E delle forme triangolari, tra le ideologie e le aberrazioni. In politica un po’ di geometria non guasta dopo le “convergenze parallele” indicate da un politico italiano per spiegare la possibilità di fare alleanze “particolari”. Dal punto di vista retorico, l’espressione è un ossimoro essendo parole in forte antitesi giacché due rette parallele non possono convergere. Oggi, invece, parliamo del triangolo della vita i cui vertici possiamo indicare con le tre tipiche età dell’essere umano: giovani, età intermedia e anziani. Mi riferisco al triangolo equilatero che con i suoi angoli interni tutti pari a sessanta gradi considero la figura più semplice in assoluto. Esso, con i suoi tre segmenti, realizza il minimo per delimitare una superficie chiusa. Su questa base si può costruire una piramide per entrare nella tridimensionalità. Oggi ci sembra, con l’allungamento dell’età media, tanto per restare alla nostra figura geometrica, da triangolo equilatero, si debba passare ad altre figure: l’isoscele con due lati e angoli con lunghezza uguale o scaleno con tutti i lati e angoli interni che hanno lunghezze differenti. Se vogliamo, introducendo questa variante “esistenziale” nella nostra nuova figura, dobbiamo dire che abbiamo un lato, i giovani, di 30 gradi, l’età intermedia di 60 e quella degli anziani di 90. Da una prima riflessione notiamo come il primo lato si sia accorciato provocando nei giovani una maturità precoce ma anche innaturale e con uno strascico di problemi non indifferenti che vanno, inevitabilmente, a scaricarsi nel secondo lato. Il terzo, invece, si è allungato e ha dato origine a un’altra irregolarità. Se a questo punto volessimo ritornare a quella che consideriamo la figura ideale che è data dal triangolo equilatero, dovremmo restituire ai giovani il loro spazio e tornare ad accorciare la speranza di vita agli anziani. Se partiamo da questo postulato, dobbiamo subito dopo chiederci: è praticabile tale strada? E ancora: “Quali sarebbero le conseguenze se la percorressimo?” Dovremmo in pratica restituire ai giovani quella fetta di giovinezza che abbiamo loro sottratta, e qui potrebbe anche starci bene, ma non è la stessa cosa per gli anziani che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere più a lungo. Se usciamo per un momento da questo livello di astrattezza surreale e ci caliamo nella nostra quotidianità la risposta potrebbe diventare cinica pensando di stabilire un’età oltre la quale non si debba andare per continuare a tenere valida la figura del nostro triangolo isoscele Un’alternativa sarebbe di tenere “compresse” le età come in qualche modo è stato fatto in Italia con gli ammortizzatori sociali per i giovani nei fuori corso universitari e con la ferma obbligatoria. Oggi lo facciamo con i master e gli stages. Ma come possiamo conciliare la grande voglia dei giovani per la “maturità” e la loro spinta a diventare dei protagonisti nella società con le altre generazioni contestualmente presenti? Ciò vuol dire anticipare l’ingresso nell’età intermedia e che, a sua volta, finisce con l’esaurire ben presto la sua carica “propulsiva” diciamo intorno ai 55-60 anni. Così finiamo con lo stabilire una regola che vede entrare nel mondo del lavoro e nelle istituzioni giovani che solo qualche anno fa relegavamo tra i banchi di scuola mentre estromettiamo dal sistema i cinquantacinquenni e che a loro volta diventano in pratica degli anziani da parcheggiare in solitudine nel limbo dell’attesa e che diventa maggiore per via dell’allungamento della vita. E’ logico presumere che con questa diversa suddivisione del differenziale esistenziale s’ingenerino dei conflitti soprattutto da parte dei giovani rispetto agli anziani. Giovani sempre più adulti e anziani sempre più superflui. Se vogliamo a questo punto ritornare alla logica delle “convergenze parallele” vi sarebbe un modo per affievolire i dissidi intergenerazionali stabilendo lavori ad hoc. Prendiamo ad esempio un giocatore di calcio professionista. Sappiamo bene che la sua “vita sportiva” non andrà oltre i 35 anni. Dopo tale data dovrà cercarsi un diverso impiego. Perché non possiamo fare la stessa cosa, sulla base dei dati anagrafici o anche per età biologica, per ciascuno di noi? Possiamo stabilire dei lavori “congeniali” a una certa età e non in altre e fare in modo che i vari passaggi siano mediati attraverso appositi corsi professionali. Così potremmo trovare un lavoro a un settantenne senza per questo “rubarlo” a un trentenne. Se non altro potremmo ovviare quelle contraddizioni che abbiamo dovuto rilevare in questi ultimi anni con sistemi che per favorire il turn over si anticipava l’età pensionabile per poi rendersi conto che il loro costo sociale si ritorceva inevitabilmente sul sistema economico del Paese danneggiandolo seriamente. Come dire? Il rimedio era peggiore del male. Oggi gli anziani possono diventare odiosi e scatenare intolleranze in tanti modi. Prima di tutto per le loro richieste di adeguamenti pensionasti al costo della vita e poi per le loro necessità assistenziali ritenute sempre più costose e per i tentativi di taluni di essi di “arrotondare” le loro rendite con il lavoro in nero e ancor peggio nel fare delle loro professione un’attività inalienabile come in politica e nelle rappresentanze istituzionali. Ma come possiamo escludere una realtà alla quale tutti noi siamo sottomessi se non cercando di mediarla con la forza della ragione? D’altra parte ogni età è necessaria e ineluttabile all’essere umano come per tutte le creature viventi per una legge che ci sovrasta ed è incomprimibile e immutabile: è quella del tempo. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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La politica delle convergenze parallele
Pubblicato da fidest su martedì, 17 luglio 2012
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Connecting event, 250 incontri one to one e 120 aziende
Pubblicato da fidest su sabato, 19 maggio 2012
Deutsch: Udine, Via Mercatovecchio English: Udine, Via Mercatovecchio Italiano: Udine, Via Mercatovecchio (Photo credit: Wikipedia)
Circa 250 incontri di business, per 120 aziende di tutto il Nordest che hanno animato – con 151 presenze – anche le 10 sessioni seminariali di approfondimento sui mercati esteri e gli strumenti contributivi e finanziari per supportare le reti e l’internazionalizzazione. È il bilancio conclusivo del primo Connecting Event, una due-giorni unica, ideata al quartiere fieristico dalla Camera di Commercio di Udine in collaborazione con le Cciaa regionali e il supporto di Padova Promex, Made in Vicenza ed Een, per approfondire i Paesi più promettenti per ogni settore economico ma soprattutto promuovere incontri one to one tra imprese dell’area. Obiettivo? Incontrare potenziali partner d’affari e trovare accordi per realizzare progetti comuni che consentano di “conquistare” così, in forma aggregata, nuovi mercati. «Questa prima edizione ha fatto riscontrare numeri più che soddisfacenti – ha commentato il presidente Cciaa Giovanni Da Pozzo –. Confidiamo che gli incontri siano stati proficui e che possano tradurre presto in pratica aggregazioni formali fra imprese, che le aiutino a essere più competitive e a crescere all’estero, dove le chance sono migliori».
Se il primo giorno, dopo il convegno d’apertura realizzato anche con il sostegno della Fondazione Crup, gli incontri hanno interessato le imprese di agroalimentare arredo ed edilizia (focus Russia, Singapore, Malesia e Australia), il secondo giorno è stata la volta di meccanica, logistica, nautica e cantieristica (focus Svizzera, Finlandia e Svezia, Tunisia, Serbia, Brasile e altri mercati emergenti). Per tutti erano a disposizione anche sessioni di approfondimento sui contributi e le forme di sostegno alla creazione di reti d’impresa per l’export. I focus-Paese sono stati realizzati in sinergia con i progetti di internazionalizzazione cofinanziati da Regione, Ministero dello sviluppo economico e Unioncamere.
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Presidenziali francesi
Pubblicato da fidest su lunedì, 7 maggio 2012
Il vento europeo cambia direzione. E’ stata, non senza affanno, archiviata la politica duale “Francia-Germania” di rigore che gli osservatori politici hanno sintetizzato con una sola parola: “Merkozy”. La Grecia non è stata da meno sebbene si sia espressa in modo confuso nel chiuso delle cabine elettorali. Non possiamo dire che “tutto è cambiato per nulla cambiare” di memoria gattopardesca. Molti hanno ravvisato negli eventi francesi un segnale eloquente anche per gli elettori italiani. Mi ricorda a questo proposito la battuta di Cocteau: “gli italiani sono dei francesi esagerati”. Se fosse vero e ci sentissimo schiacciati come un sandwich tra la Francia di Francois Hollande e le destre e le sinistre estreme della Grecia tra i comunisti di Syniza e i neonazisti di Alba Dorata, dovremmo uscirne con la più classica delle trovate di un prestigiatore indicando una via nuova al Paese perché l’Italia non è né la Grecia né la Francia. Se noi volessimo nel giro di poche ore potremmo realizzare il pareggio di bilancio andando a riprenderci i 200 miliardi di evasione, i settanta miliardi di sprechi, i trenta miliardi ricavati da politiche virtuose i 50 miliardi depositati nei forzieri Svizzeri dagli evasori italiani. Il caso Italia non è come vorrebbero farci credere dipendente dalle pensioni e dagli stipendi elargiti con generosità che vanno falcidiate, ma dalle rendite milionarie degli speculatori, dei parassiti, dei sanguisuga che come le cavallette radono i campi di grano e rendono arida la terra che attraversano. Esistono in Italia due mondi sommersi che nessuno vuole far emergere. Il primo è il lavoro in nero di artigiani e professionisti che non rilasciano ricevute e arrivano sino a diventare evasori totali e il secondo è la mafia che ha conquistato vasti territori sotto il suo protettorato e si comporta da padrona dettando le sue regole dal pizzo all’omicidio, per i più recalcitranti. Per entrambi non si contrappone lo Stato perché esso latita, delega, disquisisce sul sesso degli angeli e fa della giustizia un oggetto risibile e innocuo per gli approfittatori concedendo loro anni di latitanza e alla fine li assolve per prescrizione. Questa è l’Italia che sta bene al 20% dei suoi abitanti perché vi lucrano l’80% delle sue risorse ma non sta di certo bene a quell’80% che deve accontentarsi del 20% delle risorse. E’ questa la differenza. E’ questa la posta in gioco. Il resto è fumus persecutionis. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Errare umanum est…
Pubblicato da fidest su mercoledì, 2 maggio 2012
…perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Errare è umano, ma perseverare è diabolico, e la terza possibilità non è concessa). E il nostro errare in politica ha, oramai, superato la terza possibilità. La prima volta abbiamo sacrificato la democrazia per seguire la strada della dittatura fascista. La seconda ci ha preso di contropiede con la democrazia acefala di stampo democristiano dove è mancata l’alternativa al governo del paese. La terza perché abbiamo seguito le note suadenti del pifferaio di turno e ancora la quarta con l’attuale governo che andava sin dall’inizio respinto al mittente. Davvero siamo molto scarsi in storia se negli ultimi 90 anni non siamo riusciti a renderla maestra della nostra vita? Ma chi sono questi italiani che hanno così poca memoria e continuano a farsi sedurre dalle parole in luogo dei fatti? (Facta non verba). Ma il fondo non sembra toccato se non inorridiamo all’idea espressa da alcuni autorevoli personaggi di avere come presidente della repubblica il noto personaggio che ci ha condotti all’attuale sfacelo economico, sociale e culturale.
Se abbiamo saputo coagulare un consenso molto elevato nei confronti dell’attuale governo con le sue improvvide iniziative che stanno mettendo in ginocchio l’intero paese.
Se continuiamo ad essere i “servi sciocchi” dei poteri forti che esprimono elettoralmente non più del 10% dell’elettorato eppure riescono a carpire il consenso della maggioranza assoluta dei cittadini.
Se ci crogioliamo al pensiero di fortificare il dissenso con l’antipolitica e il non voto che si trasformerebbe in un incauto lasciapassare per chi potrebbe meglio esercitare il suo potere perché ogni voto non dato diventa in pratica un consenso a favore di chi non vorremmo.
Se ci scandalizziamo alle parole di Grillo sul confronto tra mafia e partiti come se non vi fossero state commistioni tra loro di sapore clientelare, affaristico, di voto di scambio.
Se non riusciamo a vedere il baratro in cui ci caccia inesorabilmente l’attuale governo che ha in pochi giorni umiliato i pensionati, i lavoratori con retribuzioni medio-basse, ma si guarda bene di colpire le grandi rendite e concede salvacondotti miliardari (ben 50 miliardi di euro) a chi ha esportato illegalmente le sue ricchezze in Svizzera e che potrebbero essere recuperati attraverso accordi sul modello tedesco che permettano “l’emersione” del fisco evaso e del denaro riciclato.
Se non ci convinciamo che esiste in Italia una ricchezza ben tutelata e che l’attuale governo si guarda bene dal scalfirla e che da sola potrebbe risolvere tutti i nostri problemi economici e di pareggio del bilancio pubblico senza togliere il pane di bocca a chi ha solo quello da masticare.
Ma allora in che razza di paese ci troviamo? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Italia il paese degli “allocchi?”
Pubblicato da fidest su venerdì, 20 aprile 2012
Un lettore mi scrive: “C’è il partito di quelli che non vogliono rinunciare a vivere da nababbi a spese degli allocchi (ovviamente nel pensiero dei politici) che li votano, e c’è il partito di quelli che non vogliono vivere da nababbi alle spalle degli elettori.” E’ un ragionamento che implica una riflessione più approfondita in quanto oggi più crudemente che in passato ci troviamo al cospetto di una realtà che tende sempre di più a radicalizzare la lotta tra due tendenze e a limare quelle parti più sfumate che ne fanno da contorno. Mi riferisco ovviamente a quella borghesia che nei secoli scorsi si agitava in cerca di una collocazione benestante a ridosso delle ricchezze capitalistiche adoperandosi per fare da cerniera tra i due estremi: il proletariato, i plebei dei tempi antichi e il padronato industriale e finanziario, i patrizi del nuovo corso storico. Diremmo a questo punto tertium non datur, ma tale consapevolezza ancora è dura ad essere recepita ai giorni nostri.
Questa è la forza di chi ha nell’illudere quella fascia “cuscinetto” che è ma vorrebbe avere e resta nel guado nella speranzosa attesa salvifica dalla sua condizione di “mezzo”.
Forse ragionando in questo modo si interpretò la rivoluzione francese sotto l’etichetta di “borghese” e quella leninista sotto l’egida della spinta proletaria. Due rivoluzioni che si sono sciolte nel tempo della mediocrità e delle speranze tradite.
Oggi le menti più sensibili e riflessive sono consapevoli che è un andazzo che non regge e che la società che abbiamo costruito in occidente come in oriente riesce solo a produrre un mero trasformismo camaleontico: dal colonialismo ai governi fantoccio del “colono” di turno, dalle dittature di comodo alle guerre chiamate di libertà e di giustizia, ma surrettizie alla logica della convenienza e del possesso. E l’Italia è figlia di tutto questo, perchè figlia del mondo e delle sue logiche capitalistiche. Ma per spezzare queste catene occorrono parecchi gradienti, nel corso opera, nella loro scalarità a partire da quelli culturali, in senso lato. E nel frattempo il nemico è sempre in agguato per fare mistificazione della verità, per instillare dubbi e generare allarmismi, per suscitare timori e infondere rassegnazione, nella logica del meno peggio rispetto al peggio che si prospetta. E ora posta così la questione dovremmo riprendere il discorso del lettore citato e chiederci quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Per quel Catilina, parafrasando il detto, che identifichiamo capitalista e vessatore. E alla fine chiederci: a quando il punto di rottura? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Italia: un paese senza cultura?
Pubblicato da fidest su martedì, 17 aprile 2012
La cultura deve tornare al centro dell’azione del governo. Pensare alla crescita senza cultura e innovazione significa abbandonare il Paese, e in particolare i giovani, a un futuro senza vie d’uscita.Per questo, l’Italia dei Valori ha presentato una mozione che impegna l’esecutivo a investire sul settore della conoscenza, nella scuola e nella valorizzazione dei saperi . I tagli non sono inevitabili. Si possono operare scelte diverse, e nella mozione abbiamo anche indicato come fare. Chiediamo al governo di realizzare un piano d’investimenti pluriennale nei beni culturali, senza limitarsi ad investimenti straordinari o urgenti. La sconsiderata politica dei tagli degli ultimi anni ha messo in ginocchio tutti i settori della cultura, dalla scuola all’università, alla ricerca, ai beni culturali. I numeri parlano chiaro: la Finanziaria del 2008 ha smantellato il sistema dell’istruzione, privandolo di oltre 8 miliardi di euro. L’istruzione pubblica italiana ha perso circa 90 mila insegnanti negli ultimi tre anni, il precariato scolastico conta ormai oltre 200 mila docenti abilitati, diventando così un elemento strutturale del sistema. Senza contare che, nell’ultimo anno, quasi 20 mila ricercatori precari sono stati espulsi dal sistema accademico. Per quanto riguarda i beni culturali la situazione è anche peggiore. Il nostro Paese, infatti, nel 2010 ha investito solo lo 0,21% del Pil, mettendo a rischio la tutela del patrimonio nazionale. Le risorse per far ripartire la cultura in Italia possono essere recuperate, ad esempio, riducendo le spese militari, eliminando il programma degli F-35 e procedendo immediatamente all’asta delle frequenze televisive.(Antonio Di Pietro)
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Italia: un paese ingovernabile?
Pubblicato da fidest su lunedì, 9 aprile 2012
Editoriale Fidest. Credo che molti non hanno centrato il problema. Gli scandali di ieri, da Mani pulite, ad oggi, per intenderci, non hanno fatto clamore per il loro disvelamento quanto per chi lo ha fatto. Mi spiego. Se in un partito vi erano mele marce era dovere della sua dirigenza farsene carico ed espellerle, denunciando le malefatte alla giustizia. E invece sono state tollerate se non si è diventati correi per potersi cibare alla stessa mangiatoia. E non ci vengono a dire che i loro leader erano all’oscuro di tutto perché anche se lo fossero stati resta la responsabilità oggettiva che politicamente vale una dimissione, se non altro. Ciò che si sta verificando in questi giorni con le notizie sulla distrazione di ingenti somme dai fondi dei partiti per dirottarli ad altri fini, compresi quelli personali o per gli amici degli amici, sa del surreale. Dopo 15 anni di arraffa – arraffa c’è chi, tra i dirigenti dei partiti, grida “ pulizia-pulizia-pulizia” e chi si dichiara innocente, e lo è, ovviamente, sino a prova contraria, anche se le evidenze ci lasciano perplessi e gli iscritti al partito, quelli che dovrebbero sentirsi più danneggiati, non trovano di meglio che giustificare il comportamento dei loro idoli. Come dire: oremus et pro perfidis ludaeis. Alla fine subentra la pietà collettiva e la contrarietà nei confronti di coloro che hanno scoperto gli altarini e in confidenza si sussurra: non potevano farsi i fatti loro?
Tutto questo perché stiamo perdendo il senso della moralità e quasi ci dispiace che la furbizia non sia stata premiata con la reiterazione dell’illecito. Ora i veri colpevoli sono i delatori, i magistrati che hanno aperto nelle varie procure i fascicoli, la polizia che arresta. E ciò che diventerà allucinante è che per veder conclusa questa vicenda occorrerà attendere il lungo iter processuale che in Italia dura tra gli otto e i 10 anni e non è detto che alla fine la prescrizione ci metterà lo zampino, azzerando tutto. Così si potrà dire che sono innocenti perché non sono stati condannati e guai a chi osa dire il contrario. E alla fine la beffa coprirà lo scorno perché, il costo di questo lungo e snervante iter sarà a carico dello Stato, ovvero di noi contribuenti. Ma si può davvero governare e far prosperare un Paese di tale fatta? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Carbon tax
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 aprile 2012
en:Primorye Power Plant in Luchegorsk, Primorsky Krai ru:Приморская ГРЭС, пгт Лучегорск, Приморский край (Photo credit: Wikipedia)
Assopetroli-Assoenergia ribadisce nuovamente il suo fermo no alla carbon tax che il Governo Monti vorrebbe introdurre con la riforma del fisco. Lo fa per bocca del suo presidente Franco Ferrari Aggradi che da tre anni guida l’Associazione di rappresentanza delle oltre 1000 imprese attive nel commercializzazione/distribuzione di prodotti petroliferi/energetici. “Con la carbon tax – spiega Ferrari Aggradi – il Governo veicola un messaggio fuorviante prefiggendosi – come si evince da una delle tante bozze circolate – l’intento di colpire precise categorie quali le famiglie piu’ agiate per scoraggiarne i consumi ed il settore dei trasporti con ricadute non più sostenibili su molti settori e tali da imprimere un ulteriore impennata dei prezzi al consumo. La Carbon Tax non ce la chiede l’Europa – precisa Ferrari Aggradi – come ci stanno dicendo. In questi mesi e’ si in discussione a Bruxelles una proposta di modifica della metodologia di tassazione dei prodotti petroliferi basata sul loro potere calorifico e sulle emissioni di anidride carbonica ma i parametri indicati dalla Comunita’ europea per il calcolo dell’imposta sono notevolmente inferiori a quelli oggi vigenti nel nostro Paese. Quindi un Governo consapevole di cio’ annuncerebbe un allineamento delle nostre accise ai livelli indicati dalla UE: sarebbe un sogno per le tasche degli italiani. Siccome cio’ non e’ stato detto, appare chiaro che il Governo nasconde dietro la Carbon Tax, lo scopo di drenare ulteriori risorse dal già vessatissimo settore energetico (il 60% del prezzo dei carburanti e’ composto da accise e Iva). Il Governo – incalza Ferrari Aggradi – non puo’ contare sulla voglia di guida degli italiani perche’ i consumi di carburante sono drasticamente in calo (nell’ultimo anno: -10% complessivo con un -22% in autostrada) , o sul soddisfacimento dei bisogni primari come riscaldamento e illuminazione delle case o l’uso del gas per cuocere il cibo, con l’intento di drenare altre risorse economiche attraverso il costante aumento delle accise! Tutti sono allo stremo, in primis le famiglie che riducono i consumi ma anche le imprese, ormai quasi al default, perche’ vedono ogni giorno aumentare il costo della produzione a causa dei continui rincari. Anche le imprese di Assopetroli-Assoenergia sono al limite di tenuta, essendo ormai in crisi per l’eccessivo calo di vendite con tutte le conseguenze che ne deriveranno anche sul piano occupazionale. Non vogliamo sostituirci al Governo – aggiunge Ferrari Aggradi – ma e’ necessario cambiare registro proponendo soluzioni strutturali per risanare i conti del Paese senza tassare ancora i carburanti e deprimendo i consumi: la ”cura” sta schiantando il malato. L’attuale contingenza economica richiede esattamente il contrario di quanto si sta facendo, cioe’ – aggiunge Ferrari Aggradi – si dovrebbero ridurre le accise e sterilizzare l’effetto perverso dell’Iva per rilanciare i consumi e far ripartire il Paese”.
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Effetto Monti: impoverimento di massa
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 aprile 2012
“Giorno dopo giorno ci accorgiamo dei danni che la ricetta Monti sta provocando al nostro paese, l’effetto Monti è un vero e proprio impoverimento di massa” lo dichiara l’on. Americo Porfidia Presidente nazionale dell’NpS- Noi Sud-per il partito del Sud “Anche oggi NpS-Noi Sud ha espresso il suo disappunto verso la politica di questo Governo votando contro il dl semplificazioni che a nostro avviso non interviene in nessun modo per aiutare le famiglie italiane lasciando lo sviluppo una parola su carta. La realtà del paese, dal quale questo Governo si allontana pericolosamente ad ogni suo passo è composta da una fortissima disoccupazione giovanile, tassazioni continue, tagli ai servizi pubblici essenziali, crisi degli alloggi, una situazione esplosiva che sta dando già i suoi frutti avvelenati in termini di vite umane. Al Sud, dove la situazione era già disperata si rischia una sorta di mattanza sociale ed è inaccettabile. Inutile sottolineare che l’effetto Monti colpisce in modo particolare le fasce sociali più deboli, salvaguardando le ricchezze finanziarie con l’inevitabile risultato di una crescente disuguaglianza tra pochi ricchi e la stragrande maggioranza di poveri. Invitiamo il Governo – conclude il deputato campano – a prendere atto della situazione e compiere le dovute correzioni con particolare riguardo al lavoro ed al sostegno delle famiglie”
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Governo Monti: Si volta Pagina?
Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012
Non direi e lo dimostro. Già nel precedente articolo (cliccare qui) ho indicato il background di questa nuova esperienza governativa e che ci ha portati, tanto per riallacciarmi al precedente articolo, ad avere la prova provata che nemmeno una maggioranza parlamentare qualificata è in grado di avviare il processo di rinnovamento del paese. E ora, come giustamente osserva l’on.le Massimo Donadi “Dopo il decreto Salva-Italia, da 30 miliardi finanziati dall’aumento delle tasse, all’aumento dell’Iva e delle accise, fino alle reintroduzione dell’Imu, non c’è traccia di alcun provvedimento per la crescita. Le misure adottate in passato, nel recente passato, stanno mostrando la loro efficacia? A quanto pare no. La mission del governo tecnico si sta rivelando impossibile per incapacità oggettiva e manifesta? A quanto pare sì. Il punto è non tanto quello di non opporsi alle riforme e di contribuirvi con spirito costruttivo, come dice Bersani. Il punto è di quali riforme stiamo parlando. Dell’articolo 18? Di quello che lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha definito inutile per le imprese che non sapranno cosa farsene? Del decreto liberalizzazioni, un pannicello caldo deturpato, svilito, spolpato dalle grandi lobbies? E per il futuro? Cosa si prospetta all’orizzonte? A quali misure per la crescita sta pensando il governo “dei tecnici” per risollevare il Paese, per farlo uscire dalla recessione? Per ora, le uniche risposte che sono giunte sono state quelle a favore di banche e assicurazioni, non dei cittadini e delle piccole e medie imprese”. Per essere meno impietosi dovremmo dire che i limiti che si è posto questo governo non è quello del rilancio del paese ma solo per garantire i nostri creditori che possiamo essere solvibili non per quello che potremmo fare ma per le disponibilità che abbiamo. Non so se gli italiani hanno chiara la percezione del danno che stiamo ricevendo. Non mi riferisco alla nostra perdita del potere di acquisto, pur grave e che poteva essere evitata, con un carrello dei beni di prima necessità aumentato di circa il 5% mentre le retribuzioni (per via delle addizionali irpef, e di altri tributi in corso d’opera) sono calate del 4%, ma alla caduta verticale del prestigio istituzionale. Ci troviamo con un parlamento sotto “amministrazione controllata” ed umiliato con continui voti di fiducia e l’ammonimento a non cambiare i disegni di legge governativi e con un presidente della Repubblica passato nel giro di qualche mese da “salvatore della patria”, per via del ben servito dato al governo Berlusconi e alla sua fallimentare politica, a un difensore delle cause perse perché ha perso l’occasione per rimettere in gioco con un voto anticipato la volontà popolare e a far riassumere al Parlamento il suo ruolo istituzionale e al governo di trovarne la sintesi. D’altra parte è proprio i complimenti che dall’estero provengono a Monti che ci dimostrano quanto in basso siamo calati. Sembra un controsenso ma non lo è. E’ semmai lo stupore che possa accadere che un presidente del consiglio tartassi i suoi sudditi, in specie se poveri, e ne ricavi il convincimento di avere il loro consenso. A Napoli direbbero: cornuti e mazziati”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Immigrati: Italia razzista?
Pubblicato da fidest su venerdì, 30 marzo 2012
“Il rapporto del Consiglio d’Europa che punta il dito contro il nostro Paese per la morte di 63 migranti, avvenuta nel Mediterraneo a marzo scorso, altro non è che l’ennesima vergogna di un’Italia razzista e xenofoba che, per anni, ha avuto per ministro dell’Interno Roberto Maroni. Lo stesso che, solo pochi giorni fa, ha ammesso che la Lega ha lucrato proprio sul razzismo per accaparrarsi voti. Sappiamo che quel governo è stato pesantemente sanzionato dall’Unione europea per l’abbandono e il respingimento dei migranti. E ora questi comportamenti incivili di chi si ammanta di un cattolicesimo d’accatto hanno ricevuto il bollino blu dell’indignazione europea. Dispiace, inoltre, che il discredito di quella classe dirigente abbia provocato il discredito del Paese intero”. E’ quanto affermato, in una nota, dal presidente vicario dei deputati Idv Fabio Evangelisti. “Per questo ai ministri del governo Monti – ha concluso Evangelisti – chiediamo di essere veramente coraggiosi e innovatori su questo terreno. Ci rivolgiamo in particolare al ministro Riccardi, che ha la delega per l’integrazione e l’accoglienza: non rimanga insensibile al monito che arriva da Strasburgo”.
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Liberalizzazioni: incontro tra i consumatori e Catricalà
Pubblicato da fidest su venerdì, 24 febbraio 2012
“Un incontro che conferma l’amicizia tra Antonio Catricalà e i consumatori ed evidenzia l’attenzione di questo Governo agli argomenti che li riguardano”. Con queste parole Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprime apprezzamento per l’incontro di questa mattina tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e i rappresentanti di: Unione Consumatori, Lega Consumatori, Assoutenti, Movimento Difesa del Cittadino e Fondazione Consumo Sostenibile “È importante -dichiara Dona- che le associazioni dei consumatori siano consultate dall’esecutivo quando sono in discussione temi che interessano il quotidiano dei cittadini: in particolare, esprimendo il nostro sostegno per gli interventi sulle liberalizzazioni, abbiamo ribadito al Sottosegretario l’importanza di intervenire in maniera ancora più decisa per migliorare l’accessibilità al sistema giustizia e garantire la concorrenza e la trasparenza del mercato”. La delegazione ha consegnato un documento con una serie di proposte in materia di liberalizzazioni: “Queste riforme -afferma l’avvocato Dona- rappresentano il primo passo per la realizzazione nel nostro Paese di una seria politica di consumo. Da sole però non bastano, soprattutto se si scontrano, come è capitato in passato, con una scarsa consapevolezza dei cittadini; per questo motivo -conclude il Segretario generale- non si dovrà prescindere, per il futuro, da un serio investimento nell’educazione del consumatore. Solo se questi sarà adeguatamente informato potrà giovarsi delle innovazioni legislative introdotte e godere a pieno del mercato liberalizzato”.
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Le catene che bloccano lo sviluppo del Paese
Pubblicato da fidest su giovedì, 26 gennaio 2012
I cambiamenti e lo sviluppo partono sempre da semplici atti, indispensabili per togliere immediatamente privilegi e potere a quelle persone che li usano contro l’interesse comune. L’avvento dell’era digitale ha portato: conoscenza, trasparenza, efficienza ed economicità. Infatti, ogni norma dev’essere inserita su Internet in modo che il cittadino, con un semplice click, ne prenda conoscenza senza doversi spostare, inquinando, e senza oneri, poiché le norme sono sempre delle limitazioni alla sua libertà o riguardano il suo contributo socioeconomico alla collettività.
Solo pochi degli 8109 comuni italiani, Province, Regioni e apparati dello Stato si sono utilmente aggiornati a questo atto di trasparenza ed efficienza. La maggior parte di loro, certi di non essere oggetto di tempestive sanzioni, resistono, addebitando spese, a chi chiede di accedere a un atto amministrativo. Ecco due casi emblematici di come un pubblico dipendente, pagato dai contribuenti, e/o un eletto a ricoprire cariche pubbliche procurano danni ai cittadini, al Paese, alle istituzioni, all’ambiente.
Comune di San Benedetto del Tronto: un cittadino si vede limitato nei propri diritti e incarica il legale di acquisire i documenti. A tale richiesta, il funzionario preposto esigeva il versamento anticipato di 5,80 euro (circa 10.000 vecchie lire) per costi di ricerca e di trasmissione del documento. Alla richiesta di chiarimenti, il funzionario rispondeva aumentando la gabella in virtù di una delibera di giunta successiva all’istanza di accesso!
Comune di Arezzo: Posta elettronica certificata inibita! La conseguenza è che, per un certificato di residenza, si è obbligati a mettersi la fila allo sportello dell’anagrafe e/o allo sportello postale. Infatti, esigono, per ogni singolo certificato in carta semplice, di ricevere una busta di posta prioritaria contenente, oltre la richiesta motivata, una busta già affrancata e monete per un totale di 0,26 euro.
Se lo Stato non riesce a sanzionare immediatamente chi attiva dette gabelle, come riuscirà a varare e far funzionare i necessari provvedimenti per il progresso del nostro Paese, al passo con Europa? È potere, soprattutto dovere, di un Governo cancellare con una semplice norma questi nocivi comportamenti. (Pier Luigi Ciolli)
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Liberalizzazioni.30 milioni in più con l’abolizione del limite di 6 anni per i praticanti procuratori
Pubblicato da fidest su giovedì, 19 gennaio 2012
Intervento della senatrice Radicale Donatella Poretti Sono tantissimi i praticanti avvocato nel nostro Paese. Oggi giorno, l’esame di abilitazione alla professione forense rappresenta un ostacolo per tutti i giovani praticanti e sono pochissimi coloro che riescono a superare la prova d’esame con una percentuale del 30%.
I praticanti procuratori, dopo un anno dall’iscrizione nell’apposito registro, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l’ordine circondariale, limitatamente ad alcuni procedimenti. Mentre il praticante avvocato, con determinati limiti di materia e territoriali, potrebbe già dopo un anno di tirocinio aprirsi una Partita IVA e lavorare autonomamente. È scoraggiato però ad entrare nel mondo del lavoro, per via di quel limite temporale di 6 anni.Ritengo che se si eliminasse il limite di 6 anni, si verrebbe così a creare una figura intermedia di professionista, il Patrocinatore Legale, che aprirebbe le porte al mondo del lavoro a circa 30.000 giovani, senza contrastare l’art. 33 della Costituzione. Tutto questo, anche a livello economico, potrebbe portare numerosi vantaggi e un cospicuo incremento del gettito fiscale. Su questo ho presentato un disegno di Legge che vede le prime sottoscrizioni di alcuni colleghi, tra cui Marco Perduca, Luciana Sbarbati, Emanuela Granaiola,Vittoria Franco. Nella speranza che questa iniziativa possa essere un utile contributo al dibattito sulle liberalizzazioni e ai provvedimenti che Governo e Parlamento si troveranno ad affrontare nelle prossime settimane.
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Il 12 gennaio 2012 è mancato Giorgio Franceschini
Pubblicato da fidest su lunedì, 16 gennaio 2012
Presidente della Sezione di Ferrara dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani. Giorgio Franceschini nato a Ferrara il 15 maggio 1921 è stato un dirigente della gioventù dell’Azione Cattolica. Ha prestato servizio militare nella seconda guerra mondiale con il grado di Sottotenente di Fanteria. Nel 1944 ha fondato il primo nucleo clandestino della Democrazia Cristiana ferrarese e la ha rappresentata nel Comitato di Liberazione Nazionale Clandestino della provincia di Ferrara. E’ stato Segretario provinciale della DC e Sindaco di Masi Torello. La presidenza nazionale ricorda con dolore e riconoscenza il contributo dato da Giorgio Franceschini alla vita civile e politica della nostra patria seguendo i principi che avevano animato la Resistenza e la rinascita del nostro paese. Rivolge le sue più sentite condoglianze alla famiglia ed al figlio On. Dario Franceschini.
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