“In certi casi, come in questi casi, il panico da default fa ritrovare il senno! Da Il Messaggero del 9 agosto 2011. Le virate di Umberto e Silvio Forum di Mario Ajello”. E Rosario Amico Roxas commenta: “Detto in questo modo è la traduzione buonista dell’arrampicata sugli specchi; altro che “ritrovare il senno”, siamo di fronte al panico di perdere tanti privilegi e di essere, finalmente, scoperti per la vera natura. L’evasore fiscale per eccellenza e il nazionalista e fondamentalista padano sono alle corde per cui esternano sorrisi di sicurezza nel patetico tentativo di rimandare il doveroso passaggio alla cassa dove verrà loro chiesto di pagare il conto, per intero e senza sconti.
Contano sulla memoria corta degli italiani, contano sull’appoggio dei vertici vaticani che dovrebbero influenzare gli elettori cattolici, contano sui corrotti per interesse e sui corruttori per vocazione per documentare una maggioranza numerica nelle due Camere, lontanissima dalla maggioranza politica nel paese. Anche i sondaggi che hanno dettato la linea politica del governo Berlusconi, non vengono più analizzati, cedendo alle nazioni europee che contano l’onere di decidere ciò che il governo italiano non è in grado di intuire. Emerge l’aggressione degli speculatori, che contano sull’allegra finanza creativa inventata da questo governo e sollecitata dal fiscalista e tributarista Tremonti per agevolare i suoi più ricchi clienti e assistiti, tra cui lo IOR. E’ così che ci ritroviamo con uno Stato senza governo e una religione senza Dio. (Rosario Amico Roxas)
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Stato senza governo e religione senza Dio
Pubblicato da fidest su martedì, 9 agosto 2011
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La religione della sofferenza
Pubblicato da fidest su lunedì, 6 giugno 2011
Gesù è nato ed è gioia. Gesù è diventato un apostolo e predica alla genti ed è gioia. Gesù è risorto ed è gioia. Dov’è in tutto questo la sofferenza? Vi sono, si obietta, momenti tristi e drammatici ma ciò, a mio avviso, non giustifica che si debba solo parlare del male che gli è stato fatto e non della gioia che ci ha offerto. Perché non donare all’umanità un redentore che ci insegni a sorridere e non a piangere? Perché non diamo alla vita il taglio che si merita votandoci alla ricerca del bene come fonte primaria del nostro essere e divenire? Il bene non si conquista attraverso la sofferenza ma facendo in modo che essa non ci sia. Noi non pecchiamo perché siamo buoni ma perché siamo saggi, avveduti e consapevoli e sappiamo essere dei buoni maestri, perché sappiamo interfacciarci con la nostra morale interiore. Il peccato, tuttavia, non porta sofferenza perché, pur sbagliando ci porta piacere. Il pentimento, a sua volta, non è sofferenza ma è gioia perché ci rende consapevoli di un errore e che lo abbiamo emendato. Ma se nonostante ciò viviamo tra esseri umani brutali, ispiratori di genocidi, di torture, di violenze, dobbiamo chiederci, innanzitutto, se in qualche modo non li abbiamo incoraggiati con la nostra indifferenza e voglia di lucrarvi. E allora il male non sta tanto in chi lo fa ma in chi lo permette e potrebbe evitarlo. E se non gli diamo quartiere il male stesso perderebbe la sua forza propulsiva. E allora usciamo dallo stereotipo della religione come sofferenza ed adottiamo il precetto della religione come gioia, perché solo in questo modo il presente ci avvicina in maniera più pregnante al nostro sogno di là della vita e ci evita di conferirgli quella discontinuità che ci atterrisce. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Religione come professione di fede
Pubblicato da fidest su martedì, 17 maggio 2011
Il rapporto stabilito tra la Chiesa e i fedeli, che si richiamano ad essa, non sempre collima con la fede che sentiamo nel nostro intimo. Non è certo una novità e non la tratterei se spesso questo rapporto duale non mi venisse riproposto e reso aspro e ultimativo come se si trovasse in rotta di collisione. Tale contrasto è senza dubbio surrettizio. E’ provocato per lo più dalle letture distorte degli scritti dei nostri padri e dalla mancata consapevolezza che ai tempi in cui furono elaborati la visione delle cose era più ristretta e forzata da una limitata conoscenza scientifica. Ma vi era anche il condizionamento di una cultura che affondava le sue radici nella mitologia greco-romana. In questo modo le Chiese fondarono i loro rituali imbrigliando la fede su un percorso fatto di usi, talvolta paganeggianti, non riuscendo a spezzare del tutto la continuità esistente tra le due tradizioni. Per me il tutto si trasforma in un grosso limite che le Chiese si sono fatte carico nel corso della loro storia e che tuttora ne subiscono gli effetti distorcenti sul piano dottrinario e nella pratica religiosa. E gli errori, purtroppo, si pagano. Lo constatiamo oggi con i cristiani che si contendono la loro appartenenza in tante chiese e che seppero in tempi non tanto lontani trasformare i loro convincimenti in guerre di religione con i loro martiri e vittime e a smarrirli sul sacro fuoco dell’inquisizione. Errori che oggi si pagano con una moneta meno sonante, ma pur sempre dolorosa. Lo costatiamo in chi si rinserra in una pratica religiosa bigotta e limitata, in chi non vuole o non riesce a far emergere la sua coscienza critica convinto che il valore della fede è data dalle gerarchie e che il loro verbo è infallibile. Basterebbe rileggere quanto i religiosi scrivevano nel XV e XVI secolo per capire quanta differenza vi fosse per una stessa chiesa ai tempi odierni. E tutto questo lo dobbiamo a chi non si è fermato alle prime letture. D’altra parte le regole sono state per lo più un’invenzione delle gerarchie convinte com’erano che occorreva fissare dei paletti nella cultura religiosa per evitare che trasbordasse in una diversa consapevolezza. E che questa stessa cultura non poteva considerarsi un dogma ma questo valeva solo per i principi della Chiesa che si consideravano sul cucuzzolo della montagna e da quell’osservatorio privilegiato erano in grado di vedere più lontano di chi si trovava a valle. Ma tutto questo cosa ha che fare con la fede? E la fede cos’è se non un richiamo alla ragione e all’essenza delle cose? Cristo, dopo tutto, era un uomo di fede e non di Chiesa. E spiegava le cose per la comprensione dei suoi contemporanei. Oggi, probabilmente, le avrebbe illustrate in modo diverso. E ciò che predicava lasciava il segno non tanto e non solo nei semplici ma in primo luogo tra i dottori della chiesa perché erano parole di fede. Egli ci ha lasciato l’orgoglio dell’appartenenza. Egli ci ha lasciato lo sprezzo per le ricchezze perché il regno dei cieli appartiene allo spirito e non alla materia. Egli ci ha lasciato la forza di scacciare i mercanti dal tempio perché la fede non accetta compromessi. Egli ci ha dimostrato che la coerenza può portare al martirio e alla morte e questo è il primato della fede in opposizione alla Chiesa che spesso china il capo al padrone di turno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Omicidio Shahbaz Bhatti
Pubblicato da fidest su giovedì, 3 marzo 2011
“L’omicidio del ministro cattolico per le minoranze religiose del Pakistan Shahbaz Bhatti è un fatto gravissimo che deve costringere l’Italia, l’Unione Europea e tutta la comunità internazione ad un’azione energica in difesa della libertà religiosa”. Lo dichiara l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già sottosegretario agli Affari esteri. “Il ministro Shahbaz Batthi – continua Vernetti – era l’unico esponente del governo pachistano di religione cattolica. Per anni si è abbattuto per la pacifica convivenza tra musulmani e cristiani e per la difesa di quella libertà fondamentale che è la libertà religiosa”. “Chiediamo spiegazioni al governo del Pakistan sul perché il ministro non godeva di un’adeguata protezione e pretendiamo da esso un’azione urgente per consegnare alla giustizia i terroristi che hanno ucciso il ministro Shahbaz Batthi”. “All’Unione Europea – conclude Vernetti – chiediamo che promuova un’iniziativa forte e chiara in difesa dei cristiani nel mondo che stanno subendo crescenti e inaccettabili persecuzioni”
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Conferenza sul dialogo tra scienza e religione
Pubblicato da fidest su venerdì, 18 febbraio 2011
Roma 22 febbraio 2011, alle 17.10, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi 190), nell’ambito del Master in Scienza e Fede, si terrà la conferenza con ingresso libero “Il ruolo della filosofia della natura nel dialogo scienza – religione”. Parlerà il Prof. Armin Schwibach, docente di filosofia sistematica nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. L’incontro sarà anche trasmesso in videoconferenza a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor (Via Riva di Reno 57). Fa parte della serie di conferenze “La mediazione della filosofia tra la scienza e la fede” del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, giunto quest’anno alla sua nona edizione. È diretto dall’Istituto di Scienza e Fede dello stesso Ateneo, che è stato eretto il 13 aprile 2010. Questo Istituto ha come oggetto lo studio, la ricerca e l’insegnamento delle tematiche del rapporto tra scienza e fede, per fornire risposte alle questioni etiche ed antropologiche che gli incessanti sviluppi della scienza e della tecnica suscitano, cercando punti di incontro verso il dialogo.
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Religione: tra il dubbio e la speranza
Pubblicato da fidest su lunedì, 14 febbraio 2011
La mia generazione è di quelle che in gioventù, non avendo la possibilità di possedere un televisore, ma disponendo in casa di una libreria, aveva modo di acculturarsi leggendo e tanto che ora posso aggiungere che è stato un bene prezioso che molti giovani di oggi avrebbero potuto farne tesoro. Vi era anche l’abitudine di prestarci i libri e di trovare pure il tempo di commentarli tra un calcio al pallone in cortile e qualche aiuto al menage casalingo.
La libreria alla quale potevo accedere era particolare. Da una parte vi erano i classici e dall’altra, ma in uno spazio più ridotto, si tenevano i libri cosiddetti all’indice, ma chiusi a chiave. Era una iniziativa prudenziale per non consentire ai giovani di accedervi. Manco a dirlo questa misura restrittiva divenne per me una tentazione irrefrenabile e alla fine trovai il modo di violare tanta riservatezza. Così incominciarono i miei dubbi dalle certezze propinate dal catechismo parrocchiano, dai testi scolastici, dalle lezioni moraleggianti e conformiste dei “dotti” di famiglia e dai compagni saputelli ma “bacchettoni”. Questa premessa mi serve per spiegare a chi oggi mi scrive rispolverando i “sacri testi” e fidelizzato dalle interpretazioni ufficiali date dalle autorità preposte, che non vi è scibile umano capace di propinarci certezze. La religione non fa eccezione. Sono dubbi che non provengono da coloro che si dichiarano atei ma dagli stessi religiosi e santi uomini tra i quali alcuni elevati agli onori degli altari. I Concili, a loro volta, sono stati, notoriamente, una palestra di accesi dibattiti e persino causa di profonde rotture scismatiche. Lo stesso cattolicesimo al suo interno presenta posizioni diverse e a volte conflittuali con le gerarchie vaticane. Questo significa che da cattolico posso avere dei dubbi sulla “verginità della madonna” come ci propinano le versioni ufficiali. Dubbi, per altri versi, avevano Galilei e Copernico sul fatto che la terra fosse ferma e il sole le ruotava attorno, mentre la Chiesa si scagliava contro di essi e la sacra inquisizione ci è mancato poco che li mandasse al rogo. Ma dobbiamo anche renderci conto che l’essere umano cerca disperatamente un punto di appoggio per capire perché nasce e muore, perché deve essere schiavo e non benestante, perché deve soffrire a lungo e gli altri a lungo gioire, perché vi devono essere uomini cattivi e uomini buoni, e poi gli altri e tanti diversi perché. Le religioni sono nate proprio per mediare questo affanno esistenziale e per lasciarci un messaggio di speranza. E se milioni di esseri umani ci credono sino a morire per “fede” dobbiamo dire che c’è qualcuno che sa essere credibile e capace di mettere a frutto il suo carisma. Ora se confrontiamo il pensiero critico di chi ha avuto l’opportunità di credere e di ricrederci e ancora di credere senza la rete di protezione del conformismo e dogmatismo religioso e quello di chi ha solo masticato una versione del racconto biblico e del Nuovo Testamento, dobbiamo convenire che diventa inconciliabile perché quest’ultimo resta con un vocabolario di conoscenze limitato, meno speculativo. Resta, suo malgrado, ancorato alla preistoria. Può essere bella e appagante, ma è pur sempre preistoria. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Una questione di fede
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 febbraio 2011
Per anni mi è dato di osservare le vicende della vita e di confrontarli con i miei convincimenti, i miei dubbi e le controversie sollevate da pensatori illustri o dal buonsenso di uomini semplici. Ho anche imparato a distinguere la fede dall’appartenenza ad una chiesa. L’ho fatto, ad esempio, prima accettando la condanna senza appello della chiesa cattolica nei confronti degli ebrei, dei musulmani e di altre confessioni religiose, così, come ci veniva ammannita nell’insegnamento della catechesi, e poi nell’apprezzare le loro testimonianze di fede. Dalle letture mi sono reso conto che la spiegazione della vita e della morte di Gesù non era altro che un messaggio forte del come la fede non debba accettare compromessi e cedimenti se si toccano valori fondamentali come il rispetto per il prossimo, la dignità della persona e il distacco per le cose terrene se esse ci inducono a prediligere sentimenti come l’egoismo, l’avidità, la lussuria. E non si deve esitare ad essere severi, come la cacciata dei mercanti davanti al tempio, anche a costo di provocare una reazione negativa da parte delle stesse autorità religiose inclini alla tolleranza e al compromesso. Per questo motivo mi sono sentito più vicino al poverello di Assisi che alle gerarchie religiose del Vaticano. Il primo non ha esitato a buttare alle ortiche la sua nobiltà e le sue ricchezze per insegnarci la via della povertà come redenzione e i secondi hanno dimostrato di non riuscire a fare a meno dei loro privilegi terreni e delle ricchezze che ne derivavano. E se qualcuno mi viene a dire che un Papa, pur sapendo le crudeltà che si esercitavano nei confronti di un popolo per colpa della loro appartenenza religiosa, non lo ha denunciato apertamente io mi sento dalla parte dei critici che lo giudicano severamente anche se si sostiene che lo ha fatto per evitare ulteriori forme di persecuzione. La ritengo una giustificazione ridicola. Cristo non ha esitato a morire. Non hanno esitato a fare altrettanto i suoi discepoli e le centinaia di migliaia di cristiani, ma anche musulmani e di altre appartenenze religiose pur di restare coerenti con gli insegnamenti della loro Chiesa. Ma ben più grave e ingiustificabile diventa l’atteggiamento del Vaticano allorchè traendo a pretesto la necessità di mantenere buoni rapporti diplomatici, si esime dal condannare il comportamento immorale di un capo di governo che si dichiara, tra l’altro cattolico. Qui non parliamo di un peccato: scagli la prima pietra chi non ha peccato, ma dell’esempio che si da per la funzione che svolge, per l’esempio che offre. E se si continua a giustificarlo si crea, inevitabilmente, una crisi di identità lasciando intravedere una chiesa debole con i potenti e severa con i deboli. La fede non si baratta. La fede è qualcosa che si ha o non si ha, a prescindere dalle gerarchie che sono preposte ad indicarne l’osservanza. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Religione e lotta di classe
Pubblicato da fidest su lunedì, 31 gennaio 2011
(Parte 1°) La mia permanenza ultradecennale in un paese arabo, anche se fortemente occidentalizzato come la Tunisia, e un periodico, ma costante, movimento interno in molti paesi islamici, mi ha consentito di conoscere svariati personaggi del mondo politico, economico e anche religioso.
Ma la conoscenza e il contatto diretto non poteva risultare sufficiente per esprimere un parere, sia pure personale, anche se suffragato da motivazioni frutto di una sintesi delle varie esperienze che ho avuto occasione di maturare. Non c’è dubbio che l’elemento più importante da studiare e valutare è quello del fondamentalismo islamico e il suo accreditarsi, ogni giorno di più, come movimento nazionalista e autonomista, in contrasto con il neo-colonialismo che vorrebbe mantenere, in tutta l’area del Medio Oriente e del Nord-Africa, un predominio politico, sociale che diventa predominio economico, che prevede una sudditanza dei popoli mediorientali e il mantenimento di manodopera a basso costo e sfruttamento delle materie prime.
Sorge il dubbio che l’andamento attuale non sia frutto di spontanea reazione nazional-popolare, ma sia frutto di una ben studiata strategia da parte del pianeta Occidente, per giustificare il soffocamento delle istanze che premono verso una migliore qualità della vita di popoli che vengono mantenuti in condizioni sub-umane. Non emerge nessuna vocazione alla “democrazia”, anzi, proprio la democrazia viene intesa come emanazione dell’Occidente che ha portato i frutti che quei popoli sono costretti a subire; da qui la “paura” del mondo islamico verso la democrazia occidentale e il rifiuto del modernismo occidentale. Allora emerge una nuova esigenza di analisi; un’angolazione diversa della visuale che si vuole imporre di un mondo Occidentale minacciato, costretto a difendersi con “azioni preventive”. Questa analisi, certamente non facile da impostare in poche pagine, (necessariamente poche per non ingolfare il problema rendendolo di difficile approccio) porta a considerazioni fin qui poco approfondite, ferme alle nozioni che i mass media occidentali spargono a piene pagine, trascurando l’ipotesi di diverse condizioni di interpretazione.
Sarà necessario frazionare il problema nei suoi vari aspetti, cosa che apparirà frammentaria e disunita, ma utile per valutare i diversi aspetti e poter giungere ad una sintesi.
Il fatto che il fondamentalismo si afferma in ben identificati strati sociali obbliga a valutarne le ragioni:
• Il fondamentalismo islamico ha relazioni con la lotta di classe ?
• La religione islamica e la sua affermazione, è il fine del fondamentalismo oppure è lo strumento per dominare il classismo e mantenerlo nello status quo ?
• L’approccio delle forze integraliste e fondamentaliste è indirizzato verso l’elevazione socio-culturale del proletariato musulmano, oppure è il mezzo di controllo in chiave anti-proletariato?
• Le masse proletarie islamiche si muovono verso l’integralismo e il fondamentalismo, oppure avviene in contrario, come una chiamata a raccolta delle masse islamiche in nome della religione, ma con fini totalmente opposti?
• Non si pone il dubbio che l’adesione delle masse islamiche al fondamentalismo rappresenti il segnale che la trappola è scattata e che le istanze e le aspirazioni nazional-popolari in chiave antimperialista e anticolonialista, saranno represse e vanificate, stroncando sul nascere ogni istanza di civile convivenza, in quanto l’Occidente ha tutto l’interesse di identificare il fondamentalismo con il terrorismo e, di conseguenze, assimilando al terrorismo quelle masse popolari che aderiscono alle rivendicazioni sociali e culturali?
• L’assenza di un partito politico in grado di portare il dibattito nelle naturale sede della politica e della diplomazia non rappresenta quella trappola che la borghesia integralista, cointeressata alle sorti in quell’area delle mire occidentali, ha teso alle masse popolari, le quali si muovono illudendosi di avanzare rivendicazioni legittime, mentre favoriscono i disegni che li penalizzeranno? (continua) (Rosario Amico Roxas)
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Riflessione su “religione e libertà”
Pubblicato da fidest su lunedì, 1 novembre 2010
“Il dialogo tra le religioni è sempre stato difficile, spesso conflittuale. Oggi bisogna distinguere tra religione, e persone che credono in una religione. Le persone debbono dialogare nella libertà e nella pari dignità dei diritti fondamentali della persona che non sono negoziabili”. E’ quanto ha sostenuto Magdi Cristiano Allam, giornalista e deputato europeo, convertitosi al cattolicesimo, che ieri sera è intervenuto nella Basilica soluntina diretta dal parroco don Saverio Civilleri, dove ha tenuto una conferenza su “Religione e libertà”. L’iniziativa
coordinata dal diacono Pino Grasso, direttore dell’Ufficio per le COmunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Palermo, è stata organizzata dal Centro Culturale Europeo, presieduto da Francesca Galioto e dall’Accademia di Bioetica di Palermo diretta da Salvino Leone. “La libertà è essere pienamente se stessi a casa propria e questo oggi non avviene – ha aggiunto Allam – emblematico quando Benedetto XVI a Ratisbona ha detto una verità storica che l’Islam si è diffuso attraverso la spada”. Allam è stato insignito dal presidente regionale Diego Torre e dall’assistente spirituale padre Luigi Gattuso del titolo onorifico di “Militè dell’Immacolata” della Milizia dell’Immacolata. Nel corso della manifestazione è intervenuta la scrittrice netina Maria Giovanna Mirano che nell’occasione ha presentato il volume “Il mercante di Pace”. “Il volume – ha detto – è frutto di attente ricerche e profondi studi sul mondo islamico, di interviste e testimonianze di tante persone che non osano dichiarare le proprie idee religiose perché succubi di un sistema religioso che li vuole servi e schiavi, privandoli persino della libertà di pregare quel Dio in cui credono”. Mirano è anche autrice del grande successo editoriale “Uomini liberi”, 11.000 copie vendute, presentato, nel 2008, al salone del libro di Torino da Arnaldo Colasanti e adottato in numerosissime scuole italiane. Con la regia di Piero Sanna il romanzo diventerà la sceneggiatura di un film in cui prenderanno corpo i drammi degli immigrati clandestini che sbarcando nelle nostre coste cercano di realizzare il sogno di un futuro migliore. (magdi)
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Religione e libertà
Pubblicato da fidest su venerdì, 29 ottobre 2010
Palermo 29 ottobre alle ore 19, presso la Basilica soluntina di Santa Flavia, avrà luogo una conferenza su “Religione e libertà” che sarà tenuta da Magdi Cristiano Allam, giornalista e deputato europeo. Interverranno il parroco don Saverio Civilleri e Maria Giovanna Mirano che nell’occasione presenterà il volume “Il mercante di Pace”. Moderatore il diacono dr. Pino Grasso, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali del’Arcidiocesi di Palermo. L’iniziativa è stata organizzata dal Centro Culturale Europeo, presieduto dalla professoressa Francesca Galioto e dall’Accademia di Bioetica di Palermo diretta dal professore Salvino Leone. L’on. Allam incontrerà i giornalisti prima della conferenza nel saloncino della Basilica.
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Le guerre di religione
Pubblicato da fidest su martedì, 24 agosto 2010
Per quanto si facciano grandi sforzi per scongiurarle queste guerre, o se vagliamo accanite battaglie, si svolgono comunque in po’ in tutte le parti del mondo. Sono, per lo più, il retaggio di antiche lotte e la voglia di un primato che sa dell’esclusivo. La mia religione è più vera e giusta delle altre. La tua è blasfema, la tua merita l’annientamento, i tuoi proseliti o si convertono alla mia fede o vengono uccisi o torturati. Si è poi aggiunto a tutto ciò l’elemento “colonialista” che ha visto non pochi “missionari” al seguito di trafficanti o di plenipotenziari dei vari governi che hanno trasformato in colonie intere comunità e persino continenti, pensiamo all’Africa, dobbiamo concludere che la pretesa dell’evangelizzazione ha posto in primo luogo la necessità di stabilire un primato fideistico a danno delle religioni locali e tradizionali. E questo è stato un grave errore in quanto il riscatto dei popoli asserviti che si sono sottratti al giogo colonialista è stato associato anche a quella religione che ha accompagnato i “conquistatori”. E il ritorno alla fede antica, e persino al suo radicalismo è stato un motivo di forte riscatto culturale ed anche civile alla ricerca di un proprio ordine sebbene alla fine si è rivelato peggiore del male che si intendeva esorcizzare. Ed è davvero la peggiore delle calamità quella di associare una religione ad un qualcosa che non le appartiene in linea di principio. La fede è deve restare un qualcosa di trascendentale. Un valore assoluto. Un principio irrinunciabile che irradia amore e non odio, unità e non divisione, voglia di crescere insieme senza distinzioni di sorta. E la guerra, qualsivoglia guerra, non appartiene “assolutissimamente” a qualsivoglia lessico e meno che mai ad una religione.
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Rapporto uomo-religione, uomo-fede
Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 agosto 2010
Ma perché chiamarla religione? Da dove spunta questo termine? Etimologicamente dal romano “religio”, quindi dalla cultura romana e non cristiana. Sull’argomento vi è una sottile distinzione con “religiones”. Questa indicava un culto esclusivo rivolto ad una divinità: :religio Cereris e corrispondente ai misteri eleusini. Per i cristiani il culto esclusivo è rappresentato dal Dio unico. A sua volta la religio aveva per i romani un significato positivo mentre “religiositas” costituiva per i romani la divinità falsa e bugiarda. Questa distinzione “linguistica” tra le due parole ci riconduce al senso che i cristiani danno nel dare “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Solo a partire da Teodosio (IV secolo d.C.) il cristiano realizza alla sua religione un’ubbidienza civile. Sempre seguendo questo filone comparativo, tra i diversi significati delle parole, si colloca, per Cesare Baronio e Andrea Alciato, l’origine della parola “paganus” e “miles”. Inoltre, per altri versi, vale la dialettica sacer/profanus, la profanus/ proprius e natura/cultura. Sono termini contrapposti che indicano due diverse concezioni del rapporto uomini e dei, ma non sono prive di correlazione, dato che “profanus” può essere assunto come termine medio tra le due, partecipe, cioè, tanto dell’una quanto dell’altra. Questo per non parlare del modo come si vuole affrontare l’argomento. Detto ciò possiamo porci la domanda se è opportuno o meno isolare la ricerca religiosa da un determinato contesto culturale. Ed ancora se questo criterio vale se ci viene proposto da un archeologo o da un filosofo e non da altri come potrebbe essere lo storico della religione. Questi, probabilmente, meglio degli altri, può chiedersi come nasce quest’abitudine? Dove? Quando? Ad opera di chi la religione ha conseguito una realtà storica? Sono, a ben vedere, gli interrogativi del tempo a noi più vicino, diciamo da Galilei in poi. L’esasperato culto delle scienze e le chiusure ideologiche di taluni padri della Chiesa dall’altra, diedero fuoco alle polveri della dialettica sacro/profano. Incompetenti, da una parte, furono intesi con il termine “profano” e dall’altra ripagati da un condizionamento culturale che considera la religione come un fattore di conservazione. E’ l’epoca in cui Darwin prospetta un’origine della vita che spazza via il racconto bibblico della creazione. Il dubbio rimane. Atena è nata dalla testa di Zeus o un poco alla volta attraverso l’evolu-zionismo biologico?
Si è trattato da ambo le parti di un rapporto incompreso che è riuscito a trovare uno sbocco diverso e più consono, per entrambe le parti, dal 1886 allorché, con un clamoroso atto accademico ufficiale, l’Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi istituì una sezione intitolata alle “Sciences religieuses”.
Ciò non di meno non furono pochi quelli che considerarono la religione un aspetto troppo serio per una trattazione scientifica. La risposta, dall’altro capo, non si fece attendere: ”la religione contiene tali e tanti errori che si pone al di sotto di un uomo di scienza”. E Max Müller rincara la dose osservando che la religione si pone allo stesso livello dell’alchimia e dell’astrologia.
Agli occhi degli uni, più che degli altri, due erano i domini – secondo Emile Durkheim (1858-1917) – che costituivano la divisione del mondo: l’uno tutto ciò che è sacro e l’altro tutto ciò che è profano. Diventava il carattere distintivo del pensiero religioso.
Con questo passaggio Durkheim introduce il discorso sulla funzione sociale delle religioni. A sua volta Malinowski pone la religione in funzione risolutoria di crisi inerenti alla condizione umana.
Radcliffe- Brown ritorna sull’argomento e precisa che per comprendere una particolare religione dobbiamo studiarne gli effetti, deve essere studiata in azione.
Egli osserva che in alcune società c’è una relazione immediata e diretta tra la religione e la struttura sociale. Lo dimostrano il culto degli antenati e il totemismo australiano, ma anche in quelle religioni che potremmo chiamare nazionali, come l’ebraismo e le città-stato greche e di Roma. Probabilmente la fede si affianca alla ricerca laica nell’intento di realizzare una società perfetta.”.
Tutto ciò apre la via al momento “oggettivo” dell’esperienza religiosa che dal punto di vista dei fedeli è appunto il riconoscimento dell’esistenza della potenza, che salva e, dal punto di vista filosofico, è il riconoscimento teoretico riflesso dell’esistenza di un assoluto che giustifica tutto, pena la mancanza di senso della realtà stessa.
Da qui si riannoda il tema della salvezza espresso da molte religioni. Essa risiede in un incontro con il divino in opposizione alle forze del male. Ma va anche detto che il raggiungimento della salvezza avviene in modo assolutamente personale, privato, senza passare attraverso la dimensione sociale e mondana.
In proposito si può citare un brano di Mircea Eliade che appare particolarmente significativo. Riferendosi alle tecniche Yoga del Buddismo, egli riporta un passo del Samghabbrada, in cui si descrive la contemplazione: “Lo yogin in raccoglimento prende coscienza del Nirvana, della sua natura e della sua attività. Quando esce dalla contemplazione egli esclama: ”Oh il Nirvana, distruzione, calma, eccellente modo di sfuggire!?“ Ciò che colpisce in questa citazione è la parola “sfuggire”. Si sfugge infatti alla miseria, al dolore, si fa finta di non “vedere” per “vedere” qualcosa di più alto che ha un puro valore consolatorio. La conseguenza sociale di questa fuga è l’accettazione fatalistica dell’esistente. Dal punto di vista cristiano il “non fare nulla” condiziona la possibilità di salvezza. Si tratta di un peccato di omissione. Preclude la visione beatifica. Perché l’amore di Dio è diffusivo. La ricerca del regno di Dio è la ricerca del bene, della pace, della concordia, del rispetto reciproco. Non è prevista alcuna fuga. Il male va eliminato. Va sconfitto il demone per chiudere il cerchio.
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La religione che uccide
Pubblicato da fidest su venerdì, 23 luglio 2010
(Nexus Edizioni), giugno, 2010. 517 pagine, 130 immagini, € 25 Un libro che ripercorre la storia dei crimini più efferati del cattolicesimo dall’antichità fino ad oggi. Che cerca di porgere l’orecchio alle principali eresie medioevali che lanciarono, insieme con Federico II di Svevia, il primo messaggio di libertà al mondo, motivo per il quale fu assassinato dal servizio segreto papale. Che recupera la grande civiltà millenaria araba, grazie alla quale le conoscenze del passato ci sono pervenute con tutta la loro carica rivoluzionaria. Che va a curiosare nella vita privata, nei sotterfugi politici e nelle orge sessuali che si tenevano entro le mura del Vaticano. Che presenta le falsificazioni storiche dei vaticanisti. Che svergogna senza mezzi termini la vendita dei “primi posti in paradiso”. Che analizza la veridicità dei vangeli romani, scritti a tavolino dalla famiglia Pisone, da Plinio il Vecchio e da Seneca. Che esamina il rapporto fra stato e chiesa nei secoli. Che narra la storia segreta delle crociate e i motivi politico-religiosi che mossero quella devastante contro i Catari. Che descrive il calvario dei “desaparecidos” di ieri e di oggi e l’appoggio che Wojtyla e lo IOR hanno dato ai dittatori latinoamericani affinché reprimessero La Teologia della Liberazione. Che racconta delle principali accuse lanciate dal Grande Inquisitore Ratzinger contro i teologi libertari, quali Drewermann, Balasuriya, Küng, Boff ed altri. Che chiarisce il cancro della pedofilia che attecchisce nelle Chiese di tutto il mondo e dell’Italia, proponendo tale malattia come l’essenza della ritualità cattolica: il sacrificio dell’innocente! Che comunica, contro i mezzi di disinformazione di massa, come in tempi recenti, l’opusista Berlusconi abbia fatto approvare il cosiddetto Decreto Salvapreti con norme analoghe al più fosco passato: non è permesso ai giudici mettere sotto controllo il cellulare di un sacerdote pedofilo se non si ha preventivamente l’autorizzazione del vescovo, del cardinale ed infine del papa. Che ricorda che, quando Ratzinger è stato eletto papa era indagato, insieme col suo braccio destro Tarcisio Bertone, nuovo segretario di Stato del Vaticano, per “cospirazione contro la giustizia”, in quanto costoro avevano coperto i casi di pedofilia clericale negli States. In definitiva un libro che spiega come Il vero spartiacque per la comprensione della storia è costituito dal Vaticano e non dalla politica.
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La religione che uccide
Pubblicato da fidest su lunedì, 21 giugno 2010
Di Alessio Di Benedetto. (Nexus Edizioni), giugno, 2010. 517 pagine, 130 immagini, € 25) Un libro che ripercorre la storia dei crimini più efferati del cattolicesimo dall’antichità fino ad oggi. Che cerca di porgere l’orecchio alle principali eresie medioevali che lanciarono, insieme con Federico II di Svevia, il primo messaggio di libertà al mondo, motivo per il quale fu assassinato dal servizio segreto papale. Che recupera la grande civiltà millenaria araba, grazie alla quale le conoscenze del passato ci sono pervenute con tutta la loro carica rivoluzionaria. Che va a curiosare nella vita privata, nei sotterfugi politici e nelle orge sessuali che si tenevano entro le mura del Vaticano. Che presenta le falsificazioni storiche dei vaticanisti. Che svergogna senza mezzi termini la vendita dei “primi posti in paradiso”. Che analizza la veridicità dei vangeli romani, scritti a tavolino dalla famiglia Pisone, da Plinio il Vecchio e da Seneca. Che esamina il rapporto fra stato e chiesa nei secoli. Che narra la storia segreta delle crociate e i motivi politico-religiosi che mossero quella devastante contro i Catari. Che chiarisce le collusioni della Santa Sede con i regimi sanguinari nazifascisti durante la seconda guerra mondiale: il collaborazionismo stretto fra Hitler e Mussolini con Papa Pio XI e XII, supportato da lettere e documenti che svergognano l’appoggio indiscriminato da parte di simili timorati di Dio, affinché queste ideologie di sterminio distruggessero il pericolo comunista ed ebraico. Che descrive il calvario dei “desaparecidos” di ieri e di oggi e l’appoggio che Wojtyla e lo IOR hanno dato ai dittatori latinoamericani affinché reprimessero La Teologia della Liberazione. Che racconta delle principali accuse lanciate dal Grande Inquisitore Ratzinger contro i teologi libertari, quali Drewermann, Balasuriya, Küng, Boff ed altri. Che chiarisce il cancro della pedofilia che attecchisce nelle Chiese di tutto il mondo e dell’Italia. Che ricorda lo scempio che i cardinali hanno procurato a Beppino Englaro, insieme col Premier della Menzogna che auspicava un figlio da Eluana. Che è convinto che nella scuola pubblica non ci debba essere un insegnamento confessionale. Che elenca tutti i divieti che il Vaticano ha sempre opposto alla scienza, alla medicina, alla stampa, al libero pensiero, ad una sana pratica sessuale, alla fratellanza universale, dal medioevo fino a Pio XII, Papa Wojtyla e Benedetto XVI: contro staminali, fecondazione assistita, Dico, pacs, omosessuali, unioni di fatto, contro l’uso del preservativo, ma mai contro la guerra!
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Nichi Vendola a “Oltre le differenze”
Pubblicato da fidest su giovedì, 20 maggio 2010
Siena 21 maggio. Nichi Vendola è l’attesissimo ospite della quinta puntata di “Oltre le differenze”, il primo format radiofonico a Siena e tra i primi in Italia, interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer. Nello spazio condotto da Natascia Maesi e Eleonora Sassetti in onda, venerdì 21 maggio dalle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.250 per il centro storico di Siena, FM 93.200 per la provincia di Siena sud, Valdichiana e Arezzo, FM 93.500 per la zona Chianti e FM 99.100 per la Valdelsa e in streaming su http://www.antennaradioesse.it), il presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà interverrà sul tema del complesso rapporto tra religione e omosessualità. Seguirà l’intervista doppia a Don Franco Barbero presbitero della Comunità cristiana di base di Pinerolo, noto come il prete che sposa i gay e Padre Claudio Giuseppone, parroco della Chiesa di Santa Petronilla a Siena, che è più volte intervenuto sulla storia di Sara e Margherita e sulla loro decisione di avere un figlio. Spazio poi al consueto scaffale: una selezione di libri, film, appuntamenti culturali e festaioli a tema.
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