Parma 23 marzo, alle ore 14.30, presso il Centro Sant’Elisabetta dell’Ateneo (Parco Area delle Scienze 95, Campus Universitario). Organizzato dalla Facoltà di Ingegneria e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Parma in ricordo del prof. Eduardo Calabrese.L’obiettivo dell’incontro è quello di discutere l’uso degli strumenti informatici di ausilio all’organizzazione didattica per migliorare l’efficienza del lavoro dei docenti e una più efficace partecipazione alla vita universitaria da parte degli studenti. La flessibilità che questi strumenti richiedono contrasta spesso con la rigidità delle normative accademiche e con la difficoltà di interfacciare gli strumenti ufficiali di back-office.Il seminario è l’occasione per ricordare, a un anno dalla scomparsa, il prof. Eduardo Calabrese che ha speso, con successo, molto del suo lavoro su questi temi.
I lavori si apriranno alle 14.30 con il saluto del Rettore Gino Ferretti; dopo l’intervento dell’ing. Termanini e dell’ing. Agosti, che hanno collaborato con il prof. Calabrese nella realizzazione di applicativi attualmente utilizzati in Ateneo, sono in programma gli interventi del prof. Enrico Vicario dell’Università di Firenze (“Ricerca e sperimentazione in Ingegneria del SW applicata ai processi organizzativi universitari – l’esperienza di UniFi”) e del prof. Andrea Schaerf dell’Università di Udine (“Teoria e pratica della generazione automatica di orari in ambito accademico”).
Alle 16.30 si terrà la tavola rotonda “Università digitale?”, coordinata dal prof. Cesare Stefanelli (Università di Ferrara).
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Seminario “Strumenti informatici di ausilio all’organizzazione didattica”
Pubblicato da fidest su venerdì, 23 marzo 2012
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Lo Stato italiano, il maggiore utilizzatore di strumenti derivati al mondo? Interrogazione al Senato
Pubblicato da fidest su venerdì, 24 febbraio 2012
Le più autorevoli fonti internazionali d’informazione finanziaria (Financial Times, Reuters, Bloomberg Businessweek) riportano che ad inizio anno il Governo italiano avrebbe negoziato con Morgan Stanley (una delle più importanti banche d’affari americane) la chiusura di un contratto di strumenti finanziari derivati per una cifra enorme, pari a 2.567 milioni di euro.L’International Financing Review, il settimanale della agenzia stampa Reuters, in un articolo (1) dall’eloquente titolo “Show us your swaps, Mario” (“Mario, facci vedere i tuoi Swap”) scrive: “il Tesoro Italiano ha un colossale portafoglio di derivati. Un ammontare di 30 miliardi di euro secondo le principali stime, i banchieri concordano sul fatto che l’Italia sia il più grande utilizzatore sovrano di strumenti finanziari derivati… ma c’è un problema relativo al fatto che l’Italia rifiuta di fare chiarezza su quanti soldi esattamente detiene sotto forma di contratti derivati e se è in pericolo di dover effettuare dei pagamenti nel prossimo futuro in conseguenza di queste negoziazioni”.La trasparenza su un tema tanto delicato come l’utilizzo da parte della Tesoro della Repubblica Italia degli strumenti finanziaria che sono stati al centro della crisi finanziaria del 2008 (con gli strascichi attuali) è un aspetto centrale nessun Governo Italiano dovrebbe sottrarsi e tanto meno il Governo attuale che sta facendo della trasparenza una bandiera.A questo scopo abbiamo chiesto ai senatori Donatella Poretti e Marco Perduca di presentare un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Economia e delle Finanza, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri, sen. Prof. Mario Manti, per sapere:il dettaglio del portafoglio di strumenti finanziari derivati detenuto dal Tesoro della Repubblica Italiana con l’indicazione della tipologia e caratteristiche dei contratti, controparti, nozionali e valore attuale del mark-to-market dei singoli contratti e del complesso del portafoglio
quali siano le finalità di queste operazioni finanziarie in derivatise risponde a verità che ad inizio anno il presente Governo abbia chiuso delle posizioni in derivate con Morgan Stanley ed in caso di risposta positiva quali siano state le caratteristiche di detta operazione se il Ministro ritiene che in futuro il Tesoro della Repubblica Italiana intenda aprire altre posizioni in strumenti finanziari derivati quali iniziative il Ministro intenda attuare al fine di rendere completamente trasparenti ai cittadini ed ai mercati finanziari le operazioni in strumenti finanziari derivati effettuate in passato e quelle che eventualmente dovessero effettuarsi in futuro Qui il testo completo dell’interrogazione: http://parlamento.aduc.it/iniziativa/strumenti+ finanziari+derivati+stato+italiano_20029.php
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La vecchia politica
Pubblicato da fidest su domenica, 22 gennaio 2012
Non è un caso che Silvio Berlusconi abbia sentito il bisogno di tornare sulla scena politica dopo un lungo silenzio con un giudizio lapidario sul governo Monti, “la cura non ha dato alcun frutto”, e con un warning, “ci aspettiamo di essere richiamati”, lanciato al Quirinale ma anche agli italiani. Sull’altro fronte, Bersani è più cauto ma non manca di sottolineare i limiti dell’azione del governo. Non sappiamo se tutto questo sia il preludio di una riapertura del dossier “elezioni anticipate”, o la partenza lunga della campagna elettorale del 2013. Di sicuro è un campanello d’allarme per Mario Monti, ed è bene che come tale suoni alle orecchie del governo. Perché non c’è dubbio che la sua azione vada ritarata, sia in sede nazionale che europea. Società Aperta si è dichiarata favorevole al governo Monti fin dall’inizio, ha respinto al mittente le infondate accuse di illegittimità o di scarsa legittimità democratica ad esso rivolte, ha difeso il Capo dello Stato che dell’operazione di chiusura dell’esperienza Berlusconi e di nascita di un governo cosiddetto tecnico è stato l’assoluto protagonista. Per questo le preoccupazioni che intendiamo esprimere oggi non possono essere scambiate per critiche distruttive e preconcette. Ma non possiamo non dire che altre sono le strade che occorrerebbe battere. Questo è un governo nato sull’onda di una drammatica emergenza finanziaria, allorquando per l’Italia, completamente isolata in Europa, si cominciava a temere la deriva greca verso il default. E come baluardo a quella eventualità deve continuare a comportarsi. Sia perché quel pericolo non è scongiurato – per motivi prevalentemente europei, ma ciò ne diminuisce, anzi, l’incombenza su di noi – sia perché è utile al cammino di un governo privo di una propria base parlamentare la reiterazione del monito “chiunque ci metta i bastoni tra le ruote si assume la responsabilità davanti agli italiani di esporli al pericolo”. Era dunque legittimo attendersi una forte manovra economica che avesse la capacità sia di ridurre il principale motivo di debolezza che ci espone alla pressione dei mercati, l’eccesso di debito, sia di mettere in condizioni il sistema economico di rilanciarsi. Fronteggiando e minimizzando la recessione. Così non è stato. La “fase uno” si è tradotta in un intervento sul deficit che, a parte il buon intervento sulle pensioni, non risolve i nostri problemi di finanza pubblica così non risolsero tutti i tagli precedenti (575 miliardi negli ultimi 12 anni). E ora la “fase due” si riduce ad un intervento, utile ma relativamente marginale, sulle liberalizzazioni. Ma perché il governo dell’emergenza finanziaria, nato per evitarci il default, dovrebbe occuparsi di taxi e farmacie? Sia chiaro, è perfettamente legittimo che questo governo si occupi di liberalizzazioni, e sano per l’economia (asfittica) del Paese che esse si facciano. Ma ci si chiede se le questioni oggetto dei provvedimenti contenuti nel decreto, al di là che essi siano giusti o sbagliati nel merito, stiano o meno ai primi posti nella lista delle cose da fare. E se si considera che non c’è ancora all’ordine del giorno nulla che riguardi il tema cruciale della riduzione del debito – da cui dipende la nostra salvezza, sia per evitare la disfatta dell’euro sia, ancor più, nel caso che crolli tutto e si debba tornare alle monete nazionali – è difficile considerare prioritarie le liberalizzazioni, quale che esse siano. Mettiamola così: tanto la manovra per l’azzeramento del deficit, quanto le liberalizzazioni sono misure necessarie ma insufficienti. Nel primo caso, perché è il nostro problema è il debito, non il deficit, e nel secondo perché gli effetti delle liberalizzazioni non possono che essere lenti e a medio termine, mentre noi abbiamo bisogno di uscire dalla recessione al più presto. Occorre dunque far cassa mettendo in gioco patrimonio pubblico e privato, e con essa sia ridurre il debito sotto il 100% del pil sia fare investimenti in conto capitale per il rilancio dell’economia. Insomma, la priorità è la politica industriale. Magari partendo dalla tutela di quello (poco e sempre meno) che ci è rimasto. E invece sui nodi cruciali degli assetti del capitalismo non si è visto ancora nulla.Ma a preoccupare è anche un’altra questione: l’atteggiamento sull’Europa. In un’intervista al giornale tedesco Die Welt, il nostro presidente del consiglio sostiene un po’ arditamente che “non c’è nessuna crisi dell’euro” e che la situazione difficile che stiamo vivendo “non è la conseguenza di un difetto del modello europeo”, per poi trarre la conclusione che “non avremo mai gli Stati Uniti d’Europa, anche perché non ne abbiamo bisogno” e che l’Unione Europea basta e avanza. Non c’è bisogno di vedere nelle parole di Monti un tradimento dell’aspirazione unitaria dei padri fondatori dell’idea stessa di Europa per essere contrari, basta stare sul più banale terreno del pragmatismo per capire che il ragionamento di Monti inciampa. E che rischia di indurre l’Italia a commettere un errore esiziale.Ma partiamo dalla valutazione iniziale: la crisi non è europea. Ciò è vero se ci si riferisce alla crisi finanziaria scoppiata nell’estate del 2007 (mutui subprime), poi diventata nel 2008 crisi del sistema bancario (caso Lehman) e quindi recessione (2009). Quel disastro è nato negli Stati Uniti, ha colpe quasi esclusivamente americane e sulle sue cause ben poco rimedio è stato posto sia dall’amministrazione Obama sia dai vari vertici G8 e G20 che si sono succeduti. Ma è altrettanto vero che i timori dei mercati circa la non finanziabilità del debito denominato in euro nascono dal congenito difetto dell’eurosistema, quello di avere una moneta unica ma 17 economie diverse regolate da altrettanti stati sovrani. Certo, questa era la condizione dell’euro fin dal suo concepimento nel 2002 dopo un decennio di incubazione. Ma fintanto che le cose andavano bene, del problema si occupava solo qualche economista rompiscatole. Poi con la crisi e l’esplosione del debito, a metterlo in risalto ci ha pensato la speculazione. Che ha cominciato dalla Grecia, poi ha messo nel mirino Irlanda e Portogallo, quindi Spagna ma soprattutto Italia, ma avendo sempre come obiettivo l’euro. Ora, se la speculazione finanziaria internazionale scommette sulla tenuta dell’eurosistema, è difficile negare l’esistenza di una crisi. La quale c’è non fosse altro per l’esistenza stessa della pressione speculativa. E quando questa dura due anni e si fa così arrembante da costringere la Bce a emettere warning quotidiani e i leader europei a riunirsi in continui vertici d’emergenza, dire che il problema è americano appare un tantino fuori luogo.Ma la cosa più importante è che se si parte da una diagnosi sbagliata, non si può che arrivare ad una terapia sbagliata. E dire che di un governo federale sul modello degli Usa non c’è bisogno perché vanno bene gli strumenti di governance che l’Unione Europea si è data significa non aver capito quale risposta i mercati pretendono per togliere la pistola della speculazione dalla tempia dell’eurosistema. Il che rende questa operazione di trasferimento di sovranità dagli stati nazionali ad un governo europeo centrale direttamente eletto dai cittadini non un’utopia spinelliana, ma una ben più materiale necessità.Forse le parole di Monti hanno fatto piacere alla Merkel, ma certo non aiutano la formazione di una consapevolezza, prima, e di una volontà, poi, di quale sia il drammatico problema dell’Europa oggi e di come si possa risolverlo prima che sia troppo tardi. In tutti i casi, sarebbe bene che l’Italia finisca di distrarsi – presa com’è tra il risentimento collettivo verso il comandante Schettino e quello corporativo di taxisti e altre categorie – e cominci a discutere di un tema fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro come quello della moneta che abbiamo in tasca. Altrimenti, come ci hanno ricordato Berlusconi e Bersani, il “vecchio” torna a bussare alla porta…. (fonte redazione Terza repubblica)
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Caso legge elettorale e Cosentino
Pubblicato da fidest su giovedì, 12 gennaio 2012
Editoriale Fidest. Con il governo Berlusconi pensavamo di aver toccato il fondo, ma ci sbagliavamo. Oggi stiamo recitando il de profundis alla democrazia. La bocciatura dei due referendum elettorali da parte della Corte Costituzionale e il voto della Camera che ribalta il giudizio espresso dalla commissione competente che era favorevole all’arresto del deputato, segnano un arretramento inquietante sul fronte della volontà popolare umiliata anche dal decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua. E dulcis in fundo vi è la difesa d’ufficio dei parlamentari sulle loro indennità. “La politica quale corretta amministrazione della “polis” è un’arte che gran parte dei nostri parlamentari non conosce o ha dimenticato, è stata negli anni trasformata in una gestione interessata a puri fini elettorali ovvero ad interessi di pochi, della “cricca”. E’ quanto è stato scritto da chi ha inteso esprimere un proprio giudizio di merito. Non a caso abbiamo raccolto, a parte un solo partito L’Idv di Antonio di Pietro, una serie di commenti favorevoli sia alla decisione della Consulta, sia di solidarietà per il caso Cosentino sia in difesa delle indennità parlamentari che qualcuno vorrebbe addirittura aumentare. In questo modo prendiamo atto di una netta “spaccatura” tra la casta politica e partitica da una parte e il resto del paese. Così mentre gli italiani nel 2012 sono chiamati a drastici sacrifici previsti nelle inique misure contenute nell’ultima manovra: dalle pensioni all’Ici, all’aumento della benzina e dell’Iva e persino alle “tasse” occulte per chi, ad esempio, per richiedere in certificato all’anagrafe deve pagare 16 euro, gli altri italiani, quelli per intenderci che il popolo elegge, per colmo d’ironia si chiamano fuori dalle rinunce attribuendole solo a coloro che non fanno parte della cerchia degli “eletti”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Strumenti autodifesa in libera vendita
Pubblicato da fidest su giovedì, 15 dicembre 2011
Dal 9 gennaio 2012 sarà più facile acquistare e detenere liberamente bombolette antiaggressione al peperoncino. Purché l’acquirente abbia compiuto almeno 16 anni e si tratti di piccole confezioni regolarmente etichettate con una gittata non superiore a tre metri. Lo ha evidenziato la prefettura di Como con la nota pubblicata sul proprio portale il 12 dicembre che fa espresso riferimento al regolamento 12 maggio 2011, n. 103 del Ministero dell’interno concernente la definizione degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale che non abbiamo attitudine a recare offesa alla persona, pubblicato sulla GU n. 157 dell’08/07/2011., attualmente, in attesa dell’entrata in vigore del nuovo regolamento prevista per il prossimo mese di gennaio, sono ancora fuori legge, di fatto, quasi tutti questi strumenti eccetto quattro tipologie di spray che hanno ottenuto la specifica certificazione per la libera vendita, come evidenziato dal ministero dell’interno con il parere n. 16627 del 2 novembre 2010. Ma dal 9 gennaio prossimo aumenterà sensibilmente il novero dei prodotti antiaggressione in libera vendita, affrancati definitivamente dal rischio di poter essere considerati armi vietate. Per potere essere commercializzati liberamente, questi prodotti per l’autodifesa, dovranno contenere una miscela non superiore a 20 ml di prodotto, con specifiche quantità massime di prodotti irritanti naturali e non potranno avere una gittata superiore a tre metri. Inoltre dovranno essere etichettati e dotati di un sistema di sicurezza contro le attivazioni accidentali. Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” informa che tutti gli strumenti di autodifesa non conformi a queste prescrizioni rimarranno disciplinati dalla materia dedicata alle armi, specifica il decreto ministeriale. La vendita di questi strumenti è vietata ai minori con meno di 16 anni comunque ritenuti potenzialmente pericolosi per l’incolumità pubblica.
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Nuovo sace point
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 dicembre 2011
SACE, il gruppo assicurativo-finanziario che sostiene la competitività e la crescita delle imprese italiane, e Finest, la finanziaria per gli imprenditori del Triveneto che operano nei Paesi dell’Europa centro-orientale, Balcani, Russia, territori baltici e caucasici, annunciano la firma di un accordo per rafforzare i propri servizi sul territorio e offrire sinergicamente gli strumenti necessari alle imprese per penetrare nuovi mercati e mantenere la propria competitività laddove abbiano già sviluppato rapporti commerciali. L’accordo andrà a sviluppare ulteriormente la collaborazione tra le due società, prevista dalla L.19/91, attraverso l’apertura, presso la sede di Finest a Pordenone, di un SACE Point, uno sportello a cui le aziende, in particolare quelle del Friuli Venezia Giulia, potranno fare riferimento per orientarsi sui prodotti di SACE. La partnership prevede inoltre il lancio di iniziative commerciali comuni e l’organizzazione di eventi, seminari tecnici e interventi formativi congiunti. Le reti internazionali di Finest (con uffici in Russia, Moldova e Slovacchia) e SACE (che ha uffici in Romania, Russia, Turchia, Sudafrica, Brasile, Cina e India) potranno offrire assistenza altamente specializzata in loco, supportando esportatori e produttori italiani in negoziazioni con acquirenti esteri. “Da tempo le imprese che riescono meglio a contrastare gli effetti della crisi sono quelle che hanno nel loro DNA l’innovazione e la capacità di presidiare la domanda estera – ha dichiarato Simonetta Acri Direttore della Sede SACE di Venezia – Area Nord Est -. I nostri strumenti assicurativo-finanziari vanno proprio in questa direzione e la partnership con Finest li mette ancora di più a portata di tutte le aziende, direttamente nel territorio dove operano. Attraverso i prodotti di SACE le imprese riescono a concedere dilazioni di pagamento concorrenziali, tutelandosi dai rischi di mancato incasso, possono reperire più facilmente finanziamenti per i propri progetti di internazionalizzazione e possono assicurare il proprio business anche dai rischi connessi all’instabilità politica. Un’esigenza, quest’ultima, portata alla ribalta dalla Primavera Araba, ma da non sottovalutare anche per i Paesi dell’Est e dell’area CSI”. “Siamo molto soddisfatti – commenta Renato Pujatti, Presidente di Finest – dell’accordo con SACE: operiamo negli stessi territori con l’intento di promuovere la cooperazione economica e la crescita delle nostre aziende. Una volta di più confermiamo oggi l’impegno che Finest si è assunta col suo territorio di elezione: semplificare, razionalizzare, ottimizzare l’offerta, creando situazioni di collaborazione con tutti gli enti a favore dell’internazionalizzazione, rendendo più semplice, per l’imprenditore, accedere a tutti gli strumenti, numerosi ma ancora poco organizzati, su cui può contare. Con questo accordo Finest e SACE offriranno in maniera formalizzata tutti gli strumenti necessari, dal sostegno finanziario a quello assicurativo, oltre alla consulenza. Le imprese potranno trovare una via per uscire dalla crisi grazie al nostro supporto: per crescere oggi bisogna guardare anche al di là dei confini”. I benefici di un approccio sinergico tra SACE e Finest si sono già rivelati importanti nei piani di crescita all’estero di un’impresa friulana quale la INN FLEX.
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Presto per curarsi basterà solo un telefonino
Pubblicato da fidest su venerdì, 24 giugno 2011
(Centro Maderna) La durata media della vita cresce giorno dopo giorno, la vecchiaia si allunga e aumenta il bisogno di cure per le persone anziane. Presto, però, le lunghe attese consumate in ospedale o negli studi medici saranno solo un brutto ricordo. Per un check-up completo e un’esatta diagnosi del proprio stato di salute, basterà possedere un semplice telefonino. In tal senso corre il progresso tecnologico, a tal scopo nel 2004 Victor Higgs ha fondato la “Applied Nanodetectors”, azienda leader nello sviluppo di strumenti futuristici per il mercato medico-sanitario.
Un metodo rivoluzionario, destinato a cambiare le abitudini di milioni di persone. Entro il 2050 ciascun uomo potrà sperare di superare in salute i 90 anni, con importanti ripercussioni sull’organizzazione collettiva: i sistemi pensionistici dei paesi occidentali andranno sicuramente rivisti, mentre il budget destinato alle spese sanitarie andrà necessariamente ampliato. «Ma il progresso tecnologico e l’introduzione dei nuovi strumenti – ha spiegato Higgs – ci aiuterà a contenere notevolmente i costi. Non saremo più costretti a perdere ore negli ospedali: malattie e riabilitazioni potranno essere gestite direttamente dalla propria abitazione attraverso un semplice telefonino». Un cambiamento rivoluzionario già intuito dalle compagnie telefoniche, che stanno investendo ingenti risorse sul “mobile-healthcare”.(Anziani.it, 23 giugno 2011)
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I giovani per il voto ai sedicenni
Pubblicato da fidest su domenica, 12 giugno 2011
I giovani hanno bisogno di fiducia. Fiducia in se stessi, fiducia in chi li circonda e fiducia nel futuro. Troppo spesso la classe politica che oggi ha responsabilità istituzionali è disattenta a quelle che sono le reali necessità delle giovani generazioni. Una politica di attenzione ai giovani deve puntare a individuare strumenti, sedi, regole per dare loro rappresentanza e voce. C’è sempre più bisogno di una “Legge quadro per le politiche giovanili” che preveda, tra le varie cose, anche l’istituzione di un Consiglio nazionale dei giovani che abbia il compito, costituzionalmente garantito, di interloquire con le istituzioni, di avanzare proposte al governo e al Parlamento, di promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte alla società. Purtroppo non si è ancora capita l’importanza di strumenti come questi e l’esame dei DDL presentati, negli ultimi decenni, alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica spessissimo non hanno neppure iniziato l’iter in Commissione.
Oltre a voce e rappresentanza, c’è il bisogno di rendere i giovani maggiormente cittadini, a partire da quando si è adolescenti. Cittadinanza vuol dire partecipazione alla vita della comunità e costruzione della comunità. E’ fondamentale che tutte le istituzioni, a partire da quelle che sono più prossime alla vita quotidiana dei giovani, offrano loro l’opportunità di dare un contributo, di potersi esprimere positivamente nel rapporto con gli altri, di essere stimolati ed educati. Indispensabile riformare l’ordinamento per consentire il diritto di voto a 16 anni, per l’elezione delle amministrazioni locali.www.giovanionline.it
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Fitosanitari in agricoltura
Pubblicato da fidest su martedì, 7 giugno 2011
Per fronteggiare al meglio la diffusione dei parassiti in agricoltura, che, soprattutto nellultimo periodo, ha causato rilevanti danni alle produzioni agricole e all’ambiente, con ripercussioni economiche e paesaggistiche, il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 31 maggio 2011, ha proclamato lo stato di emergenza fitosanitaria al fine di individuare le aree di intervento e le misure per la messa in sicurezza e il contenimento dei danni provocati dagli organismi nocivi. Questi alcuni degli strumenti indicati nel provvedimento per fronteggiare la crisi: individuazione urgente delle aree di intervento per il contenimento dell’emergenza fitosanitaria relativamente ad alcuni organismi nocivi, nonché individuazione delle misure di messa in sicurezza; coordinamento dei servizi fitosanitari regionali, delle Regioni e degli enti locali per le suddette azioni; coordinamento dell’attività di formazione, ricerca e sperimentazione, prevedendo l’istituzione di un tavolo di concertazione con enti ed istituti di ricerca pubblici e privati; predisposizione e gestione di un albo degli operatori economici che possono effettuare interventi per l’eradicazione o il contenimento degli organismi; adozione di azioni informative per fornire indicazioni circa i rischi della diffusione degli organismi nocivi, anche attraverso un piano di comunicazione a supporto dell’attuazione degli interventi previsti; realizzazione di una task-force dedicata specificatamente a questa tematica. (Dossier Agricoltura, approvato lo stato di emergenza fitosanitari)
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UE: Body scanner
Pubblicato da fidest su martedì, 31 maggio 2011
Sicurezza o privacy e libertà? Grandi paure o fiducia nella possibilità di realizzare una pace permanente e nei controlli già esistenti? I dilemmi sono tanti, così in Europa si continua a discutere degli strumenti di controllo da introdurre negli aeroporti, sempre più invasivi della salute e della riservatezza dei cittadini. Per tali ragioni, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” porta all’attenzione quanto accaduto nei giorni scorsi nella commissione trasporti del Parlamento dell’Unione Europea. Gli eurodeputati, riuniti in merito alla discussione relativa all’installazione dei famigerati “body scanner” negli aeroporti europei, hanno votato favorevolmente per l’introduzione seppur a precise condizioni, facendo presente, però che la scelta o meno d’introdurli è attribuita ai vari stati nazionali. Il voto finale nell’aula di Strasburgo sarà il 23 giugno. Il relatore del provvedimento lo spagnolo del PPE, Luis de Grandes Pascual, ha voluto evidenziare che tali apparati possono aumentare la sicurezza, ma devono offrire garanzie sulla salute e la privacy. Il voto del Parlamento avrà lo scopo di condizionare la Commissione Europea che entro l’estate dovrà introdurre nuove regole europee al fine di consentire l’utilizzo dei body scanner nei paesi dell’UE, condizionandone l’uso a determinati requisiti. In particolare, secondo la commissione Trasporti, per ottenere il via libera i body scanner dovranno rispondere a due principi fondamentali: da una parte dovranno garantire la salute dei passeggeri e dall’altra tutelare la privacy.Peraltro, dovrà essere garantito il diritto dei singoli passeggeri a rifiutare gli scanner e sottoporsi a controlli di altro tipo, come i classici metal detector o l’ispezione personale.
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Il rosso nel governo Berlusconi
Pubblicato da fidest su lunedì, 16 maggio 2011
Una volta il rosso era un colore assimilabile a vecchie ideologie, ormai sorpassate, ma troppo spesso è un colore menzionato dal presidente del consiglio che lo utilizza in senso dispregiativo nei confronti dei Magistrati e di tutti coloro che al contrario purtroppo ritrovano in quel colore un sistema di vita al quale le vane promesse del governo li hanno fatti ritrovare. Ed allora ricordo le troppo spesso menzionate “Toghe Rosse”, di quei Magistrati ricercatori di una Giustizia uguale per tutti e promotori di una cultura della legalità e “Rossi” del sangue dei loro Martiri che hanno dato la loro vita per il Paese, “Rosso” è il sangue delle migliaia di morti sul lavoro che troppo spesso non trovano Giustizia, “Rosso” è il volto delle centinaia di migliaia di precari, cassa integrati e disoccupati quando non sanno come rispondere ad amici e conoscenti che domandano loro “che lavoro fai?”, Rossi” sono i conti correnti bancari delle centinaia di migliai di piccole partite I.V.A. di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che ogni giorno con grande dignità aprono l’ufficio o alzano la sarracinesca del negozio non più datori di lavoro ma sempre più soci dei loro dipendenti con cui condividono l’attesa di Leggi fiscali e per il lavoro che ridiano loro una speranza ormai allo stremo delle forze. Questo è il “Rosso” in cui è caduto il Paese ed è per questo che quotidianamente le Donne e gli Uomini dell’Italia dei Valori continuano a lottare ed a lanciare appelli ai Cittadini a non cadere nel sonno mediatico indotto dagli strumenti utilizzati dal Governo. L’Italia dei Valori è una realtà politica post-ideologica sulla quale poter contare per far rinascere una cultura della legalità e della trasparenza. Il Popolo è stanco di promesse e pretende fatti e non solo Leggi per tutelare “gli amici degli amici”. Ridare Dignità e Coraggio non solo con le parole ma con i fatti, i Cittadini non mangiano con le soap opera o con gli annunci di soluzioni farneticanti paventando sempre nemici inesistenti che potrebbero ostacolare la Democrazia e la Libertà. La Democrazia e la Libertà sono già in serio pericolo e la sensazione che si scopre quotidianamente è quella di una Cittadinanza sempre più rassegnata che vede i Ricchi continuare ad arricchirsi ed i ceti medi ed i poveri diventare sempre più poveri e privi delle risorse minime ed indispensabili per una sopravvivenza dignitosamente umana. Insieme possiamo cambiare e migliorare questo nostro Paese ed il primo grande segnale può essere dato il 12 e 13 giugno 2011 presentandosi in massa a votare i 4 referendum e votando ” SI’ “. Chiamate a raccolta tutti i vostri amici e conoscenti ed insieme rialziamo la testa e riprendiamoci quello che è un nostro Diritto ed è ben descritto nella nostra Costituzione.
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McAfee al Forum PA 2011
Pubblicato da fidest su venerdì, 6 maggio 2011
Nuova Fiera di Roma – dal 9 al 12 maggio 2011 stand n. 7 – padiglione n. 11 La virtualizzazione desktop sta diventando sempre più strategica per la pubblica amministrazione, prospettandosi come lo strumento maggiormente sicuro, flessibile e conveniente per la distribuzione di desktop e applicazioni Windows agli utenti ovunque essi si trovino, indipendentemente da rete, luogo e dispositivo. Con il desktop computing tradizionale la sicurezza è spesso stata un elemento secondario, e al contempo l’utilizzo di strumenti e soluzioni di sicurezza tradizionali negli ambienti di desktop virtualizzati rischia di non sfruttare appieno tutta la potenza della virtualizzazione. Per questo motivo McAfee offre prodotti di sicurezza ottimizzati progettati specificamente per gli ambienti virtualizzati, inoltre, Citrix e McAfee hanno avviato nel maggio del 2010 un accordo strategico di partnership e collaborazione vede le due società impegnate a tracciare il percorso di trasformazione del desktop computing fornendo desktop virtuali “secure-by-design”. Il dibattito sul Cloud per la pubblica amministrazione trova una risposta concreta presso l’area espositiva di Citrix, dove McAfee e Citrix presenteranno la propria offerta congiunta di una sicurezza flessibile, garantita e progettata per salvaguardare server e desktop virtuali senza impattare sulle prestazioni, offrendo vantaggi immediatamente visibili come la riduzione dei costi, sicurezza e affidabilità, intesa come continuità del servizio, che sono fondamentali per realtà quali le aziende di grandi dimensioni e la pubblica amministrazione.
McAfee, società interamente controllata da Intel Corporation (NASDAQ:INTC), è la principale azienda focalizzata sulle tecnologie di sicurezza. L’azienda offre prodotti e servizi di sicurezza riconosciuti e proattivi che proteggono sistemi e reti in tutto il mondo, consentendo agli utenti di collegarsi a Internet, navigare ed effettuare acquisti sul web in modo sicuro. Supportata dal suo ineguagliato servizio di Global Threat intelligence, McAfee crea prodotti innovativi destinati a utenti consumer, aziende, pubblica amministrazione e service provider che necessitano di conformarsi alle normative, proteggere i dati, prevenire le interruzioni dell’attività, individuare le vulnerabilità e monitorare e migliorare costantemente la propria sicurezza. McAfee è impegnata senza sosta a ricercare nuovi modi per mantenere protetti i propri clienti. http://www.mcafee.com
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Le ingiurie di La Russa
Pubblicato da fidest su venerdì, 1 aprile 2011
“La Russa dovrà essere sanzionato adeguatamente. Le sue offese alla presidenza della Camera sono inaccettabili. La maggior parte della giunta per il regolamento la pensa così. Mi è stato affidato, con il deputato Gava, l’incarico di studiare l’inserimento di una norma che consenta la sanzione immediata vista l’assenza di una regolamentazione specifica”. Lo afferma il deputato Idv David Favia, membro della giunta per il regolamento. “La Costituzione ed il regolamento parlamentare danno già all’ufficio di presidenza gli strumenti per sanzionare subito, già martedì, un comportamento così offensivo nei confronti della terza carica dello Stato. Ignazio La Russa ha passato il segno e non si è neanche scusato con il presidente e con l’assemblea. Un comportamento censurabile che dimostra scarsa sensibilità democratica. Siccome non siamo nel Ventennio, La Russa non la passerà liscia”.
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La sovranità appartiene al popolo
Pubblicato da fidest su lunedì, 28 marzo 2011
I padri costituenti hanno deciso di mettere questo principio in testa alla Legge fondamentale della nostra Repubblica per sottolineare che, a differenza di uno Stato monarchico, il potere “appartiene” ai cittadini che lo esercitano mediante il voto e la rappresentanza. Se i ministri del nostro Governo, che hanno giurato sulla Costituzione italiana, ne sono consapevoli, allora perché non offrono agli italiani le condizioni ideali per esercitare la loro sovranità? Perché tentano di boicottare il referendum che è uno degli strumenti di democrazia diretta, costituzionalmente previsti? Avevamo chiesto al Governo di accorpare il voto dei referendum con quello delle amministrative, come accaduto di recente nel 2009, per consentire agli elettori di recarsi una sola volta alle urne. Oltre ad agevolare i cittadini, che già devono andare a votare due volte, avremmo anche risparmiato oltre 300 milioni di euro che, soprattutto in questo momento di crisi, avrebbero fatto comodo all’Italia. Invece, il Governo ha preferito “sacrificare” denaro pubblico pur di salvaguardare suoi interessi. I referendum del 12 e 13 giugno prossimi, infatti, sono una grande minaccia ai disegni economici dell’esecutivo, potrebbero mettere in pericolo il nucleare e la privatizzazione dell’acqua, facendo saltare accordi con le lobby e con le aziende che in questi due settori hanno forti interessi. Non solo, il vero grande cruccio di Berlusconi è la possibilità che gli sia tolto lo scudo del legittimo impedimento e che sia reso uguale a tutti davanti alla legge. Sono rischi troppo grandi che il Governo non si può permettere di correre, perciò molto meglio sperperare 300 milioni di euro.Ma non finisce qui. Alla base di una democrazia c’è l’informazione, non la disinformazione. Noi dell’Italia dei Valori, che abbiamo promosso i referendum contro il nucleare e il legittimo impedimento, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua che ha raccolto le firme per i quesiti contro la privatizzazione dell’acqua, e tutti i comitati e movimenti che ci sostengono, effettuiamo un’azione costante d’informazione: attraverso iniziative di piazza (come la manifestazione Idv del 19 marzo e quella di sabato 26), gazebo sul territorio, l’attività dei deputati, senatori ed eletti del partito, sui nostri siti http://www.antoniodipietro.it, http://www.italiadeivalori.it, http://www.sireferendum2011.it, dove inseriamo notizie continuamente aggiornate sul perché votare SI ai referendum. Il Governo come risponde? Con la censura. Non si preoccupa di difendere le sue scelte, ma si limita a invitare i cittadini a non votare, ad andare al mare piuttosto che alle urne. C’è da aggiungere che, in un’anomalia tutta italiana, il nostro presidente del Consiglio è proprietario di tv private, di giornali e controlla il servizio pubblico radiotelevisivo. Di conseguenza, l’attività di disinformazione e di censura ha una rilevanza amplificata dalla penetrazione dei suoi mezzi di comunicazione. La notizia dell’apertura della campagna referendaria dell’Italia dei Valori, a piazza Navona, sabato 19 marzo, è stata completamente ignorata dal minzoliniano Tg1 e anche alla manifestazione di piazza San Giovanni per l’acqua pubblica è stato dato pochissimo rilievo. Noi ci opponiamo a questo sistema da Minculpop fascista e useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per far capire ai cittadini che andare a votare, il 12 e 13 giugno, è importante per salvare il nostro ambiente e la nostra salute dalla minaccia nucleare, per far sì che l’acqua rimanga un bene pubblico garantito a tutti e per consentire alla giustizia di fare il suo corso nei confronti di Berlusconi, senza vie preferenziali. (Antonio Di Pietro)
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Architettura e prototipi
Pubblicato da fidest su venerdì, 18 marzo 2011
Roma 24 marzo ore 14.00 Academia Belgica via Omero 8, modelli di geometrie strutturali, si terrà un workshop su architettura e prototipi, a cura di Francesco Romeo, docente del dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica della Sapienza. Il seminario intende affrontare il ruolo dei prototipi in architettura alla luce degli strumenti di matrice informatica oggi disponibili..Interverranno al workshop ricercatori della Sapienza, dell’Università di Roma Tre, dei Politecnici di Torino e di Milano ed esponenti di aziende internazionali produttrici di software e di prototipazione rapida. L’incontro sarà introdotto dai saluti di Renato Masiani, preside della facoltà di Architettura; inteverranno Walter Geerts, direttore dell’Academia Belgica e Christophe Pourtois, direttore del Civa-Centro internazionale per la città, l’architettura e il paesaggio di Bruxelles. L’ingresso è libero. (Francesco Romeo)
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