23 Tibetani sono stati condannati a pene draconiane per aver partecipato a manifestazioni pacifiche contro l’occupazione cinese in Tibet. I verdetti emessi la settimana scorsa ma diventati pubblici solo ora condannano la maggior parte dei manifestanti a pene detentive tra i dieci e i tredici anni, un manifestante addirittura all’ergastolo. Durante la manifestazione tenutasi lo scorso 23 gennaio nel distretto di Drango nella regione di Kardze (provincia di Sichuan) le forze di sicurezza cinesi hanno aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo due persone e ferendone altre 34. Nei giorni successivi alla manifestazione sono state arrestate più di 100 persone che avevano partecipato alla protesta, identificate grazie alle telecamere di sorveglianza.
Il 26 aprile scorso 16 degli arrestati sono stati condannati da un tribunale di Sichuan ad alte pene detentive. Sonam Lhundup di circa 30 anni è stato condannato all’ergastolo, il 20enne Kuntho a tredici anni di carcere, il 30enne Kundrupa a undici anni e Wangchen Tsering a nove anni.Un secondo processo ha emesso verdetti altrettanto pesanti per altri sette Tibetani. Sonam Dhargyal è stato condannato a dieci anni di prigione, Pema Woesel a cinque anni e gli altri manifestanti a pene carcerarie tra i dieci e i tredici anni.Almeno quattro dei manifestanti arrestati a fine gennaio sono spariti senza lasciare apparentemente traccia mentre si trovavano agli arresti, tra cui l’insegnante 41enne Geshe Tsewang Namgyal e il lama tibetano 40enne Tulku Losang Tenzin Rinpoche. Nella regione di Kardze gli arresti di Tibetani sono ormai quotidiani così come i soprusi commessi contro i monasteri buddisti. Il monastero di Drango, frequentato da circa 140 studenti è stato temporaneamente chiuso e da metà della scorsa settimana può essere frequentato solamente da 40 studenti.
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Il governo cinese inasprisce la repressione in Tibet
Pubblicato da fidest su giovedì, 3 maggio 2012
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Tibet: mozione solidarietà
Pubblicato da fidest su giovedì, 1 marzo 2012
Roma “Nella seduta di oggi dell’Assemblea capitolina, chiederò ai pochi gruppi assembleari che ancora non lo hanno fatto di sottoscrivere la mozione di sostegno al popolo tibetano presentata, in occasione del 53° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, in tutti i consigli regionali italiani ed in molti consigli comunali. Considerato che Roma Capitale ha conferito la cittadinanza onoraria al Dalai Lama, mi auguro che l’Aula Giulio Cesare esprima domani stesso la solidarietà al popolo tibetano, impegnandosi per esporre il prossimo 10 marzo la bandiera del Tibet in Campidoglio”. È quanto dichiara in una nota il consigliere Pdl di Roma Capitale, Andrea De Priamo, primo firmatario della mozione in Assemblea capitolina.
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Tibet: risoluzione Vernetti
Pubblicato da fidest su giovedì, 9 febbraio 2012
Ieri mattina la Terza Commissione Affari Esteri ha approvato all’unanimità la Risoluzione sul Tibet presentata dall’on. Gianni Vernetti, deputato del Terzo Polo e già Sottosegretario agli Affari Esteri. Il testo è stato sottoscritto da esponenti di diversi partiti: Veltroni, Tempestini, Corsini, Mecacci del PD; Boniver, Pianetta, Nirenstein, Malgeri del PDL. «Il voto di ieri della Risoluzione sul Tibet – ha dichiarato l’on. Vernetti – è un fatto molto importante che impegna il Governo italiano a sollevare il problema del rispetto dei diritti umani in Tibet in occasione del prossimo vertice Unione Europea-Cina che inizierà il prossimo martedì 14 febbraio a Pechino». «La Risoluzione -ha dichiarato l’on.Vernetti- prende le mosse dai numerosi episodi di repressione violenta da parte delle autorità cinesi di quelle manifestazioni pacifiche che hanno avuto luogo in Tibet in seguito alle ennesime autoimmolazione di religiosi tibetani». «Sono oramai 19 i monaci e le monache tibetane – continua l’on. Vernetti – che si sono dati fuoco per protestare con un gesto estremo contro il governo della Repubblica Popolare Cinese che nega loro i diritti umani fondamentali». «La Risoluzione impegna il Governo a compiere un passo formale nei confronti del Governo Cinese affinché vengano immediatamente interrotte le violenze nei confronti dei religiosi e della minoranza tibetana. Nel testo si chiede, inoltre, al governo cinese di riprendere il dialogo con il Dalai Lama e con i tibetani in esilio e di riaprire il Tibet ai media internazionali» «Infine – conclude l’esponente del Terzo Polo – con il voto odierno il Governo è impegnato anche a farsi promotore presso le sedi competenti delle Nazioni Unite di un’iniziativa di monitoraggio sul rispetto dei diritti umani in Tibet».
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Convegno su Tibet-ambiente
Pubblicato da fidest su martedì, 9 marzo 2010
Roma 10 marzo, dalle ore 14 alle ore 17,30, presso la Sala delle Colonne della Camera dei deputati, Piazza Poli – Roma, convegno su “Tibet, the Earth’s Third Pole” al quale parteciperà Matteo Mecacci, deputato radicale – pd, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sul Tibet alla Camera dei deputati. (10 marzo: 51° anniversario insurrezione tibetani).
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Tibet addio
Pubblicato da fidest su domenica, 28 febbraio 2010
Di Massimo Di Paola Il Tibet, con tutte le sue contraddizioni, le sue meraviglie, le sue zone oscure, visto con gli occhi partecipi e commossi di un chirurgo romano che per sei mesi ha vissuto nel «paese sopra le nuvole» per istruire giovani medici tibetani e cinesi. Un incarico accettato per «curiosità» che si trasforma con il passare delle settimane in un’esperienza straordinaria tra lama, eremiti, malati, medici tradizionali, cantastorie, bambini sorridenti, commercianti, rigidi funzionari cinesi. Un diario di viaggio che porta il lettore attraverso altopiani sconfinati, grotte oscure e città millenarie su cui pesa l’incuria: luoghi dove gli stranieri abitualmente non camminano ma in cui sopravvive il fascino di una cultura antichissima e di una medicina naturale che rischiano di scomparire sotto lo sguardo distratto del mondo. (Pagine 306 Euro 18,00 Codice 14108K ISBN 978-88-425-4316-9)
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Nuovo Governatore in Tibet
Pubblicato da fidest su lunedì, 18 gennaio 2010
Con la nomina di un militare di lunga data a nuovo governatore del Tibet, il governo cinese ha reso evidente, secondo l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) che il Tibet è considerato un problema militare e che in prospettiva aumenterà il ricorso alla violenza. L’aver ora nominato un ex-militare a questa delicata posizione rappresenta un duro colpo per tutti quei politici stranieri, e in particolare europei, che si sono impegnati per favorire un dialogo credibile tra Pechino e il governo in esilio del Dalai Lama. Il tibetano Padma Choling, che tra il 1969 e il 1986 è stato al servizio dell’Esercito di Liberazione popolare cinese, ha ricevuto oggi la nomina dal Parlamento regionale tibetano a successore del vecchio governatore Qiangba Puncog, ritiratosi per motivi di anzianità. Il nuovo governatore ha 58 anni ed è considerato un fedele sostenitore della politica del governo cinese. Dopo gli scontri sanguinosi della primavera del 2008 il Governo cinese probabilmente non ha intenzione di valutare le motivazioni che hanno portato agli scontri ma sembra piuttosto evidente la volontà di continuare con la linea dura della persecuzione degli attivisti per i diritti umani in Tibet. Nel suo discorso dopo la sua nomina il nuovo governatore ha ribadito l’importanza di concetti quali la “stabilità” e “l’unità della Cina”: si opporrà quindi con determinazione ad ogni tentativo di “secessione”.
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5° Congresso Mondiale Parlamentare sul Tibet
Pubblicato da fidest su martedì, 17 novembre 2009
Roma 18/1/2009 Camera dei deputati 5° Congresso Mondiale Parlamentare sul Tibet, Matteo Mecacci, Deputato Radicale e Presidente dell’Intergruppo Parlamentare per il Tibet e principale organizzatore dell’evento ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La richiesta del Presidente Americano Barack Obama alle autorita’ cinesi di riprendere a breve i negoziati tra le autorita’ di Pechino e il Dalai Lama sullo statuto del Tibet, sono un fatto positivo, perche’ chiariscono che di Tibet si puo’ e si deve parlare con la Cina. Tuttavia, occorre garantire che le ragioni per le quali quel tentativo si sia interrotto dopo 7 anni, siano affrontati seriamente. Innanzitutto, occorre che sia ristabilita la verita’ sullo svolgimento dei negoziati e sui contenuti delle proposte presentate dai tibetani e dai cinesi. Da molti mesi, infatti, le autorita’ cinesi accusano il Dalai Lama di volere l’indipendenza, nonostante i suoi inviati abbiano presentato formalmente a Pechino, e poi reso pubblico, un Memorandum per l’autonomia del Tibet, che è chiaramente fondato su una richiesta di autonomia. Inoltre, il fatto che quei negoziati si siano svolti in modo segreto e al di fuori di qualsiasi coinvolgimento delle istituzioni internazionali, ha impedito qualsiasi possibilità di influenzare in senso positivo le posizioni del Governo cinese”.
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A 50 anni dalla sollevazione popolare in Tibet
Pubblicato da fidest su lunedì, 9 marzo 2009
(10 marzo) La Cina commette genocidio culturale in Tibet. Il rapporto dell’APM documenta la distruzione della lingua, cultura, religione e identità del Tibet L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha accusato la Cina di commettere genocidio culturale in Tibet. In occasione del 50esimo anniversario della sollevazione popolare in Tibet (10 marzo 1959) l’APM ha pubblicato un rapporto che documenta la distruzione della lingua, cultura e identità tibetana e l’assimilazione del buddismo tibetano. Mai prima si è assistito a pressioni così forti da parte della Cina per assimilare la cultura tibetana, raggiungendo oggi il più alto numero di prigionieri politici da vent’anni a questa parte. Nel lasso di un solo anno e mezzo il numero dei prigionieri politici e degli scomparsi è aumentato di 40 volte, passando da 120 persone alle attuali 5.700. La comunità internazionale deve impegnarsi maggiormente per ottenere dal governo cinese la reale disponibilità al dialogo con il Dalai Lama per la ricerca di una soluzione pacifica della questione tibetana. Una escalation del conflitto in Tibet rischia la destabilizzazione non solo della regione ma dell’intera Cina. La comunità internazionale dovrebbe quindi sostenere con maggiore forza la posizione del Dalai Lama che chiede la reale autonomia del Tibet all’interno della Repubblica Popolare Cinese. L’insediamento forzato di 860.000 nomadi ha cancellato un’attività economica e uno stile di vita tradizionale millenario. Manca completamente il promesso utilizzo della lingua tibetana come lingua di insegnamento nelle scuole e università mentre sono in drastica diminuzione le ore dedicate all’insegnamento della lingua tibetana come seconda lingua. La popolazione tibetana sta diventando minoritaria anche nella propria regione e lungo la ferrovia inaugurata in luglio 2006 si sono insediati decine di migliaia di coloni cinesi. La capitale tibetana Lhasa è ormai prevalentemente cinese e il governo cinese ha previsto la costruzione di altre sei linee ferroviarie entro il 2020 che aumenteranno notevolmente la pressione verso l’assimilazione cinese del Tibet. Il controllo e il potere delle autorità cinesi viene esercitato senza alcun rispetto per la cultura, la società e la religione dei Tibetani. Le autorità si intromettono con sempre maggiore frequenze nelle questioni interne del buddismo tibetano, impediscono sistematicamente ogni libera espressione religiosa e costringono monaci e monache a veri e propri lavaggi del cervello e a prendere per iscritto le distanze dal proprio leader spirituale, il Dalai Lama. Monaci e monache che possiedono immagini o statue del Dalai Lama vengono allontanati dai monasteri, le immagini e statue distrutte. L’impegno delle autorità cinesi verso l’assimilazione del buddismo tibetano ha anche svuotato i monasteri i cui occupanti sono sempre più spesso condannati a lunghe pene detentive per motivi politici oppure rifugiati politici all’estero.
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