Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Strategie regionali per l’innovazione: pubblicato studio sulle regioni francesi

Pubblicato da fidest su sabato, 28 aprile 2012

Nel quadro di un programma europeo inteso a rafforzare l’efficacia degli investimenti in Europa la Délégation interministérielle à l’aménagement du territoire et à l’attractivité régionale (DATAR) francese ha pubblicato uno studio di sintesi sulle strategie regionali francesi per l’innovazione. Le strategie regionali di innovazione hanno contribuito ad approfondire la comprensione da parte delle regioni dell’innovazione e dei bisogni delle imprese in materia di innovazione (fonte: http://www.aiccre.it)

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Elezioni 2011: Chi ha vinto? Chi ha perso?

Pubblicato da fidest su martedì, 17 maggio 2011

Nei comuni dove il voto è stato più politico che amministrativo hanno perso Berlusconi e la Lega Nord su tutta la linea. Ha vinto il Pd, ma non a Napoli. Ha vinto Idv a Napoli, ma non ha vinto altrove. Sel non ha vinto da nessuna parte. Grillo ha vinto e perso nello stesso tempo. Vi spiego perché. Tutti diranno che hanno vinto le elezioni, magari dicendo che sono andati meglio nel comune di Montefiascone o in quello di Roccasecca. La verità è che per la pervicace volontà di Berlusconi di dare a questo voto amministrativo un significato politico le elezioni simbolo erano quelle di quattro grandi città: Milano, Torino, Bologna e Napoli. E’ su questi risultati che, a mio avviso, vanno espresse le valutazioni politiche del voto di oggi. Berlusconi ci ha messo la faccia e le solite promesse da piazzista e forse per la prima volta gli elettori gli hanno fatto uno sberleffo ed gli hanno votato contro (aveva chiesto almeno 50 mila preferenze e ne ha ottenute la metà). A Milano la Moratti con solo il 41% dei voti è stata duramente bastonata dagli elettori che hanno voluto in realtà colpire, attraverso di lei, Berlusconi e le sue vicende tragicomiche dell’ultimo anno: i suoi processi per corruzione, la sua frequentazione con prostitute minorenni e l’assenza di un vero governo di un Paese in grave crisi. Il Pdl passa a Milano dal 41% del 2006 al 28%, del 2011 (37% alle Politiche del 2008 e 36% alle Regionali del 2010). A Torino dal 23% al 18% (32% e 22%). A Bologna dal 15% al 16% (27% e 25%). A Napoli dal 26% al 23% (45% e 34%).
Ha perso la Lega Nord che passa a Milano dal 4% al 10% (ma 12% alle Politiche 2008 e 14% alle Regionali del 2010). A Torino dal 2,5% al 7% (ma 6,5% e 10%). A Bologna (dove esprime il candidato sindaco) dal 3% all’11% (ma 4% e9%).
Vince il Pd che passa a Milano dal 22% del 2006 (ma con l’Ulivo) al 29% (ma 34% nel 2008 e 26% nel 2010). A Torino il suo candidato è eletto sindaco al primo turno e passa dal 39% (con Ulivo) al 34% (ma 39% e 25%). A Bologna il suo candidato è eletto sindaco al primo turno e passa dal 39% al 38% (ma 49% e 40%). A Napoli perde nettamente e passa dal 30% al 17% (ma 35% nel 2008 e 25% nel 2010).
Vince l’Idv a Napoli dove De Magistris va al ballottaggio battendo il candidato del Pd. L’Idv passa dal 4% all’8% (ma 5,5% e 8%). Non vince invece a Milano dove passa da 1,5% a 2,5% (ma 5% nel 2008 e 8% nel 2010). A Torino passa da 2% al 5% (ma 6,5% e 10%). A Bologna dal 4,4% al 3,7% (ma 6% e 8%).
Vince e perde Grillo perché ottiene percentuali importanti ma dichiaratamente inutili, anzi utili a far sperare al Centro destra per i ballottaggi. Grillo consegue a Milano il 3,4% (aveva il 3,2% nel 2010), a Torino il 5,2% ( 3,7% nel 2010), a Bologna il 9,4% (8,1 nel 2010).
Non vince Sel, che ottiene molto meno delle sue attese. A Milano dove esprimeva il candidato sindaco ottiene solo il 4,7%, a Torino il 5,6%, a Napoli il 3,9%.
Concludo con la seguente riflessione: centro destra o centro sinistra vincono o perdono per lo spostamento del voto moderato da una parte o dall’altra. I dati, ed in particolare quello di Milano, ci dicono che Idv non intercettato nulla di questo spostamento, mentre ha visto il suo risultato sicuramente eroso da Sel e da Grillo. Su questo fatto dovrebbe aprirsi il dibattito al prossimo Esecutivo Nazionale. (Antonio Borghesi parlamentare Idv)

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Al Tar i tagli regionali al welfare

Pubblicato da fidest su mercoledì, 1 dicembre 2010

La Provincia di Torino sosterrà davanti al Tar il ricorso che molti Comuni stanno presentando contro la delibera della Regione Piemonte che detta i criteri per ripartire i fondi per il welfare penalizzando la prima cintura torinese con pesanti tagli. Lo ha annunciato oggi in Consiglio provinciale il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta intervenendo dopo la comunicazione dell’assessore alle politiche sociali Mariagiuseppina Puglisi:  “intendiamo assumere le opportune iniziative per impugnare la delibera regionale del 29 settembre ed aiuteremo i Comuni sia nell’iter di predisposizione dei ricorsi amministrativi contro le scelte dell’assessore regionale Caterina Ferrero sia nel percorso di ridefinizione  dei  futuri assetti  anche organizzativi del sistema di welfare locale” ha detto Saitta. “Chiediamo alla Giunta Regionale di esplicitare la volontà politica e gli indirizzi operativi che intende assumere nella programmazione del sistema dei servizi socio assistenziali del territorio, tanto più nella presente fase di crisi che coinvolge pesantemente e direttamente ampie fasce di popolazione” ha concluso Saitta.

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Farmaci senza confini regionali

Pubblicato da fidest su lunedì, 29 novembre 2010

Addio alle disparità fra cittadini di regioni diverse: i farmaci innovativi approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) verranno da subito resi disponibili in tutta Italia. Fino ad oggi non era così: la disponibilità automatica era garantita solo per il 30% dei malati italiani. “Siamo molto soddisfatti. Avevamo denunciato questa situazione con la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) pochi giorni fa al nostro Congresso nazionale e le Istituzioni hanno risposto prontamente. Attendiamo ora di conoscere la definizione che verrà data di “innovativo” e di capire quali farmaci oncologici vi saranno inclusi. Si tratta comunque di una misura concreta per porre un freno alla migrazione sanitaria interregionale e per garantire pari diritti a tutti i cittadini”– afferma il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che oggi a Sant’Alessio Siculo celebra il primo Convegno Nazionale congiunto con la SIFO (Società Italiana Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) in campo oncologico. Le commissioni per i prontuari regionali avranno, successivamente, un tempo di 60 giorni per valutare le nuove molecole ed esprimere, eventualmente, un parere diverso da quello di AIFA, che deve essere motivato.  “E’ questo un passo avanti – sostiene la SIFO -, in quanto si dà alle commissioni regionali un tempo definito per la valutazione, omogeneizzando le procedure. D’altro canto, per la prima volta AIFA terrà in considerazione eventuali controdeduzioni o motivazioni per un uso più ristretto e mirato dell’innovazione da parte delle Regioni, e questo a vantaggio della sanità complessiva italiana e, quindi, dei pazienti”. Grazie alla immediata disponibilità su tutto il territorio nazionale dei farmaci oncologici e a un tavolo tecnico permanente per monitorare eventuali disomogeneità, tutti i malati, da Bolzano a Ragusa avranno finalmente le stesse chance di battere i tumori, malattie che ogni anno nel nostro Paese colpiscono 255.000 persone. Chiuso positivamente il primo fronte dell’accesso alle cure più innovative, se ne apre uno altrettanto delicato. “Siamo preoccupati – spiega la prof.ssa Laura Fabrizio presidente della SIFO – perchè la recente determinazione AIFA sposta alcuni particolari farmaci oncologici orali, sino ad ora dispensati solo in ospedale o dalle Asl, anche nelle farmacie di comunità. I farmaci oncologici orali rappresentano un innegabile vantaggio per il paziente e per il  Servizio Sanitario Nazionale ma necessitano, proprio perché possono essere assunti a domicilio, di un monitoraggio più  attento e capillare. Il fatto che la somministrazione avvenga per via orale non incide sull’efficacia ma nemmeno sul pericolo di tossicità mantenendo necessario il costante controllo da parte di personale sanitario esperto”. La collaborazione fra le due società scientifiche si pone l’obiettivo di unire le competenze per una razionalizzazione della risorsa farmaco in ambito oncologico. Il Convegno che si tiene in Sicilia sancisce una valida alleanza tra AIOM e SIFO che in ambito ospedaliero coinvolge 1.000 reparti, oltre 1.500 specialisti e più di 500 farmacie che partecipano al Registro telematico dei Farmaci Oncologici sottoposti a Monitoraggio (RFOM) dell’AIFA per offrire cure più appropriate e sicure.

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Aumenti dei biglietti dei treni regionali

Pubblicato da fidest su mercoledì, 3 novembre 2010

Nel silenzio generale, quasi in sordina, se non per le tasche dei pendolari, sono scattati gli aumenti tariffari dei treni regionali. Ma IDV della Provincia di Lecce allertata da alcuni cittadini non ci sta e si sente obbligata a denunciare l’ennesima tegola per i consumatori ed utenti salentini colpiti “incolpevolmente” dai tagli del Governo. Da ieri, infatti, solo per fare un esempio il frequentatissimo treno regionale Lecce – Bari ha avuto un aumento di ben 1,10 passando da 8,60 a 9,70 euro senza che a questo sia seguito un miglioramento delle condizioni del trasporto che a detta di tanti passeggeri risulta a dir poco inadeguato. I tagli orizzontali del governo ai trasporti che segnano – 3,5 miliardi nel triennio 2010-2012, si fanno dunque sentire anche nella Nostra regione ed in particolare nell’estremo lembo del Tacco d’Italia non solo periferia geografica, ma da sempre penalizzato nell’ambito del sistema della locomozione nazionale. Quindi oltre al danno la beffa per tutti quei lavoratori, studenti, e per tutte le categorie di pendolari che sono costretti a spostarsi dalla Nostra Provincia con un aggravio mensile che si aggirerebbe intorno alle 30 – 40 euro pro capite, che in un momento di grave crisi economica pesano come un macigno nelle tasche delle famiglie salentine, Per non parlare della riduzione praticata a partire dal mese di settembre di alcune tratte regionali: con i tagli già operati i collegamenti ferroviari in Puglia pare risultino ridotti per il 15-20% delle corse, mentre aumentano in maniera inversamente proporzionale i disagi per tutti i viaggiatori della regione.Per queste ragioni il consigliere di IDV Aurelio Gianfreda Presidente della IV commissione permanente ha pensato di predisporre un’interrogazione all’assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini per ricercare ogni possibile soluzione al problema della mobilità infraregionale già in una situazione a dir poco complessa che sarà ulteriormente compromessa dagli aumenti e dai tagli in questione.

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Elezioni regionali in Piemonte: ricorso

Pubblicato da fidest su martedì, 19 ottobre 2010

“Io credo di non avere mai perso le elezioni”. E’ quanto ha dichiarato Mercedes Bresso, intervenuta a “24 Mattino” su Radio 24 per parlare dei ricorsi che ancora pendono sulle ultime elezioni regionali del Piemonte. La Bresso ha replicato al governatore Cota che accusa la sinistra di volere sovvertire il voto democratico in tutti i modi: “Mi sembra che Cota abbia completamente perso la testa – ha detto la Bresso -. Parliamo di 15mila voti già dichiarati nulla dal Tar. Per tutela di Cota il tribunale ha deciso di contare quelli dati anche esplicitamente a lui. Uno può essere d’accordo o no ma io sarei già di nuovo presidente della Regione. Ciò che si sta facendo è a tutela sua perché per quel che mi riguarda quei voti, già annullati, basterebbero a dimostrare che ho avuto più voti di lui”.
Insomma l’ex governatrice si sente di fatto ancora vincitrice delle regionali: “La Lega e il Pdl pensano che chi è stato danneggiato sia il colpevole. Non scherziamo, qui la vittima sono io e la mia coalizione, i colpevoli sono loro. Bisogna rivotare o bisognerebbe ridarmi la presidenza? Deciderà la magistratura. La giustizia è la giustizia”. A chi le ha proposto di fare come Al Gore, che nel 2000 si fermò davanti alla possibilità di fare ricorsi contro la vittoria di George Bush alle presidenziali, la Bresso dice: “Al Gore fece molto male perché ci siamo beccati due mandati di Bush e i disastri che ha fatto per il mondo, compresa la guerra. Fu una sua scelta, non credo che fu una scelta giusta. Può darsi che lui pensasse di non avere possibilità di vittoria. Qui siamo di fronte a un sistema sempre più insopportabile: in Piemonte ci sono 3-4 personaggi che presentano liste taroccate che raccolgono i voti di chi per protesta cerca a caso una lista da votare, ed è giusto porre fine a queste irregolarità e a campagne elettorali sempre più confuse”. Insomma, la Bresso insiste: “Sono testarda? Sono ligure-piemontese, forse un po’ si. Dicono che sono il peggio del peggio? Forse il meglio del meglio”.

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Brunetta indaghi sui consulenti regionali

Pubblicato da fidest su mercoledì, 22 settembre 2010

Veniano a conoscenza in questi giorni che nel 2009 la regione Lazio  ha speso per compensi a consulenti e collaboratori ben 135.329.275 euro. Ora ci chiediamo era proprio necessario? La regione ha una dotazione organica di 3.000 unità che dovrebbero in teoria, anche per la loro specifica preparazione, soddisfare in pieno sia le consulenze sia i collaboratori. Ma il quadro si rende ancora più inquietante se andiamo ad esaminare le spese sostenute dalla altre regioni per analoghe prestazioni. Si tratta di un mare di denaro pubblico che, a nostro avviso, non trova giustificazione se non in minima parte. Perché ci chiediamo il ministro Brunetta così attento alla spesa pubblica non quantifica gli importi relativi e ci spieghi il motivo per il quale le regioni hanno sentito il bisogno di una legge nazionale per aumentare la percentuale di prelievo irpef di loro spettanza che andrà a gravare sui redditi dei contribuenti, come se le imposte non fossero già abbastanza. E poi c’è d’aggiungere un’altra voce classificabile tra gli sprechi quale le auto blu che ci dicono siano migliaia in dotazione agli enti locali. E ancora il numero dei consiglieri comunali, provinciali e regionali che dovrebbero diminuire di un buon 20%. E ancora che fine ha fatto la tanta sbandierata proposta berlusconiana dell’abolizione delle province? E ancora le conseguenze dei mancati controlli della spesa sanitaria? Alla fine non ci dica il caro ministro della funzione pubblica, che noi non vogliamo pagare le tasse. Noi diciamo, invece, che facciamo e faremo il nostro dovere di contribuenti ma, per favore, ci dica come impiegano i nostri soldi perché è un diritto per noi saperlo e per loro un dovere saperli amministrare con oculatezza se non altro perché lo fanno per conto nostro e noi certe spese proprio non le comprendiamo e credo non le abbia comprese la stessa Corte dei Conti. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici della Fidest)

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Federalismo. Aumenteranno le tasse regionali(+200%)

Pubblicato da fidest su giovedì, 16 settembre 2010

Come volevasi dimostrare, direbbe l’insegnante di matematica. La bozza del decreto legislativo sull’autonomia delle entrate per gli enti locali riserva amare sorprese: le tasse regionali (addizionale Irpef) potranno aumentare dallo 0,9% attuale al 3%, un aumento del 200%, che i governatori regionali potranno disporre in relazione alle esigenze di cassa. Figuriamoci se i nostri rappresentanti regionali non si precipiteranno a ordinare l’aumento, tanto le tasse le pagano i fessi che’ i furbi ne fanno volentieri a meno. Ma Berlusconi non aveva detto che non avrebbe aumentato le tasse? Quelle regionali sono diverse da quelle nazionali, direbbe il nostro presidente. Insomma il gioco delle tre carte. L’altra novita’ della bozza e’ il definitivo accantonamento dell’ipotesi di eliminare le Province: la tassa di circolazione sull’autotrasporto diventera’ provinciale oltre ad una quota di partecipazione al bollo auto, il che significa che si vogliono confermare e consolidare le Province che costano al contribuente 16 miliardi di euro l’anno. Ma Berlusconi non voleva abolirle? Anche Bossi, in un primo momento, voleva farlo poi, una volta conquistate alcune poltrone provinciali, ha cambiato idea. Gia’, il potere logora chi non ce l’ha. Il tutto e’ un regalo dell’ineffabile ministro alla Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli. Un altro “Porcellum”? Chi ha memoria, ricordi. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Miss Italia e le rappresentanti regionali

Pubblicato da fidest su domenica, 5 settembre 2010

Grande rappresentanza del Lazio al concorso quest’anno: ben sei concorrenti per una sola regione, e tutte provenienti da Roma e provincia. Miss Lazio è Alessia Mancini (numero di gara 53): 1.82 m. d’altezza per una bellezza acqua e sapone.  A rappresentare la capitale è invece Eleonora Cilia, Miss Roma (n°55), i cui occhi azzurro cielo perfezionano un volto elegante e birichino. Eleonora è di Palestrina (RM) e, anche se tifosa laziale, confessa di avere un debole per il capitano giallorosso, Francesco Totti, il miglior rappresentante della città eterna.  Miss Deborah Milano Lazio è invece Eleonora Francesca Arosio (n°05) che sta studiando per diventare un’artista completa. «Amo la recitazione in ogni sua forma», dice. Sogna di diventare invece magistrato Federica Ciufoli, Miss Rocchetta Bellezza Lazio, in gara con il numero 36. Miss Italia è il suo modo per staccare dalla routine quotidiana e abbandonare, almeno per pochi giorni, i libri di diritto.
«A Salsomaggiore ho imparato a essere più disinvolta davanti alle telecamere», confessa Francesca Girardi, Miss Valleverde Ragazza in Gambissime Lazio (n°37). Romana anche lei, Francesca è diplomata in grafica pubblicitaria e lavora come modella. C’è poi la biondissima Julia Julia Weatherhogg Piccioli, Miss Wella Professionals Lazio (n°58), romana da parte di madre e inglese di padre. Se il Lazio vanta sei bellezze, la Valle d’Aosta al contrario è rappresentata solo da Antonella Chiarello (n°21) che detiene il titolo regionale anche se piemontese di nascita e residenza. «Non poteva capitarmi fascia migliore di Miss Valle d’Aosta. Sono piemontese ma rappresento bene entrambe le regioni». (miss valle d’aosta, miss regionali)

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Consiglieri regionali superpensionati

Pubblicato da fidest su martedì, 18 maggio 2010

“Provo sdegno e rabbia nel sentire che ex consiglieri regionali e assessori percepiscono tutti questi soldi mentre si ipotizza il congelamento della tredicesima per i lavoratori dipendenti con stipendi di appena 1.200 euro al mese”. Questo il primo aspro commento del vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, Oscar Tortosa, alla notizia dei lauti vitalizi corrisposti ad ex consiglieri della Regione Lazio. Assegni che vanno da un minimo di 3.200 euro al mese per una legislatura fino ad un massimo di 6.200 euro netti al mese per tre mandati. Cifre che aumentano se, come spesso avviene, queste persone hanno avuto anche incarichi extra. Per usufruirne sono sufficienti appena 55 anni di età, addirittura 50 se si decide di rinunciare a solamente il 5 per cento della cifra.  A ciò va aggiunta l’indennità di fine mandato pari a 10.000 euro lordi per ogni anno passato in Regione, somma alla quale avrebbero diritto anche assessori che non sono mai stati eletti. Tuona l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro: “Uno sberleffo e uno schiaffo in faccia ai tanti salariati ai quali, dopo aver lavorato una vita, vengono chiesti ulteriori sacrifici come ad esempio i pensionamenti posticipati. Le rinunce dovrebbero partire proprio dalle categorie più privilegiate, non da chi non ha molta disponibilità economica. I rimborsi sono troppo elevati, è vergognoso che con una sola legislatura e solo 55 anni di età si possano prendere 3.200 euro netti ed esentasse al mese. Posso comprendere che un vitalizio venga corrisposto a chi non ha altre entrate ma per gli altri è solo un privilegio di tipo borbonico. Ancora più assurdo che, per prendere una pensione così cospicua, non si possa attendere il compimento dei 65 anni di età come avviene per tutti gli altri cittadini. E – puntualizza Tortosa – faccio presente che l’indennità di fine mandato oggi corrisposta anche agli assessori non eletti, non era prevista per questi ultimi nella legge originaria, è stata modificata successivamente. Uno spreco vergognoso e un vero esproprio della ‘casta’ a danno della comunità. Per non parlare poi degli stipendi dei dirigenti e delle ricche ed eccessive liquidazioni di questi ultimi. Mi auguro – conclude Tortosa – che i politici si facciano un esame di coscienza e che vengano ridimensionate cifre ed età pensionabili. Con quale faccia imporre privazioni ai cittadini già strozzati dai debiti quando dall’alto si sperpera denaro per garantire privilegi a chi spesso dispone di altre entrate consistenti? I tagli comincino a farli su di loro, altrimenti non mi stupirei se da un giorno a un altro il popolo iniziasse a fare una violenta rivoluzione”.

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Lazio: aumento consiglieri regionali

Pubblicato da fidest su domenica, 2 maggio 2010

Luigi  Zanda  ed Emma Bonino, del gruppo del Pd al Senato, hanno presentato un  esposto  urgente,  con  richiesta di acquisizione atti, alla sezione di Roma  della  Corte  dei  Conti. Zanda e Bonino denunciano, nell’esposto, un “gravissimo  danno  erariale”  in  relazione  all’aumento  dei consiglieri regionali   del  Lazio,  da  70  a  73,  deliberato  dall’ufficio  centrale elettorale della Corte d’appello di Roma in contrasto sia con lo Statuto sia con la legge elettorale della Regione Lazio.

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Regionali: Isernia e Campobasso bocciano quote rosa

Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 aprile 2010

È di oggi la notizia che in Puglia su quattordici consiglieri regionali ben sette saranno donne. Un dato del 50% che promuove la Regione governata da Nichi Vendola come esempio da imitare riguardo le cosiddette “quote rosa”. Altrettanto non si può dire per il Molise, ancora avulso da una logica paritaria tra i sessi, come denunciato dalla responsabile regionale dell’Italia dei Diritti Anna Aurisano: “Lo scorso dicembre il Tar regionale ha dichiarato l’illegittimità del Decreto del presidente della Provincia di Isernia nella parte in cui escludeva di fatto dall’organo di governo la rappresentanza femminile – spiega la Aurisano – ma se la Provincia di Isernia da poco si è adeguata, a tutt’oggi quella di Campobasso non presenta quote rosa nel relativo direttivo. Il presidente D’Ascanio sostiene di aver istituito corsi di formazione politica da destinare alle donne, dacché la loro impreparazione sarebbe l’unica ragione per la quale non si trovano all’interno delle istituzioni, ma io non posso credere che non si riescano a trovare in tutto il Molise delle persone di sesso femminile che abbiano un curriculum professionale e politico adeguato a poter ricoprire l’agognato incarico. È curioso – incalza ironicamente la Aurisano – come gli uomini, al contrario, sembrerebbero avere, per così dire, una capacità politica innata, visto che non credo che i presidenti delle province molisane abbiano frequentato un corso di formazione specifica per diventare tali. In realtà – conclude la rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro – occorrerebbe che le donne siano messe in condizione di fare politica in maniera adeguata, senza pregiudiziali e chiusure precostituite”.

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Regionali Lazio: C’è chi si copre il capo di cenere

Pubblicato da fidest su sabato, 24 aprile 2010

“Il risultato elettorale nel Lazio ha visto  il PD e il centro sinistra registrare una seria sconfitta. La vittoria del centro destra è stata costruita in tutte le province del Lazio, compresa la nostra ed esclusa la città di Roma.  Il saldo negativo nella provincia romana è stato di 33 mila voti. In controtendenza con le precedenti elezioni regionali e provinciali che hanno sempre visto la vittoria del centro sinistra, fatta eccezione per le elezioni regionali del 2000 quando -aggregando il voto radicale – Storace prevalse di soli 2 mila voti su Badaloni. Partendo da questi dati ho abbozzato una prima riflessione, certamente parziale. Mi sarei aspettato una risposta che, pur nella articolazione pluralistica delle opinioni, venisse ancorata alla dura realtà del voto regionale. Così non è stato. Tutti i miei critici hanno accuratamente evitato di parlare concretamente dei voti”. Lo dice Tonino D’Annibale, consigliere Pd alla Regione Lazio.  “Si è assistito viceversa – continua D’Annibale – ad un assordante e coordinato coro degli scattisti delle dichiarazioni, per cui sembrerebbe che oggi il problema politico al centro del confronto nel partito non sia la perdita del Lazio ma le mie dichiarazioni. Poco è mancato che venissi  denunciato per lesa maestà.  Più tranciante e quasi insultante la presa di posizione del collega Claudio Mancini. E’ incredibile come nel 2010 vi sia chi ancora pensi di ricorrere alle scomuniche perché qualcuno osa parlare in disaccordo con ‘posizioni ufficiali o con le valutazioni espresse ufficialmente dalla componente bersaniana’. Di questo, prima o poi, vi sarà certamente occasione di approfondimento e di riflessione più seria. Voglio terminare dicendo che le mie riflessioni saranno sicuramente sciocchezze, di certo sono mie, sono frutto del mio pensiero come sono frutto del suo pensiero quelle del collega Mancini. E’ chiaro, infatti, – conclude D’Annibale – che le sue prese di posizione e proposte interne ed esterne al Partito, pur legittime, sono assunte ‘not in my name’”.

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Solo il 13% di donne tra i neo consiglieri regionali

Pubblicato da fidest su lunedì, 19 aprile 2010

“È un’analisi sconfortante e questo è fuor di dubbio, perché le pari opportunità sembrano molto lontane dalla realtà che emerge tanto dagli ultimi risultati elettorali quanto dalla società. Il punto è che la sfida non è mai equilibrata, quindi affrontare il tema appare ridicolo”. Francesca Scoleri, viceresponsabile per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti, critica così la scarsa rappresentanza femminile tra gli eletti ai Consigli regionali, come confermano i dati delle ultime consultazioni: su 697 consiglieri nominati nelle 13 regioni chiamate al voto lo scorso marzo, sono appena 93 le donne, un misero 13,3% sul totale. Il problema delle quote rose nelle istituzioni e nella società viene spesso invocato dagli esponenti politici e altrettanto spesso disatteso. Alcuni numeri sono allarmanti: in Lombardia su 80 posti disponibili la partecipazione femminile deve accontentarsi di sole 7 poltrone, in Puglia di appena 5 su 78 eletti; le cose vanno un pochino meglio in Piemonte, Emilia Romagna e Campania; nessuna donna è presente invece nei Consigli regionali di Calabria e Basilicata. L’attivismo delle donne in politica – prosegue la vicetitolare del dipartimento per le Pari Opportunità dell’Italia dei Diritti – è una fonte di grande beneficio per il Paese, ma le possibilità di trattamento egualitario tra i sessi dovrebbero nascere a monte, nelle regole che stabiliscono il gioco, affinché la presenza femminile nei consigli sia certa e non affidata al caso. In uno Stato dove il presidente del Consiglio si permette di offendere una candidata del partito d’opposizione, come è successo nei confronti di Mercedes Bresso, credo ci si possa aspettare ben poco dalla volontà delle istituzioni di dare valore alle pari opportunità”. “In Italia la considerazione per le donne sta scendendo a livelli scandalosi e dalle istituzioni arrivano solo propositi campati per aria e offese”, termina irritata la Scoleri.

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Berlusconi “mangia benissimo” ma digerisce male

Pubblicato da fidest su venerdì, 16 aprile 2010

Con questa battuta potremmo definire l’ultimo incontro Berlusconi – Fini e una sorta di “ultimatum” espresso da Fini sulle scelte politiche del cavaliere. Il problema era noto. Fini è stato da tempo critico sulle strategie del Pdl che, a suo avviso, tendono ad essere condizionate dal suo alleato leghista. Ma gli argomenti di Fini nascondono anche un altro aspetto che riguarda il “dopo Berlusconi” proprio nel momento in cui lo stesso Bossi rivendica il diritto del suo partito ad avere una candidatura per la stessa successione a Berlusconi alla presidenza del consiglio dei ministri. La Lega è, indubbiamente, un alleato prezioso e i suoi consensi elettorali alle regionali pongono il partito in una posizione di vantaggio non da sottovalutare anche perché mostra d’espandersi oltre il Nord Italia. Basti pensare che in Toscana ha raddoppiato i consenti, in Emilia li ha triplicati, e già parla di una candidatura di un leghista a sindaco di Napoli. In questo modo i due “cavalli di razza”, per dirla con il linguaggio democristiano degli anni sessanta, Fini e Casini si troverebbero spiazzati da un nuovo organigramma che Bossi e Berlusconi avrebbero stilato in questi giorni e che prefigurano altri nomi alla guida del paese sia per le presidenze dei due rami del parlamento, sia per quella del presidente del Consiglio e della Repubblica. Lo stesso Berlusconi sembra già aver avviato la “campagna elettorale” per la sua candidatura alla presidenza della Repubblica con il voto plebiscitario che già pensa d’ottenere dagli italiani con l’elezione diretta del capo dello stato. Se poi la riforma costituzionale non sarà possibile si pensa come candidato del Colle a Gianni Letta e a Tremonti presidente del Consiglio, quest’ultimo papabile in ogni caso. Se queste sono le premesse Fini non sembra avere molto tempo per fare delle scelte che mostrino la sua capacità di riaffermare la sua leadership o nel Pdl o con un nuovo movimento. Nello stesso tempo non può alienarsi del tutto l’amicizia con la Lega ma, semmai, convincere i “delfini” di Bossi che è giunto anche per loro il momento di svezzarsi e di camminare con i loro piedi. Ma ce anche chi pensa che sia tutta manovra solo per contare di più nella gestione del Pdl nelle aree del Nord Italia. Certo che è questione di giorni per capire se è solo un braccio di ferro per ottenere più potere o l’intenzione è seria e si andrà ad una rottura sia pure non traumatica come paventa il presidente del Senato con la sua idea delle elezioni anticipate se si matura la rottura con Fini.

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