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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Greenpeace, Legambiente e WWf su Porto Tolle

Pubblicato da fidest su martedì, 13 marzo 2012

«Il progetto più pericoloso e dannoso per il clima, nel nostro Paese, è diventato un progetto fantasma. Ma i fantasmi non sono mai presenze rassicuranti». Così Greenpeace, Legambiente e WWF commentano la scomparsa dei 2,5 miliardi di euro destinati alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle dai piani di investimento di Enel 2012-2016. «Questo annuncio è anche il frutto della forte opposizione al progetto, ma quella che potrebbe sembrare una buona notizia, è solo un grande pasticcio che non serve all’Italia» aggiungono le associazioni. Enel cancella Porto Tolle dal suo piano industriale mentre il suo amministratore delegato continua a contestare magistratura e istituzioni per aver rallentato quello stesso progetto. Sulla conversione a carbone di Porto Tolle, poi, è aperta una formale procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell’Ambiente. Se da quella procedura Enel ottenesse un parere positivo, che cosa succederebbe? Direbbero ‘scusate, ci siamo sbagliati e vi abbiamo fatto lavorare per nulla’ o estrarrebbero dal cilindro i 2,5 miliardi di euro necessari per quello scempio? Dietro a questo pasticcio dell’Enel si cela forse un trucco. Fino a quando l’azienda non annuncerà formalmente la revoca della richiesta di VIA su Porto Tolle, quel progetto resterà una spada di Damocle su ambiente e clima e troverà la più ferma opposizione delle associazioni. E, comunque, come già successo con la scomparsa del nucleare dai precedenti piani di investimento, speriamo che questo annuncio sia di buon auspicio per il definitivo abbandono del progetto di Porto Tolle.

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Porto Tolle: no a riconversione a carbone

Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 maggio 2011

Greenpeace esulta per la decisione del Consiglio di Stato che – ribaltando l’incredibile verdetto del Tar del Lazio – dichiara illegittimo il decreto con cui nel 2009 il Ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo sulla compatibilità ambientale al progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Battuta quindi la tesi dell’Enel secondo cui la centrale a carbone sarebbe meno inquinante di una equivalente centrale a gas, grazie ai camini più alti che abbassano le concentrazioni al suolo degli inquinanti. “Il carbone è il peggior killer del clima del pianeta – ricorda Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia -. Non è possibile ritenerlo ambientalmente compatibile con nulla, men che meno con una zona fragile come il Delta del Po”. Per varie ragioni, il Delta del Po “affonda” in mare, in media di 3 centimetri l’anno. Secondo un articolo pubblicato su Nature, è uno dei delta più a rischio di scomparsa del pianeta. L’innalzamento del livello del mare a causa del cambiamento climatico è uno dei fattori di rischio per il delta. Dopo l’esito del referendum in Sardegna, con quasi il 98% dei cittadini che dicono no al nucleare, questo è un altro segnale chiaro per l’ENEL e per chiunque voglia continuare a usare combustibili sporchi. L’unica speranza per il nostro futuro è una rapida rivoluzione energetica che si basi su rinnovabili ed efficienza. È possibile e conviene dal punto di vista economico, dell’occupazione, dell’innovazione tecnologica.

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Porto Tolle: nuovo stop alla centrale

Pubblicato da fidest su lunedì, 1 febbraio 2010

“Fino a quando il progetto di conversione della centrale a carbone pulito di Porto Tolle  resterà nel cassetto? Quanto ci costa l’attuale stato delle cose?” Carlo De Masi, Segretario  Generale FLAEI-CISL, sollecita una risposta a queste domande.  “Il costo dell’energia elettrica in Italia supera del 35% quello della media UE, facendo  perdere competitività alle nostre Aziende, rispetto alle concorrenti europee. Porto Tolle è  un punto di partenza per la riduzione delle bollette elettriche, ma il Paese è ostaggio di opposizioni pregiudiziali alla realizzazione di qualsiasi infrastruttura”.  “L’iter autorizzativo, – prosegue De Masi – a 5 anni dall’avvio, non è ancora arrivato a  compimento, anche per una serie di azioni ostative, che hanno fatto lievitare i costi dell’investimento del 56%, mettendo l’impianto fuori mercato. Queste considerazioni  portano a esprimere la forte preoccupazione della FLAEI per la sorte del progetto e dei Lavoratori: i 350 alle dipendenze di Enel (oltre ai 3.500 previsti, per i cinque anni  necessari alla costruzione), e quelli dell’indotto, ormai ridotti a una quarantina, dai 200  iniziali”.  “L’azione della Magistratura merita rispetto, così come la tutela della salute pubblica e del Territorio debbono conciliarsi con gli interessi del Paese. E’ necessaria, però, chiarezza da  parte di tutte le Istituzioni e, soprattutto, vanno ricercate le convergenze possibili per  sbloccare la realizzazione di una infrastruttura energetica importante, non solo per il  Veneto, ma per l’intero Sistema Elettrico Nazionale”, conclude De Masi.

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Porto Tolle: le falle della conversione a carbone

Pubblicato da fidest su giovedì, 16 aprile 2009

Una nuova perizia della Procura della Repubblica di Rovigo, consegnata al Ministero dell’Ambiente, mostra che le rassicurazioni di Enel sulla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle sono del tutto inconsistenti, che esistono gravi lacune sulla stima degli impatti per l’ambiente, e che il carbone rimane la scelta più onerosa per il delicato equilibrio del Parco Naturale del Delta del Po.Ora le associazioni ambientaliste ribadiscono che la scelta di Enel mira unicamente a massimizzare il proprio profitto utilizzando il combustibile più economico e più sporco oggi esistente sul mercato, in deroga alle leggi esistenti per la tutela dell’ambiente. Enel continua inoltre a ignorare le valide alternative per una conversione più pulita dell’impianto.Il nuovo documento della Procura (richiesto dal Procuratore Generale di Rovigo, Dario Curtarello, e dal Pubblico Ministero, Manuela Fasolato) conferma che rispetto a tutti i parametri ambientali considerati – l’emissione di inquinanti in atmosfera, l’impatto della logistica e la produzione di rifiuti – la soluzione a carbone è inequivocabilmente peggiorativa. Secondo lo studio della Procura Enel ha omesso di quantificare i carichi degli inquinanti in acqua, senza prevedere di aggiungere alcun dispositivo per la rimozione dalle emissioni in atmosfera del mercurio e di altri metalli altamente nocivi. Enel ha inoltre viziato la stima degli impatti sull’ambiente provocati dalle oltre 3000 chiatte necessarie ogni anno al trasporto del carbone per la centrale. Sono state sottostimate anche le emissioni della ciminiera. Questo è particolarmente grave visto che l’impianto si trova in un’area ad alto livello d’inquinamento come la Pianura Padana. Lo stesso punto era stato indicato anche dalla Commissione VIA del ministero dell’Ambiente, ora “scavalcata” dalla decisione del Governo che autorizza a procedere alla conversione in deroga alle leggi nazionali ed europee. Nell’osservazione più grave, la Procura contesta che Enel non abbia preso in considerazione valide alternative al carbone, con cui si potrebbero minimizzare gli impatti per il Parco Naturale. Rispetto al carbone anche l’olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo risulterebbe una scelta più razionale in quanto implicherebbe minori spese per l’adeguamento dell’impianto ed eviterebbe il transito delle oltre 3000 chiatte lungo i canali del delta riducendo le emissioni di sostanze inquinanti. Anche il vicino terminal gasiero di Porto Levante potrebbe rifornire la centrale di Porto Tolle a metano. In questo modo il maggior prezzo del combustibile sarebbe tuttavia a carico di Enel, ed è invece più conveniente scaricare sulla comunità polesana gli impatti ambientali della conversione a carbone.

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