Dalla sua unità sono passati 152 anni eppure tutta la sua storia e la cronaca di questi giorni ci danno una nazione divisa anche quando con la dittatura fascista si cercò una identità unitaria. Fu solo un fuoco di paglia che ci portò di filato in una guerra dalla quale uscimmo malconci ma non redenti. Diventammo forzatamente democristiani per ragioni di politica internazionale, ma con un partito comunista molto forte e temuto. Con lo sfaldamento della D.C. e dei suoi alleati, negli anni novanta, ci ritrovammo senza una guida ma alla mercé del primo imbonitore di turno. Così costruimmo un altro ventennio, dove demmo prova della nostra capacità di sopravvivere agli scandali, alla corruzione, al malgoverno, agli inciuci e alle panzane che ci ammannivano a manca e a destra. Ora ci ritroviamo con i cocci in mano, ma continuiamo a bramare il nostro messia politico e poco importa se ha dei difetti e delle debolezze. E’ lui che ci fa sognare il paese che non è e che non sarà a dispetto della cruda realtà. Per lui ci dividiamo, litighiamo, fanatizziamo e rendiamo sempre più confuso e triste la nostra vita. Non riusciamo ad avere la mente lucida, d’essere consapevoli che non è più il tempo di deleghe in bianco, ma che dobbiamo verificare di persona il mandato che noi affidiamo ai nostri eletti. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere un popolo che non ha più la licenza d’inseguire le chimere ma di misurare il futuro con le sue mani e le sue azioni. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Italiani: un popolo ingovernabile?
Pubblicato da fidest su venerdì, 5 aprile 2013
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L’italia sostiene il popolo egiziano
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
Il Cairo – Il governo italiano, nella persona dell’Ambasciatore d’Italia in Egitto, Claudio Pacifico, e il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), rappresentato dal Direttore del WFP in Egitto, Gianpietro Bordignon, hanno firmato oggi un accordo, alla presenza del Ministro per gli Approvvigionamenti e il Commercio Interno, Gouda Abdel-Khaled, per fornire alimenti – per un valore di 2 milioni di euro (circa 2,6 milioni di dollari) – da destinare al sistema di sicurezza alimentare egiziano.
Grazie al sostegno finanziario della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, il WFP acquisterà sul mercato internazionale circa 1.100 tonnellate di zucchero e, su quello locale, circa 1.000 tonnellate di olio vegetale fortificato. Le derrate alimentari verranno consegnate al Ministero egiziano per gli Approvvigionamenti e il Commercio Interno affinché vengano distribuite a circa 600.000 beneficiari, che si trovano nel governatorato di Beni Suef, uno tra quelli a più alto rischio di insicurezza alimentare in Egitto.Il sistema di sovvenzioni alimentari rappresenta un elemento vitale per circa 64 milioni di egiziani che ricevono gli alimenti di base attraverso le tessere di razionamento.
Un rapporto del WFP, reso pubblico lo scorso anno, basato su dati governativi del 2009, mostra come i governatorati dell’Alto Egitto, che includono Beni Suef e Fayoum, rischiano maggiormente l’insicurezza alimentare a causa delle precarie condizioni economiche.
L’Egitto è il più grande importatore di grano del mondo dipendendo dall’estero per oltre il 50 per cento dei suoi consumi nazionali. La maggior parte del grano è destinata alla produzione del pane “baladi”, sovvenzionato dallo Stato. Si tratta dell’alimento base per la maggioranza della popolazione egiziana, di cui il 40 per cento vive con meno di 2 dollari al giorno.
Attualmente, il Ministero per gli Approvvigionamenti e il WFP stanno mettendo a punto un progetto avanzato di “Panificio Modello”, da realizzare a Qalioubia, allo scopo di incrementare l’efficienza e migliorare l’efficacia economia dell’industria di panificazione del “baladi”. Il progetto di “Panificio Modello” sarà finanziato nuovamente dall’innovativo sistema di conversione del debito italo-egiziano da destinare allo sviluppo.
Attualmente, oltre 685.000 persone in Egitto usufruiscono dell’assistenza del WFP attraverso programmi mirati a rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale. Tali obiettivi sono perseguiti combattendo la fame, sin dal suo sorgere, ed eliminando il lavoro minorile grazie all’istruzione, promuovendo una migliore nutrizione attraverso la fortificazione degli alimenti di base nazionali e sostenendo i gruppi vulnerabili con la creazione, tra gli altri, di beni strumentali.
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Turchia: Rispetto diritti politici e civili del popolo curdo
Pubblicato da fidest su lunedì, 27 febbraio 2012
L’Associazione Europa Levante ha inviato al Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata l’appello sottoscritto da esponenti politici, uomini della cultura, rappresentanti di associazioni, giornalisti con il quale si chiede << di avviare ogni passo necessario nei confronti della Turchia e dell’Unione Europea, perché siano rispettati i diritti civili e politici del popolo curdo e la sua istanza di autonomia democratica, perché si ponga fine ad un conflitto senza sbocco, e si giunga ad una soluzione pacifica e complessiva della questione curda che veda la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, unica garanzia di una pace stabile e duratura, e perché questo passaggio determini l’auspicabile piena integrazione della Turchia nell’Unione Europea ». L’agenzia Ansa ha reso noto che il Ministro parteciperà il 27 febbraio – a margine del prossimo Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea –al Turkey Focus Group, che avrà come finalità quella dello sviluppo del dialogo tra Unione Europea e della Turchia. Afferma Europa Levante nella nota che accompagna l’appello : « Nella consapevolezza che le questioni poste nell’appello siano assolutamente rilevanti nell’ambito dei rapporti dell’Unione con la Turchia e non possano essere ignorate essendo attinenti anche al rispetto dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ci rivolgiamo a Lei affinché esse siano presenti e considerate nell’ambito di detti importanti lavori».
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Solidarietà con il popolo siriano
Pubblicato da fidest su sabato, 18 febbraio 2012
Alla luce del crescente clima di tensioni e violenza che si sta registrando in Siria, FOCSIV esprime la propria solidarietà al popolo siriano e si unisce all’appello, lanciato da Papa Benedetto XVI all’Angelus della scorsa domenica, affinché si ponga fine alle violenze e allo spargimento di sangue e tutti, a cominciare dalle Autorità politiche siriane, privilegino la via del dialogo, della riconciliazione e dell’impegno per la pace.
“Noi cristiani che siamo fuori dalla Siria, siamo dunque chiamati ad agire, ad impegnarci, affinché non si arrivi ad un intervento armato e si ristabilisca un clima di pace attraverso il dialogo. Solo aiutando il dialogo si potrà dare voce a tutti i cristiani nel paese, i quali – come denuncia un nostro amico siriano cristiano (la cui identità manteniamo riservata per motivi di sicurezza) – sono paralizzati da un lato dalla paura dell’estremismo islamico e dall’altro dalla paura per la repressione del regime” dice Sergio Marelli, Segretario Generale FOCSIV.
Per queste ragioni “è necessario un tavolo di trattative e chiediamo che la diplomazia della Santa Sede faccia i passi necessari al massimo livello e con la massima urgenza per creare le condizioni negoziali al cessate il fuoco e alla ricerca di una soluzione politica sul terreno” continua Marelli.
Da qui l’invito della FOCSIV, rivolto a tutti, alla mobilitazione, e l’adesione della Federazione insieme alla Tavola della Pace alla manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo siriano che si terrà a Roma domenica 19 febbraio 2012. La manifestazione è promossa dal Consiglio Nazionale Siriano (CNS) e, come esplicitato nella piattaforma, si pone l’obiettivo di fare cessare le violenze in Siria ed arrivare ad elezioni libere dopo le dimissioni di Assad e dei suoi.
Con i nostri partner siriani, siamo convinti che chi ama la pace deve essere pronto a far sentire la sua voce in tutti i posti, e quindi non mancare a qualsiasi occasione dove si può manifestare la solidarietà con il popolo siriano. Il segnale che con la manifestazione ci proponiamo di lanciare all’opinione pubblica è importante perché il mondo deve imparare che i problemi possono essere risolti con vie che non siano la guerra, e che ci sono, e ci devono essere altre vie: la forza, la guerra non possono pretendere di essere l’unica via. Tra il non fare niente e l’intervento militare ci devono essere almeno mille e una soluzioni.
“La solidarietà con la popolazione siriana oggi deve essere un impegno di tutti gli italiani. Per questo, come FOCSIV sosteniamo e invitiamo tutti i nostri concittadini ad aderire all’iniziativa “un fiocco nero per la Siria” lanciata dal giovane scrittore italo-siriano Shady Hamadi” conclude Marelli.
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Appello al popolo degli astensionisti
Pubblicato da fidest su lunedì, 26 dicembre 2011
I sondaggi d’opinione rilevano una costante negli umori dell’elettorato italiano che ruota intorno al 30% degli elettori che dichiarano di volersi astenere dall’andare al voto. Le motivazioni sono diverse e ritengo del tutto valide. Ma nello stesso tempo mi rendo conto che salire sull’Aventino come atto di sdegno e di sfiducia per ciò che i politici fanno e promettono con intenti menzogneri, è un atteggiamento suicida. Lo è in quanto non ci si astiene sconfiggendo la politica, ma favorendone i suoi oscuri disegni in quanto astensionisti o no è la politica che continua a fare il suo corso, se non peggio, essendosi privata di quel dissenso che l’avrebbe indebolita se non costretta a cambiare rotta. Non possiamo privarci di una possibilità che la democrazia, sia pure con molti se e ma, ci offre per esprimere i nostri sentimenti, condizionare il nostro dissenso o consenso e per lasciare tutto sommato un segno, un richiamo, un avvertimento, ma in forma attiva. Lo possiamo fare solo partecipando e non estraniandosi poiché votanti o no la politica continua a dominare la nostra vita quotidiana. Si tratta solo di capire come si può imbrigliare il sistema e a condizionarlo con il voto. Pensiamo alla proposta di votare i partiti minori, quelli che si sono mostrati più antisistema e che danno fastidio ai maggiori. Pensiamo alla proposta di chi vorrebbe la nascita del “partito degli astensionisti” (che vanno al voto, ovviamente) con propri candidati, ma con personalità del tutto nuove e con la possibilità di fare piazza pulita dei soliti noti. Non dimentichiamo che se solo i due terzi degli astensionisti andassero al voto e lo facessero in uno dei due modi indicati avremmo un partito del 20%, e forse più se trascinasse nel consenso anche gli indecisi, che avrebbe la forza di rappresentare l’ago della bilancia nel governo del Paese. Perchè dovremmo perdere questa occasione? D’altra parte la scelta delle candidature non dovrebbe essere un problema se ci guardiamo bene intorno e ci rendiamo conto che esistono persone giuste più di quanto non si possa credere e capaci di figurare con più efficacia e autorevolezza gli interessi generali del Paese. Meditate gente, meditate “astensionisti”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Italiani popolo di “allocchi”
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 novembre 2011
Si dice spesso, tra coloro che si considerano “addetti ai lavori”, per le questioni politiche, che gli italiani possono avere grandi virtù in tutti i campi dello scibile ma quando si tocca la politica fanno la parte degli allocchi. L’allocco, come si sa, è un uccello rapace notturno dell’ordine degli strigiformi. Ha forme tozze, un piumaggio bruno e occhi grandi e rotondi che gli danno un’aria un po’ stupida. Ma solo dal dizionario dei modi di dire possiamo considerare questo volatile a ciò che lo assocerebbe agli italiani. Il fatto, evidentemente, che resta inerte, attonito e con espressione istupidita di fronte ad una situazione imprevista come potrebbe essere se abbagliato da una luce forte. Nel traslato questo improvviso fascio di luce dovrebbe lasciare, come dire, “alloccati” gli italiani in quanto confusi e storditi dall’arte persuasiva del nostro presidente del consiglio, dalle sue promesse allettanti, dalla sua verve da imbonitore. E tutto questo non sembra aver perso la sua penetrante luminosità anche ora che ha preannunciato con un coup théâtre la sua intenzione di dimettersi. Tant’è che già qualcuno pensa che si sia trattato di una mossa ad effetto per far approvare un provvedimento indigesto ma con una possibilità di rimangiarsi tale decisione attraverso una richiesta plebiscitaria della sua maggioranza parlamentare per rivolerlo alla guida del paese e lui, poverino, si sacrificherà e resterà al suo posto. E gli allocchi, secondo rituale, approveranno e ringrazieranno. Ma certo non conforta quelli che si sentono “meno allocchi” nel sapere che dal fatidico 14 dicembre del 2010, allorchè, per una manciata di voti, riuscì a conservare la sua maggioranza parlamentare, e sino ad oggi, sono stati “bruciati” sull’ara della crisi finanziaria e dello spread del debito pubblico ben 40 miliardi di euro e ai quali si aggiungono dal 2 agosto scorso gli errori commessi, e monetizzabili in circa 25 miliardi di euro, nel non voler riconoscere la crisi fino ad innervosire i mercati e a costringere il paese a pesanti umiliazioni: la prima con l’invito a fare una nuova manovra e di gran lunga più severa e la seconda di “sfiducia” sulla persona e di riflesso sul paese che sembra essere quello che promette ma si guarda bene di rispettare gli impegni assunti tanto che ben tre delegazioni di ispettori sono stati chiamati per verificare i nostri conti pubblici: il fondo monetario internazionale, la Commissione europea e la Bce. Di certo come rapaci notturni possiamo essere nel nostro elemento ma basta davvero poco per trasformarci da allocchi di nome ad allocchi di fatto. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it).
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Il dopo-Gheddafi e le ipotesi di un esodo biblico
Pubblicato da fidest su giovedì, 24 febbraio 2011
Il dopo-Gheddafi e il timore di un esodo biblico, sono diventati i temi trattati da questo governo, attanagliato dalla paura di censurare il folle di Tripoli per le esecuzioni di massa che sta effettuando contro il suo stesso popolo. Da più parti è richiesta la sospensione del trattato di amicizia italo-libica, con un gesto diplomatico senza alcuna conseguenza concreta e che questo governo non farà mai (almeno fin quando Gheddafi resiste nel suo bunker); gli interessi personali del presidente del consiglio ne limitano ogni azione condizionando anche i giudizi La sospensione del trattato di amicizia con la Libia non sarebbe altro che un atto diplomatico, utile solamente a Gheddafi per stimolarlo ad accusare l’Italia di tradimento. Se un’azione deve essere fatta, allora deve essere forte e significativa, come il congelamento di tutte le partecipazioni libiche in Italia (identificati come fondi sovrani, ma in realtà a disposizione del folle libica). La motivazione,in campo internazionale, sarebbe quella di poter disporre dei fondi necessari per provvedere alla prevedibile ondata di immigrazioni. Come “fondi sovrani” appartengono al popolo libico, e per il popolo libico devono essere utilizzati, (evitando le intromissioni dei soliti noti !) ma non regalando loro il solito pesce, bensì creando le condizioni per farli pescare. In Italia abbiamo centinaia di migliaia di ettari di terreni abbandonati dove potrebbero insistere aziende agricole sotto forma di kibbutz, anche raggruppando famiglie di medesime tribù. Ne trarremmo un vantaggio tutti, con una ripresa produttiva in una agricoltura trascurata a vantaggio della finanza, mentre per i profughi si aprirebbe l’occasione per progettare un futuro migliore. Costruirebbero le loro abitazioni secondo progetti esecutivi ben studiati per dedicarsi a forme produttive pianificate. Nominando uno di loro come responsabile del kibbutz si otterrebbe anche una responsabilizzazione che favorirebbe l’integrazione. Ovviamente il tutto dalla sponda Sud del Po fino a Pantelleria! (Rosario Amico Roxas)
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Il popolo della Bibbia
Pubblicato da fidest su lunedì, 21 febbraio 2011
Palermo.25 febbraio, alle ore 18,presso il Salone della Chiesa valdese di via Dello Spezio 43 (dietro Teatro Politeama, angolo via E. Amari). Introdurrà Giuseppe Ficara, pastore e membro della Tavola valdese. Interverranno: Augusto Cavadi, editorialista de “la Repubblica-Palermo”; Bruno Di Maio, responsabile del Segretariato attività ecumeniche dell’Arcidiocesi di Palermo; Francesco Michele Stabile, storico e docente della Facoltà teologica di Sicilia; Daniele Palermo, presidente del Centro evangelico di cultura “Giacomo Bonelli”. Modererà Davide Romano, giornalista.Il Libro: Teodoro Balma, “Il popolo della Bibbia. Storia e martirio dei Valdesi”, a cura di Italo Pons, prefazione di Antonio Di Grado, con una nota di Maurizio Rizza. Edizioni La Zisa, pp. 256, euro 16,00.Questa di Teodoro Balma è più un’opera di buona divulgazione che non di mera erudizione storiografica, la cui impostazione risente, non poco, del clima politico – il ventennio fascista – nel quale fu concepita e scritta. Nonostante quel che possa sembrare ad un lettore poco attento, soprattutto nelle pagine finali del libro, dove l’Autore rende omaggio all’allora capo del governo – un atto dovuto onde evitare gli ostacoli della censura e non di certo per piaggeria o per un errore di valutazione –, tutto il volume è un inno alla libertà, alla strenua difesa dei propri ideali, alla tolleranza, alla dignità dell’Uomo, viste attraverso le vicende ultrasecolari e drammatiche dei Valdesi, il primo ed unico movimento di Riforma religiosa, sorto nel Medioevo e giunto sino ai nostri giorni. Teodoro Balma (1907-1994), pastore valdese, teologo, giornalista e scrittore, ha esercitato la sua attività pastorale in diverse città italiane, come Napoli, Catania, Riesi, Venezia e Torino, lasciando in ciascuna il segno della sua forte personalità. Ha collaborato a diversi periodici: “Corriere di Sicilia”, “Persona”, “Protestantesimo”, “La Luce”, “L’Appello”, “Gioventù Cristiana”. Tra le sue opere, si ricordano: Storia dei Valdesi (Milano 1929),Lineamenti di dottrina cristiana (Catania 1934), Voci degli Apostoli (Catania 1938), Il Costume Valdese (Catania 1938).
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Teodoro Balma, “Il popolo della Bibbia”
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 febbraio 2011
Questa di Teodoro Balma è più un’opera di buona divulgazione che non di mera erudizione storiografica, la cui impostazione risente, non poco, del clima politico – il ventennio fascista – nel quale fu concepita e scritta. Nonostante quel che possa sembrare ad un lettore poco attento, soprattutto nelle pagine finali del libro, dove l’Autore rende omaggio all’allora capo del governo – un atto dovuto onde evitare gli ostacoli della censura e non di certo per piaggeria o per un errore di valutazione –, tutto il volume è un inno alla libertà, alla strenua difesa dei propri ideali, alla tolleranza, alla dignità dell’Uomo, viste attraverso le vicende ultrasecolari e drammatiche dei Valdesi, il primo ed unico movimento di Riforma religiosa, sorto nel Medioevo e giunto sino ai nostri giorni. Le vicende e i personaggi narrati scandiscono in rapida sintesi le tappe salienti di un lungo processo di democrazia religiosa ancora in buona parte insoluto, che oggi, ampliando il discorso, non riguarda più soltanto il culto Valdese, ma ciascun credo, specialmente laddove esistono Chiese con posizioni dominanti, i cui destini si intrecciano, in un rapporto di connivenza, e talvolta si identificano col potere politico stesso. Questo avviene al tempo in cui siamo, sino al paradosso che gli abusanti di un luogo, spesso diventano gli abusati in un’altra parte di questo nostro stupido mondo.
Teodoro Balma (1917-1994), pastore valdese, teologo, giornalista e scrittore, ha esercitato la sua attività pastorale in diverse città italiane, come Napoli, Catania, Riesi, Venezia e Torino, lasciando in ciascuna il segno della sua forte personalità. Ha collaborato a diversi periodici: “Corriere di Sicilia”, “Persona”, “Protestantesimo”, “La Luce”, “L’Appello”, “Gioventù Cristiana”. Tra le sue opere, si ricordano: Storia dei Valdesi (Milano 1929), Lineamenti di dottrina cristiana (Catania 1934), Voci degli Apostoli (Catania 1938), Il Costume Valdese (Catania 1938).
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Italiani un popolo di animalisti o vegetariani?
Pubblicato da fidest su martedì, 1 febbraio 2011
Il Rapporto Italia dell’Eurispes rileva si’, che “per l’87,2 % degli italiani, quello nei confronti degli animali e’ un sentimento positivo”, ma anche che il 93,7% degli Italiani, gli animali li mangia. Infatti, il rapporto conferma che solo “il 6,3% della popolazione ha eliminato dalla propria dieta carne e pesce” e che di questo 6,3%, solo il 44%, ovvero meno della meta’ (il 2,77% del totale), e’ mosso in tal senso da ideologie animaliste. Nulla in confronto ad un 17,8% degli italiani che considera la caccia “un’abitudine accettabile” o ad un 23,9% che pur “poco” ma la approva. Nulla in confronto ad un 14,1% che valuta positivamente il fatto di indossare capi di pelliccia o di un 24,2% che pur “poco” ma lo approva. Nulla in confronto ad un 10,1% di italiani che giudica positivamente l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi. Che poi Eurispes metta in luce che un 58,8% non approvi “per niente” i capi di pelliccia, puo’ essere: l’analisi parla di un 70,9% di italiani che privilegia l’acquisto di prodotti di abbigliamento presso punti vendita piu’ economici come grandi magazzini, mercatini, outlet e di una crisi economica che costringe a risparmiare ed adattarsi!… Un 56,6% che non approva per niente la caccia, e’ possibile in un Paese dove oltre il 98% degli abitanti a caccia non ci va e probabilmente della caccia sa solo quello che gli propinano certi media. Ma cosa centra il fatto che non piacciano gli animali al circo a chi comunque non metterebbe mai piede sotto un tendone?!… Eppure Carla Rocchi dell’Enpa sembra sia stata subito pronta a dire: “sembra indiscutibile che gli italiani abbiano le idee molto chiare, cioe’ assolutamente contrarie a ogni forma di sfruttamento e maltrattamento”; il che e’ piu’ che probabile, ma lo e’ altrettanto che gli italiani abbiano un’idea dello sfruttamento e del maltrattamento ben diversa da quella della Rocchi. Ma FederFauna questa volta approva anche un commento di Felicetti della Lav, il quale avrebbe detto: “questi dati sono un nuovo forte monito alla classe politica nazionale ma anche alle amministrazioni locali”. Infatti, visto che cacciatori, pescatori, allevatori, commercianti, circensi e gli altri facenti parte del 93,7% degli italiani, non hanno mai chiesto di vietare le carote o i finocchi a quel 2,77% di animalisti vegetariani, FederFauna auspica che la classe politica nazionale ma anche le amministrazioni locali, ne tengano conto e non permettano mai piu’ che una minoranza, anche se ricca e invadente, possa prevaricare i diritti di altri, maggioranza o minoranza che siano. FederFauna, in fine, fa notare come possano essere diversamente presentati gli stessi dati e che, guarda caso, i primi commenti pubblicati su quelli relativi agli animali, siano stati proprio degli animalisti. Eurispes, che riprende essa stessa, nel suo rapporto, dati forniti da Lav e Aidaa, rileva che per il 53,1% degli italiani, il sistema informativo del nostro Paese non puo’ essere considerato libero da influenze esterne.
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Italiani popolo di “creduloni”
Pubblicato da fidest su lunedì, 17 gennaio 2011
Da un’indagine del mensile Outside gli italiani sono un popolo di creduloni. I cerchi nel grano? Opera degli alieni. Il Triangolo delle Bermuda? Non lo sorvolerebbero per nessuna ragione. Lo Yeti? In molti sono convinti della sua esistenza e non manca chi ha paura di essere rapito dagli Ufo. Si tratta solo di alcune delle paure e dei misteri che spaventano e affascinano gli Italiani, tanto che secondo 6 psicologi su 10, coinvolti nello studio sul rapporto tra gli italiani e le leggende, e’ in crescita il numero di persone disposte a dar loro un certo credito. Per un italiano su dieci la maggior parte di queste leggende sono vere. Ma come si rapportano a questi misteri? Se per 1 intervistato su 4 la maggior parte di coloro che ci credono ne sono soprattutto affascinati, per quasi un italiano su cinque provoca paura. I motivi alla base del diffondersi della convinzione che dietro a questi moderni miti si nasconda qualcosa di vero? Da un lato il bombardamento di Tv e giornali che spesso danno un’aura scientifica a questi fenomeni (un fattore che ha forte influenza per il 57% degli esperti), dall’altro il bisogno di credere che non tutto sia “svelato” (aspetto evidenziato dl 38%). E quali sono i miti e le moderne leggende di cui gli italiani hanno maggior timore? Il segreto del Triangolo delle Bermude (32%), ma soprattutto la paura di incontrare un fantasma. Nell’era di Internet gli esperti avvertono: “cresce la convinzione che nell’universo non siamo soli e che nelle nevi eterne dell’Himalaya si celi veramente lo Yeti”. E se in molti si informano e cercano di saperne di piu’ (26%), c’e’ anche chi, pur ammettendo di esserne molto incuriosito, preferisce non approfondire e lasciare le cose avvolte dal mistero (7%). E quali le “fonti di informazione” che per loro hanno maggior credito e che secondo loro fornirebbero la prova che questi misteri non siano solo delle leggende? Al primo posto la Tv (citata dal 53% dei partecipanti ai focus), e nella fattispecie le trasmissioni su questi temi, che molti definiscono scientifiche. Ma ad alimentare queste credenze anche il web, citato dal 48%, seguito da riviste e giornali (29%) e persino da film su questi temi (che per il 18% qualche fondamento devono averlo).
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Il popolo tra eletti ed elettori
Pubblicato da fidest su venerdì, 17 dicembre 2010
Nel corso del convegno “Elettori ed Eletti- Come votare oggi” organizzato dal Forum Nazionale dei Giovani- commissione riforme e attività legislative in svolgimento alla sala delle bandiere presso la sede italiana del Parlamento Europeo, l’onorevole Bruno Tabacci ha dichiarato “Sta passando il concetto folle che il popolo elegge il governo e che il Parlamento sia solo un passaggio formale”. Il deputato e portavoce dell’API rimarca che “la legge elettorale è utile per il rapporto tra gli organi costituzionali e non per la confusione che abbiamo generato. I termini di paragone del sistema politico italiano non sono le grandi democrazie europee ma gli ordinamenti russi o sudamericani”. (Ufficio Stampa – Forum Nazionale dei Giovani)
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Siamo un popolo assetato d’informazione
Pubblicato da fidest su giovedì, 2 settembre 2010
Purché sia libera e indipendente. L’esordio col botto di Mentana, share del 7,31% un milione e mezzo di persone a guardarlo, che ha rubato spettatori a tg1 e tg5 lo dimostra. Su La7 si è illuminata una piccola luce nell’informazione televisiva. Una luca che brilla per assenza di competitor liberi. In effetti anche La7, di proprietà Telecom, è tutt’altro che un gruppo editoriale puro e libero, senza interessi al di fuori dell’informazione. Anzi, si può tranquillamente affermare il contrario, con tutto ciò che ne consegue. I gruppi editoriali spuri, infatti, non hanno interesse ad attaccare il governo ed a criticarlo troppo. Rischiano di perdere affari e commesse. Questo è valido non solo per le televisioni, ma per qualsiasi media. Giornali, internet, radio. C’è una rete di relazioni e di interessi che comprime gli spazi di libertà. Gli editori puri in Italia, a parte la straordinaria esperienza del Fatto Quotidiano, non esistono. Non c’è nessuno che investa nell’informazione per ricavarne profitto, come avviene nelle democrazie mature. Tv e giornali sono usati talvolta come clave, altre volte come strumenti di pressione o anche megafoni di persone, partiti, lobby.Quasi mai si pensa ai media come ad imprese in grado di generare profitti. Eppure in tutti gli altri paesi europei e negli Usa si fanno affari enormi con l’informazione. La buona e libera informazione genera profitti. L’incremento degli ascolti de la7 lo dimostra. Un bravo e libero giornalista porta ascolti, quindi più pubblicità e più ricavi. Purtroppo, più che alla qualità, in Italiasu punta all’asservimento, per trasformare i media in strumenti di controllo dell’opinione pubblica. In democrazia i media sono i cani da guardia dei cittadini nei confronti del potere. In Italia, al contrario, sono i cani da compagnia della politica. C’è un caso di scuola. All’inizio del secolo scorso negli Usa c’era una corruzione diffusa e dilagante. Fu combattuta e vinta con la diffusione delle notizie quando una legge impedì a chi aveva altri interessi di possedere giornali. Nacque così la figura del moderno editore puro. In Italia non si è ancora fatta una legge sul conflitto d’interessi. La libertà d’informazione è alla base di un sistema davvero democratico, per questo non cesseremo mai di difenderla. Non solo in parlamento, ma anche attraverso la diffusione di notizie in rete. (Massimo Donadi)
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La persona, il popolo e la libertà
Pubblicato da fidest su mercoledì, 9 giugno 2010
Roma 10 giugno 2010 ore 18,00 Via della Dogana Vecchia, 29 Senato della Repubblica – Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari Presentazione del nuovo libro di Gaetano Quagliariello La persona, il popolo e la libertà Per una nuova generazione di politici cristiani Interverrà in apertura Renato Schifani Presidente del Senato della Repubblica Ne discuteranno con l’autore: Massimo D’Alema Presidente del Copasir Maurizio Sacconi Ministro del Welfare e delle Politiche sociali Andrea Riccardi Fondatore della comunità di Sant’Egidio Modera: Mario Sechi Direttore del quotidiano Il Tempo (Cantagalli 2010 Pagine 200 – Euro 12,00)
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