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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Workshop alla Camera dei deputati

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

Roma Giovedì 28 giugno a Workshop alla Camera dei deputati e “View from the top” due eventi a Roma sul tema “The Challenges of the Internet of the Future”. Workshop alla Camera dei deputati e “View from the top” Sarà Robert M. McDowell Commissario della FCC l’ ospite d’onore L’iniziativa è organizzata da Puntoit insieme all’Associazione EGO, a Key4biz ed al Corriere delle Comunicazioni International Telecommunication Regulations: la revisione delle norme mondiali sulle tlc al centro dei due eventi organizzati da Puntoit-EGO in collaborazione con Key4biz e Corriere delle Comunicazioni L’iniziativa è promossa in vista della World Conference on International Telecommunications che si svolgerà a dicembre a Dubai. I due eventi riuniranno rappresentati delle Istituzioni e dell’Industria europea ed americana che si confronteranno sulla necessità di riesaminare le regole internazionali sulle telecomunicazioni. Il workshop e “View from the top” dedicati al tema “The Challenges of the Internet of the Future” intendono fornire una piattaforma per i responsabili politici, del mondo accademico e i rappresentanti del settore così da trovare un terreno comune o almeno individuare le aree in cui avviare nel futuro una più stretta collaborazione. Un dibattito politico di alto livello che si propone di portare sul tavolo problemi e proposte inerenti la revisione delle norme internazionali che regolano il mercato, coinvolgendo in questa fase iniziale del processo il maggior numero possibile di protagonisti del settore.

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Orticolario Quarta edizione

Pubblicato da fidest su lunedì, 21 maggio 2012

Orticolario 2010

Orticolario 2010 (Photo credit: California Bakery)

Villa Erba, Cernobbio (Como) 5-7 ottobre 2012 Orticolario lancia il primo Festival internazionale del cortometraggio botanico: fino al 30 luglio sarà possibile inviare cortometraggi della durata massima di 8 minuti che – con un approccio emozionale, scientifico, avventuroso o filosofico – vadano alla scoperta e alla ricerca di una delle specie di orchidee spontanee dell’area europea.
Il tema di questa prima edizione del Festival è infatti “Scoperta dell’orchidea spontanea in Europa”. Le opere selezionate saranno presentate nel corso della quarta edizione di Orticolario, che si terrà a Villa Erba a Cernobbio (CO) dal 5 al 7 ottobre. Al vincitore del Festival – decretato da una Giuria composta da esperti del settore cinematografico, audio-visivo e botanico – verrà assegnato un premio del valore di €3.000. Verranno inoltre assegnate due menzioni speciali per l’opera con “Miglior suono e musica” e “Particolarità dell’Orchidea spontanea rinvenuta”. Di assoluta importanza al fine di ottenere una valutazione positiva dell’opera sarà l’effettivo ritrovamento, documentato nel cortometraggio, di una delle oltre 300 specie di Orchidee Spontanee su territorio Europeo. Il Festival è organizzato in collaborazione con OLO Creative Farm.

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Farmindustria: tassa su Aic serva per dare efficienza al sistema

Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012

L’introduzione di una quota annuale di 1.000 euro, a carico del titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) da corrispondere all’Agenzia del farmaco, prevista dal nuovo regolamento Aifa, ha sollevato dissensi nel mondo della farmaceutica. «Si tratta di una nuova, ulteriore tassa che viene imposta sul nostro settore. Spero almeno che serva a recuperare efficienza» ha commentato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, a margine di un convegno sui medicinali generici tenutosi a Roma, e ha aggiunto: «Se questa tassa servirà a dare impulso allo sviluppo del farmaco, come previsto anche nello statuto dell’Aifa, e anche a dare efficienza al sistema, con tempi di autorizzazione e ispezioni più rapide, almeno avrà avuto un risultato utile». Ma di tutt’altro parere è Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, la tassa, ha detto, «peserà soprattutto su di noi, che siamo le industrie con il maggior numero di Aic. Quella che guido io, la Teva, ne ha circa 700. Questo significa dunque 700 mila euro l’anno di tasse». Ad alimentare le preoccupazioni di Farmindustria anche l’applicazione del pay back del 35% sull’eventuale sforamento della spesa per farmaci degli ospedali, prevista in una norma contenuta nella manovra di Luglio 2011, da ratificare entro giugno 2012. Scaccabarozzi auspica una deroga a tale norma sulla scia del rinvio a settembre del Patto per la salute: «Per noi diventa fondamentale che questo problema sia risolto prima di giugno a meno che ci sia una deroga anche per noi». D’altronde, conclude Scac cabarozzi, «se c’è stata una deroga del Patto per la salute, che ci sia una deroga anche della norma sul pay back, altrimenti le due cose non vanno in parallelo. In fondo credo che sia una cosa fattibile».(fonte farmacista33)

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Direzione farmacia: fino a 65 anni per tutti

Pubblicato da fidest su venerdì, 23 marzo 2012

Non si scappa, il titolare che ha superato i 65 anni non può più dirigere la farmacia e deve passare la mano. E se non lo fa, prima scatta la diffida dell’Asl e quindi il provvedimento disciplinare dell’Ordine, più l’eventuale chiusura da parte delle autorità locali. Va giù duro anche sul comma 17 il parere con cui ieri il ministero della Salute ha indicato la lettura da dare ai paragrafi più ostici del decreto liberalizzazioni. Come si ricorderà, a interrogare il dicastero erano state le Regioni, che la settimana scorsa avevano chiesto chiarimenti su pianta organica, farmacie soprannumerarie, prelazione e direzione della farmacia. E proprio su quest’ultimo punto, la replica dell’ufficio legale del Ministero non poteva essere più “raggelante”. Per i titolari, ovviamente.
Innanzitutto il limite d’età: le Regioni chiedevano di sapere quale fosse, dalla Salute si fa sapere che ai sensi del regolamento Enpaf l’età pensionabile corrisponde ai 65 anni. Il titolare che li ha compiuti, quindi, mantiene la proprietà ma deve cedere la direzione. Non sono previste eccezioni, per la farmacia con monotitolarità così come per le rurali sussidiate, e l’obbligo riguarda tutti i presidi: quelli che nasceranno dal nuovo quorum e quelli già autorizzati. Più complessa invece la risposta al quesito posto dalle Regioni sui tempi di applicazione della norma e sulle eventuali ritorsioni a carico di chi si sottrae: il comma non fissa termini per l’ottemperanza né sanzioni, quindi «l’autorità sanitaria competente, tenuto conto del prevalente interesse pubblico a non interrompere il servizio farmaceutico, dovrà diffidare i titolari ad adempiere all’obbligo di legge entro un breve termine». Nel caso il farmacista non rispondesse all’intimazione, continua il Ministero «potrà darsi immediato avvio al procedimento disciplinare da parte dell’ordine professionale, ferma restando la possibilità dell’autorità locale competente di disporre, vigente ai sensi della normativa, provvedimenti che incidono sull’apertura della farmacia, in quanto non più rispondente ai requisiti di legge».(fonte farmacista33)

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Garattini: norma su equivalenti legittima

Pubblicato da fidest su lunedì, 23 gennaio 2012

La norma che obbliga i medici a indicare in ricetta l’esistenza del farmaco equivalente ha fatto discutere parecchi interlocutori delle parti interessate. Ma dal punto di vista del farmacologo Silvio Garattini direttore dell’Istituto Mario Negri, si tratta di una norma legittima: «Il Servizio sanitario nazionale ha il diritto di richiedere al personale medico di preferire i farmaci equivalenti a causa del loro basso costo». E aggiunge: «In Italia i farmaci equivalenti sono stati introdotti con ritardo rispetto ad altri Paesi. L’industria farmaceutica è ovviamente interessata a screditare i farmaci equivalenti perchè abbassano il prezzo ed erodono il mercato dei prodotti con il marchio. Ma il cittadino deve sapere che i farmaci equivalenti sono controllati e può evitare di pagare la differenza di prezzo fra il farmaco con il marchio ed il farmaco equivalente». Anche Giorgio Foresti presidente di AssoGenerici, si esprime a favore del farmaco equivalente e della norma. E risponde alle preoccupazioni di Lucia Aleotti, vice presidente di Farmindustria, che sostiene la difficoltà a «competere all’infinito con i costi e con i prezzi dei prodotti che arrivano dai paesi emergenti», sottolineando i vantaggi che ci potranno essere per il sistema industriale italiano che non verrrà penalizzato: «La norma inserita nel Dl Liberalizzazioni non farà altro che rafforzare e innescare la crescita di un settore che da solo ha garantito in media oltre 300 milioni di euro l’anno di risparmi al SSN per il solo fatto di esistere e creare concorrenza». Dal canto loro, i medici riconoscono il valore dei i farmaci a brevetto scaduto come «una grande risorsa per la cura dei pazienti cronici» ma, come commenta Fiorenzo Corti, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) della Lombardia «Riteniamo però che quel prodotto che il medico di famiglia prescrive al paziente debba essere proprio quello che il paziente riceve dal farmacista». Corti ribadisce, così, «un atto di autonomia prescrittiva e responsabilità professionale che il medico ha il diritto e dovere di difendere. Perciò inizieremo un percorso di sensibilizzazione dei nostri medici affinché appongano sulle prescrizione la dizione “non sostituibile”».(fonte farmacista33)

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Roma: liberalizzazioni orari negozi

Pubblicato da fidest su mercoledì, 11 gennaio 2012

Stand 33 divini 01

Image by itis eustachio divini via Flickr

Si è apertoieri mattina, presso l’Assessorato alle Attività Produttive di via dei Cerchi, un tavolo di confronto tra amministrazione, associazioni di categoria e rappresentanti dei lavoratori per discutere dell’entrata in vigore della liberalizzazione degli orari dei negozi prevista dal Decreto legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito con Legge 15 luglio 2011, n. 111. “La riunione è servita per conoscere le posizioni di tutte le parti che saranno coinvolte in maniera diretta o indiretta nell’applicazione della norma – spiega l’assessore Davide Bordoni – Insieme alla Regione Lazio istituiremo un tavolo di lavoro per accompagnare il processo delle liberalizzazioni e affrontare le problematiche relative al commercio in vista della revisione della Legge 33 che regola il settore”.

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Ippica: declino settore

Pubblicato da fidest su giovedì, 5 gennaio 2012

Banker horses

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Rendere più alta la percentuale destinata alle vincite dei giocatori, innalzare il livello qualitativo delle corse ippiche e riportare ad unità il sistema di totalizzazione delle scommesse. E’ la soluzione prospettata dal Ministero dell’Economia per il rilancio del settore, come si legge nella bozza di risposta ad una interrogazione parlamentare presentata dal deputato Giuseppe Marinello (Pdl), che verrà pubblicata nei prossimi giorni, e che Agipronews è in grado di anticipare. Nella risposta fornita a Marinello – che chiedeva un intervento diretto del Governo per salvare l’ippica italiana – si sottolinea come la situazione attuale è critica, ma ha radici lontane: già dal 1999 il settore mostrava segni di declino, sia in termini di raccolta gioco che di presenze negli ippodromi. Un declino che poco ha a che fare con la gestione delle scommesse dei Monopoli di Stato, che non possono decidere quali tipologie di scommessa ippica offrire, né garantire la qualità tecnico agonistica delle corse: entrambi gli aspetti sono di stretta ed esclusiva competenza dell’Unire, oggi Assi. Già dal 2005, peraltro, ricorda Agipronews, il ministero dell’Economia ha proposto modelli di finanziamento diversi dal presente, formulando proposte di disciplina dell’intero settore, nella logica di superare le situazioni critiche, senza però trovare la necessaria condivisione dell’Autorità tecnica preposta.La crisi deriva dal fatto che le corse dei cavali non sono, per la loro eccessiva numerosità e scarsa caratura tecnica, un evento ritenuto degno di scommessa, visto che garantiscono basse possibilità di vincita per i giocatori a causa della eccessiva onerosità della filiera. Gli stessi Monopoli in passato hanno proposto modelli alternativi di distribuzione del montepremi, con una rimodulazione del prelievo che – incidendo sulla quota per Assi e concessionari – potesse elevare le vincite dei giocatori. Proposte già presentate ai tempi del tavolo aperto dal ministro Zaia e successivamente portato avanti dagli altri responsabili pro-tempore del dicastero. Inoltre, si legge ancora, non c’è alcun privilegio concesso allo sviluppo di alcune tipologie di gioco, l’azione e le scelte dei Monopoli derivano da apposite e specifiche disposizioni di legge: non si comprende come l’Amministrazione da un lato sia efficiente ed assicuri standard elevati per altri settori del gioco e dall’altro operi contro quello ippico.

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Boom del gioco durante le feste

Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 dicembre 2011

Roulette

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In occasione delle festività natalizie quest’anno gli italiani hanno giocato e continuano a giocare non solo a Tombola ma anche a Black Jack e alla Roulette. Lo rende noto NetBetCasino.it, portale leader nel settore dei giochi da casinò, che in questo periodo ha registrato un incremento del 20% del numero dei giocatori. La rivoluzione del gioco è andata di pari passo con lo sviluppo tecnologico che ha favorito la nascita dei casinò on-line come la piattaforma http://www.NetBetCasino.it sulla quale basta un clic per collegarsi e giocare. Questo è stato il primo Natale in cui gli italiani hanno avuto la possibilità di giocare anche da casa ai tradizionali giochi da casinò. «E, come avevamo previsto, proprio per Natale abbiamo registrato il più elevato picco di giocatori in rete di quest’anno» commenta Kenny Ibgui, amministratore delegato di BPG, società proprietaria della piattaforma http://www.NetBetCasino.it Con il Natale il settore dei giochi su Internet ha dunque vissuto la fase centrale del nuovo corso, poiché le feste natalizie sono il periodo ideale per giocare e divertirsi, approfittando anche delle numerose promozioni, come quelle proposte da NetBetCasino.it. A fare da traino, comunica NetBetCasino.it, sono il Lazio (16%), la Campania (14%) e la Lombardia (13%), dove il gioco durante le feste è una tradizione molto sentita. I giocatori hanno dimostrato una una particolare predilezione per la Roulette (30%), per il Poker (29%) e per il Black Jack (24%). Secondo i dati raccolti da NetBetCasino.it le donne hanno preferito giocare alla Roulette(38%), mentre gli uomini hanno dimostrato un maggiore interesse per giochi quali il Black Jack (29%) e il Poker (27%).In quanto alle differenze nelle prinicpali città italiane, secondo i dati raccolti da NetBetCasino.it a Roma si è giocato maggiormente a Poker (36%), mentre a Milano alla Roulette (39%) e a Napoli a Black Jack (33%).

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Non è questo il momento di rinunciare al settore bancario Usa

Pubblicato da fidest su mercoledì, 14 dicembre 2011

Bank of America Tower

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Londra. Gli investitori dovrebbero evitare che un sentimento del mercato negativo li dissuada dal considerare il settore bancario Usa, afferma Ryan Brist, responsabile del comparto obbligazionario a basso rischio presso la società di gestione globale del reddito fisso, Western Asset Management, secondo il quale “non è ora il momento di rinunciare a questo settore”. Se da una parte è vero che la recente esperienza degli investitori con l’azionario e l’obbligazionario delle banche Usa si è presentata come “rischiosa” spingendo molti investitori a dichiarare il settore come “non investibile”, dall’altra, sostiene Brist, sussistono dei motivi per essere sostanzialmente ottimisti”. L’abnorme ambiente di bassi tassi di interesse, la pressione sul fronte legale e normativo e la paura di un contagio dall’Europa sono tutti e tre fattori che stanno contribuendo a far prevalere nel mercato un sentimento molto negativo verso le banche, cui si somma lo “sciopero dei compratori” in atto verso il settore finanziario Usa, continua Brist. Il gestore ritiene tuttavia che le basse valutazioni che ne risultano forniscano un’opportunità interessante agli investitori per rafforzare le posizioni nei titoli bancari americani, anche se, avverte, potrebbe volerci del tempo prima che queste posizioni rendano.
Brist ricorda che nel corso degli ultimi due anni le banche americane hanno quasi raddoppiato l’entità del capitale netto tangibile nei loro bilanci , oltre ad aver attinto molto meno al mercato delle cartolarizzazioni e a questo tipo di veicolo per finanziarsi. Inoltre, sottolinea Brist, il livello dei prestiti inesigibili delle banche si è abbassato nell’ultimo periodo , e conseguentemente anche le riserve per il credito inesigibile in tutto il mondo. Difatti, le analisi recenti dimostrano che le banche hanno già iscritto a bilancio l’80% delle perdite, mentre il 20% delle perdite previste nel futuro dovrebbe essere assorbito grazie agli utili e a una base del capitale rinvigorita.”Siamo molto preoccupati per la volatilità a breve termine e dalla possibilità che il sentimento negativo influenzi il comportamento dei consumatori, ma non crediamo che le banche americane a grande capitalizzazione comportino il rischio default per i detentori di titoli sparsi in tutto il mondo”, dice Brist. “I prossimi tre/sei mesi continueranno a essere difficili, ma a lungo termine siamo convinti che non si registreranno perdite in capo al capitale nei titoli del reddito fisso dei principali istituti bancari del paese”.Brist è dell’opinione che nemmeno i recenti downgrade di una serie di banche americane da parte delle agenzie di rating dovrebbero pesare molto nella percezione che del settore hanno gli investitori. “Siamo convinti che i fondamentali dei bilanci non corrispondano alla traiettoria dei rating”, aggiunge. “Le banche americane a grande capitalizzazione hanno fatto degli evidenti e significativi passi avanti nell’ambito del finanziamento, dell’adeguatezza del capitale e della qualità degli attivi. Il merito di credito è migliorato sostanzialmente. Anche così, non ci illudiamo di ricevere buone notizie nel breve periodo per quanto riguarda il rating. Il recente declassamento di Bank of America non è che un altro esempio di come le agenzie di rating, Moody’s in questo caso, riparino all’errore di aver continuato ad attribuire al settore rating troppo alti”.Infine, conclude Brist, non si va molto lontano confrontando l’attuale ambiente del mercato con la crisi finanziaria di tre anni fa causata da una mancanza di liquidità. “Oggi ci troviamo nella situazione opposta: da una parte , sul mercato incombe ancora la mancanza di fiducia, dall’altra i depositi bancari non sono mai stati così consistenti e le banche non hanno mai avuto tanta liquidità nei loro bilanci. In poche parole, il cosiddetto “muro della preoccupazione” parte da un punto molto diverso rispetto al 2008″.

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Collaborazione settore musicale

Pubblicato da fidest su venerdì, 9 dicembre 2011

English: Palazzo Farnese in Rome (16th century...

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Roma Venerdì 9 dicembre, Ore 20.15, a Palazzo Farnese,alle ore 20.15, Frédéric Mitterrand, ministro francese della Cultura e della Comunicazione, e Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le Attività culturali, firmano una dichiarazione congiunta sulla collaborazione nel settore musicale. La Francia e l’Italia intendono così rafforzare la cooperazione culturale tra i nostri due Paesi, attraverso le stagioni musicali “Suona Francese” e “Suona Italiano” per il 2012, il 2013 et il 2014. Questa volontà condivisa si tradurrà con una maggiore diffusione delle opere musicali francesi ed italiane in Italia e in Francia, un incoraggiamento alla produzione musicale, e infine il perseguimento e l’aumento delle collaborazioni tra scuole e conservatori musicali. La quinta edizione di “Suona Francese” si terrà in Italia dal 1° aprile al 30 giugno 2012, e la seconda edizione di “Suona Italiano” si svolgerà in Francia da settembre a dicembre 2012. La Fondazione Musica per Roma, che sostiene ambedue edizioni, e l’Ambasciata di Francia in Italia operano insieme per il successo delle due stagioni e, più in generale, per la creazione musicale. Posto sotto il patrocinio del Ministero francese della Cultura e della Comunicazione e del Ministero italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, “Suona Francese” è promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia, dall’Institut Français, dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, con il sostegno della SACEM e della Fondazione Nuovi Mecenati. Organizzato sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, nonché dell’Ambasciata d’Italia a Parigi, “Suona Italiano” è organizzato dalla Fondazione Musica per Roma, con il sostegno del Ministero francese della Cultura e della Comunicazione, della SIAE e dell’Enel.

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Riciclaggio nel settore edile?

Pubblicato da fidest su giovedì, 8 dicembre 2011

“Una centrale d’allarme sul riciclaggio e l’obbligo di registrazione per le società con fatturato superiore ai 100.000 euro annui.”. È la proposta lanciata da Ranieri Razzante, presidente dell’AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) e consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, durante il convegno: “FIAIP per la legalità” organizzato dalla federazione degli agenti immobiliari, nei giorni scorsi, a Reggio Calabria.
Quando la categoria ha lamentato la scarsa attenzione del legislatore sulle imprese costruttrici prima che sugli agenti immobiliari, ricordando le infiltrazioni mafiose nel settore edile, il prof. Razzante ha ribadito che la normativa antiriciclaggio è lacunosa sotto questo profilo, e che gli obblighi di registrazione degli intermediari finanziari andrebbero per l’appunto estesi alle imprese commerciali con un certo fatturato. Tali controlli si affiancherebbero a quelli antimafia e risulterebbero particolarmente utili nel settore degli appalti pubblici e privati, dove sono sempre più’ forti e frequenti le infiltrazioni della criminalità organizzata. L’AIRA aveva già proposto, ed invierà quanto prima una nota alle autorità competenti, l’istituzione di una “centrale rischi antiriciclaggio” che contenga i nominativi dei soggetti segnalati dal sistema per operazioni anomale, ed accessibile ovviamente solo ai soggetti obbligati agli adempimenti del Decreto 231/2007.

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Vietnam: partnership aziende toscane

Pubblicato da fidest su sabato, 3 dicembre 2011

Un paese con novanta milioni di abitanti, 55 dei quali attivi nella produzione, e un tasso di sviluppo del 7,26 che si è mantenuto costante negli ultimi dieci anni attirando investimenti per oltre 200 miliardi di dollari fino al 2020. Le risorse sono canalizzate soprattutto nel campo delle infrastrutture e dell’edilizia per dare al paese un’impronta moderna e uno sviluppo duraturo. Questa la fotografia del Vietnam illustrata dall’ambasciatore Dang Khanh Thoai nel corso di un workshop che si è svolto nella sede dell’Internazionale Marmi e Macchine Carrara con la partecipazione di un folto numero di operatori del settore marmo, tecnologie e servizi ai quali sono state prospettate eccellenti possibilità di investire in un paese che ha grandi margini di crescita sostenuta da una forte stabilità politica e finanziaria. Proprio in relazione a questo quadro di stabilità e di sviluppo l’ambasciatore ha sollecitato gli imprenditori italiani a verificare le possibilità di investire e di partecipare ad un processo di sviluppo che proseguirà nei prossimi anni con un impulso decisivo anche al lapideo vista la disponibilità di materiali molto interessanti.
“Sottolineo con piacere che c’è stata un’ottima risposta dei nostri imprenditori a questa opportunità di conoscenza e di confronto – ha detto il presidente di IMM Giorgio Bianchini salutando gli ospiti – e mi auguro che da questo incontro nascano opportunità concrete di collaborazione”. In un paese che ha un’estensione di 331.00 chilometri quadrati con uno sviluppo costiero di oltre tremila chilometri, sono state censite oltre duecento cave, con materiali di diversi colori che le autorità vietnamite vogliono sfruttare per impieghi sul mercato interno dell’edilizia che, per i manufatti in marmo e granito, dipende in larga parte dall’industria di trasformazione cinese, ma che si rivolge all’Italia per i prodotti di alta qualità. Quello del lapideo è perciò un segmento al quale il governo vietnamita guarda con grande attenzione nell’ottica di uno sviluppo degli investimenti che sostenga il paese in una transizione veloce verso l’industrializzazione. L’invito a confronto è stato raccolto dal sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, intervenuto non solo per portare i saluti della città e dell’amministrazione comunale ma anche per ricordare che “Carrara è una città che ha una storia di rapporti internazionali formidabile grazie al marmo che è stato determinante per farla conoscere nel mondo. A Carrara – ha proseguito il sindaco – c’è il marmo, la tecnologia, i saperi ma c’è anche un territorio che, con il porto, la cantieristica e la meccanica, può attivare rapporti anche in altri settori: si tratta di opportunità, che mi auguro, siano colte nel migliore dei modi.”Il Consigliere commerciale Tran Thanh Hai ha poi illustrato nei dettagli i trend nei diversi settori dell’economia vietnamita e le opportunità che si aprono per le aziende italiane.
Al termine di un ampio confronto con i presenti ha chiuso i lavori Ambrogio Brenna della Martini Venturi Consulting, società impegnata in una collaborazione a tutto campo, sottolineando che “per le aziende italiane investire in Vietnam significa confrontarsi con un paese che ha tassi di sviluppo sessanta volta superiori a quelli dell’Italia e con un’area “asian” in grande crescita: dunque in grado di offrire garanzie non solo per il presente ma anche per un futuro che, se continuano questi tassi di crescita, vedrà l’Italia protagonista anche nel campo della cultura che la vede collocata su posizioni di grande prestigio rispetto ad un paese che vuole aprirsi decisamente all’occidente”.

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Autovelox: nuove regole

Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 novembre 2011

Italian road sign for the autovelox check ahea...

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Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” segnala il recentissimo parere del 24.10.2011 del Ministero dei trasporti avente numero di protocollo 5234 che ha fornito, non solo agli operatori del settore, ma anche agli automobilisti che potranno avere maggiori garanzie del diritto di difesa, alcune delucidazioni sulla distanza al di fuori dei centri abitati del segnale di velocità massima consentita rispetto alla postazione di controllo della stessa a mezzo autovelox.

Con la nota ministeriale in commento, infatti, viene chiarito che fuori dal centro abitato la distanza minima di un chilometro dal segnale di velocità deve essere assicurata a tutti gli utenti che si approssimano al controllo autovelox a prescindere dal tratto di strada percorso. Peraltro, la disciplina semplificata dei segnali a validità zonale che permetterebbero di limitare l’uso della segnaletica verticale non può essere applicata, fuori dal centro urbano.
Come è noto, va specificato, che con l’entrata in vigore della legge 120/2010 i controlli della velocità effettuati in sede automatica, fuori dal centro abitato, devono essere segnalati e ben visibili ma anche distanti almeno un chilometro dall’inizio del limite di velocità.
Tale norma è contenuta nell’articolo 25 della citata disposizione legislativa che nella fattispecie attribuisce ad apposito decreto ministeriale la definizione delle «modalità di collocazione e uso dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni delle norme di comportamento di cui all’articolo 142 del decreto legislativo n. 285 del 1992, che fuori dei centri abitati non possono comunque essere utilizzati o installati ad una distanza inferiore a un chilometro dal segnale che impone il limite di velocità».
Il chiarimento da parte del ministero è scaturito a seguito della richiesta del comune di Prato di tentare di semplificare l’apposizione della necessaria segnaletica stradale di limite di velocità anche su tutte le strade laterali di avvicinamento al controllo autovelox fisso, proponendo l’istituzione, fuori centro abitato, di un limite zonale senza cartelli ripetuti.
Il Ministero ed in particolare il Dipartimento per i trasporti terrestri ha respinto l’ipotesi avanzata dall’amministrazione comunale del comune toscano specificando che i segnali a validità zonale sono previsti dalla normativa solo in relazione al limite di velocità urbano e per le zone a traffico limitato.
L’amministrazione centrale ha, comunque, specificato che «se la richiesta si riferisce alla possibilità di utilizzo dei dispositivi finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, si precisa che l’obbligo della distanza di almeno un chilometro dal segnale posto dopo l’intersezione non sussiste qualora la velocità massima consentita sia la stessa su tutti i rami dell’intersezione».
Giovanni D’Agata si augura che tutte le amministrazioni comunali si adeguino a tali precise disposizioni regolamentari e invita le prefetture a vigilare sul corretto adempimento delle stesse anche perchè l’eventuale elusione di tali norme aprirebbe la possibilità di ricorsi amministrativi o innanzi al giudice di pace quand’anche le rilevazioni delle infrazioni per il superamento della velocità dovessero essere effettuate non in conformità delle disposizioni regolamentari o sulla scia del pare commentato.
Inoltre con il parere n. 24016 del 08.11.2011 il Garante della privacy ha fornito chiarimenti sui sistemi autovelox bidirezionali che fotografano i trasgressori su entrambe le corsi di marcia. Fuori gioco le immagini troppo larghe.

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Ciclabilità in Europa

Pubblicato da fidest su lunedì, 12 settembre 2011

Musica e biciclette

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Raccogliere un milione di euro per promuovere l’uso della bicicletta in Europa e triplicare entro il 2020 il numero dei degli europei che useranno la bici nei loro spostamenti. E’ questo l’obiettivo principale dell’accordo sottoscritto tra l’ECF, la Federazione dei ciclisti di tutta Europa cui aderiscono 500 mila iscritti residenti in oltre 40 paesi, e i rappresentanti delle principali industrie del settore ciclo. E’ successo alla Fiera Eurobike di Friedrichshafen, il principale evento del settore in Germania, conclusasi la settimana scorsa. Al momento i primi ad aderire all’accordo sono stati i rappresentanti dei principali produttori di bici al mondo: l’olandese ACCELL, lo svizzero DT, il tedesco Schwalbe, l’italiana Selle Royal, le americane SRAM, Trek e Trelock. Il gruppo di industriali finanzierà le attività dell’ECF finalizzate a promuore le politiche della bici come mezzo di trasporto in tutta Europa. Altre aziende sono state invitate ad aderire: occorre mettere insieme 1 milione di euro in denaro a partire dal prossimo anno per questo genere di attività. Lo scopo è anche quello di triplicare il numero dei ciclisti in Europa entro il 2020. Manfred Neun, presidente di ECF e già operatore di settore (ora in aspettativa per seguire gli interessi di ECF) non perde tempo nel mettere in luce l’importanta dell’intesa: “una difesa forte non può che rafforzare il settore della bicicletta, e viceversa. Si tratta di un rapporto di reciproco sostegno. Il lavoro di lobby e di promozione per migliorare le condizioni generali di viabilità e sicurezza per i ciclisti è il migliore interesse del settore dei produttori di biciclette. Più persone si spostano in bici, più biciclette vengono vendute, più potere contrattuale hanno i portatori di interessi di settore nei confronti dell’Europarlamento.
“L’industria della bicicletta”, dice Burke “ha avuto esiti positivi in Europa. Anche TREK ha avuto tratto ottimi vantaggi. E’ giusto ora che queste aziende facciano qualcosa a favore del mercato. Questo accordo è un ottimo modo per farlo. Raggiungere l’obiettivo di raccogliere 1 milione di euro per sviluppare l’uso della bici in Europa, secondo Burke è un obiettivo possibile: “Tante persone credono che la bicicletta sia una soluzione semplice a molti problemi complicati.

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L’università italiana non beve vino

Pubblicato da fidest su giovedì, 1 settembre 2011

Una bottiglia di vino su cinque vendute nell’intero globo è italiana. Un dato confortante in un settore industriale come quello del vino che è trainante di molteplici settori: dal settore agricolo di produzione delle uve, alla raccolta delle uve, al trasporto delle uve, al loro trattamento ed alla loro trasformazione in vino. Un intero universo economico si muove attorno ad una bottiglia di vino. Eppure, pare che la ricerca italiana si tenga a doverosa distanza da questo settore. Non esiste infatti in Italia una “università del vino”, che collabori nella ricerca e nella selezione del vitigno, del terreno adatto al suo impianto, come non esiste una ricerca diretta alla produzione del vino, dei metodi utilizzati, della miscelazione fra vini diversi. Una deficienza che pare pesa allorquando si tratti di vini di qualità (e non di quantità) e si tratti di incidere sul costo della singola bottiglia di vino, elevandolo alla sua qualità produttiva. I vini italiani infatti, concorrono verso prezzi sempre più bassi, vista l’enorme produzione nazionale, favorendo e rendendo più economiche in questo modo, le sofisticazioni e le adulterazioni del vino. Le ispezioni ed i controlli sul vino infatti, sono tutte postume, relative cioè alla verifica dle prodotto già imbottigliato e commercializzato, mentre la collaborazione della ricerca universitaria, offrirebbe l’opportunità di un controllo all’origine del vino e di un controllo diretto durante tutte le fasi della lavorazione come della produzione del prodotto primario: l’uva.Così l’Italia vanta una università (come una scuola) fra le più distaccate dal mondo economico e produttivo e sempre più sede di baronie familiari, parenterali e politiche.

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