È scontro di cifre e dati in merito ai costi e all’accessibilità alle cure innovative per i pazienti affetti da maculopatia. Due i farmaci disponibili: bevacizumab, da impiegare off label e oggi non più rimborsato dal Ssn e ranibizumab che invece ha l’indicazione per la patologia ed è rimborsato. Tutto è cambiato, a livello normativo, in questi mesi per cui, secondo la Società oftalmologica italiana (Soi), bevacizumab, che ha costi più bassi, non può più essere utilizzato nelle strutture pubbliche a vantaggio di ranibizumab con aumento di costi conseguente e rischio per molti pazienti di essere esclusi dalla terapie. «Il sistema sanitario dovrà reperire oltre 1 miliardo di euro solo per il 2013 o, in alternativa, decidere di impedire a tutti i pazienti l’accesso alle cure di cui necessitano» dice Matteo Piovella presidente Soi, in occasione della presentazione del libro bianco sul trattamento della degenerazione maculare senile,.Così Gaia Panina, direttore medico di Novartis, azienda che ha sviluppato ranibizumab: «Sui costi per il Servizio sanitario nazionale di ranibizumab girano cifre prive di fondamento. Non abbiamo mai dimenticato la sostenibilità economica per il sistema. Il prezzo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non tiene conto dell’ulteriore sconto che praticheremo alle strutture pubbliche, e dell’altro sconto che verrà fatto in base ai volumi acquistati. Inoltre l’azienda si è impegnata con l’Aifa a sviluppare uno studio su 5mila pazienti, a cui il farm aco verrà fornito gratuitamente e questo consentirà un notevole risparmio al Ssn. Normalmente la terapia con questo farmaco dura circa 3 anni per un costo medio complessivo si aggira sui 3-5mila euro a paziente e una spesa annua per il Ssn di circa 50 milioni di euro».
I due farmaci hanno lo stesso profilo di sicurezza ed efficacia? Anche qui non c’è unanimità di pareri tra gli esperti: «Sono due farmaci gemelli» dice Piovella. «In Usa bevacizumab viene usato dal 60% dei pazienti, in Inghilterra e Germania nel 40% in Spagna e in Italia, almeno fino a oggi, nel 90% dei casi».
Francesco Bandello, direttore della Clinica oculistica dell’università Vita e Salute del San Raffaele di Milano: «Uno studio indipendente sponsorizzato dai National institutes of health ha dimostrato che per la degenerazione maculare legata all’età non ci sono sostanziali differenze tra i due farmaci in termini di efficacia , ma ve ne sono per la sicurezza e le complicanze. Il bevacizumab viene usato per questa patologia fuori dalle indicazioni per cui è stato approvato e ha più effetti collaterali».
L’auspicio è che le parti, autorità regolatorie comprese, facciano chiarezza al più presto rispetto a una polemica che dura ormai da troppo tempo e che rischia di mettere a repentaglio la salute dei pazienti i quali, se non curati per tempo, possono perdere rapidamente la loro capacità visiva.(fonte doctornews33)
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Maculopatia: guerra di cifre su costi farmaci innovativi
Pubblicato da fidest su martedì, 12 febbraio 2013
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Malattia cardiovascolare negli anziani
Pubblicato da fidest su venerdì, 11 gennaio 2013
E’ disponibile, nel Download Center di Doctor33, il capitolo dedicato alla “Malattia cardiovascolare negli anziani” tratto dalla nona edizione di “Malattie del cuore di Braunwald”. Il capitolo n. 80 illustra in dettaglio epidemiologia, fisiopatologia, terapia farmacologica, vasculopatia, scompenso cardiaco, aritmie e valvulopatia in questa particolare categoria di pazienti. Il Download Center di Doctor33 è la nuova area dalla quale i lettori del portale possono scaricare gratuitamente contenuti della pubblicistica Elsevier. Si tratta di un’iniziativa volta alla formazione e all’aggiornamento della nostra comunità Medikey.
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1°corso formativo sulla terapia ricreativa
Pubblicato da fidest su lunedì, 28 maggio 2012
Limestre in provincia di Pistoia lunedì 28 e martedì 29 maggio presso gli spazi di Dynamo Camp 1°corso formativo sulla terapia ricreativa nato dalla collaborazione tra Dynamo Camp e Novartis La terapia ricreativa, base scientifica dei programmi che il Dynamo Camp offre gratuitamente ai bambini affetti da patologie gravi e croniche oncoematologiche e non, consiste in un approccio innovativo che aiuta i piccoli ospiti a mettere sullo sfondo la malattia e a scoprire nuove potenzialità, possibilità di apprendimento e di confronto con i coetanei.L’innovativo incontro di formazione è rivolto a medici, infermieri e associazioni di pazienti.
Come ha dichiarato Philippe Barrois, Amministratore delegato e Country President di Novartis in Italia “Novartis in questa iniziativa vede riaffermati i principi che ispirano da sempre la propria attività: mettere al centro i bisogni dei pazienti, che in questo caso proprio per l’età richiedono maggiori cure ed un approccio che con delicatezza si affianchi alle terapie più innovative, aiutandoli a riappropriarsi della propria infanzia”.
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Probiotici limitano diarrea in terapia antibiotica
Pubblicato da fidest su domenica, 13 maggio 2012
L’assunzione di probiotici è correlata alla riduzione di episodi di diarrea associati alla terapia antibiotica. Lo afferma una review sistematica pubblicata da Jama che ha incluso 63 studi randomizzati e controllati. È emerso che per ogni 13 pazienti che hanno assunto probiotici insieme all’antibiotico, si riusciva a evitare un attacco diarroico, e in generale su un totale di 11.811 pazienti arruolati, questa combinazione è stata associata un minor rischio di sviluppare il disturbo intestinale (rr=0,58) rispetto al solo uso di antibiotici. I risultati mostrano un’eterogeneità nell’efficacia di questo ap proccio che dipende dal tipo di antibiotico prescritto e dai ceppi di probiotici usati, tutti fattori che dovranno essere valutati in futuri studi. Infatti, per quanto nella maggior parte degli studi sia stato scelto il Lactobacillus, da solo o insieme ad altri probiotici, la scelta di altri ceppi non è stata ben documentata.(fonte farmacista33)
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Bergamo: contro il tumore al seno
Pubblicato da fidest su giovedì, 10 maggio 2012
Bergamo. Eliot, la radioterapia intraoperatoria contro il tumore al seno, è dal febbraio scorso disponibile agli Ospedali Riuniti di Bergamo per le pazienti di tutte le età. Il nuovo protocollo terapeutico dedicato alle donne under 48, in uso in Lombardia solo all’Istituto Europeo di Oncologia e ai Riuniti, è stato presentato oggi nella Sala Consiliare dell’ospedale di Bergamo. Questa tecnica permette di somministrare, durante la seduta operatoria, una dose molte elevata di radiazioni direttamente nella sede della lesione cancerogena, raggiungendo il miglior risultato oggi possibile per tempestività e precisione del trattamento, con il minor disturbo per le pazienti. La tecnica per le donne in menopausa è in uso ai Riuniti dal 2006 ed è stata autorizzata da Regione Lombardia nel 2009. L’Ospedale di Bergamo è stata la prima struttura pubblica a impiegarla in Italia. Da allora ogni anno con Eliot vengono trattate 100-130 donne ogni anno, che possono così evitare di doversi recare in ospedale per le sedute di radioterapia dopo la dimissione, con conseguente risparmio di tempo e minori disagi sociali e psicologici, in un momento particolarmente delicato della loro vita. Il protocollo in uso da febbraio per le donne in età fertile consente invece di ridurre del 60% il numero delle sedute di radioterapia dopo l’intervento, riducendole a 13; una decina i casi già trattati in tre mesi, con un’attesa di 80-100 casi l’anno. Ogni anno la Breast Unit di Bergamo valuta circa 12 mila donne; di queste tra le 500 e le 600 vengono poi operate per un tumore al seno. L’introduzione di Eliot è stata resa possibile dalla collaborazione con il prof. Umberto Veronesi e l’Istituto Europeo di Oncologia e, sul versante interno, dalla stretta sinergia tra chirurghi senologici, radioterapisti, fisici sanitari e chirurghi plastici, come ha sottolineato Carlo Nicora, direttore generale degli Ospedali Riuniti: “La radioterapia intraoperatoria è improntata al principio che ha guidato tutta l’attività del prof. Veronesi e che ha rivoluzionato l’approccio al tumore al seno: il minimo trattamento efficace invece del massimo trattamento tollerabile. Questo è esattamente quello che noi intendiamo quando parliamo di mettere al centro il paziente e di dare a ciascuno ciò che serve. Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è quello dell’integrazione. Non solo fra eccellenze del privato accreditato e del pubblico, come in questo caso, ma anche all’interno della nostra struttura. Perché solo due strutture in Lombardia sono in grado di offrire la radioterapia intraoperatoria? Perché richiede un’organizzazione d’alto livello, un lavoro multidisciplinare che coinvolge oncologi, chirurghi senologi, radioterapisti, fisici sanitari, chirurghi plastici e moltissime altre figure non solo mediche: penso all’anatomia patologica, ai laboratori, alla radiologia…. Non basta definirsi Breast Unit, occorre essere in grado di offrire alle donne una presa in carico tempestiva, completa (che preveda tutte le professionalità necessarie) ed efficace. Per questo probabilmente val la pena di fare qualche chilometro in più”.“Il punto di forza della nostra Breast Unit sta proprio nella capacità di gestire tutto il percorso che una donna con tumore al seno deve seguire, dal momento della diagnosi alle terapie, fino ai controlli – ha sottolineato Privato Fenaroli, direttore della Chirurgia Senologica degli Ospedali Riuniti – In fase di diagnosi i chirurghi lavorano in contatto quasi simbiotico con i radiologi per avere un quadro rapido e preciso del problema, mentre nella fase terapeutica è essenziale l’apporto degli oncologi, dei radioterapisti e dei chirurghi plastici, per offrire ad ogni donna il percorso di cura più adatto alle sue esigenze. Lavoriamo come un atelier di alta moda: cerchiamo di dare alle donne un servizio il più possibile personalizzato, paragonabile a un vestito creato su misura”. Infine il prof. Umberto Veronesi, direttore scientifico dello Ieo, ha ricostruito l’evoluzione dei trattamenti per sconfiggere il tumore alla mammella negli ultimi 40 anni, dall’introduzione della chirurgia conservativa abbinata alla radioterapia, all’esame del linfonodo sentinella durante la seduta operatoria 20 anni fa, all’introduzione di Eliot alla fine degli anni Novanta con quasi 4 mila casi trattati a oggi. “Con la radioterapia intraoperatoria nel 1999 l’Istituto Europeo di Oncologia ha attuato una svolta epocale che per molto tempo ci ha visto unico centro al mondo. I vantaggi sono rappresentati soprattutto dalla brevità del trattamento, che in tre minuti somministra una dose pari a quella che dovremmo frazionare in 30/40 dosi di radioterapia tradizionale, dalla precisione nell’individuare in sede chirurgica la zona da irradiare e dal fatto di far seguire immediatamente l’intervento dalla radioterapia, anche in quei casi che prevedono la chemioterapia”.
Dal punto di vista della ricerca saranno presto presentati i risultati dello studio randomizzato che ha coinvolto 1.300 pazienti in menopausa e che ha dimostrato come i risultati ottenuti con Eliot siano assolutamente in linea con quelli del trattamento post operatorio. “Nelle giovani abbiamo scelto di associare alla radioterapia intraoperatoria anche quella tradizionale per evitare il rischio di tumori multicentrici, rischio basso ma presente nelle donne ancora fertili”. “Stiamo andando nella direzione giusta – ha concluso il prof. Veronesi sottolineando l’importanza di riconoscere gruppi diversi di pazienti – e ci auguriamo che nei prossimi anni anche in giovani pazienti selezionate potremo limitarci alla radioterapia intraoperatoria”.
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Aiot: una giornata per stare bene in modo naturale
Pubblicato da fidest su giovedì, 5 aprile 2012
Torna nella sua terza edizione, l’iniziativa promossa dall’Associazione medica italiana di omotossicologia (Aiot) in occasione della Giornata internazionale della medicina omeopatica, “Stiamo bene … naturalmente”. Lunedì 16 gli studi medici convenzionati saranno aperti per controlli gratuiti a favore della prevenzione delle malattie e dei corretti stili di vita. L’Aiot mette, così, a disposizione dei pazienti una rete di medici convenzionati disponibili a una visita gratuita per un check-up. «I pazienti» sottolinea Le onello Milani vicepresidente Aiot «avranno così modo di approfondire le loro conoscenze su soluzioni terapeutiche di origine biologica, efficaci e prive di effetti indesiderati, e accrescere la consapevolezza circa l’importanza di una corretta prevenzione delle malattie e di un salutare stile di vita. Caratteristica fondamentale di queste cure è infatti considerare l’uomo come un unicum corpo-mente, ristabilendo l’equilibrio delle naturali funzioni fisiologiche di difesa dell’organismo». Lo scorso anno i medici che hanno aperto i propri studi sono stati 364, e per la prima volta hanno partecipato anche i veterinari. La manifestazione, fa sapere l’associazione, ha interessato 86 province e «anche la partecipazione dei cittadini è stata significativa, a conferma dell’interesse crescente verso le medicine complementari, la cui efficacia trova sempre maggiori attestazioni anche sulle principali riviste scientifiche internazionali». L’iniziativa, afferma l’Aio t, «vuole anche essere un’occasione per stimolare le istituzioni al rispetto del principio di libertà di scelta terapeutica di medici e di pazienti, sancito dalla Costituzione Italiana».(fonte farmacista33)
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Melanoma e l’immunoterapia
Pubblicato da fidest su domenica, 1 aprile 2012
Title: Pathology: Patient: Melanoma Description: This slide shows a melanoma on a patient's skin. Subjects (names): Topics/Categories: Pathology -- Patient Type: Black & White Print. Color Slide Source: National Cancer Institute Author: Unknown photographer/artist AV Number: AV-8500-3850 Date Created: 1985 Date Entered: 1/1/2001 Access: Public (Photo credit: Wikipedia)
Ripetuti eccessi di esposizione ai raggi solari durante l’infanzia triplicano il rischio di sviluppare il melanoma da adulti. I piccoli vanno difesi dal sole con adeguate protezioni, evitando sempre le ore centrali della giornata, soprattutto con l’arrivo della bella stagione. Alle “Nuove frontiere nel trattamento del melanoma” l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dedica un convegno nazionale. Parte dalla prevenzione la lotta contro questo tumore della pelle particolarmente aggressivo. Ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 7000 nuovi casi e 1500 decessi. Oggi si stanno affacciando nuove armi realmente efficaci, come l’immunoterapia che agisce stimolando le difese immunitarie contro le cellule tumorali con importante beneficio per i malati. Inoltre sono in via di registrazione anche nel nostro Paese farmaci mirati su bersagli cellulari da impiegare nei pazienti con melanoma metastatico che presentano specifiche alterazioni molecolari. I tempi tra la registrazione europea e la successiva approvazione dei nuovi farmaci in Italia sono purtroppo ancora lunghi. Gli oncologi chiedono che vengano velocizzati i processi registrativi per i trattamenti oncologici realmente “innovativi” come nel caso del melanoma. “La battaglia contro questa forma di cancro è difficile – spiega il prof. Carmine Pinto, segretario nazionale AIOM – ma si può vincere ponendo più attenzione a semplici regole di prevenzione. Troppe persone si espongono al sole senza precauzioni, in particolare i bambini rappresentano l’‘anello debole’ della catena. Un richiamo da tenere in considerazione soprattutto in questi mesi, in cui molti approfittano del fine settimana per prendere un po’ di ‘colore’. Vanno inoltre totalmente bandite le lampade abbronzanti che, secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), aumentano il rischio di melanoma del 75%, al pari del fumo di sigaretta, se utilizzate prima dei 30 anni”. Appropriatezza nell’utilizzo dei farmaci in oncologia è da sempre la parola d’ordine dell’AIOM. “Per garantire compatibilità economica ed adeguati trattamenti per i pazienti oncologici in tutte le regioni del Paese – continua il prof. Pinto – bisogna lavorare in parallelo su appropriatezza delle cure e organizzazione del sistema sanitario. Un importante risparmio in oncologia si otterrebbe già riducendo la sola migrazione sanitaria, con una contrazione dei costi del 10%. Non va inoltre dimenticato il costo sociale per i pazienti ed i familiari, di cui quasi mai si tiene conto. Lo sviluppo delle reti oncologiche regionali, per il quale la nostra Associazione si sta oggi fortemente impegnando, potrà portare significativi vantaggi in prospettiva per il miglioramento e la razionalizzazione della sanità pubblica. Il melanoma fa registrare, nella fase metastatica, alti tassi di mortalità. La sopravvivenza media infatti è di circa 6 mesi. E negli ultimi 30 anni non vi è stato alcun progresso terapeutico, a fronte di un costante aumento di casi”. In particolare, ipilimumab è un farmaco che agisce potenziando le difese immunitarie contro le cellule tumorali. Ipilimumab è stato approvato in Europa nel luglio 2011 per la cura dei pazienti con melanoma metastatico, ma non è ancora disponibile nel nostro Paese, mentre lo è già in Francia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Austria, Svizzera e Belgio. “Questi tempi di latenza – sottolinea il prof. Paolo Ascierto dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli – dovrebbero essere accorciati ed è importante che gli enti preposti agiscano quanto prima”. “Ipilimumab – continua il prof. Ascierto – agisce al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo che rimuove i ‘blocchi’ della risposta immunitaria antitumorale. L’Italia ha svolto un ruolo essenziale nello sviluppo clinico della molecola: è la prima terapia che ha dimostrato di migliorare in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza delle persone colpite da melanoma metastatico”. Le Regioni settentrionali fanno registrare la maggiore incidenza, seguite da quelle del Centro e del Sud. Il melanoma rappresenta il 4% dei tumori della pelle ma è responsabile dell’80% dei decessi per cancro della cute. Un paziente su cinque sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia. La sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore, ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne. E colpisce persone sempre più giovani, di età compresa tra i 30 e i 50 anni. “Le proprietà immunogeniche del melanoma metastatico – conclude il prof. Pinto – e la sua capacità a indurre una risposta reattiva delle cellule T al tumore fanno sì che sia considerato un ottimo candidato per l’immunoterapia. Le cellule T sono una ‘sottopopolazione’ di globuli bianchi in grado di eliminare o neutralizzare corpi ‘estranei’ come le cellule cancerogene. Al contrario di quanto avviene con i criteri convenzionalmente utilizzati per la chemioterapia, nell’immunoterapia l’iniziale progressione di malattia non va interpretata come un fallimento del trattamento. La risposta clinica potrebbe infatti essere osservata anche proseguendo la terapia, quindi in fasi più tardive”.
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Il cancro alla mammella: prima e dopo la terapia
Pubblicato da fidest su domenica, 26 febbraio 2012
Oggi sopravvivere al tumore del seno non è più un obiettivo esclusivo, si guarda avanti. In Italia la sopravvivenza dei malati di tumore, a 5 anni dalla diagnosi, è pari al 50% per gli uomini e al 60% per le donne. Questo dato è superiore alla media europea ed è simile a quello registrato nei Paesi scandinavi. La sopravvivenza a 5 anni per il cancro della mammella, poi, è tra le più alte, raggiungendo l’87%. Pertanto, agli aspetti puramente terapeutici se ne aggiungono altri, ancora in gran parte sconosciuti, che riguardano il “prima e dopo” la malattia.
Per quanto riguarda il prima, recenti nuove conoscenze mettono in guardia su fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo della neoplasia, quali ad esempio alcuni difetti genetici che influiscono sulla produzione degli ormoni endogeni, o le stimolazioni ormonali ripetute per indurre gravidanza e ancora l’impiego di ormoni per alleviare i disturbi legati alla menopausa. Inoltre, emergono da numerosi studi clinici, i benefici della “prevenzione farmacologica” con agenti ormonali in donne a rischio di sviluppare il tumore. Per il dopo, invece, un primo obiettivo è il controllo dei sintomi da carenza estrogenica a causa della scomparsa transitoria o definitiva di mestruazioni, pur nel rispetto della patologia oncologica di partenza. Due nuovi test, introdotti di recente nei nostri Istituti, inibina B e ormone antimulleriano consentono una valutazione della fertilità sempre più accurata.
Si confrontano su questi temi esperti mondiali quali: Jack Cuzick, Dror Meirow, Angiolo Gadducci, Sara Giraudi, Piero Sismondi, Sandra Cecconi ed Ettore Cittadini, riuniti dai presidenti dell’evento, Patrizia Vici, Luciano Mariani, Silverio Tomao e Enrico Vizza.
“Fattori di rischio genetici o ambientali, prevenzione farmacologica, preservazione della fertilità – dichiara Patrizia Vici, Oncologa dell’Istituto Regina Elena e promotrice dell’evento – sono tutte problematiche emergenti, legate alla elevata percentuale di donne guarite dal cancro, così come l’analisi delle correlazioni, ancora poco note, tra cancro della mammella e gravidanza: rischi durante le terapie, probabilità di rimanere o tornare fertile, entità del rischio per le pazienti di avere una gravidanza dopo la malattia, ecc.. “ Il passaggio della donna da cancer-patient a cancer-survivor, orienta l’intervento del terapeuta al recupero della vita della paziente, nella sua completezza.
Alla luce di questi presupposti si deve considerare che il 20-30% dei cancri della mammella colpiscono donne in età premenopausale, per lo più sottoposte a chemioterapia adiuvante, ovvero “precauzionale”, la cui scomparsa delle mestruazioni, transitoria o definitiva, costituisce un importante effetto collaterale. Inoltre, la successiva terapia con Tamoxifene ha proprio lo scopo di bloccare l’attività degli ormoni estrogeni, per proteggere la donna da eventuali recidive, poiché, com’è noto, un alta percentuale di tumori di questo tipo è ormono-dipendente. In quest’ottica la paziente può trovarsi ad affrontare una menopausa precoce, accompagnata da tutti i fastidi ad essa correlati: sudorazione, vampate, atrofia vaginale con peggioramento della vita sessuale, osteoporosi e via di seguito.“In queste pazienti – spiega Luciano Mariani, ginecologo oncologo presso l’Istituto Regina Elena e responsabile del progetto Prometeo riservato alle donne in menopausa – non possiamo, naturalmente, prescrivere terapie ormonali sostitutive, ma dobbiamo prendere in considerazione volta per volta terapie dirette ai singoli sintomi. Come ad esempio gli antagonisti della ricaptazione della serotonina a basso dosaggio che possono efficacemente controllare la vampata di calore e la sudorazione notturna, così come i bisfosfonati contro l’osteoporosi.”La farmaco-prevenzione è un altro tassello altamente innovativo di cui parla, nella lettura magistrale Jack Cuzick , luminare di fama internazionale. “Quattro importanti studi – riferisce Patrizia Vici, – dei quali uno italiano, dimostrano che il noto antiestrogeno Tamoxifene determina il 43% di riduzione di incidenza di cancro della mammella ormono-dipendente, entro i 5 anni di trattamento. Dal 6° al 10° anno persiste comunque il beneficio, con ulteriore riduzione del 38%. La sperimentazione è stata testata su donne sane ritenute ad elevato rischio di sviluppare cancro della mammella. Anche 3 studi con Raloxifene, farmaco simile, hanno dato come risultato un importante riduzione del rischio, e sono stati recentemente resi noti i risultati del primo studio con inibitori dell’aromatasi, con dati ancora più favorevoli”.La valutazione della fertilità dopo trattamenti per carcinoma della mammella costituisce un altro aspetto nuovo e poco esplorato. “Nell’ambito di tale argomento – evidenzia Enrico Vizza, Responsabile della ginecologia oncologica IRE e della Banca del Tessuto Ovarico della Regione Lazio – sono da definire le varie metodiche del tutto “emergenti”, come il trapianto di tessuto ovarico.”
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Farmacisti e controlli terapie
Pubblicato da fidest su mercoledì, 11 gennaio 2012
“E’ assolutamente necessario che le Istituzioni pubbliche e private mettano a disposizione tutti gli strumenti, incluso un buon clima lavorativo e la formazione del personale, per prevenire tragedie come quella avvenuta a Palermo. La magistratura sta indagando, ma è inaccettabile che, come risulta dai primi accertamenti, una giovane donna muoia a causa di un numero scritto per errore”. La SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) interviene sul caso della madre di 34 anni deceduta il 29 dicembre scorso al Policlinico di Palermo, perché le sarebbero stati somministrati 90 milligrammi di vinblastina, un farmaco antitumorale, anziché i 9 necessari. “Manifestiamo preoccupazione e rammarico – spiega la dott.ssa Laura Fabrizio, presidente della SIFO – per ciò che è accaduto anche perché questo episodio tocca direttamente la nostra professionalità. Come Società scientifica sosteniamo l’uso di strumenti in grado di determinare significativi vantaggi per la sicurezza dei pazienti e dei professionisti: la prescrizione informatizzata, il carrello automatizzato che si interfaccia con l’operatore, i software per le posologie oncologiche provvisti di allerta automatici per dosi incongrue, fino alla robotica per la preparazione dei farmaci e al farmacista di dipartimento che affianca il medico in corsia. Con questi sistemi il farmacista potrà tenere sotto controllo ogni prescrizione e collaborare con infermieri e medici al letto del paziente suggerendogli dosaggi, indicazioni, incompatibilità, effetti collaterali. In particolare, procedure informatizzate, come già sottolineato dal senatore Ignazio Marino, avrebbero certamente evitato un episodio tanto grave”. In alcuni ospedali italiani è consolidato l’utilizzo dei software per la Prescrizione Elettronica Assistita (PEA) dei farmaci antitumorali, in grado di favorire il processo di standardizzazione delle tre principali fasi relative alla gestione delle terapie oncologiche (prescrizione, allestimento e somministrazione). Questi software, che vengono introdotti dalla Direzione Sanitaria o dal Dipartimento di Oncologia su indicazione dei farmacisti, risultano particolarmente utili per ridurre il rischio di errore associato alla trascrizione e al calcolo manuale di informazioni e dati. Prevedono blocchi e avvertimenti per il medico all’atto della prescrizione (ad esempio impedendo la possibilità di prescrivere dosi superiori alle massime consentite per alcuni medicinali), per il farmacista al momento della preparazione (ad esempio con avvertimenti sul tipo di protocollo), e per l’infermiere responsabile della somministrazione (ad esempio con un sistema di identificazione certa del paziente). In questo modo è garantita la tracciabilità di tutto il processo relativo al farmaco chemioterapico.”
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Sport come terapia
Pubblicato da fidest su martedì, 13 settembre 2011
Montalto di Castro (Vt) da giovedì 15 a sabato 17 settembre. A scendere in campo saranno 21 squadre di calcio a sette formate da utenti e operatori dei Centri e dei Dipartimenti di salute mentale di tutta Italia. Formazioni che durante tutto l’anno partecipano ai tornei e ai campionati organizzati dall’Uisp su tutto il territorio italiano e si ritrovano in una festa di sport e socialità. Complessivamente saranno impegnate circa 600 persone e le partite si susseguiranno non stop dalla mattina al tramonto. Da Torino a Oristano, da Reggio Calabria a Roma, sullo stesso campo pazienti, psichiatri, infermieri. Storie e testimonianze di vita, percorsi di cura, persone che hanno completato la terapia ma continuano a rimanere “nel giro”, per amicizia. E chi non gioca sta a bordo campo e fa il tifo: non sagome di cartone e neppure “tessere del tifoso”, perchè il calcio è partecipazione e relazione. Se qualcuno se lo fosse dimenticato la rassegna “Matti per il calcio” ce lo ricorda e ci racconta di un calcio diverso, che agisce come strumento di integrazione, per superare l’isolamento, per socializzare e riconquistare un equilibrio con il proprio corpo.
“A Montalto di Castro ci sarà un’atmosfera festosa – dice Simone Pacciani, presidente nazionale della Lega calcio Uisp – Rispetto ai primi anni è stato temperato lo spirito agonistico: i partecipanti alla rassegna hanno abbracciato il vero spirito dell’iniziativa improntata alla socialità e al divertimento. La novità di quest’anno è che abbiamo cinque squadre in più rispetto alle passate edizioni: ben ventuno rappresentative in campo. Inoltre, nella veste di arbitri, ci sono anche alcuni pazienti che provengono dai Centri di salute mentale. Come Uisp abbiamo deciso di allargare ulteriormente la partecipazione e in questi anni abbiamo avviato corsi di formazione per arbitri che consentano a chi si sente più adatto a questo ruolo, di scendere in campo al fianco degli altri. Un ruolo di responsabilità nel nome dell’integrazione”.
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Summit interdisciplinare Impact
Pubblicato da fidest su martedì, 21 giugno 2011
Firenze 1 – 2 luglio 2011 si terrà a, presso Palazzo Corsini, secondo summit interdisciplinare Impact (Interdisciplinary Multitask PAin Cooperative Tutorial), dove Istituzioni (Ministero della Salute, AgeNAS, Agenzia italiana del farmaco, ISSS, Regioni) e oltre 60 Società Scientifiche o Associazioni o Fondazioni individueranno gli elementi per la concreta attuazione della Legge n.38/2010, ossia la normativa che disciplina le cure palliative del dolore e la terapia del dolore cronico benigno.
Organizza PLS Educational, business unit congressuale di Gruppo GEM, che ha strutturato un format innovativo proprio per rispondere al meglio all’esigenza del simposio. Il format è stato fatto in modo che attraverso attività diverse (relazioni, tavola rotonda, gruppi di lavoro, discussione generale) si possa giungere agli obiettivi dichiarati.
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Una terapia salvavita rifiutata
Pubblicato da fidest su sabato, 18 giugno 2011
La ASL Napoli1 nega il rimborso per un ciclo di tomoterapia a un giovane napoletano di 33 anni, G. C., affetto da carcinoma al cardias: non rientrerebbe nei LEA, i livelli essenziali di assistenza. “E’ una violazione gravissima dei diritti dei malati – commenta Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it) – visto che senza questa terapia il giovane, invalido al 100% e affetto da paraparesi spastica, rischia di perdere la vita. Dopo una serie di visite in vari centri oncologici, è stato operato all’Istituto San Raffaele di Milano che, entro il 17 luglio, chiede un anticipo per iniziare,dal 1 agosto, un ciclo di tomoterapia, che non è possibile effettuare in convenzione nelle strutture napoletane”.
La famiglia del giovane non può sostenere questa ulteriore spesa e si è rivolta all’Osservatorio per la tutela e lo Sviluppo Dei Diritti dell’Associazione Dossetti per far rispettare il diritto alla vita di G. “Abbiamo segnalato il caso al direttore del distretto 26 ASL Napoli1, dott. Vincenzo Di Raimondo e al Presidente della Regione Campania, on Stefano Caldoro – precisa Claudio Giustozzi – chiedendo di convenzionare al più presto la tomoterapia. Non è possibile negare al giovane l’unica possibilità di sopravvivenza legata a questo trattamento.”
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Tutto il mondo dentro
Pubblicato da fidest su mercoledì, 15 giugno 2011
Giovanni Buscemi, detto u magu, è uno psicoterapeuta tornato da poco a Cittanova, in Calabria, da dove era fuggito ancora ragazzo per inseguire i suoi sogni. In paese incontra Livia Antonietta, il suo amore di gioventù. La donna gli chiede di aiutare Maria, una diciassettenne che la madre crede posseduta dal demonio. Giovanni comincia la terapia e, con la forza della parola, inizia a scavare nel passato della ragazza, orfana di padre e cresciuta in un ambiente repressivo. Cosa tormenta Maria e la rende preda di crisi convulsive così terribili da farla sembrare indemoniata?
romanzo di Graziano Versace Edizioni San Paolo 368 pagine € 19,50.
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Il dolore non necessario
Pubblicato da fidest su martedì, 12 aprile 2011
Trieste, 14 aprile alle 14.30 alla Sissa di Trieste, in occasione del quarto appuntamento della rassegna di divulgazione scientifica organizzata dal Master in Comunicazione della Scienza. si discuterà sull’entrata in vigore della prima legge italiana (legge 38/2010) che regola l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, per garantire assistenza e sollievo alle persone colpite da malattie gravi e inguaribili. A poco più di un anno dall’approvazione, com’è cambiato l’approccio alla terapia del dolore e il percorso terapeutico dei malati terminali? È aumentato l’uso dei farmaci oppiacei per alleviare la loro sofferenza? Cosa ne pensano medici, pazienti e familiari?Massimo Allegri, anestesista al Policlinico San Matteo di Pavia, e Paolo Notaro, presidente dell’Associazione italiana per la cura della malattia dolore Nopain e responsabile della Struttura di terapia del dolore dell’ospedale Niguarda di Milano, metteranno a confronto le loro esperienze e cercheranno di fare chiarezza sui trattamenti antidolore che anche in Italia oggi stanno cercando di trovare un legittimo spazio. «Il dolore rappresenta un sintomo fondamentale perché ci protegge dagli stimoli esterni nocivi» precisa Allegri. «Ma quando diventa cronico il sintomo si rende autonomo rispetto alla causa che l’ha generato e il dolore stesso si trasforma in malattia». E proprio la concezione del dolore cronico come malattia è alla base della legge 38/2010, legge che riconosce l’accesso alle cure palliative e terapie del dolore come un diritto a tutela della dignità della persona. Il testo del provvedimento parla infatti di terapia del dolore come dell’insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare, alle forme morbose croniche, idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate. In particolare, le terapie farmacologiche prevedono la somministrazione di oppiacei, ma in questo settore l’Italia è ancora indietro: i dati della Federazione Ordini Farmacisti Italiani rivelano infatti che la media europea della spesa pro-capite annua per gli oppiacei è di 4,4 euro, mentre quella italiana, pur essendo quasi raddoppiata nell’ultimo anno, è pari a 1,2 euro. Anche se la Federazione ha riscontrato un aumento del ricorso agli analgesici, passato dal 6,7% all’11,7%, con un tasso di crescita complessivo del 15%.
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Nuova terapia malati Alzheimer
Pubblicato da fidest su domenica, 16 gennaio 2011
(Centro Maderna) Il National Institute on Aging Statunitense è attualmente impegnato nel finanziamento di nuovi studi sulla terapia dei malati di Alzheimer finalizzati a “rendere la vita di questi malati e dei loro caregiver meno gravosa”, come specifica lo stesso Sidney M. Stahl, capo del dipartimento Individual Behavioral Processes dell’istituto, che aggiunge che “almeno per il momento, queste nuove ricerche sembrano essere prettamente concentrate su tecniche non-farmacologiche.” Le nuove tecniche menzionate da Stahl includono la somministrazione di cibi particolari, la particolare programmazione delle giornate con arte, musica ed esercizio fisico, e si basano sulla teoria, ampliamente dimostrata, secondo cui creare emozioni positive sui pazienti affetti da Alzheimer diminuisce in loro il senso di angoscia e i loro problemi comportamentali, e che tali emozioni p ersistano anche nella fase successiva al decadimento cognitivo. Da questo complesso di studi si sviluppano dunque esperienze come quella di Beatitudes, la casa di cura di Phoenix che permette ai pazienti affetti da demenza qualsiasi “vezzo” che porti loro conforto, dal consumo di cioccolata, al “bicchierino della staffa” prima di andare a dormire, dando loro la possibilità di dormire, fare il bagno o cenare quando vogliono, fosse anche alle due del mattino. Lo stesso centro, per impedire ai propri pazienti di prendere l’ascensore e perdersi per l’edificio, o ancor peggio al di fuori di esso, ha sistemato dei tappeti neri davanti alle entrate dell’ascensore, che i malati interpretano come buchi o comunque ostacoli. Il personale ha poi il compito, quando vede i malati aggirarsi nei pressi dei tappeti, di salutarli con espressioni molto cordiali ed enfatiche per far passare loro il messaggio che non vale la pena rischiare di oltrepassare ostacoli quando si è circondati da personale così ; gentile, e pare che il metodo funzioni e sia meno traumatico di quello di altre case di cura che fanno indossare ai malati braccialetti che emettono un allarme quando questi si allontanano.
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