza dei Carabinieri e della Guardia di Finanza   rispettivamente quarta Forza Armata e Corpo Militare dello Stato?   Ora attendiamo, come sempre con fiducia incrollabile, una rettifica da parte del Governo di tali astruse ed illegittime norme in maniera che il sospetto di un “Progetto Isolazionista “ del mondo militare dalla   società rimanga solo un cattivo pensiero.  In caso contrario la Politica dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di procedere in tale direzione, dove il mondo militare torna a chiudersi  in una cittadella con norme e istituti diversi da quelli comuni e dove ai suoi “ aderenti” vengono vieppiù compresse libertà fondamentali. Il rischio concreto è quello di restaurare una sub-cultura di separazione dal resto del mondo civile che credo non giovi e non sia necessaria al Paese specie ora che, con delle Forze Armate interamente formate da professionisti, non vi è più neanche quella salutare “ contaminazione” che derivava  dalla presenza dei giovani militari di leva.  (Ten. Colonnello Bottacchiari Dr. Guido Presidente del Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’A.M.)

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Corte dei Conti condanna Polverini

Posted by fidest on Sunday, 19 September 2010

“Il Tar del  Lazio,  che ha bocciato l’aumento del numero dei consiglieri regionali  del Lazio, in effetti ha bocciato la Presidente Renata Polverini che  quell’evento  ha  voluto  e  difeso  per  garantire  la  sua personale posizione.  Adesso si ripropone la necessità di un intervento della Corte dei  Conti  per  valutare il grave danno erariale provocato dall’iniziativa politica  della maggioranza di centrodestra alla Regione Lazio”. E’ quanto dichiarano  Emma  Bonino,  vice presidente  del  Senato  e  candidata  del centrosinistra  alla  presidenza  della  Regione Lazio, e Luigi Zanda, vice capogruppo vicario Pd al Senato. “Sei mesi fa, il 30 aprile per l’esattezza – spiegano  Bonino  e Zanda – abbiamo chiesto l’intervento della Corte dei Conti  in  relazione all’aumento  dei  consiglieri  regionali  da 70 a 73, deliberato  in  contrasto  sia  con  lo Statuto sia con la legge elettorale della Regione Lazio”. “Alla  luce della sentenza del Tar – concludono Bonino e Zanda – rinnoviamo la  richiesta  di  intervento  da parte della Corte dei Conti perché queste manovre  di puro equilibrio politico rappresentano un danno non solo morale ma  anche economico nei confronti dei  cittadini. Non si può predicare la riduzione  della  spesa  pubblica  e  poi  dilatarla in barba alle leggi e all’ordinamento”.

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Risultati elezioni studentesche a Parma

Posted by fidest on Saturday, 15 May 2010

Su 30.804 aventi diritto al voto hanno votato 1.911 studenti, con una percentuale pari al 6,2%.  Per quanto riguarda i 28 componenti eletti dagli iscritti ai Corsi di Diploma Universitario, di Laurea e Laurea Specialistica del vecchio e nuovo ordinamento, le singole liste hanno ottenuto il seguente numero di voti:
Lista n. 1 – unione degli universitari – liste di sinistra – liste democratiche: n. 1082
Lista n. 2 – azione universitaria – studenti per le liberta’: n. 113
LIsta n. 3 – student office – ateneo studenti: n. 670.
Per quanto riguarda le preferenze ottenute dai singoli candidati e i componenti eletti dagli iscritti ai Corsi di Specializzazione del vecchio e nuovo ordinamento e dagli iscritti ai Corsi di Dottorato di ricerca del vecchio e nuovo ordinamento, si rimanda all’elenco completo dei risultati.
Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari è organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi, attivati nelle Università italiane, di Laurea, di Laurea Specialistica, di Specializzazione e di Dottorato. Il C.N.S.U.: formula pareri e proposte al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca sui progetti di riordino del sistema universitario predisposti dal Ministro; sui decreti ministeriali, con i quali sono definiti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici dei corsi di dei corsi di studio universitario, nonché le modalità e gli strumenti per l’orientamento e per favorire la mobilità degli studenti; sui criteri per l’assegnazione e l’utilizzazione del fondo di finanziamento ordinario e della quota di riequilibrio delle Università; elegge nel proprio seno otto rappresentanti degli studenti nel Consiglio Universitario Nazionale;può formulare proposte e può essere sentito dal Ministro su altre materie di interesse generale per l’Università; presenta al Ministro, entro un anno dall’insediamento, una relazione sulla condizione studentesca nell’ambito del sistema universitario; può rivolgere quesiti al Ministro circa fatti o eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica e la condizione studentesca, cui è data risposta entro 60 giorni.

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Rinviato rinnovo dei Comites

Posted by fidest on Sunday, 2 May 2010

“La notizia del rinvio “sine die” del rinnovo dei Comites è stato accolto con grande preoccupazione all’interno delle nostre collettività all’estero. La scadenza naturale del 2009, a seguito delle dichiarazioni del governo, viene posticipata al 2011 o, addirittura, al 2012 senza una plausibile motivazione. È evidente, a questo punto, il disegno della  maggioranza  che sostiene il governo  di cancellare dall’ordinamento i Comites ed il CGIE respingendo quell’Italia che, fuori dai confini geografici, lavora ed opera a difesa dell’immagine del nostro paese. La legge di riforma dei Comites langue in Commissione, così come tante altre iniziative legislative, mentre l’attenzione del Parlamento viene sviata verso iniziative che interessano esclusivamente questa maggioranza. La decisione incredibile di rinviare le elezioni darà un colpo mortale ai Comites già  boccheggianti per la scarsità dei fondi messi a disposizione e rappresenta il primo passo per attuare quella scellerata presa di posizione di molti che in Parlamento vorrebbero ridiscutere anche il diritto di voto dei nostri connazionali. A questo punto si impone una mobilitazione per tutelare il diritto degli italiani all’estero ad essere rappresentati e godere di quelle prerogative come il diritto di voto che li accomunano ai residenti nella madrepatria”. Lo dichiara l’on. Antonio Razzi (IDV).

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Chi paga il federalismo?

Posted by fidest on Thursday, 29 April 2010

La RdB Pubblico Impiego ha consegnato agli amministratori locali, riuniti a Roma per il Consiglio Nazionale dell’ANCI, un dossier sulle proposte contenute nella piattaforma per il rinnovo contrattuale degli Enti locali, insieme ad uno specifico documento sul potenziamento dei servizi scolastici ed educativi pubblici ed una nota con cui si invitano gli amministratori a tener conto delle recenti pronunce della magistratura ordinaria e contabile che dilazionano l’applicazione del Dlgs 150/2009, il cosiddetto “decreto Brunetta”. La trasformazione epocale a cui sono chiamati gli Enti locali in nome del federalismo non può avvenire facendone pagare il conto ai lavoratori e ai cittadini”, dichiara Roberto Betti della RdB P.I. Enti Locali. “Per questo riteniamo necessario intervenire in sede contrattuale per rivedere l’ordinamento professionale, adeguare gli organici e retribuire meglio il personale degli Enti Locali che ha le retribuzioni più basse di tutto il Pubblico Impiego”. “Ci auguriamo che gli amministratori locali facciano sentire la loro voce nei confronti del governo anche per ottenere la garanzia delle risorse per il funzionamento della macchina amministrativa ed il miglioramento della qualità dei servizi pubblici”, conclude Betti. Molti amministratori, fra cui lo stesso Presidente ANCI Chiamparino, hanno espresso interesse nei confronti delle proposte contenute nel dossier e, a margine del Consiglio Nazionale, si sono soffermati ad approfondirle con i rappresentanti RdB

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C’era una volta il sindacato

Posted by fidest on Thursday, 15 April 2010

Roma  22 aprile 2010 ore 16:30 Camera dei Deputati – Palazzo Marini – Sala delle Colonne – Via Poli, 19. Cgil, Cisl e Uil nella Prima Repubblica  di Giuliano Cazzola. Prefazione di Renato Brunetta.  Il libro, che abbraccia cinquant’anni di storia (dal 1943 al 1993), non si limita a seguire il percorso delle confederazioni più rappresentative, ma affronta anche le questioni attinenti all’ordinamento sindacale e all’assetto della contrattazione collettiva nella loro evoluzione. Ovviamente le vicende dell’economia e della politica fanno da sfondo, in ogni epoca, alle questioni sindacali in senso stretto. Di ogni periodo è tratteggiato un ampio profilo dei maggiori protagonisti.   Ne discutono: Dott. Luigi Angeletti, Segretario Generale UIL On. Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione On. Fabrizio Cicchitto, Presidente del Gruppo Popolo delle Libertà alla Camera  On. Cesare Damiano, Capo Gruppo PD in XI Commissione Lavoro della Camera  On. Silvano Moffa, Presidente della XI Commissione Lavoro della Camera  Coordina:Dott. Massimo Mascini, Direttore de Il Diario del Lavoro  Sarà presente l’autore On. Giuliano Cazzola, Vice Presidente della XI Commissione Lavoro della Camera.

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Ordinamento costituzionale italiano

Posted by fidest on Monday, 22 February 2010

Dichiarazione di Marco Pannella: “La  stringata, inconfutabile documentazione che abbiamo diffuso sulla impressionante, totale distruzione dell’ordinamento costituzionale italiano, nella pratica omissiva da parte della pubblica amministrazione, in una patente solidarietà ideologica di Regime che vede la convergenza puntuale delle sue componenti di destra e di sinistra, sembra non essere letta da  nessuno. La inviamo nelle prossime ore ai parlamentari italiani, a quelli europei, a quelli di altri sette paesi dell’Unione Europea. Come avevamo ammonito con la “stella gialla” nella primavera del 2009, oggi appare evidente quello che Hannah Arendt descrisse a partire dall’esperienza dei processi pubblici ai peggiori massacratori nazisti: “la banalità del Male” in fondo allora e oggi, si tratta degli stessi sintomi, ordinariamente burocratici, del massacro di legalità e di popoli. Vorrei chiedere, d’intesa con Marco Beltrandi, al presidente Zavoli di voler urgentemente consentire la tenuta di un seminario sui Documenti di cui sopra, e lo invito a discutere pubblicamente il significato e il valore di quelle sette o otto nostre cartelle giornalistiche con il Presidente della Rai Tv. La “banalità del Male” e la sua “metamorfosi” vincente, il nuovo “modo” di mettere a morte la democrazia e un popolo, sta ormai giungendo al suo tragico termine nella quotidianità italiana di Regime. Discutere se sia conveniente, legittimo, opportuno o urgente e necessario continuare a tollerare vecchie liturgie di omaggio a bandiere totalitarie e violente, anche se corrispondenti all’ufficialità totalitaria, o combatterle, ripudiarle per reinnalzare la bandiera Democratica immersa e coperta di fango e di sterco, oggi come nella seconda metà degli anni ’30, negli anni infami del G4 di Monaco: è la scelta che i Radicali sanno di dovere compiere e far compiere in Italia.

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