Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Micron annuncia i prezzi dell’offerta delle obbligazioni convertibili senior

Pubblicato da fidest su lunedì, 16 aprile 2012

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) — Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU) ha annunciato oggi il prezzo dell’offerta di 480 milioni dollari di valore nominale complessivo delle sue obbligazioni convertibili al 2.375% con scadenza 2032 (“Obbligazioni 2032C “) e dell’offerta di 390 milioni di dollari di valore nominale complessivo delle obbligazioni convertibili al 3,125% con scadenza 2032 (“Obbligazioni 2032D” e, insieme alle obbligazioni 2032C, le “Obbligazioni”). Le Obbligazioni sono offerte negli Stati Uniti ad acquirenti istituzionali qualificati ai sensi dell’articolo 144A del Securities Act del 1933 e sue successive modifiche (“Securities Act”). Micron ha concesso agli acquirenti iniziali un’opzione di acquisto fino ad un importo supplementare di 70,0 milioni dollari di capitale totale delle Obbligazioni 2032C e fino ad un importo supplementare di 60 milioni di dollari di valore nominale complessivo delle Obbligazioni 2032D negli stessi termini e condizioni necessarie per coprire l’over-allotment, se presente. Gli interessi sulle Obbligazioni 2032C saranno pagati semestralmente ad un tasso annuale del 2,375% e scadranno il 1° maggio 2032, a meno che non siano state precedentemente riacquistate, rimborsate o convertite. Gli interessi sulle Obbligazioni 2032D saranno pagati semestralmente ad un tasso annuale del 3,125% e scadranno il 1° maggio 2032, a meno che non siano state precedentemente riacquistate, rimborsate o convertite. I titolari possono richiedere a Micron di riacquistare in contanti le Obbligazioni 2032C il 1° maggio 2019 e di riacquistare in contanti le Obbligazioni 2032D il 1° maggio 2021, ed in ogni caso ad un prezzo di acquisto pari all’importo del capitale più gli interessi maturati e non pagati, ma escludendo la data di riacquisto. Inoltre, i titolari possono richiedere a Micron di riacquistare le loro obbligazioni in caso di cambiamento di controllo o di cessazione delle contrattazioni, ad un prezzo di acquisto pari all’importo del capitale più gli interessi maturati e non pagati, ma escludendo la data di riacquisto. L’offerta dovrebbe chiudersi il 18 aprile 2012, subordinatamente alle normali condizioni di chiusura. I titoli non saranno registrati ai sensi del Securities Act, o di qualsiasi legge statale sui titoli, e a meno ché non saranno registrate, non possono essere offerti o venduti negli Stati Uniti ad eccezione nei casi di regime di esenzione dagli obblighi di registrazione a sensi del Securities Act e delle leggi statali applicabili.

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O si tagliano le spese o Italia andrà svenduta a prezzi di saldo

Pubblicato da fidest su lunedì, 16 aprile 2012

Meno regole italiane, più regole americane . Queste sono le richieste dell’amministratore straordinario pro tempore, continuando ad essere succubi della finanza ? Di una finanza perversa che vuole conquistare un nuovo territorio al modello economico-sociale-politico più consono alla sua egemonia Vogliamo pensare a quale futuro vogliamo per noi, quali valori e quali aspettative. La classe politica altrove impegnata (?) non è riuscita ad arginare le difficoltà economiche in arrivo e tra il rischio di un default e un salvataggio ha preferito rinunciare a grandi parti di autonomia decisionale. Dobbiamo evitare che tutto il sistema sanitario, sociale e civile di tipo “europeo” venga smantellato per replicare modelli dove si può persino morire davanti a un ospedale se non si ha una carta di credito liquida disponibile. Se il popolo contrasterà la volontà dell’attuale governo , il salvagente finanziario “messo a disposizione” per tenere a galla i titoli di stato verrà rimosso e l’Italia affonderà. Se preferiamo gli aiuti saremo colonizzati e l’Italia svenduta con la sparizione di tutti i nostri valori sociali,solidali, spirituali ecc. Cosa fare in alternativa? Liquidare tutto il sistema politico, da sostituire con persone maggiormente qualificate e con curriculum di valori provati (meritocrazia ed etica). DIMEZZARE LE SPESE PER LO STATO ( auto blu- spese militari – contributi ai partiti- vitalizi ecc ). Fantasie ? Impossibile arrivare a ciò non è nella nostra indole? L’aumento delle tasse e della burocrazia diminuisce spaventosamente il potere di acquisto che ha come conseguenza minor consumi e una diminuzione della produzione. E l’Italia corre veloce verso l’ avvitamento . L’uscita dall’Euro è solo procrastinata (deleria per il nostro paese), ma prima dobbiamo regalare tutto quello che ci resta; imprese , beni demaniali , impedendoci di salvarci ? Il patto tra cittadini vessati e politici è rotto. (Orlando MASIERO)

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Prezzi prodotti alimentari

Pubblicato da fidest su mercoledì, 4 aprile 2012

Prosegue l’attività di monitoraggio dell’Osservatorio prezzi dei prodotti alimentari di Adiconsum. Ricordiamo che i prodotti alimentari monitorati dall’Osservatorio sono suddivisi nelle seguenti categorie: verdure e ortaggi, frutta, carni, prodotti ittici e altri generi alimentari. Dal monitoraggio svolto dall’Osservatorio prezzi di Adiconsum il carrello della spesa settimanale di una famiglia italiana di 4 persone è aumentato nel periodo settembre 2011-marzo 2012 di circa 4,28 euro, cioè del 3,07%, passando dai 139,38 euro di settembre 2011 ai 143,66 di marzo 2012. Su scala mensile, la maggiore spesa, quindi, è di circa 18 euro. Ecco, nel dettaglio, l’andamento degli ultimi 6 mesi Settembre 2011-Marzo 2012:
Verdure e ortaggi: aumenti generalizzati, sia per i prodotti a forte connotazione stagionale come le zucchine chiare (da 1,85 euro/Kg di settembre a 2,65 euro/kg di marzo) e le zucchine scure (da 1,50 a 2,15 euro/kg), e non come le insalate. Ad es. il prezzo dell’insalata cappuccina è passato da 1,60 euro/kg di settembre a 1,90 (+18,75%), mentre il costo all’origine nello stesso periodo era sceso da 0,39 a 0,38 euro/kg. Così pure per il prezzo della lattuga da 1,50 a 1,85 euro/kg (+23,33%) contro una diminuzione del prezzo all’origine sempre da 0,30 a 0,38.
Frutta: prezzi stabili con riduzioni tra le pere abate, ananas e kiwi
Carni: aumenti generalizzati, più consistenti tra le carni suine, nonostante una contrazione dei prezzi all’origine (circa -0,13 euro/kg)
Prodotti ittici: aumenti generalizzati, più significativi tra quelli da acquacoltura: sgombri (+6,16%), orate (+6,25%), spigole (+8,19%), contro una diminuzione dei prezzi all’ingrosso del 12,07%
Altri prodotti: aumentati i prezzi del fior di latte (+4,05%), del prosciutto crudo tipico (+4,44%), della farina (+7,69%) e della ricotta di mucca (+8,93%). Sul sito http://www.adiconsum.it tutti i dati nel dettaglio

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Micron Technology risolve la causa con Oracle

Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012

Boise downtown at night

Boise downtown at night (Photo credit: Wikipedia)

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) – Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU), ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con Oracle America Inc. (“Oracle”) per risolvere una causa intentata da Oracle contro Micron presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto settentrionale della California. La causa riguarda l’accusa di un accordo per aumentare i prezzi delle DRAM e di altre violazioni di leggi federali e statali in materia di antitrust e concorrenza sleale basate sul presunto comportamento per il periodo che va dall’1 Agosto 1998 ed almeno fino al 15 giugno 2002; la causa è relativa a vari danni solidali triplicati, così come la restituzione, la reversione degli utili, le spese legali, i costi ed il provvedimento ingiuntivo. Ai sensi dell’accordo transattivo, le parti hanno convenuto un accordo di risoluzione ed il rilascio di tutte le rivendicazioni, oltre all’assoluzione con pregiudizio del contenzioso.Secondo i principi contabili applicabili, l’effetto di quest’accordo sui risultati operativi di Micron per il secondo trimestre fiscale del 2012 rappresenta una riduzione del fatturato ed un aumento della perdita netta attribuibile agli azionisti Micron di 58 milioni di dollari rispetto ai risultati precedentemente comunicati in data 22 marzo 2012, insieme agli aggiustamenti relativi ad altri elementi inclusi nei risultati operativi della società. Di conseguenza, per il secondo trimestre dell’anno fiscale 2012, la perdita netta di competenza degli azionisti di Micron è stata di 282 milioni di dollari, o 0,29 dollari per azione diluita, su un fatturato netto di 2,009 miliardi dollari. L’effetto completo dell’accordo sui risultati delle operazioni di Micron e la posizione finanziaria per il secondo trimestre dell’anno fiscale 2012 saranno forniti nel modulo 10-Q di Micron.Micron Technology Inc. è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso i suoi impianti di produzione a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, così come altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi a semiconduttori per l’uso in prodotti d’avanguardia, prodotti al consumo, per il networking, per la telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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Prezzo prodotti farmaceutici

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 marzo 2012

“Leggo con interesse quanto affermato dal Presidente di Farmindustria Scaccabarozzi in merito ai dati diffusi dall’Istat sull’andamento del prezzo al consumo dei prodotti farmaceutici”, dichiara il Presidente AssoGenerici Giorgio Foresti. “Tuttavia ci si dimentica” prosegue Foresti, “che l’impulso alla diminuzione dei prezzi è sempre stato generato dalla sana concorrenza dei medicinali generici, che, questi sì, hanno certamente fatto la loro parte negli ultimi 10 anni”. Per il presidente Giorgio Foresti è ingiusto porre sullo stesso piano l’intero settore farmaceutico quando si parla di riduzioni del prezzo o addirittura di ripiano della spesa farmaceutica. “Solo qualche settimana fa’ le nostre aziende sono state chiamate a ripianare oltre il 17% del valore dello sfondamento della spesa territoriale 2010 a carico dell’industria, pur coprendo solo il 7% del mercato a valori ed avendo generato risparmi medi annuali di oltre 300 milioni di euro”. “In questi anni” conclude Foresti “il generico ha rappresentato il principale elemento moderatore della spesa, ma ancor di più lo spauracchio per indurre i produttori di farmaci branded, detentori ancora oggi dell’80% del mercato fuori brevetto, ad abbassare i loro prezzi al livello dei generici. Ben venga quindi la proposta del Presidente di Farmindustria di reinvestire in accesso e remunerazione dell’innovazione i risparmi derivanti dall’incremento dell’uso dei farmaci generici, ma smettiamo di boicottare in maniera costante ogni tentativo di liberalizzare il mercato farmaceutico che in tutto il mondo vede questo circolo virtuoso generici/innovazione perfettamente in funzione sin dagli anni ottanta”.

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Rc auto: calano i prezzi?

Pubblicato da fidest su giovedì, 8 marzo 2012

Banche, assicurazioni, lobby di potere: il Decreto legge sulle liberalizzazioni in discussione in questi giorni promette cambiamenti e vantaggi per i cittadini. Ma quanto ne sappiamo? Facile.it (www.facile.it), il comparatore di RC, prestiti, mutui e conti correnti, ha chiesto ad un panel di oltre 300 italiani alle prese col rinnovo della polizza auto se e quanto siano a conoscenza di come queste direttive incideranno sulla loro vita da automobilisti. I risultati rivelano il bisogno di capirne di più: il 51% del campione ritiene, infatti, di non essere informato abbastanza. Addirittura, il 35% ammette di non saperne nulla.Visto che le decisioni prese in questi giorni porteranno, nelle intenzioni del legislatore, significativi cambiamenti ai costi dell’RC auto, la voglia di saperne dì più c’è; ma muoversi tra le novità resta, per gli automobilisti alle prese con i rincari delle tariffe, piuttosto difficile.Per quanto riguarda il giudizio sugli interventi previsti, gli italiani sembrano apprezzare maggiormente quelli che promettono una riduzione immediata dei costi, rispetto a quelli volti a ridurre le truffe (con conseguenze di lungo periodo sull’abbattimento delle tariffe).L’innovazione più gradita è la possibilità di installare una “scatola nera” che registri i dati dei sinistri, a fronte di uno sconto sul premio RC auto: il 36% del campione ritiene che porterà i vantaggi maggiori. Segue, con il 28%, l’obbligo per gli assicuratori di presentare più preventivi a chi deve sottoscrivere la polizza, al fine di valutare offerte diverse. L’invito a rivolgersi a carrozzerie e meccanici autorizzati dalla compagnia assicuratrice è apprezzato dal 25% del campione, mentre il cambiamento meno gradito sembra essere l’abolizione del risarcimento per le microlesioni, come il celebre colpo di frusta, se non certificate da personale medico (solo per l’11% porterà dei vantaggi concreti e ridurrà le frodi alle compagnie). In mancanza di informazioni, a prevalere è il pessimismo: solo il 9% del campione intervistato pensa che, grazie a queste novità, i prezzi dell’ RC auto scenderanno realmente. Molti di più gli scettici: per il 56% i costi scenderanno solo se le compagnie non troveranno altri escamotage per rincarare ugualmente i premi. Pessimista senza appello il 34% del campione censito, per cui questi interventi non serviranno a nulla. Capitolo privacy. Da più parti sono giunte proteste in merito alla violazione della privacy che l’introduzione della famigerata scatola nera potrebbe comportare: se l’assicurato acconsente all’installazione di meccanismi elettronici che registrino l’attività del veicolo, accetta automaticamente che la sua vita in auto possa essere controllata. Ebbene, ben il 66% degli italiani è disposto a subire questa lesione pur di risparmiare. Solo per il 34% si tratta di un’intrusione immotivata che non si è disposti ad accettare.

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Prezzi e speculazioni

Pubblicato da fidest su lunedì, 13 febbraio 2012

“Una filiera finalmente più trasparente è l’unico rimedio contro le speculazioni”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando le impennate registrate dai prezzi dei prodotti ortofrutticoli a causa delle nevicate dei giorni scorsi.
“Il Ministro delle Politiche Agricole Mario Catania, -afferma l’avv. Dona- ha messo in campo un significativo impegno nella direzione di rimuovere le opacità che attualmente caratterizzano il percorso dei prodotti agricoli dal campo alla tavola, ma la norma prevista dall’art. 62 del ‘decreto liberalizzazioni’ sta incontrando troppe opposizioni soprattutto da parte della GDO”. “E’ inaccettabile -prosegue Massimiliano Dona- l’atteggiamento di chi contrasta queste regole che si limitano a prevedere la forma scritta per i contratti di vendita ed il divieto di pratiche commerciali scorrette: evidentemente chi è contrario si sta autodenunciando come nemico della trasparenza e della correttezza nel mercato”.
Secondo l’avv. Dona, poi, “l’art. 62 che disciplina le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari ha un significato ben più ampio”. Il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori ritiene, infatti, che “l’iniziativa in materia di filiera indica la strada intrapresa dal Governo Monti (il provvedimento sull’agroalimentare ha anche il sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico) rispetto al mercato che non deve più essere luogo dove vige la legge del più forte: la norma contenuta nell’art. 62 -conclude l’avv. Dona- protegge il produttore agricolo rispetto alle prepotenze dalla Grande Distribuzione e un approccio analogo si trova anche nell’art. 7 del decreto che estende alle microimprese la tutela riconosciuta ai consumatori in materia di pratiche commerciali scorrette. Quasi un nuovo mondo nel quale, si spera, correttezza e trasparenza regoleranno i rapporti di filiera con sicuri benefici per i consumatori finali”.

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Prezzi record per la benzina

Pubblicato da fidest su sabato, 31 dicembre 2011

Italiano: rifornimento con benzina verde Engli...

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Ancora aumenti per la benzina il cui costo ha raggiunto livelli record ed altri aumenti sono possibili dal primo gennaio, quando , con ogni probabilità, vi saranno gli aumenti delle accise regionali. L’ulteriore aumento della benzina, farà infiammare ancora di più l’inflazione e questo darà un ulteriore colpo alla nostra economia e danneggerà milioni di italiani, già in grosse difficoltà – ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo. Aumentare ,come sempre, la benzina, è facile e di immediata resa – ha sottolineato Fatuzzo – ma ha effetti devastanti, dal momento che il trasporto merci, in Italia, viene effettuato prevalentemente su gomma, l’aumento del prezzo dei carburanti in genere, si ripercuote sui costi dei trasporti e quindi sulle merci, facendo lievitare i prezzi. E’ una spirale perversa che bisogna stroncare e non alimentare. Siamo sulla strada sbagliata – ha concluso Fatuzzo – ed il Governo farebbe bene ad attivarsi per evitare aumenti del prezzo “ alla pompa “ , per i carburanti, rivedendo al ribasso, le accise, aumentate in maniera assurda, le scorse settimane.Prezzo record benzina

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Da fascia C fuori canale, calo prezzi e più generici

Pubblicato da fidest su martedì, 20 dicembre 2011

Bocconi University

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Gli effetti che sarebbero derivati dalla liberalizzazione della fascia C nella sua prima versione non avrebbe portato a un aumento del consumo dei farmaci, ma a un abbassamento del prezzo di circa il 23-24% e a un incentivo del generico. A spiegarlo Francesco Longo, direttore del Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale) della Bocconi. «La liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta avrebbe riguardato non la loro prescrizione, bensì la loro distribuzione. La liberalizzazione non induce di per sé un aumento del consumo dei farmaci, ma facilita l’accesso al prodotto». Tanto più che, così come avvenuto per i farmaci da banco nelle parafarmacie, «ci sarebbe stata sempre la presenza di un farmacista» aggiunge Maurizio Bonati, responsabile del dipartimento di Salute pubblica dell’istituto Mario Negri. «Il luogo di vendita è solo un problema di mercato e la liberalizzazione avrebbe inciso sul prezzo». Un abbattimento che non sarebbe stato comunque molto consistente, «di circa il 23-24% e che non avrebbe incentivato un consumo dissennato dei farmaci». L’effetto che si sarebbe avuto invece, secondo Longo, soprattutto aprendo alla vendita nei supermercati «sarebbe stato quello di favorire i farmaci generici. La grande distribuzione è abituata infatti a mostrare tutta la gamma di prodotti, anche quelli medio-bassi, in questo caso i generici appunto. La farmacia invece generalmente mostra quelli più costosi e con una maggiore competizione sarebbe stata indotta ad offrire più generici».(fonte farmacista33)

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Farmacie: Fofi, la liberalizzazione è in prezzi e pianta organica

Pubblicato da fidest su lunedì, 19 dicembre 2011

English: LED pharmacy cross in full color Fran...

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Se si vuole parlare di risparmio il primo passo è liberalizzare i prezzi, così come per potenziare la rete di farmacie e generare concorrenza basterebbe abbassare il quorum ed eliminare la pianta organica, pur mantenendo un criterio di distanza. Così interviene nel dibattito sulla liberalizzazione della fascia C Andrea Mandelli, presidente Fofi, che rilancia la richiesta di avviare al più presto un tavolo di confronto sull’argomento. «Se si vuole avviare un percorso di reale ammodernamento del settore la Federazione è pronta a discutere senza tabu tutti gli aspetti in questione». D’altra parte, spiega Mandelli, «l’intervento inizialmente disegnato dal Governo avrebbe portato a una situazione in cui il cittadino si sarebbe dovuto recare nell’esercizio di vicinato o al supermercato per comprare il farmaco non rimborsato al minor prezzo e poi alla farmacia per ottenere i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario nazionale». Invece intervenire su quorum e pianta organica, «darebbe maggiori prospettive ai farmacisti, soprattutto i giovani, che aspirano a essere titolari di una farmacia a tutto tondo, che oggi hanno trovato nella parafarmacia una soluzione di ripiego evidentemente insoddisfacente, per non parlare dei colleghi che hanno trovato lavoro nei corner con un trattamento contrattuale e un mansionario del tutto inadeguati». Ma attenzione, ammonisce Mandelli: «Ci opporremo sempre a misure che mettano sullo stesso piano il farmaco e i beni di consumo, un servizio legato alla salute con un’attività puramente commerciale. Che è rispettabilissima, ma è un’altra cosa. Noi chiediamo di aumentare in maniera sostenibile la capillarità a vantaggio dei cittadini».(fonte farmacista33)

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Roma: indice prezzi al consumo

Pubblicato da fidest su lunedì, 31 ottobre 2011

Roma Nel mese di ottembre 2011 l’Indice dei Prezzi al Consumo per l’Intera Collettività Nazionale (NIC) relativo a Roma ha registrato una variazione del +0,8% rispetto al mese precedente e una variazione annua del +3,6%. Si riportano in allegato le variazioni congiunturali e tendenziali per divisioni.

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Manovra: aumento Iva

Pubblicato da fidest su giovedì, 15 settembre 2011

Che prezzi!!!

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“L’aumento dell’aliquota dell’Iva previsto nella Manovra finanziaria aggraverà ulteriormente le difficoltà economiche delle famiglie”. È questo l’allarme lanciato da Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), spiegando che l’effetto di simili iniziative è ben noto nella teoria e nella prassi economica: “un incremento dei prezzi, rapportato a quello della stessa imposta indiretta, e, a parità di reddito, una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie”.
“Poi -aggiunge Dona- le speculazioni faranno il resto: ci sarà qualcuno che approfitterà della situazione per far lievitare i prezzi ben oltre l’incremento dell’Iva”. Sulla riduzione del potere d’acquisto concorda il prof. Giuseppe di Taranto, ordinario alla Facoltà di Economia dell’Università “Luiss Guido Carli” di Roma: “anche volendo tener conto solo dei dati ufficiali (ma è una stima decisamente al ribasso) negli ultimi tre anni il potere di acquisto sarebbe diminuito almeno del 7%”. “Ormai -aggiunge il consulente dell’Unione Nazionale Consumatori- un italiano su cinque non riesce più a risparmiare, dato confermato dalla riduzione della stessa propensione al risparmio da circa il 24%, alla fine degli anni ‘90, al 12% nel 2010″. Conclude l’economista: “Si può stimare che l’aumento percentuale di un punto dell’Iva comporterà una spesa media maggiore di quasi 100 euro all’anno per una famiglia composta da tre persone e di oltre 110 euro per un nucleo composto da quattro unità (la voce che più incide sarà quella dei trasporti)”.

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A proposito di prezzi e di rincari

Pubblicato da fidest su martedì, 9 agosto 2011

Ora che si parla tanto di contenere le spese val bene riflettere su quanto è stato già tolto alle fasce deboli . Dal 2001 ad oggi il potere d’acquisto dei pensionati, delle famiglie monoreddito, dei precari, si è ridotto per lo meno del 65%. Gli aggiustamenti operati prima dal governo Berlusconi, poi da Prodi e ora di nuovo da Berlusconi hanno appena scalfito, mediamente, questo “disagio” con un beneficio calcolabile intorno all’1% annuo, ovvero di molto inferiore all’inflazione annua. Da allora e ancora prima a oggi abbiamo avanzato in tutte le sedi possibili due proposte che gli esperti hanno considerato praticabili ma di difficile attuazione per ragioni politiche (clientelari, corporative, lobbistiche). La prima riguarda la filiera distributiva. Sappiamo tutti bene che dal prodotto finito (industriale, alimentare e ortofrutticolo) all’ultimo consumatore il prezzo lievita tra il 90 e il 200%. Se consideriamo ragionevole un incremento dalla fonte di un 50% non possiamo capire la differenza che resta se non per il fatto che mancano i controlli, che la rete distributiva è a livelli abnormi e che gli speculatori hanno trovato la strada giusta per arricchirsi a spese dell’anello più debole della società e con la complicità di coloro che invece sono preposti ad evitare tale scempio. La seconda proposta è di agire sulla leva fiscale. Il meccanismo è semplice: vuoi aumentare i prezzi? bene. Noi aumentiamo le imposte sul maggiore profitto conseguito. A questo punto vorrei chiedere all’esercente della bancarella che staziona nei pressi di Fontana di Trevi a Roma e che vende i frutti di stagione tra i 15 e i 20 euro al chilo quanto paga di tasse? Correrei il rischio di sentirmi dire: ma cos’è? E’ un nuovo frutto? Mi dispiace non lo abbiamo. Abbiamo invece delle belle banane a….. E’ questo il vero male che corrode il nostro sistema paese e se non prendiamo il toro per le corna sarà il toro a infilarle a noi e così sia. Riccardo Alfonso

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La ripresa latita ancora

Pubblicato da fidest su venerdì, 22 luglio 2011

Dal bollettino bimestrale di MPI International segnali alterni sulla salute del settore. I budget restano bassi e il numero di trasferte continua a risentirne, ma dall’altro lato aumentano i contratti di lavoro full-time. MPI International ha diramato negli scorsi giorni l’edizione di giugno di Business Barometer, il bollettino bimestrale che raccoglie e aggiorna gli indici più utili a dare il “polso” del mercato Mice. Le notizie di questo bimestre sono buone solo a metà. Mentre negli Stati Uniti i prezzi della benzina e dei biglietti aerei continuano a limitare gli spostamenti, in Europa le aziende si confrontano ogni giorno con budget bassi, malgrado le economie regionali continuino a mostrare segni di ripresa. Una riprova è data dai contratti di lavoro full-time, che su entrambe le sponde dell’Atlantico aumentano addirittura del 24% rispetto a giugno 2010 (quelli part-time del 21%). Le incertezze dell’economia americana rallentano la piena recovery, che ancora non si sa quando arriverà. In Europa gli “economic improvements” sono registrati in calo rispetto all’anno scorso (9% contro il 14%), mentre, di contro, aumentano le tariffe degli alberghi (+9%). Da osservare che, nonostante questo, la partecipazione aglieventi resta su livelli considerevolmente più alti rispetto a quelli di anni fa. Nel 49% dei casi è in aumento rispetto al pari periodo del 2010, nel 32% è stabile. Ciò riflette quell’endemica esigenza di incontrarsi e di confrontarsi che costituisce il motore principale della meeting industry e che molto farebbe prosperare il mercato in assenza dei deterrenti economici. La spesa media per meeting continua a dare segni di crescita, così come, negli Stati Uniti, crescono per il quarto mese consecutivo i mercati corporate e associativo (del pari, in Europa aumenta la domanda di eventi corporate, mentre quella associativa è in calo). A essere universalmente in calo è la domanda di eventi istituzionali, sia in America sia nel nostro continente. (fonte http://www.mpiweb.it)
Meeting Professionals International è una community internazionale che riunisce oltre 22mila professionisti di convegni riuniti in 72 capitoli e club di 60 differenti paesi assicurando i più alti standard qualitativi e impegnandosi nello studio del settore, nella comunicazione e nell’aggiornamento e formazione dei propri associati. MPI Italia Chapter è il primo capitolo nato in Europa e conta oggi 303 soci

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Benzina: incontri istituzionali senza consumatori

Pubblicato da fidest su mercoledì, 20 luglio 2011

Adiconsum – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale – giudica grave la mancata convocazione delle Associazioni Consumatori all’incontro indetto con le compagnie petrolifere e l’Unione petrolifera per oggi martedì 19 luglio. Non ce ne spieghiamo il motivo – prosegue Giordano – anche perché l’ordine del giorno che ha “l’obiettivo fare il punto sui recenti rincari dei prezzi dei carburanti” è tematica che coinvolge direttamente i consumatori. Quest’incontro – continua Giordano – come più volte accaduto in passato ha il sapore di incontro che non produrrà alcun effetto, ancor meno la diminuzione dei prezzi alla pompa. Eppure – conclude Giordano – diminuire il prezzo alla pompa è semplice: basta tagliare le accise ed è quanto richiesto nel ddl di iniziativa popolare “Libera la benzina” di Fegica Cisl, Faib Confesercenti, cui Adiconsum ha aderito, già in discussione al Senato. 500.000 sono state le firme raccolte dalla petizione “Libera la benzina” a sostegno del suddetto ddl, provenienti da tutti gli schiarimenti politici e imprenditoriali, nonché da semplici cittadini, automobilisti e non. Ecco l’elenco delle accise da tagliare:
1,90 lire per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935;
14 lire per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire per il finanziamento del disastro del Vajont del 1963;
10 lire per il finanziamento dell’alluvione di Firenze del 1966;
10 lire per il finanziamento del terremoto del Belice del 1968;
99 lire per il finanziamento del terremoto del Friuli del 1976;
75 lire per il finanziamento del terremoto dell’Irpinia del 1980;
205 lire per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996;
0,020 Euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.

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