Rieti mercoledì 2 maggio prossimo, nello splendido scenario dell’Oasi Francescana S. Antonio al Monte di Rieti, si terrà il Consiglio Regionale del Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo di Categoria. Il Consiglio Regionale sarà presieduto dal Segretario Generale Donato CAPECE, congiuntamente ai componenti la Segreteria Generale del Sindacato, e vi parteciperanno, oltre al Segretario nazionale SAPPE per il Lazio Maurizio SOMMA, i rappresentanti ed i delegati delle 14 carceri della Regione e degli Uffici ministeriali e dipartimentali. Il Lazio spiega Somma è la Regione d’Italia nella quale sono stabilmente e complessivamente quasi 7mila le persone detenute mentre la capienza regolamentare nei 14 penitenziari regionali è di circa 4.800 posti letto. Drammatiche le carenze di organico nella Polizia Penitenziaria, tali da aver determinato da diversi mesi la proclamazione dello stato di agitazione della Categoria: mancano più di 1.000 Baschi Azzurri ! Questo costante e pesante sovraffollamento fa fare ogni giorno alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria i salti mortali per garantire la sicurezza e poco o nulla ha inciso la legge sulla detenzione domiciliare su questo sovraffollamento costante. La presenza ai lavori del Consiglio del massimo rappresentante del Sindacato, il segretario generale Capece, con i componenti la segreteria generale, dimostra concretamente l’attenzione che la Segreteria Generale del SAPPE ha per il Lazio.
Nel Lazio aggiunge il segretario generale aggiunto Giovanni Battista DE BLASIS ogni giorno si fa sentire concretamente l’emergenza sovraffollamento, con i disagi che questa comporta. Nel 2011, nelle sovraffollate carceri laziali, i detenuti hanno compiuto 358 atti di autolesionismo e 82 tentativi di suicidio 4 a Cassino, 6 a Civitavecchia, 2 a Latina, 1 a Paliano, 1 a Rieti, 38 nelle varie strutture di Rebibbia, 9 a Roma Regina Coeli, 7 a Velletri e 14 a Viterbo. 212 sono stati i detenuti che hanno posto in essere ferimenti. Le manifestazioni di protesta hanno visto circa 500 detenuti fare nel corso dell’anno lo sciopero della fame, 275 hanno rifiutato il vitto o le terapie mediche, 132 detenuti sono stati coinvolti in proteste violente con danneggiamento o incendio di beni dell’Amministrazione penitenziaria. Capitolo a parte, infine, lo hanno le manifestazioni di protesta collettive sulla situazione di sovraffollamento delle carceri e sulle critiche condizioni intramurarie che si sono tenute nel 2011: 5 le proteste collettive che si sono tenute nei 14 penitenziari del Lazio, proteste che si sono concretizzate in scioperi della fame, rifiuto del vitto dell’Amministrazione e soprattutto nella percussione rumorosa dei cancelli e delle inferriate delle celle (la cosiddetta battitura). E fino ad oggi la drammatica situazione è stata contenuta principalmente grazie al senso di responsabilità , allo spirito di sacrificio ed alla grande professionalità del Corpo di Polizia Penitenziaria, Corpo di Polizia dello Stato che lamenta nel Lazio gravissime carenze di organico quantificate in oltre mille unità . Ma è evidente che bisogna intervenire, e con urgenza, sulle criticità penitenziarie del Lazio.
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Lazio: Consiglio Regionale del SAPPE
Pubblicato da fidest su mercoledì, 2 maggio 2012
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Sciopero contro riforma pensioni
Pubblicato da fidest su venerdì, 30 marzo 2012
13 aprile. “Anche l’Ugl parteciperà alla manifestazione nazionale con Cgil, Cisl e Uil contro la riforma delle pensioni che si terrà il prossimo 13 aprile a Roma”. Lo rende noto il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, aggiungendo come “resta fermo il nostro ‘no’ ad un provvedimento iniquo, che ha colpito categorie già deboli, dai lavoratori interessati da accordi di mobilità lunga, i cosiddetti ‘esodati’, a coloro che erano ormai vicini alla pensione. Le modifiche attuate successivamente – prosegue il sindacalista – non sono sufficienti a colmare l’ingiustizia di una riforma che non tiene conto dei sacrifici già affrontati da chi è già stato colpito dalla crisi”.
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Cgil: sciopero generale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 21 marzo 2012
La riforma del mercato del lavoro e le modifiche all’articolo 18 proposti dal Governo non convincono la Cgil che decide di non firmare l’accordo e contrariamente a quanto hanno fatto gli altri sindacati. Per Susanna Camusso l’impianto è “totalmente squilibrato” e incentrato “unicamente sui licenziamenti facili”, Ciò rende automatico la decisione di indire uno sciopero generale di otto ore con manifestazioni territoriali e 8 ore per assemblee. Era nell’aria già prima che i sindacati s’incontrassero con la ministra del welfare. Maurizio Landini, leader della Fiom non usa mezzi termini. Per lui è “Una follia che cancella l’articolo 18″. E soggiunge: “la riforma sul lavoro non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese”.
Leoluca Orlando dell’Idv dichiara: “Diciamo al presidente del Consiglio che l’Italia dei Valori non starà a guardare e che farà tutto quanto è in suo potere per evitare questo scempio dei diritti. Siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati”. Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona la Lega di Bossi.
Nonostante i pareri discordi tra le parti e le forze politiche e lo stesso imbarazzo del Pd che deve fare i conti con quanti parteggiano con le decisioni assunte dalla Cgil, il presidente Monti non ha trovato di meglio che recarsi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per informarlo del “buon esito della trattativa”.
Noi condividiamo la decisione della Cgil non tanto e non solo per la recente trattativa sul mercato del lavoro quanto sul modo come il governo sta sistematicamente smantellando il welfare e il lavoro in Italia e lo abbiamo dovuto già registrare con le misure adottate a danno dei percettori di redditi medio bassi che si sono visti ridurre ulteriormente i loro redditi da lavoro con le varie addizionali Irpef dei comuni e delle regioni che mediamente hanno inciso per oltre cento euro al mese e che per le pensioni modeste significa un sacrificio intollerabile in specie se si paragonano agli 8 milioni di retribuzioni che superano i centomila euro all’anno e che hanno avuto una perdita del potere di acquisto irrisoria. Questa protervia del governo di colpire in tutte le forme possibili la povertà dei poveri costringendo persino ad aprire conti correnti solo in apparenza gratuiti per percepire una rendita pensionistica e non tenendo da conto l’aumento del carrello della spesa dei beni di prima necessità oltre a peggiorare l’assistenza sanitaria universale tagliandovi consistenti risorse. In piazza con la Cgil dovrebbero essere in molti per convincere sia il Presidente della Repubblica sia il Pd che la strada dei sacrifici non parte da chi è povero ma dai ceti agiati e che costoro sono stati toccati minimamente. E’ un aspetto che non solo genera malcontento ma rischia di dividere gli italiani e provocare reazioni incontrollate da parte di un’opinione pubblica vessata e disperata tra disoccupazione, precariato, violazione sistematica dei diritti, corruzione e malgoverno. Diciamo che la misura è colma. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Rinnovo contratto, collaboratori farmacia pubblica in sciopero
Pubblicato da fidest su lunedì, 27 febbraio 2012
Un giorno di sciopero (il 30 marzo) per gli oltre 3.000 addetti delle farmacie pubbliche dopo la fumata nera dell’incontro per il rinnovo del contratto nazionale, rimasto fermo da 14 mesi, tra Assofarm e le sigle sindacali Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil. Secondo quanto dichiarano le sigle sindacali ad alcune agenzie, il mancato accordo sarebbe derivato dalla posizione del rappresentante delle farmacie comunali preoccupato dagli effetti degli interventi in tema di liberalizzazione. «Pur condividendo le perplessità sugli effetti del provvedimento varato dal Governo» è la dichiarazione alle agenzie del segretario nazionale della Fisascat, Rosetta Raso, «siamo convinti che rinnovare il contratto di lavoro rappresenti anche un messaggio politico dal momento che proprio attraverso la contrattazione sarà possibile gestire le conseguenza di una norma che danneggerà gli stessi lavoratori, coinvolti in misura crescente da una flessibilità dell’orario di lavoro e dalla diminuzione delle maggiorazioni applicate sul lavoro straordinario, domenicale e festivo».(fonte farmacista33)
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Sciopero sindaci: Alemanno aderisce
Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 settembre 2011
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, aderirà il prossimo 15 settembre allo “sciopero” dei sindaci indetto dall’Anci contro i tagli agli Enti Locali contenuti nella Manovra bis. Alle 9.20 di giovedì, davanti all’Anagrafe centrale di Via Petroselli 50, il Sindaco, la Giunta e i delegati di Roma Capitale, come gesto simbolico di protesta, distribuiranno ai cittadini i documenti dell’Anci che spiegano nei dettagli la protesta contro gli effetti della manovra del Governo e le iniziative e le proposte messe in campo in difesa delle città.
Il Sindaco ha scritto oggi al Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, per informarlo della riconsegna al Governo delle deleghe sull’anagrafe, ai sensi dell’articolo 54 del d.lgs.n.267/2000.
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Manovra: ragioni per lo sciopero
Pubblicato da fidest su martedì, 30 agosto 2011
“Le ultime modifiche alla seconda manovra estiva colpiscono in modo ancor più pesante i lavoratori dipendenti ed i futuri pensionati, attraverso un ulteriore peggioramento del sistema previdenziale che di fatto ad oggi elimina la metà delle pensioni di anzianità, cioè quelle derivanti da riscatto di militare ed università”, afferma Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo Confederale USB. Prosegue Tomaselli: “Prima le misure che avevano allontanato di un anno il diritto ad usufruire alla pensione; poi l’aumento di 5 anni per le donne, prima del pubblico e poi del privato; poi l’aggancio all’aspettativa di vita e l’ulteriore ritardo di tre mesi per andare in pensione. Ora si attacca la pensione di anzianità, che per oltre la metà deriva da riscatti del militare e dell’università. Se poi, come sembra, tali riscatti non saranno conteggiati neanche per raggiungere i 18 anni al 1995, necessari all’applicazione del regime retributivo invece che contributivo, allora all’aumento dai 4 ai 10 anni di lavoro in più si aggiungerebbe anche un forte salasso economico sulle pensioni”. “In compenso – ironizza il dirigente USB – si ritira il contributo previsto per gli stipendi oltre 90.000 e 150.000 Euro, si lascia inalterata la politica delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni, si continua a tagliare la politica sociale degli enti locali, si bloccano i contratti e si congelano le tredicesime dei pubblici dipendenti, si ammorbidiscono i già limitati tagli ai costi della politica, non si costruisce una lotta seria contro l’evasione e non si applica alcuna patrimoniale”. “Insomma, altro che lo ‘sgarbo’ di cui parla un incredibile Angeletti – conclude Tomaselli – il governo e la confindustria, con l’appoggio dei sindacati complici hanno scelto la strada della lotta di classe: la loro, quella dei ricchi, contro i lavoratori e i pensionati. Sta a noi ricambiare con gli interessi ed iniziare una lunga e determinata mobilitazione a partire dallo sciopero generale del prossimo 6 settembre”.
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Manovra e sciopero generale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 24 agosto 2011
“Pur rispettando l’autonomia di ogni sindacato, l’Ugl ritiene dannoso proclamare uno sciopero generale in una fase storica alquanto debole e critica per l’economia del nostro Paese”. Lo dichiara Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, commentando la notizia dello sciopero di otto ore indetto dalla Cgil. Per il sindacalista “è necessario che le forze sociali combattano insieme ogni forma di ingiustizia e, soprattutto di divisionismo, lasciando spazio ad una voce unanime sempre a favore delle classi sociali più deboli e dei lavoratori”. “Per questo – conclude – è giusto incentivare il Governo e le opposizioni sui temi dell’economia senza effettuare proteste traumatiche, come gli scioperi, ma alimentando il confronto dialettico attraverso tavoli e incontri tra Istituzioni centrali e parti sociali”.
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Sciopero 15 luglio pubblico impiego e scuola
Pubblicato da fidest su giovedì, 14 luglio 2011
“Oggi a palazzo Chigi si è consumato un altro atto della farsa tra Sindacati collaborazionisti e Governo che speculano sulla vita di 320 mila precari trasformando la vita della scuola in tragedia”, così Barbara Battista, dell’ Unione Sindacale di Base Scuola, commenta l’incontro fra CGIL, CISL, UIL ed altri sindacati di categoria con i Ministri Gelmini, Sacconi e Tremonti, per definire il “piano triennale di assunzioni” previsto dal Decreto Sviluppo. “La CGIL ha proposto 100 mila assunzioni dal 2011 al 2013; CISL e UIL 65 mila, come il Ministro Gelmini. Ma di quale scuola stanno parlando ? – domanda Battista – Dal 2005 ad oggi ci sono stati 275 mila pensionamenti tra i docenti e personale ATA, 155 mila posti persi a seguito dei tagli. A ‘perdere posto’ sono stati gli oltre 112 mila contratti a tempo indeterminato, mentre le quota di precariato è rimasta pressoché invariata ed il numero degli alunni aumenta alla media di 30 mila l’anno”. “In concomitanza con la crescita del numero degli studenti – prosegue la dirigente USB – nei prossimi 10 anni ci saranno altri 270 mila pensionamenti, pur considerando l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne a 65 anni. Una media di 27 mila all’anno, 81 mila solo nei prossimi tre anni, che sarebbero coperti solo in parte dalle promesse 65 mila assunzioni. A meno che – ironizza Battista – non si porti la pensione a 67 anni cancellando il contratto nazionale; ma soprattutto vengano cacciati fuori dalla scuola i figli dei lavoratori, e per primi i più deboli: gli stranieri e i disabili”. Sottolinea Battista: “Con i contratti bloccati ad una media netta di 1300 euro mensili, l’età pensionabile alzata, i tagli ai finanziamenti, i contratti a cottimo per i precari, l’aumento dei carichi di lavoro e una spruzzata di meritocrazia alla Brunetta, questo ‘piano triennale di assunzioni’, se non mette in discussione i 155 mila posti persi, è la gestione della definitiva rovina della scuola statale.” Conclude Battista: “Contro il furto di futuro e di democrazia perpetrato ai danni dei lavoratori con la manovra finanziaria e gli accordi truffa , USB ha indetto un primo sciopero generale del Pubblico Impiego per il 15 luglio, che nella Scuola sarà di un’ora a fine turno con manifestazioni regionali”.
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15 luglio sciopero generale
Pubblicato da fidest su mercoledì, 6 luglio 2011
Contro l’approvazione da parte del Governo della Manovra che nel Pubblico Impiego taglia il salario, blocca per un altro triennio il contratto, licenzia i precari e reitera il blocco ormai ventennale delle assunzioni. Contro l’accordo sottoscritto da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil che smantella quel che è rimasto del contratto nazionale, consegna la rappresentatività ai sindacati complici, calpesta qualsiasi diritto dei lavoratori a decidere sulle questioni che li riguardano, sostituisce le RSU elette dai lavoratori con le RSA designate dalle burocrazie sindacali; mentre il Governo, la Confindustria e i sindacati complici si apprestano a rimettere mano al sistema pensionistico abbassando ulteriormente il valore delle pensioni, l’Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego dà una prima e forte risposta a tutte queste manovre, che portano il segno univoco di far pagare la crisi ai lavoratori e ai ceti popolari, proclamando lo sciopero generale del Pubblico Impiego il prossimo venerdì 15 luglio. “Nessuna norma per frenare la corruzione, che ci costa 60 miliardi l’anno – denuncia Giuliano Greggi, dell’Esecutivo Nazionale USB P.I. – niente contro gli evasori, che contribuiscono per 120 miliardi l’anno al deficit. La manovra è tutta tesa all’utilizzo del ‘Bancomat Pubblico Impiego’, operando in questo modo la destrutturazione del servizio pubblico che cade come un macigno sulle spalle delle classi meno abbienti e dei dipendenti pubblici”. “Lavoratori pubblici – sottolinea Greggi – che con il mancato rinnovo del contratto 2010-2012, hanno già pagato 6,3 miliardi di Euro,ai quali ora si vorrebbe far sborsare, con il congelamento degli stipendi fino al 2014, altri 2,5 miliardi, che diventerebbero 6,5 se, come annunciano autorevoli giornali economici, il blocco verrà reiterato anche per il triennio 2015-2017. Senza contare i tagli sul salario accessorio, che in questi ultimi anni hanno falcidiato il potere d’acquisto dei dipendenti pubblici”. Aggiunge il dirigente USB: “L’intervento sulle pensioni devasta il futuro di chi ha lavorato una vita e avrà una prospettiva di miseria in vecchiaia. Vecchiaia che per i pubblici dipendenti sarà ancora peggiore, visti i mancati adeguamenti salariali dovuti ai blocchi contrattuali. Tutto questo – conclude Greggi – merita una prima forte risposta, che anticipa quella che da settembre verrà da una calda stagione di lotte in tutto il mondo del lavoro. Per questo la USB P.I. ha proclamato per il prossimo 15 luglio uno Sciopero Generale di tutto il Pubblico Impiego, con manifestazioni ed iniziative in tutte le regioni”.
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Pubblico impiego: sciopero generale
Pubblicato da fidest su domenica, 3 luglio 2011
Venerdì 15 luglio l’Unione Sindacale di Base indice la giornata nazionale di lotta contro la manovra del Governo Berlusconi dettata dall’Unione Europea e contro l’accordo sottoscritto tra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che seppellisce la democrazia nei luoghi di lavoro ed il pluralismo sindacale. Nel Pubblico Impiego sarà sciopero generale, con astensione di due ore alla fine di ogni turno di lavoro. Mobilitazioni ed iniziative avverranno in tutto il mondo del lavoro e su tutto il territorio nazionale. Spiega Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo Confederale USB: “Di fronte ad una manovra che porta a compimento l’assassinio dello Stato Sociale; dopo l’accordo sottoscritto fra Confindustria e Cgil Cisl Uil e Ugl, che non esitiamo a definire un vero “porcellum” sindacale, da cui deriverà la fine della democrazia nei luoghi di lavoro e l’affossamento del pluralismo sindacale, alle lavoratrici ed ai lavoratori di questo paese lanciamo un forte appello alla mobilitazione, affinché ciò che sta accadendo ora in Grecia non possa accadere anche in Italia”. “La mobilitazione del 15 luglio – sottolienea il dirigente USB – sarà una prima risposta. Noi riteniamo necessaria la costruzione dello sciopero generale e generalizzato, che coinvolga non solo le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, ma da condividere con tutto il sindacalismo conflittuale, i movimenti in lotta contro la precarietà, per la difesa del territorio e dell’ambiente, per il diritto all’abitare e al reddito, per i diritti dei migranti”, conclude Tomaselli.
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Sciopero della fame e della sete a oltranza
Pubblicato da fidest su sabato, 25 giugno 2011
Danilo Speranza -in sciopero della fame dal 23 maggio u.s. ora ha iniziato anche lo sciopero della sete che aggrava il suo già preoccupante quadro clinico, per il quale rifiuta ogni tipo di terapia farmacologica dal 1° aprile 2010. La protesta, che si aggiunge a quella dell’Onorevole Marco Pannella per l’amnistia e il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, denuncia l’ingiustizia di una detenzione preventiva senza precedenti. Danilo Speranza è in custodia cautelare da un anno e tre mesi con l’accusa di abuso sessuale. Si è sempre dichiarato innocente e ha ripetutamente chiesto un’indagine clinico-medica sulla propria disfunzionalità erettile, già accertata dai periti di parte e dovuta alle gravi condizioni di salute in cui versa da anni.
L’innocenza di Danilo Speranza è sostenuta inoltre da quanto emerso durante gli accertamenti della polizia scientifica sul DNA, nei quali si riscontra l’assenza totale del suo liquido seminale sugli indumenti consegnati dalle denuncianti; indumenti che, al contrario, presentano tracce di liquido seminale appartenente a due uomini non ancora individuati. Nonostante questo, Danilo Speranza, definito dai media “il guru di San Lorenzo”, è recluso nel carcere di Rebibbia da ormai 464 giorni.
La motivazione assurda con cui il tribunale della libertà ha rigettato la richiesta di riesame è stata che “il DNA si degrada!”. La mancanza di fondamento scientifico di tale pronunciamento la dice lunga sullo stato della nostra giustizia.
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Sciopero al tribunale di Roma
Pubblicato da fidest su sabato, 18 giugno 2011
Roma per mercoledì 22 giugno, dalle 11.00 alle 14.00 il personale amministrativo del Tribunale aderente all’Unione Sindacale di Base P.I. Giustizia ha indetto uno sciopero di tre ore. Lo sciopero rivendica: il potenziamento della pianta organica; la riorganizzazione dell’ufficio alla luce del personale effettivamente presente; la riduzione dell’orario di apertura al pubblico; un adeguato presidio delle forze dell’ordine per il controllo delle Cancellerie; la riduzione delle udienze settimanali commisurate all’effettiva consistenza del personale addetto; il ritiro immediato del protocollo concordato recentemente con la Camera Penale in materia di accesso agli atti giudiziari perché contrario alle norme vigenti ed in quanto espone i lavoratori a provvedimenti di natura penale e disciplinare; la stesura di un documento sulla valutazione dei rischi dei lavoratori che consideri le patologie correlate allo stress da lavoro; una diversa e più sensibile considerazione della Dirigenza sulle esigenze personali e familiari dei dipendenti.
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Sciopero taxi Roma
Pubblicato da fidest su mercoledì, 8 giugno 2011
Roma «Ringrazio pubblicamente i tassisti che hanno preso parte alla manifestazione di ieri mattina in piazza Bocca della Verità perché si sono comportati in maniera corretta, cosa di cui non dubitavamo. Un plauso alle forze dell’ordine e ai Vigili Urbani per il modo in cui hanno gestito l’afflusso e il deflusso dei circa trecento partecipanti allo sciopero. E’ doveroso, comunque, stigmatizzare i pochi episodi di intolleranza che hanno visto protagonisti alcuni facinorosi e che non sono degenerati grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine: a Fiumicino si sono verificate quattro aggressioni verbali, mentre a Ciampino se ne sono registrate due, di cui una con denuncia in corso». Lo dichiara Antonello Aurigemma, assessore alla Mobilità di Roma Capitale.
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Medici medicina generale: sciopero sospeso
Pubblicato da fidest su venerdì, 3 giugno 2011
Lazio – Roma. La Regione Lazio ha stanziato il finanziamento relativo alle forme associative della Medicina Generale (apertura degli studi medici associati h 12), la validità annuale della ricetta specialistica, la fornitura delle linee adsl e dei software per gli studi di medicina generale. Motivo per cui è stato revocato lo sciopero dei camici bianchi indetto dal Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) per il 3 giugno. Il Decreto firmato dal Subcommissario ad acta, è giunto il 31 maggio, mentre era in corso la conferenza stampa organizzata dallo Smi-Lazio, durante la quale venivano rese note le modalità e le cause dello sciopero. “Lo Smi-Lazio – dichiara Cristina Patrizi, responsabile area convenzionata dello Smi-Lazio – esprime la propria soddisfazione per il risultato conseguito come coronamento degli sforzi organizzativi per la giornata di sciopero che era stata indetta per il prossimo 3 giugno. Ringraziamo tutti i medici di medicina generale e che hanno sostenuto l’iniziativa, dando forza alle legittime richieste del Sindacato”. Rispetto ai protocolli firmati in precedenza, “questo è l’unico atto amministrativo reale che prevede un impegno di spesa e che verrà pubblicato sul Bollettino della Regione Lazio – aggiunge Pina Onotri, Segretario organizzativo regionale Smi-Lazio e responsabile nazionale del servizio di Continuità Assistenziale- Si tratta, infatti, di un documento molto atteso dalla categoria e di cui abbiamo sempre lamentato la mancanza. Una mancanza e che ci ha indotto a non firmare il Protocollo di Intesa sulle Unità di Cure Primarie (UCP) nel 2009. La revoca dello sciopero è, pertanto, un atto di responsabilità di fronte ad un’apertura, seppur forzata, della Regione Lazio nei nostri confronti. La delegazione aveva annunciato chiaramente che, qualora non fosse stato firmato il Decreto, saremmo andati avanti per la nostra strada. Stavolta gli organismi regionali hanno mantenuto gli impegni e questo ci impone un atto di coerenza e correttezza”.
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