Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta ha presentato al Parlamento la Relazione sul primo anno di attività del Servizio Anticorruzione e Trasparenza (Saet), organo al quale sono state trasferite le funzioni precedentemente svolte dall’ Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella PA. La Relazione dà conto dell’attività svolta dall’ottobre 2008 all’ottobre 2009, periodo in cui il contesto normativo risulta modificato da due importanti novità: la riforma della P.A., attuata con il decreto legislativo n.150/09 e la ratifica della Convenzione ONU sulla corruzione (legge 116/09). Entrambe migliorano il sistema di difesa dell’integrità e della correttezza dell’azione amministrativa: la riforma Brunetta, attraverso la valorizzazione degli strumenti della trasparenza, della meritocrazia e della responsabilità dirigenziale; la Convenzione Onu, creando un sistema internazionale di regole condivise per la prevenzione ed il contrasto della corruzione. Il documento, relativo al primo anno di operosità del SAeT, si presenta come una completa “mappatura della corruzione”, dalle statistiche della delittuosità all’analisi della Corte dei Conti, e contiene tutte le attività compiute dall’ufficio nel corso di 12 mesi, in ambito nazionale e internazionale.
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Anticorruzione rapporto al Parlamento
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 25 Novembre 2009
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Cannabis meno pericolosa di alcool e tabacco
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 25 Novembre 2009
Sono i risultati ai quali è pervenuto uno studio pubblicato sul British Columbia Mental Health and Addictions Journal. Secondo il rapporto, “in termini di costi per le conseguenze sulla salute del consumo: il tabacco costa circa 800 dollari a utente, l’alcool circa 165 dollari, e la cannabis circa 20 dollari”. Scrivono i ricercatori. “L’alcol viene utilizzato da un numero molto elevato di persone, anche se la grande maggioranza è a rischio basso o moderato. La cannabis e il tabacco sono consumati da un numero molto più ridotto di persone. La maggior parte del consumo di cannabis comporta rischi bassi o moderati, mentre la maggior parte del consumo di tabacco comporta alti rischi (per la salute)”. Lo studio ha anche rivelato che il “94% della spesa pubblica relativa alla cannabis è dovuta alla legge”, e non alla sostanza in sé. Gli autori della ricerca concludono: “I danni, i rischi e il costo sociale di alcool, cannabis e tabacco variano notevolmente. Questo è dovuto in gran parte al modo in cui la legge si pone di fronte a queste sostanze. Alcool e tabacco sono sostanze legali, il che spiega perché vi sono costi giudiziari inferiori rispetto alla cannabis. Ma i costi sanitari per i consumatori di tabacco e alcool sono molto più elevati di quelli per la cannabis. Questo significa che il consumo di cannabis è meno rischioso per la salute del consumo di alcool o tabacco”. “Queste variazioni di rischio, danni e costi devono essere prese in considerazione quando riflettiamo su come affrontare l’abuso di queste tre sostanze.I tentativi di ridurre i costi sociali connessi alla cannabis, per esempio, dovrebbero probabilmente concentrarsi sulla depenalizzazione, per limitarne i costi giudiziari. Questa politica sarebbe giustificata dai bassi rischi per la salute associati con il consumo di cannabis”.
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Rapporto italiani nel mondo
Pubblicato da fidest su Domenica, 15 Novembre 2009
Roma, giovedì 19 novembre 2009, ore 10.30 presso Auditorium di via Rieti via Rieti, 11-13 – Piazza Fiume Fondazione Migrantes Introduzione Mons. Piergiorgio Saviola – Direttore Generale Fondazione Migrantes Proiezione Video di SAT2000 sul “Rapporto Migrantes 2009” Relazioni Le linee salienti del nuovo Rapporto Migrantes Dott.ssa Delfina Licata – Capo Redattore Rapporto Italiani nel Mondo La presenza all’estero e il vissuto degli italiani Dott. Giacomo Salmeri – Incaricato per l’integrazione del Comune di Mannheim Gli italiani all’estero e le dimensioni regionali: il caso della Sardegna Dott. Raffaele Callia – Redattore regionale Caritas/Migrantes Approfondimenti Domande sulle tematiche più rilevanti On. Franco Narducci – Circoscrizione Europa Partito Democratico On. Aldo Di Biagio – Circoscrizione Europa Popolo delle Libertà Conclusioni Min. Carla Zuppetti – Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Moderatore Dott. Franco Pittau, – Coordinatore redattori Caritas/Migrantes
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La “carica” delle donne medico
Pubblicato da fidest su Venerdì, 13 Novembre 2009
Soprattutto pediatre, psichiatre dell’infanzia e genetiste. Ancora poche, pochissime, sono invece le specialiste in oncologia e chirurgia. Questi i dati forniti dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, elaborati dal Ced (Centro elaborazioni dati) della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), che ha condotto una ricerca sul ‘pianeta donna’ in medicina. Dall’indagine, si scopre che, malgrado tra gli iscritti all’albo il 65% sia ancora rappresentato dagli uomini (233.205 su 357.410), il sorpasso delle donne sembra essere solo questione di tempo. Analizzando il rapporto della Fnomceo per fasce d’età, si scopre infatti che tra i medici chirurghi sotto i trent’anni (25-29) il 63,4% è donna. Anche tra i professionisti fra i 30 e i 34 anni la maggioranza è ‘in gonna’: ben il 59,6%. Più donne anche tra i medici che hanno dai 35 ai 39 anni: il 51,9%. Per avere una netta supremazia degli uomini bisogna arrivare alla soglia dei 50 anni. Da quell’età in poi trovare un medico donna è assai più difficile: solo il 14% nella fascia d’età che va dai 60 ai 69 anni. Tutti professionisti, però, prossimi alla pensione. “Tra 15 anni, massimo 20 – spiega all’ADNKRONOS SALUTE Gabriele Peperoni, vicepresidente della Fnomceo – il Servizio sanitario nazionale italiano diventerà un feudo al femminile. Le migliaia di professionisti che andranno in pensione saranno sostituiti perlopiù da donne. E il trend delle iscrizioni alla Facoltà di Medicina ne è la conferma”.
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La crisi e il rapporto con gli istituti di credito
Pubblicato da fidest su Mercoledì, 11 Novembre 2009
Quest’anno NCR Corporation (NYSE: NCR) indaga sull’evoluzione dei consumatori in Italia e nel mondo in conseguenza alla flessione economica, con l’indagine commissionata a BuzzBack Market Research. Condotta a livello globale coinvolgendo i cittadini di 16 paesi nel mondo, la ricerca traccia l’identikit di un consumatore in evoluzione che, cercando di fronteggiare la crisi, sviluppa nuove esigenze nei confronti dei propri interlocutori in particolare degli istituti finanziari. Banche sotto esame? Non del tutto, ma sicuramente aumentano le attese nei confronti degli istituti, ad esempio quelle legate alla disponibilità di servizi tecnologici con l’obiettivo di risparmiare tempo e avere maggior controllo e possibilità, tanto che l’87% degli italiani dichiara di preferire gli istituti finanziari che offrono la possibilità di interagire con le tecnologie self-service. Una percentuale in linea con i cittadini europei (83%), ma nettamente superiore rispetto ai nordamericani (72%). Tra i servizi ad alta automazione maggiormente ambiti dagli italiani spiccano gli sportelli automatici abilitati al prelievo di piccole somme di denaro (37%) per operazioni più frequenti ma di minore entità; chioschi self-service o sportelli automatici che consentano il pagamento di bollette (36%); sportelli bancomat evoluti per effettuare transazioni bancarie più veloci (30%) o per evitare di stare in fila al bancomat (35%); sportelli automatici per depositare assegni (27%) evitando di recarsi in filiale. La tendenza a volere maggiori servizi dalla propria banca è evidente anche da un altro elemento: l’86% degli italiani intervistati, messo di fronte alla possibilità di avere aggiornamenti in tempo reale sulla prenotazione dei propri appuntamenti in banca attraverso soluzioni self-service, risponde che apprezzerebbe molto questo servizio, esigenza meno sentita da Stati Uniti e Canada (64%) e Giappone (62%). Il rapporto diretto con la banca sembra, infatti, una questione spinosa per gli italiani, tanto che il 45% di essi evidenzia una difficoltà oggettiva nel trovare la persona giusta con cui parlare quando sono in banca e ancora di più (57%) uno specialista preparato a cui chiedere una consulenza, contro una media europea che si attesta al 42%. In discussione il rapporto stesso con la banca, infatti dalla ricerca emerge un altro mito sfatato, quello del tradizionale correntista attaccato alla propria banca e restio ai cambiamenti: il 29% degli italiani dichiara l’intenzione di voler cambiare il proprio istituto di credito per ottenere maggiori tassi di interesse sui propri risparmi, contro il 13% dei nordamericani e il 19% dei vicini francesi. Il 18% degli italiani vorrebbe cambiare banca per ottenere tassi di interesse minori su prestiti e scoperto contro il 12% dei nordamericani e il 13% dei tedeschi; infine il 21% degli abitanti del Bel Paese vorrebbe rifinanziare il proprio mutuo o finanziamento con un altro operatore per ottenere una rata mensile più bassa, esigenza sentita meno da francesi e tedeschi (14 e 15%) e nel Nord America (10%). La ricerca NCR di BuzzBack Market Research è stata condotta su un campione di 16 paesi divisi in sei regioni. Il campione rappresentativo europeo preso in considerazione comprende cittadini di Francia, Germania, Italia, Inghilterra, Russia e Spagna. *Fonte dati NCR
NCR Corporation (NYSE: NCR) è un’azienda tecnologica, leader nella produzione di sportelli automatici, di self-checkout e di altre soluzioni assistite e self-service. È presente in più di 100 paesi nel mondo. Le soluzioni hardware, software, oltre ai servizi di consulenza e al supporto al cliente di NCR aiutano le aziende nei settori bancario, della grande distribuzione, turismo, sanità e altri nell’interazione con i consumatori attraverso i diversi canali disponibili. La sede principale di NCR è a Duluth, Georgia.
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TLC: la banda larga per il futuro dell’Italia
Pubblicato da fidest su Martedì, 10 Novembre 2009
“E’ assolutamente necessaria la creazione di una rete veloce che consenta a tutta Italia di cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione, migliorando così soprattutto il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, apprezzando l’iniziativa del ministro Scajola per sbloccare le risorse disponibili per l’internet veloce. “Per la banda larga -conclude Dona- sono previsti 800 milioni di euro, che potrebbero arrivare a 1.600 milioni: è una cifra sicuramente insufficiente per realizzare pienamente la ‘digitalizzazione’ del Paese, ma è comunque una buona base di partenza per modernizzare il Paese, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rendere più efficiente la burocrazia”.
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Rapporto europeo sulle droghe
Pubblicato da fidest su Domenica, 8 Novembre 2009
Quando si parla di droga, l’informazione italiana non sa far altro che cronaca. Non c’è stato uno dei maggiori quotidiani italiani che, nel riportare i tristi numeri della Relazione annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe presentato ieri, abbia posto domande sul loro significato. Eppure è molto semplice. Ogni anno, i rapporti del Governo italiano, dell’Europa e dell’Onu mostrano un aumento del consumo di droghe, un incremento di morti per droga, l’espansione di organizzazioni criminali e terroristiche grazie al mercato illegale della droga. Anche quest’ultimo rapporto si inserisce in una tradizione decennale. Un giornalista dovrebbe chiedersi: visti i numeri, stiamo affrontando il fenomeno con gli strumenti giusti? Le risposte sono due: o la strategia proibizionista funziona, seppur debba essere nuovamente intensificata; oppure non funziona. Sia la prima che la seconda risposta presuppongono però che la domanda sia posta, altrimenti anche i prossimi due, dieci, cento rapporti fotograferanno una situazione in costante deterioramento. Ora, facciamo uno sforzo di fantasia, e immaginiamoci che qualche autorevole quotidiano abbia posto la domanda. Lo so, bisogna sforzarsi un po’, ma immaginate che il giornalista, intento a organizzare in un articolo i suoi copia e incolla di cifre e di agenzie di stampa, abbia avuto un sussulto di curiosità: dopo decenni di guerra alla droga, sono questi i risultati? Da quarant’anni l’Italia e l’Europa hanno adottato una strategia improntata su proibizionismo e repressione. E da quarant’anni, con poche eccezioni, quella strategia è stata implementata via via con sempre maggior vigore fino ad arrivare a oggi: carceri piene per reati connessi agli stupefacenti, tribunali sommersi, buona parte del budget delle forze dell’ordine destinato alla repressione, e ora anche l’invio degli eserciti Nato in Afghanistan, dove il nemico è responsabile del 90% dell’eroina mondiale. Nonostante ciò, le organizzazioni mafiose e terroristiche continuano a crescere, come anche i consumatori e i decessi per overdose. Non sono abbastanza quarant’anni di fallimenti, certificati da centinaia e centinaia di rapporti annuali, per cominciare a mettere in discussione il proibizionismo? (fonte aduc)
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Banco di Sicilia e UNC Agrigento insieme
Pubblicato da fidest su Sabato, 31 Ottobre 2009
Si è svolta ad Agrigento nella filiale del Banco di Sicilia (UniCredit Group) in via Atenea 119, un incontro di educazione finanziaria sul tema “Carte di credito e carte bancomat: per un utilizzo corretto e sicuro”. L’incontro – che è gratuito e aperto a tutti i cittadini – è stato promosso dal Banco di Sicilia e dall’Unione Nazionale Consumatori nell’ambito del progetto “Noi & UniCredit” che in tutta Italia sta mettendo insieme banche del Gruppo UniCredit e 12 associazioni dei consumatori in una ampia opera di informazione sulle principali tematiche riguardanti il rapporto tra i consumatori e le banche. All’incontro sono intervenuti il responsabile della filiale “Atenea” del Banco di Sicilia, Antonio Pellegrino, e il Presidente Regionale UNC Sicilia, Manlio Cardella, che entreranno nello specifico dell’operatività con carte bancomat e carte di credito, spiegando in particolar modo come sia possibile oggi operare in tutta sicurezza ed evitare così i rischi di utilizzi non corretti o fraudolenti. L’incontro di educazione finanziaria all’interno della filiale del Banco di Sicilia si integra di fatto con l’opera di informazione che l’UNC svolge ormai da tempo in collaborazione con l’agenzia di via Atenea. Infatti, proprio nell’ambito del progetto “Noi & UniCredit” l’associazione è presente all’interno della filiale con un apposito “desk consumatori”, operativo due giorni la settimana, attraverso il quale un esperto offre informazioni e orientamento su argomenti di interesse dei consumatori e degli utenti. Un servizio che si sta rivelando particolarmente utile e che consente di avvicinare ancor di più il cittadino alla banca.
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Un censimento globale per i farmacisti
Pubblicato da fidest su Venerdì, 30 Ottobre 2009
Il documento, presentato alla scorso Congresso della FIP, ha sottolineato come ancora permangano squilibri nella presenza dei farmacisti sia tra paesi industrializzati e non industrializzati, sia all’interno di ciascun paese, con il perdurare delle differenze tra le aree rurali, in cui il farmacista non è presente nella misura necessaria, e quelle urbane. Globalmente il numero di farmacisti ogni 10.000 abitanti varia da 0,04 in Ciad a 18,8 a Malta. In Italia, per rendere l’idea, è 12. Nella maggioranza dei paesi, Italia compresa, la densità dei farmacisti supera quella delle farmacie e, come ricorda il rapporto, questo è un indicatore positivo, che testimonia di una buona capacità di supervisione dell’attività del servizio farmaceutico nel suo complesso. Un altro dato interessante è la cosiddetta “femminilizzazione” della professione che ha riguardato diversi paesi, e viene spiegata sia con il sorgere di aspetti professionali più interessanti per la componente femminile, come la pharmaceutical care, sia con le maggiori possibilità di accedere a un orario flessibile rispetto ad altre professioni. Il più alto tasso di farmaciste si registra nella Repubblica Ceca, dove costituiscono l’80 per cento dei professionisti in attività, mentre l’Uganda è il paese che ne conta meno, e cioè il 20% circa (in Italia sono poco meno del 60%). Nella media globale, il 58% dei farmacisti opera nelle farmacie di comunità il 12% in ospedale, un altro 12% nell’industria, il 4% nella ricerca e nell’università e il restante 4% è impegnato negli enti regolatori. Ovviamente esistono forti differenze tra un’area e l’altra: la Regione Africana vede occupato nell’industria soltanto il 5% dei farmacisti, percentuale che sale al 55% nel Sudest asiatico.
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Israele raziona l’acqua ai palestinesi
Pubblicato da fidest su Venerdì, 30 Ottobre 2009
Amnesty International ha accusato Israele di negare ai palestinesi il diritto a un adeguato accesso all’acqua, mantenendo il controllo totale delle risorse idriche comuni e mettendo in atto politiche discriminatorie, concepite per limitare la disponibilità di acqua e impedire lo sviluppo di infrastrutture idriche operative nei Territori palestinesi occupati. In un nuovo approfondito rapporto, Amnesty International mostra fino a che punto le politiche e le pratiche israeliane negano ai palestinesi il loro diritto all’accesso all’acqua. Israele utilizza pi dell’80 per cento dell’acqua della falda montana, la maggiore riserva idrica del sottosuolo dell’area, e limita l’accesso dei palestinesi al solo 20 per cento. La falda montana l’unica risorsa per i palestinesi della Cisgiordania, mentre solo una delle tante a disposizione d’Israele, che tiene per sè tutta l’acqua disponibile del fiume Giordano. Mentre il consumo giornaliero di acqua dei palestinesi raggiunge a malapena i 70 litri a persona, quello degli israeliani superiore a 300 litri, quattro volte di pi. In alcune aree rurali i palestinesi sopravvivono con solamente 20 litri al giorno, la quantità minima raccomandata per uso domestico in situazioni di emergenza. Da 180.000 a 200.000 palestinesi che vivono in comunità rurali non hanno accesso all’acqua corrente e l’esercito israeliano spesso impedisce loro anche di raccogliere quella piovana. Al contrario, i coloni israeliani, che vivono in Cisgiordania in violazione del diritto internazionale, hanno fattorie con irrigazioni intensive, giardini ben curati e piscine: 450.000 coloni israeliani utilizzano la stessa, se non una maggiore quantità d’acqua, rispetto a 2.300.000 palestinesi. Nella Striscia di Gaza, il 90-95 per cento dell’acqua dell’unica risorsa idrica presente, la falda acquifera costiera, contaminato e inutilizzabile per uso domestico. Inoltre, Israele non permette il trasferimento di acqua della falda acquifera montana della Cisgiordania verso Gaza.
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