Dopo 20 anni la giustizia riesce ad emettere qualche sentenza di condanna nei confronti di chi si è sempre sottratto ad essa ora per prescrizione ora per leggi ad personam ora per le difficoltà obiettive di reperire prove d’accusa. A questo punto si potrebbe, se non sotto l’aspetto del carico giudiziario ma quello etico, chiudere la partita e mandare a vita privata l’autore di tante rocambolesche storie. In altre parti del mondo come negli U.S.A. nel Regno Unito, in Germania, in Canada, in Australia, ecc., ciò sarebbe stata la naturale conseguenza per un leader politico. Non accade in Italia. Non solo. Chi è stato investito da tali e tante accuse si ribella, organizza un’adunata di popolo per sostenerlo e altri milioni di italiani lo votano e tifano per lui. La magistratura è demonizzata, le istituzioni sono umiliate, l’antistato sembra prendere il sopravvento e nonostante ciò si continua a parlare di libertà, di giustizia, di verità. A questo punto c’è da chiedersi cosa ci sta capitando. Sembra che una parte dell’elettorato italiano ha perso il senso della realtà. Faccio un solo esempio. Mi riferisco alle macro regioni del Nord dove si rinuncia all’idea solidaristica identificabile con l’unità nazionale e si chiudono gli accessi al resto del paese accusato di essere spendaccione. Non si fa, come si dovrebbe, una politica di risanamento ma si procede solo in chiave punitiva per tutti, virtuosi o meno virtuosi. E allora che senso ha votare pdl al centro e al sud se al Nord funziona in chiave antimeridionalista? (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)
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Italiani: una società malata?
Pubblicato da fidest su venerdì, 8 marzo 2013
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La giustizia in Italia
Pubblicato da fidest su sabato, 19 gennaio 2013
Ho scritto queste cose venti anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità intro-dotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta.
Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata, da sempre, la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo.” Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità e uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi.” “Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria.” La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nel-l’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i conso-ciati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo eco-nomico, ha comportato la tendenza alla socializ-zazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei sog-getti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parla-mento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambia-vano, a un ritmo inusitato, i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impen-sabile, non si provvedeva prontamente alla riconsi-derazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi viepiù aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e conti-nuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo spe-cialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parla-mento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, poco o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di un mio lavoro, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare.” Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. “Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere.” “Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quel-lo legislativo.” “II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi, da esso emanate, ai magistrati per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, dico che in Italia, e aggiungo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corru-zione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comun-que mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. Ci sembra persino comico il voler perseguire il capo della lega Bossi allorché “minaccia” il “separatismo” per voler fondare la repubblica del Nord. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano, dalla sua unità a oggi, abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servito del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.
Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia.
La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i suoi commerci in Italia in cambio degli appoggi resi.
Le forze politiche devono quindi avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti.
C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso.
Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia.
A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più.
“A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. (Riccardo Alfonso)
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Riorganizzazione sanità regionale senza copertura
Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 maggio 2012
Da Roma arriva l’ennesima tegola per la Giunta Regionale del Piemonte. Il Consiglio dei Ministri ha infatti deliberato l’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della legge Regione Piemonte n. 3 del 28/03/2012 concernente “Disposizioni in materia di organizzazione del Sistema sanitario regionale”. Il motivo? Contiene una “disposizione normativa priva di copertura finanziaria”.Questa è la prova che quello che ciò detto durante tutta la discussione del Piano Socio-Sanitario era vero. Le famose federazioni sanitarie, l’unica novità organizzativa del piano sanitario, non sembrerebbero essere riconosciute come soggetti volti alla razionalizzazione della spesa. Anzi!La Giunta Cota a questo punto ci dica come intende porre rimedio a un pasticcio perché la salute dei piemontesi non è una mera questione di poltrone e tantomeno deve essere frutto di un taglia e cuci senza una linea guida.
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Provvedimenti governativi per le società creditrici con la Pubblica Amministrazione
Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 maggio 2012
“La previsione di consentire di compensare i crediti verso le pubbliche amministrazioni con i debiti verso le stesse iscritti a ruolo alla data del 30 aprile 2012 non risolve certamente i problemi delle imprese virtuose, quali quelle che emettono buoni pasto, ma serve solo allo Stato per accelerare la riscossione di propri crediti.”Lo ha dichiarato Franco Tumino, presidente di ANSEB – l’associazione che rappresenta le imprese emettitrici di buoni pasto – a seguito del Consiglio dei Ministri di oggi nel corso del quale si sono varati vari provvedimenti per tentare di risolvere i problemi dei numerosi creditori delle amministrazioni centrali e locali.Nemmeno la certificazione dei crediti , necessaria per avere liquidità dalle banche, è in grado di risolvere problemi di imprese che non sono in grado di corrispondere al sistema bancario interessi, che le stazioni appaltanti difficilmente riconosceranno, in ragione dell’entità degli sconti sul valore facciale dei buoni pasto che sono costrette a praticare da un sistema di aggiudicazione delle gare che va certamente riformato.
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Per il partito che non c’è
Pubblicato da fidest su mercoledì, 23 maggio 2012
I satrapi della politica sono in questi giorni generosi nelle loro sentenze sul modo d’intendere la politica e d’interpretarla a beneficio del popolo degli elettori, ma hanno un grosso difetto d’origine: parlano per la continuità del sistema e non per un suo superamento prefigurando un modello diverso d’affrontare il rapporto società civile e la sua rappresentanza istituzionale.
L’opinione pubblica invece è di tutt’altro intendimento anche se venendo meno una proposta credibile potrebbe essere tentata a disertare le urne o a votare come ha fatto in passato tradendo soprattutto lo spirito del nuovo che serpeggia nell’aria.
Ma se dessimo corpo ad un partito che oggi, purtroppo, non è intravedibile dobbiamo dire che esso dovrebbe fondarsi su un programma logicamente condivisibile ma tremendamente rivoluzionario. Un movimento fondato su due diritti complementari tra loro: il diritto alla vita e il diritto a viverla.
Siamo stati sempre molto sensibili all’idea che non vi debbano essere ostacoli di alcun genere per assicurare la natività, ma siamo molto scarsi sull’altro diritto che gli fa da corollario che è quello, a mio avviso altrettanto importante se non di più che è di continuare a vivere. Quel diritto disatteso che fa morire milioni di bambini e le loro madri in tutto il mondo per mancanza di assistenza sanitaria e di fame, quel diritto che latita impedendo a milioni di esseri umani di non avere un lavoro con il quale fondare una famiglia e sottrarsi alla miseria, quel diritto che tollera nazioni che coltivano il razzismo, l’apartheid, l’avidità delle classi privilegiate, quel diritto che garantisce l’istruzione ma non offre sbocchi adeguati nel rispetto della cultura, quel diritto che non permette a tutti d’alimentarsi e d’avere un tetto sotto cui ripararsi. Quel diritto che da un senso allo stesso diritto alla vita che è l’inizio di un percorso che la civiltà, il progresso, la cultura dovrebbero insegnarci a renderci consapevole di una continuità che non si può e non si deve interrompere. Quel partito non c’è e quel che è peggio non è nell’agenda politica non solo dell’Italia ma anche nelle restanti parti del mondo. Quel diritto che ci permette di guardare il futuro con più serenità e senso di giustizia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Medicina: rinnovati i vertici società italiana obesità
Pubblicato da fidest su giovedì, 26 aprile 2012
Enzo Nisoli, bresciano, 51 anni, è il nuovo Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO), la società scientifica che si occupa della ricerca di soluzioni all’espansione della malattia obesità che colpisce oltre 6 milioni di persone in Italia, il 10.3% della popolazione.
Succede a Roberto Vettor che ha guidato l’associazione nel biennio 2010-2012. Il cambio della guardia è avvenuto a conclusione del Congresso Congiunto SIO SICOB di Abano Terme (Padova) che si è appena concluso. Laureato in Medicina e Chirurgia a Brescia, con specializzazione in Biochimica e Chimica Clinica, Enzo Nisoli è professore associato di farmacologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. È referente del Ministero della Salute per la valutazione di eventi scientifici nel settore Farmacologia e Tossicologia Clinica nell’ambito della Commissione per la Formazione Continua in Medicina (ECM). È autore di oltre 130 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali e nazionali, tra cui le autorevoli Science, Cell Metabolism, Proceedings of the National Academy of Sciences of the U.S.A. (PNAS) eNature Medicine.
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Imposta sulle società: il Parlamento propone una base imponibile comune
Pubblicato da fidest su domenica, 22 aprile 2012
Bruxelles.
Former European Parliament in Luxembourg Italiano: Ex-Parlamento europeo di Lussemburgo (Photo credit: Wikipedia)
L’uso di una base imponibile comune dovrebbe essere obbligatorio, è stato dichiarato in Parlamento giovedì durante un voto per esprimere la sua posizione sulla legislazione proposta dalla Commissione europea. La proposta originaria della Commissione prevede uno schema volontario.”Questo sistema di armonizzazione per calcolare la base imponibile dà alle società la possibilità di consolidare i risultati delle loro filiali, permettendo loro di compensare per qualsiasi perdita di un membro del gruppo. Ciò rende più facile per le società avere e mantenere filiali in diversi Stati membri e riduce gli oneri burocratici. Inoltre, il sistema garantisce che le società, al momento di scegliere le loro sedi, diano più importanza ad aspetti economici e sociali piuttosto che a motivi puramente fiscali”, ha dichiarato la relatrice Marianne Thyssen (PPE, BE).
La base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (common consolidated corporate tax base – CCCTB) dovrebbe diventare obbligatoria dopo un periodo di transizione, secondo la risoluzione che è stata approvata con 452 voti a favore, 172 contrari e 36 astensioni.Inizialmente, la CCCTB si applicherebbe soltanto alle società cooperative europee, che hanno una natura transfrontaliera. Dopo cinque anni, verrebbe applicata a tutte le imprese europee, eccetto le piccole e medie imprese (PMI), che potrebbero optare per un regime della CCCTB su base volontaria. Per le PMI, la Commissione dovrebbe adoperarsi per ridurre i costi amministrativi e creare quindi le condizioni necessarie affinché le imprese attive su scala transfrontaliera possano trarre beneficio dall’adesione al regime della CCCTB.La posizione del Parlamento propone che qualora non tutti gli Stati membri desiderino utilizzare lo schema, coloro che intendono parteciparvi potrebbero introdurlo attraverso la procedura di cooperazione rafforzata prevista dai trattati UE.
Il regime della CCCTB darebbe alle società la possibilità di calcolare i loro redditi imponibili secondo un unico insieme di regole, invece di dover rispettare norme fiscali diverse in ogni Stato membro nel quale operano.La CCCTB, in quanto sistema per calcolare la base tassabile, non introdurrebbe alcun tasso comune d’imposizione.
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Costruire una società che riconosca la vita fragile
Pubblicato da fidest su martedì, 27 marzo 2012
Italiano: Sua Eminenza Cardinale Angelo Bagnasco Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Photo credit: Wikipedia)
“La Prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco interpella ed esorta tutti a un impegno ancor più assiduo in favore di una costruzione sociale fondata sul riconoscimento di ogni vita umana, soprattutto nelle sue espressioni più fragili”, così l’Associazione Scienza & Vita, per voce del Copresidente nazionale, Lucio Romano, commenta la Prolusione che apre il Consiglio Permanente della CEI. “L’antropologia enunciata è quella in cui ci riconosciamo” – continua il presidente Romano. “E’ ineludibile porre al centro di una società democratica e solidale la dignità intrinseca della vita umana e la sua indisponibilità, che va difesa da ogni forma di sopraffazione, etica ed economica, e da ogni possibile deriva, anche quando ‘nessuno di noi immagina certe aberrazioni, ma il piano è stato volutamente inclinato’ ”. “Siamo grati al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana – conclude Lucio Romano – dell’incoraggiamento e del riconoscimento manifestati per il contributo di Scienza & Vita al dibattito pubblico. Facciamo nostra la responsabilità di proseguire con entusiasmo e rigore la strada intrapresa, insieme alle altre Reti associative, al fine del ‘confronto su tematiche nodali per l’impegno dei laici’ ”.
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Didattica online
Pubblicato da fidest su martedì, 13 marzo 2012
La sede nazionale di eTwinning, azione diretta dalla Commissione Europea per la gestione dei gemellaggi elettronici tra istituti, apre al mondo dei social network. Innovazione didattica e social network, nel nome dei gemellaggi elettronici tra scuole europee. L’Unità Nazionale eTwinning sbarca su Facebook e Twitter per garantire un’informazione web 2.0 intorno al tema degli scambi “virtuali” tra studenti di tutta Europa.
eTwinning è una piattaforma online che fornisce un servizio gratuito a tutti gli insegnanti di scuole pubbliche e parificate dei paesi membri (oltre a Croazia, Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera) per permettere loro di allargare i propri orizzonti didattici attraverso l’attivazione di progetti di partnership con colleghi di altri stati a cui far partecipare le proprie classi. L’obiettivo, oltre all’innovazione nelle pratiche di insegnamento, è quello di sviluppare un sentimento di coesione e conoscenza nelle nuove generazioni, per la creazione di una vera e propria cittadinanza europea. “Trattando di tecnologia online ci è sembrato un passo naturale essere presenti anche sui principali social network – ha commentato il Capo Unità eTwinning Italia Donatella Nucci -. La volontà è quella di sensibilizzare i docenti, ma anche i giovani, sull’esistenza di nuove forme di partnership che garantiscono un approccio innovativo alla didattica, conferendo, da un lato, nuovi spunti alla loro professionalità e, dall’altro, un maggior coinvolgimento degli studenti, che possono apprendere divertendosi attraverso le nuove tecnologie ed il confronto con dei coetanei europei. A questo – conclude Nucci – si aggiunge una visibilità europea dell’attività svolta in classe, grazie a numerosi seminari organizzati in territorio nazionale e straniero e le premiazioni annuali dei migliori progetti”. L’azione coinvolge circa 90.000 scuole europee, con più di 160.000 progetti finora attivati. L’Italia è uno dei paesi più attivi con circa 6.000 istituti registrati, per un totale di oltre 8.000 progetti. A livello operativo eTwinning è gestito dal consorzio di Ministeri dell’educazione europei European Schoolnet, sotto diretto mandato della Commissione Europea. L’organizzazione si basa su una rete di Unità Nazionali presenti in ciascun paese e coordinate da Bruxelles. In Italia questa ha sede a Firenze, all’interno dell’ente Ansas, ex Indire, e più precisamente dell’Agenzia Italiana per il Lifelong Learning Programme (Programma di Apprendimento Permanente), il cui obiettivo è contribuire allo sviluppo dell’Europa quale società avanzata basata sulla conoscenza, riunendo al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell’ambito dell’istruzione e della formazione dal 2007 al 2013, periodo di durata dell’azione.
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Donne nelle società europee
Pubblicato da fidest su giovedì, 8 marzo 2012
Un passo in avanti, ma molto, molto lento. Si tratta della percentuale di donne ai vertici delle principali società europee, presenti con una quota di appena il 13.7%, sebbene in progresso dall’11.8% del 2010. Questo emerge da un rapporto pubblicato dalla Commissione europea secondi cui, di questo passo, ci vorranno 40 anni per raggiungere un equilibrio accettabile tra i sessi, con una rappresentanza di entrambi almeno al 40% . L’iniziativa, nata dal Commissario europeo alla Giustizia Viviane Reading, ha previsto un appello alle società affinché aumentino volontariamente il numero delle donne nei CDA ed è stata sostenuto anche dal Parlamento europeo. Diversi Stati membri, ha affermato la Reading, hanno cominciato a porsi seriamente il problema, introducendo leggi sulle quote rosa nei consigli di amministrazione (Belgio, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna). In Danimarca, Finlandia, Grecia, Austria e Slovenia, invece, sono state adottate norme sulla parità di genere negli organi di governo delle società statali. (Piero Tatafiore)
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Roma: gli affitti delle case
Pubblicato da fidest su venerdì, 6 gennaio 2012
«Ho presentato oggi un esposto-querela alla Procura della Repubblica di Roma, per denunciare la strisciante cultura della discriminazione della famiglia, specie di quella con molti figli, che viene diffusa attraverso gli annunci per gli affitti delle case nella nostra città. È necessario, su questo, lanciare un segnale chiaro e forte alle famiglie». È quanto dichiara l’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo, commentando l’inchiesta, pubblicata oggi su un quotidiano romano, che denuncia la lunga serie di messaggi di locazione immobiliare disponibili su siti Internet e su giornali specializzati in cui viene esplicitamente negata la possibilità di accesso alla casa a nuclei familiari, soprattutto se numerosi. «In realtà – aggiunge l’Assessore capitolino – la nostra azione legale ha più che altro un significato simbolico. Vuole mettere sotto i riflettori della cittadinanza una silenziosa, ma continua e quindi pericolosa negazione del valore universale della vita e dell’istituto che è naturalmente preposto a questo, ovvero la famiglia». «Roma Capitale è da tempo impegnata a promuovere iniziative che possano rendere questa città sempre più a dimensione familiare. Entro gennaio presenteremo alla stampa i primi frutti concreti del dialogo tra Istituzioni e associazioni familiari, che abbiamo potuto approfondire anche grazie alla Prima Conferenza con la Famiglia, vissuta lo scorso 17 dicembre alla Limonaia di Villa Torlonia. Tra questi, due servizi i cui bandi sono stati appena pubblicati: un numero verde ‘Pronto famiglia’ e un percorso sperimentale di formazione ed ‘educazione’ alla vita familiare. Insieme all’implementazione del ‘quoziente-Roma’ per tutte le tariffe che fanno capo all’Amministrazione, come accade già per il nido, che è gratuito dal terzo figlio in poi – conclude De Palo – queste iniziative vogliono essere un messaggio che Roma vuol dare alla società civile e alle Istituzioni, anche a livello nazionale: un figlio non può diventare un problema, ma deve continuare a essere una risorsa per la famiglia e per la città».
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L’Università torni a riflettere su se stessa!
Pubblicato da fidest su sabato, 26 novembre 2011
Si è conclusa la IV edizione della Settimana dell’Università della FUCI, svoltasi dal 14 al 20 novembre scorso, al motto di Gustosamente. Una rassegna che ha visto coinvolto tutto il territorio nazionale, con oltre 30 gruppi da Nord a Sud impegnati nella realizzazione di eventi che testimoniassero, oggi più che mai, l’attenzione che la Federazione rivolge al mondo universitario.Cosi a Brescia si è tenuta una tavola rotonda sul tema Studiare e Crescere: quali opportunità?; a Catania si è aperto un dialogo tra studenti e professori per disegnare un progetto comune di Università; a Macerata ci si è confrontati sul tema Quale spazio per vivere l’Università, la Città, la Fede?; a Modena si è elaborata una riflessione sul pensiero di San Tommaso di Aquino e i riflessi in quello del filosofo Antonio Rosmini; a Ragusa gli studenti sono stati invitati ad un reading a più voci. Queste sono solo alcune delle iniziative che hanno animato gli Atenei della penisola in questa Settimana. Potrete trovare sul sito (www.fuci.net) l’elenco completo delle attività dei gruppi. «Dedicare appositamente un appuntamento nazionale all’Università sta a sottolineare l’impegno che la FUCI vuole costantemente rinnovare in essa – affermano i Presidenti Nazionali Francesca Simeoni e Alberto Ratti – soprattutto in un periodo come questo in cui l’Università sta attraversando una congiuntura non certo facile. Riteniamo di fondamentale importanza, anche per uscire da questo impasse, che l’Università torni ad elaborare un pensiero ed una riflessione su se stessa. Solo così sarà in grado di indicare alla società i suoi bisogni e dettare la propria agenda, senza lasciare che questo avvenga da parte di soggetti esterni al mondo universitario».
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Il ruolo della tradizione nella chiesa e nella società
Pubblicato da fidest su lunedì, 21 novembre 2011
Torino. 1° Dicembre 2011, alle ore 18,00, presso il Teatro del Collegio “San Giuseppe” in via Andrea Doria 18. Presentazione dei saggi di Roberto de Mattei Apologia della Tradizione e Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, vincitore del Premio Acqui Storia 2011. Intervengono: Roberto de Mattei, vice presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, presidente della Fondazione Lepanto; Cristina Siccardi, giornalista e scrittrice. Introduce: Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, presidente del Gruppo Croce Bianca. Modera: Vittorio G. CardinalI, giornalista e storico di Casa Savoia.
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Passera e il conflitto di interessi
Pubblicato da fidest su domenica, 20 novembre 2011
Corrado Passera è presidente della Società Autostradale Brescia-Padova (meglio nota come Serenissima). Al momento della fusione della Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno in Unicredit, quest’ultima eredita una quota del 20% della Serenissima. Biasi (monarca da quasi vent’anni della banca e della fondazione che non sono organismi privati in senso stretto) non riuscendo ad utilizzarla per un controllo sostanziale sulla società, la mette in vendita. Si fa avanti il finanziere bresciano Gambari (un passato con vicende penali di natura tributaria), che non avendo i 200 milioni di euro richiesti li deve prendere a prestito. Sapete chi glieli dà? Il Gruppo Intesa, guidato da Passera: siamo nel 2004 ma le cose non vanno come dovrebbero andare, in particolare nella società Infracom, che fa capo a Gambari, il quale non trova di meglio che coinvolgervi Serenissima, con operazioni assai discutibili anche attraverso paradisi fiscali, fino a rischiare di trascinarla nello stato di decozione della società, di cui l’autostrada si fa garante nei confronti di Intesa San Paolo. Risultato: alla fine della giostra in soccorso di Gambari entra in campo ancora Passera. Lo scorso anno infatti Biis-Banca infrastrutture innovazione e sviluppo, braccio operativo di Intesa Sanpaolo che Corrado Passera ha affidato all’ amministratore delegato Mario Ciaccia, rileva il 66% circa delle quote di Invester, la holding con cui l’imprenditore bresciano controlla il 25% dell’Autostrada Brescia Padova. Complessivamente Intesa Sanpaolo, che ha già in portafoglio il 6% di Serenissima, viene a detenere così il 31% del capitale. Secondo Gambari, Biis, che è specializzata nel settore delle infrastrutture, può dare un forte impulso al piano di efficienza. Intesa Sanpaolo fornirà le risorse finanziarie necessarie per ricapitalizzare la concessionaria Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova, che sarà chiamata nei prossimi anni a realizzare un importante programma di investimenti. E l’amministratore delegato Ciaccia dichiara: «Oggi abbiamo definito un capitolo importante per favorire lo sviluppo in Serenissima che rappresenta un asse autostradale essenziale e strategico per il nord-est …».
D’altronde Intesa Sanpaolo ha messo in campo con la Biis una vera e propria banca dedicata alle infrastrutture, con la quale ha collezionato una serie di partecipazioni e progetti con notevole impiego di risorse. Infatti Passera già da qualche anno auspica il varo di un progetto di ampio respiro, in grado di mobilitare risorse per 250 miliardi in un quinquennio, pari a13% del Pil, da reperire attraverso recuperi di sprechi sulla spesa pubblica, miglior utilizzo di fondi Ue, lotta all’evasione e altre misure ad hoc senza appesantire il bilancio dello Stato. Un progetto di stampo keynesiano che finora non ha trovato risposta nella politica economica ma che è completamente condiviso da Palenzona, anch’esso considerato un uomo delle infrastrutture per i suoi molteplici impegni in questo campo, sia attraverso Unicredit sia con la presidenza di Aeroporti di Roma che sta portando avanti faticosamente il mega progetto di Fiumicino per le Olimpiadi del 2020. Al riguardo non dimentichiamo che la Brebemi (Brescia-Bergamo-Milano), ha nel Gruppo Intesa il socio di riferimento, ed ha deliberato un maxi aumento di capitale funzionale a proseguire la costruzione dell’arteria autostradale tra Milano e Brescia. Biis è anche socia di Tem (Tangenziale esterna Milano). Non si deve poi dimenticare che nel 2003, con Riccardo Illy e Giancarlo Galan a capo delle rispettive regioni e con Mediobanca advisor finanziario, venne lanciato il progetto “Autostrade del Nord”, fortemente sponsorizzato da Passera. Probabilmente rientra in un tale progetto anche ciò che in quegli anni avviene, cambiando orizzonte geografico, sull’asse Milano-Genova. Anche nella vicenda delle vendita del 15% della dell’Autostrada Serravalle dal Gruppo Gavio alla Provincia di Milano (Presidente Penati oggi ben noto alle cronache giudiziarie) entra di prepotenza Passera. E’ lui che fornisce ad Asam i 240 milioni di euro necessari per l’operazione: in cambio si prende in pegno il 53% di quote in mano alla Provincia e nomina un suo uomo, il vicepresidente di Intesa Bracchi. Per ridurre il debito la Provincia di Milano venderà poi le quote che possiede della Serenissima (ma guardate un po’) alla stessa Serravalle (così Passera le controllava avendola in pegno).
Per finire il Gruppo Intesa possiede il 2% circa di Atlantia (che controlla Autostrade Spa).
Oggi Corrado Passera, come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, detiene il potere della vigilanza sulle concessionarie autostradali. Come è possibile che il Presidente del Consiglio Monti, che è stato in Europa rigoroso garante delle regole della concorrenza, finga di non sapere che in nessun Paese europeo, e meno che meno negli Stati Uniti, un manager, appena uscito da vicende come questa, mai avrebbe potuto ricoprire un tale incarico per un evidente ed insormontabile conflitto di interessi? Una cosa del genere sarebbe stata possibile solo dopo alcuni anni dall’abbandono degli incarichi ricoperti. Abbia per lo meno la saggezza di ritirare le deleghe sulla vigilanza alle concessionarie autostradali attribuendole ad altro Ministro o tenendole egli stesso per sé. (Antonio Borghesi deputato)
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