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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Berlusconi ruba la scena

Pubblicato da fidest su domenica, 7 aprile 2013

Ci risiamo. Ancora una volta la parola conclusiva in quella che sempre più diventa la sceneggiata della politica ha un solo vincitore: Silvio Berlusconi. L’uomo che si fa sempre più amare e odiare ma con il quale prima o poi si deve avere a che fare ed è meglio per gli avversari non sottovalutarlo. Mostra d’essere non solo il padrone della Lega ma persino di una parte cospicua del Pd. Il suo merito è anche il demerito dei suoi avversari da Bersani che ha mostrato sia in campagna elettorale sia nel gestire il dopo elezioni tutti i suoi limiti e con lui, mi dispiace dirlo ma è così, lo stesso presidente della Repubblica.
Un Bersani che ha giocato tutta la sua partita alle lunghe trattative per la formazione del governo e ora ci si è messo lo stesso presidente della repubblica mentre il “paese brucia” e occorrono risposte immediate. L’errore di Bersani è stato quello di rendersi “incomprensibile” con la sua insistenza nel volere un’alleanza con il M5S pur sapendo sin dall’inizio che non sarebbe stata possibile. Alcuni osservatori politici ritengono che la mossa era tutta protesa alla ricerca di un alibi per ritornare sia pure con una formulazione diversa dalle “larghe intese” tra le braccia di Berlusconi “padre padrone”. Un gioco al massacro che, purtroppo, vede sconfitto lo stesso M5S dal quale molti avrebbero voluto non solo la protesta ma anche la spinta per il cambiamento. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Le “barricate” dei pidiellini

Pubblicato da fidest su venerdì, 15 marzo 2013

esponenti politici del Pdl paventano l’idea di scendere in piazza in maniera violenta per difendere il loro presidente da quello che ritengono il golpe di una certa magistratura. Mi sembra che tutto questo sia accolto dagli altri movimenti politici con una certa indifferenza se non acquiescenza come se stando alle parole del presidente della Repubblica il capo di un partito deve essere lasciato libero di esercitare il suo mandato. Ma qui vogliamo semplicemente ignorare le accuse che gli sono state rivolte e mi riferisco nello specifico all’operazione che nel 2008 gli ha permesso di mettere in minoranza il governo Prodi “corrompendo” alcuni parlamentari con offerte di denaro e per giunta in nero. So bene che tutto questo va dimostrato con un processo e che con i suoi tre gradi di giudizio e prescrizioni permettendo e inciuci politici aggiungendo ne riparleremo, nella migliore delle ipotesi, tra 5-8 anni. A nessuno, a questo punto, viene in mente che l’imputato potrebbe risolvere il tutto in men che si dica facendosi giudicare per direttissima e se condannato ricorrere in appello e cercare di non disertare le udienze per evitare inutili rinvii. In caso contrario l’idea di un golpe resta percepita dagli italiani come reale, ma anche che ci troviamo in un paese che è ingovernabile e corrotto sino al midollo. E’ anche sconcertante che nessuno osa dire a chiare lettere che le paventate persecuzioni giudiziarie Berlusconi le avrebbe potute estinguere in men che si dica se si fosse lasciato giudicare invece di adottare la strategia dei rinvii, delle leggi ad personam, ecc. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Berlusconi il matador

Pubblicato da fidest su giovedì, 14 marzo 2013

Gli amici che ho all’estero non mancano occasione per chiedermi notizie su Berlusconi e per cercare di capire il motivo per il quale un uomo politico così “chiacchierato” possa continuare a rubare la scena tanto a lungo come se nulla fosse. Cosa posso rispondere? E’ una circostanza davvero inquietante. Lo è ancora di più, ammesso che sia possibile, leggendo la recente dichiarazione pubblica di un noto attore italiano che, parlando del cavaliere, ha affermato: “Berlusconi? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”. Non mi meraviglia, quindi, il golpe “bianco” dei parlamentari pidiellini davanti al tribunale di Milano per sostenere il loro “matador”. Non mi meraviglia che questi stessi politici avessero sostenuto nelle aule parlamentari che Ruby fosse la nipote di Mubarak pur sapendo che non era vero. Non mi meraviglia il riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica del diritto di Berlusconi a esercitare la sua attività politica a prescindere dai suoi “guai giudiziari” anche se ha cercato di stemperare quest’affermazione con la laconica ammissione che tutti sono uguali di fronte alla legge. Ma di quale legge non si sa bene se con quelle ad personam è stato depenalizzato il falso in bilancio e con l’accorciamento della prescrizione alcuni processi del cavaliere sono stati archiviati. Possibile che a nessuno venga in mente che sarebbe stato meglio farsi processare in un sistema come quello italiano particolarmente garantista con tre gradi di giudizio, salvo che non si dica che i giudici sono molto di più golpisti di quelli di segno contrario? E tutto questo non volendo entrare nel merito dei processi in corso. Mi verrebbe da dire “Usque tandem Berlusconi abutere patientiam nostra?” La verità, purtroppo, è che non si tratta tanto di pazienza ma… (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Governo e radio “gavetta”

Pubblicato da fidest su giovedì, 7 marzo 2013

Secondo alcuni commentatori politici l’asso nella manica di Bersani resta l’alleanza con il Pdl. Per quanto non sono propenso a fare della fantapolitica qualcosa, in effetti, si muove nel composito mondo del “palazzo” dove si dice che la recente condanna a Berlusconi e la possibilità che se ne aggiungono altre, compresa l’interdizione dai pubblici uffici, potrebbero ammorbidirlo favorendo un governo di larghe intese con il Pd dove si possa ragionare con un Berlusconi che si metta da parte con una sua plateale rinuncia alla presidenza del partito nell’interesse della nazione.  Se lo scenario è questo la mossa sarebbe quella d’isolare i grillini e di “sgonfiare” la loro spinta “populista” con cinque anni nei quali si possano fare delle riforme che potrebbero coinvolgerli. Si tratta ora di capire come sarà costituita la compagine governativa e quali ministri pidiellini vi potrebbero far parte. Questa chiave di lettura, del resto, come ho già avuto modo di scriverlo, si può estrapolarla dall’intervento di D’Alema che non avrebbe escluso l’alleanza con il Pdl ma a condizione che Berlusconi si mettesse da parte e ora la magistratura sembra dargli una mano sia pure nella legittimità della sua azione penale. Ci resta, quindi, una grande opposizione che potrà avere, per lo meno, il merito di controllare i possibili “sforamenti” e gli inevitabili “inciuci” per rendere più piacevole l’esilio del cavaliere. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Non è più tempo di discussioni

Pubblicato da fidest su giovedì, 7 marzo 2013

Ci risiamo. Da più disparate parti si preannunciano convegni dibattiti, discussioni di ogni genere ora sul conflitto d’interessi ora sulla riforma della giustizia, ora sulla legge elettorale ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di realizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Incominciamo con l’Imu che tanti voti ha portato a Berlusconi dai soliti gnoccoloni. Aboliamo o riduciamola in modo consistente per la prima casa abitata da pensionati o famiglie monoreddito. E se mancano le risorse c’è sempre Silvio Berlusconi che pubblicamente ha affermato che è ben disposto a donare quattro dei suoi miliardi di euro per questa causa. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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A carte scoperte

Pubblicato da fidest su martedì, 5 marzo 2013

Un segnale è stato percepito dagli italiani e pare che taluni fatti lo confermino dando ragione a Grillo che sostiene le intese sottobanco tra il Pd e il Pdl. Se andiamo a rivisitare tutta la storia politica italiana dal 1993 ad oggi che è stata caratterizzata dall’ascesa di Berlusconi e le sconfitte subite da Romano Prodi non dalle urne ma dai siluri lanciati dai suoi alleati mi pare evidente che il malessere proviene solo da una parte. Ora sembra che ci risiamo con un “timido” Bersani che lascia l’iniziativa a Berlusconi e sembra voglioso di vederlo vincere per gestire un post-Monti che è tutto in salita per gli enormi problemi che ha lasciato soprattutto sulla mancata equità dei sacrifici imposti agli italiani senza offrire loro l’opportunità di una crescita economica e industriale la sola capace di dare ossigeno alle imprese e porre un freno alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro.
Di ricette ve ne sono molte e talune di esse sono valide per tentare un’inversione di tendenza ma ci vuole un “uomo forte” e Bersani senza volerlo, ovviamente, ammettere esplicitamente lo ha indicato in Berlusconi. Questa è la contraddizione che i grillini hanno avvertito e i loro elettori hanno intuito. Ora per far esplodere il sistema occorre che il Pd getti la maschera e si allei con il Pdl e tra qualche anno si ritornerà alle urne dove la resa dei conti si farà tra il Pdl e il Movimento Cinque stelle, mentre il Pd è destinato a sparire.
Se Bersani e i suoi amici della “vecchia guardia” non se ne rendono conto, sebbene molti segnali lo stanno a dimostrare, lo stacco con gli elettori continuerà ad essere vistoso perchè il vizietto degli inciuci alla fine fa il suo tempo mentre non si possono affrontare i problemi e le riforme strutturali con un Pdl che, di là dei proclami di maniera, è votato alla conservazione dei privilegi in primo luogo del suo “padrone”.
Come uscirne? Con un atto di coerenza e di onestà. Bersani dovrebbe ammettere che lui ha creato un capolavoro “vincendo per perdere” ed è giusto che dopo questo pasticciaccio passi il testimone ad altri. Da leader non è riuscito ad essere credibile lo sarà ora per resituire dignità e futuro al suo partito? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Diversamente politici

Pubblicato da fidest su domenica, 3 marzo 2013

Scrive Rosario Amico Roxas: “Non basta il voto degli elettori per fare di persone dotate di buona volontà anche dei buoni politici. La loro vocazione di servire la democrazia si scontra frontalmente con l’imposizione del capo che non tratta, non discute, non collabora, e non permette che si possa trattare, discutere, collaborare. Lo slogan è “tutti fuori” e per ottenere tale risultato non c’è nulla di meglio che esaltare la ingovernabilità e paralizzare un paese già palesemente claudicante di suo. I giovani che hanno creduto, gli adulti che hanno voluto protestare, si ritrovano adesso nell’alveo di un fiume dopo un furioso temporale, mentre esondano i margini e la piena dilaga travolgendo ciò che resta.
Non c’è un rimedio che viene proposto,valutato, ipotizzato, ma solo il peggio che dovrebbe rigenerarsi e modificare, per inerzia, la storia della nazione. L’idea di distruggere per poter ricostruire al meglio è vecchia, ed ogni tentativo di proporla è stato causa di immani tragedie, perché la storia può essere indirizzata a progetti di sviluppo e di progresso, ma non certo di riedificazione dopo aver raso al suolo l’immagine stessa della storia. Così tanti giovani fiduciosi sono stati ridotti a “diversamente politici”, asserviti alla assurda logica del “tanto peggio tanto meglio”; è stata carpita la loro buona fede, la loro fiducia, senza dare loro nulla in cambio se non la promessa di distruggere ciò che ancora rimane. Senza speranza non c’è futuro.”
E’ a mio avviso un argomentare interessante e condivisibile se non vi fosse un ma. Ebbi già modo alcuni mesi fa di parlare del Movimento Cinque stelle e vi intravidi la possibilità che potesse funzionare da grimaldello per aprire la porta e farvi entrare aria nuova. Aggiunsi, tuttavia, che per essere completo il successo il movimento avrebbe dovuto ottenere almeno il 35% dei consensi. Non è stato così e me ne rammarico perché lo schiaffo ricevuto dai partiti non è stato da Ko e ora cercano di correre ai ripari adottando i soliti sistemi di corruzione, di seduzione, di disinformazione.
Per quanto si possa dire male di Grillo egli è stato il solo capace di renderci consapevoli di quello che siamo e che potremmo non essere se solo lo volessimo. Qui parliamo di un terzo, o quasi, degli italiani che ha votato Berlusconi completamente dimentichi di ciò che è stato e continua a essere e dei danni che ha provocato con il suo Governo. Qui parliamo di un altro terzo degli italiani, o giù di lì, che ha votato il Pd dimentico che è stato il partito responsabile dell’ascesa di Berlusconi, di averlo favorito non affrontando la legge sul conflitto d’interessi e sui tanti processi che se non hanno avuto la loro naturale conclusione lo si deve alle diverse leggi ad personam che gli hanno permesso di stravolgere il sistema giudiziario italiano. Non dimentichiamo, inoltre, che Bersani durante tutta la recente campagna elettorale è stato un “timido interlocutore” di fronte all’arroganza di un mattatore della taglia del cavaliere. Si percepiva quasi la voglia di favorire Berlusconi e di portarlo a governare di nuovo il paese come se nulla fosse. E ora ci meravigliamo che almeno una parte degli italiani abbia avuto la consapevolezza che esisteva ed esiste una sola forza capace di spezzare questi inciuci e d’offrire agli italiani un’alternativa scompaginando gli orditi di palazzo? Per quanto possa sembrare surreale a taluni il successo, sia pure parziale dei grillini, esso è diventato la sola e unica speranza degli italiani, di quelli, per intenderci, come Rosario, che credono nei valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Abbiamo toccato il fondo? Forse, ma vi era un’alternativa diversa? Non credo sic stantibus rebus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Italian buyout market hangs in the balance until election day

Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013

London/Milan – Despite a fiery political climate ahead of Italy’s parliamentary elections, domestic buyouts have surged 125% to hit EUR 1.2bn so far in 2013 compared to the same period last year. The boost in value largely stems from CVC finalizing a EUR 1.13bn buyout of local business information group, Cerved, from previous private equity owners Bain Capital and Clessidra.The deal is equivalent to 44.4% of 2012’s full year total of EUR 2.7bn, according to mergermarket data.
“Political and financial uncertainties mounting in southern European markets over the past 12 months are now confronted by the emerging scandal over loss-making derivatives trades made by the world’s oldest and Italy’s third largest bank, Monte dei Paschi, casting a shadow over eurozone plans for a banking union,” mergermarket senior correspondent Pamela Barbaglia says.No more than eight buyouts have been made in any month for over a year and deal values had not reached more than EUR 1bn in 18 months before the CVC deal. Furthermore, a large proportion of deals made in 2012 were due to the governments’ economic restructuring via Cassa Depositi e Prestiti. A consistent lack of Italian buyouts for the whole of 2012 and leading into 2013 illustrates investors’ caution amid headlining news.“The upcoming elections on 24-25 February are seen as pivotal to reassuring investors contending with Silvio Berlusconi’s latest political resurrection.” The current economic climate differs to that seen during the April 2008 election of Berlusconi’s party but amidst inconsistent monthly values and volumes that year, the quarter of the election was the highest in five years with deals valued EUR 4.6bn despite April being the lowest month in terms of deal value.
The CVC deal may well present the 2013 election period with a similar trend with Q1 already beating the equivalent period last year but time will tell if the following quarters’ deal values will decline akin to the three that followed in 2008. “Even after the elections, the shape of the new government will be largely determined through post-election alliances, and this will once again test the resilience of Italy’s bond market,” Barbaglia says.

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La politica italiana

Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013

Se in proposito consideriamo più da vicino l’andamento della politica italiana, di questi giorni, ci accorgiamo che siamo interamente sommersi da note contraddittorie. Ci troviamo con una sinistra divisa tra una proposta di stampo socialdemocratico e un’altra massimalista, con una politica economica e sociale di destra e una destra populista. Al centro vi è una folla composita fatta più da scontenti che da elementi impegnati per qualcosa, qualunque essa sia. Inoltre la sinistra mostra chiaramente la sua scarsa vocazione al governo del paese e la destra ed il Centro, che lo saprebbero fare, rimangono schiacciati da un peso ingombrante: quello che, per altri versi, è il suo leader carismatico, Silvio Berlusconi. Costui, bisogna dargliene merito, ha compiuto letteralmente un miracolo mettendo in piedi, in pochi mesi, una forza politica capace di diventare maggio-ranza nel paese, ma non ha saputo gestirla nel senso politico della parola e non certo in quello organizzativo. In questo modo ha perso l’occasione per imprimere un’effettiva svolta al Paese. Oggi è chi, di fatto, inibisce a questa stessa forza di riprendere il controllo politico nazionale. Il suo limite è stato, inizialmente, giudiziario ora lo è nel ritenersi con troppa enfasi un “padre della patria”. Qualche dubbio me lo consente se penso che mostra d’avere più interessi personali che collettivi da difendere.
Quando parla di giustizia e di garantismo diventa naturale pensare ai suoi guai giudiziari. Quan-do parla di tutela dei più deboli quelli che hanno un minimo di memoria pensano ai suoi miliardi “conquistati” in una manciata di anni. Quando parla del tea-trino della politica, rivolgendosi ai politici suoi opposi-tori, non può sfuggire la considerazione che di quel teatrino vi ha fatto parte e vi ha concorso a tenerlo in piede perché gli faceva comodo. Probabilmente ora che è nelle mani degli altri ne sente la nostalgia. Ci troviamo, quindi, con un’opposizione e una maggioranza che di continuo perdono colpi e diventano sempre meno credibili. Con quest’andazzo con quale criterio si può mettere mano alle necessarie ed an-che urgenti riforme strutturali da tutti invocate ma da nessun politico desiderate?
Eppure vi è un’opinione pubblica che ascolta i “profeti” della morale civica e dimentica che sono gli stessi personaggi inquisiti per corruzione e quant’altro. E le loro parole contro l’immoralità cre-scente sono espresse e scritte intingendo la penna d’oro in un calamaio tempestato di pietre preziose mentre vi è gente che muore di fame o è alla ricerca di un posto di lavoro, da tanto, troppo tempo oramai.
Questa stessa gente deve privare i loro figli di un tozzo di pane mentre qualcun altro già pensa di destinare ai propri rampolli un piccolo libretto di risparmio da 70 miliardi di lire e una villa sulla costa Smeralda da 15-20 miliardi di vecchie lire. Per costoro rappresentano gli spiccioli, il superfluo.

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I “brogli” di Berlusconi

Pubblicato da fidest su mercoledì, 16 gennaio 2013

«Ogni volta che parla di brogli riferendosi alle elezioni del 2006 Berlusconi travalica il terreno suo abituale, quello ossessivo delle bugie, per sconfinare nel campo della rimozione della realtà. Con la bufala dei brogli – mai documentata, banalmente perché falsa – l’ex presidente del Consiglio nasconde a se stesso anzitutto il fatto di essere stato sconfitto da Romano Prodi, e neanche una volta sola. Oggi ritorna sul punto. E lo fa per trovare un alibi al pasticciaccio delle liste che compongono la coalizione di centrodestra. Un tentativo di raccattare il raccattabile legittimato, a suo dire, dalla necessità di evitare quanto avvenuto nel 2006. Così questioni serissime finiscono nel calderone della campagna da avanspettacolo di Berlusconi, che mette insieme tutto, da Samorì a Saverio Romano, da Crosetto a Storace, da Stefania Craxi ai pensionati, e per giunta lo condisce con menzogne che addirittura mettono in discussione la legittimità di una tornata elettorale o il ruolo del Viminale. Siamo confidenti che gli italiani bocceranno con un voto pieno e inequivocabile questo ennesimo, gravissimo, schiaffo alla verità, alla decenza e anche alla memoria della nostra storia recente”. Lo dichiara Paola De Micheli, deputato uscente e candidato Pd alla Camera in Emilia Romagna.

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Il paso doble della politica italiana

Pubblicato da fidest su lunedì, 14 maggio 2012

(parte seconda) precedente: “Così va il mondo”. Mentre l’Unione Sovietica stava vivendo il suo momento più critico passando dal leader sovietico Michail Gorbačëv, con la sua glasnost e la perestroika, ovvero le sue riforme che avrebbero dovuto segnare il cambiamento, ad un fallito colpo di stato nel 1991 e alla sua dichiarata indipendenza come Federazione Nazionale Russa il 13 novembre dello stesso anno, insieme alle altre ex repubbliche sovietiche dopo che il Soviet Supremo aveva decretato lo scioglimento dell’Urss, l’Italia rimase sola con i suoi problemi e con i partiti in dissoluzione. Mancava una guida certa e i comunisti italiani si resero conto che la loro scalata al potere, da decenni sognata, li avrebbe costretti a convivere con un Paese ai limiti della ingovernabilità se non si permetteva la ricostruzione di una classe politica capace di assicurare al sistema l’alternativa al potere. Così fu aperto il cantiere della politica e misurato sul campo, con il voto elettorale, la possibile capacità di tenuta del sistema bipolare. Si arrivò in questo modo ad una governabilità “assistita” nella quale il sogno Moro-Berlinguer di un compromesso storico riaffiorò e si infranse, questa volta, per la litigiosità delle sinistre estreme ancora fortemente ideologizzate su una posizione che per altri era già antistorica e arcaica. Così finì con il prevalere una guida diversa e si ebbe l’era berlusconiana sia pure con qualche ritorno di fiamma (governi Prodi).
Ma il destino dell’Italia s’incrociò, ad un certo punto, con quello della federazione Russa. Accadde alcuni anni dopo il collasso dell’Unione Sovietica nel 1992 e i suoi tentativi di mantenere l’influenza globale nonostante le sue difficoltà economiche e la svolta nell’operare le necessarie riforme per adeguare il paese al superamento della propria antiquata struttura industriale. Questo processo di transizione da un’economia di tipo comunista ad una capitalista non fu indolore anche sotto l’aspetto della sua leadership politica ed istituzionale. In questo contesto non dobbiamo dimenticare che la Russia restava e resta un paese molto sviluppato nei settori chimico,petrolchimico, militare e meccanico, aeromobile e spaziale e se il suo gap nel settore alimentare si fece sentire, costringendola ad importare grandi quantità alimentari, resta, comunque, tra i maggiori produttori al mondo di cereali e tra i mercati ittici più abbondanti.
Da qui partì la rimonta della Russia e la liberalizzazione e stabilizzazione della sua economia secondo un modello occidentale ma con in stile russo e con essa il nuovo processo politico e di leadership del Paese con una nuova costituzione e una “presidenza” forte. Ma la fase che fu in grado di avviare il processo di stabilizzazione della Russia avvenne dopo la crisi finanziaria del 1998. Si susseguirono i primi ministri Evgenij Maksimovič Primakov Sergej Stepašin e per finire si arrivò a Vladimir Putin. Questi era uomo dell’apparato, già direttore dei servizi segreti (Fsb ex Kgb) sconosciuto ai più ma capace di ricucire l’unità del paese, nel tenere a bada gli stati più recalcitranti della Federazione russa e nel tessere una solida trama di amicizie e alleanze che se in apparenza innocue, come quella con Silvio Berlusconi, si rivelarono ai più attenti osservatori come un progetto capace di riallacciarsi alla visione che era stata abbozzata in quel lontano 1989 in un appartato ufficio di una torre del Cremlino.
Putin seppe accrescere notevolmente il suo prestigio internazionale e la sua economia riportando la Russia al rango di potenza globale. E’ stato il primo passo per far acquistare credibilità al ruolo di un paese guida per una nuova svolta negli equilibri internazionali del potere stabilendo nuove alleanze e nel tentare di sfaldare quelle esistenti per incrinare sempre di più il predominio capitalistico degli U.S.A. e dei suoi alleati, ovunque essi si trovassero.
E l’Unione Europea non era certo gradita alla Russia di Putin e ancor più osteggiata oggi in presenza di una Germania che tende ad assumere la guida economica e politica della comunità sotto il tallone di una moneta unica che, elargita con il contagocce, non fa altro che deprimere le stesse economie degli altri paesi a vantaggio della propria.
Ed ecco far capolino il nuovo ordine mondiale dove l’Italia dovrà assumere il doble paso dell’alleato che rompe e si apre verso i nuovi scenari geopolitici. (segue) (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it il precedente articolo è visibile su: https://www.google.com/bookmarks/lookup)

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Fermi tutti: arriva Berlusconi

Pubblicato da fidest su mercoledì, 9 maggio 2012

SOCHI. Talks with Italian Prime Minister Silvi...

SOCHI. Talks with Italian Prime Minister Silvio Berlusconi. Русский: СОЧИ. Встреча с Председателем Совета министров Италии Сильвио Берлускони. (Photo credit: Wikipedia)

Il nostro Silvio, il superman delle donne di vita italiane, mentre faceva ritorno in aereo dopo l’abbraccio con Putin e i festeggiamenti per l’incoronazione del suo “idolo” si sarà detto tra sé e sé: “ma che cavolo mi combina Alfano? Va a dire la verità agli italiani sul voto delle amministrative. Giammai. Queste sconfitte non si riconoscono. Vanno esorcizzate. Semmai si deve dichiarare: “sono soddisfatto, il risultato è al di sopra delle aspettative.” E subito fa sapere ai suoi colonnelli e ai media, ovviamente, che convoca il “direttorio” per dare ai suoi allievi una chiara lezione di cultura mediatica. Significa dare un solo messaggio che fa bene alle masse, rincuora i propri sostenitori e rilancia la politica delle promesse e delle assicurazioni che da 20 anni hanno retto tanto bene e che nessuno, sino ad ora, tra i suoi elettori gli ha mai chiesto il conto. Allora è tutto chiaro? Le amministrative per il Pdl sono sotto controllo. Il partito ritiene di aver toccato il fondo ma ora è pronto a risalire la china. E’ una lezione soprattutto per Fini e Casini con il loro “ridicolo” terzo polo. E’ sempre lui l’inossidabile “berlusca” a rimettere alla fine le carte in regola e a voler mandare il partito che ha fondato di nuovo in pista, magari con un maquillage più giovanile. D’altra parte, ci fa osservare un suo collaboratore, il Pdl alias Forza Italia ha già saputo, in passato, recuperare il gap elettorale, vedesi elezioni del 2006, e a sfiorare la vittoria salvo poi a consolidarla nel 2008. E soggiunge, con l’aria di chi la sa lunga: “Il nostro Silvio è come l’Idra, gli tagliano una testa e ne spuntano altre due e d’altra parte non è vista nessun Ercole che possa essergli alla pari per contrastarlo”. Ora siamo avvisati. Alfano si adegui se non vuole essere licenziato con infamia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Siria: Perduca (Radicali) Berlusconi e Frattini convincano Putin a desistere

Pubblicato da fidest su martedì, 13 marzo 2012

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito: “Leggo una nota dell’onorevole Frattini in cui afferma che ‘Bisogna convincere chi impedisce un dialogo costruttivo e continua a mostrarsi tuttora reticente di fronte alla dura repressione del regime a cambiare rotta’, concordo al 100 per cento, solo che nessuno meglio di lui e Berlusconi potrebbe essere adatto all’opera di convinzione di chi impedisce non solo il dialogo costruttivo ma anche un passo avanti delle Nazioni unite per sanzionare i comportamenti del solito ex amico Assad, al PdL esiste una linea dedicata alle telefonata a Mosca, la si usi ‘senza se e senza ma?, proprio come scrive Frattini nella sua nota”.

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Berlusconi: affari di giustizia

Pubblicato da fidest su martedì, 28 febbraio 2012

English: Political gaffiti with Silvio Berlusc...

Image via Wikipedia

Editoriale Fidest. Dopo la recente sentenza del tribunale di Milano che certifica l’impossibilità di giudicare l’imputato Berlusconi per la sopravvenuta prescrizione del reato, molte sono state le reazioni e quasi tutte “partigiane” sia nel plaudire sia nel criticare, sia nel rammaricarsi di quanto avvenuto. Persino l’imputato si è detto contento a metà perché lui, innocente, avrebbe voluto l’assoluzione piena come se non sapesse che gli sarebbe bastato rinunciare alla prescrizione. Se poi aggiungiamo il fatto che a dimezzare i tempi di prescrizione ci ha pensato il suo governo, tanto da far gridare a molti che si fosse trattato di una legge ad personam, la misura ci pare colma.
Ma noi non ce l’abbiamo con l’interessato. Si sa bene che il fine giustifica i mezzi e lui per farla franca, e siamo già alla terza prescrizione, ha reclutato il fior fiore degli studi legali milanesi e i suoi massimi componenti li ha perfino fatti assurgere a membri del parlamento, forse per averli ancora più vicini con i loro preziosi consigli.
Noi ce l’abbiamo con gli italiani che a dispetto della logica, del buon senso, della verità, sono pronti a giurare sull’innocenza e il vittimismo del loro leader massimo perseguitato da 20 anni dalla giustizia italiana.
Eppure una via d’uscita ci sarebbe stata: quella di farsi giudicare e di cercare non di ritardare gli iter processuali ma semmai accelerarli. D’altra parte con i suoi tre gradi di giudizio il nostro paese offre ai presunti colpevoli ampio spazio di difesa e possibili ribaltamenti di sentenze di primo o di secondo grado.
Ma se usciamo da questa parentesi giudiziaria e guardiamo l’aspetto politico dell’intera vicenda che ha impedito una riforma, quella della giustizia, sacrosanta, ma che non si poteva fare con la palla al piede di un presidente del consiglio sotto processo. D’altra parte persino la giustizia civile e tributaria ne ha risentito gli effetti negativi se si pensa alla depenalizzazione del falso in bilancio e che, manco a dirlo, ha evitato a Berlusconi, per ben due volte, una condanna possibile.
Ora gli italiani dovrebbero aggiungere a questo cahiers de doléances le “omissioni” che sono state per il governo Berlusconi la causa scatenante di una crisi economica e finanziaria che l’ha in pratica “costretto” alle dimissioni. Omissioni che sono state la causa principale per l’avvento di un’amministrazione controllata dai tecnici che ne hanno rilevata la gravità e ci hanno fatto intendere come una parte del danno si poteva evitarlo solo se si fosse provveduto anzitempo invece di raccontarci la favoletta che tutto andava a gonfie vele.
E ora ce l’ho con gli italiani, compreso il sottoscritto, perché da italiano se ne assume la corresponsabilità, in quanto oggi dovrebbero, per lo meno, cancellare con un voto elettorale, un partito che come il Pdl ha simboleggiato gli interessi “padronali” e non quelli generali del Paese. Ed invece, dai sondaggi d’opinione risulta essere in posizione apicale. Ciò vuol dire che direttamente o indirettamente un italiano su tre vede nel suo futuro Berlusconi come il salvatore della patria. E’ questo, a mio avviso il vero dramma del sistema Italia in politica come in economia, in costume e in civiltà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Berlusconi e la grande coalizione

Pubblicato da fidest su lunedì, 6 febbraio 2012

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: rogimmi)

“Dalle lusinghe di Berlusconi ci si deve guardare come da un abbraccio mortale”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando le ipotesi di Grande Coalizione cui starebbe lavorando l’ex premier Silvio Berlusconi.
Secondo Serracchiani “bisogna intanto ricordare e far ricordare con tenacia che il governo Monti è stato subito da Berlusconi e da moltissimi dei suoi, che l’attuale clima di collaborazione istituzionale e parlamentare si deve al senso di responsabilità del Pd, il quale ha anteposto il Paese all’interesse elettorale, e che le priorità di questo scorcio di legislatura sono senz’altro allontanarci dal baratro del default e uscire dalla vergogna del porcellum.E’ ovvio che le riforme elettorali bisogna condividerle, tuttavia – osserva l’esponente democratica – la storia recente ci insegna a essere assai cauti e chiari nel sederci al tavolo col Cavaliere, perché lui è bravissimo a mettere tutto nello stesso calderone: legge elettorale, Grande Coalizione, primo ministro… Ma un’ipoteca sul 2013 – conclude Serracchiani – è chiaramente inaccettabile”. (Giancarlo Lancellotti)

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