Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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Trattamento omeopatico dell’emicrania pediatrica

Pubblicato da fidest su giovedì, 28 febbraio 2013

di Tiziana Di Giampietro L’obiettivo dello studio prospettico, multicentrico pubblicato dal gruppo di Danno su JACM era quello di valutare l’efficacia della medicina omeopatica nella prevenzione e nel trattamento dell’emicrania in un’età compresa fra 5 e 15 anni.
Gli attacchi di emicrania provocano dolore severo, nausea, vomito, dolori addominali oltre che il consumo elevato di farmaci; numerosi approcci sono stati descritti per la prevenzione dell’emicrania: limitazioni dietetiche, beta-bloccanti, autoipnosi, biofeedback termale, controllo dello stress. Questo studio sull’effetto terapeutico dell’omeopatia è stato condotto in 12 paesi da 59 omeopati su 168 pazienti con diagnosi di emicrania fatta seguendo i criteri del 2004 della Società Internazionale di Cefalea. Le prescrizioni erano individualizzate per ogni paziente. A tre mesi dall’inizio del trattamento omeopatico l’effi cacia dell’omeopatia è stata evidenziata nella prevenzione degli attacchi. Diminuite in modo significativo (p<0,001), anche la frequenza, l’intensità e la durata, con un conseguente calo di assenze scolastiche da 5,5 a 2 giorni (p<0,001). I farmaci omeopatici prescritti nella maggioranza dei casi per la prevenzione degli attacchi sono stati: Ignatia amara (25%), Lycopodium clavatum (22%), Natrum muriaticum (21%), Gelsemium (20%) e Pulsatilla (12%) a potenze di 9-15CH. Nella cura degli attacchi acuti le più prescritte sono risultate essere Belladonna (32%), Ignatia amara (11%), Iris versicolor (10%), Kalium phosphoricum (10%) e Gelsemium (9%). Interessante il fatto che il 38% dei pazienti erano da soli in grado di controllare i propri sintomi coi farmaci omeopatici. I limiti dello studio: a) la metodologia adottata non ha dimostrato l’individualizzazione degli effetti della terapia preventiva e curativa; b) la rilevazione dei risultati si è basata sulle dichiarazioni dei genitori nelle visite di controllo, per cui eventuali errori mnemonici dovrebbero essere presi in considerazione; c) nessun dato è stato annotato sui pazienti che hanno rifiutato di partecipare allo studio; d) poiché lo studio non ha previsto un braccio di controllo, eventuali effetti del placebo non sono stati verificati: fatto questo importante, dato che le review degli studi precedenti sull’emicrania suggerivano un forte effetto placebo; ma giudizi in tal senso sono prematuri per la scarsità di trial randomizzati e controllati.JACM, 2012

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Carceri: Napolitano e il Parlamento

Pubblicato da fidest su sabato, 19 maggio 2012

Carcere di Regina Coeli

Carcere di Regina Coeli (Photo credit: Wikipedia)

Dichiarazione di Irene Testa Segretario dell’Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto La giustizia italiana, per violazione di ogni termine di durata dei processi e di norme legali per la detenzione, da troppi anni versa in una condizione, essa stessa, di flagrante criminalità ormai “professionale”, come testimoniato dall’ormai triste primato di condanne della Corte europea e dei richiami internazionali contro l’Italia. Unici strumenti di legge ravvisabili per interrompere tale flagranza nel più breve tempo possibile, continuano a essere provvedimenti di amnistia e di indulto che da tempo invochiamo. E’ più che mai opportuno e necessario che il
Presidente Napolitano invochi e suggerisca alle Camere tali mezzi divenuti imprescindibili per il ripristino immediato dello Stato di diritto prima di rendersi sempre più complice, per una sorta di “omissione di soccorso”, del crimine che sempre più consistentemente è consumato.

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Verso un trattamento sanitario universale

Pubblicato da fidest su sabato, 19 maggio 2012

Taiwan Taipei

Taiwan Taipei (Photo credit: Toby Simkin)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera di grande importanza la formazione dei sistemi sanitari. Il World Health Report del 2010 pone l’attenzione proprio sul sistema sanitario globale e l’Assemblea Mondiale della Sanità, nel 2012, ha scelto come tema “Verso un trattamento universale” – indicando nella mappatura globale delle necessità il modo per stabilire un solido e vasto sistema sanitario. Il programma di Assicurazione Sanitaria Nazionale (National Health Insurance, NHI) di Taiwan, entrato in vigore diciotto anni fa, ha ricevuto apprezzamento dentro e fuori i confini del Paese. L’American Broadcasting Company (ABC) e la Public Broadcasting Service (PBS) hanno prodotto due distinti programmi televisivi proprio sull’NHI, e quest’anno la CNN ha mandato in onda un report sui sistemi sanitari di Taiwan, Regno Unito e Svizzera, lodando i successi del programma taiwanese. Nel 2011, delegazioni di oltre cinquanta Paesi hanno visitato Taiwan per studiarne il sistema sanitario.
Prima che l’NHI fosse operativa, oltre il 40% dei cittadini taiwanesi non aveva un’assicurazione sanitaria. Il 1° marzo 1995, dopo sette anni di pianificazioni e studi, il programma NHI fu introdotto seguendo il modello del “Single Player Plan” – assicuratore unico –, una forma autofinanziata di assicurazione sanitaria nella quale i premi assicurativi vengono divisi tra l’assicurato, il datore di lavoro e il governo. Circa il 99,6% della popolazione è coperto dalla NHI. Il programma permette a tutti gli assicurati di usufruire di moltissimi servizi sanitari. Tra di essi, la cura dei pazienti interni ed esterni, la medicina erboristica cinese, i servizi odontoiatrici, l’assistenza durante il parto, le terapie riabilitative, le cure a domicilio e i ricoveri per i pazienti affetti da disabilità mentali. Tutti gli assicurati possono quindi usufruire di questi servizi in ogni momento e in uno qualsiasi degli oltre 25,000 ospedali e istituzioni sanitare distribuiti sul territorio taiwanese.
Dopo oltre dieci anni dal lancio del programma NHI, il governo ha deciso di revisionare il sistema e ne ha proposto uno di “seconda generazione” che rendesse più equo il sistema di pagamento, introducendo un imposta del 2% sulle rendite e sulle plusvalenze. Quando il nuovo sistema entrerà in vigore, nel 2013, i premi assicurativi di base saranno ridotti per diminuire il carico fiscale sui lavoratori, assicurando una maggiore equità e rafforzando la giustizia sociale. L’elemento principale dietro il grande successo del NHI sono i medici professionisti, i quali godono dell’apprezzamento e del rispetto del governo per il loro impegno verso la cittadinanza. Per anni Taiwan ha cercato di offrire servizi sanitari efficienti, accessibili e alla portata di tutti, basati su un sistema equo di pagamenti. Ora si trova di fronte a un altro problema – che riguarda la carenza di personale medico e la quantità di lavoro da eseguire – e sta facendo tutto il possibile per attrarre più risorse umane nel settore medico e per migliorare le loro condizioni di lavoro.
L’assicurazione sanitaria taiwanese vede iscritta la quasi totalità della popolazione di Taiwan, è di alta qualità, pone l’attenzione sui benefici e ha determinato un tetto alle spese. Il costo collettivo per l’intera cittadinanza coperta dal NHI corrisponde a circa il 6,9% del PIL. I costi amministrativi coprono l’1,5% di tutta la spesa grazie a un solido network tecnologico e informativo. Inoltre, dalla fine del 2011, oltre tre milioni di persone hanno beneficiato di sussidi per il pagamento del premio assicurativo. Dal momento che i più deboli sono coperti da questo sistema sanitario, il legame tra povertà e malattia è stato infranto. Il NHI è uno dei programmi pubblici di maggior successo nella storia taiwanese, con una percentuale di apprezzamento pari all’86,6%.Per il suo NHI e per molti altri successi nel campo della sanità pubblica, Taiwan viene riceve apprezzamenti da tutto il mondo. Dal 2009 ha sempre ricevuto l’invito a prendere parte alle sedute dell’Assemblea Mondiale della Sanità (AMS) in qualità di membro osservatore, aprendo così le porte a nuove opportunità di partecipazione nella cooperazione internazionale in tema di sanità.
Taiwan è anche lieta di alzare gli standard sanitari internazionali condividendo la propria esperienza attraverso la piattaforma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).In questa occasione, dunque, chiedo alla comunità internazionale di sostenere Taiwan e invito nuovamente il Segretariato dell’OMS a rispondere alla nostra richiesta di estendere la partecipazione taiwanese ad altri organi dell’OMS, anziché alla sola AMS, in modo che possa entrare più a fondo nei suoi meccanismi e partecipare a meeting e attività. In questo modo sarà assicurata una significativa e dignitosa presenza di Taiwan all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. (Chiu Wen-ta Ministro della Salute Repubblica di Cina (Taiwan)

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Aids, sì Fda a pillola preventiva. In Italia si apre il dibattito

Pubblicato da fidest su martedì, 15 maggio 2012

Fa discutere il sì espresso da un panel di esperti statunitensi in rappresentanza dell’Fda sull’utilizzo della prima pillola in grado di prevenire l’infezione da Hiv in soggetti sani. Il farmaco, in realtà due principi attivi tenofovir ed emtricitabina combinati assieme in un’unica compressa, è già in uso come trattamento per l’Hiv, ma non per la prevenzione e secondo le nuove indicazioni statunitensi sarebbe destinata a soggetti sani ad alto rischio, come omosessuali o partner di persone sieropositive. Secondo lo studio internazionale condotto in sei paesi e i cui risultati sono stati pubblicati nel 2010 sulla rivista The New England Journal of Medicine, l’utilizzo del farmaco a fini preventivi ha, infatti, dimostrato un minore rischio del 44-73% di contrarre l’infezione. «Penso» ha detto alla Bbc Robert Grant, del Gladstone Institutes of Virology and Immunology di San Francisco «che siamo nell’era che vedrà la fine dell’epidemia mondiale di Aids». Più cauti gli esperti italiani e se Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), parla «di un’arma di prevenzione in più per le categorie altamente a rischio che non può essereconsiderata una soluzione», Mauro Moroni, vicepresidente di Anlaids sottolinea come «il profilattico possa svolgere la stessa azione preventiva sulle categorie a rischio, senza possibili effetti collaterali e senza costi enormi per l’Ssn e per i pazienti». Oggi negli Usa il trattamento con il farmaco costa da 11mila a 14 mila dollari l’anno, un costo da considerare, se il farmaco anche in Europa avesse un’indicazione di questo tipo, con il rischio che fondi siano distolti da opzioni terapeutiche che presentano una maggiore convenienza in termini di rapporto costi-benefici. Altri timori riguardano la possibilità che si sviluppino varianti del virus Hiv resistenti al farmaco «L’uso preventivo a vita di questo farmaco» secondo l’immunologo Ferdinando Aiuti «potrebbe portare a problemi di tossicità cumulativa, a un’inevitabile insorgenza di resistenze e quindi successiva inefficacia del farmaco stesso nei confronti del virus Hiv».(Marco Malagutti – fonte doctornews33)

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Diecimila milanesi con artrite reumatoide

Pubblicato da fidest su mercoledì, 28 marzo 2012

Milano, (Adnkronos Salute) – Svegliarsi in un incubo, con mani e piedi talmente irrigiditi da non riuscire neanche a camminare o a svitare il barattolo del caffe’. Al mattino una persona con artrite reumatoide ci mette da un’ora e mezza a 3 ore per prepararsi e uscire di casa. E in strada comincia la vera odissea. Tram e metro sono ‘off limits’ per un paziente milanese su 4. Perche’ per chi ha dolori e difficolta’ ad articolare le dita, anche mantenersi in equilibrio e afferrare uno dei sostegni per i passeggeri e’ impossibile. Le cose piu’ banali diventano un’impresa. E la frenesia della metropoli lombarda puo’ diventare insopportabile. E’ il quadro che emerge oggi all’ombra della Madonnina, da un incontro organizzato all’ospedale Niguarda nell’ambito del progetto ‘Il paziente al centro’, realizzato con il contributo di Roche. La struttura sanitaria milanese ha presentato un sondaggio condotto fra i suoi pazienti sugli ostacoli piu’ rilevanti per chi convive con
l’artrite reumatoide.
Una malattia, precisa Oscar Epis, direttore della Reumatologia del Niguarda, “cronica e invalidante, che agisce a livello sistemico compromettendo fortemente la qualita’ di vita dei pazienti”, oltre 10 mila a Milano, circa 60 mila in tutta la Lombardia. Nonostante le gravi conseguenze, sottolinea lo specialista, questa patologia viene ancora oggi “sottovalutata o scambiata per altre”.
Eppure l’artrite reumatoide e’ una delle malattie autoimmuni piu’ diffuse (8 volte, ad esempio, piu’ frequente della sclerosi multipla). L’impatto sulla vita dei pazienti e’ enorme. Alcuni si scontrano in tenera eta’ con gli effetti di questa malattia, che in genere predilige la fascia 35-50 e le donne (rapporto 4 a 1). Ci si puo’ ammalare a 2 anni, o a 27.
Per i pazienti milanesi, oltre agli spostamenti in citta’, c’e’ la difficolta’ di prendersi cura di se’, che significa anche farsi la doccia in autonomia, o fare il bucato e cucinare. Troppo spesso, osservano gli esperti, “la malattia viene confusa con l’artrosi o con altre malattie reumatiche e, se insorge in eta’ avanzata, e’ interpretata erroneamente come ‘un acciacco della vecchiaia’. Per limitare i danni della malattia e garantire ai pazienti una diagnosi precoce, “in grado di cambiare il destino di questi pazienti evitando le erosioni articolari ‘irreversibili’ a cui vanno incontro”, spiega Epis, il Niguarda ha pensato a un filo diretto medici di medicina generale-reumatologi.
I medici di famiglia che operano nei dintorni dell’ospedale sono stati coinvolti per concordare una strategia: in presenza di uno dei 3 campanelli d’allarme – tumefazioni a piu’ di 3 articolazioni, dolori ai polsi e alle piccole articolazioni di mani e piedi, rigidita’ al risveglio per piu’ di 30 minuti – possono segnalare i pazienti attraverso un call center e questi saranno valutati entro una settimana, per essere sottoposti a diagnosi, eventuale trattamento e follow up. “Un ritardo di pochi mesi nell’inizio del trattamento rischia di avere pesanti ripercussioni sulla qualita’ di vita dei malati – conclude Epis – La prima erosione nel 40% dei casi si ha entro 6 mesi dalla presentazione dei sintomi, nel 60% entro un anno”.(Elisabetta Tiamkaris • Edelman)

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Sindaco di Bologna condannato per trattamento antisindacale

Pubblicato da fidest su sabato, 24 marzo 2012

Virginio Merola, Mayor of Bologna, Italy Itali...

Virginio Merola, Mayor of Bologna, Italy Italiano: Virginio Merola, Sindaco di Bolonga (Photo credit: Wikipedia)

Il Tribunale del Lavoro ha condannato il Sindaco di Bologna Virginio Merola per condotta antisindacale, su ricorso presentato dall’Unione Sindacale di Base. I fatti risalgono al 29 settembre del 2011, quando il Comune di Bologna, nella persona del Sindaco Merola, con una semplice lettera disdettò unilateralmente il protocollo di relazioni sindacali territoriali che la USB, allora RdB, aveva stipulato con il Sindaco Sergio Cofferati nel luglio 2006, dopo un lungo ciclo di lotte. Con quel protocollo il Comune di Bologna riconosceva la USB “quale interlocutore, con ruolo propositivo, nei processi di formazione delle scelte strategiche, di revisione degli assetti macro organizzativi, di tutela della valorizzazione del lavoro, e più in generale, di miglioramento della qualità dei servizi”. Nonostante le innumerevoli richieste di incontro, le richieste di spiegazioni, il pronunciamento di diversi consiglieri comunali in sede di Commissione Consigliare, il Sindaco Merola non ha accettato nessuna richiesta evitando il confronto con USB, proseguendo invece nelle relazioni sindacali e nella contrattazione di bilancio, che è il perno del protocollo disdettato, con le sole CGIL CISL e UIL.
A distanza di sei mesi dalla disdetta, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Bologna, Dott. Carlo Sorgi, ha dichiarato “ la illegittimità della condotta del Comune di Bologna ai sensi dell’Art. 28 L. 300/70 consistita nella disdetta unilaterale in data 29/9/2011 del protocollo 13/7/2006 concluso con il sindacato ricorrente disponendo che venga ripristinata da parte del Comune la vigenza di detto protocollo.” Una sentenza di rilevantissima importanza politica, oltre che giuridica, in quanto condanna di fatto l’arbitrarietà del comportamento del Comune di Bologna che “rende più semplice la gestione dei nuovi rapporti, elidendo un interlocutore dissenziente, ma elimina quel valore dialettico che è considerato di speciale rilevanza ed imprescindibile nel nostro ordinamento, con la previsione di cui al primo comma dell’Art. 39 della Costituzione e con i principi informatori dell’intera Legge n. 300/70” (Statuto dei Lavoratori). Che ciò venga affermato in un momento in cui nel nostro Paese le relazioni sindacali vengono pesantemente messe in discussione da soggetti privati e pubblici, ha una importanza eccezionale.
USB auspica che il Sindaco Merola tenga conto di questo contesto, si faccia carico della necessità di non intaccare ulteriormente un sistema di relazioni sindacali che deve garantire la pluralità e la partecipazione alle scelte di carattere sociale, e di conseguenza assolva alla pronuncia del Giudice senza proporre ulteriori inutili ricorsi.

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Approvato farmaco per melanoma Braf V600 positivo

Pubblicato da fidest su mercoledì, 22 febbraio 2012

La Commissione europea ha approvato vemurafenib in monoterapia per il trattamento di adulti con melanoma metastatico o non resecabile positivo per la mutazione Braf V600. L’autorizzazione segue il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema rilasciato a dicembre sulla base dei dati raccolti dallo studio di fase avanzata Brim3. I risultati hanno dimostrato che il rischio di decesso veniva ridotto del 63% nei pazienti trattati con il farmaco rispetto a quelli che avevano ricevuto come trattamento di prima linea la terapia standard. Inoltre, è stato osservato un miglioramento della sopravvivenza generale media di 13,2 mesi, contro i 9,2 ottenuti con la chemioterapia. Il farmaco è stato sviluppato contestualmente al test genetico, il saggio di mutazione Braf V600 Cobas, usato per identificare i pazienti eleggibili per l’uso del farmaco.(fonte farmacista33)

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Accesso al trattamento previdenziale

Pubblicato da fidest su giovedì, 16 febbraio 2012

Ieri si è tenuto il previsto incontro sul regolamento concernente le misure di armonizzazione per l’accesso al trattamento previdenziale per gli appartenenti alla Polizia di Stato, previsto dall’art. 24 comma 18 del D.L. 201/2011. L’incontro è stato presieduto dal Vice Capo della Polizia, Prefetto Basilone, con la partecipazione del Direttore dell’Ufficio per le Relazioni Sindacali, del Direttore dell’Ufficio Pensioni e Previdenza e dei rappresentanti dell’Ufficio Legislativo del Dipartimento. Il Vice Capo della Polizia, nel comunicare che vi è già stato un incontro preliminare tra le Amministrazioni del Comparto per una disamina delle posizioni di merito di ciascuna di essa, ha richiesto alle organizzazioni sindacali di esprimere le singole posizioni rispetto alle misure di armonizzazione del trattamento pensionistico. L’incontro è risultato sin dall’inizio una mera ricognizione priva di qualsivoglia progetto in merito al quale poter esprimere posizioni sindacali ben definite. Il SIAP, il SILP CGIL, il COISP e l’ANFP, hanno evidenziato la necessità di acquisire, in via pregiudiziale, quali siano gli elementi che possono essere posti a base di una discussione per la definizione delle misure di armonizzazione, per l’accesso alla pensione. Le predette OO.SS. hanno fermamente sottolineato la contrarietà a qualsiasi penalizzazione degli istituti previdenziali attualmente in vigore in ragione del riconoscimento della specificità, ribadita anche nel corso dell’incontro per la manovra con il Presidente Monti, poi riconfermata dalla norma finanziaria. È stato, altresì, richiesto che nelle more dell’emanazione del previsto Regolamento, l’Amministrazione emani una ulteriore circolare che chiarisca agli uffici periferici le modalità d’accesso al trattamento previdenziale per coloro che maturano i requisiti per il conseguimento della pensione in tale periodo.
Nella circostanza abbiamo evidenziato che parallelamente all’emanazione del regolamento per le misure di armonizzazione, occorre avviare un definitivo confronto sulla previdenza complementare e sul riordino delle carriere. Il Vice Capo della Polizia si è riservato di farci conoscere tutti gli elementi richiesti prima di avviare un successivo confronto che per le scriventi OO.SS. dovrà tenersi con il Governo, come previsto dalle norme che disciplinano i rapporti e le materie di confronto negoziale tra sindacati di Polizia e Governo. (comunicato Coisp polizia)

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Malattie autoimmuni, trattamento da erba cinese

Pubblicato da fidest su martedì, 14 febbraio 2012

Una pianta cinese dalle cui radici da duemila anni si ricava un estratto che cura la malaria potrebbe essere usata per combattere le malattie autoimmuni. L’estratto, conosciuto come Chang Shan, si ricava da un tipo di ortensia che cresce in Tibet e Nepal. Recenti studi avevano suggerito che l’alofuginone, un composto derivato da un ingrediente bioattivo dell’estratto, poteva essere utilizzato per trattare molti disordini autoimmuni. Ora i ricercatori della Harvard School of Dental Medicine hanno scoperto i meccanismi molecolari che stanno dietro l’azione di questo estratto di erbe. L’alofuginone (Hf), si legge su Nature Chemical Biology, innesca una risposta che blocca lo sviluppo di una classe nociva di cellule immunitarie, chiamate Th17, implicate in molti disturbi autoimmuni. «L’Hf previene la risposta autoimmune senza danneggiare la normale attività immunitaria», ha spiegato Malcolm Whitman, tra gli autori della ricerca. «Il composto» ha aggiunto «potrebbe ispirare nuovi approcci terapeutici per una varietà di malattie autoimmuni». Ricerche precedenti avevano mostrato che l’Hf riduceva le cicatrici nei tessuti, la sclerodermia, la sclerosi multipla e la progressione del cancro. «Questo studio è un esempio interessante per capire come il meccanismo molecolare dietro una pratica della medicina erboristica tradizionale cinese possa portare a nuove intuizioni sui meccanismi umani di regolazione fisiologica e a nuovi approcci nei trattamenti delle malattie», ha concluso Tracy Keller, primo autore della ricerca. Nature Chemical Biology doi:10.1038/nchembio.790 (fonte farmacista33)

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Filetto, al via la raccolta degli oli vegetali

Pubblicato da fidest su lunedì, 16 gennaio 2012

Il Comune di Filetto (Chieti) ha attivato il servizio di raccolta dell’olio vegetale esausto, usato ad esempio per la conservazione degli alimenti, residuo di frittura o sotto forma di grassi, burro, strutto, margarina. Ciascuno di noi ogni anno produce 4 chilogrammi di olio esausto. Se disperso nell’ambiente diventa una sostanza altamente inquinante.
In prossimità del Campo sportivo il Comune ha fatto installare un apposito contenitore accessibile a tutti i cittadini. Basta raccogliere l’olio da cucina in semplici recipienti di vetro o plastica e portarli nel luogo di smaltimento. Qui sarà sufficiente ruotare e sollevare il coperchio, versare l’olio esausto e chiudere il coperchio.
Non si devono introdurre aceto, sali e zuccheri, residui di alimenti solidi, oli minerali (idraulici o per motori), detersivi e prodotti chimici in genere. L’invito rivolto dall’assessore comunale all’Ambiente, Riccardo Tullio, e dal sindaco di Filetto, Sandro Di Tullio, è di non abbandonare i recipienti usati per il trasporto, ma di riutilizzarli. La raccolta è riservata alle sole utenze domestiche. Tuttavia la ditta incaricata del servizio, Adriatica Ambiente, è disponibile a fornire agli esercizi commerciali dei contenitori adeguati, in comodato d’uso gratuito, e a effettuare la raccolta altrettanto gratuitamente.L’olio vegetale dopo la frittura si ossida e assorbe le sostanze inquinanti derivanti dalla carbonizzazione dei residui alimentari. Se gettato in acqua, galleggia e la rende non potabile, oltre a causare il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione, con i conseguenti maggiori costi; nel suolo l’olio esausto forma una patina sottile che impedisce alle piante di assorbire le sostanze nutritive.
La corretta raccolta e il successivo trattamento degli oli alimentari usati permettono il riutilizzo in processi industriali per la produzione di lubrificanti, biodiesel, saponi, tensioattivi, inchiostri, distaccanti e altri prodotti.Per informare i cittadini il Comune ha realizzato un’apposita campagna di comunicazione: il manifesto e il relativo volantino sono scaricabili dal sito Internet dell’Unione dei Comuni della Marrucina (www.marrucina.it).

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La penicillina sale più dello spread

Pubblicato da fidest su domenica, 1 gennaio 2012

Un altro piccolo grande scandalo italiano ci viene segnalato dalla dottoressa Cristina Reggini che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta integralmente per evidenziare come in Italia si corra il rischio concreto che il diritto alla salute possa diventare un lusso per pochi. Negli ultimi mesi un flacone di penicillina è aumentato del 1.200%, da 2 a 24 Euro, passando da mutuabile a fascia C, totalmente a carico del cittadino. La benzilpenicillina benzatinica, prodotta dalla Biopharma, da maggio 2011 è venduta in un nuovo formato, i due flaconi da miscelare sono stati sostituiti da una siringa già pronta per l’uso. Il nuovo packaging ha fatto lievitare il costo del farmaco al punto da renderlo proibitivo per il Sistema Sanitario Nazionale, che da mutuabile l’ha inserito in fascia C (a carico dell’assistito). La vicenda, nonostante leda il diritto alla salute di tanti cittadini, è passata quasi inosservata. Un mese fa se ne è occupata la trasmissione “Mi manda Rai Tre”, il 26 settembre scorso il Corriere della Sera, con la denuncia da parte di un cittadino, infine, il 10 agosto Repubblica dava voce ai dermatologi che lanciavano l’allarme sifilide. Una ricerca sul web ha confermato la difficoltà di reperire il preparato sul territorio nazionale. Nel sito “Lettere al direttore” si leggono le testimonianze di cittadini rimasti, da un giorno all’altro senza alcuna comunicazione, privi del farmaco, sostituito poi da una versione “lusso”. In tutta Europa la benzilpenicillina continua ad essere venduta a pochi euro, così qualcuno si è rivolto a farmacie estere, in particolare a quelle Svizzere, della Repubblica di San Marino o del Vaticano. Gli appelli e le denunce affidati alla rete sono in gran parte di genitori che curano, con iniezioni di penicillina, la febbre reumatica o altre patologie dei loro bambini. Questo sarebbe già sufficiente per indignarsi, ma l’allarme lanciato dai dermatologi aggrava la situazione. La benzilpenicillina benzatinica è, tuttora, il principio attivo più efficace per il trattamento ambulatoriale della sifilide. Per la guarigione dalla malattia il protocollo prevede sei iniezioni, la cura, totalmente a carico del paziente, raggiunge i 144 euro. In questa vicenda di ordinaria follia una cosa è certa, il diritto alla salute dei cittadini, sancito nell’art. 32 della Costituzione, viene calpestato dagli interessi economici delle case farmaceutiche, nell’indifferenza delle istituzioni, che quel diritto dovrebbero tutelare.

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Innovazione nel trattamento del dolore cronico severo

Pubblicato da fidest su venerdì, 2 dicembre 2011

Si terrà domani a Roma, un Convegno, presso il Centro Congressi Fontana di Trevi, Sala Loyola, che vedrà coinvolti oltre 200 medici tra ortopedici, fisiatri e reumatologi. Verranno approfonditi gli aspetti relativi all’attuale gestione e trattamento del dolore cronico in Italia e sarà anche l’occasione di approfondimento sulle caratteristiche farmacologiche e cliniche di Tapentadolo (Palexia®), la prima vera innovazione farmacologica, dopo 25 anni, in ambito di terapia del dolore. Il dolore cronico è una patologia che coinvolge una fetta rilevante della popolazione: secondo i risultati di una recente indagine, circa il 20% degli europei soffre di dolore cronico, di cui quasi un quarto in forma severa. In particolare in Italia si stima che la prevalenza del dolore cronico sia del 26%, percentuale cui corrispondono circa 15,6 milioni di persone, dove il mal di schiena (LBP) ha l‘incidenza più elevata, seguito dai dolori osteoarticolari. Come spiega Stefano Coaccioli, Professore Associato di Medicina Interna dell’Università di Perugia e Presidente della Fondazione Procacci “il dolore cronico degenerativo se non adeguatamente valutato e non opportunamente trattato, peggiora la qualità di vita del paziente, modificandone in peggio alcune funzioni d’organo e di apparato, impedendone la possibilità di fare fisioterapia e quindi riabilitazione”. Nonostante oggi, con la Legge 38/2010, la gestione del dolore cronico in Italia sia nettamente migliorata, la malattia è ancora sottostimata e spesso non adeguatamente trattata con pesanti ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti affetti. “L’arrivo di Tapentadolo è stato studiato specificatamente per i pazienti con artrosi, dolori osteoarticolari e lombalgie croniche, avendo un’ottima efficacia e profilo di tollerabilità, migliorando la compliance del paziente al trattamento”. Chiarisce Flaminia Coluzzi, Professore Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Mediche Chirurgiche Unità di Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore ‘Sapienza Università di Roma’. “I dati oggi disponibili dimostrano una spiccata attività analgesica di Tapentadolo, con il suo doppio meccanismo di azione (MOR-NRI) agisce contemporaneamente sul sistema oppioide e sul quello noradrenergico, avendo quindi la capacità di controllare entrambe le componenti del dolore cronico: nocicettiva e neuropatica”. Tiene a precisare la Professoressa Mariagrazia Grilli, Docente di Farmacologia presso la Facoltà di Farmacia dell’Università del Piemonte Orientale.
Il Gruppo Grünenthal è un’organizzazione indipendente, a conduzione familiare a carattere internazionale di ricerca farmaceutica con sede ad Aquisgrana, in Germania. Forte della sua posizione unica nel trattamento del dolore, ha come obiettivo quello di diventare l’azienda leader nell’innovazione terapeutica mantenendo sempre al centro le esigenze del paziente. Complessivamente, il Gruppo Grünenthal ha filiali in 36 paesi in tutto il mondo. I prodotti Grünenthal sono venduti in oltre 100 paesi e circa 4.900 sono i dipendenti che lavorano per il Gruppo a livello globale. Nel 2010, Grünenthal ha raggiunto un fatturato di circa 910 milioni di €. Per maggiori informazioni: http://www.grunenthal.com

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Trattamento precoce nel diabete tipo 2

Pubblicato da fidest su sabato, 26 novembre 2011

Diagramma prevalenza diabete e obesità

Image via Wikipedia

Roma Villa Mondragone primo “Forum clinico” dell’Italian Barometer Diabetes Observatory. Farmaci più sicuri, che permettano di ridurre al minimo gli episodi di ipoglicemia, una delle evenienze, per nulla rara, considerata con maggior inquietudine dalle persone con diabete, e che consentano un controllo rapido e duraturo della glicemia sin dalle primissime fasi della malattia. Questo il profilo degli antidiabetici ideali emerso dal confronto tra alcuni dei principali esperti nazionali e internazionali che hanno partecipato al 1° Forum clinico organizzato dall’Italian Barometer Diabetes Observatory, l’organismo istituito da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Diabete Italia e Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, con il supporto non condizionante di Novo Nordisk, con quartier generale a Villa Mondragone, sede di rappresentanza dell’Ateneo romano.
“Il diabete può diventare la pandemia più disastrosa del 21° secolo se noi non affrontiamo questo problema in maniera adeguata. Tuttavia i dati forniti dalle sperimentazioni cliniche ci dicono che con interventi adeguati sia farmacologici che, soprattutto, sullo stile di vita la diffusione della malattia e le sue più gravi complicanze si possono contenere. Per il trattamento e la prevenzione del diabete oggi sono disponibili nuove classi di farmaci che oltre ad una efficacia maggiore hanno minori effetti collaterali quali, ad esempio, l’ipoglicemia. Investire sulla prevenzione e sul controllo del diabete comporta un miglioramento della qualità della vita, un accresciuto benessere sociale e una migliore sostenibilità della spesa sanitaria”, ha detto Renato Lauro, Presidente dall’Italian Barometer Diabetes Observatory e Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, inaugurando i lavori del ForumHa quindi spiegato Salvatore Caputo, Dirigente medico dell’Unità di Diabetologia al Policlinico Gemelli di Roma, che, in un anno, una persona con diabete di tipo 1 va mediamente incontro a 47,5 episodi di ipoglicemia, quasi uno alla settimana. In 1 sino a 3 casi si tratta di una ipoglicemia grave, tale da rendere necessario il ricovero in ospedale. Nel diabete di tipo 2, invece, le ipoglicemie ammontano a 9,2 l’anno in media, nelle persone in trattamento con insulina. Più raro il caso di ipoglicemie in persone che prendono solo antidiabetici orali. In queste, gli episodi gravi corrispondono a 0,1 l’anno, salendo a poco meno di 1 evento grave l’anno in quelle in trattamento insulinico da oltre 5 anni.“Le ipoglicemie, soprattutto quelle gravi, costituiscono un’area ancora poco indagata ma di grande rilievo e causa di costi diretti e indiretti legati alla malattia, al di là di quelli prodotti dalle complicanze croniche del diabete”, ha aggiunto Antonio Nicolucci, Responsabile Dipartimento Farmacologia Clinica e Epidemiologia del Consorzio Mario Negri Sud e Coordinatore Data Analysis Board dell’Italian Barometer Diabetes Observatory.Infatti, secondo il Rapporto “Dati e cifre sul diabete in Italia” dell’Osservatorio di Villa Mondragone, redatto dallo stesso Nicolucci, nella sola Inghilterra, si stima che il trattamento delle ipoglicemie ammonti in un anno a 13 milioni di sterline, oltre 15 milioni di euro. Ai costi diretti vanno poi aggiunti quelli indiretti, legati alla perdita di produttività e all’assenza dal posto di lavoro. Da uno studio canadese è emerso che il 10% delle persone con un episodio di ipoglicemia lieve o moderata e un quarto di quelle con ipoglicemia grave non si sono recate al lavoro il giorno seguente.Le ipoglicemie sono anche responsabili di importanti costi intangibili, legati all’impatto negativo sulla qualità della vita. “Inoltre, la paura delle ipoglicemie è spesso responsabile di una scarsa aderenza alle cure, con riduzione autonoma da parte della persona con diabete della quantità di farmaci assunti, e quindi di un peggior controllo metabolico”, ha detto ancora Nicolucci. Infatti, oltre il 60% delle persone con diabete intervistate nel corso dell’indagine sociologica DAWN Italia ha espresso forte preoccupazione per le ipoglicemie e lo studio canadese già citato ha messo in evidenza come un terzo delle persone con ipoglicemia lieve o moderata e oltre l’80% di quelle con ipoglicemia grave abbiano maggior paura delle ipoglicemie dopo avere subito l’evento. Questo ha indotto oltre la metà di loro a modificare la dose di insulina assunta.

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Legislazioni speciali

Pubblicato da fidest su martedì, 22 novembre 2011

L’On. Giorgio Merlo ha dichiarato: “La composizione del nuovo Governo Monti è certamente tecnica, ma le scelte, com’è ovvio, sono e saranno squisitamente politiche. E quindi anche le leggi che riguardano lo sviluppo di singole città rispondono ad un preciso disegno politico. E l’allarme lanciato dal Sindaco di Torino Fassino sull’inopportunità di soddisfare le esigenze e i problemi di grandi città come Roma e Milano dimenticando altre realtà è del tutto condivisibile. La legislazione speciale, in un regime di normalità e di uguaglianza sostanziale come quello attuale, non ha più ragion d’esistere. Anche perché Torino non ne ha mai beneficiato neanche per l’evento olimpico di Torino 2006 e tanto meno per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sarà bene che, d’ora in poi, il vizio di aiutare qualcuno a scapito di altri venga rimosso al più presto. E questo non per rivendicazione campanilistica, ma per una semplice esigenza di giustizia e di pari trattamento”.

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Trattamento chirurgico fetale

Pubblicato da fidest su domenica, 30 ottobre 2011

parma

Image by ho visto nina volare via Flickr

Parma 2 novembre, alle ore 10, presso l’Aula Canuto della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo (via Gramsci 14) seminario “La maturazione dell’albero respiratorio dal feto al bambino. Riflessi sull’importanza del trattamento chirurgico fetale”, promosso dal Prof. Sergio Bernasconi, Direttore del Dipartimento dell’Età Evolutiva dell’Università di Parma, e organizzato dalla Società di Medicina e Scienze Naturali di Parma.Dopo una breve introduzione del Prof. Almerico Novarini, Presidente della Società, e del Dott. Carmine Del Rossi, Direttore della Struttura Complessa in Chirurgia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, terrà la lettura magistrale il Prof. Josè Boix-Ochoa, docente di Chirurgia Pediatrica dell’Università di Barcellona, di cui ha diretto il Dipartimento di Chirurgia Pediatrica, nonché Segretario generale della Federazione Mondiale dei Chirurghi Pediatri, Professore onorario di 51 Università e Membro Onorario di 49 società scientifiche nazionali ed internazionali.
Il Prof. Boix-Ochoa è anche autore di oltre 400 lavori scientifici, è stato Presidente di vari congressi internazionali ed è stato invitato come relatore in oltre 300 tavole rotonde, simposi e congressi in vari Paesi europei ed extraeuropei. Numerose le sue aree di ricerca, in cui ha sempre portato contributi originali introducendo anche nuove tecniche operatorie come nella cura del reflusso gastro-esofageo. In particolare nell’ultimo decennio ha sviluppato, portandola a livelli di eccellenza mondiale, la chirurgia del feto e ha fatto del centro dell’Ospedale “Val d’Hebron” di Barcellona il maggiore e più qualificato centro europeo per tale specialità.

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