Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Kenya: rafforzata la presenza nel complesso di Dadaab

Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012

English: Women and children waiting to enter D...

English: Women and children waiting to enter Dadaab camp in Kenya. One of thousands of refugee families who have recently arrived from Somalia fleeing the drought and conflict. (Photo credit: Wikipedia)

Ieri è stato inaugurato il nuovo ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Kenya nord-orientale, nell’ambito dell’impegno dell’Agenzia a garantire continuità ai fondamentali servizi di assistenza per le oltre 460.000 persone che vivono nel complesso di campi per rifugiati di Dadaab. Quello di Dadaab è il più grande insediamento di rifugiati al mondo e si estende su un’area di oltre 50 chilometri quadrati. Il nuovo ufficio UNHCR, inaugurato alla presenza delle autorità keniane, si chiama Alinjugur e si trova nel distretto di Fafi, a circa 80 chilometri dal confine con la Somalia e a circa 20 dalla base principale dell’Agenzia a Dadaab. Da ieri quindi Alinjugur ospita staff dell’UNHCR, di altre agenzie e di organizzazioni non governative. I team di operatori che fanno base a Alinjugur copriranno i siti di Hagadera e Kambioos che accolgono circa 150.000 rifugiati somali. L’ufficio di Alinjugur consentirà all’Agenzia di essere più vicina alle comunità di rifugiati e quindi di fornire migliori servizi ai rifugiati e alle comunità locali che li accolgono. L’apertura dell’ufficio è il risultato dei colloqui e della collaborazione con le autorità keniane mirati a decongestionare i campi e ad accrescere la presenza sul terreno dell’UNHCR e delle altre organizzazioni umanitarie. Inoltre è in atto una stretta collaborazione con la comunità d’accoglienza, al fine di favorire la positiva coesistenza con i rifugiati. L’UNHCR è fiducioso che i nuovi sviluppi consentiranno all’Agenzia di estendere lo spazio umanitario e facilitare le operazioni di assistenza.
Negli ultimi 6 mesi la sicurezza ha costituito a Dadaab una vera e propria sfida, costringendo l’Agenzia a ridimensionare le proprie operazioni sul terreno. Col perdurare di minacce quali sequestri, dirottamenti di veicoli, ordigni esplosivi improvvisati e scorrerie, la situazione resta complessa e tesa.
Da due decenni il complesso di Dadaab fornisce protezione, alloggio e assistenza umanitaria ai rifugiati somali, spesso in circostanze difficili e complesse. Tra queste il cronico sovraffollamento, il rischio di malattie e le inondazioni stagionali.

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Una Corte internazionale per la pirateria marittima

Pubblicato da fidest su sabato, 12 maggio 2012

Bruxelles. I deputati ritengono che la lotta contro la pirateria non possa essere vinta solo con strumenti militari. In una risoluzione approvata giovedì, l’Aula chiede ai governi nazionali di rinforzare la protezione militare delle navi europee, ma allo stesso tempo di finanziare progetti che affrontino le cause del fenomeno. I deputati domandano inoltre l’istituzione di tribunali speciali per i pirati. L’EU e la NATO dovrebbero coordinarsi meglio per far fronte alla crescente minaccia alle imbarcazioni internazionali da parte della pirateria, soprattutto nella zona a largo della Somalia e del Corno d’Africa. I deputati deplorano che il numero delle navi messe a disposizione dagli Stati membri per l’operazione UE NAVFOR ATALANTA sia stato ridotto da 8 ad appena 2-3 all’inizio del 2012 e sollecitano pertanto gli Stati membri a “mettere a disposizione maggiori risorse navali per garantire il successo della missione”. Il Parlamento chiede all’Alto rappresentante UE per la politica estera Catherine Ashton e ai governi nazionali di trovare urgentemente una soluzione per liberare i 191 marinai ancora in ostaggio e di assicurare il rilascio delle 7 navi dirottate. I deputati inoltre ricordano alle autorità regionali che, in base al diritto internazionale, “nessuna autorità diversa da quella dello Stato di bandiera può ordinare provvedimenti di arresto o di blocco di una nave”.
La Commissione e il Consiglio devono trovare un accordo su regole comuni per l’uso, sempre più frequente, di personale armato autorizzato a bordo delle navi, continuano i deputati, che sottolineano anche che “il ricorso ad agenti armati privati è una misura che non può sostituirsi alla necessaria soluzione generale dell’articolato problema della pirateria”. Per combattere il fenomeno alla radice, la comunità internazionale deve adottare una “strategia globale per la situazione in Somalia, che stabilisca un nesso tra sicurezza, da un lato, e sviluppo, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, dall’altro”, afferma il testo adottato. La strategia dovrebbe mirare a migliorare le strutture giudiziarie e a rendere possibile la creazione di tribunali speciali anti-pirateria nella regione.

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Somalia: capitale sotto bombardamento mortai

Pubblicato da fidest su giovedì, 29 marzo 2012

Mogadiscio. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) è preoccupato per i continui attacchi di mortaio nella capitale somala Mogadiscio, che ieri hanno provocato altre 3 vittime. Diversi colpi di mortaio sono stati lanciati sull’insediamento per sfollati di Beerta Darawiishta (Darwish) vicino al palazzo del Parlamento somalo nel distretto di Waardhiigley intorno alle 02:15 di lunedì mattina. Sono 3 – secondo quanto è stato riferito – gli sfollati rimasti uccisi, tra i quali un padre con suo figlio di 3 anni. Sono inoltre 8 i feriti gravi, tra cui 5 donne e 3 uomini. Si ritiene che l’obiettivo dell’attacco fossero le forze filo-governative insediate vicino al palazzo del Parlamento. Comunque, proprio come è avvenuto in un attacco simile la scorsa settimana sul palazzo presidenziale Villa Somalia – il primo del genere dallo scorso agosto, quando le forze anti-governative si sono ritirate dalla maggior parte dei distretti della capitale – i colpi di mortaio non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, atterrando invece tra gli sfollati. Durante il fine settimana si sono verificati inoltre attacchi di mortaio su Villa Baidoa e Villa Somalia. Non sono statti registrati feriti tra la popolazione civile. Le forze anti-governative – secondo quanto riferito – avrebbero istruito gli sfollati per spostarsi lontano dalle aree circostanti i palazzi presidenziali poiché sarebbe loro intenzione proseguire negli attacchi. L’UNHCR rileva che le forze filo-governative stanno attuando pratiche mirate a ridurre l’impatto del fuoco indiretto sulla popolazione civile ed evidenzia che questi ultimi sono stati informati in anticipo sulla recente attività militare ad Afgooye. Ciò ha consentito loro di lasciare l’area in sicurezza e di cercare assistenza a Mogadiscio e in altre aree.

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Danish Ship Disrupts Pirate Vessel

Pubblicato da fidest su mercoledì, 29 febbraio 2012

US Navy 090327-N-6639M-056 Rear Adm. Terence M...

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During the early morning of 27th February, off the coast of Somalia, Her Danish Majesty’s Ship (HDMS) Absalon, acting as part of NATO’s counter-piracy operation (Operation OCEAN SHIELD), approached a vessel that had been previously captured by pirates and was being used as a mother-ship (from which pirates normally launch attacks on other merchant vessels). HDMS Absalon successfully disrupted the pirate vessel however, two members of the original crew were found wounded and subsequently died.

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Crisi alimentare in Africa

Pubblicato da fidest su mercoledì, 18 gennaio 2012

Ambia Mohammed is left struggling to look afte...

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Il ritardo della comunità internazionale nel rispondere ai primi segnali di crisi alimentare in Africa orientale è costata migliaia di morti e milioni di dollari. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto “Un pericoloso ritardo”, diffuso oggi da Oxfam e Save the Children.In Corno d’Africa gli interventi avrebbero dovuto essere più tempestivi e anche se è impossibile calcolare esattamente quante siano le vittime della siccità che ha colpito la regione, un dato vale per tutti: nel solo periodo aprile-agosto 2011, il governo britannico ha stimato tra 50 e 100.000 decessi, di cui più della metà bambini sotto i 5 anni. Un altro dato ancora viene dal governo statunitense, più di 29.000 bambini minori di 5 anni sono morti in 90 giorni tra maggio e luglio. Oggi la Somalia è ancora colpita dalla peggior crisi alimentare del mondo con centinaia di migliaia di persone a rischio. Qualche azione preventiva è stata intrapresa, ma la crisi richiedeva un maggiore impegno e gli interventi più costosi sono stati effettuati troppo tardi. Trasportare 5 litri di acqua al giorno per 5 mesi – nel tentativo estremo di salvare la vita a 80.000 persone in Etiopia – costa più di 3 milioni di dollari. Al contrario, nella prime fasi della siccità, sarebbero stati sufficienti 900.000 dollari per predisporre fonti di approvvigionamento idrico nella stessa area. E’ una lezione da tenere presente per l’Africa occidentale, regione minacciata dal rischio di una crisi alimentare che potrebbe colpire milioni di persone. Secondo Save the Children, in alcune aree del Niger intere comunità sono già alle prese con scorte di cibo, denaro e carburante minori di un terzo rispetto al livello minimo necessario per sopravvivere. Più in generale, nel Sahel la produzione di cereali è diminuita del 25% in un anno e i prezzi sono aumentati del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni. L’ultima crisi alimentare nella regione ha colpito 10 milioni di persone nel 2010. Uno scenario che il Forum Economico Mondiale in programma la settimana prossima e l’Unione Africana non possono permettersi di ignorare, se vogliono evitare un disastro umanitario. Per questo è cruciale non ripetere gli errori fatti nel Corno d’Africa. Secondo il rapporto di Oxfam e Save the Children, le agenzie umanitarie e i governi hanno indugiato per sei lunghi mesi prima di fornire aiuti su larga scala. Si sono attese le prove inequivocabili di una catastrofe umanitaria invece di agire per prevenirla. I sistemi più avanzati di allerta avevano preannunciato la probabile emergenza in Africa orientale per agosto 2010. Ma una risposta vera e propria c’è stata solo a luglio 2011, quando i tassi di malnutrizione in alcune regioni avevano superato di gran lunga la soglia di emergenza, e i media avevano cominciato a interessarsi della crisi. Oxfam e Save the Children chiedono di riformare le strategie d’intervento secondo le indicazioni della “Charter to end estreme hunger”, un’iniziativa congiunta per spingere i governi ad assumersi le loro responsabilità e intraprendere passi concreti per evitare nuove crisi alimentari.
Oxfam ha aiutato circa 1.5 milioni di persone in Somalia, 300.00 in Etiopia e circa un milione in Kenya fornendo acqua pulita, servizi igienici, cibo terapeutico per bambini malnutriti, denaro contante e mezzi di sostentamento.
Save the Children ha raggiunto e aiutato più di 280.000 persone in Somalia, 1 milione in Etiopia e più di 440.000 in Kenya.

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Assassinio di un leader della comunità di rifugiati

Pubblicato da fidest su sabato, 31 dicembre 2011

Português: O ex-primeiro-ministro de Portugal ...

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Ginevra. António Guterres, ha espresso oggi profondo rammarico per l’assassinio insensato di un leader della comunità di rifugiati avvenuto giovedì 29 dicembre, nel complesso di campi di Dadaab, nelnord del Kenya. Il leader del Community Peace and Security Team del campo di Hagadera è stato colpito da colpi di arma da fuoco giovedì sera alle 19.45 mentre
entrava nel suo compound. I team delle comunità Peace and Security, gestite da rifugiati, sono fondamentali per mantenere le condizioni di sicurezza nei campi. La vittima è stata colpita ripetutamente e gli assassini sarebbero
riusciti a darsi alla fuga. L’assassinio è stato immediatamente denunciato alla polizia locale. Gli sforzi per salvare la vita del leader della comunità di rifugiati, portato immediatamente all’ospedale del campo di Hagadera, sono stati vani e l’uomo è deceduto questa mattina mentre veniva trasferito a Nairobi. Dadaab è il complesso di campi più grande al mondo e vi trovano alloggio più di 460.000 persone. La Somalia rimane una delle crisi umanitarie più gravi del mondo. Più di 950.000 somali sono rifugiati nei paesi confinanti mentre 1.46 milioni sono sfollati all’interno della stessa Somalia.

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United nations commends Nato coungter piracy efforts

Pubblicato da fidest su domenica, 27 novembre 2011

Arrrgh! | Pirates

Image by Joriel "Joz" Jimenez via Flickr

London: At its meeting in New York this week the United Nations Security Council voted to extend its mandate for those fighting piracy off the Horn of Africa by a further 12 months. NATO deployed on its Counter Piracy operations in response to the UN’s concern over the damage and disruption to world trade caused by the rapid growth in piracy off the Somali coast. The extension of the mandate through to the end of 2012 reflects the NATO mission sanctioned by the North Atlantic Council which is also due to expire at the end of 2012. In unanimously adopting resolution 2020, the Security Council stressed the need for the international community to not only tackle piracy but also to deal with the underlying causes i.e. the instability ashore in Somalia. The Security Council commended the efforts of NATO and the other international forces and nations as they “suppress piracy and protect vulnerable ships transiting through the waters off the coast of Somalia.” NATO began its continuous counter piracy mission with Operation Allied Protector in March 2009. Its aim was to deter and disrupt piracy in the Gulf of Aden. This was then superseded by Operation Ocean Shield which allowed greater geographical freedom to move into the Indian Ocean after the pirates turned their focus there and also allowed for regional capacity building if regional states requested it. In 2009, 45 ships were hijacked in the region; so far in 2011, 21 ships have been hijacked effectively halving the number of ships taken. Naval warships have been in the region constantly providing a visible presence and deterrence and this has undoubtedly contributed to the pirates’ lack of success. In addition NATO, along with its partners, has been working with the maritime community to ensure that both merchant ships and crews are aware of Best Management Practices 4 (BMP 4) which give advice on how to protect vessels against pirate attack.

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Somalia: offensiva militare del Kenya

Pubblicato da fidest su venerdì, 4 novembre 2011

Ruins of Qa’ableh, Somalia.

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L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) attacca duramente il governo del Kenya che con la sua offensiva militare contro le milizie radical-islamiche Al-Shabaab ha messo in pericolo gli aiuti umanitari per oltre tre milioni di persone affamate nella Somalia centrale e meridionale. L’APM sottolinea che la protezione e l’assistenza umanitaria alla popolazione civile devono avere la massima priorità. La popolazione affamata è terrorizzata dai bombardamenti aerei e rinuncia anche a fuggire all’estero alla ricerca di cibo e protezione. L’attacco missilistico lanciato domenica scorsa dall’aviazione keniota ha colpito un campo profughi della città di Jilib uccidendo 5 civili (tra cui tre bambini) e ferendo altre 52 persone.Almeno 31 dei feriti sono bambini e non combattenti delle milizie Al-Shabaab. Il governo del Kenia nega ogni responsabilità per l’attacco aereo e accusa i miliziani di fare “propaganda” ma i collaboratori delle organizzazioni umanitarie straniere presenti confermano l’attacco aereo e il ferimento dei profughi.Ancora un volta un paese straniero combatte una guerra su territorio somalo, senza alcun riguardo per la popolazione civile. Già l’esercito etiope fu accusato di aver commesso gravi crimini di guerra e contro l’umanità durante l’occupazione della Somalia centrale tra il 2006 e il 2009.Tre settimane fa il Kenia ha avviato la sua offensiva militare nella Somalia meridionale. Da allora il numero dei profughi per fame che cercavano aiuto nel paese confinante è drasticamente sceso. Se prima dell’offensiva circa 3.400 profughi cercavano settimanalmente riparo in Kenia, dopo l’avvio dell’offensiva il loro numero è sceso ad appena 100.Le persone affamate soffrono anche le misure coercitive delle milizie Al Shabaab che a partire da fine ottobre hanno deportato oltre 27.000 profughi prelevandoli a forza dai campi profughi della regione del Lower Shabelle per riportarli nelle loro regioni di provenienza dalle quali erano scappati. Per sostenere l’apparenza di normalità, le milizie pretendono che la popolazione resti nei propri villaggi a lavorare i campi, ma la gente non ha provviste alimentari e senza aiuti alimentari non può sopravvivere fino ai prossimi raccolti. La deportazione dei profughi da parte delle milizie Al Shabaab costituisce una grave violazione del diritto umanitario.

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Caritas aids one million people in East African

Pubblicato da fidest su sabato, 8 ottobre 2011

Pope Benedictus XVI

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Pope Benedict urged the international community to tackle the humanitarian emergency. He invited everyone “to offer prayers and practical help for so many brothers and sisters so harshly tested, particularly the children in the region.” The Caritas network of Catholic aid agencies is helping over one million people in East Africa’s food crisis, providing families with food, clean water, and a way to support themselves in the future. Caritas is developing and implementing programmes worth more than €30 million ($41 million). Presented to Pope Benedict were the Apostolic Administrator of Mogadishu and President of Caritas Somalia Archbishop Giorgio Bertin, Caritas Italy’s Director Paolo Beccegato and Ken Hackett, outgoing CEO of Catholic Relief Services (a U.S. Caritas member). Caritas Internationalis Humanitarian Director Alistair Dutton was also present. “Caritas members all over the world have moved quickly to help prevent suffering in East Africa through our partners on the ground,” said Dutton. “We will continue to care for the hungriest and most vulnerable victims. “Drought triggered the current crisis, but it’s as much a manmade as natural disaster. We must tackle chronic underdevelopment and help communities adapt to changing climates across the region. We must seek an end to conflict in Somalia if this is to be the only famine in East Africa this century.” The Pontifical Council Cor Unum is hosting a meeting 7 October in the Vatican, inviting Catholic aid agencies including Caritas and representatives from the Church of England to discuss new efforts to tackle the crisis. In Ethiopia, Caritas and its church partners have distributed food to approximately 500,000 people and is providing clean water to an estimated 250,000 people. In Kenya and Ethiopia, diocesan partners run feeding centres for malnourished children. To aid refugees fleeing Somalia, Caritas members are working in refugee camps to build sanitation facilities like showers and latrines. Because farmers have lost crops and livestock to the drought, Caritas is distributing drought-resistant seeds and is giving more than 10,000 animals to needy farmers. Ongoing programmes will improve water systems and train farmers in conservation techniques so that communities are more resilient in the face of extreme weather.

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Deadliest terrorist attack in Mogadishu

Pubblicato da fidest su giovedì, 6 ottobre 2011

Waagii hore Mogadishu - Xamar Caddey

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Mogadishu, Somalia – A car bomb killed more than 70 people on Tuesday, October 4 in Somalia’s capital.
• A suicide bomber drove a truck filled with explosives in front of the Ministry of Education in an attempt to make it through a government compound that housed four ministries.
• Most of those who perished were university students and their parents More than 90 people were hospitalized at Mogadishu’s Medina hospital after the explosion.
• Al Qaeda-linked terrorist group al-Shabab claims responsibility for carrying out the deadly act.

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Carestia in Somalia

Pubblicato da fidest su martedì, 20 settembre 2011

Somalia's states, regions and districts

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L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa tutte le parti in conflitto nella guerra civile somala di violare sistematicamente il diritto umanitario internazionale e di ignorare volutamente le sofferenze della popolazione civile ridotta alla fame. Sia le milizie islamiche Al Shabaab sia il governo di transizione (Tfg) sostenuto dall’Unione Europea e le alleate milizie Ahlu Sunna impediscono alle organizzazioni umanitarie il contatto con la popolazione civile e nonostante l’allargarsi della carestia puntano sull’intensificazione del conflitto armato. In questo modo entrambe le parti in causa mettono volutamente in conto la morte di centinaia di migliaia di persone e commettono quindi crimini contro l’umanità. Lo scorso fine settimana le milizie filogovernative Ahlu-Sunna hanno dichiarato la “guerra totale” al movimento ribelle. “Chiunque abbia contatti con Al Shabaab sarà ucciso”, ha dichiarato Sheikh Mohamed Yusuf Hefow, presidente del comitato esecutivo del movimento in Somalia centrale. Nonostante la carestia sempre più grave il governo di transizione continua a puntare sull’offensiva militare per distruggere le milizie Al Shabaab. Le azioni militari condotte senza alcuna pietà colpiscono in primo luogo le centinaia di migliaia di persone che spinte dalla fame affollano la capitale in guerra. Martedì scorso cooperanti internazionali provenienti dalla Somalia e dalla Turchia sono stati bloccati da militari governativi mentre si accingevano a portare aiuti alla popolazione di una regione controllata dai ribelli. Secondo la motivazione ufficiale non sarebbe stato possibile garantire la sicurezza dei cooperanti internazionali. In agosto 2011 lo stesso governo di transizione ha chiesto che il personale delle organizzazioni internazionali sia accompagnato da militari governativi. Si tratta di una richiesta assurda che mette in pericolo la neutralità, il lavoro e la sicurezza dei cooperanti. E’ evidente che a queste condizioni nessun movimento ribelle permetterebbe l’accesso alle regioni controllate e quindi l’assistenza umanitaria alla popolazione civile. Anche le milizie Al Shabaab continuano a impedire alle organizzazioni umanitarie l’accesso e il soccorso della popolazione affamata. Inoltre saccheggiano e rubano indiscriminatamente le provviste alimentari disponibili e diffondono il terrore tra la popolazione con minacce, intimidazioni e punizioni drastiche.

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Colera a Mogadiscio

Pubblicato da fidest su venerdì, 19 agosto 2011

The green line shows the railway Mogadiscio-Vi...

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La Hijr, organizzazione partner di Oxfam a Mogadiscio rileva che ci sia una escalation preoccupante di casi di colera nella capitale, soprattutto tra donne e bambini. In vista di questa ulteriore emergenza Hijr /Oxfam ha dato il via a un programma di prevenzione anti-colera per 20.000 persone nei 3 campi profughi attorno a Mogadiscio mediante distribuzione di sali di reidratazione, sapone e una campagna d’informazione per ridurre i rischi di contrazione della malattia.
Le organizzazioni partner di Oxfam in Somalia sono attualmente in grado di fornire acqua potabile a 250.000 mila persone nei campi alla periferia di Mogadiscio. Organizzazioni no profit africane lavorano costantemente con Oxfam per andare in aiuto di madri e bambini nel tentativo di soccorrere 3.000 bambini malnutriti a settimana. 3,7 milioni di persone – circa metà della popolazione somala – vive attualmente in una condizione di grave crisi e l’obiettivo di Oxfam è andare in aiuto di 1.4 milioni persone nelle prossime settimane.
Oxfam Italia ha lanciato una raccolta fondi in soccorso della popolazione colpita dalla gravissima emergenza umanitaria nel Corno d’Africa per fornire cibo, acqua e sistemi igienico sanitari. Per sostenere la raccolta fondi è possibile donare con carta di credito sul sito http://www.oxfamitalia.org, telefonando al numero verde 800.99.13.99 o tramite conto corrente postale N° 14301527. CAUSALE: Emergenza Corno d’Africa.

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La Somalia sta morendo

Pubblicato da fidest su venerdì, 5 agosto 2011

Il governo della Somalia è stato distrutto nel 2006 da un’invasione appoggiata dagli Stati Uniti per paura dell’estremismo islamico. Ma questa tattica si è rivelata controproducente. Da allora molti gruppi simili ad Al-Shabaab hanno preso il potere e terrorizzato la Somalia, e la comunità internazionale ha sostenuto un governo corrotto che controlla solo alcune parti della capitale. Le politiche di isolamento, invasione e pressione della guerra al terrore non sono servite ad alcunché, e ora migliaia di somali stanno morendo ogni giorno. E’ arrivato il momento di avviare un nuovo approccio. Gli Stati Uniti si sono già fatti avanti per rispondere alla crisi, allentando le leggi anti-terrorismo che bloccavano gli aiuti alla popolazione somala nella regione di Al-Shabaab. Nel frattempo sembrano esserci numerose incrinature fra i gruppi di miliziani e alcuni leader vogliono far entrare gli aiuti. Ma questo non è abbastanza per rompere il muro che circonda le vittime della carestia. Soltanto una diplomazia internazionale coraggiosa potrà coinvolgere tutte le parti e garantire che gli aiuti raggiungano in sicurezza le centinaia di migliaia di famiglie disperate. Una delle fonti di reddito principali di Al-Shabaab viene dal taglio degli alberi d’acacia per la produzione di carbone, che viene poi esportato illegalmente agli Emirati Arabi e agli altri Stati del Golfo. Questi paesi potrebbero fare leva sui loro legami economici con Al-Shabaab per giocare un ruolo diplomatico cruciale e garantire l’accesso umanitario alle aree devastate dalla carestia. E’ urgente che la Somalia intraprenda un nuovo percorso: appelliamoci al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per sostenere gli Stati del Golfo a guidare il processo di mediazione per garantire che i somali che oggi stanno morendo sotto i miliziani di Al-Shabaab possano accedere al cibo e alle cure sanitarie per se stessi e per i loro figli affamati.

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Potenziamento dell’intervento d’emergenza in Somalia

Pubblicato da fidest su mercoledì, 20 luglio 2011

La crisi in Somalia si fa sempre più grave e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) decide di rafforzare il proprio intervento d’assistenza nel paese attraverso una serie di operazioni di distribuzione aiuti nelle regioni centrali e meridionali. Le difficoltà di accesso costituiscono ancora un serio impedimento, ma anche grazie alla collaborazione con le agenzie partner operanti sul terreno l’UNHCR ha finora potuto distribuire kit di assistenza a circa 90.000 persone a Mogadiscio e nelle regioni di Belet Hawa e Dobley, nel sud-ovest. Altri aiuti non alimentari per circa 126.000 persone saranno consegnati a partire da oggi in altre aree delle regioni di Gedo e Lower Juba. Ulteriore assistenza è poi in arrivo a Mogadiscio, nel corridoio di Afgooye e più a sud-ovest nella regione di Lower Shabelle. L’UNHCR è inoltre impegnato nel potenziamento dei meccanismi per monitorare gli spostamenti di popolazione e la situazione della protezione nei corridoi che conducono ai campi di rifugiati di Dolo Ado e Dadaab, rispettivamente in Etiopia e Kenya. Obiettivo dell’Agenzia è quello di migliorare ulteriormente gli interventi d’emergenza grazie alle informazioni derivanti da registrazioni dei flussi più ravvicinate. L’UNHCR è il principale fornitore di questo genere di informazioni per le altre agenzie dell’ONU e le organizzazioni non governative attive in Somalia. Lo stato di salute di molti rifugiati che arrivano nei campi dei paesi vicini è particolarmente grave. Ed è per questo che l’UNHCR considera di vitale importanza che le persone in Somalia possano ricevere assistenza nel luogo in cui si trovano. In determinate circostanze, quest’operazione può anche ridurre la necessità di attraversare le frontiere e riversarsi nei paesi limitrofi dove i campi di rifugiati sono già sovraffollati. L’Agenzia continuerà a valutare tutti i possibili mezzi per rafforzare ulteriormente il proprio impegno all’interno della Somalia.

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Somalia: Save the Children

Pubblicato da fidest su giovedì, 14 luglio 2011

1 bambino su 3 è malnutrito nel sud e centro del paese. Nel Corno d’Africa 9 milioni di persone colpite dalla carestia. L’Ong ha lanciato un appello mondiale per raccogliere 65 milioni di dollari Un dato che trova conferma anche nelle altre strutture di Save the Children per la cura della malnutrizione nel resto della Somalia, a dimostrazione che la crisi alimentare diventa di giorno in giorno più grave. I campi sfollati di Bosaso nel Puntland continuano ad accogliere sfollati. La situazione altrove nel paese infatti è così drammatica che le famiglie sono disposte ad affrontare difficili e rischiosi viaggi da Mogadiscio e dal sud e centro della Somalia, per raggiungere Bosaso.
Un team di Save the Children ha visitato il campo di Tawakal nel Nord della Somalia che ospita 7.000 persone di cui 5.000 sono bambini, prosegue. Zambakides: “Le persone si trovano in una situazione drammatica. Non ci sono latrine o punti di distribuzione dell’acqua. La maggior parte delle abitazioni sono fatte di cartone o con corrugati. Donne e bambini sono la maggioranza. Le donne si danno da fare con lavori di fortuna come pulire o cucinare, per guadagnare qualche soldo con cui comprare da mangiare. Questo significa che sono costrette a lasciare da soli i propri figli per intere giornate, con i più grandi che si occupano dei più piccoli”. Nell’Africa orientale in questo momento 9 milioni di persone stanno affrontando una terribile carestia. In Somalia la situazione è molto grave con un raddoppio – da gennaio – del numero di bambini malnutriti. Si stima che un bambino su 3 nel sud e nella Somalia centrale e quasi 1 quarto di tutti i bambini a Bosaso sia malnutrita. Save the Children sta fornendo cibo e nutrimento a 9.000 bambini in 60 centri nutrizionali distribuiti in tutto il paese. L’ong sta inoltre assicurando cibo terapeutico a bambini colpiti da malnutrizione acuta e razioni mensili di cibo alle famiglie dei bambini coinvolti nei programmi di nutrizione.
Save the Children ha creato il Fondo Emergenze per i Bambini per portare soccorso dove serve, immediatamente. Il lavoro di risposta alle emergenze dell’Organizzazione in Etiopia, Kenya, Somalia e in tutto il mondo, può essere sostenuto aderendo al Fondo Emergenze per i bambini: http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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