Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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M5S e le sue “due anime”

Pubblicato da fidest su mercoledì, 10 aprile 2013

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione del governo Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Bersani questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale o delle primarie che sia, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Politica: la logica di appartenenza

Pubblicato da fidest su giovedì, 4 aprile 2013

Un altro tema caro ai politici che militano nei partiti è di voler riconoscere nei parlamentari del M5S qualcosa di “familiare”. Taluni dicono, infatti, che hanno una mentalità di “centro destra” e altri no essendo per lo più di “centro sinistra” e così dicendo si consolano pensando di poterli asservire, prima o poi, alla loro causa. A questo punto è forse noioso ripetere le stesse cose ma, a volte, è necessario, anche se potrebbe diventare un atto disperato se pensiamo che non ci sia peggiore sordo di chi non vuol sentire. Per anni Grillo ha cavalcato la protesta di quanti sono stati bellamente presi in giro dal nuovo che si prospettava e che diventava regolarmente il vecchio che si perpetuava con le mummie che li rappresentavano. Il cambiamento a questo riguardo non s’identifica più con la logica delle alleanze tra partiti, ma sulle cose da fare, e fare non significa solo dire, ovviamente. Ecco perché in casa Pd dovrebbe prevalere il convincimento che se il programma del M5S è affine al loro ciò che quest’ultimi possono garantire al Paese è un qualcosa che il PD e lo stesso PDL non possono più dare: la fiducia. E allora la governabilità esiste e con essa le maggioranze parlamentari qualificate. Si tratta solo di capire il nuovo che si presenta e di saper cogliere il diverso che non significa avere un partito padronale, da una parte, e le confuse anime sull’altra sponda, ma una cultura del cambiamento. Punto e basta. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La testimonianza: tra mafia e politica

Pubblicato da fidest su sabato, 9 marzo 2013

Dopo anni di colpevoli silenzi, di tacite connivenze, di sistematiche disinformazioni ora sappiamo che si farà un processo e mi auguro che si arrivi a svelare per intero le fosche trame che hanno pavesato il mondo della politica e degli uomini che l’hanno gestita in concorso con i mafiosi che dicevano di voler combattere. Oggi l’occasione mi offre l’opportunità di richiamarmi non solo a ciò che ho vissuto e testimoniato con un mio libro, ma anche al coraggio di quanti giornalisti e politici galantuomini che hanno rischiato e persino perso la vita per svelare questi misteri e offrire alla magistratura uno spunto per indagare. Si può dire che il tutto è iniziato con le vicende degli anni postbellici con il bandito Giuliano. Il separatismo siciliano e le intese mafiose si mescolarono alle ragioni di politica internazionale nel timore che l’Italia, con il più forte partito comunista dell’occidente, potesse finire nelle spire dell’Urss. Il compromesso storico e il delitto Moro furono l’altro passo che spinse taluni politici a ragionare su una pax-sociale che non potesse prescindere da quel potere forte mafioso che aveva imbrigliato con le sue trame l’autorità dello stato e che si apriva la strada su tutto il territorio nazionale. Nel mio libro mi sono soffermato a lungo sul delitto Pecorelli e quello del generale Dalla Chiesa. Fatti che si conoscevano da decenni ma volutamente ignorati. Persino una mia testimonianza prevista in una trasmissione televisiva fu annullata all’ultima ora. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La politica italiana

Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013

Se in proposito consideriamo più da vicino l’andamento della politica italiana, di questi giorni, ci accorgiamo che siamo interamente sommersi da note contraddittorie. Ci troviamo con una sinistra divisa tra una proposta di stampo socialdemocratico e un’altra massimalista, con una politica economica e sociale di destra e una destra populista. Al centro vi è una folla composita fatta più da scontenti che da elementi impegnati per qualcosa, qualunque essa sia. Inoltre la sinistra mostra chiaramente la sua scarsa vocazione al governo del paese e la destra ed il Centro, che lo saprebbero fare, rimangono schiacciati da un peso ingombrante: quello che, per altri versi, è il suo leader carismatico, Silvio Berlusconi. Costui, bisogna dargliene merito, ha compiuto letteralmente un miracolo mettendo in piedi, in pochi mesi, una forza politica capace di diventare maggio-ranza nel paese, ma non ha saputo gestirla nel senso politico della parola e non certo in quello organizzativo. In questo modo ha perso l’occasione per imprimere un’effettiva svolta al Paese. Oggi è chi, di fatto, inibisce a questa stessa forza di riprendere il controllo politico nazionale. Il suo limite è stato, inizialmente, giudiziario ora lo è nel ritenersi con troppa enfasi un “padre della patria”. Qualche dubbio me lo consente se penso che mostra d’avere più interessi personali che collettivi da difendere.
Quando parla di giustizia e di garantismo diventa naturale pensare ai suoi guai giudiziari. Quan-do parla di tutela dei più deboli quelli che hanno un minimo di memoria pensano ai suoi miliardi “conquistati” in una manciata di anni. Quando parla del tea-trino della politica, rivolgendosi ai politici suoi opposi-tori, non può sfuggire la considerazione che di quel teatrino vi ha fatto parte e vi ha concorso a tenerlo in piede perché gli faceva comodo. Probabilmente ora che è nelle mani degli altri ne sente la nostalgia. Ci troviamo, quindi, con un’opposizione e una maggioranza che di continuo perdono colpi e diventano sempre meno credibili. Con quest’andazzo con quale criterio si può mettere mano alle necessarie ed an-che urgenti riforme strutturali da tutti invocate ma da nessun politico desiderate?
Eppure vi è un’opinione pubblica che ascolta i “profeti” della morale civica e dimentica che sono gli stessi personaggi inquisiti per corruzione e quant’altro. E le loro parole contro l’immoralità cre-scente sono espresse e scritte intingendo la penna d’oro in un calamaio tempestato di pietre preziose mentre vi è gente che muore di fame o è alla ricerca di un posto di lavoro, da tanto, troppo tempo oramai.
Questa stessa gente deve privare i loro figli di un tozzo di pane mentre qualcun altro già pensa di destinare ai propri rampolli un piccolo libretto di risparmio da 70 miliardi di lire e una villa sulla costa Smeralda da 15-20 miliardi di vecchie lire. Per costoro rappresentano gli spiccioli, il superfluo.

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La politica della rissa e della dialettica

Pubblicato da fidest su venerdì, 18 gennaio 2013

La necessità è di determinare una forte e costruttiva dialettica nei e tra i partiti che oggi compongono il quadro politico complessivo italiano. Le battute tra i politici, che più di frequente si stanno rincorrendo di questi tempi, hanno perso il loro patrimonio ideale e storico inteso a favorire l’indivi-duazione di quei valori fondanti in cui i cittadini si possono riconoscere. Ed è questo un grosso limite che rende un pessimo servizio al rispetto che si deve alla politica come banco di prova di un vivere comune dosando gli interessi di parte all’armonizzazione di quelli più generali. Il saper distinguere la politica delle piccole cose dai grandi temi della società non è un’impresa facile ma è necessario provarci per alzare il tono del rapporto politico all’interno e all’esterno dei rispettivi equilibri partitici.
Se questo è il quanto espresso dai nostri desiderati dobbiamo anche convincerci ad una più corretta ricostruzione del nostro passato e al senso che oggi dobbiamo dare di esso per comprendere meglio la missione-guida esercitata dai partiti nella loro continuità ideale storica. Solo se la strada è stata ben tracciata oggi è possibile affrontare con serenità, o se vogliamo con minore affanno, per giungere ad un assetto dell’intero sistema di funzioni pubbliche, alla conseguente riorganizzazione dell’apparato centrale dello Stato, alla nuova organiz-zazione del potere locale. In tutto ciò non vi sono meriti ascrivibili in assoluto a una parte politica rispetto a un’altra, quanto alla consapevolezza che, pur tenendo viva una dialettica politica a volte aspra ma pur sempre contenuta nell’alveo di un impegno e di una passione che non prescinda dai valori condivisi, sta proprio nel contributo di tutti, nelle loro diversità, il merito di veder crescere la democrazia e la civiltà di un popolo. (Riccardo Alfonso)

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La crisi della partecipazione politica e sociale in Italia

Pubblicato da fidest su lunedì, 14 gennaio 2013

La tendenza, che si manifesta con sempre maggiore evidenza in questi ultimi anni, a escludere l’avversario politico deve farci riflettere sulla neces-sità di sviluppare una cultura politica inclusiva, dove il senso democratico si sviluppi primariamente in tutta la società intesa come una struttura di rete che cerca la propria coesione come valore in sé e non perché legata a qualche potere politico più o meno forte e pensato esclusivo. Siamo, in effetti, ancora lontani da quella idea di riportare la definizione della democrazia proprio come valore del vivere sociale dell’uomo, prima che come importanza politica.
Affermava in proposito Giuseppe Toniolo: “la democrazia nel suo concetto essenziale può definirsi quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pie-nezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo nell’ulti-mo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori.” In altri termini l’essenza della democrazia è determinata dal fine e non dalle regole che pur devono esserci, ma in funzione dello scopo da rag-giungere e costantemente giudicate da questo. Può apparire, a taluni, una sorta di semplificazione di carattere paternalistico, ma che alla luce della situa-zione attuale del vivere democratico nelle nostre società occidentali, si evidenzia la necessità di un rinnovamento che sappia produrre frutti veramente nuovi se non nell’altro caposaldo del pensiero che fonda le sue radici sul trascendentale e ci lascia una prospettiva di vita con valori più rispondenti alla natura e alla ragione stessa del nostro essere e divenire. Dobbiamo convenire che la libertà dell’uo-mo è in rapporto diretto con le sue condizioni sociali ed è una sfida che non è mai fine a se stessa ma che ci coinvolge tutti e si ascrive nell’essere dell’uo-mo che la deve costantemente scoprire e adattare a se e agli altri. (Riccardo Alfonso)

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La politica: Lettera aperta ad un amico

Pubblicato da fidest su giovedì, 27 settembre 2012

The image of Italian actor and dramatist, Edua...

The image of Italian actor and dramatist, Eduardo De Filippo (1900-1984) (Photo credit: Wikipedia)

Caro Rosario, Non nascondo la mia preoccupazione per il come vanno le cose in politica. Qui rischiamo che, per le prossime elezioni, si vada a finire solo con una gran confusione e il rischio di ingovernabilità diventa molto serio. Il primo sconcerto deriva dalla sfacciataggine di chi è stato colto con le mani nella marmellata e dichiara, negando l’evidenza. che non è vero. Questi signori non hanno nemmeno il pudore di tacere. Denota una decadenza dei costumi che si amplia sempre di più provocando quell’effetto domino che per gli onesti significa allontanarsi maggiormente dalla politica e dai loro faccendieri. Da qui deriva l’altra preoccupazione è che la “qualità” dei candidati cali ulteriormente.
Cosa possiamo fare noi per arginare questa valanga che nel suo precipitare a valle coinvolge tutti nel bene e nel male? Credo che a questo punto prevalga la necessità che le candidature, che i partiti propongono agli elettori, siano “testate” da un garante che validi la moralità e la serietà dei soggetti presentati. Ma chi potrebbe essere? D’altra parte non siamo degli “sceriffi” che indagano sugli eventuali scheletri nell’armadio di chi si presenta apparentemente pulito ed invece ha ben nascoste le sue malefatte. A questo punto si dovrebbe richiedere una sorta di “patto d’onore” impegnando il candidato eletto a dimettersi se dovessero venire a galla degli illeciti. Ma vorrei aggiungere qualcosa di più. Sino ad oggi abbiamo capito che le candidature, per lo più, presuppongono un facile arricchimento, una volta eletti. Ma se stabiliamo che l’indennità non debba superare una certa soglia e che tutto debba essere certificato pubblicamente compresi i redditi personali ritengo che sarebbe una iniziativa in grado di scoraggiare molti tra i vari faccendieri di professione.
Come dire: il gioco non vale la candela soprattutto se gli accertamenti fossero immediati e le pene severe e definitive. In altri termini occorre dare un segnale forte e chiaro ma temo che i partiti oggi non siano ancora consapevoli di tale necessità. E da qui la mia preoccupazione ritorna a riprendere fiato sempre più gravida di scenari tenebrosi. E le sceneggiate di questi giorni lo dimostrano, purtroppo. Possibile che non siamo in grado di capire i guasti provocati da trenta anni a questa parte da una classe politica solo interessata ad arricchirsi con il denaro pubblico ed è stata solo capace di generare un debito sovrano da capogiro? Possibile che non si ravveda e si renda conto che con questo andazzo stiamo recitando il de profundis alla democrazia se si pensa che oggi il 50% dell’elettorato cerca di dissociarsene non andando a votare o votando scheda bianca? E che il restante 50%, a parte le frange affaristiche, si presenta alle urne turandosi il naso per la puzza che emanano certe scelte rivoltanti e cercano di salvare il salvabile ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare. Sono troppo pessimista? Ho perso la speranza? Dovrei dire con Eduardo de Filippo: la speranza è na’ fetenzia? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Non esistono uomini forti ma uomini stupidi

Pubblicato da fidest su martedì, 14 agosto 2012

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

Si sta avvalorando in Italia, da qualche mese, la convinzione che per ridare credibilità all’Italia politica ci sia bisogno di un “uomo forte”. Se poi andiamo a capire chi possa essere ci dicono, senza mezzi termini, Berlusconi. E’ davvero triste che da circa 20 anni a questa parte gli italiani non si siano resi conto che non hanno bisogno della “forza” ma della “giustizia e della verità”. Non hanno bisogno dei “muscoli” ma di uno statista, dell’uomo, come ci ha ricordato giorni fa Mario Monti riesumando una frase di De Gasperi che pensa alle generazioni future e non alle prossime elezioni. Berlusconi è, semmai, il prodotto finito di ciò che non dovremmo essere con le nostre debolezze, con la nostra vocazione all’intrigo, alla ricerca di una nicchia di potere dove lucrare. Tutta la storia dell’Italia sabauda prima e repubblicana poi, per non fare altra dietrologia, è pavesata di questi errori. Non abbiamo costruito la democrazia per governare ma per farne un paravento dove maturare interessi inconfessabili. Non abbiamo costruito la democrazia per avere una classe politica capace di governare, ma per intrallazzare. Abbiamo avuto uomini onesti ma li abbiamo “venduti” al mercato dell’intrigo e del tradimento. Abbiamo avuto uomini cosiddetti forti e siamo finiti prima nel vortice di una guerra e oggi con un’economia disastrata, una finanza traballante e un paese ancora più confuso.
Ma se questo deficit di statista è diventato mondiale, e basta notare cosa accade fuori dall’Italia con una comunità europea barcollante e indecisa sul da farsi e una leadership internazionale inesistente, noi dovremmo pensare a un’altra figura di uomo o di donna che sia. Pensare a una figura, forse insignificante per il gotha della politica, ma capace di spezzare la complessa trama degli intrighi di palazzo e di mandare a casa la vecchia guardia. E per questo io penso a una candidatura solo femminile e non in compagnia di un “vecchio trombone”. Una donna di carattere, ferma nei principi e capace di attrarre intorno a se tutto quel meglio dell’Italia che oggi disdegna la politica non per disconoscerne il valore ma per essersi schifati del come si sbandiera per fare gli interessi propri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La politica delle convergenze parallele

Pubblicato da fidest su martedì, 17 luglio 2012

E delle forme triangolari, tra le ideologie e le aberrazioni. In politica un po’ di geometria non guasta dopo le “convergenze parallele” indicate da un politico italiano per spiegare la possibilità di fare alleanze “particolari”. Dal punto di vista retorico, l’espressione è un ossimoro essendo parole in forte antitesi giacché due rette parallele non possono convergere. Oggi, invece, parliamo del triangolo della vita i cui vertici possiamo indicare con le tre tipiche età dell’essere umano: giovani, età intermedia e anziani. Mi riferisco al triangolo equilatero che con i suoi angoli interni tutti pari a sessanta gradi considero la figura più semplice in assoluto. Esso, con i suoi tre segmenti, realizza il minimo per delimitare una superficie chiusa. Su questa base si può costruire una piramide per entrare nella tridimensionalità. Oggi ci sembra, con l’allungamento dell’età media, tanto per restare alla nostra figura geometrica, da triangolo equilatero, si debba passare ad altre figure: l’isoscele con due lati e angoli con lunghezza uguale o scaleno con tutti i lati e angoli interni che hanno lunghezze differenti. Se vogliamo, introducendo questa variante “esistenziale” nella nostra nuova figura, dobbiamo dire che abbiamo un lato, i giovani, di 30 gradi, l’età intermedia di 60 e quella degli anziani di 90. Da una prima riflessione notiamo come il primo lato si sia accorciato provocando nei giovani una maturità precoce ma anche innaturale e con uno strascico di problemi non indifferenti che vanno, inevitabilmente, a scaricarsi nel secondo lato. Il terzo, invece, si è allungato e ha dato origine a un’altra irregolarità. Se a questo punto volessimo ritornare a quella che consideriamo la figura ideale che è data dal triangolo equilatero, dovremmo restituire ai giovani il loro spazio e tornare ad accorciare la speranza di vita agli anziani. Se partiamo da questo postulato, dobbiamo subito dopo chiederci: è praticabile tale strada? E ancora: “Quali sarebbero le conseguenze se la percorressimo?” Dovremmo in pratica restituire ai giovani quella fetta di giovinezza che abbiamo loro sottratta, e qui potrebbe anche starci bene, ma non è la stessa cosa per gli anziani che si vedrebbero preclusa la possibilità di vivere più a lungo. Se usciamo per un momento da questo livello di astrattezza surreale e ci caliamo nella nostra quotidianità la risposta potrebbe diventare cinica pensando di stabilire un’età oltre la quale non si debba andare per continuare a tenere valida la figura del nostro triangolo isoscele Un’alternativa sarebbe di tenere “compresse” le età come in qualche modo è stato fatto in Italia con gli ammortizzatori sociali per i giovani nei fuori corso universitari e con la ferma obbligatoria. Oggi lo facciamo con i master e gli stages. Ma come possiamo conciliare la grande voglia dei giovani per la “maturità” e la loro spinta a diventare dei protagonisti nella società con le altre generazioni contestualmente presenti? Ciò vuol dire anticipare l’ingresso nell’età intermedia e che, a sua volta, finisce con l’esaurire ben presto la sua carica “propulsiva” diciamo intorno ai 55-60 anni. Così finiamo con lo stabilire una regola che vede entrare nel mondo del lavoro e nelle istituzioni giovani che solo qualche anno fa relegavamo tra i banchi di scuola mentre estromettiamo dal sistema i cinquantacinquenni e che a loro volta diventano in pratica degli anziani da parcheggiare in solitudine nel limbo dell’attesa e che diventa maggiore per via dell’allungamento della vita. E’ logico presumere che con questa diversa suddivisione del differenziale esistenziale s’ingenerino dei conflitti soprattutto da parte dei giovani rispetto agli anziani. Giovani sempre più adulti e anziani sempre più superflui. Se vogliamo a questo punto ritornare alla logica delle “convergenze parallele” vi sarebbe un modo per affievolire i dissidi intergenerazionali stabilendo lavori ad hoc. Prendiamo ad esempio un giocatore di calcio professionista. Sappiamo bene che la sua “vita sportiva” non andrà oltre i 35 anni. Dopo tale data dovrà cercarsi un diverso impiego. Perché non possiamo fare la stessa cosa, sulla base dei dati anagrafici o anche per età biologica, per ciascuno di noi? Possiamo stabilire dei lavori “congeniali” a una certa età e non in altre e fare in modo che i vari passaggi siano mediati attraverso appositi corsi professionali. Così potremmo trovare un lavoro a un settantenne senza per questo “rubarlo” a un trentenne. Se non altro potremmo ovviare quelle contraddizioni che abbiamo dovuto rilevare in questi ultimi anni con sistemi che per favorire il turn over si anticipava l’età pensionabile per poi rendersi conto che il loro costo sociale si ritorceva inevitabilmente sul sistema economico del Paese danneggiandolo seriamente. Come dire? Il rimedio era peggiore del male. Oggi gli anziani possono diventare odiosi e scatenare intolleranze in tanti modi. Prima di tutto per le loro richieste di adeguamenti pensionasti al costo della vita e poi per le loro necessità assistenziali ritenute sempre più costose e per i tentativi di taluni di essi di “arrotondare” le loro rendite con il lavoro in nero e ancor peggio nel fare delle loro professione un’attività inalienabile come in politica e nelle rappresentanze istituzionali. Ma come possiamo escludere una realtà alla quale tutti noi siamo sottomessi se non cercando di mediarla con la forza della ragione? D’altra parte ogni età è necessaria e ineluttabile all’essere umano come per tutte le creature viventi per una legge che ci sovrasta ed è incomprimibile e immutabile: è quella del tempo. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La politica del G8

Pubblicato da fidest su martedì, 22 maggio 2012

 

Si è concluso l’ennesimo G8, un altro fine settimana di incontri fra i Grandi durante il quale la comunità finanziaria internazionale ha seguito con apprensione i lavori del Vertice anche per comprendere se le questioni e le tensioni nell’Area Euro potranno essere finalmente risolte. Si interverrà con decisione questa volta? Il tempo è scaduto la politica deve rendersene conto – dichiara il Segretario Generale di Unità Sindacale Falcri Silcea Aleardo Pelacchi – Le distorsioni della finanza speculativa – continua Pelacchi – hanno prodotto danni immensi all’economia reale, basta guardare il nostro Paese. Disoccupazione record soprattutto tra i giovani che non riescono ad immaginare un futuro, imprese che non ce la fanno, disperazione, suicidi, cittadini disorientati che sfogano la loro rabbia contro altri cittadini anch’essi vittime di questo disastro sociale. Diciamo basta. La verità è che l’economia è sempre più distante dalle persone. E’ necessario affermare con forza l’idea che il sistema bancario deve sostenere la crescita attraverso il sostegno alle famiglie ed alle imprese, come peraltro chiesto in ogni occasione da Unisin. Ultimamente, oramai preoccupati dal possibile credit crunch, questa necessità è stata sostenuta con maggiore determinazione anche da autorevoli pareri in campo economico. E’ necessario che dalle parole si passi finalmente ai fatti poiché non esiste altra via per uscire da questa lunga crisi. Unisin, come è noto, ha indicato da tempo anche un’altra priorità – conclude il Segretario Generale Aleardo Pelacchi – che è quella di valorizzare le lavoratrici ed i lavoratori. Anche in questo caso non c’è una via diversa per gestire i profondi cambiamenti che anche il nostro settore dovrà affrontare nel prossimo futuro. La fase recessiva, purtroppo, non si attenuerà in tempi brevi nonostante le perentorie indicazioni fornite da quest’ultimo G8 che sono orientate a favorire la crescita in Europa. Non si potrà quindi scaricare gli oneri di questa congiuntura sul lavoro ma occorrerà ragionare in termini di sviluppo e di occupazione.

 

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Politica coesione: Enti locali per una reale crescita economica

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 maggio 2012

In occasione di un incontro sulla politica di coesione post-2013 organizzato dalla commissione sullo sviluppo regionale del Parlamento europeo, con i rappresentanti delle principali organizzazioni regionali e locali europee, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, la Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime (CRPM) e l’Assemblea delle Regioni d’Europa (ARE) hanno chiesto la definizione di un accordo sul quadro finanziario entro la fine dell’anno ed espresso la necessità di prevedere un bilancio ambizioso per creare in Europa le condizioni di crescita economica reale. Le posizioni delle più importanti organizzazioni di enti locali e regionali sono molto vicine a quelle del Parlamento europeo, in particolare su questioni fondamentali quali accordi di partenariato, concentrazione tematica, condizionalità ex ante, semplificazione delle procedure, dimensione territoriale e cooperazione.(fonte AICCRE)

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Il voto degli italiani

Pubblicato da fidest su martedì, 15 maggio 2012

La riforma delle pensioni con il blocco della perequazione delle stesse al costo della vita è stata un’operazione condotta con freddezza e cinismo dal governo, tranne qualche lacrimuccia di circostanza.
Ciò che ha lasciati sconcertati è stato il fatto che si poteva evitare questa manovra solo se si provvedeva altrimenti. Bastava, ad esempio, disdire l’acquisto degli aerei (4 miliardi di euro), oppure firmare l’accordo con la Svizzera come hanno già fatto Germania e Gran Bretagna e recuperare dei 50 miliardi di euro depositati presso quelle banche almeno 7 miliardi di imposte evase. Oppure indire subito la gara per le reti televisive (altri 2 miliardi di euro). Ed invece si è preferito infierire sui più deboli. Questo avrebbe dovuto indurre almeno i pensionati a non votare il pd. il pdl e il fli e a concentrare i voti su idv e la destra e la sinistra estremi. E con loro avrebbero dovuto fare la stessa cosa i lavoratori dipendenti, i precari, i cassa integrati, i giovani ovvero l’85% degli italiani . Ed invece siamo quasi come prima anche perché l’astensionismo gioca a favore di chi ci ha ridotti in queste condizioni. Se noi vogliamo restare un popolo che nutre una sana passione democratica dovremmo sapere che la nostra arma più efficace è il voto e immaginiamoci partiti come il pdl, il pd e il fli che escono dalle urne con poco più del 10% complessivamente? Non sarebbe questa una mazzata sonora? Una lezione rivoluzionaria? Ed invece sono abituati a suonarcele e noi a dire: grazie, lo faccia ancora. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’Europa afro-asiatica

Pubblicato da fidest su lunedì, 14 maggio 2012

 

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). Pres...

PRATICA-DI-MARE (Italian Air Force base). President Putin with Italian Prime Ministers Silvio Berlusconi. Русский: ПРАТИКА-ДИ-МАРЕ (база ВВС Италии). С Председателем Совета министров Италии Сильвио Берлускони. (Photo credit: Wikipedia)

(Parte terza) (Precedenti: “Così va il mondo” e “Il paso doble della politica italiana” visibili su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)
Per due secoli ci siamo abbeverati al fonte del marxismo passando dal suo autore al suo interprete Lenin per poi sfociare nell’aberrazione con Stalin e seguito da un momento di instabilità culturale e fino a trasformarsi ai nostri giorni in qualcosa di diverso che ha fatto dire ad alcuni osservatori che “il comunismo ha cessato d’essere una ideologia al servizio del popolo per diventare uno strumento per la conquista e la tenuta del potere di pochi eletti.”
Questa chiave di lettura spiega meglio di un lungo discorso la ragione per la quale l’Italia è servita a Putin come un piede di porco per scardinare l’unione europea e del prezioso ruolo svolto, in questo frangente, dall’amico Berlusconi. La Grecia non era sufficiente per un cambiamento del sistema guida europeo anche perché poteva essere facilmente fagocitata dalla Germania e senza molti affanni. Occorreva qualcosa di più e di meglio ed eccoci con l’Italia e la sua capacità di trascinamento sia nei confronti della Spagna e del Portogallo sia degli stessi paesi africani che si affacciano sul mediterraneo e di quelli asiatici e che vi sono a ridosso.
Si va avanti con prudenza e cercando di scoprire le carte un poco alla volta e lasciando sul percorso qualche diversivo tanto per confondere le idee degli avversari. Ma non sfugge agli osservatori più attenti il finale di questa trama tessuta dalla Russia con molta determinazione e che è stata messa a punto proprio alla caduta del muro di Berlino e che suona oggi come una rivalsa di una mossa che si è voluta rendere in apparenza perdente per meglio prepararsi alla rivincita.
Ma qual è l’obiettivo finale? E’ quello della messa in liquidazione dell’Unione europea attraverso un sistematico svuotamento della coalizione. Si incomincia con la Grecia e si continua con l’Italia, la Spagna, il Portogallo e probabilmente la stessa Francia. Un nucleo forte sostenuto dalla Russia, dalla Cina e dai paesi arabi. L’obiettivo è quello di isolare gli Stati Uniti, di far perdere la sua influenza nell’area e di dar vita ad una nuova moneta capace di mandare in pensione non solo l’euro ma anche il dollaro. La forza di questa coalizione è indubbiamente enorme e le sue risorse energetiche sono praticamente illimitate. Costituiscono il motore e il carburante dello sviluppo industriale ed economico mondiale. D’altra parte già l’Argentina, non sottostando al diktat del fondo monetario internazionale, ha mostrato la necessità di reinterpretare in modo diverso il liberismo di stampo occidentale e che oggi tenta di strangolare le economie più deboli per trasformarle in terreni di conquista e di sudditanza economica alias politica.
Tutto questo, per quanto ci riguarda come italiani, spiega non tanto il successo iniziale di Berlusconi quanto la sua tenuta sulla scena politica del Paese negli anni a seguire e la “debolezza” mostrata nei suoi confronti da avversari che avrebbero potuto schiacciarlo agevolmente. E ancora oggi per quanto travolto da scandali, da accuse infamanti, da sospetti collusivi con personaggi in odore di mafia, si parla di lui del futuro salvatore della Patria, di un Presidente della repubblica in pectore o nella peggiore dei casi con l’andata al Colle del fido Gianni Letta. Questo perché avendo sposato la causa di Putin lo pone dalla parte del vincente. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

 

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Il PE approva stanziamenti per la politica di coesione

Pubblicato da fidest su sabato, 28 aprile 2012

Il Parlamento europeo ha appena approvato la proposta della Commissione che permette di utilizzare gli importi, ancora disponibili, stanziati per la politica di coesione, al fine di assicurare le garanzie e i prestiti degli istituti finanziari come la Banca europea per gli investimenti (BEI). I fondi dell’UE verranno utilizzati per creare alcuni «strumenti di ripartizione dei rischi». Questo strumento favorirà gli investimenti economici e quindi la creazione di posti di lavoro. (fonte: http://www.aiccre.it)

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Politica: italiani pronti al cambiamento

Pubblicato da fidest su venerdì, 20 aprile 2012

“Il nuovo movimento nazionale deve nascere subito, gli italiani sperano in un cambiamento totale ed epocale alle prossime politiche. Non è uno scatto in avanti, ma una deci­sione ponderata presa, non da ieri, da tutto il Terzo polo”. Lo afferma la senatrice di Futuro e Libertà, Barbara Contini, in un’intervista pubblicata oggi sul “Il Futurista”.“Urgono persone leali, one­ste e pulite per contrastare l’antipolitica venuta fuori nell’ultimo biennio. All’interno di molti partiti, datati o seminuovi, riscontro la presenza di galantuomini rimasti però in silenzio, così come molti cittadini: è giunto il momento di restituire loro la parola”, aggiunge la senatrice”. “Sui nomi la priorità deve essere la competenza di chi amministra; in questi quattro anni in Senato ho registrato grandi scoraggiamenti, che ho contrastato con la forza di rimanere indenne da ogni collusione con gen­te che francamente non mi piaceva e non mi piace. In questo senso dovrà andare la nuova proposta: competenza, novità e trasparenza. Gli italiani sono pronti al cambiamento, – conclude la Contini – la politica si dimostri all’altezza di un compito a cui non ha assolto né nella prima né nella secon­da repubblica”.

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