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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Un’ambiziosa riforma approvata per fermare la pesca intensiva

Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013

Il Parlamento ha approvato mercoledì un’importante riforma della politica comune della pesca (PCP), che ha come obiettivo la sostenibilità del settore, la fine dello scarico a mare dei pesci e dei piani a lungo termine basati su solidi dati scientifici. La pesca intensiva è ampiamente vista come il più grande fallimento dell’attuale PCP, che risale al 2002. La nuova entrerà in vigore nel 2014.I dati della Commissione europea suggeriscono che più dell’80% degli stock ittici del Mediterraneo e il 47% di quelli dell’Atlantico sono soggetti a pesca intensiva. La riforma votata in plenaria stabilisce chiari e rigide misure per affrontare il problema.”Abbiamo dimostrato oggi che il Parlamento è tutto meno che inefficace. Abbiamo usato il nostro potere di co-legislatori, per la prima volta nella politica ittica, per mettere un freno alla pesca intensiva. Gli stock ittici dovrebbero riprendersi entro il 2020, permettendoci di avere a disposizione 15 milioni di tonnellate di pesce in più e creare 37 mila nuovi posti di lavoro”, ha dichiarato la relatrice per la riforma della pesca Ulrike Rodust (S&D, DE).La relazione è stata approvata con 502 voti a favore, 137 contrari e 27 astensioni.

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Mediazione civile e riforma forense

Pubblicato da fidest su venerdì, 11 gennaio 2013

Rispettate le attese fortemente volute dall’ANPAR. Nella riforma forense recentemente approvata dal Senato in merito alla controversie stragiudiziali (mediazione civile e commerciale compresa) si e’ tenuto conto che le parti in lite “possono” richiedere prestazione di consulenza ed assistenza agli avvocati”. Una vera manna dal cielo questa norma per i mediatori, perche’ nel caso in cui la parte o le parti chiamate a mediare non siano in grado di ottenere autonomamente i risultati desiderati potranno farsi assistere o chiedere consiglio ad un avvocato. E’ stata dunque lasciata libera la volonta’ delle parti di partecipare da solo alla mediazione e non di essere “obbligatoriamente costretta a servirsi di un legale”, come paventato in prima una prima stesura della norma. “Questo e’ un risultato che ci fa onore che abbiamo fortemente voluto – dice Pecoraro presidente dell’associazione nazionale per la l’arbitrato e la conciliazione, dal 1995, unica associazione regolamentata ai sensi della Direttiva europea del 7 settembre 2005 e e dell’art. 26 della legge n. 206/2007 a rappresentare i mediatori civili e commerciali alla relativa piattaforma di Bruxelles. Con questa norma, gli avvocati non hanno piu’ alibi da contrapporre alla mediazione se hanno a cuore veramente gli interessi dei propri clienti. Questa norma tra l’altro, si adatta benissimo anche a quanto previsto dall’art. 55/bis del codice deontologico forense. Infatti, entro un anno dall’entrata in vigore della legge, un nuovo decreto legislativo disciplinera’ le societa’ tra Avvocati, i quali dovranno limitarsi a un unico campo o materia di studio:
o essere societa’ di mediatori o di avvocati. Il decreto legislativo, sara’ emanato sulla base della delega conferita al Governo per disciplinare l’esercizio della professione forense in forma societaria; tra i suoi principi e criteri direttivi, la previsione che l’esercizio della professione forense in tale forma sia consentito esclusivamente a societa’ di persone, a societa’ di capitali o societa’ cooperative i cui soci siano Avvocati iscritti all’Ordine. Tra gli altri criteri direttivi della delega, l’impossibilita’ di far parte di piu’ di una societa’, l’inammissibilita’ di estranei negli organi di gestione, la responsabilita’ disciplinare, la qualificazione dei redditi prodotti dalla societa’ come redditi di lavoro autonomo, l’esclusione della societa’ come attivita’ di impresa e dunque l’esclusione dall’assoggettamento e dalla procedura fallimentare.

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Nuova riforma pensioni

Pubblicato da fidest su domenica, 27 maggio 2012

Roma. Il consigliere comunale di Roma del Pdl Fabrizio Santori mi ha inviato un messaggio informandomi che ha indetto per il 28 maggio alle 16 presso la Sala Protomoteca del Campidoglio una giornata seminariale per trattare il sistema pensionistico anche alla luce del recente decreto “Salva Italia” varato dal governo Monti. Punto focale della discussione, mi pare di capire, sarà il ruolo assegnato agli istituti di patronato e “più in particolare alla luce del fatto che soprattutto l’Inpdap ha radicalmente cambiato le sue funzioni e la sua struttura utilizzando sempre di più il mezzo informatico e telematico e coinvolgendo i patronati nella sua fase di innovazione prevedendo la stampa e la rettifica delle posizioni previdenziali e la trasmissione telematica delle domande di pensione.”
Argomenti di sicuro interesse che, tuttavia, non alleviano il “vulnus” inferto dal Governo con la riforma delle pensioni e il conseguente blocco degli aggiornamenti delle pensioni al costo della vita e il conseguente aumento dell’addizionale irpef dei comuni che di fatto hanno ridotto le rendite di un buon 10% mentre rincara il carrello della spesa per oltre il 4%, le tariffe della luce e del gas per il 15% complessivo e l’Imu di fatto tende a ridurre del 50% le tredicesime dei pensionati e, per chi non ha casa di proprietà, si troverà a pagare un aumento delle locazioni in maniera sensibile.
In questo momento di crisi, per quanto depressi, i pensionati hanno dimostrato di avere un grande senso dello Stato ma quest’ultimo ha dimostrato di non voler ricambiare l’impegno che pure si è assunto solennemente all’atto del suo insediamento indicando le sue linee guida con “rigore, equità e crescita”.
Il segretario dell’Aduc Primo Mastrantoni ha, in proposito, ben reso il concetto scrivendo: “In questo Bel Paese, però, ognuno ha inzuppato il biscotto nel cappuccino delle proprie convenienze. Lo hanno fatto le imprese quando ricevevano contributi che a nulla servivano, lo ha fatto la classe politica che si è attribuita privilegi, lo ha fatto la burocrazia che si è ritagliata ruoli di discrezionalità divenuti vessazioni, lo hanno fatto le categorie professionali, chiusi nella torre corporativa a difesa dei propri interessi. Ognuno ha guardato al proprio “particulare” (come direbbe il Guicciardini), al tornaconto personale, spesso procedendo come un carro armato sui diritti degli altri. Non pensiamo che l’uomo sia buono di natura ma riteniamo che le regole una volta scritte vanno fatte rispettare”.
A questo punto mi pare che i pensionati alla fine si sono ritrovati ad essere “cornuti e mazziati”, come si dice a Napoli, mentre gli altri si trovano alla finestra a godersi lo spettacolo.
La circostanza mi ha spinto, a scrivere a Monti, che conosco bene, affinchè a tutti i detentori di un reddito da lavoro o di pensione almeno si riconoscessero alcune detrazioni fiscali come ad esempio per i figli o i nipoti a carico se disoccupati, per una quota forfettaria sulle spese alimentari, sul fitto delle abitazioni, sulle spese per servizi: idraulici, elettricisti, condominiali, ecc. Gli ho lasciato capire, anche se non ve ne era bisogno, che le pezze giustificative per talune detrazioni avrebbero permesso un controllo incrociato con le dichiarazioni dei redditi di chi avesse prestato dei servizi ai contribuenti. Da mesi attendo che quelle che sono diventate, nel frattempo, quindici lettere abbiano almeno una risposta. Allora mi sono rivolto, cogliendo al volo la nomina di due esponenti del Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo (l’on.le Lino Miserotti e il senatore Giacinto Boldrini, eletti nelle liste del Pdl, per essere da essi supportato in qualche modo. Ma dato il silenzio che è seguito, sin ad ora, lascio al giudizio di chi mi legge di trarne le dovute considerazioni.
Ora mi affido a Santori se non altro per farmi capire se il Pdl è il partito che dopo aver predicato bene continui a razzolare male o cerca di rinsavirsi. Non me ne voglia ma sono amareggiato. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Gli onorevoli piemontesi sulla questione “esodati”

Pubblicato da fidest su sabato, 26 maggio 2012

Torino Lunedì 28 maggio 2012, alle ore 11.30, nella sala Consiglieri di Palazzo Cisterna (via Maria Vittoria 12, Torino) la III Commissione consiliare (Politiche del lavoro), presieduta da Giuseppe Sammartano e la VI (Attività economiche e produttive), guidata da Raffaele Petrarulo, hanno convocato una riunione congiunta dedicata all’analisi delle misure da adottare sul tema esodati. All’incontro parteciperanno senatori e parlamentari piemontesi, l’assessore provinciale al lavoro Carlo Chiama, le organizzazioni sindacali e il Comitato degli esodati. L’iniziativa fa seguito a un incontro che il 9 maggio le due Commissioni congiunte hanno avuto con il Comitato esodati e le OOSS per approfondire quali sono le problematiche insorte, a seguito della riforma delle pensioni, per quei lavoratori che hanno lasciato in passato il posto di lavoro previo accordo con l’azienda

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RC Auto: 18 milioni di Italiani non potranno più avere sconti sul 730

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 maggio 2012

secondo un’analisi fatta dal comparatore Facile.it su oltre 40.000 polizze RC Auto emesse negli ultimi due mesi, saranno più di 18 milioni gli automobilisti italiani che, a seguito dell’entrata in vigore della Riforma Fornero, perderanno la possibilità di dedurre dal 730 il contributo SSN incluso nei premi RC Auto.
Con la modifica prevista dalla riforma, ora al vaglio del Senato, tutti i conducenti che pagano un premio assicurativo netto inferiore ai 381 euro non avranno alcun rimborso in fase di dichiarazione dei redditi. Ad essere più colpiti dalle modifiche, paradossalmente, saranno i guidatori migliori; quelli cioè che pagano premi più bassi.(ufficio stampa Facile it)

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Riforma pubblico impiego, accordo su protocollo

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

La ratifica dovrà arrivare alla fine della prossima settimana, con il passaggio anche in conferenza Stato-Regioni, ma intanto un primo accordo sembra raggiunto tra Governo, autonomie locali e sigle sindacali attorno al protocollo che dovrebbe dettare le linee di intervento per il legislatore sulla riforma del pubblico impiego. Una serie di norme e indirizzi, applicabili anche alla sanità, che riguardano un nuovo modello di relazioni sindacali, la razionalizzazione e la semplificazione dei sistemi di misurazione, valutazione e premialità, nonché del ciclo delle performance, nuove regole riguardanti il mercato del lavoro, sistemi di formazione del personale, dirigenza pubblica, rafforzandone ruolo, funzioni e responsabilità al fine di garantire una maggiore autonomia rispetto all’autorità politica. Tra le azioni proposte anche quella di razionalizzare le tipologie di lavoro flessibili, in particolare per quanto riguarda la costituzione del rapporto, la responsabilità disciplinare, la mobilità, attraverso l’attivazione entro il 30 maggio di Tavoli di confronto sul precariato. Presupposto del protocollo è che «la logica dei tagli lineari ha effettivamente ridotto la spesa pubblica, ma non ha favorito il diffondersi della cultura dell’ottimale organizzazione delle risorse, secondo principi di efficienza, efficacia ed economicità», mentre «la situazione di crisi impone che siano create condizioni di misurabilità, verificabilità e incentivazione della qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche in modo da valorizzare le professionalità dei lavoratori pubblici ed avere parametri significativi per le politiche premiali nei loro confronti». Dai sindacati arriva un giudizio positivo: si tratta di «un grande passo avanti» scrive la Uil-Fpl che rimette «i lavoratori tornano al centro del processo di riforma e di riorganizzazione del pubblico impiego, attraverso processi di partecipazione e trasparenza decisionale».(fonte doctornews33)

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Infermieri, dubbi sulla bozza ministeriale anche dall’Ipasvi

Pubblicato da fidest su lunedì, 30 aprile 2012

La bozza di proposta che riscrive ruolo e ambiti della professione infermieristica lascia perplessa anche l’Ipasvi. È la sintesi del parere che il presidente della Federazione dei collegi degli infermieri, Annalisa Silvestro, ha trasmesso giovedì al Ministero nell’incontro disertato dalla Fnomceo (impegnata nelle stesse ore in una consultazione con i sindacati medici). «Nel colloquio» spiega Silvestro a Doctornews «abbiamo ribadito i nostri dubbi sul documento e abbiamo chiesto un posticipo di almeno due mesi della scaletta di marcia fissata dal dicastero. Questo per permetterci di avviare una consultazione con la nostra base, in fibrillazione perché colta di sorpresa dalla proposta, messa sul tavolo senza la minima condivisione preventiva». Per il presidente dell’Ipasvi, poi, non c’è nessuna preclusione a partecipare al tavolo che i sindacati dei medici hanno chiesto al Ministro per un confronto a tutto campo sul documento. «Io sono disponibile a discutere con tutti» è, però, il suo avvertimento «ma sia chiaro che qui stiamo parlando di competenze dell’infermiere, non del medico. Quindi l’argomento riguarda innanzitutto noi». Intanto dal fronte delle sigle mediche giungono nuove prese di posizione dopo l’incontro di giovedì in Fnomceo. È il caso di Sumai-Assoprof, che per bocca del suo presidente, Giuseppe Nielfi, critica l’assenza di concertazione sulla bozza ministeriale. «Siamo consapevoli della necessità di una rivisitazione delle competenze della professione infermieristica» spiega Nielfi in un comunicato «ma riteniamo che ciò non si possa realizzare attraverso processi di confronto unidirezionali. Cosa che invece è avvenuta con il documento emerso dal tavolo di lavoro tra ministero della Salute e Regioni, in cui non si è adottato assolutamente un metodo condiviso e da cui è emerso un testo con troppe ombre». Per Sumai, invece, il tema dovrebbe essere affrontato «in modo collegiale, definendo chiaramente le competenze e ricordando che spetta unicamente ai medici la titolarità della diagnosi e della cura e la responsabilità nel percorso clinico-assistenziale».(fonte doctornews33)

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Istruzione superiore: necessaria riforma per la crescita e l’occupazione

Pubblicato da fidest su sabato, 28 aprile 2012

Vi è stata a Bucarest, dal 26 al 27 aprile, la Conferenza biennale dei ministri dell’istruzione che stabilirà, per i paesi dello Spazio europeo dell’istruzione superiore, le priorità per la prossima fase del processo di Bologna (2012-2015). Avviato nel 1999, il processo di Bologna ha dato vita ad una cooperazione volontaria tra paesi europei che concordano e realizzano riforme dell’istruzione superiore (fonte: http://www.aiccre.it)

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La riforma della politica agricola UE deve mirare alla difesa della biodiversità

Pubblicato da fidest su sabato, 21 aprile 2012

La preservazione della biodiversità e degli ecosistemi dovrebbe essere una delle principali priorità politiche dell’UE, afferma il Parlamento in una risoluzione approvata venerdì. Poiché l’Unione non è riuscita a raggiungere gli obiettivi 2012 sulla biodiversità, i deputati chiedono che tutte le politiche comunitarie rispettino gli impegni presi in materia di biodiversità e che i sussidi che danneggiano l’ambiente siano individuati e eliminati.I deputati citano studi recenti che indicano il constante declino della biodiversità nell’UE, una perdita che ha un alto costo in termini economici. La risoluzione, approvata con 414 a favore, 55 contrari e 64 astensioni, è la risposta alla strategia sulla biodiversità 2020, presentata dalla Commissione europea nel maggio dl 2011.”I servizi che la natura ci fornisce, acqua pulita, aria pulita, suolo fertile, cibo, non sono solo cruciali per il benessere del genere umano, ma hanno anche un valore economico astronomico. Secondo gli economisti, ogni anno si perde il 3% del PIL a causa della perdita di biodiversità. Ciò costa all’EU 450 miliardi di euro anno dopo anno. Rispetto a queste cifre, investire 5,8 miliardi di euro l’anno nel progetto Natura 2000 è un affare!” ha affermato il relatore Gerben-Jan Gerbrandy (ALDE, NL).La questione principale, sostengono i deputati, non è la nuova strategia, ma le prossime riforme delle politiche agricola e di pesca e il prossimo Quadro finanziario multi annuale.
I deputati affermano che la Politica agricola comune (PAC) non è diretta solo a garantire la sicurezza alimentare e lo sviluppo rurale, ma anche la preservazione della biodiversità. Pertanto, avendo finora fallito tale obiettivo, la PAC dovrebbe ricompensare gli agricoltori che adottano tecniche di produzione più rispettose dell’ambiente.
I pagamenti della PAC, compresi quelli previsti nel 2014, dovrebbero rispettare la protezione della biodiversità e degli ecosistemi, secondo quanto propone la risoluzione, inclusi il rispetto degli habitat degli uccelli, l’utilizzo dell’acqua e dei pesticidi.Le ispezioni in loco dovrebbero essere rafforzate per garantire il rispetto delle norme ambientali e tutti i sussidi che rischiano di provocare danni all’ambiente dovrebbe essere individuati ed eliminati entro il 2020.

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Riforma lavoro: confusione assicurata

Pubblicato da fidest su martedì, 17 aprile 2012

Avvocato Dilonardo: “Congelamento assunzioni pericoloso e rischio di incremento di disoccupazione e lavoro nero” Nell’ultima settimana di marzo, Work in Progress – Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione ha avviato una rilevazione online sull’attuale riforma del mercato del lavoro. Dall’indagine è emerso che su 100 imprenditori che stavano prendendo in considerazione la possibilità di assunzioni o di avvio di nuove collaborazione nei prossimi 6 mesi (in qualunque forma contrattuale), 73 si sono fermati in attesa di capire meglio le modifiche che verranno apportate all’attuale normativa e per prendere in considerazione eventuali altre forme di contratto alternative. Inoltre, 19 di questi pensavano di avviare forme di collaborazione flessibile (co.co.pro. o altre forme) ma, temono che la riforma possa rendere questo tipo di contratto troppo complesso e costoso. Se ciò accadesse, 15 hanno dichiarato che rinunceranno all’avvio della collaborazione, mentre gli altri 4 preferirebbero aspettare e, eventualmente, valutare altre formule contrattuali. “Un primo risultato questo dibattito lo ha ottenuto: il mercato del lavoro è sostanzialmente fermo e lo resterà per parecchio, tempo visto che difficilmente la riforma vedrà la luce prima di settembre/ottobre. – Ha dichiarato l’Avvocato Tommaso Dilonardo, presidente e fondatore del centro Work in Progress ed esperto di diritto del lavoro. – Si tratta di un congelamento pericoloso in una fase recessiva come quella che stiamo vivendo, anche perché si rischia seriamente che alcuni dei posti congelati si perdano nell’attesa. Altro aspetto su cui penso si debba fare una seria riflessione è l’eventuale aumento dei costi per il contratto a tempo determinato e la riduzione del ricorso ai co.co.pro. In una fase difficile come questa, più che la trasformazione dei contratti atipici in posti di lavoro a tempo indeterminato, è probabile che vi sia una loro cancellazione, una riduzione dell’occupazione. Il rischio è, in sostanza, che si passi dal precariato alla disoccupazione o al lavoro nero.” L’indagine è stata effettuata dal 26 al 30 marzo 2012, con tecnica C.A.W.I. (Computer Assisted Web Interviewing). Numero totale degli intervistati: 172 soggetti con età maggiore di 18 anni.
Work In Progress – Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione si occupa di ricerche sociali su disoccupazione, in particolare giovanile, cercando di individuare buone prassi a livello europeo, mettere in rete ricercatori e esperti del settore per la produzione di paper e documenti con proposte ed indicazioni da sottoporre ai decisori ed ai media per ampliare il confronto.

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Riforma del lavoro e le sue “pecche”

Pubblicato da fidest su domenica, 15 aprile 2012

“Un governo tecnico di alto profilo istituzionale non puo’ intestardirsi, per motivi di prestigio, nel difendere una riforma del lavoro sbagliata. Le forze politiche che lo appoggiano non vogliono mettere in discussione la stabilita’ e sono assolutamente disposte a trovare soluzioni ragionevoli, anche se il disegno di legge non lo meriterebbe. Anche il governo pero’ deve fare la sua parte e rendersi conto del fatto che il provvedimento, nella sua impostazione attuale, irrigidirebbe in modo insostenibile il mercato del lavoro ed impedirebbe, nei fatti, alle imprese di assumere proprio in un momento in cui si aprono scenari ancora più critici sull’occupazione. Non si può fare una riforma del lavoro avendo contro tutto il mondo delle imprese, del lavoro autonomo e delle professioni. E dalla propria parte soltanto la CGIL di cui si e’ cercato, prioritariamente e ad ogni costo, il consenso”. (Giuliano Cazzola)

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Riforma del lavoro: atto golpista?

Pubblicato da fidest su venerdì, 6 aprile 2012

Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, in un editoriale de “Il Bolscevico” in occasione del 35° Anniversario della fondazione del Partito, ha affermato che il pareggio di bilancio nella Costituzione e le controriforme delle pensioni e del lavoro, appoggiati da PDL, PD e Terzo polo, sono atti golpisti, totalmente al di fuori della massima legge dello Stato e della democrazia borghese, così come i progetti della “riforma” costituzionale e della legge elettorale. Essi sono gli ultimi tasselli per completare la seconda repubblica preconizzata dalla P2 e perseguita da Berlusconi.

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10 ragioni contro la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori

Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012

In riferimento alla ipotesi di modifica dell’art. 18 S.L. introdotta dal Governo, appare utile sviluppare alcune semplici riflessioni in merito alla scelta effettuata, al fine di valutare le ragioni sostanziali pro e contro la norma attuale e quella preesistente. A prescindere da astratte argomentazioni volte a sostenere che i principi elaborati nel 1970 siano anacronistici in ragione del semplice passare del tempo, si dovrebbe, invece, riscoprire come la legislazione sia più che mai all’avanguardia, avendo, nello specifico, introdotto un principio di civiltà giuridica e sociale che, nel confronto con altre legislazioni, non costituisce un pregiudizio, bensì un motivo di vanto. Un corpus normativo che tuteli la libertà e la dignità del dipendente appare necessario in un ambito in cui la sperequazione della forza tra datori di lavoro e lavoratori è particolarmente rilevante.
1) Per quanto riguarda la previsione di un indennizzo in sostituzione al reintegro nei licenziamenti per ragioni economiche e, in parte, in quelli disciplinari, va detto come la soluzione adottata dal Governo non sia in linea con i principi generali per la tutela integrale del diritto leso, oltre a contrastare con le norme sull’adempimento e in materia di risarcimento in forma specifica, secondo cui, chi viene illegittimamente leso in un diritto, dovrebbe essere reintegrato nell’identica “posizione” in cui si trovava precedentemente.
Al contrario, il risarcimento per equivalente costituisce una forma di tutela “alternativa”, quando non è possibile la reintegra in forma specifica e richiede la valutazione della “entità” del bene compromesso, al fine di stabilirne il valore corrispondente per la “monetizzazione” del pregiudizio arrecato al lavoratore, con tutte le difficoltà relative a tali processi valutativi.
2) La forfetizzazione del risarcimento in caso di licenziamento illegittimo, stabilita nella misura variabile da 15 a 27 mensilità retributive costituisce, dunque, un’astratta standardizzazione in materia di risarcimento, in quanto non permette di “personalizzare” con precisione l’entità del risarcimento dovuto con riferimento alla specificità del caso concreto e, nell’introdurre un limite massimo e minimo, rischia in molti casi di non costituire un effettivo risarcimento, bensì di acquisire un carattere sanzionatorio, sostitutivo del diritto al risarcimento.
3) La “nuova” formulazione della norma consentirebbe, inoltre, di utilizzare il licenziamento per motivi oggettivi o economici al fine di “espellere” dall’azienda lavoratori scomodi ed in particolare gli attivisti sindacali, con effetti discriminatori e con l’unica conseguenza di versare il risarcimento forfetizzato, nel caso in cui il dipendente riesca a dimostrare in giudizio la pretestuosità dei motivi economici, tenuto conto della difficoltà per i lavoratori di conoscere e contrastare i dati organizzativi e produttivi in possesso dell’impresa.
4) Del pari, il “nuovo” art. 18 S.L. consentirebbe, alle aziende, di usare il licenziamento per motivi oggettivi o economici e/o disciplinare al fine di “espellere” dall’azienda i lavoratori più anziani e più costosi, quelli con limitazioni operative e quelli fisicamente e/o psichicamente svantaggiati, con le notorie difficoltà per questi individui di trovare una nuova occupazione lavorativa.
5) Il licenziamento per motivi oggettivi o economici potrebbe anche essere utilizzato in alternativa ai licenziamenti collettivi per crisi aziendale, evitando le prescritte procedure di confronto con le organizzazioni sindacali (L.223/91) e, quindi, il controllo, da parte delle stesse, al fine di evitare licenziamenti discriminatori, oltre che verificare la sussistenza della effettiva criticità e delle esigenze di riduzione dell’organico, con conseguente neutralizzazione del ruolo del sindacato.
6) La modifica introdotta, tesa a stabilire una differenza nella stabilità del rapporto tra i dipendenti di aziende private ed i dipendenti di aziende pubbliche o di pubbliche amministrazioni, si rivelerebbe poi incongruente ed anacronistica, oltre che contraria al dettato ordinamentale, stante la privatizzazione del cd. pubblico impiego e la omogeneizzazione dei rapporti lavorativi con il settore privato introdotta con i D.Lgs. n. 29/93 e n. 80/98 e il passaggio della giurisdizione al giudice ordinario.
7) Le nuove norme sul licenziamento per motivi oggettivi o economici non potrebbero, comunque, essere estese ai dipendenti di p.a., stante la impossibilità di individuare, in tale ambito, il requisito dei motivi “economici”, che giustificherebbero il licenziamento nelle aziende private.
8) Escludere per legge la possibilità di reintegro del lavoratore e stabilire limitazioni all’entità del risarcimento nel caso di licenziamento illegittimo per motivi economici comporta, sostanzialmente, una evidente sfiducia nell’indipendenza e nell’operato della magistratura, competente istituzionalmente a tutelare i diritti ingiustamente lesi.
9) Va, inoltre, evidenziata, la inesistenza di ragioni giustificatrici all’introduzione delle modifiche operate, con riferimento alla lentezza della giustizia, in quanto, per ogni diritto leso, esiste un rimedio generale costituito dalla possibilità di ricorrere al Giudice (cd. legge Pinto) e chiedere il risarcimento dei pregiudizi subiti, senza dovere dotare le aziende di ulteriori maggiori ed eccezionali tutele.
10) Le modifiche introdotte si appalesano, poi, inadeguate, in quanto non si è tenuto conto dell’ambiente politico-sociale italiano, in cui esiste un contenzioso lavoristico notevolissimo (200.000 cause all’anno), evidentemente a causa di una diffusa illegalità nei rapporti di lavoro, sicuramente non per responsabilità dei lavoratori. Mirco Rizzoglio (Avvocato)

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Sciopero contro riforma pensioni

Pubblicato da fidest su venerdì, 30 marzo 2012

13 aprile. “Anche l’Ugl parteciperà alla manifestazione nazionale con Cgil, Cisl e Uil contro la riforma delle pensioni che si terrà il prossimo 13 aprile a Roma”. Lo rende noto il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, aggiungendo come “resta fermo il nostro ‘no’ ad un provvedimento iniquo, che ha colpito categorie già deboli, dai lavoratori interessati da accordi di mobilità lunga, i cosiddetti ‘esodati’, a coloro che erano ormai vicini alla pensione. Le modifiche attuate successivamente – prosegue il sindacalista – non sono sufficienti a colmare l’ingiustizia di una riforma che non tiene conto dei sacrifici già affrontati da chi è già stato colpito dalla crisi”.

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Riforma previdenziale e scorte ai politici

Pubblicato da fidest su venerdì, 23 marzo 2012

“Da oggi devono essere assegnati ai servizi di scorta dei politici e dei rappresentanti istituzionali solo Poliziotti che abbiano dai 58 anni in su! A partire, naturalmente, dalle scorte del Presidente del Consiglio, Mario Monti, del Ministro del Lavoro, Elsa Foriero, e di tutti gli altri appartenenti a questo Governo per i quali, evidentemente, il concetto di specificità del nostro lavoro non significa molto più di niente”.
E’ quanto sostiene Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, tornando ad intervenire sulla riforma previdenziale che il nuovo Esecutivo vuole mettere in campo e che prevede l’innalzamento fino a tre anni del limite di età per accedere alla pensione di vecchiaia, l’innalzamento del limite di età e la riduzione della contribuzione figurativa per accedere alla pensione anticipata e, più in generale, un peggioramento delle condizioni di accesso degli Operatori alla pensione. Il tutto anche per quanto riguarda gli appartenenti al Comparto Sicurezza ai quali, in un primo momento, era stato garantito il rispetto
della specificità della loro attività lavorativa. “Un’attività che – ricorda Maccari –, per motivi evidenti anche ad un bambino di sei anni, è estremamente logorante, sul piano fisico e psicologico e che, con altrettanta evidenza, non è ragionevolmente sostenibile oltre un certo numero di lustri, non perché i colleghi perdano la propria intelligenza o la propria dedizione ad un lavoro cui si vota l’intera esistenza, ma
semplicemente perché oltre una certa età non è più il caso di pretendere l’assegnazione a determinati servizi, da affidare opportunamente solo ad uomini e donne più giovani”. “Ma tutto questo sfugge ai nostri Governanti – incalza il Segretario del Coisp -, che con le prossime riforme getteranno le basi perché i primi ballerini dei maggiori teatri italiani vengano scelti solo tra quelli che hanno superato i cinquanta, e perchè nelle squadre di calcio di serie A militino solo quarantenni. Poi sarà la volta delle debuttanti, che parteciperanno al sospirato ballo solo se avranno compiuto i trenta anni, per continuare con gli autisti degli scuolabus, che
dovranno avere rigorosamente non meno di ottanta anni”. “Siamo certi comunque – conclude Maccari – che la convinzione della bontà delle proprie posizioni, non consentirà ai membri del Governo di rifiutare una proposta che è ovvia e diretta conseguenza del mancato riconoscimento della specificità del nostro settore, e di
accettare di buon grado che tutti i componenti delle rispettive scorte siano solo i poliziotti che hanno superato i 58 anni!”

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