Il nostro è l’unico Paese in Europa a disporre di Servizi Farmaceutici Territoriali in grado di funzionare da tramite tra l’ospedale, i cittadini e i medici di famiglia. La SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) è protagonista al Congresso della EAHP (European Association of Hospital Pharmacists) che si apre oggi Milano con la partecipazione di 3500 iscritti. E nel seminario tradizionalmente dedicato alla nazione ospitante grande spazio è riservato al ruolo dei farmacisti delle Asl. “Questi professionisti rispondono in modo ottimale alle esigenze legate alla progressiva deospedalizzazione – afferma la dott.ssa Laura Fabrizio, presidente SIFO -. Infatti si sono formati in ambiti particolarmente strategici del Servizio Sanitario Nazionale: operano presso farmacie ospedaliere e Servizi Farmaceutici Territoriali dove gestiscono non solo medicinali di fascia A e C ma anche dispositivi medici, diagnostici, radiofarmaci, farmaci orfani e farmaci di fascia H innovativi ed ad alto costo, nonché prodotti galenici sterili e non sterili preparati in laboratori ad elevato livello tecnologico”. Il nostro Paese si distingue in Europa anche per l’eccellenza raggiunta nella formazione. “Siamo gli unici a prevedere l’obbligatorietà delle scuole di specializzazione, che sono 22 nel nostro territorio – sottolinea la dott.ssa Francesca Venturini, membro del Consiglio Direttivo SIFO -. Inoltre, attraverso la condivisione dei programmi accademici su un’unica piattaforma informatica, abbiamo assicurato uno standard uniforme del percorso formativo”. Una delle lacune da colmare, in particolare rispetto ai Paesi anglosassoni, riguarda il rapporto farmacista/posti letto che in Italia non è ancora regolato da norme. “Il farmacista di reparto è una realtà consolidata da tempo ad esempio in Inghilterra e Germania – continua la dott.ssa Nicoletta Ambrogi della Asl 4 di Terni -. È la figura professionale che, affiancando il medico in corsia, porta significativi vantaggi sia ai pazienti, in termini di sicurezza e di maggiore consapevolezza delle cure cui si sottopongono, sia al Servizio Sanitario in termini di risparmio, grazie a un uso più efficiente delle risorse. La SIFO ha condotto una sperimentazione in cui questa figura è stata introdotta nei dipartimenti oncologici di cinque ospedali italiani. Ma per estenderla a tutti i reparti è necessario aumentare il numero dei farmacisti in rapporto ai posti letto”. Tema del Congresso EHAP è la cura dei pazienti più fragili, in particolare bambini e anziani. “È essenziale – conclude la dott.ssa Fabrizio – definire standard di cura dal punto di vista del farmacista ospedaliero per questi gruppi di pazienti che presentano caratteristiche uniche e che richiedono maggiori attenzioni”.
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Farmacisti in ospedale
Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012
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Chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari
Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012
Roma Venerdì 16 Marzo 2012 Santa Maria della Pietà. Sala Basaglia.
9.00 Introduzione Gianfranco Palma (DSM RM E) e Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E)
9.15-11.45 Chairman Alessandro Grispini (PreSaM e DSM RM E)Dipartimento di Salute Mentale e superamento della psichiatria penitenziaria: problematiche cliniche e psichiatrico-forensi derivanti dal DPCM 1.4.2008 e dal Decreto Legge 22 Dicembre 2011, n. 211, recante interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri, convertito in legge il 14.2.2012.
Stefano Ferracuti (Università di Roma) Le iniziative della Commissione del Senato in tema di OPG e i cambiamenti determinati dal DL 211. Ignazio Marino (Senato della Repubblica) Verrà proiettato anche un breve video girato in occasione dei sopralluoghi della Commissione presso gli OPG italiani. La valutazione della psicopatia con la Hare Psychopathy Check List-Revised (PCL-R). Vincenzo Caretti (Università di Palermo)
12.00-13.30 Presentazione del libro “Matti in libertà” (Editori Riuniti, 2011) di Maria Antonietta Farina Coscioni (Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati). Intervengono: Pompeo Martelli (Centro Studi e Ricerche ASL RM E) e Gianluigi Di Cesare (PreSaM e DSM RM E)
14.30-16.30 Chairman Giuseppe Ducci (PreSaM e DSM RM E) Pericolosità sociale: tra paradigma sanitario e paradigma giuridico. Implicazioni organizzative. Gianfranco Rivellini (OPG Castiglione delle Stiviere)
La situazione del Lazio: quali sono gli interventi irrinunciabili? Gianfranco Palma (DSM RM E)
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La sanità allo sbando
Pubblicato da fidest su mercoledì, 22 febbraio 2012
Potrebbe essere il titolo di un film o di un libro, purtroppo invece si tratta della triste e cruda realtà che migliaia di persone malate e i loro familiari sono costrette a subire ogni giorno. I casi portati alla luce dai controlli dei Nas e pubblicati su tutte le pagine dei quotidiani e dei siti web – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – sono solo la punta dell’iceberg della malasanità italiana. Malasanità che va estirpata con determinazione e immediatezza. Se i Pronto Soccorso degli ospedali vengono presi d’assalto è perché manca una corretta regolamentazione del servizio svolto dai medici di famiglia. Orario ridotto di ricevimento, irreperibilità del medico di base oltre determinati orari, sono tra le principali cause di affollamento dei Pronto Soccorso e dell’errato utilizzo di queste strutture da parte dei pazienti – prosegue Giordano – Occorre una revisione delle competenze dei medici generici che devono fare da filtro alle richieste degli ammalati e un programma di informazione sul ricorso alla guardia medica. A nulla è valso introdurre il ticket sul codice bianco per evitare di intasare i Pronto Soccorso e questo perché difficilmente i medici chiamati ad assegnare i codici si prendono la responsabilità di assegnare un codice bianco.
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Case di Dio e ospedali degli uomini
Pubblicato da fidest su lunedì, 14 novembre 2011
Perchè, come e dove sono nati gli ospedali Francesco Agnoli – Fede & cultura – 2011 – pp. 144 – € 13,50 Agli ospedali siamo tutti abituati. Diamo per scontato che ogni città ne abbia più d’uno, e che funzioni! Ma difficilmente ci si chiede: come sono nati gli ospedali, che origine hanno? Quando sono divenuti un fenomeno diffuso, importante? Sono propri di tutta la storia dell’umanità, o caratterizzano soprattutto un determinato periodo? E in quale cultura hanno visto la luce, prima di diffondersi in tutto il mondo? Questo studio è il tentativo di rispondere a queste domande molto interessanti, per giustificare, alla luce della storia, della filosofia e della teologia, il perché l’ospedale sia stato, come le università, un fiore splendido sbocciato dalla civiltà cristiana.
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Negli ospedali dispositivi medici troppo costosi
Pubblicato da fidest su martedì, 18 ottobre 2011
Un dispositivo medico su tre risulta essere troppo costoso rispetto ai benefici. Per questo occorre istituire un registro dei device più diffusi negli ospedali, che permetta di valutarne l’efficacia e governare l’innovazione, nonché prevedere un ruolo più dinamico per il farmacista ospedaliero. A sostenerlo Laura Fabrizio, presidente della Sifo, nel suo intervento al 32esimo congresso della società organizzato a Firenze. Secondo la Sifo, device come pace maker, protesi d’anca e di ginocchio, valvole cardiache impiantabili senza chirurgia, sono assai diffusi negli ospedali, pur non essendo vantaggiosi nel rapporto costo-beneficio. Mentre medicinali più in grado di cambiare la vita dei pazienti sono meno diffusi: negli ultimi cinque anni non se ne sono visti più di una decina, nonostante il rapporto beneficio-costo sia positivo in nove casi su dieci. «Per contenere la crescita ormai esponenziale della spesa sanitaria» è la denuncia «sarebbe necessario istituire quanto prima un sistema di governo dell’innovazione e implementare il ruolo del farmacista». «La selezione nel campo dei dispositivi» aggiunge Andrea Messori, vicepresidente Sifo, «deve diventare più aggressiva rispetto a quella sui farmaci, perché le condizioni di partenza sono diverse».(fonte farmacfista33)
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Cardiologia: bandiera blu
Pubblicato da fidest su mercoledì, 31 agosto 2011
Assegnare la “bandiera blu” ai reparti di cardiologia italiani, ovvero certificare la qualità del percorso di cura che i centri ospedalieri italiani sono in grado di offrire ad un paziente con infarto e promuovere un unico livello di assistenza sanitaria: questo è lo scopo dell’iniziativa presentata in anteprima oggi dall’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri). Traendo spunto dal sistema sanitario inglese, l’ANMCO ha illustrato il progetto pilota che coinvolge 10 cardiologie in Italia distribuite equamente tra il nord e sud della penisola per standardizzare il trattamento. Con l’intenzione di farlo adottare dalle oltre 400 unità coronariche e invitarle quindi a guadagnarsi la “bandiera blu” della cardiologia.
Il progetto annunciato nel corso del Congresso di Parigi è in linea con una tendenza generale dei paesi europei testimoniata dall’altra grande novità del Congresso ESC (European Society of Cardiology): dopo 4 anni dall’ultimo aggiornamento, sono state presentate le nuove linee guida per l’infarto NON STEMI (evento cardiaco meno grave). Nelle nuove linee guida sono stati inseriti i nuovi farmaci antitrombotici, tra cui il prasugrel che rappresenta un superamento delle opzioni terapeutiche già presenti poiché più rapido e più efficace; L’infarto NON STEMI ha un forte impatto sul Sistema Sanitario italiano sia in termini di ospedalizzazioni sia di costi sanitari. Ogni anno si ricoverano in Italia 130 mila pazienti di cui 60% è NON STEMI; nel 40% dei casi si tratta di anziani (70 anni), con una lunga storia di malattia cardiaca. Prasugrel è attualmente indicato per i pazienti con sindrome coronarica acuta sia in casi NON STEMI che nei casi di infarto più severi, ovvero STEMI, sottoposti a rivascolarizzazione per via percutanea. Nell’ultimo aggiornamento delle linee guida ESC per l’infarto STEMI, presentate nel 2010, prasugrel è stato inserito con il livello più alto di raccomandazione, grazie alle evidenze cliniche apparse nello studio TRITON.
I dati in possesso dell’ANMCO stimano che il costo annuo per il trattamento dell’infarto miocardico in Italia è di circa 1 miliardo di euro annuo (la patologia è tra i primi 5 DRG per voce di spesa). E il contenimento dei costi, con la diminuzione degli sprechi è tra gli obiettivi a lungo termine anche del percorso intrapreso dall’Anmco. “Il progetto Standard of Care, se esteso a tutti i centri della penisola, potrebbe permettere un contenimento dei costi sul trattamento dell’infarto di circa il 15%” sottolinea Scherillo. Le realtà pilota interessate:
U.O. Cardiologia A.O. “Ospedale Di Circolo Di Busto Arsizio” di Saronno (VA)
U.O. di Cardiologia e UTIC “Ospedale Civile” di Legnano
S.C. Cardiologia A.O.U. “Ospedali Riuniti-Ospedale Cattinara” di Trieste
Cardiologia Interventistica “Ospedale Ca’ Foncello” di Treviso
Cardiologia Ospedale Civile “Augusto Murri” di Fermo
Divisione Cardiologia e UTIC “Ospedale San Filippo Neri” di Roma
Cardiologia Interventistica e UTIC Azienda Ospedaliera “G. Rummo” di Benevento
Cardiologia – UTIC “Ospedale San Paolo” di Bari
U.O. Cardiologia e UTIC Ospedale Civile “San Giovanni di Dio” di Crotone
C e Cardiologia Interventistica Ospedale Civile “Pugliese” di Catanzaro
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Duo Putipù
Pubblicato da fidest su martedì, 12 luglio 2011
Les jeudis de Perpignan (Fr) Jeudis 21 juillet 2011 – à partir de 20h00 – Place de la Loge 17e édition du festival international de musique et arts de la rue.
”Per costruire 12 ospedali servono 250 milioni di dollari, quel che ci costano 8 ore di guerra in Iraq… si prendessero un giorno di ferie!” [Gino Strada] (tamburello)
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Soppressione delle Cabine Telefoniche pubbliche
Pubblicato da fidest su giovedì, 2 giugno 2011
C’è preoccupazione per l’annunciata soppressione delle cabine telefoniche pubbliche, che presto rischiano di scomparire del tutto dai Comuni. Ciò alla luce di una delibera dell’Agcom (pubblicata nella gazzetta ufficiale numero 77 del 2 gennaio 2010) che autorizza Telecom Italia a rimuovere i telefoni pubblici “in eccesso”: hanno l’obbligo di essere risparmiati solo quelli presenti negli ospedali, nelle scuole e nelle caserme. E allora in questi giorni si potrà iniziare a vedere affisso sulle poche cabine telefoniche pubbliche rimaste un grande cartello rosso con scritto: “Questa cabina sarà rimossa dal giorno” e una data. Il Presidente di UNCEM Toscana Oreste Giurlani e il presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito esprimono preoccupazione per quelle realtà, quali i Comuni montani, nei quali il telefono pubblico resta spesso un servizio essenziale, soprattutto considerando il fatto che la rete di telefonia mobile non sempre garantisce la totale copertura ai territori. Per questo motivo Giurlani ha scritto una lettera a tutti i 168 comuni montani, che come UNCEM rappresenta, per chiedere che venga fatto un quadro complessivo della presenza e dell’effettivo utilizzo delle cabine telefoniche presenti, ed ha inoltre chiesto un incontro con l’Agcom per esaminare attentamente la situazione. E’ importante per tutti i cittadini sapere che, entro 30 giorni dall’affissione del cartello di rimozione sulla cabina, sarà possibile scrivere una e-mail all’indirizzo cabinatelefonica@agcom.it per sospenderne la rimozione.
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Ospedali Puglia: rischio chiusura
Pubblicato da fidest su martedì, 28 settembre 2010
Non si arrestano i tagli in materia di sanità effettuati dalla Regione Puglia. Secondo quanto predisposto dal piano di rientro sanitario approvato lo scorso 23 settembre, il governo pugliese per obbedire alle pressioni imposte recentemente dall’esecutivo nazionale, ha dovuto ridurre pesantemente i posti letto di vari nosocomi presenti sul territorio. La manovra finanziaria riguarda diversi distretti sanitari: a finire nel mirino dei tagli sono infatti le città di Bari, Foggia, Lecce , Taranto, Brindisi. Questo stato di cose ha destato la preoccupazione di varie strutture ospedaliere che rischiano di chiudere a causa delle riduzioni imposte dal governo. In riferimento all’ennesima notizia coinvolgente la sanità è intervenuta Patrizia Lusi, responsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti: “I tagli alla sanità pugliese predisposti dal piano sanitario sono stati una risposta al deficit finanziario di quel settore e alla diminuzione dei trasferimenti statali. Detto piano sta creando diverse problematiche che vanno dalla necessità di mantenere i livelli di occupazione dei lavoratori della Sanità pubblica e privata, al diritto alla salute e all’assistenza sanitaria dei cittadini pugliesi. Nonostante alcuni territori saranno privati dei nosocomi e della relativa assistenza sanitaria, attualmente presente, scelte di responsabilità hanno indotto la giunta di Vendola e il Consiglio Regionale a dover individuare le soluzioni più idonee per garantire i servizi sanitari distribuendoli tra varie strutture in grado di accorpare e soddisfare il maggior numero di cittadini possibile. L’auspicio è che l’inevitabile politica di tagli vada a colpire anche incarichi di consulenza rilasciati dai dirigenti delle varie Asl che, in alcuni casi, superano lo stipendio dello stesso presidente Vendola. Insomma, mi auguro che i sacrifici imposti dal piano di rientro – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – non colpiscano solo i cittadini che continuano a pagare le tasse ed hanno diritto ai servizi sanitari, ma anche i dirigenti e i consulenti delle varie Asl con consistenti riduzioni dei vari emolumenti”.
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Ospedali del Sud: immagine rovinata
Pubblicato da fidest su venerdì, 24 settembre 2010
“Malgrado i recenti, gravissimi accadimenti di Messina (un neonato in coma per ischemia), è bene precisare che il personale sanitario operante nel Sud, nella stragrande maggioranza, è fatto di persone competenti, serie e preparate”. E’ questo il commento dell’On. Scilipoti (IDV), in riferimento alla visione distorta della sanità nel Meridione. “I professionisti della sanità devono comunque essere scelti per merito, e non per logica di partito e di lottizzazione – continua il deputato di Italia dei Valori – e gli ospedali non possono percorrere la strada della logica del profitto, che costringe, per risparmiare, a non fare un cesareo, o a dimettere un paziente un giorno prima. Perchè l’assurdo è – conclude l’On. Scilipoti (IDV) – che i soldi risparmiati sul badget non vengono riutilizzati per migliorare servizio e prestazioni, ma per pagare bonus e superincentivi economici a dirigenti che hanno contenuto il tetto delle spese”.
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Riconversione dei piccoli ospedali
Pubblicato da fidest su giovedì, 26 agosto 2010
«Nessuna chiusura al dialogo con i sindacati sulla questione del trasferimento del personale assegnato agli ospedali di Casoli e Gissi, tant’è che abbiamo fissato un incontro per lunedì prossimo. I tempi strettissimi indicati dai provvedimenti contenuti nel programma operativo emanato dalla Regione non ci hanno permesso una convocazione più anticipata, perché prima di avviare qualunque confronto era necessaria una ricognizione su attività da trasferire e figure professionali da ricollocare»: Smorza ogni polemica il Direttore Generale della Asl di Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, sulla questione del personale legata alla riconversione dei piccoli ospedali, rispetto alla quale non è stata presa ancora nessuna decisione. In totale, le figure professionali da ricollocare sono 115 provenienti da Casoli (di cui 15 medici, 1 farmacista e 101 tra infermieri, tecnici e altre figure), e 141 da Gissi (27 medici e 114 del comparto). Non tutti saranno trasferiti, infatti una parte dovrà necessariamente «seguire» i servizi di appartenenza che saranno ubicati altrove, mentre altri resteranno nella stessa struttura cui appartengono per continuare a erogare le prestazioni previsti nella riconversione.
Com’è noto, gli ospedali di Gissi e Casoli dal prossimo 1° settembre saranno trasformati in Presidi Territoriali di Assistenza, strutture aperte 24 ore su 24, che assicurano assistenza ambulatoriale di cardiologia, medicina, geriatria, chirurgia, fisio-kinesiterapia, day service medico, oltre a dialisi, distribuzione diretta dei farmaci, laboratorio analisi, diagnostica radiologica (tradizionale e Tac). Per le urgenze saranno presenti un’ambulanza e un’èquipe del 118, oltre a un medico e un infermiere presenti giorno e notte per prestare un primo soccorso, e in caso di necessità trasferire il paziente che ha bisogno di ricovero in un’altra struttura.
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In pochi ospedali si misura il dolore
Pubblicato da fidest su lunedì, 5 luglio 2010
Un paziente che abbia subito un’operazione o, in genere, che sia ricoverato in ospedale ha il diritto di richiedere che il suo dolore sia misurato e ‘controllato’ con terapie adeguate. Infatti, secondo l’art. 7 della Legge 38 sul dolore approvata a Marzo 2010, medico e infermiere hanno l’obbligo di misurare e segnalare in cartella clinica le caratteristiche del dolore rilevato e la sua evoluzione, i farmaci utilizzati e i relativi dosaggi. “Oggi però sono poche – circa il 10% – le strutture ospedaliere dove la valutazione del dolore in cartella clinica è una realtà”- afferma Guido Fanelli, membro del Comitato Scientifico IMPACT 2010 e Coordinatore della Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute nel corso del convegno IMPACT 2010, che si chiude oggi a Palazzo Corsini a Firenze. “Infatti -continua Fanelli –a tre mesi dalla leggela sua applicazione è ancora debole e dovrà essere stimolata con corsi di formazione che aiutino i medici, di ogni livello, a conoscere e curare il dolore.” “Oggi la principale richiesta che accomuna i geriatri, i neurologi, gli ortopedici, i pediatri, i medici internisti qui riuniti – afferma Gian Franco Gensini, Presidente del Comitato Scientifico di IMPACT 2010 e Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze - è quella di avere corsi di formazione per uniformare i sistemi di misurazione del dolore e condividere le linee operative che, in ogni settore terapeutico, dovrebbero essere implementate. A questo proposito, il Comitato di IMPACT 2010 lavorerà con le Società Scientifiche e le istituzioni per finalizzare i programmi di formazione da realizzarsi nei prossimi mesi. I risultati si discuteranno il prossimo anno, al convegno Impact 2011.”
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Ospedali bolognesi e bollini rosa
Pubblicato da fidest su venerdì, 2 luglio 2010
Sono 17 i Bollini Rosa attribuiti a 7 ospedali dell’Azienda Usl di Bologna dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.D.A.), promotore del progetto Ospedali in Rosa, che ogni anno premia le strutture ospedaliere italiane di eccellenza al femminile, quelle più attente alle esigenze delle donne. Tre Bollini Rosa sono stati attribuiti agli ospedali Maggiore, Bellaria e Bentivoglio, due agli ospedali di San Giovanni in Persiceto, Budrio, Bazzano e Porretta Terme, sulla base dei servizi e dei progetti di dodici unità operative, suddivise tra il Dipartimento di Oncologia e il Dipartimento Materno Infantile. “E’ un riconoscimento che ci onora” ha dichiarato Massimo Annicchiarico ricevendo oggi i Bollini Rosa “un ulteriore sprone a fare di più e meglio per le 44 mila donne, il 54% del totale dei ricoveri, che ogni anno vengono accolte dai nostri ospedali, a Bologna e nel territorio metropolitano. ”Tra le attività e i servizi che hanno consentito all’Azienda Usl di Bologna di primeggiare nella classifica dei Bollini Rosa, i corsi di preparazione al parto, il sostegno pratico e morale all’allattamento al seno e la promozione della donazione del cordone ombelicale, presenti in tutte le Maternità dell’Azienda (Ospedale Maggiore, di Bentivoglio e Porretta Terme), il percorso assistenziale protetto per le donne che hanno subito violenza, attivo in tutti i Pronto Soccorso dell’Azienda (Ospedale Maggiore, Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Porretta Terme e San Giovanni in Persiceto), l’èquipe tutta al femminile della Chirurgia Senologica dell’Ospedale Bellaria, i comitati ospedale senza dolore presenti in tutti i 7 ospedali premiati. Particolare successo ha riscosso il progetto Breast Unit del Dipartimento di Oncologia, che riunirà nel polo oncologico dell’Ospedale Bellaria tutte le attività di diagnosi precoce, trattamento, follow up e sostegno psicologico per le donne affette da neoplasia alla mammella. Alla assegnazione dei Bollini Rosa hanno contribuito, inoltre, le 97 pubblicazioni dell’Azienda USL di Bologna rivolte alle donne e attinenti all’area ginecologica e oncologica, oltre alla forte presenza femminile tra il personale infermieristico, che in ognuno dei 7 ospedali premiati è superiore al 76% .
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Ru486 negli ospedali italiani
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 aprile 2010
«Dal primo aprile la Nordic Pharma, su mandato dell’azienda produttrice Exelgyn, aprirà gli ordini di vendita. Dopodiché nel giro di un paio di giorni, il tempo tecnico per la consegna, il farmaco approderà negli ospedali italiani». Lo riferisce all’AdnKronos Salute il ginecologo Marco Durini, direttore medico della Nordic Pharma Srl. Il viaggio verso l’Italia della pillola ‘della discordia’ sembra quindi giunto al suo porto d’arrivo. Non senza polemiche. Divisioni e contrasti ne hanno contraddistinto il cammino sin dalla sua sperimentazione e anche dopo il via libera alla commercializzazione, datato 30 luglio 2009, da parte dell’Agenzia italiana del farmaco. L’ultimo capitolo della ‘saga’ si è consumato il 18 marzo scorso, giorno in cui il Consiglio superiore di sanità ha confermato che l’unica modalità di erogazione della Ru486 è il ricovero ordinario, e non il day hospital. «Noi siamo pronti», sottolinea Durini. «Per la distribuzione aspettavamo la stampa delle etichette. Ora è tutto a posto, possiamo partire. Dal primo aprile apriremo gli ordini e i contatti con quei Centri che avevano già utilizzato la pillola per uso compassionevole». (fonte doctor news)
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