Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 24 n° 213

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Tutelare i diritti e la salute delle donne

Pubblicato da fidest su martedì, 22 maggio 2012

“Chiediamo al governo il rispetto della legge 194 su tutto il territorio nazionale, la piena applicazione della legge a tutela dei diritti e della salute delle donne, ed iniziative, finalizzate all’assunzione di personale non obiettore in maniera tale da garantire il servizio” lo ha detto in Aula, Antonio Palagiano, capogruppo IDV in Commissione affari sociali e Responsabile Sanità di IDV, in merito alla discussione generale sulle mozioni concernenti iniziative per la tutela del diritto all’obiezione di coscienza in campo medico e paramedico.
“Chiediamo, inoltre, al governo di attivarsi, al fine di assicurare il pieno ed efficiente espletamento da parte degli enti ospedalieri delle procedure e degli interventi di interruzione della gravidanza e ad assumere ogni iniziativa affinché la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano presidi con oltre il 50 per cento di obiettori” ha detto Palagiano.
“In Italia il 70,7 per cento dei ginecologi del servizio pubblico è obiettore di coscienza. Il dato più elevato di obiettori di coscienza riguarda il Sud, con una media di oltre 8 obiettori su 10. La principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori è quella di rendere sempre più difficoltosa l’applicazione della 194. La ricerca di un medico non obiettore comporta allungamento dei tempi, interlocutori non sempre disponibili, donne che devono spesso migrare da una regione all’altra e, sopratutto tra le immigrate, il possibile ricorso all’aborto clandestino” ha spiegato il responsabile Sanità di IDV.
“Compito del legislatore è coniugare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza della donna e quello all’obiezione di coscienza del personale sanitario. Due principi legittimi che idealmente dovrebbero convivere ma che, nella realtà, trova difficoltà poiché i medici obiettori spesso si rifiutano di segnalare alle pazienti un medico non obiettore o un’altra struttura sanitaria autorizzata all’interruzione volontaria di gravidanza” ha spiegato Palagiano.
“L’obiezione di coscienza è sì un diritto, ma quello che è diritto del singolo non deve esserlo per l’intera struttura sanitaria, che deve garantire prestazioni sanitarie e personale atto a svolgerlo, soprattutto per non discriminare le donne e le pazienti economicamente più deboli” ha concluso il responsabile Sanità IDV.

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CrediFriuli 2011: bilancio in buona salute

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

L’assemblea dei soci approva un bilancio in forte crescita e rivaluta il valore delle quote sociali I circa 400 soci presenti all’assemblea annuale di CrediFriuli, hanno approvato all’unanimità il bilancio di esercizio per il 2011. Inoltre, hanno deliberato la rivalutazione del valore nominale delle azioni possedute al massimo consentito dalla legge: il 2,7 per cento, passando dai 25,82 euro a un valore di 26,51 euro ad azione posseduta. L’utile d’esercizio del 2011 ha raggiunto i 2,9 milioni di euro, con una variazione positiva del 32,7 per cento sul 2010. La raccolta complessiva ha superato gli 841 milioni di euro, con una crescita del 2,87 per cento. Molto bene è andata la raccolta dalla clientela con un aumento del 2,93 per cento (oltre 638 milioni di euro). La raccolta indiretta è cresciuta del 2,7 per cento (avvicinandosi ai 203 milioni di euro) e la raccolta obbligazionaria ha avuto un incremento dell’1,32 per cento, superando la cifra di 241 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente si è registrata una crescita degli impieghi pari al 5,62 per cento (praticamente più del doppio rispetto alla media del sistema bancario regionale). Il totale degli impieghi ha raggiunto i 544,8 milioni di euro e il nuovo credito erogato ha superato gli 80 milioni di euro.
CrediFriuli, anche nel 2011, ha continuato a operare secondo la propria mission statutaria confermandosi appieno nel ruolo di vera banca del territorio attivando 421 interventi a beneficio delle comunità locali, attraverso sponsorizzazioni ed erogazioni di contributi a enti, associazioni e istituzioni, per quasi 350 mila euro. Anche la compagine sociale ha vissuto un notevole incremento nel 2011 e nei primi mesi del 2012 raggiungendo, a oggi, i quasi 5.000 soci. Al 31 dicembre del 2011, CrediFriuli operava con 165 dipendenti e 34 filiali (la Bcc con la presenza più diffusa in Fvg). La banca, inoltre, gestiva 7 tesorerie pubbliche.

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Il pensionato dove lo metto?

Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012

(sesta proposta) Ci sono interi quartieri romani dove è più facile notare gli anziani in luogo dei giovani in specie in alcune ore del giorno. Questo significa che il “prendere aria” non è solo un aspetto della vita, per una certa età, che favorisce il dettato medico di fare lunghe camminate, ma è anche l’aspetto più evidente dell’invecchiamento della popolazione che per gli over 65 significa aver raggiunto se non superato il 20% della popolazione. E ci si può invecchiare in due modi: stando abbastanza bene in salute o da malati, handicappati e non autonomi. Manca, per quanto ci è dato di sapere, una precisa statistica sui due aspetti della condizione umana degli anziani ma guardandoci in giro ci sembra più evidente che coloro che stanno meglio sono la maggioranza. Per costoro “fare qualcosa” dopo una vita spesa al lavoro, è fondamentale. C’è chi dedica il suo tempo alla famiglia, alle prese con i nipoti, lo sfaccendare in casa e a fare la spesa. C’è chi si trova un hobby e ancora chi non riesce ad attaccare i classici scarpini al chiodo e s’ingegna per trovare un lavoro, sia pure come volontario.
Questo popolo di “emarginati” dalla vita attiva e relegati alla sedentarietà forse più intellettuale che materiale non merita l’isolamento ma si deve pensare a loro come ad una forza che può essere impiegata in qualche modo. I centri studi della Fidest, circa 25 anni fa, furono già allora consapevoli di questo aspetto tanto che si cercò di approfondirlo con gli stessi interessati. L’idea che ci parve più singolare, ma che allora non trovò riscontro pratico, fu quella di “riciclare” i borghi abbandonati che pullulano in Italia per via dell’esodo dei giovani verso le grandi città o i centri industriali e commerciali, con il trasferimento “su base volontaria” degli anziani ristrutturando, ove necessario, le vecchie abitazioni ma con l’aggiunta di attività di supporto per gli immigrati (corsi di lingue, arte, mestieri, ecc.) e che a loro volta avrebbero potuto ricambiare tali prestazioni con piccoli lavori domestici e di badanza. L’idea parve così interessante a taluni che si pensò ad una sua ulteriore applicazione attraverso un progetto denominato “le cittadelle del sapere” con la costruzione di centri abitati polifunzionali sparsi lungo le coste dell’Africa settentrionale che si affacciano sul Mediterraneo con la stessa formula del “docente” anziano e del “discente” autoctono e con lo scambio di servizi di supporto logistico. Riteniamo, data la crisi in atto, che queste proposte possono essere rilanciate e, se del caso, approfondite e migliorate poiché non solo offrono una opportunità a chi ha tirato i remi in barca più per volontà di altri che la propria, ma potrebbe essere stimolo ad attività commerciali e imprenditoriali di un certo spessore. Meditate, voi tecnici, meditate ma anche i politici lo dovrebbero fare. (Riccardo Alfonso www.fidest.it – le algtre precedenti proposte sono reperibili su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)

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La salute. Quinta proposta

Pubblicato da fidest su martedì, 8 maggio 2012

La circolarità delle persone, la diffusione delle malattie, i rischi alimentari, le pandemie possibili rendono necessario trasformare l’assistenza universale in prevenzione universale. Questo comporta, necessariamente, un cambiamento sia degli stili di vita sia un diverso rapporto con il sistema sanitario nel suo complesso. Si deve partire con una revisione del ruolo del medico di famiglia per meglio “personalizzare” il suo rapporto con gli assistibili di riferimento. Ma anche i singoli devono cambiare atteggiamento nei rapporti con l’assistenza sanitaria prevedendo, ad esempio, il possesso di una tessera sanitaria dotata di un chip dove siano estraibili sia l’anamnesi del paziente sia le cure e tutti gli accertamenti diagnostici effettuati.
Non dimentichiamo, a questo riguardo, che se il medico di base è più portato a conoscere la storia sanitaria del suo paziente non si può dire la stessa cosa dello specialista che, spesso, per compensare tale lacuna è indotto a far ripetere analisi, accertamenti ecc. che potrebbero essere superflui e ancor più validi se “preparati” dal medico di base per offrire al collega tutti i possibili dati per addivenire ad una diagnosi consapevole.
D’altra parte è stata ripetuto più volte in congressi medici che “prevenire” è meglio che “curare” e che la prevenzione fa risparmiare le casse dello stato e quelle dei singoli cittadini e delle famiglie nel loro complesso. E queste mutazioni non possono essere rinviate sine die, non si possono tenere più convegni e dibattiti e più di quanti non ve ne siano stati già. E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e di farlo subito. Mai come oggi vale il detto il tempo è denaro, e nella sanità vale doppio essendo sempre più scarse le risorse disponibili. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)

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Salute pubblica e controlli medici

Pubblicato da fidest su giovedì, 3 maggio 2012

Atene/Roma “La salute pubblica non può essere promossa attraverso controlli medici guidati dalla polizia creando allarmismo, parlando di ‘bombe a orologeria’ per la salute pubblica”, dichiara Reveka Papadopoulou, Direttore Generale di MSF Grecia. “La salute pubblica può essere effettivamente salvaguardata soltanto garantendo il reale accesso ai servizi sanitari pubblici, rispondendo ai bisogni medici di tutti i gruppi sociali – bambini, anziani, pazienti cronici di qualsiasi origine, persone senza assicurazione sanitaria – specialmente oggi che migliaia di nuclei familiari si trovano nell’indigenza e il sistema sanitario pubblico è in forte tensione a causa dei tagli al budget. Il coinvolgimento degli operatori sanitari pubblici in controlli di polizia è pericoloso e contrario all’etica medica”.L’emendamento del Decreto Presidenziale greco 114/2010 – incluso nella legge introdotta il 9 aprile, giorno dello scioglimento del Parlamento e dell’annuncio delle elezioni nazionali – prevede “controlli sanitari obbligatori delle persone che soffrono di malattie trasmissibili o appartengono a gruppi vulnerabili a tali malattie e prevede la loro detenzione in strutture sanitarie, definendo queste persone pericoli per la salute pubblica”.Secondo questa specifica legislazione “il rischio è fra le persone che hanno malattie trasmissibili o appartengono a gruppi ad esse vulnerabili, soprattutto a causa del paese di provenienza o dell’uso di sostanze illegali intravenose, o per il fatto di svolgere un lavoro legato al sesso, o a causa delle condizioni di vita che non rispettano le minime regole igieniche”. L’articolo specifica “controlli sanitari obbligatori”, quando in Grecia i migranti senza documenti hanno accesso al sistema sanitario solo “in casi di emergenza e fino a quando la loro salute si stabilizzi” (Articolo 84/Í.3386/2005).La salute pubblica è questione di responsabilità dello Stato. Tuttavia, attraverso questa specifica legislazione il Governo non solo non si assume le sue responsabilità, ma trasforma inoltre la ‘vittima’ in ‘colpevole’, come nei casi dei centri di detenzione per migranti. Secondo i dati medici raccolti nel corso degli interventi di MSF nelle strutture di detenzione di Evros nel 2011, più del 60% dei problemi medici sono riconducibili alle pessime condizioni di vita e di detenzione. Ciò è stato puntualmente evidenziato dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie e dall’Organizzazione Mondiale sella Salute (OMS) che ha trovato i centri di detenzione inappropriati perché ci vivano delle persone.Le autorità greche hanno fino ad ora fallito nel rispondere ai bisogni dell’assistenza sanitaria pubblica attraverso dei programmi integrati.MSF chiede a tutte le autorità coinvolte di salvaguardare il libero accesso al sistema sanitario pubblico per coloro che ne hanno bisogno, obiettivo che non può essere raggiunto portando avanti controlli medici obbligatori in un contesto di operazioni di polizia.

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Più di diecimila visitatori per la fiera del benessere

Pubblicato da fidest su lunedì, 23 aprile 2012

Sanremo. Casa”, i due grandi settori della fiera interattiva dedicata al benessere e alla biocasa che si è conclusa ieri sera al Palafiori. Oltre diecimila persone hanno visitato i due piani dello spazio espositivo, incuriositi e attratti dalle numerose proposte presenti. Molti anche i professionisti che hanno trovato idee all’avanguardia nel campo della sostenibilità ambientale, della bioedilizia e delle progettazioni integrate capaci di studiare nel dettaglio i singoli componenti costruttivi e le finiture.
Oltre ad operatori e aziende provenienti da ogni parte d’Italia, hanno preso parte anche gli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri della Provincia di Imperia che sono potuti così entrare in contatto con i consumatori e far conoscere il loro lavoro e le loro competenze nel settore della qualità dell’habitat urbano, della casa ma anche in quello dell’impiantistica e della certificazione energetica.
La fiera ha riguardato il benessere vissuto naturalmente inteso nella sua totalità: la cura del corpo e dello spirito. Dunque oli essenziali, cosmetici naturali, prodotti per le unghie e per la cura della persona, bio occhiali ma anche yoga, tecniche di rilassamento e esperienze sonore con l’apprezzatissimo maestro Giulianini. E proposte mirate all’educazione alimentare con prodotti per il dimagrimento, integratori e cucina bio, perché il benessere è sinonimo di salute.

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Giornata mondiale della salute

Pubblicato da fidest su sabato, 14 aprile 2012

(Centro Maderna) Le prospettive di vita si allungano, ma con esse anche i rischi per la salute corredati all’invecchiamento della popolazione. Questo è quanto emerge dai dati diffusi dall’Oms per la Giornata Mondiale della Salute, quest’anno dedicata a “invecchiamento e salute”. Secondo il documento presentato dall’Oms, entro la metà di questo secolo, ci saranno almeno 400 milioni di persone ultraottantenni, contro i 14 milioni del 1950. Ma vivere anni in più non significa necessariamente viverli in salute. La vita da anziano, rileva l’Oms, non è facile per i numerosi problemi di salute cui i meno giovani devono far fronte: innanzitutto la disabilità che riguarda più del 46% degli ‘over 60′. C’è poi la sordità, l’ipertensione, mentre solo dal 4 al 14% riceve un adeguato trattamento. Un altro problema sono le cadute, mentre i maltrattamenti interessano il 4-6% della popolazione anziana. L’organizzazione pone perciò l’accento sulla necessità di dotarsi per tempo di strutture e sistemi assistenziali soprattutto in quei Paesi dov’è previsto il maggior aumento di anziani, ovvero quelli a basso e medio reddito, che al momento si affidano principalmente all’assistenza in famiglia. I familiari che si occupano degli anziani, però – rileva il documento – spesso soffrono di livelli alti di stress, problemi psicologici e non godono di buona salute. Secondo l’Oms è venuto il momento di agire e per questo ha messo a punto una serie di suggerimenti su strategie preventive a basso costo ma ad alta efficacia, come l’imposizione di tasse aggiuntive su alcolici e tabacco, il divieto di fumo nei locali pubblici e di lavoro, la riduzione del sale nei cibi, controlli sull’ipertensione e campagne di sensibilizzazione sulla corretta alimentazione e l’esercizio fisico. Secondo l’Oms bisogna anche cambiare il modo di intendere la terza età, incoraggiando e facilitando la partecipazione degli anziani alla vita sociale.

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Demenza: una priorità di salute pubblica

Pubblicato da fidest su sabato, 14 aprile 2012

(Centro Maderna) Un rapporto diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Alzheimer’s Disease International (ADI), intitolato “Demenza: una priorità di salute pubblica”, invita governi, politici e le altre parti interessate a considerare le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. Il testo fornisce una panoramica autorevole sull’impatto di questi disturbi in tutto il mondo, inclusi i Paesi a basso e medio reddito, oltre a dati sulle migliori pratiche e a studi di casi pratici provenienti da tutto il mondo.
Per preparare il rapporto, Oms e Adi hanno commissionato un report a 4 gruppi di esperti. Nella sua prefazione alla relazione, il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, ha definito il rapporto «un importante contributo alla nostra comprensione delle demenze e del loro impatto sugli individui, le famiglie e la società».
Il rapporto viene diffuso nel nostro Paese grazie alla Federazione Alzheimer Italia, che rappresenta nel nostro Paese l’Adi. La presidente Gabriella Salvini Porro ricorda che per l’Italia si stima che ci siano un milione di persone con demenza «di cui 600mila malate di Alzheimer. Il nostro Paese non possiede ancora un Piano nazionale per le demenze, urgenza espressa e richiesta non solo oggi dall’Oms ma dichiarata già 4 anni fa dal Parlamento Europeo con l’adozione della Dichiarazione Scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un Piano d’azione comune. Paesi vicini al nostro come la Francia e la Gran Bretagna hanno varato nel tempo Piani nazionali per migliorare la vita dei malati e di chi li assiste, per aumentare la conoscenza della malattia, per garantire l’accesso a migliori servizi di assistenza e sostegno sul territorio. In Italia non è stato fatt o ancora nulla di tutto ciò, ma urge programmare iniziative concrete».

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Salute: il latte fresco va sempre bollito

Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012

Caffe Latte

Caffe Latte (Photo credit: Wikipedia)

Il Ministero della Salute ha inviato alla Federazione italiana medici di medicina generale e alle Federazioni mediche e Società scientifiche di pediatria e neonatologia una comunicazione per segnalare alcuni casi di sindrome emolitico-uremica (SEU) associati a infezione da E. coli produttore di verocitotossina (VTEC) in pazienti di età pediatrica, probabilmente acquisite attraverso il consumo di latte crudo (non pastorizzato) contaminato. Il Ministero ha chiesto di diffondere la nota ai medici di medicina generale e ai pediatri perché sensibilizzino genitori e pazienti sulla problematica, informandoli sulla necessità di bollire il latte crudo prima di un eventuale consumo. Come è noto, il Ministero della Salute ha stabilito con l’ordinanza ministeriale del 10 dicembre 2008 (il cui termine di validità è stato recentemente prorogato al 31 dicembre 2012) che il latte crudo deve essere venduto attraverso distributori automatici, appositamente registrati e controllati dalle Asl, che devono riportare correttamente l’indicazione che il latte crudo è da consumarsi previa bollitura, mentre in caso di cessione diretta è il produttore che deve obbligatoriamente informare il consumatore su tale modalità di consumo. Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come la bollitura è indispensabile per eliminare l’eventuale presenza di agenti patogeni che possono essere presenti nel latte crudo anche se questo viene prodotto nel totale rispetto delle norme: i pur rigorosi controlli sul latte e sugli allevamenti, da soli, non possono garantirne la completa sicurezza, come invece può fare il processo di bollitura. Per tale motivo, sollecita le autorità preposte a verificare che l’invito a bollire il latte prima di consumarlo sia scritto a chiare lettere sulle macchine distributrici ed eventuali bottiglie dato che con la bollitura si mantengono inalterati tutti i macro nutrienti del latte, come calcio, proteine, lipidi.

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Le donne in famiglia sentinelle della salute

Pubblicato da fidest su sabato, 10 marzo 2012

Salute

Salute (Photo credit: karma-police)

Sono le donne che in famiglia si occupano della salute di tutti, di figli, genitori anziani e partner. Li accompagnano a fare gli esami, vanno in farmacia per acquistare farmaci e si preoccupano di fare prevenzione. A fronte, però, di una minore disponibilità a rinunciare a vizi come alcol e fumo. Il quadro è stato tracciato da un’indagine condotta dall’Ispo (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione). Emerge, infatti, che la donna si occupa della salute dei familiari malati per tutte le loro esigenze (51% contro il 9% degli uomini), si informa sulla prevenzione (49% contro il 9% degli uomini), li accompagna dal medico (45% contro 12% dei maschi) e va in farmacia (44% contro il 14% degli uomini), ma è più pigra nell’adottare comportamenti salutari. Infatti, fa meno attività fisica (49% contro il 58% degli uomini), non rinuncia alle sigarette (23%, 17% gli uomini) e all’alcol (17% contro il 9% degli uomini. «Le donne e gli uomini vengono da pianeti diversi nel campo della salute» spiega Renato Mannheimer, presidente Ispo in occasione della presentazione dei dati, «il 72% del sesso femminile dichiara di fare regolarmente visite e controlli medici generali per la prevenzione, contro il 63% degli uomini. Le differenze si fanno più spiccate sul fronte della prevenzione dei tumori (65% donne contro il 45% degli uomini) e della sfera intima. Il 72% delle donne va dal ginecologo infatti almeno una volta ogni 2 anni, mentre il 60% degli uomini non è mai andato dall’andrologo».(fonte farmacista33)

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Tutela della salute nello sport

Pubblicato da fidest su venerdì, 9 marzo 2012

Oltre 100 persone fra assessori allo sport, rappresentanti degli uffici sport, degli uffici tecnici dei comuni e dirigenti delle società sportive, hanno partecipato agli incontri sul modello di vigilanza proposto dall’unità operativa igiene e sanità pubblica e medicina dello sport dell’Asl 11. Il percorso, finalizzato all’attivazione di una collaborazione con le municipalità e le società del territorio per la tutela della salute e della sicurezza degli impianti sportivi, è iniziato nell’autunno del 2009 e si è sviluppato in sei incontri.
Il primo incontro propedeutico si è svolto al Circondario Empolese Valdelsa, il secondo nel comune di Empoli, il terzo ha interessato i comuni di Vinci, Capraia e Limite, Cerreto Guidi, Montelupo Fiorentino.
I comuni di Castelfiorentino, Montaione, Montespertoli, Certaldo e Gambassi Terme sono stati coinvolti nel quarto incontro, mentre il quinto è stato l’incontro propedeutico per il territorio del Valdarno e si è tenuto a San Miniato. Infine, il sesto ed ultimo incontro, svoltosi nel febbraio scorso a Santa Croce, ha visto presenti i rappresentanti dei comuni e delle società di Fucecchio, Castelfranco, Montopoli, San Miniato e, appunto, Santa Croce sull’Arno. I temi trattati hanno spaziato dalla sicurezza e igiene degli impianti sportivi al corretto rilascio delle certificazioni per le attività sportive agonistiche e non, fino alla normativa nazionale e regionale di riferimento, con particolare attenzione al ruolo della vigilanza per la tutela dello sport.
Il modello di lavoro di vigilanza proposto ha raccolto apprezzamenti dai presenti in quanto orientato alla valutazione condivisa delle problematiche. Per l’unità operativa igiene e sanità pubblica e medicina dello sport dell’Asl 11 sono intervenuti il dottor Dimitri Fattore e l’operatrice Angela Lo Sinno. Agli incontri, inoltre, è intervenuto il dottor Nicola Mochi, direttore dell’unità operativa medicina dello sport dell’Asl 3.
Prossimamente verranno attivati, in conseguenza di specifiche richieste già manifestate, ulteriori incontri sul tema e un’attività formativa dedicata.

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Patto per la salute

Pubblicato da fidest su lunedì, 13 febbraio 2012

Abbiamo letto l’intervista rilasciata recentemente dal Ministro per la Salute Renato Balduzzi in merito al Patto per la Salute, da noi fortemente criticato ( famosa Bozza dei Direttori Generali degli Assessorati alla Sanità delle varie Regioni ), che deve essere pronto entro il 30 Aprile 2012; ancora una volta siamo rimasti delusi per i contenuti espressi. Lo dice in una nota il Segretario Nazionale dell’Associazione per la tutela del Cittadino Assotutela Pietro Bardoscia.Rimarcando per l’ennesima volta la nostra assoluta contrarietà ad ogni nuova forma di tassazione che gravi sui cittadini, proponiamo di puntare sulla diffusione delle impegnative on-line e sulla diffusione del modello Dr. Cup adottato nella Regione Lazio.Utilizzando le impegnativa solo per via telematica si produrrà un notevole risparmio economico evitando l’emissione cartacea di milioni di ricette prescritte ogni giorno in Italia dai medici per visite specialistiche, esami diagnostici e prescrizione farmaci, oltre ad un risparmio sulle spese di spedizione e consegna dei ricettari che vengono distribuiti ai vari ambulatori medici e nei vari Enti Ospedalieri. Inoltre si potranno recuperare ampi spazi all’interno delle strutture ospedaliere, oggi destinati all’archiviazione delle ricette, e si potrà impiegare il personale destinato a queste mansioni per altri servizi. Ma questo può diventare sopratutto un importante strumento di lotta all’evasione dal ticket sanitario monitorando con maggior scrupolo ed attenzione i cittadini che hanno dichiarato una esenzione per Stato Sociale o Reddito oltre ad avvalersi di Statistiche specifiche sul volume di impegnative emesse per la prescrizione di farmaci o prestazioni sanitarie, grazie all’ausilio di un Sistema Unico Ricettari – Medici Prescrittori – Farmacie, intervenendo sugli eventuali abusi o eccessi sino ai casi più estremi con truffe ai danni del Servizio Sanitario Nazionale come quelle documentate dalla Trasmissione “Le Iene” sulle Farmacie.
Poi invitiamo il Governo a diffondere e potenziare il sistema Dr. Cup, già utilizzato nella Regione Lazio, che permette ai medici di base di poter prenotare telefonicamente, con un canale preferenziale, le visite specialistiche ed esami diagnosti strumentali per i casi urgenti entro le 48 – 60 ore. Questo sistema, una volta messo a regime, consente di tutelare il cittadino dandogli la possibilità di effettuare delle visite urgenti in breve tempo e soprattutto senza l’obbligo di ricorrere all’intramoenia ( prestazioni a pagamento ), ed inoltre consente di non ingolfare i Pronto Soccorso. Per renderlo efficace occorre innanzitutto un coordinamento tra i Medici di Medicina Generale e Specialisti che erogano gli esami, occorre un monitoraggio costante sulla correttezza delle prescrizioni, intervenendo sul medico di base qualora abbia “abusato” del Dr. Cup prescrivendo visite urgenti senza una reale priorità. Ci rendiamo disponibili – conclude Bardoscia – ad un serio confronto con il Ministro della Salute e con i Tecnici delle varie Regioni sui questi temi, convinti che insieme ad altri provvedimenti come la Centrale Unica per gli Acquisti, l’accorpamento delle Asl con relativa riduzione dei Direttori Generali, Sanitari ed Amministrativi si produrranno risparmi per svariati miliardi di euro.

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Aggiornare la lista delle sostanze stupefacenti

Pubblicato da fidest su martedì, 10 gennaio 2012

«Proporrò e solleciterò opportune iniziative per adeguare costantemente la lista delle sostanze stupefacenti alle emergenze che via via si manifestano». A dirlo è il ministro della Salute, Renato Balduzzi, all’indomani dell’operazione condotta dai Nas e dall’Agenzia delle Dogane sulle cosiddette smart drugs, scattata in seguito alle segnalazioni di almeno trenta episodi di grave intossicazione e oggetto di allerta da parte del Dipartimento delle politiche antidroga e del ministero della Salute. Balduzzi ha anche colto l’occasione per mettere in guardia da questo tipo di droghe: «Tutta la società e in particolare quanti hanno responsabilità educative devono prospettare ai giovani una vita che non insegua illusioni artificiali anche con sostanze che vengono considerate a torto meno pericolose. Non ci sono droghe smart. Bisogna fare molta attenzione a non giocarsi la vita, utilizzando sostanze dannose per la salute. Occorrono normative sempre più adeguate per contrastare una situazione in continuo cambiamento».(fonte farmacista33)

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Nuovo sito: SaluteNetwork.it

Pubblicato da fidest su venerdì, 11 novembre 2011

My Three Networks

Image by cogdogblog via Flickr

SaluteNetwork.it ha come finalità principale quella di rappresentare in Rete il primo Networking Social Professional Italiano, dedicato agli Operatori della Salute e a tutti i fruitori dei Servizi del Sistema Sanitario italiano, pubblico e privato e del mondo del Benessere. Un’innovativa piattaforma i cui contenuti, quotidianamente aggiornati, sono visibili ai circa 4.000.000 di Utenti che ogni giorno, cercano informazioni, consigli e notizie per la propria salute e di carattere generale-informativo. La filosofia di SaluteNetwork.it, pur rifacendosi al concetto generale dei Social Network – ma con spirito di appartenenza professionale, informativa e culturale diversa – è quella di voler rappresentare il primo e vero grande Polo di aggregazione medico-scientifico di utilità professionale e sociale in target, con la finalità di unire professionisti, utenti e pazienti, e di divenire, a breve, uno dei principali punti di riferimento del Settore, sotto l’egida di un Comitato Scientifico composto da alcuni tra i più affermati Medici e Ricercatori Italiani.Scheda del sito:

http://www.freeonline.org/sitogratis/salutenetwork.html

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Immigrati: valore aggiunto

Pubblicato da fidest su domenica, 30 ottobre 2011

immigrati

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I dati dimostrano che i piu’ poveri difficilmente possono permettersi di emigrare. Gia’ nel 2009 INTERSOS ha diffuso un documento nel quale rilevava che meno del 2% dei migranti giunti in Italia provenivano da paesi di grave poverta’, con un reddito pro capite annuo inferiore a 1.500 $. I paesi a maggiore emigrazione sono infatti quelli con un tale reddito intorno o superiore ai 5.000 $ annui. Salvo casi di persecuzioni o guerre, emigra chi puo’ permetterselo, in termini economici, di istruzione, salute, capacità di iniziativa, intraprendenza. I paesi di origine delle comunita’ piu’ numerose in Italia sono: Romania 968.576, Albania 482.627, Marocco 452.424, Cina 209.934, Ucraina 200.730, Filippine 134.154, Moldova 130.948, India 121.036, Polonia 109.018, Tunisia 106.291, Perù 98.603, Equador 91.625 (Dossier statistico immigrazione, 2011). Pur trattandosi di paesi con difficolta’, non sono certo quelli piu’ poveri.Questi dati contengono anche un fenomeno poco considerato nel dibattito italiano sull’immigrazione. Quello del brain drain, della perdita dei migliori cervelli che emigrano, con conseguente danno per i propri paesi, ma al tempo stesso della possibilita’, in non pochi casi, di trasformalo in brain gain, in opportunita’. La nuova edizione del Dossier statistico immigrazione, presentato a Roma il 27 ottobre, propone in merito una riflessione di INTERSOS che puo’ essere cosi’ sintetizzata. Ogni anno decine di migliaia di immigrati qualificati entrano in Italia per poi dedicarsi a mansioni ben lontane dal loro profilo educativo e professionale. Laureati in fisica fanno i portieri, specialisti in materie tecniche sono impiegati come badanti…Si tratta di competenze che vanno ad alimentare quel fenomeno noto come brain waste, spreco di cervelli, molto diffuso nel nostro paese. Eppure e’ possibile e utile invertire questa tendenza, specie in periodi come questo, in cui diventa indispensabile concepire nuove forme di cooperazione con i paesi terzi, a vantaggio reciproco. Sarebbe necessario un cambiamento culturale, basato innanzitutto sulla conoscenza della realta’ dell’immigrazione, delle sue potenzialita’ e delle opportunita’ che puo’ offrire in molti casi la brain circulation, la possibilita’ cioe’ di poter valorizzare le competenze dei migranti sia in Italia che nei paesi di origine. Tra le persone che emigrano coloro che hanno ricevuto un’educazione secondaria o universitaria sono in proporzione elevata rispetto alla media della popolazione: 31.4% degli emigrati africani, contro una media nei paesi di origine del 3.6%; 47,2% degli emigrati asiatici, contro il 6%; 21% dei latino americani, contro l’11.8% (F. Docquier e A. Marfouk, 2006). Secondo i dati riportati dallo European Migration Network (2010) il 54,1% degli stranieri e’ in possesso di diploma o laurea, ma circa i tre quarti (73,4%) svolgono una professione operaia o non qualificata. La conoscenza di questa presenza e’ in Italia quasi nulla, rafforzando così l’immaginario collettivo da “barconi di disperati” che non trova riscontro nella realta’, se non per quella specifica parte, molto mediatizzata ma anche molto limitata.La valorizzazione di queste competenze, sia in Italia che nei paesi di provenienza sarebbe oggi la via da seguire, attraverso forme sempre piu’ diffuse di brain circulation, di possibilita’ cioè di lavorare, con regolare riconoscimento, sia qui da noi che nei propri paesi: ad iniziare dai progetti di cooperazione allo sviluppo e dalle molteplici opportunita’ imprenditoriali e di scambi commerciali capaci di rafforzare le relazioni bilaterali a reciproco interesse. Alcuni tra Ong, Associazioni, Organizzazioni imprenditoriali, Camere di commercio, Enti di ricerca, Regioni e Enti locali lo stanno capendo. Sarebbe utile che anche il Governo comprenda che la brain circulation puo’ essere, anche se in modo limitato, una straordinaria opportunità per il nostro paese, le sue realtà territoriali e le sue relazioni internazionali.

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