I partiti che vanno per la maggiore (Pdl, Pd e Fli) stanno sulla difensiva. Si sentono investiti dal vento gelido soffiato dal popolo degli elettori nei loro confronti. Il rischio è che possono essere travolti senza che si possa fare un distinguo e valutare le circostanze senza gravarle con il peso del sospetto. La distinzione che facciamo è a livello umano e non riguarda la politica in se stessa che riteniamo fondamentale per la vita di una comunità e nel suo ruolo di mediatore in una società complessa come la nostra e attraversata da interessi spesso conflittuali tra loro.
Ma nello stesso tempo gli esponenti di questi partiti non si rendono conto della ragione di tali e tante contrarietà popolari. Credo che, intimamente, tutti concordano sulla necessità che la politica abbia un costo e che debba essere sobbarcato dalla collettività. Ma ciò che non è perdonato è il fatto di aver trasformato un contributo in una speculazione commerciale e per trarne personali interessi. Non solo. Queste cose si conoscevano da anni come lo è stato per la Lega Nord che ha utilizzato gran parte dei fondi pubblici per speculazioni finanziarie in Tanzania e Cipro e per usi privati dei loro leader e familiari o che un tesoriere della “Margherita”, un partito che poi si è sciolto confluendo in parte nel Pd., abbia potuto distrarre milioni di euro con una facilità incredibile. E tutto sarebbe passato come un “pettegolezzo” o una malevolenza di giornalisti come Fabio Bonasera e Davide Romano, e non sono i soli, che con i tipi delle Edizioni La Zisa hanno scritto la vera storia della “Lega Nord” riportando le stesse cose che ora ben sei procure ne hanno tratto lo spunto per aprire un fascicolo e avviare delle indagini con svariate ipotesi di reato. E non dimentichiamo che lo stesso Roberto Maroni autoproclamatosi “moralizzatore” si può dire sino a qualche mese fa se l’era presa con i giornalisti accusandoli di attacchi ingiusti e immotivati e minacciando querele. Avrebbe fatto meglio ad accertarsi prima di come stavano realmente le cose, ammesso che non le conoscesse già. Ma la mia rabbia non sta solo qui. E’ nel sentire come sono forti le difese dei leghisti che preferiscono accettare l’idea di un leader raggirato dai familiari e dai “falsi amici”, dandogli, praticamente, dell’incapace, pur di sottrarlo alle sue responsabilità. E dire che gli italiani se solo lo volessero alle prossime elezioni dovrebbero andare in massa a votare penalizzando quei partiti che hanno dimostrato d’avere poca sensibilità e rispetto per la politica e minandola nelle sue fondamenta. Ma ne saranno capaci? Ne dubito, purtroppo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Anti-politica? Bene: facciamo politica
Pubblicato da fidest su lunedì, 16 aprile 2012
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Governo Monti: la politica deve reagire
Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012
“Non è più tollerabile il tono con cui il Prof. Monti si rivolge ai partiti ed alla politica nel suo complesso. Chiedo uno scatto d’orgoglio in nome della democrazia italiana” lo dichiara l’on. Americo Porfidia Presidente nazionale dell’NpS- Noi Sud-per il partito del Sud e sindaco di Recale nel casertano. “I partiti politici, i movimenti di cittadini, la complessa rete di associazioni che si dipana sul territorio dalla val di Susa alla Sicilia, sono tutti espressione della democrazia, della sua pratica quotidiana sui territori, tra le persone e le mille difficoltà delle famiglie. Il settore lavoro è sull’orlo dell’abisso, sia sul versante imprenditoriale che su quello dei lavoratori, pubblici e privati che siano, un quadro deprimente sul quale a ritmo ormai quotidiano si configurano gesti estremi tra la vita e la morte degli individui. In questo contesto il Prof. Monti non può permettersi di attaccare la politica ed i partiti, cioè le forze democraticamente espresse dal corpo sociale del paese. Spero – conclude Porfidia – che altri parlamentari, e presidenti di partito raccolgano questo invito all’orgoglio della politica e delle categorie costituzionali per un riequilibrio di ruoli e responsabilità storiche”
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Politica economica, Sviluppo Lavoro chiede maggiore tutela per gli investitori italiani
Pubblicato da fidest su giovedì, 29 marzo 2012
Non può esserci che preoccupazione da parte dell’Associazione Sviluppo Lavoro, in merito alla strategia di ulteriore apertura attuata dal Governo Monti nei confronti di investimenti stranieri in Italia: quel che emerge a margine di un incontro tra gli imprenditori facenti parte del progetto è infatti un sostanziale scetticismo nei confronti della politica economica del Governo, che sembra trascurare le imprese italiane che intendono continuare a investire in Italia.
Sviluppo Lavoro si propone come forza catalizzatrice di attività imprenditoriali verso la creazione e il salvataggio di posti di lavoro, e chi fa parte del progetto è convinto che il rilancio dell’economia italiana non possa non passare attraverso gli investimenti di imprenditori italiani: se le imprese non hanno accesso al credito e non sono tutelate dalla concorrenza straniera non si va da nessuna parte.
Una maggiore tutela e una rinnovata fiducia per chi decide di rimanere in Italia per investire sul rilancio di una delle economie che solo fino a pochi anni fa era considerata tra le più solide dell’intero panorama mondiale: è questo uno dei concetti base da cui è nata l’Associazione Sviluppo Lavoro, che attraverso un sito internet al servizio di imprenditori e lavoratori e un programma di investimenti mirati vuole dare un significativo contributo affinché il nostro Paese possa presto lasciarsi alle spalle il difficile momento attuale.(Andrea Corti)
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Equità, questa sconosciuta
Pubblicato da fidest su martedì, 27 marzo 2012
E’ una parola utilizzata spesso da presidente Monti e dai suoi ministri. Forse per la fonetica, gli piace il suono e la ripetono come fosse un mantra. Devono, però, ignorarne il significato, perché di equità nella loro azione di governo ce n’è ben poca. Oggi scattano le addizionali Irpef e la busta paga degli italiani sarà ancora più leggera, mentre i prezzi di carburanti e generi di prima necessità continuano a salire. E questo si sa da tempo, purtroppo, come anche la reintroduzione dell’Ici, che oggi si chiama Imu. Si pagherà e sarà salata perché il governo ha alzato le rendite catastali. Sull’Imu c’è una magagna grande come una casa. Di riposo. Sì, perché, come scrive oggi il quotidiano La Stampa, i circa 300.000 lungodegenti che si trovano ospiti nelle case di riposo, dovranno pagare l’Imu su questi istituti. Una follia. La legge prevede, infatti, che se il ricovero è permanente il tributo 2012 deve essere pagato come se si trattasse di seconda casa. Quindi un paziente malconcio in età avanzata dovrà pagare l’Imu sulla casa di proprietà e sulla casa di riposo. Far cassa sulla pelle degli anziani in questo modo è vergognoso. Ci auguriamo che si tratti solo di incompetenza e inettitudine nella stesura del testo e non di volontà politica di spremere i più deboli tra i deboli, incapaci di difendersi. Dopo aver scoperto tutto ciò, ci impegneremo a sollevare il caso in Parlamento per ripristinare non la giustizia sociale, perché non basterebbe di certo questo, ma almeno un livello minimo di dignità politica e di umanità anche nel prelievo fiscale.(Massimo Donadi)
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Il malessere dell’Italia
Pubblicato da fidest su venerdì, 23 marzo 2012
Mentre la fidest raccoglie e rilancia la lettera di Orlando Masiero riguardo il dramma che colpisce le piccole medie imprese italiane costrette a traslocare in Svizzera per sfuggire alla morsa del fisco e all’incertezza di una bancarotta, intende sottolineare, al tempo stesso, il reale malessere di un sistema di gestione delle politiche governative che sta mettendo in ginocchio la parte sana del paese per la dichiarata incapacità di porre mano alle vere riforme. Abbiamo una classe politica che non può non rendersi conto della gravità della situazione e che sta peggiorando di ora in ora. Abbiamo scritto e lo ribadiamo,anche se molti italiani ancora non se ne rendono conto, che siamo al cospetto del peggiore governo in termini assoluti che abbiamo avuto a partire dall’unità d’italia. Ci fa specie in questa circostanza che il presidente della Repubblica, uomo di grande spessore politico e sensibilità istituzionale, non percepisca il fatto di trovarsi al cospetto di un governo preposto a fare il “lavoro sporco” ma lo fa solo nei confronti della povera gente, dei precari, dei disoccupati,dei pensionati. Un governo che si preoccupa solo a togliere i diritti e ad accanirsi sui doveri, ma lascia i diritti solo ai percettori di redditi alti e non ci vengano a dire che anche loro danno un contributo: Se togliamo 100 euro ad una modesta retribuzione non è la stessa cosa se togliamo mille euro a chi percepisce un emolumento superiore ai 100.000 euro all’anno. E ancora: Perché il parlamento è stato così sollecito a far pagare ai poveri e così lento ad imporre la patrimoniale? Perchè il parlamento non legifera per la lotta senza quartiere agli sprechi, alle evasioni, al lavoro nero con leggi adeguate? E potremmo andare avanti all’infinito ma ci rendiamo conto che non c’è peggiore sordo di chi non vuol sentire. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Politica: ridare fiducia ai giovani
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 marzo 2012
“Il nodo principale nel nostro Paese è la mancanza di speranza e di fiducia dei giovani. E’ grave che la politica non capisca ciò, perché è il punto da cui partire per far uscire l’Italia da questa spirale pericolosa”. E’ quanto dice in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente dell’Italia dei Valori alla Camera. “Il calo dei mutui, l’indietreggiare dei consumi, il fatto che l’11% delle famiglie dica di vivere costantemente con l’acqua alla gola, sono dati allarmanti – aggiunge Borghesi – Il governo fino ad ora non ha tenuto conto della fascia di popolazione medio bassa, che risentirà in modo sempre più pesante dei provvedimenti adottati”.“Bisogna cambiare rotta – conclude Borghesi – partire dal ridare fiducia alla popolazione, speranze soprattutto ai giovani e pari opportunità, che, già da sole, rappresentano l’ascensore sociale in grado di far ripartire un paese su basi democratiche”.
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Storia della politica mondiale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 marzo 2012
Parma 19 marzo, alle ore 17, presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo di Parma (via Università 12).presentazione del volume “Storia della politica internazionale (1917-1957). Dalla Rivoluzione d’ottobre ai Trattati di Roma” (Edizioni Studium), scritto dal prof. Alessandro Duce. Dopo i saluti introduttivi del Rettore dell’Ateneo prof. Gino Ferretti, della prof.ssa Laura Pineschi (Preside della Facoltà di Giurisprudenza) e del prof. Nicola Antonetti (Presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Scienze Politiche), interverranno alla presentazione il prof. Massimo De Leonardis (Università Cattolica di Milano), il prof. Anton Giulio Dé Robertis (Università di Bari), il prof. Italo Garzia (Università di Bari), il prof. Giuseppe Ignesti (Università LUMSA di Roma) e il prof. Antonio Varsori (Università di Padova). Concluderà l’on. prof. Antonio Martino, già Ministro degli Esteri e della Difesa della Repubblica Italiana. Presiederà l’incontro il prof. amb. Luigi Vittorio Ferraris (Università La Sapienza di Roma). Sarà presente l’autore.
La prima metà del Novecento è stata un’epoca terribile e grandiosa della storia umana: l’era del dominio europeo del pianeta, dell’emergere di ideologie politiche distruttive e belliciste come il nazionalsocialismo tedesco e il comunismo sovietico, ma anche l’epoca dell’inizio dell’emancipazione e della rigenerazione di molti popoli asiatici e africani, in primis turchi, cinesi, arabi e indiani. In quegli anni hanno preso forza e sviluppo fenomeni che tuttora condizionano la nostra vita, dalla globalizzazione economica all’ascesa degli Stati Uniti a Stato egemone mondiale, alla costituzione di grandi potenze asiatiche come Giappone, India e Cina.Il volume delinea un affresco generale e appassionante dei momenti e dei problemi fondamentali delle relazioni internazionali fra il 1917 e il 1957, dalla rivoluzione bolscevica in Russia alla costituzione del Mercato Comune Europeo, sottolineando il ruolo dei grandi leader e delle ideologie (nazionalismi, comunismi, liberalismi) nella politica mondiale.
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Giochi e politica, Vicari (Pdl): “Presto un testo unico di riforma sul gioco”
Pubblicato da fidest su martedì, 13 marzo 2012
“In settimana sarà forse possibile varare un testo unico di riforma sul gioco d’azzardo”. A dirlo, come riporta Agipronews, è la senatrice Simona Vicari, segretario della presidenza del Senato e membro della Commissione Industria, commercio, turismo. “Credo che la nomina di una apposita Commissione bicamerale” sul gioco d’azzardo “possa essere una strada da percorrere” per arrivare “alla definizione di un testo unico” che permetterebbe di “armonizzare i vari disegni di legge presenti”. L’obiettivo è “fare un salto di qualità nel contrasto alle forme di dipendenza dal gioco, senza fondamentalismi, ma nella convinzione che la tutela della salute dei cittadini e delle famiglie rappresenti un obiettivo primario”, ha concluso la senatrice.
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La politica fa schifo
Pubblicato da fidest su venerdì, 9 marzo 2012
46 senatori del Pdl si sono sentiti offesi dallo sfogo del ministro Andrea Riccardi, riguardo la melina di questi giorni sull’attività del governo Monti, ed hanno presentato una mozione di sfiducia che ha visto l’ex ministro della giustizia Nitto Palma come primo firmatario. E’ stato necessario l’intervento del segretario del partito Alfano per far rientrare l’iniziativa. Resta il fatto.
Il “caso Riccardi” a mio avviso prima o poi sarebbe esploso. Già alla prima lettura della compagine governativa montiana avevamo lanciato un appassionato appello a Riccardi affinché lasciasse la poltrona di ministro considerandola una diminutio capitis rispetto al grande ed encomiabile lavoro svolto alla guida della comunità S. Egidio. La politica come la concepisco è fatta o di uomini coerenti con il loro pensiero e la loro visione della società al servizio dei più deboli o è asservita ad interessi partigiani che ne sviliscono la funzione. Riccardi proprio perché resta coerente, con le sue idee e la sua etica ispirata a sani principi religiosi non disgiunti da quelli laici nel perseguire le sue finalità al servizio della società, ai suoi bisogni e alle sue attese, poco o nulla sembra ritrovarsi con quella parte della politica che detta con le sue parole e anche nostre “fa schifo”.
Fa schifo perché si fa perdere alla politica il suo primato, la sua guida, la capacità di intermediazione, la sua finalità di fungere da calmieratore delle tensioni sociali e degli estremismi corporativi. Ma fa soprattutto schifo perché è una parola che è stata impropriamente adottata da uomini senza scrupoli che dietro la sua immagine hanno nascosto interessi clientelari e loschi affari. Questa non è politica. E’ mercimonio della politica.
Se gli italiani ritrovano il senno e non si lasciano prendere la mano dalla fugacità del momento dovrebbero trarne le conseguenze penalizzando proprio quei partiti che più degli altri sono il bivacco di persone che nulla hanno a che vedere con la politica, nel senso nobile della parola.
Riccardi fa paura anche per un’altra ragione. E’ l’uomo del rinnovamento della classe dirigente cattolica rivolta alla politica come buona maestra di vita. Riccardi è un’icona per la sua vocazione all’appartenenza senza eccedere nel servilismo o nel rigore ideologico. Riccardi fa paura perché simboleggia la parte sana della politica e del buon governo del paese anche a dispetto di quanto non fa il governo di cui fa parte. E’ questo, semmai, il punto di maggior scoramento. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Politica: le ragioni del rinnovamento
Pubblicato da fidest su lunedì, 5 marzo 2012
Editoriale Fidest. Le primarie del Pd a Palermo sono, a mio avviso, un chiaro segnale rivolto al popolo del centro sinistra per un rinnovamento radicale della classe dirigente del partito e delle sue candidature nelle amministrazioni locali e politiche. Questo non significa che Rita Borsellino con la sua storia e il suo prestigio debba essere considerata perdente. Tutt’altro. A lei va il rispetto che le si deve, ma in queste cose occorre distinguere i ruoli che si devono assegnare e i compiti che ne sono conseguenti. Palermo come città, come amministratori non ha bisogno di “icone” ma di giovani intraprendenti e volitivi. La città non è facile da governare. Occorre riservarle un impegno che richiede forza, costanza, visione di un futuro che non possono prescindere da un ruolo dinamico della vita stessa che pulsa nelle vie, nelle piazze, tra i monumenti e il sociale.
Sul piano più generale ho già da tempo scritto che esiste un malessere generalizzato dell’opinione pubblica nei confronti di quella classe dirigente di tutti i partiti che in qualche modo si richiama al passato e, nella fattispecie, Bersani è figlio di quella stirpe. Lo ha compreso Berlusconi, sia pure tardivamente, candidando a segretario Alfano ed è stato persino profetico nell’affermare che gli altri segretari gli devono fare le scarpe perché è il migliore in assoluto. Traducendo il suo pensiero possiamo dire che lo ha detto riferendosi al “vecchiume” che caratterizza la classe dirigente degli altri partiti e, in special modo, del Pd. Alfano, di certo, non è il meglio, tutt’altro, ma nonostante ciò riesce a fare la differenza.
Per il Pd è una lezione che viene da lontano: pensiamo ai sindaci di Milano, di Napoli e di Firenze. Non tutti giovani ma con un identico comune denominatore: niente che li collegasse con la vecchia nomenclatura. Forse Ferrandelli non è frutto di una garanzia, al di sopra delle parti, considerato il filone dal quale discende, ma gli elettori del centro sinistra nelle primarie lo hanno visto il solo capace di portare una ventata di rinnovamento, nonostante tutto. Ed anche tale circostanza dimostra la miopia della classe dirigente del Pd nazionale e locale nel non aver colto dalla società civile quelle identità, che di certo ci sono, per farle emergere e portarle all’attenzione del proprio popolo.
A questo punto riprendo la proposta che feci: azzerate la classe dirigente del Pd. Portate avanti “facce nuove” sia pure non anagraficamente giovani, ma credibili, serie, preparate e soprattutto onesti e vi ritroverete con un elettorato riconquistato, fiducioso e recettivo. Ma temo, come in passato, che quanto affermo sia e resti una vox clamantis in deserto, purtroppo. E che si voglia licenziare una regola come se fosse un’eccezione, quella della continuità senza diversità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Italia: politica anomala
Pubblicato da fidest su lunedì, 13 febbraio 2012
In un recente commento in una trasmissione televisiva si è fatto cenno all’avvento del berlusconismo classificandolo come una anomalia tutta italiana e che si è ripetuta con il governo Monti. Questo ragionamento mi fa andare ancora più a ritroso. Penso ai tempi dell’unità d’Italia e posso considerare la prima grossa anomalia con una unità giusta, ma anomala in quanto al governo del paese e alla sua burocrazia che non furono le espressioni delle varie parti dell’Italia unitaria, ma solo piemontesi. Seguì la parentesi fascista e anche in questo caso si trattò di un’anomalia in quanto i partiti non furono in grado di governare e dovettero cedere il passo al governo Mussolini. Dopo la seconda guerra mondiale accadde la stessa cosa con la presenza di un partito destinato a succedere a se stesso per mancanza di un’alternativa valida. Così ci trascinammo tra scandali, corruzioni e quant’altro fino alla deriva berlusconiana. E anche allora la rissosità dei partiti non permise il ricambio provocando di fatto una profonda crisi di sistema che si concluse con un’altra anomalia: il governo Monti. Ora con le prossime elezioni politiche del 2013 i partiti dovrebbero riappropriarsi del loro ruolo istituzionale ma i dubbi restano. Chi potrà mai governarci stabilmente? Non si tratta tanto di una legge elettorale. Quella attuale la sua parte l’ha fatta cercando di ridurre il numero dei partiti, di far eleggere persone ritenute affidabili alle rispettive coalizioni, tanto che ci siamo ritrovati in Parlamento gli avvocati del premier e i manager della sua azienda e gli amici fidati. Eppure non è stato sufficiente nemmeno un generoso premio di maggioranza per tenere unita una forza numerica schiacciante. Ora, onestamente, cosa potrà fare di meglio una nuova legge elettorale? Ragione vorrebbe che si andasse al cuore del problema per prendere atto che la governabilità non è strumentale ad una legge elettorale ma, semmai, è la logica conseguenza di un modo diverso di fare politica. E, prima di tutto, renderci conto, tutti noi elettori e politici eletti che i partiti non sono più l’estratto di una ideologia, sia essa di destra, di sinistra o di centro, ma il terreno di conquista di varie consorterie, lobbies, corporazioni et similia. E questo ci impone il rispetto dei principi e programmi che ad essi si richiamano, nonostante tutto. Principi quali il diritto alla vita e a vivere. Vivere per garantire ai nuovi venuti l’assistenza, la previdenza, un tetto sotto cui ripararsi, ad alimentarsi e al lavoro. Non si può, infatti, garantire il diritto alla vita e subito dopo staccare la spina e disinteressarsi del nuovo venuto, o limitarsi alla carità, umiliandolo. Se la società vuole crescere deve farlo con tutti i suoi componenti, nessuno escluso. E deve farlo non sottraendosi al suo dovere di dare certezze e sicurezza a coloro che hanno avuto accesso alla vita. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Italo Bocchino e le strategie politiche
Pubblicato da fidest su sabato, 11 febbraio 2012
“Il Pdl e il Pd non ci possono fregare perché se fanno lo sbarramento altissimo, con uno di loro noi ci alleamo e chi ha avuto questa furba idea perisce. Si sono fatti male da soli. Adesso si vota alle amministrative e ovviamente fa piacere sia agli uni sia agli altri allearsi con noi. Hanno bisogno di noi. Il criterio con il quale decideremo sarà esclusivamente nell’interesse del cittadino e appoggeremo il candidato sindaco più bravo e il programma migliore”. Lo ha dichiarato Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, con un’intervista alla Zanzara su Radio 24. Sulla legge elettorale per Bocchino la sua idea è “il modello tedesco perché ci sono i collegi, e quindi è l’elettore che sceglie, con il rispetto al proporzionale che tende a preferire le alleanze programmatiche. Il sistema che abbiamo avuto – continua il vice presidente del Fli – con il quale dovevi prendere un voto in più per vincere, ci faceva alleare con tutti. Questo è quello che è successo alla sinistra che si è alleata con Rifondazione e ne ha pagato le conseguenze; Berlusconi con le Lega e ne ha pagato le conseguenze” – e conclude alla Zanzara su Radio 24 – “Bisogna togliere il premio di maggioranza. Si faccia un doppio sbarramento con il 4% per le liste e il 10% per le coalizioni” (Maria Luisa Chioda)
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Naufragio Costa-Concordia e la politica
Pubblicato da fidest su martedì, 17 gennaio 2012
Una grande nave da crociera con quattromila persone a bordo tra passeggeri e personale, ritenuta, praticamente, inaffondabile, è diventata improvvisamente vulnerabile sino ad incagliarsi sugli scogli dell’isola del Giglio con due vistose falle ai fianchi che ora potrebbero spingerla nel fondo del mare. L’Italia politica sembra messa allo stesso modo. A fronte di un grande paese, ben inserito nel contesto internazionale, abbiamo un piede d’argilla che rischia di far crollare tutto il resto, per quanto solido. La nostra debolezza sta nell’aver partorito una classe dirigente mediocre e, quindi, incapace d’affrontare e sciogliere i nodi che avviluppano il nostro sistema e che sta per strangolarlo. Ci siamo lamentati d’avere delle maggioranze risicate e ne abbiamo pretesa una consistente ma il risultato è stato lo stesso: inconcludente. Ho già più volte richiamato l’attenzione di chi mi legge sul fatto che abbiamo perso una prima grande occasione di rinnovare il sistema Stato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Erano gli anni della ricostruzione. Avrebbero potuto permetterci quel salto di qualità che il rigido conformismo e provincialismo della dittatura fascista avevano reso proibitivo ed invece abbiamo preferito lo status quo ante bellum dal punto di vista della burocrazia, delle riforme del sistema pensionistico e assistenziale, della scuola, della sicurezza e della giustizia. Ci siamo adagiati nelle logiche assistenzialistiche inventandoci lavori inesistenti, ci siamo compiaciuti nell’arte dell’intrallazzo per convivere con i vari sistemi malavitosi, per non irritarli più del dovuto, siamo stati arrendevoli con i poteri forti per non contrariarli, abbiamo rinviato sine die le riforme più importanti favorendo al tempo stesso gli intrallazzi, i favoritismi, i clientelismi, la corruzione. Ora tutti i nodi vengono al pettine e che facciamo? Praticamente nulla se non manovre capaci solo di perpetuare le tolleranze e gli abusi e prendercela con le classi sociali più deboli capri espiatori di sempre per le inettitudini degli altri. Così rischiamo d’incagliare il nostro sistema paese ma preferiamo ignorarlo come se andassero a fondo solo i piani più bassi lasciando a galla la parte alta. E’ che se una nave affonda in acque alte come è il caso dell’Italia politica di oggi e in un mare in tempesta per giunta, insieme affondiamo, nessuno escluso. Non ci sono furbizie che tengano e salvagente capaci di sfidare il mare agitato e il freddo delle sue acque e gli squali annidati. E’ questa la situazione che la miopia dei politici non riesce a vedere e il resto degli italiani non ne avverte la pericolosità perché esercitati a fare gli “gnoccoloni” nella logica del servus servorum Dei. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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La svolta politica
Pubblicato da fidest su lunedì, 16 gennaio 2012
Opinioni in rete. Le manovre in atto negli ambienti di una certa politica in Italia sembrano perseguire l’obiettivo d’incoraggiare l’assenteismo elettorale (siamo già al 30% e non è escluso che si arrivi al 35%) strumentalizzando tutto ciò che è negativo: politici corrotti e malavitosi “scudati” dai loro colleghi, privilegi di casta, intese sottobanco poco chiare tra i vari partiti, di maggioranza e di opposizione, e perseguimento di iniziative non dissimili tra loro tanto da farli apparire “complici” dello stesso sistema. Il fine è quello che è più controllabile il 60-65% dell’elettorato rispetto ad una percentuale maggiore. Non solo. Se si scremano i voti diretti alle ali estreme e ai partitini locali, le schede bianche e nulle si arriva tranquillamente ad una percentuale intorno al 50%.
Significa, in pratica, assicurare la leadership degli stessi partiti, i loro giochi di potere e i loro leader.
Contro questa linea di tendenza resta per gli elettori che vogliono seriamente un cambiamento e, sono, purtroppo, tra coloro, per lo più, che disertano le urne, una sola possibilità: quella di andare a votare e a votare quel partito che più degli altri ha provveduto ad un ricambio generazionale non tanto per l’età quanto per la mentalità dei candidati. Se tale mossa risultasse vincente avremmo, se non altro, la possibilità di ridurre di un buon 40% il numero dei soliti eletti. E sarebbe ancora più interessante avere un partito che fondasse il suo programma sulla tutela di due diritti: quello della vita e quello del vivere. Il ragionamento che ne scaturisce è semplice: noi abbiamo un obbligo nei confronti dei nuovi venuti. Non dobbiamo abbandonarli a se stessi una volta nati. Dobbiamo assicurare un minimo standard di esistenza dignitosa elevando a diritto inalienabile quello dell’assistenza universale, dell’istruzione, dell’alimentazione, del lavoro, della sicurezza e della tutela per i più deboli (handicappati, anziani, ecc.). Per questi impegni le risorse ci sono, se ne facciamo un buon uso, ovviamente.
Se ci convinciamo delle buone ragioni qui rappresentate allora il discorso si fa mediatico e come, a questo punto, non pensare alla rete? Avremmo un obiettivo a portata di mano, il tempo necessario per concretizzarlo e la possibilità di essere supportati da elementi validi da proporre come alternativa all’attuale leadership. Il mio invito, quindi, è quello di chiamare all’attenzione dei navigatori della rete questo progetto, di valutarlo e migliorarlo se necessario, di diffonderlo e di realizzarlo con atti concreti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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L’onda lunga dell’antipolitica
Pubblicato da fidest su giovedì, 12 gennaio 2012
Mentre gli italiani nel 2012 sono chiamati a drastici sacrifici previsti nelle inique misure contenute nell’ultima manovra: dalle pensioni all’Ici, all’aumento della benzina e dell’Iva (“Una medicina amara ma necessaria” ci hanno ripetuto), i parlamentari di ogni colore politico, arroccati ai loro benefici, si ritrovano tutti uniti nel difendere la “casta”, non disposti a rinunciare ad alcun privilegio. E dire che gran parte dei problemi per i quali l’Italiani si trovano oggi a dover fare i conti è colpa loro che si sono dimostrati negli anni (decenni) incapaci ed inadeguati a gestire la cosa pubblica.La politica quale corretta amministrazione della “polis” è un’arte che gran parte dei nostri parlamentari non conosce o ha dimenticato, è stata negli anni trasformata in una gestione interessata a puri fini elettorali ovvero ad interessi di pochi, della “cricca”.Cosa deve pensare il cittadino che è costretto a vedere in questi giorni in TV questi rappresentanti del popolo che con fare disgustoso e vergognoso difendono le loro indennità, di oltre diecimila euro al mese, quando un pensionato, un operaio, sempre che abbia ancora un posto di lavoro, con poco più di mille euro di stipendio che non riesce ad arrivare alla metà del mese, viene chiamato a contribuire per risanare l’economia italiana ?Perché questi politici, questi “affaristi” della politica, chiedendo per loro, la loro “casta”, l’adeguamento degli stipendi alle indennità dei colleghi europei, non chiedono anche di allineare le pensioni e gli stipendi degli operai e dei lavoratori italiani agli stipendi dei colleghi europei ?Mi vergogno di loro. Questa è gente che non mi rappresenta, è gente che non rappresenta gli Italiani onesti e laboriosi, questi rappresentano solo se stessi ed i loro interessi, la dimostrazione l’abbiamo avuta con la registrazione, se pur scorretta, fatta nel mese di novembre in Parlamento ad alcuni parlamentari che esplicitamente si dichiaravano interessati a non far cadere il vecchio governo al solo scopo di maturare il diritto alla pensione. Hanno anche il coraggio di lamentarsi del diffondersi dell’ “onda di antipolitica” e di discredito che sta colpendo la classe dirigente, una cosa è certa ci sono comportamenti quanto meno discutibili di esponenti pubblici, e che accanto a queste “mele marce” ce ne sono, purtroppo, poche buone.(fonte associazxione carta 48)
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