Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 290

Posts Tagged ‘riciclaggio’

“Il deep web è il nuovo territorio della criminalità”

Posted by fidest on Sunday, 30 March 2014

NATO_11_053_L’allarme del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ieri alla presentazione del libro “Il riciclaggio come fenomeno transnazionale: normative a confronto” di Ranieri Razzante. Per il procuratore nel web sommerso “girano 3-400 miliardi di documenti non raggiungibili altrimenti, grazie al supporto di server situati in Paesi che non collaborano”. La mancanza di collaborazione rende più difficile anche risalire ai finanziatori dei traffici “delle oltre 300 cellule mafiose censite nel mondo”.“Nel mondo sono state censite più di 300 cellule della mafia italiana. Se ci fosse una maggiore cooperazione si potrebbe risalire ai finanziatori dei traffici di droga, che sono il loro più grande business”. E invece, “contro i reati transnazionali abbiamo le armi spuntate, per mancanza di cooperazione internazionale e per la diversità delle legislazioni penali”. Non ha dubbi il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: per incappare in uno dei più grandi ostacoli nelle indagini contro la criminalità organizzata basta guardare all’Europa, dove ci sono Paesi che ancora non hanno regole contro la mafia. Roberti ne ha parlato ieri pomeriggio alla Sapienza di Roma nel corso della presentazione del volume “Il riciclaggio come fenomeno transnazionale: normative a confronto”, a cura di Ranieri Razzante e con la prefazione del direttore dell’Unità di informazione finanziaria Claudio Clemente. Oltre ad auspicare presto la creazione della figura del procuratore europeo (ai sensi dell’art.86 del Trattato di Lisbona, mai attuato), Roberti ha sottolineato come altro territorio franco per la criminalità sia diventato il cosiddetto deep web, ossia il web sommerso, dove “si stimano girino 3-400 miliardi di documenti non raggiungibili altrimenti, grazie al supporto di server situati in Paesi che non collaborano”.
Del resto, il riciclaggio muove un giro d’affari di oltre 140 miliardi di euro, ossia  il 10% del Pil nazionale, contro una media europea pari al 5%, almeno stando alle stime del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, la più grande industria del mondo, che non conosce crisi.Nell’incontro di ieri, dunque, è stata da più parti lamentata la mancanza di uniformità delle regole sull’antiriciclaggio, anche per la resistenza, come ha denunciato la presidente della Commissione antimafia dell’Unione Europea Sonia Alfano, di Stati “come la Germania e l’Inghilterra nel prevedere la punibilità del riciclaggio”. Il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri ha quindi ribadito come sia “ormai giunto il momento che il Governo e il Parlamento approvino le norme contro l’autoriciclaggio”; ha auspicato “norme più snelle sul sequestro e confisca dei beni ai mafiosi” e una “maggiore speditezza dei processi per associazione a delinquere di stampo mafioso e finanziamento al terrorismo”.I vertici delle forze dell’ordine presenti (Giuseppe Bottillo, comandante nucleo speciale Polizia tributaria della Guardia di Finanza; Raffele Grassi, direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato e Mario Parente, comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri) hanno chiesto che si intervenga a livello legislativo europeo contro i paradisi fiscali e le legislazioni del Paesi non cooperativi: Bottillo ha sottolineato come sia proprio “la city londinese uno dei centri di smistamento del sistema offshore”.
E infatti, come ha spiegato il direttore dell’Uif Claudio Clemente, “la collaborazione dei soggetti obbligati dalla legge a segnalare le operazioni sospette sta portando buoni frutti”. I numeri relativi alle segnalazioni arrivate all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) sono eclatanti: nel primo semestre del 2013 (ultimo dato disponibile) le segnalazioni analizzate sono state 52.317, con un aumento del 267,7 per cento rispetto al 2012, quando erano già aumentate nel 2012 rispetto al 2011 del 207 per cento. Il curatore del libro, Ranieri Razzante (docente di legislazione antiriciclaggio all’Università di Bologna e Presidente Aira – Associazione italiana responsabili antiriciclaggio), ha infine rilanciato l’allarme sulla moneta digitale, i bitcoin, e le nuove tecnologie sui sistemi di pagamento. “Il fatto che non siamo normate – ha spiegato Razzante – apre delle vere e proprie praterie a disposizione del riciclaggio internazionale”.

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Mercato oro: riciclaggio e criminalità

Posted by fidest on Sunday, 15 April 2012

Crisi economica, aria di recessione, stipendi che bastano per non arrivare a fine mese, famiglie sul lastrico, beni di famiglia e ricordi svenduti per ottenere denaro contante. Questa è la fotografia dell’Italia di oggi. Le soluzioni per i cittadini rimangono poche. Ed ecco che si affaccia un nuovo mercato, un settore che sembra fornire l’unica soluzione per i cittadini. Una scintilla luccicante come d’altronde è l’oro. Si sta parlando dei negozi “Compro Oro”, quei negozi che stanno spuntando come funghi in tutte le vie, le strade e i quartieri delle città italiane. Un fenomeno che dilaga a ritmi esponenziali, ma che, però, va di pari passo con un altro fenomeno: la criminalità, nella fattispecie riciclaggio, usura, ricettazione, furti e rapine.
Su questo tema sono intervenute Aira, l’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio e Anopo, Associazione Nazionale Operatori Professionali Oro, che da anni congiuntamente cercano di denunciare e smascherare fenomeni delinquenziali in questo settore.
I negozi “Compro Oro” hanno numeri che fanno girare la testa. Se ne contano circa 28 mila con un giro d’affari pari a 7-8 miliardi di euro. Soldi che affluiscono in larga misura verso riciclaggio, usura, ricettazione e criminalità organizzata. A testimonianza di ciò anche le innumerevoli operazioni della polizia giudiziaria che hanno fatto emergere il dato secondo cui il 60% di queste attività sarebbe soggetto ad infiltrazione criminale, correlata a fenomeni delinquenziali quali il riciclaggio e l’evasione fiscale. Nell’ultimo periodo, inoltre, si è passati anche a negozi online, dalla provenienza e legalità dubbia (probabilmente con sedi in Paradisi Fiscali) che acquistano oro usato. Altra stortura del sistema consiste nel nuovo trucco di cambio repentino e continuo delle licenze (per non destare troppi sospetti).
Un altro problema sta nell’utilizzo che questi “Compro Oro” fanno dell’oro acquistato. La legge in vigore è chiara e definisce sia le modalità di identificazione della natura dei beni che possono essere qualificati come oro, sia le caratteristiche che un’azienda deve assumere per poter esercitare lecitamente tale commercio, ma tale legge non viene sempre rispettata e pone dei limiti minori rispetto a ciò che i professionisti dell’oro, rappresentati da ANOPO, richiedono. “Ci si trova davanti ad una filiera di commercio illegale”. – ha spiegato Andrea Zironi, Presidente Anopo – La nostra professione è a rischio, nonostante le norme vigenti. I Compro Oro e le attività che non rispettano i requisiti imposti dalla legge 7/2000 commercializzano prodotti per fini industriali provenienti da ‘situazioni ambigue’. Sono anni che lamentiamo l’uso “sfalsato” delle bilance, il mancato rilascio di un’adeguata ricevuta, l’applicazione di prezzi reali e non da usura , l’obbligo di possedere tutti i requisiti di legge e i presidi antiriciclaggio, così come prevede il decreto 231/07. Si pensi che ad essere registrati all’Albo degli operatori Professionali Oro della Banca d’Italia, su oltre 20.000 attività, siamo in soli 380, tra cui la Zecca dello Stato.”
Per questo proprio ieri è stata presentata una proposta di legge che vuole regolamentare il settore e che parla di “Ricevuta fiscale” come unico mezzo in grado di tutelare i cittadini.
“AIRA, in qualità di associazione che rappresenta le esigenze dei Responsabili Antiriciclaggio anche in sede normativa, si è impegnata a studiare il fenomeno che, nonostante la scarsità di dati ufficiali attualmente in circolazione, denota un incremento esponenziale pari al 22,5% su base nazionale – ha affermato il prof. Avv. Ranieri Razzante, presidente di Aira

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Riciclaggio nel settore edile?

Posted by fidest on Thursday, 8 December 2011

“Una centrale d’allarme sul riciclaggio e l’obbligo di registrazione per le società con fatturato superiore ai 100.000 euro annui.”. È la proposta lanciata da Ranieri Razzante, presidente dell’AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, durante il convegno: “FIAIP per la legalità” organizzato dalla federazione degli agenti immobiliari, nei giorni scorsi, a Reggio Calabria.
Quando la categoria ha lamentato la scarsa attenzione del legislatore sulle imprese costruttrici prima che sugli agenti immobiliari, ricordando le infiltrazioni mafiose nel settore edile, il prof. Razzante ha ribadito che la normativa antiriciclaggio è lacunosa sotto questo profilo, e che gli obblighi di registrazione degli intermediari finanziari andrebbero per l’appunto estesi alle imprese commerciali con un certo fatturato. Tali controlli si affiancherebbero a quelli antimafia e risulterebbero particolarmente utili nel settore degli appalti pubblici e privati, dove sono sempre più’ forti e frequenti le infiltrazioni della criminalità organizzata. L’AIRA aveva già proposto, ed invierà quanto prima una nota alle autorità competenti, l’istituzione di una “centrale rischi antiriciclaggio” che contenga i nominativi dei soggetti segnalati dal sistema per operazioni anomale, ed accessibile ovviamente solo ai soggetti obbligati agli adempimenti del Decreto 231/2007.

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Il riciclaggio nel mercato dell’oro

Posted by fidest on Friday, 4 November 2011

Crystaline Gold

Image via Wikipedia

Si è svolta la conferenza stampa convocata da ANOPO, l’Associazione Nazionale Operatori Professionali Oro, in collaborazione con AIRA, l’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio, per discutere dei problemi relativi alla regolamentazione del settore, ai fenomeni del riciclaggio e ai casi delinquenziali correlati con la categoria dei “Compro Oro”.La conferenza ha voluto fare luce sulle attuali criticità del mercato dell’oro e su traffici illeciti che ruotano intorno ad esso, nella regione Lombardia e nel più ampio panorama nazionale, illustrando le ultime novità nel settore e presentando una proposta di legge di modifica del settore oro.È emerso che l’attuale legge che regolamenta il mercato, la “Nuova disciplina del mercato dell’oro, anche in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998″, emanata con Legge 17 Gennaio 2000, n. 7 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 16 del 21 gennaio 2000, non viene rispettata e, inoltre, non è più sufficiente per salvaguardare la professione e tutelare i cittadini.Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito ad una affermazione massiccia su tutto il territorio nazionale di negozi comunemente denominati “Compro Oro”, specializzati nell’acquisto di preziosi da parte di privati cittadini. Purtroppo però moltissimi gestori di questi negozi assumono in toto le funzioni e le competenze commerciali proprie di un operatore professionale, pur non rispettando minimamente i requisiti imposti dalla legge, operando quindi in modo del tutto abusivo. Si pensi al forte incremento del fenomeno: solo ad aprile di quest’anno i compro oro erano 20.000, mentre oggi sono già 28.000. Si sta quindi assistendo ad un incremento esponenziale e galoppante del fenomeno, mentre gli operatori professionali regolarmente iscritti alla Banca d’Italia sono attualmente pari a 346 (dato di aprile: 291).Il giro d’affari medio di un negozio Compro Oro si può stimare intorno ai 500.000 euro annui, il che vuol dire che il giro d’affari totale è pari a 14.000.000.000 euro (si consideri la stima del mese d’aprile di quest’anno pari a 7 mld di euro, che significa 300-350.000 mila euro annui per negozio). Se inoltre si osserva che il prezzo di vendita dell’oro è salito in soli 6 mesi da 30 euro al grammo a 40 euro e ci si focalizza su questi altissimi numeri, si può immaginare come questo settore faccia gola alle associazioni mafiose ed alla criminalità organizzata.Proprio per questo le indagini di polizia, guardia di finanza, etc hanno portato alla luce come il 60% di questi negozi siano soggetti ad attività delinquenziali come riciclaggio ed evasione fiscale, e, di questi, un buon 20% (rimanendo bassi con le stime) sia coinvolto in associazioni di criminalità organizzata.“Se consideriamo questi dati possiamo notare che ci si trova davanti ad una filiera di commercio illegale. – ha spiegato Andrea Zironi, Presidente Anopo – Nella sola Lombardia sono presenti 7000 negozi Compro Oro, il 30% di quelli nazionali che coprono un giro d’affari totale di 42 milioni di euro. Considerando che il 20% di essi svolge attività delinquenziali, possiamo raggiungere la cifra approssimativa di 8milioni e 400 mila euro di economia sommersa. Se la Legge rimane invariata, il comparto lecito e legale scomparirà in favore dell’illegalità – ha continuato Zironi – Con la crisi economica la vendita dei propri beni di famiglia è diventata uno dei pochi salvagente per le famiglie italiane. Per questo non è possibile permettere che tale settore venga inquinato, è importante tutelare questo settore.”
La proposta di Legge AIRA-ANOPO si articola in punti precisi e dettagliati. Prima di tutto, si auspica una maggiore regolamentazione che si basi su registri completi, dettagli fotografici e documenti inerenti alla merce e ai suoi venditori;l’ obbligatorietà della ricevuta fiscale (al momento non obbligatoria se non su richiesta). In secondo luogo, la proposta intende estendere a tutti i soggetti operanti nel settore oro i presidi antiriciclaggio della normativa D.lg 231/2007 e le successive modifiche, considerando soprattutto la limitazione dell’uso del contante. “Si vuole far presente, che nonostante i limiti di legge imposti sull’uso del contante, i negozi compro oro smuovono ingenti quantità di denaro liquido che superano il limite minimo imposto per legge pari a 2500 euro – ha continuato Razzante anche Consulente della Commissione Antimafia, cui ha già inoltrato la proposta” – Per tutelare anche i cittadini, oltre che ridurre il potenziale fenomeno del riciclaggio, nella proposta chiediamo il divieto del pagamento in contante da parte di esercenti che acquistano oro per importi pari a quelli previsti dalla legge”.

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Pannelli solari in Italia

Posted by fidest on Tuesday, 25 October 2011

Pannelli Solari

Image by Janex & Alba via Flickr

Rotti, esausti o semplicemente non più funzionanti. Sono più di 50mila i pannelli solari che nell’ultimo anno sono stati buttati via. Un volume che nei prossimi anni è destinato a crescere esponenzialmente, perché, oggi, in Italia, per ogni abitante è in funzione un modulo fotovoltaico (più comunemente conosciuto come pannello solare). Oltre 52 milioni sono, infatti, i pannelli solari attualmente in esercizio (si veda tabella) e, nonostante ciò, fino ad oggi l’unico impianto di riciclaggio si trova in Germania. A dare la soluzione italiana ci pensa Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE), che in anteprima ad Ecomondo (fiera di Rimini, dal 9 al 12 novembre, padiglione D2) presenta il primo sistema integrato per la raccolta e lo smaltimento dei pannelli solari.
«Si tratta del primo servizio svolto interamente sul territorio italiano che vuole offrire una nuova risposta all’ambiente e che anticipa, di fatto, le prescrizioni normative contenute nel decreto del 5 maggio 2011», annuncia il direttore di Ecolight, Giancarlo Dezio. «La maggior parte dei pannelli solari non più funzionanti è interamente recuperabile. Opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere reimmesse nei cicli produttivi facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente». «Pensare oggi a come smaltire i pannelli solari è già una necessità, se vogliamo evitare di trovarci a parlare di emergenza in un prossimo futuro -prosegue il direttore di Ecolight-. Calcolando che i moduli hanno una vita media stimata in 20-25 anni e che la diffusione in Italia ha preso corpo negli anni Novanta, stiamo registrando una crescita esponenziale nella generazione di questi rifiuti che, pur non essendo pericolosi -tranne quelli che contengono telloruro di cadmio, sostanza inquinante- richiedono un trattamento particolare affinché sia possibile ottenere materie prime seconde».
Ecolight lancia il suo sistema integrato con la collaborazione di Se.Val Divisione Ecologia e di CSR Centro Servizi Raee, società specializzate nello smaltimento e nella logistica dei rifiuti elettronici, e basandosi sull’esperienza maturata negli ultimi anni nella gestione dei RAEE. In particolare, verrà garantito il ritiro dei pannelli solari rotti e vecchi in tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento, con il recupero e il riciclaggio delle materie prime seconde contenute nei pannelli solari e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili. Il consorzio Ecolight è prossimo alla sottoscrizione di accordi per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici con importanti associazioni di produttori di pannelli solari.
Il fotovoltaico in Italia ha registrato un vero e proprio boom. Ad oggi sono più di 288mila gli impianti installati per una potenza complessiva di quasi 11.100 MW. Ed è possibile stimare che ci sia quasi un pennello solare installato per ogni abitante: sono infatti più di 52 milioni quelli che hanno trovato collocazione sui tetti di abitazioni e imprese oppure nei campi. La crescita dal 2005, anno in cui è stato lanciato il primo Conto Energia, è stata esponenziale sia in termini di impianti, sia in termini di potenza. Secondo i dati del Gestore Servizi Energetici, siamo passati dai 1.402 impianti entrati in esercizio nel 2006 agli 84.570 del 2010; così anche per la potenza che è passata da 9.436 kW del 2006 agli oltre 2milioni e 300mila kW dell’anno scorso. Soltanto durante il 2010 il fotovoltaico italiano è cresciuto del 215 per cento in termini di numerosità degli impianti e del 324 per cento in termini di potenza installata (2,4 GW).

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Riciclaggio: 34 segnalazioni da casinò e sale online

Posted by fidest on Saturday, 16 July 2011

Trentaquattro segnalazioni di operazioni sospette nell’ambito dei giochi nel 2010. E’ quanto riporta il bollettino annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) di Bankitalia, la struttura nazionale incaricata di prevenire e contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Una goccia nel mare delle 36.800 segnalazioni ricevute complessivamente per il 2010. Il settore giochi, riporta Agipronews, si conferma però terzo in ordine di grandezza – con sedici casi segnalati da gestori di case da gioco (i quattro casinò italiani) e diciotto da concessionari online – nella categoria dei professionisti e operatori non finanziari che – seguendo le indicazioni della normativa sulle operazioni sospette – hanno inviato dati all’Ufficio di Bankitalia, alle spalle di notai (66 segnalazioni) e commercialisti (43 segnalazioni). Anche se “contenute nel numero, meritano di essere evidenziate le segnalazioni arrivate da parte di operatori del gioco (n. 34 complessivamente di cui 16 da casinò e 18 da case da gioco on line)”, si legge nel rapporto annuale dell’Uif. Le segnalazioni più frequenti, prosegue Agipronews, riguardano l’acquisto di fiches (nei casinò fisici) o la ricarica di conti di gioco (per gli operatori on line) “con successive richieste di rimborso senza aver giocato oppure con giocate nettamente inferiori all’ammontare del credito acquistato”. Un’attività “orientata a confondere l’origine dei fondi, simulando vincite realizzate a seguito di giochi o scommesse mai effettuati”. Nei casinò è poi frequente l’utilizzo di contante per l’acquisto o per il rimborso delle fiches. “In tali casi, si sono registrati numerosi tentativi di frazionamento delle richieste di rimborso, anche tramite terze persone presenti nella sala senza aver giocato – riporta ancora la relazione – Spesso i due comportamenti (acquisto/restituzione di fiches e utilizzo di contanti) risultano entrambi presenti nella condotta segnalata”. Fra le segnalazioni pervenute anche “una presumibile truffa posta in essere da alcuni soggetti tra loro collegati, che riuscivano a effettuare scommesse a evento già verificatosi”, grazie all’utilizzo di “strumenti informatici in grado di aggirare il divieto di giocata una volta verificatosi l’evento oggetto di scommessa”.

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Riciclaggio e giochi

Posted by fidest on Wednesday, 13 July 2011

“Dalla Relazione dell’apposito comitato istituito presso la Commissione Parlamentare Antimafia emerge chiaro il segnale preoccupante delle infiltrazioni della malavita organizzata nel settore dei giochi e delle scommesse gestite dallo Stato. Le forme di pressione delle associazioni mafiose sugli esercenti e gestori sono numerose – ha spiegato il professor Ranieri Razzante, che è tra i tecnici della Commissione Parlamentare Antimafia che hanno lavorato al rapporto, oltre che presidente di AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio – Si va dall’imposizione dell’acquisto di slot machine, al taroccamento delle macchine da gioco per evadere il prelievo fiscale, fino all’esposizione dei redditi degli italiani a rischio di erosione; inoltre, il gioco online viene utilizzato per riciclare denaro sporco, sfuggendo ai controlli attraverso lo stabilimento delle piattaforme internet all’estero”. Il comparto dei giochi pubblici e delle scommesse sportive si è affermato come settore trainante del sistema del nostro Paese. In Italia, infatti, la raccolta dei giochi tra il 2003 e il 2010 è stata complessivamente di 309 miliardi di euro, un comparto che ha visto aumentare i volumi di raccolta ad un tasso medio annuo del 23% tra il 2003 e il 2009 (da 15,4 a 54,3 miliardi di euro) e del 13% nel 2010, raggiungendo la cifra di 61,433 miliardi di euro (+296% rispetto al 2003) e con una proiezione per il 2011 che arriva a 70, 485 miliardi di euro. Una costante crescita economica che si differenzia in base ai prodotti: gli apparecchi da intrattenimento hanno registrato la migliore affermazione del settore (31,983 miliardi), seguiti da lotterie istantanee (9,372 miliardi nel 2010) e in ultimo il Bingo (pari a 1,9 miliardi di euro). Una crescita esponenziale che ha portato a entrate erariali pari a 8,733 miliardi di euro, che, comparate all’anno precedente sono diminuite di circa lo 0.8% a fronte di un incremento della raccolta pari al 13%, con la previsione di un crescita dello 0,2% per il 2011 (su un’ipotesi di raccolta di 70,485 miliardi di euro). “È altresì importante sottolineare come questo fenomeno crei un costo sociale: c’è una crescita esponenziale di cittadini attratti dal gioco che aumenta soprattutto tra i giovani e le classi più disagiate, che rischiano di essere “incastrati” in situazioni ancor più gravi come ludopatia e fenomeni di usura” – dichiara il professor Ranieri Razzante. – Ad esempio l’indagine condotta nel 2008 dal CNR ha rilevato che il 40% degli studenti ha giocato d’azzardo almeno una volta, mentre lo 0,4 % è un giocatore patologico. Contenuti che debbono far riflettere non solo il legislatore”. “Non vanno assolutamente dimenticati, però, i problemi legati al riciclaggio dovuti alle difficoltà di controllo della regolarità e della trasparenza delle procedure di rilascio delle autorizzazioni relative ad apparecchiature e congegni da divertimento ed intrattenimento” ha proseguito il professore. La Guardia di Finanza, ha indagato sull’avanzamento del il fenomeno riscontrando una rete parallela di raccolta sulle scommesse, non autorizzata dallo Stato, che raccoglie tra un miliardo e un miliardo e 500 milioni di euro all’anno. Dati che portano l’Italia al quinto posto al mondo per volume di gioco: l’industria del gioco ha attualmente un fatturato complessivo pari al 3% del PIL e dà lavoro a 5.000 aziende e 120.000 persone, per quanto riguarda il gioco legale. “Si pensi ai numeri che possono riguardare il gioco clandestino – ha concluso Razzante – Il gioco, comprese le scommesse su eventi sportivi, per i notevoli introiti che vengono assicurati, è ormai diventato la nuova frontiera della criminalità organizzata di tipo mafioso e per contrastare tali fenomeni, è necessario agire con misure preventive concrete, ed Aira sarà in prima fila anche in questo settore dell’applicazione della normativa”.

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Recupero di rottami metallici

Posted by fidest on Monday, 30 May 2011

I criteri europei che determinano quando alcuni tipi di rottami metallici cessano di essere considerati rifiuti e diventano prodotti entrano in vigore dal 28 aprile ma si applicheranno dal 9 ottobre 2011, per consentire alle imprese di familiarizzare con il nuovo sistema. Il fine di questi criteri è conseguire livelli più elevati di riciclaggio e limitare l’estrazione di risorse naturali. L’obiettivo europeo è quello di creare una società del riciclaggio, che evita di produrre rifiuti e che, per quanto possibile, usa i rifiuti come risorsa. Il regolamento europeo evita che ogni Stato prenda una deriva individuale, è costituito da 7 articoli e 3 allegati ed ha per oggetto i rottami di ferro, acciaio, alluminio e i rottami di leghe di alluminio. La composizione dei rottami non deve essere esclusiva è sufficiente che questi siano costituiti principalmente da questi metalli. Perché i rottami possano perdere la qualifica di rifiuti deve essere concluso qualsiasi trattamento come taglio, frantumazione, lavaggio e disinquinamento necessario per preparare i rottami all’utilizzo. Ad esempio, per le vecchie autovetture occorre procedere allo smontaggio, alla rimozione di liquidi e composti pericolosi ed al trattamento della frazione metallica, in modo da recuperare rottami metallici puliti che soddisfano i criteri stabiliti. (Monica Doddio, Sigea – fonte buon giorno impresa)

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Riciclaggio batterie al litio

Posted by fidest on Friday, 4 March 2011

Londra. Il mercato dei veicoli elettrici è in forte espansione un po’ in tutti i Paesi europei e rappresenta uno degli scenari piu’ interessanti e affascinanti dei prossimi dieci anni. Attorno alle dinamiche del veicolo elettrico ruotano temi di altrettanto interesse, come ad esempio le infrastrutture legate alle stazioni di servizio e il mercato del riciclaggio delle batterie al litio. Una nuova ricerca di Frost & Sullivan intitolata “Global Electric Vehicles Lithium-ion Battery Second Life and Recycling Market Analysis” offre alle aziende una panoramica globale di un mercato che raggiungerà un valore pari a circa € 1.45 miliardi nel 2022. In Italia, come nel resto del mondo, l’azione dei legislatori sara’ fondamentale a determinare gli scenari del mercato dei veicoli elettrici nei prossimi anni. Fino a questo momento, la pianificazione degli incentivi in Italia ha riguardato soltanto l’acquisto dei veicoli elettrici e l’effettivo utilizzo (stanziati € 180 milioni fino al 2015),  ma presto sara’ necessario decidere se e come supportare la filiera del riciclaggio e del riutilizzo delle batterie a litio. Solo un’efficace strategia che guardi al mercato cercando di prevedere i possibili fattori di debolezza, come la scarsità del litio o la dipendenza da una zona geografica di approvvigionamento molto ristretta, permetterà all’Italia di vincere la sfida ed essere tra i primi Paesi a spingere con forza la crescita di questo mercato.Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 50 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di piu’ di 40 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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Il Credito Cooperativo Fiorentino nella bufera

Posted by fidest on Sunday, 15 August 2010

La banca è finita nell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e per finanziamenti concessi senza una corretta istruttoria e con una tardiva applicazione delle norme antiriciclaggio. Il tutto si richiama alla gestione di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, che si era assunto poteri assoluti con un esecutivo “scarsamente autorevole” e un collegio sindacale “privo di sufficiente dipendenza”. E’ questo un altro ramo d’indagine nei riguardi di Verdini per altri versi sotto inchiesta in relazione ad ipotesi di “corruzione e riciclaggio” e per conflitto d’interessi in quanto ”ha omesso di fornire piena informativa, ai sensi dell’articolo 2391 del codice civile, circa la sussistenza di propri interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca, per affidamenti complessivamente ammontanti a euro 60,5 milioni” e riconducibili ad iniziative immobiliari ed editoriale con compravendite che non sono state nel prosieguo perfezionate. Ma la conta non finisce qui e si parla, tra l’altro, anche di fidi accordati per sei milioni di euro non assistiti da garanzia e versamenti della banca per 800mila euro in favore di una delle società editoriali riconducibili a Verdini effettuati tra giugno e dicembre dello scorso anno e che risultavano effettuati a persone non conosciute e che svolgevano modeste iniziative economiche o, addirittura cessate. In pratica dei prestanome. Per questi motivi e per le perdite registrate sugli impieghi e dell’attivo a rischio Bankitalia ha chiesto il commissariamento del Credito Cooperativo fiorentino e a fronte di livelli “crescenti di rischiosità dell’attività condotta”. E Verdini cosa dice di tutto questo? Contro di me accuse insussistenti”. E in merito alle contestazioni di Bankitalia osserva: “che si tratta dell’inizio di un provvedimento amministrativo al quale risponderò puntualmente e adeguatamente nei termini previsti dalla legge”. E soggiunge: “nella delibera degli ispettori non vi è traccia alcuna delle infamanti ipotesi uscite sulla stampa nei mesi scorsi, tese a individuare nel Ccf un crocevia di tangenti e di malaffare”. Come ho già spiegato ai magistrati – conclude il coordinatore del Pdl -, da tempo non ho rapporti in società operative con l’imprenditore Riccardo Fusi, e i crediti erogati alla Btp sono sempre stati pienamente garantiti. Respingo dunque con fermezza sia le contestazioni sul conflitto d’interessi che quelle relative ad inesistenti operazioni anomale.”

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A proposito di rifiuti elettrici

Posted by fidest on Wednesday, 14 April 2010

Ecodom, nei primi tre mesi del 2010, ha raccolto in tutta Italia circa 18.300 tonnellate tra frigoriferi, condizionatori, scalda-acqua, lavatrici, lavastoviglie, forni e cappe (i RAEE, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), da cui ha ricavato e riciclato 11.977 tonnellate di ferro, 339 tonnellate di rame, 588 tonnellate di alluminio e 1.520 tonnellate di plastica. Grazie al processo di trattamento realizzato dagli impianti selezionati da Ecodom, circa 332.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) non sono state immesse nell’atmosfera, e si è inoltre evitata la dispersione di una significativa quantità di gas che danneggiano lo strato di ozono.
Questi sono i dati che emergono da un’analisi condotta da Ecodom, il Consorzio Italiano di Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, che nel 2009 aveva raccolto in tutta Italia circa 76.200 tonnellate di RAEE. Sempre secondo i dati analizzati da Ecodom, utilizzare le materie prime (ferro, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo di 18.300 tonnellate di elettrodomestici comporta inoltre un risparmio energetico di circa 37.441.000 di kWh rispetto a quanto occorrerebbe per ottenere le stesse quantità di materie prime “vergini”.

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Riciclaggio dei rifiuti e recessione

Posted by fidest on Thursday, 3 December 2009

8 Dicembre alle 16 ora italiana Frost & Sullivan ha organizzato una conferenza online sui mercati del riciclaggio. La recessione ha colpito pesantemente il settore del riciclaggio e i volumi di raccolta dei rifiuti in tutta Europa. Tuttavia, pare che i tempi difficili stiano per finire. Frost & Sullivan prevede, infatti, che la ripresa ci sara’ a partire dalla fine del 2009. Un maggiore investimento da parte dei governi nelle infrastrutture per il riciclaggio contribuira’ a dare una spinta al mercato. “L’industria ha dovuto affrontare una serie di ostacoli di rilievo a causa della difficile situazione economica in Europa. Nonostante cio’, l’investimento nelle infrastrutture e le rigide scadenze legislative hanno contribuito a creare un clima positivo e favorevole alla crescita di questo mercato” osserva Frost & Sullivan’s Suchitra Padmanabhan,  Programme Manager dello European Waste Management Markets di Frost & Sullivan. Suchitra Padmanabhan discutera’ le prospettive di mercato europeo del riciclaggio dei rifiuti e analizzera’ i fattori principali di crescita per il mercato. L’analista si soffermera’ in modo particolare sulla gestione delle pile e batterie scariche, quale esempio di un mercato guidato dal legislatore che ha imposto la scadenza del 2010 per la sua attuazione.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di  crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 45 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti società a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di  piu’ di 40 uffici in cinque continenti. Per far parte della  Growth Partnership, occorre visitare il sito http://www.frost.com

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Strumenti di lotta contro l’economia mafiosa

Posted by fidest on Tuesday, 3 November 2009

Palermo 4 Novembre 2009 ore 16.30 Sala Magna – Palazzo Chiaromonte –Steri  Piazza Marina 61, apertura dei lavori con il saluto di Ettore Barcellona del Servizio Legale Centro Pio La Torre. Seguono lre relazioni di Umberto Di Maggio sull’utilizzazione dei beni confiscati. Esperienze di riuso sociale Associazione Libera Palermo, di Gennaro Favilla Ricercatore Centro Studi Pio La Torre su  l’utilizzazione dei beni confiscati. Un modello per il territorio, di Maria Eliana Madonia dell’Università degli Studi di Palermo su Sequestro dei  beni confiscati. I dati, di Davide Mancuso del Centro Studi Pio La Torre sugli strumenti di contrasto al riciclaggio e lo scudo fiscale e di Dario Scaletta Sostituto Procuratore di Palermo. Coorina i lavori Vito Lo Monaco, presidente del  Centro Studi Pio La Torre

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Un ordine politico ed economico mondiale

Posted by fidest on Tuesday, 1 September 2009

Dal XX secolo ad oggi vi è stato un crescendo di eventi tecnologicamente importanti che hanno, in pratica, accorciato le distanze dal punto di vista del trasporto di merci e di persone sia per quanto concerne le comunicazioni di natura pubblica ed informativa sia privata con la possibilità di stabilire transazioni commerciali e finanziarie praticamente in tempo reale. Tale evoluzione non ha, purtroppo, fatto il paio con il diritto internazionale favorendo, di conseguenza, la presenza di “isole di privilegio” di comodo e incoraggiando l’instaurarsi di sistemi speculativi di varia natura ivi compresa quella criminale a partire dal riciclaggio del “danaro sporco”. Vi è stato anche qualcosa di peggio se pensiamo che “questo vuoto normativo” è stato colto con un interesse speculativo dagli stessi Stati per ragioni di convenienza politica ed anche per avvantaggiare le esportazioni dei propri prodotti e le penetrazioni commerciali a danno dei concorrenti in aree solitamente poco permissive. Il tutto ci rende più consapevoli del fatto che sia oramai giunto il momento di fare un discorso serio in proposito e porre le basi non tanto e non solo con la regolamentazione parziale di alcune attività, vedasi il commercio estero, ma di affrontarle nel loro insieme mettendo le basi per una normativa comune che eviti, come già accaduto e continua a verificarsi, che le maglie del diritto internazionale si sfilaccino, persino vistosamente, a fronte delle tante legislazioni nazionali. Questa organizzazione generale delle funzioni ha una sua chiara ragione d’essere e per la quale siamo convinti abbiamo dei forti oppositori che non mancheranno di insinuare timori di ogni genere dai più generali con la perdita della sovranità nazionale per talune questioni di natura economica, finanziaria e giudiziaria, a quelli più spicci derivanti dai piccoli commerci. Ma se oggi possiamo acquistare direttamente un computer dalla Gran Bretagna per l’Italia e in alcuni casi anche componenti informatici dagli Usa e dalla Cina, logica vorrebbe che in caso di controversie si stabilisse la figura di una autorità internazionale che si assumesse l’onere di mediare gli eventuali contrasti sottraendo la materia del contendere alla autorità nazionale.

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Un ripensamento da trecento milioni di euro

Posted by fidest on Sunday, 26 April 2009

La decisione del consiglio dei ministri di spostare il vertice del G8 dalla Maddalena all’Aquila lascia numerosi interrogativi aperti. Il primo è sulla necessità di organizzare in due mesi un vertice mondiale in un’area dove le priorità sono altre: trovare una sistemazione dignitosa a 68 mila sfollati. Il secondo è sulla destinazione delle strutture in fase di completamento nell’arcipelago sardo. Alcune strutture, come i due hotel destinati a ospitare i capi di stato e le loro delegazioni (132 milioni di euro) potranno trovare forse una destinazione turistica, il centro conferenze da milioni verrà sfruttato per convegni meno blasonati (58 milioni) e le costruzioni sul lungomare (42 milioni) torneranno utili in futuro. Più difficile immaginare un sistema per riciclare il centro stampa da 26 milioni di euro. In un momento di crisi economica profonda, con le casse pubbliche vuote, ha senso archiviare un investimento simile e cercare nuovi fondi per reinventare l’accoglienza dei Grandi in Abruzzo? O non si rischia di mettere in cantiere uno spreco doppio? (fonte: espresso.repubblica.it)

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