La storia ci riporta la figura di un filosofo greco che, tra le altre cose, fu ricordato soprattutto nell’atto di individuare con una lanterna in mano l’uomo che avesse conservato la virtù più difficile da trovare sulla terra. In altre parole era la ricerca della perfezione, nella quintessenza del bene, in opposizione al male di cui avvertiva il dilagare e la corruttela nello spirito e nella materia.
E il suo vagolare tra le tenebre appena sfiorate dal tremulo chiarore di un lumicino voleva anche dimostrare, ai suoi contemporanei, che la saggezza e la felicità possono appartenere all’uomo che è indipendente dalla società come se questa fosse la fonte primaria di tutti i mali che ci attanagliano da millenni. Una società che spesso si appaga delle forme e disdegna la sostanza. Si crogiola dell’apparenza e tralascia i contenuti. Questo rapporto incompreso tra l’essere e il divenire rende emblematica la nostra esistenza. E’ e resta ancora forte la nostra domanda tra una società che forgia un modello di appartenenza che si realizza nel lavoro e nella prosperità e tende a estromettere chi vive ai suoi margini, e quella del rifiuto tra coloro che per ragioni indipendenti dalla propria volontà: mancanza di lavoro, ambienti malsani, impossibilità di accedere ad una istruzione adeguata o per un deficit fisico e intellettivo, non si dimostrano integrabili. Questo distinguo è il segno della nostra xeno-fobia che va oltre il colore della pelle e la provenienza e il credo religioso. Ora questo veleno che si accompagna alla nostra società tecnologica sta diventando globale e tende ad acuire il rapporto tra nazioni e al loro interno. E’ un nervo sensibile che è messo a nudo proprio nei momenti di crisi del sistema con le economie e le finanze che vanno in tilt. A questo punto l’essere umano si ritrova solo con i suoi problemi e le sue lacune, con le sue incertezze e i suoi dubbi. Solo nel gridare le sue miserie al cospetto di una società che tende a rifugiarsi nella cittadella del benessere, a isolarlo, a negarlo. E’ una solitudine rappresentata da miliardi di esseri umani, ovvero da almeno tre quarti dell’umanità. E’ una solitudine intollerabile che finirà un giorno per ritrovare il suo punto d’incontro e per gridare la sua esistenza e il suo diritto a vivere e a essere rispettati. Se vogliamo, a questo punto, salvare l’idea di società che abbiamo costruito nei millenni dobbiamo oggi più che mai sciogliere il nodo gordiano delle difformità e aprirci al diverso, all’idea e alla cultura della condivisione e della solidarietà per dare al fratello che ha meno quel più che in casa d’altri avanza. E si badi bene: non possiamo permetterci altri rinvii. (Riccardo Alfonso)
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La lanterna di Diogene
Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013
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Maculopatia: guerra di cifre su costi farmaci innovativi
Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013
È scontro di cifre e dati in merito ai costi e all’accessibilità alle cure innovative per i pazienti affetti da maculopatia. Due i farmaci disponibili: bevacizumab, da impiegare off label e oggi non più rimborsato dal Ssn e ranibizumab che invece ha l’indicazione per la patologia ed è rimborsato. Tutto è cambiato, a livello normativo, in questi mesi per cui, secondo la Società oftalmologica italiana (Soi), bevacizumab, che ha costi più bassi, non può più essere utilizzato nelle strutture pubbliche a vantaggio di ranibizumab con aumento di costi conseguente e rischio per molti pazienti di essere esclusi dalla terapie. «Il sistema sanitario dovrà reperire oltre 1 miliardo di euro solo per il 2013 o, in alternativa, decidere di impedire a tutti i pazienti l’accesso alle cure di cui necessitano» dice Matteo Piovella presidente Soi, in occasione della presentazione del libro bianco sul trattamento della degenerazione maculare senile,.Così Gaia Panina, direttore medico di Novartis, azienda che ha sviluppato ranibizumab: «Sui costi per il Servizio sanitario nazionale di ranibizumab girano cifre prive di fondamento. Non abbiamo mai dimenticato la sostenibilità economica per il sistema. Il prezzo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non tiene conto dell’ulteriore sconto che praticheremo alle strutture pubbliche, e dell’altro sconto che verrà fatto in base ai volumi acquistati. Inoltre l’azienda si è impegnata con l’Aifa a sviluppare uno studio su 5mila pazienti, a cui il farm aco verrà fornito gratuitamente e questo consentirà un notevole risparmio al Ssn. Normalmente la terapia con questo farmaco dura circa 3 anni per un costo medio complessivo si aggira sui 3-5mila euro a paziente e una spesa annua per il Ssn di circa 50 milioni di euro».
I due farmaci hanno lo stesso profilo di sicurezza ed efficacia? Anche qui non c’è unanimità di pareri tra gli esperti: «Sono due farmaci gemelli» dice Piovella. «In Usa bevacizumab viene usato dal 60% dei pazienti, in Inghilterra e Germania nel 40% in Spagna e in Italia, almeno fino a oggi, nel 90% dei casi».
Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano: «Uno studio indipendente sponsorizzato dai National institutes of health ha dimostrato che per la degenerazione maculare legata all’età non ci sono sostanziali differenze tra i due farmaci in termini di efficacia , ma ve ne sono per la sicurezza e le complicanze. Il bevacizumab viene usato per questa patologia fuori dalle indicazioni per cui è stato approvato e ha più effetti collaterali».
L’auspicio è che le parti, autorità regolatorie comprese, facciano chiarezza al più presto rispetto a una polemica che dura ormai da troppo tempo e che rischia di mettere a repentaglio la salute dei pazienti i quali, se non curati per tempo, possono perdere rapidamente la loro capacità visiva.(fonte doctornews33)
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Mais geneticamente modificato e erbicida nocivi?
Pubblicato da fidest su martedì, 4 dicembre 2012
E’ nocivo o no il mais geneticamente modificato NK603 e l’erbicida Roundup? Si, per il prof. Gilles-Éric Séralini dell’Istituto di Biologia dell’Universita’ di Caen (Francia), che ha pubblicato uno studio sulla rivista Food an Chemical Toxicology, e ha messo in correlazione gli effetti tossici e oncogeni del mais in questione e dell’erbicida Roundup, su ratti esposti a tali prodotti. Gli effetti negativi potrebbero, quindi, essere trasferibili all’uomo.
No, per l’EFSA, L’Autorità europea per la sicurezza alimentare, la quale ritiene che lo studio presenta gravi vizi di progettazione e metodologia e che non soddisfi standard scientifici accettabili. No, secondo le organizzazioni scientifiche di 6 stati membri della Unione europea (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia e Paesi Bassi) (3). Per l’Italia hanno espresso opinioni l’Istituto Superiore di Sanita’ e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)
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“Sicurezza ICT e Compliance nella Pubblica Amministrazione Italiana”
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
Frosinone il 16 Maggio 2012 dalle ore 14.00 alle ore 17.30.presso la sede della Provincia convegno Patrocinato dal comune di Frosinone, il convegno tratterà le principali tematiche che amministratori e dirigenti IT della Pubblica Amministrazione devono affrontare per ottemperare alle normative su privacy e protezione dei dati
La Pubblica Amministrazione è la più grande azienda produttiva in Italia e la sua efficienza si ripercuote drasticamente sull’incremento della redditività del nostro paese. La necessità di ottemperare alle normative vigenti su data privacy e data protection spesso si scontra con le limitazioni poste dalla riduzione dei costi imposta alle pubbliche amministrazioni, soprattutto in questo particolare momento di congiuntura economica. Questo paradosso pone a rischio non solo la sicurezza e la modernizzazione del sistema informativo della PA in Italia, ma espone anche gli amministratori IT e chi è responsabile della protezione dei dati a rischi che potrebbero portare a pesanti sanzioni personali.
“Se non gestito correttamente, l’utilizzo di Internet sul luogo di lavoro può causare un calo di produttività e rappresentare una grande minaccia alla sicurezza aziendale” ha dichiarato Maurizio Taglioretti, Regional Director Southern Europe GFI Software. “Lo sviluppo di Internet e, di conseguenza, le modalità con le cui vengono rese disponibili le risorse agli utenti sono eccezionali ma sono costante fonte di preoccupazione per gli Amministratori; le normative in materia di privacy e tutela del lavoratore inoltre molte volte costituiscono un ostacolo. Questo paradosso è ancora più vero quando si parla di gestione e protezione dei dati nella Pubblica Amministrazione, sia per la mole di dati utilizzata, sia per le norme stringenti che regolano il settore. A questa e ad altre problematiche la tecnologia può venire incontro con soluzioni che sono più semplici e meno costose di quanto si possa pensare, risolvendo in modo definitivo situazioni che potrebbero rivelarsi rischiose per le amministrazioni nel lungo periodo”.
Al convegno interverrà, tra gli altri, l’avv. Giuseppe Serafini, esperto in Cybercrime Electronic Evidence (ECCE) e in Computer Forensic e investigazioni digitali, che illustrerà un’analisi della normativa corrente sulla Privacy con applicazioni pratiche e diverse soluzioni che permettono di lavorare in sicurezza e conformità legale.
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Ortopedia penitenziaria
Pubblicato da fidest su sabato, 31 marzo 2012
La conferenza sul carcere è terminata da qualche giorno, qualcosa mi rimanda a quanto abbiamo ascoltato, detto e risposto. Qualcosa sta di traverso, come se l’incontro svolto poggiasse le gambe su un tavolo tarlato, su un interrogativo che scava. Dialogare sul valore della pena, della legalità, della giustizia, nasce da una esigenza profonda di sapere, di conoscere, per contribuire al bene comune, oppure è il risultato di una curiosità, dettata da una morbosa disattenzione. per fare qualcosa di diverso, un rumore, un ritmo, una specie di crociera da spendere per passare in rassegna le isole del castigo, negli spazi dove si è obbligati a pagare il proprio debito con la società. La sensazione è che il pubblico-contribuente non conosca il carcere, erroneamente percepito come terra di nessuno, mentre apprezza quello rappresentato dai films o dai fumetti, delle storie inventate. Sovraffollamento irraccontabile, carenza endemica di personale, investimenti al lumicino, non fanno altro che rendere teatrale la sofferenza che transita dentro le celle di un penitenziario, la tragedia che incombe sui troppi morti che escono con le gambe in avanti, una cartellonistica suicidiaria che oramai travalica perfino il più alto dei muri di cinta. Non c’è più neppure sufficiente coerenza a denominare i detenuti per ciò che sono diventati: numeri in quantità industriale, da trattare senza troppi rimorsi di coscienza. C’è chi interviene per sostenere la cultura come badante di una “pena” ammalata, chi invoca il lavoro come unico strumento di riordino, chi confida nell’importanza di incontri autorevoli per fornire supporto a un vero e proprio ripensamento culturale. Siamo in tanti a spendere parole, significati, contenuti, a indicare le molte strade da percorrere, siamo in pochi a individuare le possibili terze vie da intraprendere, in ogni caso partendo dal rispetto di una doverosa esigenza di giustizia di chi è vittima, e scoprendo nuove opportunità di riscatto e riparazione. Bisogna osservarlo bene il carcere, se intendiamo svolgere una analisi corretta che non ci faccia perdere contatto con la sostanza delle cose, con gli strumenti occorrenti per arginare il perseverare del suo meccanismo perverso. Detenuti tossicodipendenti commettono reati per farsi, per comprare, per vendere, non si tratta di un vizio, è gia malattia, forse potrebbe essere buona cosa la presa in carico in comunità dai requisiti a registro, dove spesso l’accoglienza è cura e salvezza di vita.
Detenuti extracomunitari, ultimi tra gli ultimi, troppi e accatastati l’uno sull’altro, in attesa di un altro niente che non sta a buona vita domani, forse occorre più autorevolezza nel protocollare intese umanitarie che risultino davvero condivise anche nei paesi di origine. Detenuti autoctoni, microcriminalità, eccesso di reati che fanno emergenza, creano urto, fastidio e rabbia, un bacino-utenza da ripensare: dove collocare, adibire a lavori socialmente utili, dentro una pena che risulti finalmente un esercizio di responsabilità.
Sul carcere mille cose si tolgono dove già poco c’è, il cosiddetto fiore all’occhiello non basta più a coprire quanto è disperante lo spettacolo del disonore che non si vuole fare vedere, nella più disumana indifferenza.
Amnistia no, ma i tribunali rimangono oppressi e impantanati da milioni di carte usurate dal tempo e finanche destinate alla prescrizione, camere di sicurezza elette a domicilio, detenzioni domiciliari che poco servono, c’è in atto uno svuotamento delle idee, al punto che non c’è neppure un “giusto” a sottolineare la condizione in cui sopravvive gran parte della comunità ristretta: non c’è solamente delinquenza, ma una quantità corposa di persone espansa su tutto il territorio, che potrebbero essere diagnosticate doppia diagnosi, patologie da disturbi della personalità border-line, un disagio psichico per niente difficile da appurare, dove la problematica principale non sta nell’uso e nell’abuso di sostanze, nei reati, nella trasgressione che è già devianza, ma in un vero e proprio schianto mentale tra start adrenalinico e latitanza emozionale dalle conseguenze imprevedibili. Indipendentemente dalle varie e bizzarre “ortopedie penitenziarie” intese a fare camminare correttamente dentro percorsi socialmente condivisi ( cosa ci sarà mai di socialmente condivisibile in un carcere che ancora non c’è, e peggio, non si riappropria del suo ruolo e della sua funzione ) occorre confermare quanto davvero fa sicurezza, salvaguardia della collettività, forse è ora di ritornare a pensare a un carcere che “è” società, perché ne fa parte e disegna legalità, possiede giustizia sufficiente a creare momenti di riparazione. Un carcere che ci dice chi entra nelle sue viscere, ma soprattutto chi, non “cosa” esce: è urgente impegnarsi per un carcere diverso, per auspicare il ritorno nella società di persone migliori, questo è quello che si dice un preciso “interesse collettivo”.(Vincenzo Andraous)
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Incidenti stradali in Italia
Pubblicato da fidest su giovedì, 29 marzo 2012
a Civitavecchia, presso l’IPSIA L. Calamatta, l’open day di “Istantanee di sicurezza”, la campagna di prevenzione e di educazione alla sicurezza stradale promossa da Moige – movimento italiano genitori, Miur, Dipartimento Politiche Antidroga, Autostrade per l’Italia, Gruppo ASTM-SIAS, in collaborazione con la Polizia di Stato, per formare insegnanti, alunni e genitori sul tema della sicurezza stradale.
Secondo i dati Aci-Istat sugli incidenti stradali nel 2010 gli incidenti stradali rilevati in Italia sono stati 211.404 e hanno causato il decesso di 4.090 persone, 3.249 maschi e 841 femmine, mentre altre 302.735 sono rimaste ferite. Per i maschi, la classe di età in cui si registra il maggior numero di decessi è quella compresa tra i 20 e 24 anni. Valori molto elevati si riscontrano anche in corrispondenza delle fasce di età 25-29 e 30-34 anni. Per le femmine, con riferimento al numero dei morti, i picchi si registrano per la classe di età 20-24 anni e per le età più anziane 75-79 e 80-84 anni. Per le donne, la frequenza elevata in corrispondenza delle età più avanzate è attribuibile al maggior coinvolgimento in incidenti stradali di quelle anziane, decedute nel ruolo di pedone.Tra i giovanissimi passeggeri il maggior numero di vittime di incidenti mortali. Risultano particolarmente concentrati, per entrambi i sessi, nella classe di età 15-24 anni i passeggeri infortunati: 171 morti e 19.577 feriti. Frequenze non trascurabili si registrano anche per i bambini tra 0 e 9 anni con 28 morti e 5.226 feriti nel 2010.Gli incidenti sono più frequenti nell’arco di tempo che va dalle 20 alle 7 del mattino, raggiungendo il valore massimo intorno alle 4 di notte (5,7 decessi ogni 100 incidenti). La domenica è il giorno nel quale si registra il livello più elevato dell’indice di mortalità (3,1 morti per 100 incidenti). Considerando la fascia oraria notturna (compresa tra le 22 e le 6 del mattino), il livello più elevato dell’indice di mortalità è raggiunto il mercoledì e venerdì notte (4,0 morti per 100 incidenti) e il sabato notte (3,8 morti per 100 incidenti). Gli incidenti del venerdì e sabato notte rappresentano il 42,6% del totale degli incidenti notturni; analogamente, i morti e i feriti del venerdì e sabato notte sono, rispettivamente, il 45,4% e il 45,3% del totale dei morti e feriti nelle ore notturne.
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Sud-Sudan: preoccupazioni per la sicurezza dei rifugiati
Pubblicato da fidest su giovedì, 29 marzo 2012
I ciclici combattimenti nella contesa area di confine di Lake Jau alimentano la preoccupazione per la sicurezza dei rifugiati sudanesi nel vicino insediamento di Yida. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) si dice ulteriormente allarmato per gli scontri avvenuti ieri tra gli eserciti nazionali di Sudan e Sud Sudan a Lake Jau e in altre aree di frontiera. L’Agenzia tiene regolari colloqui con i leader dei rifugiati sulla urgente necessità di un loro trasferimento al fine di evitare feriti tra una popolazione civile che ha già dovuto vivere notevoli traumi. In collaborazione con diversi partner l’UNHCR sta fornendo assistenza di base a oltre 16.000 rifugiati stabilitisi a Yida dopo essere fuggiti dalla violenza nella regione dei monti Nuba. L’Agenzia si occupa anche del sostegno alle famiglie vulnerabili. Nel mese di febbraio, inoltre, l’UNHCR ha svolto la registrazione completa della popolazione, oltre a una rilevazione in materia di nutrizione e una vasta campagna di vaccinazione contro il morbillo per i bambini rifugiati. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) distribuisce razioni di cibo standard, attraverso un canale di distribuzione ben funzionante. MSF e CARE si occupano poi dei servizi medici, mentre Samaritan Purse e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) provvedono alla fornitura di acqua potabile e ai sistemi igienico-sanitari. L’UNHCR ritiene che l’insediamento di Yida non sia sicuro per un soggiorno a lungo termine, a causa della sua vicinanza all’instabile area di confine. Anche le autorità sud-sudanesi – sia a livello centrale che locale – stanno esortando i leader dei rifugiati a spostarsi, in linea con le disposizioni della Convenzione sui rifugiati dell’OUA (oggi Unione Africana). In base all’articolo 2 della Convenzione infatti “per motivi di sicurezza, gli Stati d’asilo dovranno, per quanto possibile, sistemare i rifugiati ad una distanza ragionevole della frontiera del loro Paese di origine”. I leader dei rifugiati sostengono di voler restare vicino alle loro case sui monti Nuba e di essersi ormai adattati all’ambiente di Yida. Ma le minacce per la sicurezza sono una preoccupante realtà. Non è possibile ignorare che Yida è vicina a una zona pesantemente militarizzata, in cui combattimenti e bombardamenti si susseguono regolarmente. La stessa Yida è stata oggetto di un attacco aereo lo scorso novembre, quando i rifugiati sono stati costretti a fuggire nella boscaglia. In dicembre delle granate sono cadute vicino al campo. L’UNHCR teme che eventuali future esplosioni di violenza possano causare vittime tra i rifugiati. Finora 2.300 rifugiati sono stati trasferiti più a sud, nei più sicuri siti di Nyeel e Pariang. L’Agenzia sta fornendo loro cibo, acqua, alloggio, servizi igienici e cure mediche. I leader dei rifugiati hanno acconsentito a trasferire i bambini – riconoscendo le loro necessità di sicurezza e di un’istruzione regolare. Sono 1.500 gli studenti di scuola secondaria registrati per ricevere istruzione a Pariang, accompagnati da insegnanti e tutori rifugiati. Sono inoltre 450 i bambini rifugiati e locali che attualmente frequentano la scuola primaria a Nyel, dove le autorità hanno messo a disposizione terra da coltivare. Alle famiglie sono stati distribuiti sementi e utensili. Nello stato di Upper Nile, dove l’afflusso di rifugiati è continuo, le operazioni di trasferimento dalle aree di frontiera sono la routine. Circa 86.000 rifugiati sudanesi in fuga dagli attacchi nello stato di Blue Nile sono stati trasferiti nei più sicuri siti di Doro e Jammam. L’UNHCR svolge missioni di monitoraggio e si coordina con le autorità locali per individuare e trasferire i nuovi arrivati in questi insediamenti, dove possono ricevere assistenza umanitaria. Complessivamente al momento sono oltre 105.000 i rifugiati sudanesi provenienti dagli stati di Sud Kordofan e Blue Nile che hanno trovato asilo in Sud Sudan. Altri 30.000 sono fuggiti dal Blue Nile in Etiopia.
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Rinnovabili: regione Lazio all’avanguardia
Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 marzo 2012
Roma. “Dal sondaggio Eurobarometro della Commissione Ue sul tema ‘Pmi, efficienza delle risorse e mercati verdi’, presentato dal Vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’Industria dell’Ue, Antonio Tajani, è emerso che il segmento industriale “rinnovabili” ha enormi potenzialità, ma per decollare ha bisogno di semplificazioni”. Lo dichiara il consigliere regionale Pdl del Lazio, Andrea Bernaudo, primo firmatario della legge regionale n.16 del 16 dicembre 2011 in materia ambientale e di fonti rinnovabili. “E ha ragione il commissario Tajani – prosegue Bernaudo – quando invoca la necessità di un impegno forte per ridurre tutte le pastoie burocratiche e le regole eccessivamente complicate”. “La Regione Lazio – aggiunge il consigliere del PDL – ha già fatto la sua parte con la legge 16/2011 che, proprio alla luce degli obiettivi fissati dall’Europa e per il perseguimento del Burden Sharing, ha avviato la transizione verso la cosiddetta ‘economia verde’”. “Con la L.R. 16/2011 abbiamo ridotto la durata del procedimento di autorizzazione per gli impianti fotovoltaici alimentati da fonti rinnovabili, azzerando così i costi della pratica; abbiamo incoraggiato l’installazione di impianti di piccola dimensione, che possono essere realizzati sia da privati cittadini che in aree industriali, dove basterà la semplice comunicazione per riqualificare gli edifici e dotarli di pannelli fotovoltaici; abbiamo infine contribuito all’aumento della produzione elettrica regionale, oggi in forte deficit, con benefici in termini di sicurezza del servizio elettrico”, conclude Bernaudo.
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Con la sicurezza non si scherza
Pubblicato da fidest su venerdì, 23 marzo 2012
Symbol of police. Italiano: Indicazione di polizia. (Fig. II 110/a art. 125 CdS) (Photo credit: Wikipedia)
C’era il Coisp in prima linea, questa mattina nelle varie città d’Italia, per difendere la dignità ed i diritti dei suoi iscritti e di tutto il personale del Comparto sicurezza del Paese. Migliaia nelle strade e nelle piazze per chiedere rispetto ed equità verso chi mette la propria vita a servizio degli altri.
“Vogliono metterci nelle condizioni di non poter difendere gli italiani. Con la sicurezza non si scherza, né si può pensare di sfornare provvedimenti ‘purchè siano’ infischiandosene delle gravi conseguenze che possono avere. Noi non ci stiamo, ora basta giocare con le nostre vite e con i diritti dei cittadini, noi compresi. Il Governo deve ascoltarci”.
Non usa mezzi termini Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nell’esprimere la determinazione della propria Sigla Sindacale -come anche delle altre presenti, protagonista oggi davanti ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia e davanti alle Prefetture del Paese per una ferma protesta per la tutela della specificità degli Appartenenti al Comparto Sicurezza in materia previdenziale. Sulle pensioni, in particolare, è stato ricordato che tre mesi fa il Presidente del Consiglio Monti, nel presentare la manovra finanziaria ai Sindacati di Polizia ed agli Organi di Rappresentanza militare, aveva dichiarato che avrebbe tutelato la specificità degli Operatori, ma adesso pare proprio che il Governo intenda innalzare fino a tre anni il limite di età per accedere alla pensione di vecchiaia; innalzare il limite di età e ridurre la contribuzione figurativa per accedere alla pensione anticipata e, più in generale, determinare un peggioramento delle condizioni di accesso degli Operatori alla pensione.
“Siamo scioccati – afferma Maccari – da come si possa venir meno così agli impegni assunti, sia pur a voce, riuscendo a tradire senza la minima preoccupazione la fiducia nostra e dei cittadini, che da questo Governo si aspettano un cambio deciso di rotta rispetto alle fandonie ed alle bugie che gli sono state raccontate in passato. E come si può pensare che la gente non arrivi a comprendere che aggravare le nostre condizioni lavorative significa diminuire il livello di sicurezza e l’efficienza del Comparto?”
“E’ esattamente ciò che succederà – aggiunge il Segretario del Coisp – pensando che si debbano trattenere in servizio uomini e donne che, pur logori dopo anni di sacrifici ed estenuanti attività che mettono a dura prova il fisico e l’anima, non possono giovarsi del meritato riposo perché si chiede loro ancora e ancora, fino a che non si reggono più neppure in piedi. Stentiamo a credere che il Presidente Monti come anche il Ministro Fornero, dall’alto delle rispettive competenze, non arrivino a comprendere cosa significa essere un Poliziotto, portare tutta la vita una divisa che a volte ha il peso schiacciante di prove che si stenta a superare ed a sopportare. Siamo sgomenti – insiste Maccari – di fronte alla totale mancanza di umanità oltre che della superficialità con cui si mette ulteriormente a rischio la sicurezza di tutti, non riconoscendo l’assoluta particolarità del mestiere che svolgiamo e la conseguente specificità delle condizioni in cui operiamo e viviamo”.
“Del resto – conclude Maccari – se dovesse piuttosto trattarsi di incompetenza in materia, cosa che comunque ci lascia basiti data la presenza all’intermo dei questo Esecutivo di chi il nostro lavoro lo conosce fin troppo bene, allora ciò vuol dire che è assolutamente urgente che si svolga tra noi ed il Governo un confronto serio e proficuo, nell’interesse di tutti e per il bene dell’Italia. Attendiamo dunque un faccia a faccia già annunciato, e confidiamo di non essere ignorati o presi in giro o sbeffeggiati come qualcuno in passato ha provato a fare. Nel frattempo non ci fermeremo, e faremo sentire la nostra voce con la forza, la determinazione e la capacità di resistenza che certamente a noi non difetta… visto, ahimè, ciò a cui i nostri governanti ci hanno da sempre abituato a subire”.
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Sicurezza alimentare
Pubblicato da fidest su giovedì, 22 marzo 2012
In questa settimana è all’esame del Senato – per essere convertito in legge – il testo del DL semplificazione e sviluppo. Adiconsum ha inviato al ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, una lettera in cui si denuncia il rischio che per effetto di tale provvedimento vengano escluse dai controlli delle autorità competenti le imprese del comparto agroalimentare e zootecnico in possesso di certificazione del sistema gestione qualità ISO o di altra certificazione, come risulterebbe possibile dall’attuale formulazione dell’art. 14 (Semplificazione dei controlli sulle imprese). In un successivo passaggio della lettera Adiconsum chiede pertanto che, onde evitare qualsiasi dubbio interpretativo, dal campo di applicazione di detto articolo si escludano esplicitamente i controlli ufficiali relativi all’igiene e alla sicurezza delle produzioni alimentari, garantendo così il rispetto dei regolamenti europei vigenti in materia. In proposito Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum, ha dichiarato: “Il gran lavoro svolto dagli organismi di controllo sulla filiera alimentare ci colloca ai primi posti in Europa e nel mondo in termini di sicurezza e affidabilità del prodotto. E il valore del ritorno di immagine che ne otteniamo rende antieconomico qualsiasi taglio che potrebbe farci perdere questo primato. Inoltre non dobbiamo dimenticare che la tutela della salute dei consumatori deve essere sempre anteposta a qualsiasi esigenza di razionalizzazione o semplificazione amministrativa”.
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Pensioni operatori comparto sicurezza
Pubblicato da fidest su venerdì, 16 marzo 2012
Registriamo positivamente la disponibilità manifestata in data odierna dal Ministro Fornero ad incontrare i sindacati delle Forze di Polizia e le rappresentanze dei militari in merito ai provvedimenti concernenti le pensioni degli operatori del Comparto Sicurezza e Difesa. La decisione è il frutto della nostra pressione sul Governo per un necessario con le rappresentanze sindacali degli operatori sul tema delle pensioni, manifestata con forza già in sede di incontro con il Ministro dell’Interno a gennaio scorso e confermata con l’apertura della mobilitazione la scorsa settimana. Il confronto è necessario, tenuto conto che le scelte che verranno operate oltre che ad incidere sugli operatori di Polizia possono avere anche riflessi sulla sicurezza dei cittadini. Pensiamo che questo confronto debba avvenire in tempi rapidi.
Difenderemo negli incontri con il Governo la specificità degli operatori di Polizia, ancor di più su una materia come quella pensionistica. In attesa di ulteriori sviluppi, data l’importanza dei temi trattati, resta confermato lo stato di mobilitazione.(fonte comunicato Coisp, sindacato polizia)
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Sicurezza alimentare: dal Parlamento europeo norme più severe
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 marzo 2012
E’ nota l’attenzione di Bruxelles alla sicurezza alimentare, problema che assume dimensioni maggiori ora che la ricerca è in grado di stabilire cause di malattie un tempo sconosciute. In questa scia la Commissione Salute e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha introdotto a favore di neonati, celiaci e di tutti i cittadini europei, una serie di norme più chiare e severe in materia di etichettatura alimentare. Tra le norme, quelle che riguardano regole e parametri più stringenti per la dicitura “glutine free”, oltre a indicazioni più chiare sui prodotti per neonati. Solo in Italia i celiaci diagnosticati sono almeno 100mila, mentre quelli potenziali si stima che siano addirittura sei o sette volte tanto. Il voto definitivo del Parlamento è previsto per la sessione plenaria di fine maggio. (P.T.)
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Aifa: sicurezza e nuove posologie
Pubblicato da fidest su mercoledì, 22 febbraio 2012
L’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato sul sito diverse comunicazioni emanate dall’Ema relative alla sicurezza di alcuni farmaci. In particolare, ha reso noto che l’associazione di aliskiren, inibitore diretto della renina, con Ace-inibitori e con un bloccante del recettore dell’angiotensina (Arb) non è più raccomandata per i pazienti, ed è anzi ora controindicata, in pazienti con diabete o insufficienza renale. Pertanto i medici devono interrompere la prescrizione di medicinali a base di aliskiren in tali soggetti e se necessario considerare un trattamento antiipertensivo alternativo. Inoltre, ha reso disponibili nuove informazioni su medicinali anti-tubercolosi emerse dalla revisione delle raccomandazioni per la posologia nei bambini. Il Chmp, infatti, in accordo con l’Oms, ha fissato la posologia, per i bambini al di sopra di tre mesi, per etambutolo a 20 (15-25) mg/kg, per isoniazide a 10 (10-15) mg/kg, pirazinamide 35 (30-40) mg/kg e rifampicina a 15 (10-20) mg/kg. Per quanto riguarda, poi, medicinali per uso sistemico contenenti nimesulide, la Commissione europea ha stabilito che è limitato esclusivamente alle condizioni acute: trattamento del dolore acuto e della dismenorrea primaria. Ne consegue tali farmaci non sono più prescrivibili per l’uso cronico del trattamento sintomatico dell’osteoartrite dolorosa. Infine, una nota informativa della stessa Aifa interessa la tossina botulinica e i rischi da uso estetico per indicazioni non autorizzate. Si ribadisce che il farmaco è stato approvato unicamente per il trattamento delle rughe glabellari e si raccomanda ai medici di attenersi rigorosamente a quanto autorizzato, di informare adeguatamente i pazienti sia dei rischi che dei benefici e tenerli sotto stretta osservazione. (fonte farmacista33)
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IV campagna sicurezza stradale
Pubblicato da fidest su domenica, 5 febbraio 2012
Roma 7 febbraio 2012 ore 11 Sala Emiciclo di via Giuseppe Caraci, 36 Dipartimento Trasporti Navigazione e Sistemi Informativi e Statistici Ministero Infrastrutture e Trasporti
Modera Ludovico Di Meo Giornalista, vice direttore Rai Uno. Seguono gli interventi di:
11.05 Bruno Amoroso Presidente del Comitato Centrale Albo Autotrasportatori “L’impegno dell’Albo degli Autotrasportatori per la sicurezza stradale”
11.20 Rocco Giordano Coordinatore scientifico Comitato Centrale Albo Autotrasportatori “La IV Campagna per la sicurezza stradale: la familiarità del messaggio”
11.50 Fabrizio Rametto Presidente TCommunication “I messaggi chiave e le attività della Campagna”
12.00 Francesco Del Boca, Eleuterio Arcese, Alberto Armuzzi Rappresentanti delle associazioni di categoria
12.30 Bartolomeo Giachino Presidente della Consulta Generale per l’Autotrasporto e la Logistica
13.00 Conclusioni Guido Improta Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Domande e risposte ed a seguire interviste one-to-one
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