Roma Venerdì 9 dicembre, Ore 20.15, a Palazzo Farnese,alle ore 20.15, Frédéric Mitterrand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione, e Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le Attività culturali, firmano una dichiarazione congiunta sulla collaborazione nel settore musicale. La Francia e l’Italia intendono così rafforzare la cooperazione culturale tra i nostri due Paesi, attraverso le stagioni musicali “Suona Francese” e “Suona Italiano” per il 2012, il 2013 et il 2014. Questa volontà condivisa si tradurrà con una maggiore diffusione delle opere musicali francesi ed italiane in Italia e in Francia, un incoraggiamento alla produzione musicale, e infine il perseguimento e l’aumento delle collaborazioni tra scuole e conservatori musicali. La quinta edizione di “Suona Francese” si terrà in Italia dal 1° aprile al 30 giugno 2012, e la seconda edizione di “Suona Italiano” si svolgerà in Francia da settembre a dicembre 2012. La Fondazione Musica per Roma, che sostiene ambedue edizioni, e l’Ambasciata di Francia in Italia operano insieme per il successo delle due stagioni e, più in generale, per la creazione musicale. Posto sotto il patrocinio del Ministero francese della Cultura e della Comunicazione e del Ministero italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, “Suona Francese” è promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia, dall’Institut Français, dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, con il sostegno della SACEM e della Fondazione Nuovi Mecenati. Organizzato sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché dell’Ambasciata d’Italia a Parigi, “Suona Italiano” è organizzato dalla Fondazione Musica per Roma, con il sostegno del Ministero francese della Cultura e della Comunicazione, della SIAE e dell’Enel.
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Collaborazione settore musicale
Pubblicato da fidest su venerdì, 9 dicembre 2011
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Alle radici della Malattia di Alzheimer
Pubblicato da fidest su venerdì, 9 dicembre 2011
Pavia 14 dicembre 2011 – ore 17.00 Aula Volta Università la Dott.ssa Elisa Mura Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Pavia Introduce: Prof. Stefano Govoni Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università di Pavia La lotta all’Alzheimer e il contributo scientifico che la ricerca pavese sta dando in ambito internazionale sono al centro del nuovo incontro del ciclo “Ricerca a Pavia: successi recenti”. La dott.ssa Elisa Mura, del Dipartimento di Scienze del Farmaco, presenterà il 14 dicembre alle ore 17.00 in Aula Volta il progetto finanziato dall’Alzheimer’s Association. Introdurrà il prof. Stefano Govoni.La malattia di Alzheimer colpisce circa 10.000.000 di persone nella sola Europa: un numero che è associato ad ingenti costi sociali e sanitari e che è destinato a crescere con l’aumento dell’aspettativa media di vita della popolazione. Nonostante siano passati più di cento anni dalla descrizione della prima paziente effettuata da Alois Alzheimer, non è ancora disponibile una cura in grado di arrestare il progressivo danno a livello del cervello a cui la patologia è associata.
La malattia di Alzheimer è causata dall’aumento dei livelli di una proteina, chiamata beta-amiloide, che tende ad accumularsi all’esterno delle cellule del cervello (i neuroni) provocandone la morte. Con il progredire della malattia, la morte dei neuroni causa perdita di memoria, difficoltà di linguaggio, calcolo, e giudizio, depressione e disturbi del sonno. Studi recenti hanno però dimostrato che beta-amiloide è presente anche nel cervello dei soggetti sani, fatto che suggerisce che la proteina abbia un ruolo normale che viene alterato dalla malattia. A tale riguardo, da alcuni anni Elisa Mura, Stefania Preda e Stefano Govoni della facoltà di Farmacia di Pavia, in collaborazione con un gruppo di farmacologi di Genova, hanno scoperto che beta-amiloide è in grado di regolare il rilascio di alcune molecole che servono da messaggeri tra i neuroni: i neurotrasmettitori. I neuroni infatti comunicano inviando i neurotrasmettitori alle cellule vicine attraverso giunzioni sottili chiamate sinapsi e questa comunicazione è fondamentale per la regolazione delle funzioni cerebrali. I ricercatori pavesi e genovesi hanno valutato l’effetto di beta-amiloide su differenti neurotrasmettitori in diverse zone del cervello. Attualmente si stanno focalizzando allo studio di neurotrasmettitori eccitatori (gli amminoacidi aspartato e glutammato) ed inibitori (l’amminoacido GABA) in un’area cerebrale, chiamata ippocampo, che è particolarmente danneggiata nei pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer. Del resto, in ippocampo il rilascio di questi tre neurotrasmettitori è fondamentale per la formazione della memoria e per l’apprendimento. I dati preliminari dello studio mostrano che beta-amiloide modula in modo complesso il rilascio di questi neurotrasmettitori. Questi dati sono di particolare rilevanza perché portano alla luce uno scenario duplice: in condizioni normali beta-amiloide potrebbe essere fondamentale per la normale comunicazione tra neuroni e per la formazione dei ricordi ma un aumento incontrollato e patologico dei suo livelli potrebbe invece concorrere alla comparsa di precoci disfunzioni cognitive tipiche della malattia. Nelle fasi tardive della malattia, beta-amiloide raggiunge livelli tali da diventare tossica per i neuroni e le funzioni cognitive dei pazienti saranno sempre più compromesse fino alla demenza. Dal momento che questa ricerca potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie, ora i due gruppi di ricerca stanno cercando di capire il meccanismo d’azione di beta-amiloide. A tale scopo la ricercatrice pavese Elisa Mura ha recentemente ottenuto un finanziamento di 99.000$ dall’Alzheimer’s Association, una importante organizzazione non-profit statunitense. Si tratta di un riconoscimento di rilievo in quanto quello di Elisa Mura è uno dei 6 progetti presentati da università europee che l’Associazione americana ha ritenuto di finanziare nel 2011, dopo aver selezionato 78 proposte tra gli 875 progetti di ricerca pervenuti da tutto il mondo.
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Il prof. Palmisano nominato Direttore dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR
Pubblicato da fidest su sabato, 3 dicembre 2011
Camerino. Ancora un prestigioso incarico per il prof. Giuseppe Palmisano, docente della Scuola di Giurisprudenza dell’Università di Camerino. Il prof. Palmisano è stato infatti nominato Direttore dell’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). “Si tratta di una nomina prestigiosa – ha dichiarato il prof. Palmisano – per chi come me si occupa di materie quali il Diritto Internazionale, l’impatto del Diritto Internazionale sulla nostra Società, sull’Ordinamento Giuridico Italiano ma anche nelle relazioni Internazionali tra Stati. Quello che andrò a dirigere è un istituto di ricerca, probabilmente il più importante tra quelli pubblici su queste tematiche. Un incarico dunque che mi riempie di orgoglio”.“Tra le attività – ha proseguito il prof. Palmisano – di questo centro di ricerca c’è quella di raccogliere, esaminare e commentare la prassi italiana in materia di Diritto Internazionale, documentazione che viene poi utilizzata dal nostro Stato nell’ambito delle relazioni con gli altri Stati per ricostruire diciamo così gli orientamenti giuridici a cui attenersi. Proprio per questo tipo di attività l’Istituto ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui un encomio da parte del segretario generale delle Nazioni Unite”.
L’Istituto di Studi Giuridici Internazionali del CNR svolge anche attività di ricerca in materia di tutela dell’ambiente nel bacino del Mediterraneo, volte a favorire la cooperazione fra Stati sia europei che nord africani, per realizzare delle forme di sviluppo sostenibili.Dal 1 gennaio 2011, poi, il Prof. Giuseppe Palmisano è anche membro del Comitato europeo dei diritti sociali, eletto dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. L’incarico avrà una durata pari a sei annIl Comitato europeo è un organo composto da quindici esperti indipendenti ed è preposto al controllo del rispetto della Carta sociale europea da parte degli stati membri del Consiglio d’Europa che l’abbiano ratificata.
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Finanziamento progetto ricerca
Pubblicato da fidest su martedì, 1 novembre 2011

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Trieste. 500 mila euro dal Miur: 34 anni, modenese, Giovanni Bussi ha conquistato un importante finanziamento dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con il bando Firb. Il giovane ricercatore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste coordinerà un progetto di ricerca per indagare le proprietà, a livello molecolare, dell’acido ribonucleico (RNA): la comprensione delle funzioni dell’RNA rappresenta una questione chiave nello studio di molte malattie, tra cui il cancro e l’epatite, e può aprire la strada a possibili applicazioni nel campo della biomedicina.
L’acido ribonucleico (RNA) è una delle molecole più affascinanti nelle scienze della vita e sta assumendo un’enorme importanza nel campo della biologia molecolare per le diverse funzioni biologiche cui assolve. Come il DNA, suo cugino più famoso, l’RNA è in grado di trasmettere e memorizzare le informazioni genetiche (RNA messaggero e RNA virale) mentre, analogamente alle proteine, può catalizzare reazioni chimiche. Inoltre trasporta direttamente il genoma dei virus – tra cui l’HIV, l’epatite, la dengue e l’influenza – e ha un ruolo cruciale nella regolazione dell’espressione genica.
Obiettivo di Giovanni Bussi è studiare, grazie alle simulazioni al computer, piccole molecole di RNA e in particolare due processi che sono cruciali per capirne le funzioni e il suo metabolismo: l’interazioni RNA-elicasi e l’azione dei riboswitch, o riboregolatori.Le elicasi sono enzimi in grado di rompere la struttura a doppia elica dell’RNA consentendo così il trasferimento delle informazioni genetiche. «L’interazione tra l’RNA e le elicasi è cruciale per esempio per la replicazione del virus dell’epatite C – precisa Bussi -. In questo caso, infatti, l’informazione genetica del virus è contenuta nell’RNA e il ruolo dell’elicasi è quello di srotolare l’RNA virale, permettendo così al virus di replicarsi all’interno dell’organismo ospite. Comprendere questo meccanismo potrebbe permettere lo sviluppo di nuovi antivirali, farmaci in grado di bloccare l’azione dell’elicasi e quindi la copia del materiale genetico virale».
I riboswitch sono invece piccole porzioni di RNA messaggero che regolano l’attività genica controllando come viene trasportato il corredo genetico dal DNA alle proteine. Questi riboregolatori hanno la capacità di riconoscere la presenza di altre molecole nella cellula e, cambiando conformazione, di inibire la trascrizione di un gene o la sintesi di una proteina. Per esempio i batteri utilizzano questo meccanismo per controllare la quantità di vitamina B12 presente nella cellula: se in eccesso, un riboswitch “spegne” il gene che la produce. «In altre parole, i riboregolatori, cambiando forma, inceppano in maniera controllata l’ingranaggio che trasmette le informazioni genetiche. Si tratta di un meccanismo di controllo molto primitivo, che viene utilizzato soprattutto da organismi semplici come i batteri. Per questo, capire come agiscono può essere determinante per lo sviluppo di farmaci antibatterici capaci di ingannare i riboswitch delle cellule batteriche compromettendone il funzionamento» spiega Giovanni Bussi.
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Mercato termovalorizzatori
Pubblicato da fidest su sabato, 29 ottobre 2011
La ricerca sempre più intensa di alternative ai combustibili fossili e la necessità di avvicinare maggiormente la domanda di energia alla fornitura stanno aprendo nuove opportunità per il mercato dei termovalorizzatori. La crescente minaccia degli agricoli e urbani pone serie questioni ambientali. Inoltre, con il rapido impoverimento delle riserve di combustibili fossili, si riscontra una pressante necessità di aumentare il passo della ricerca per trovare metodologie e tecnologie alternative. I rifiuti provenienti da fattorie, terreni agricoli, industrie e località urbane possono essere utilizzati per ottenere sostituti del petrolio, calore ed elettricità.L’Unione Europea ha emesso una direttiva per l’incenerimento dei rifiuti (2000/76/EC) nel Dicembre del 2000. La direttiva stabilisce degli standard per i Paesi membri sull’incenerimento dei rifiuti solidi urbani. È diretta a minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente e sulla salute umana degli agenti inquinanti riscontrati nell’aria, nel terreno, e nelle acque di superficie e sotterranee come risultato dell’incenerimento e co-incenerimento dei rifiuti. Questo regolamento ha stimolato i Paesi membri a costruire inceneritori tecnicamente avanzati per raggiungere standard elevati nel controllo delle emissioni.In seguito alla rapida industrializzazione e all’aumento dei consumi nei Paesi asiatici del sud, le opportunità per gli operatori del mercato abbondano nell’ambito della conversione dei rifiuti in energia. Per questo motivo, si assisterà ad una crescita del mercato dei termovalorizzatori nella regione Asia-Pacifico. Allo stesso tempo, grazie al sostegno dei governi, si prevedono grossi investimenti nel prossimo futuro.I termovalorizzatori richiedono elevati livelli di competenza per progettare e far funzionare gli impianti utilizzando vari tipi di rifiuti e tecnologie. Nel momento in cui si presenta l’opportunità che venga commissionato un termovalorizzatore, il personale locale richiesto con le competenze tecniche necessarie per il corretto funzionamento dell’impianto potrebbe non essere immediatamente disponibile. Per esempio, in molti Paesi della regione Asia-Pacifico, diverse aziende europee e nord-americane forniscono le proprie risorse e condividono le proprie competenze. Tuttavia, le barriere linguistiche ostacolano la crescita delle aziende produttrici di termovalorizzatori in questi mercati.La gestione dei rifiuti è fortemente regolata all’interno delle infrastrutture municipali, come risultato di un gran numero di obiettivi di legge volti a proteggere la salute umana e l’ambiente. Inoltre, vengono promossi la minimizzazione dei rifiuti e il riciclaggio, limitati certi tipi di attività di gestione dei rifiuti, e ridotto l’impatto sui residenti. Nonostante nei Paesi in via di sviluppo ci siano numerose leggi e linee guida per la gestione dei rifiuti, servono regolamenti più stringenti per una maggiore efficacia.In Nord America, Unione Europea e Giappone ci sono molti inceneritori in cui la maggior parte dei rifiuti industriali è utilizzata per produrre energia. Tuttavia, per soddisfare la crescente domanda di energia, molti più termovalorizzatori devono essere progettati e commissionati, e i rispettivi governi devono offrire un sostegno importante.
L’analisi “Key Opportunities in Waste to Energy Plant Market”, parte del programma Technical Insights, fornisce una panoramica sulle tecnologie in questo spazio e analizza i fattori che ne favoriscono o rallentano la crescita.
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L’innovazione e la ricerca per lo sviluppo del territorio
Pubblicato da fidest su domenica, 23 ottobre 2011
Forlì 24 ottobre alle 17, Grand Hotel di Forlì, località Vecchiazzano (via del Partigiano 12bis convegno su Innovazione più ricerca, uguale sviluppo. E’ questo il tema del convegno organizzato dall’Unione territoriale Pd Forlì e dal Gruppo assembleare Pd Emilia-Romagna, per illustrare e discutere le proposte del Partito Democratico nella sfida per l’economia forlivese. Si parte con i saluti del sindaco, Roberto Balzani e del segretario dell’Unione Territoriale Pd Forlì,Marco Di Maio, per poi ascoltare la relazione del consigliere regionale Tiziano Alessandrini. Intervengono: Lorenzo Ciapetti, presidente e direttore di ricerca Antares, Enzo Santolini, per Cgil, Cisl e Uil, Pier Lorenzo Rossi, di Una sola voce per l’economia,Piergiuseppe Dolcini, presidente Fondazione Cassa dei Risparmi Forlì, Alberto Zambianchi, presidente Camera di Commercio Forlì-Cesena, Paolo Bonaretti, responsabile Area economica Pd Emilia-Romagna, Lorenzo Cagnoni, presidente Rimini Fiera, Marco Baccanti, Business unit director Technogym Spa, Pietro Modiano, presidente Nomisma. Le conclusioni sono affidate all’assessore regionale alle Attività Produttive, Giancarlo Muzzarelli. Presiede e coordina Guglielmo Russo, vicepresidente della Provincia di Forlì-Cesena.
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Studenti la Sapienza: oltre il 15 ottobre
Pubblicato da fidest su mercoledì, 19 ottobre 2011
Il 15 ottobre oltre 50 000 studenti e studentesse provenienti da tutt’Italia si sono ritrovati a piazzale Aldo Moro, rispondendo all’appello della Sapienza per la costruzione di uno spezzone studentesco che confluisse nel corteo insieme a tutti gli altri soggetti sociali che hanno promosso la costruzione di quella giornata. L’intuizione di costruire uno spezzone studentesco unitario si è dimostrata vincente, convinti che esista un filo conduttore che lega la crisi del debito pubblico e della finanziarizzazione dell’economia allo smantellamento della formazione e della ricerca pubblica. Non è retorica: ci sentiamo davvero quel 99% che non sopporta più di leggere le scelte della politica attraverso la lettera di Draghi e Trichet, quel 99% che pensa che non ci sia democrazia senza coinvolgimento dei soggetti sociali nelle scelte che riguardano le nostre vite. Siamo quel 99% che partendo da un’idea diversa di scuola e università, attraverso percorsi di mobilitazione reali, prova a costruire un’idea diversa di democrazia, di economia, di politica, di società.
Per fare questo il movimento studentesco ha scelto negli ultimi anni di costruire e praticare un conflitto sociale largo, attraverso pratiche di massa che sapessero tenere insieme pratica dell’obiettivo, conflitto sociale e consenso, radicalità ed efficacia. Non abbiamo mai esitato a sfidare i divieti di chi voleva impedirci di manifestare nei luoghi e nelle forme che sceglievamo durante la mobilitazione, convinti che il conflitto sia un’opportunità politica, nel momento in cui si pone l’obiettivo di invertire i rapporti di forza e di opporsi alla repressione del potere politico, per riaprire spazi di cambiamento. Tramite decisioni collettive, abbiamo deciso se e quando violare le zone rosse per manifestare sotto i palazzi del potere (politico ed economico), così come abbiamo deciso se e quando lasciare quei palazzi del potere soli nelle zone rosse per riprenderci le strade che ci venivano sottratte da un governo sordo e da un parlamento svuotato di senso.
Con questo spirito abbiamo costruito la data del 15 ottobre, attraverso percorsi assembleari nell’università, coinvolgendo le migliaia di studenti che hanno deciso di tornare a invadere le strade di Roma, riportando in piazza i book block, che hanno caratterizzato il nostro movimento lo scorso anno. L’abbiamo fatto insieme a quel mezzo milione di persone che, nell’irriducibile molteplicità di pratiche e di idee che contraddistingue i movimenti più grossi, è sceso in piazza spontaneamente per porre fine a un presente schiacciato dallo strapotere delle Banche Centrali e della Finanza e per riprendersi il futuro. Non ci piacciono le semplificazioni, ma siamo convinti che il livello del conflitto sia espressione della capacità di un movimento di autodeterminarsi, non delle forzature di pochi. Per questi motivi leggiamo come un attacco alla stessa manifestazione la volontà di alcuni gruppi di sovradeterminare le modalità di un intero corteo, mettendo in campo delle azioni che, in una logica del tutto minoritaria ed incomprensibile ai più, hanno impedito agli altri manifestanti di protestare liberamente, nelle forme da loro scelte. Crediamo che sia diversa la scelta di quanti hanno resistito in piazza S. Giovanni alla reazione repressiva e scomposta della polizia che, attraverso l’utilizzo di idranti e caroselli con i blindati ha attaccato l’intera piazza. Il comportamento delle forza dell’ordine, guardavano sicuramente al giorno dopo, quando (come sta accadendo) si sarebbe potuto parlare di Legge Reale di arresti nel mucchio, perquisizioni a tappeto, di chiusura di ogni spazio di agibilità per chi vuole manifestare in un momento in cui l’autunno sarebbe stato particolarmente caldo. Non ci piacciono le semplificazioni della stampa, perché provano a dividere i manifestanti tra aggressori e vittime, ma noi “vittime” non ci sentiamo. Lo spezzone studentesco ha proseguito la giornata del 15 ottobre con un corteo selvaggio non autorizzato, che ha bloccato la città e la tangenziale fino alle 21 di sera, raccogliendo ancora una volta il consenso della gente che applaudiva e si univa a noi. Per questo motivo ripartiamo dal 15 ottobre per rilanciare una nuova stagione di lotta in questo paese. Siamo convinti che la sfida lanciata in tutto il mondo della costruzione di un movimento globale non possa arrestarsi. Manifestazioni in 1.000 città e 82 paesi di tutto il mondo ci parlano di un’opportunità enorme per la costruzione di un’alternativa economica, sociale e politica. Un movimento che non si spaventerà davanti ai deliri repressivi di Maroni, che invaderà ancora le strade e le piazze, con quella indignazione e quei desideri che da sempre hanno caratterizzato le nostre pratiche e i nostri cortei. Ripartiamo già da domani dall’università, rilanciando i percorsi di mobilitazione nelle forme che hanno caratterizzato le nostre manifestazioni lo scorso anno e provando a proporne delle nuove, anche analizzando le esperienze di altri paesi come Spagna, U.S.A., Cile Siamo convinti di non poter tornare indietro adesso, nemmeno per prendere la rincorsa. (Studenti e studentesse della Sapienza in Mobilitazione)
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Normativa e materiale nucleare
Pubblicato da fidest su martedì, 18 ottobre 2011
“La giornata di studio sulle normative internazionali che regolano la gestione del materiale nucleare, in corso nel centro ENEA Casaccia, svela ancora una volta l’abbraccio mortale che da sempre avvince il nucleare civile alla sua controparte militare”, dichiara Alfredo Bertocchi, USI-RdB Ricerca.“Un convegno – prosegue il rappresentante USI-RdB – al quale non pensavamo di dover assistere, dopo due referendum che hanno decretato senza ombra di dubbio l’indisponibilità collettiva all’opzione nucleare. E questo avviene mentre i laboratori vengono dismessi e intere linee di ricerca abbandonate, con il blocco delle assunzioni che riguarda anche vincitori di concorso si continua ad insistere sul filone nucleare”. Sottolinea Bertocchi:“I lavoratori ENEA sono stanchi di una gestione miope, arrogante e incapace, che fa carta straccia del futuro di intere generazioni di lavoratori della ricerca, e per questo stamane hanno svolto un presidio davanti al convegno alla Casaccia. La proroga per il terzo anno all’Ing. Giovanni Lelli della gestione commissariale è quanto di più lontano dagli interessi della comunità ENEA. Usi-RdB Ricerca chiede con forza che l’Ing Lelli, pensionato da mesi, vada finalmente a casa. Nello stesso tempo Usi-RdB Ricerca chiede il ritorno ad una gestione ordinaria competente sul piano scientifico, che riporti l’ENEA al suo ruolo di veicolo della ricerca di base in campo energetico per il benessere collettivo e che restituisca salario e dignità ai lavoratori”, conclude Bertocchi.
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I lavoratori e l’artrite reumatoide
Pubblicato da fidest su giovedì, 13 ottobre 2011
Londra. I pazienti affetti da AR affermano che una migliore gestione della rigidità articolare mattutina dovuta all’artrite reumatoide li aiuterebbe a tornare a lavorare In occasione della Giornata mondiale dell’artrite, una nuova ricerca condotta da Mundipharma International Limited rivela che in Europa il 28% dei lavoratori affetti da AR e che soffrono di rigidità articolare mattutina almeno un’ora al giorno (n=852) ha ridotto il numero di ore lavorate, mentre il 29% di questi non riesce a lavorare a causa della rigidità articolare dovuta all’AR. Inoltre, circa la metà (47%, n=534) dei lavoratori che soffrono di rigidità articolare mattutina per almeno un’ora al giorno ritiene che le proprie prestazioni lavorative siano influenzate negativamente dalla rigidità articolare mattutina.[1] I pazienti il cui lavoro è influenzato dai sintomi affermano che in media ciò avviene per un totale di 8,7 ore a settimana.[1] Durante queste ore i pazienti ritengono di offrire prestazioni al 59% del proprio livello abituale. Questi risultati fanno parte della ricerca commissionata da Mundipharma International per comprendere l’impatto sulla vita lavorativa della AR e dei sintomi ad essa correlati. Sono state prese in esame le opinioni di 1.061 pazienti affetti da AR in età lavorativa in tutta Europa. Agli intervistati è stata diagnosticata la AR da almeno sei mesi e tutti soffrono di rigidità articolare mattutina almeno tre volte a settimana.[ Due dei sintomi più fastidiosi per le persone affette da AR sono la rigidità articolare e il dolore, che possono essere più acuti al mattino. La complessità di questi sintomi mattutini, che possono portare anche a disfunzioni fisiche, può comportare difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane. Dall'indagine è risultato che quattro persone affette da AR su dieci (44% N=1061) concorda sul fatto che una riduzione della rigidità articolare a soli 30 minuti ogni mattina migliorerebbe significativamente la qualità della vita e sarebbe potenzialmente un aiuto per superare i problemi mattutini che incidono sulla vita lavorativa.
La ricerca ha rivelato inoltre che non sono solamente la produttività, gli orari di lavoro e l'assenteismo a subire delle ripercussioni, ma che la rigidità mattutina comporta anche un costo emotivo per i lavoratori affetti da AR. Tra gli intervistati che lavorano e il cui lavoro è influenzato negativamente dalla rigidità mattutina (n=250), il 33% ha la sensazione di spazientirsi facilmente, di non riuscire a concentrarsi (28%) e di sentire pressione (20%) a causa della rigidità articolare mattutina da AR.[1] Uno su dieci (11%) lamenta difficoltà nelle relazioni sul posto di lavoro.
L’artrite reumatoide (AR) è una malattia cronica, progressiva e infiammatoria che danneggia la cartilagine e l’osso nelle articolazioni interessate In particolare, la mattina è il momento peggiore per le persone affette da AR. La rigidità e il dolore provati possono portare a difficoltà nella mobilità e nello svolgimento delle attività mattutine, con un notevole impatto sulla vita lavorativa delle persone affette da AR. Si stima che circa tre milioni di persone in Europa soffrano di artrite reumatoide, molte delle quali in età lavorativa.
Le società associate indipendenti Mundipharma/Napp/Norpharma sono società private e joint venture operanti sui mercati farmaceutici mondiali. Nel mondo, le società si dedicano a portare ai pazienti affetti da malattie gravi e debilitanti i benefici delle nuove possibilità di cura in caso di dolori forti, malattie emato-oncologiche e respiratorie. Per ulteriori informazioni: http://www.mundipharma.co.uk/
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Olio di qualità
Pubblicato da fidest su venerdì, 30 settembre 2011
E’ possibile stimare le quote di qualità del settore oleico-oleario? Cosa caratterizza un olio di qualità? Quanta parte dell’economia del settore oleico, e quindi del PIL, è riconducibile alla qualità e come tale può essere misurata e monetizzata?
Sarà possibile rispondere a queste domande grazie alla convenzione, firmata a Roma, fra Tiziano Zigiotto, Presidente dell’INEA e Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola. La convenzione consentirà di ricercare il Prodotto Interno Qualità (PIQ) per il settore oleario sia valutando il peso della qualità come strumento di competitività e di differenziazione del prodotto sul mercato e sia individuando i punti di debolezza lungo la filiera, permettendo così di avviare azioni di qualificazione o attività di controllo specifiche per elevare gli standard di qualità. Questa attività rappresenta la prima applicazione settoriale del PIQ, lo strumento promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere
Il PIQ intende qualificare il PIL del settore olivicolo -oleario, estraendone la componente più pregiata della filiera con l’obiettivo di individuare importanti spazi di miglioramento. Del resto, la qualità costituisce un indubbio elemento di forza delle produzioni italiane, sul quale le nostre piccole e medie imprese hanno continuato a puntare per contrastare le difficoltà legate alla crisi. Ma la qualità, in questa fase più che mai, deve essere anche accompagnata da innovazione costante ed efficienza produttiva. Ecco perché è indispensabile intervenire per il rafforzamento delle relazioni tra le aziende e tra queste e i soggetti istituzionali e garantire lo sviluppo delle condizioni di contesto necessarie a crescere di più. Questa attività, che l’INEA sta svolgendo in collaborazione con l’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, rientra nell’ambito del progetto di ricerca relativo all’Attuazione del piano oleicolo-oleario commissionato dal MiPAAF.
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Italian Cruise Day
Pubblicato da fidest su venerdì, 2 settembre 2011
Venezia il 28 ottobre 2011 Italian Cruise Day (www.italiancruiseday.it) é un evento ideato da Risposte Turismo ed organizzato insieme a VTP Events, società interamente partecipata da Venezia Terminal Passeggeri, destinato a diventare annualmente per gli operatori un momento di incontro e verifica del comparto per aggiornarsi e confrontarsi sui modelli di gestione e le tendenze del mercato. Nel corso del forum verrà illustrato alla presenza del mondo dell’industria, di rappresentanti istituzionali e della ricerca scientifica, la prima edizione di Italian Cruise Watch. Un report su serie storiche e previsioni di traffico, valutazioni quantitative e qualitative sulle dinamiche industriali, questioni specifiche e rilevanti per il futuro del settore. Dopo la presentazione del rapporto, la giornata si svilupperà attraverso quattro sessioni di discussione e approfondimento, due in plenaria e due in parallelo, sui temi di più scottante attualità nel dibattito sull’evoluzione del settore: “Il futuro prossimo della crocieristica in Italia”, L’Arte di vendere crociere”, “Mega e Mini ships”, “La crociera fuoriclasse del turismo. Il contributo della crocieristica all’industria turistica ed all’economia del Paese”. Di assoluto rilievo il parterre dei relatori per un incontro che non mancherà di essere oltre che occasione di dialogo anche un’opportunità per stringere nuovi rapporti commerciali. Oltre ai vertici istituzionali dei maggiori terminal crocieristici nazionali hanno già confermato la propria presenza tra gli altri: Giovanni Onorato – Direttore Generale Costa Crociere, Domenico Pellegrino – Direttore Generale MSC Crociere, Gianni Rotondo – Direttore Generale Royal Caribbean Italia, Renzo Iorio – Presidente Federturismo Confindustria, Matteo Marzotto – Presidente ENIT, Francesco Nerli. Presidente Assoporti, Giovanni Spadoni – Presidente MedCruise, Cinzia Renzi – Presidente FIAVET. (Sabino Cirulli http://www.italiancruiseday.it)
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L’ispirazione cristiana in politica
Pubblicato da fidest su lunedì, 29 agosto 2011
Essa si concretizza nell’essere portavoce di un principio di speranza, da un lato, ma sempre ben radicati, dall’altro, nel principio di realtà. Non ci sono gabbie o poli elettorali che tengano, per chi ha presente questa consapevolezza. Non ci sono primati della coalizione su ipotetiche identità di partito. Ma disponibilità a farsi strumento per andare comunque oltre. Oltre le maschere e le sigle del politichese attuale. La ricerca politica passa attraverso lo strumento-partito, cioè la logica democratica della rappresentanza. Ma non si lascia assorbire dalle alchimie interne. Tant’è che il consenso è sempre più fluttuante e sempre più laico nelle forme contrattuali di scelta della stessa rappresentanza. La politica diventa uno strumento di dialogo meno partigiano di qualsivoglia altra forma di impasto dialettico e lo stesso dicasi per coloro che si sentono legati ad una Chiesa in quanto permette loro di conciliare le stesse diversità concettuali che danno alle religioni il loro tocco di distinzione. Questo è il ruolo di una politica che si schiude ad una società aperta, post-ideologica. In essa, tuttavia, vi resta una realtà segnata in profondità dall’ideologia narcisista, segnata dall’imperio del “principio di piacere”. Proprio per questo motivo dobbiamo dire che si apre per lui una nuova stagione per andare oltre il mondo degli assicurati, per guardare in faccia i nuovi esclusi. Se non riuscisse a cogliere queste nuove domande, rimanendo intrappolato nell’angoscia del destino individuale di un ceto politico, si avvierebbe fatalmente verso il proprio suicidio.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Presidente Napolitano a Rimini
Pubblicato da fidest su lunedì, 22 agosto 2011
“Colgo in questo incontro, nella sua continuità con l’ispirazione originaria e la peculiare tradizione del Meeting di Rimini, l’occasione per ridare respiro storico e ideale al dibattito nazionale. Perché è un fatto che ormai da settimane, da quando l’Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell’ansia del giorno dopo, in un’obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti. Si doveva recuperare quel che da decenni si era venuto smarrendo – negli itinerari dell’educazione, della comunicazione, della discussione pubblica, della partecipazione politica – di memoria storica, di consapevolezza individuale e collettiva del nostro divenire come nazione, del nostro nascere come Stato unitario. E a dispetto di tanti scetticismi e sordità, abbiamo potuto, nel giro di un anno, vedere come ci fosse da far leva su uno straordinario patrimonio di sensibilità, interesse culturale e morale, disponibilità a esprimersi e impegnarsi, soprattutto tra i giovani. Lo sforzo è dunque riuscito, e rendo merito a tutti coloro che ci hanno creduto e vi hanno contribuito. Ma “l’esame di coscienza collettivo” che avevamo auspicato in occasione di una così significativa ricorrenza, non poteva rimanere limitato al travaglio vissuto per conseguire l’unificazione, e alle modalità che caratterizzarono il configurarsi del nostro Stato nazionale. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo carico di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile. Nel messaggio di fine anno 2008, in presenza di una crisi finanziaria che dagli Stati Uniti si propagava all’Europa e minacciava l’intera economia mondiale, dissi – riecheggiando le famose parole del Presidente Roosevelt, appena eletto nel 1932 – “l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Dell’impegno operoso e sapiente, fatto di spirito di sacrificio e di massimo slancio creativo e innovativo. Impegno che non può venire o essere promosso solo dallo Stato, ma che sia espresso dalle persone, dalle comunità locali, dai corpi intermedi, secondo quella concezione e logica di sussidiarietà, che come ha sottolineato il Presidente Vittadini e come documenta la Mostra presentata a questo Meeting, ha fatto, di una straordinaria diffusione di attività imprenditoriali e sociali e di risposte ai bisogni comuni costruite dal basso, un motore decisivo per la ricostruzione e il cambiamento del nostro Paese. Si può ben invocare oggi una simile mobilitazione, egualmente differenziata e condivisa, se si rende chiaro quale sia la posta in giuoco per l’Italia : in sostanza, ridare vigore e continuità allo sviluppo economico, sociale e civile, far ripartire la crescita in condizioni di stabilità finanziaria, non rischiando di perdere via via terreno in seno all’Europa e nella competizione globale, di vedere frustrate energie e potenzialità ben presenti e visibili nel Paese, di lasciare insoddisfatte esigenze e aspettative popolari e giovanili e di lasciar aggravare contraddizioni, squilibri, tensioni di fondo. Le difficoltà sono serie, complesse, per molti aspetti non sono recenti, vengono dall’interno della nostra storia unitaria e anche, più specificamente, repubblicana. Ad esse ci riporta la crisi che stiamo vivendo in questa fase, nella quale si intrecciano questioni che a noi spettava affrontare da tempo e questioni legate a profondi mutamenti e sconvolgimenti del quadro mondiale. Ma se a tutto ciò dobbiamo guardare, anche nel momento in cui ci apprestiamo a discutere in Parlamento nuove misure d’urgenza, bisogna allora finalmente liberarsi da approcci angusti e strumentali. Possibile che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e la gravità effettiva delle questioni, perché le forze di maggioranza e di governo sono state dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazioni propagandistiche e comparazioni consolatorie su scala europea? Possibile che da parte delle forze di opposizione, ogni criticità della condizione attuale del paese sia stata ricondotta a omissioni e colpe del governo, della sua guida e della coalizione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano. Occorre più oggettività nelle analisi, più misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche e le opinioni altrui. Anche nell’importante esperienza recente delle parti sociali, giunte ad esprimere una voce comune su temi scottanti, ci sono limiti da superare nel senso di proiettarsi pienamente oltre approcci legati a pur legittimi interessi settoriali. Bisogna portarsi tutti all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da operare. Scelte non di breve termine e corto respiro, ma di medio e lungo periodo. E’ da vent’anni che è, sempre di più, rallentata la crescita della nostra economia ; è da vent’anni che si è invertita la tendenza al miglioramento di alcuni fondamentali indicatori sociali; è da vent’anni che al di là di temporanee riduzioni del rapporto tra deficit e prodotto lordo, non siamo riusciti ad avviare un deciso abbattimento del nostro debito pubblico. La crescita è rallentata fino a ristagnare, la competitività della nostra economia, in un mondo globalizzato e radicalmente trasformato nei suoi equilibri, ha particolarmente sofferto del calo o ristagno della produttività. Sia chiaro, la situazione attuale di carenza di possibilità di lavoro, di disoccupazione e di esclusione per quote così larghe della popolazione giovanile, impone che si parta dal concreto di politiche per il rilancio della crescita produttiva, di più forti investimenti e di più efficaci orientamenti per la formazione e la ricerca, di più valide misure per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Ma si deve puntare a una visione più complessiva e avanzata degli orizzonti di lungo termine: e chi, se non voi, può farlo? Quell’autentica svolta che oggi s’impone passa, naturalmente, attraverso il sentiero stretto di un recupero di affidabilità dell’Italia, in primo luogo del suo debito pubblico. E qui non si tratta di obbedire al ricatto dei mercati finanziari, o alle invadenze e alle improprie pretese delle autorità europee, come dicono alcuni, forse troppi. Si tratta di fare i conti con noi stessi, finalmente e in modo sistematico e risolutivo; ho detto e ripeto che lasciare quell’abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale. Faccia dunque ora il Parlamento le scelte migliori, attraverso un confronto davvero aperto e serio, e le faccia con la massima equità come condizione di accettabilità e realizzabilità.Anche al di là della manovra oggi in discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre un impegno categorico ; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati. E’ una stortura, dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili.L’Italia è chiamata a recuperare affidabilità non solo sul piano dei suoi conti pubblici, sul piano della cultura della stabilità finanziaria, ma anche e nello stesso tempo sul piano della sua capacità di tornare a crescere più intensamente. E questo è anche il contributo che come grande paese europeo siamo chiamati a dare dinanzi al rallentamento dello sviluppo mondiale, al rischio o al panico – fosse pure solo panico – di una possibile onda recessiva.In questo quadro, è importante che l’Italia riesca ad avere più voce, in termini propositivi e assertivi, nel concerto europeo. Che da un lato appare troppo condizionato da iniziative unilaterali, di singoli governi, fuori dalle sedi collegiali e dal metodo comunitario ; dall’altro troppo esitante sulla via di un’integrazione responsabile e solidale, lungo la quale concorrere anche alla ridefinizione di una governance globale, le cui regole valgano a temperare le reazioni dei mercati finanziari. Una svolta capace di rilanciare la crescita e il ruolo dell’Italia implica riforme : dopo l’avvio, in senso federalista, della concreta attuazione del Titolo V della Carta, riforme del quadro istituzionale e dei processi decisionali, delle pubbliche amministrazioni, di assetti e di rapporti economici finora non liberalizzati, di assetti inadeguati anche del mercato del lavoro. Ma potrà anche l’apporto insostituibile della politica e dello Stato manifestarsi in modo da rendere possibile il superamento delle criticità e delle sfide che oggi stringono l’Italia? Qui in Italia, va valorizzato ogni sforzo di disgelo e di dialogo, come quello espressosi nella nascita e nelle iniziative, cari amici Lupi e Letta, dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Ma bisogna andare molto oltre, e rapidamente. Spetta anche a voi, giovani, operare, premere in questo senso: e predisporvi a fare la vostra parte impegnandovi nell’attività politica. C’è bisogno di nuove leve e di nuovi apporti. Non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obbiettivi di potere, e anche personalismi dilaganti in seno ad ogni parte. E’ per tutto questo che rappresentate, come ha detto nel modo più semplice la professoressa Guarnieri, “una risorsa umana per il nostro paese”. Ebbene, fatela valere ancora di più : è il mio augurio e il mio incitamento. (in sintesi)
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Manca tutela salute per tutti i cittadini
Pubblicato da fidest su mercoledì, 20 luglio 2011
Si sta svolgendo in queste ore a Roma la 6th IAS Conference on HIV Pathogenesis, Treatment and Prevention (IAS 2011), evento che affronta il problema HIV/AIDS da un punto di vista di sanità pubblica internazionale. All’ organizzazione di questa importante iniziativa partecipa l’Istituto Superiore di Sanità. “Ancora una volta, e nonostante tutto, l’Istituto Superiore di Sanità è in prima linea nell’affrontare un problema di salute mondiale”, afferma Gabriele Buttinelli, del Comitato di difesa della Ricerca Pubblica promosso dall’Unione Sindacale di Base. “In un panorama di tagli indiscriminati, di riduzione di fondi per la Ricerca Pubblica, di impiego massiccio di personale precario, di attacco ai diritti acquisiti da tutti i lavoratori, l’Istituto – continua l’esponente del Comitato – è riuscito a mantenere il suo ruolo di principale organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale, coniugando attività di ricerca, consulenza, formazione e controllo a tutela della salute di tutti i cittadini”. “Secondo il Comitato di Difesa della Ricerca Pubblica – aggiunge Buttinelli – tutto questo non sarà più possibile se continuerà l’attacco distruttivo agli Enti Pubblici di Ricerca e alla Sanità pubblica. Sosteniamo invece l’urgente bisogno di una inversione di tendenza, che miri a riqualificare la Ricerca Pubblica come bene comune per garantire un futuro al nostro paese. Chiediamo pertanto un piano straordinario di investimenti nel settore, al pari di altri settori pubblici strategici per la qualità della vita dei cittadini, e la soppressione di tutte le norme che prevedono tagli indiscriminati alle strutture, alle risorse e al personale ”, conclude il rappresentante del Comitato.
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Stili di vita dei giovani in Lombardia
Pubblicato da fidest su martedì, 19 luglio 2011
Presentati dal Prof. Franco Ascani, Membro della Commissione “Cultura ed Educazione Olimpica” del Comitato Olimpico Internazionale, presso l’Università degli Studi di Milano–Bicocca, nell’ambito del Master in “Sport Management, Marketing & Sociology” (iscrizioni sino al 6 Settembre 2011 http://www. unimib.it/bandosport2011-12.pdf), i risultati della Ricerca sul tema “Sport, alimentazione e stili di vita”, curata da Daniele Cazzaniga e Daniele Pezzini (testo completo pagg. 78 scaricabile http://www.exsport.it/ricerca_sport_alimentazione_ stilidivita.pdf). La Ricerca, condotta su un campione di 3.000 giovani tra i 14 ed i 19 anni selezionati in Istituti scolastici di tutte le Province lombarde, con lo scopo di identificare la propensione allo sport, le abitudini alimentari e gli stili di vita dei giovani in vista di EXPO 2015, ha evidenziato dati allarmanti: il 20% dei giovani dichiara di non praticare sport, un dato superiore alla media europea che si assesta intorno al 17%, mentre solamente 19,7% pratica sport in modo regolare. una identica percentuale per giovani della stessa età. La percentuale dei non praticanti è maggiore fra le femmine rispetto ai maschi con un differenziale di quasi 10 punti percentuali. Note dolenti arrivano anche dagli stili di vita: il 20% assume giornalmente alcolici (vino e/o birra), il 30,2% fa uso di superalcolici una volta alla settimana e il 40% di bevande energizzanti. Il 28% pranza frequentemente nei “Fast-Food” ed il 46% consuma i pasti di fronte alla televisione o al computer. Nella dieta dei teenager scarseggiano pesce, frutta e verdura. Addirittura il 21,6% non sa in cosa consista la “Dieta mediterranea”. Il 38% degli intervistati non è soddisfatto del proprio peso ed il 20% ritengono la televisione ed internet gli strumenti migliori per apprendere informazioni su una corretta alimentazione. Alla presentazione sono intervenuti: l’Assessore alla Sanità di Regione Lombardia Luciano Bresciani, il Responsabile Relazioni Istituzionali di EXPO 2015 Fabrizio Grillo, la Responsabile Comunicazione Scientifica di Granarolo Graziella Lasi, il Presidente del CONI Milano Filippo Grassia, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Marco Bussetti, il campione del mondo di canottaggio Daniele Gilardoni e la campionessa del mondo di pugilato Stefania Bianchini, il Preside della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università Statale Arsenio Veicsteinas, l’Assessore allo Sport e Salute del Comune di Cinisello Balsamo Giuseppe Calanni, il Docente di Scienze dell’Organizzazione dell’Università Bicocca Flavio Sangalli. La Ricerca sarà oggetto di approfondimenti il 31 Ottobre 2011 (ore 16 – Palazzo Giureconsulti in Piazza mercanti, 2 a Milano) in occasione di “Sport Movies & Tv 2011”. http://www.sociologia.unimib.
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