“Di là di quello che stabilirà l’inchiesta, la Lega ha fatto un autogol. Questo è vermante uno scossone spaventoso per il loro elettorato. Poi adesso se la prendono tutti col Trota, ma – voglio dire – non è che sembrasse Eistein anche prima”. Lo afferma l’attrice Veronica Pivetti – sorella di Irene, ex presidente leghista della Camera – durante la trasmissione Non ci sono più le mezze stagioni, di Roberta Giordano, su Radio 24, commentando le notizie che stanno emergendo dall’inchiesta sulla Lega Nord. “Premetto” sottolinea Pivetti “che non sono mai stata leghista, non condivido nulla della Lega, ma questo è un partito che c’è da tanto tempo e c’è tanta gente che ci ha creduto fortemente. A parte che ora ci sarà l’inchiesta, ma quello che è saltato fuori è molto penoso, ed è soprattutto un enorme tradimento per l’elettorato leghista. Io credo che le ultime cose che sono venute fuori sulla Lega sia stato un vero shock per i leghisti”. E a proposito degli espulsi e dei graziati dal partito, Pivetti, sempre durante la trasmissione di Roberta Giordano, osserva: “Adesso se la prendono tutti col Trota, ma – voglio dire – non è che sembrasse Eistein anche prima. Se son vere le cose a suo carico – se saranno appurate – sono di una bassezza tremenda, anche per come vengono fuori.. Però, insomma, non è che neanche prima il Trota fosse l’immagine dell’Italia del futuro”. Quanto all’epurazione di Rosy Mauro, l’attrice commenta: “Qualcuno dovevano fare fuori in modo brutale. Intanto è una donna. Io cero non la difendo, Ma, in quanto donna, è stata facilissima da colpire. Qualcuno da tirare via come un birillo ci doveva essere. Però io vorrei anche sapere: Calderoli cosa ci racconta?”.
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Veronica Pivetti su La Lega
Pubblicato da fidest su martedì, 17 aprile 2012
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Lega Nord, Il libro dei giornalisti Bonasera e Romano aveva già anticipato tutto
Pubblicato da fidest su sabato, 14 aprile 2012
Palermo. Il denaro pubblico ottenuto dalla Lega Nord utilizzato per speculazioni finanziarie in Tanzania e Cipro, per la ristrutturazione della casa di Umberto Bossi (a sua insaputa, naturalmente), per finanziare la scuola privata della moglie, per comprare i titoli di studio del Trota o della “badante” del Capo, Rosy Mauro, vicepresidente del Senato. Tutti sintomi della corruzione dilagante in seno al Carroccio, sulla quale indagano ben sei Procure, che hanno spinto il Senatùr a cedere il timone e il figlio Renzo a dimettersi dal Consiglio regionale della Lombardia. Una corruzione diffusa a tutti i livelli più alti del partito che era già stata anticipata in tempi non sospetti dal libro “Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord” dei giornalisti siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano e che le Edizioni La Zisa rimandano, in terza ristampa, in questi giorni in libreria. Una denuncia che aveva causato agli autori gli attacchi diretti da parte dei dirigenti della Lega, a partire dal “moralizzatore” Roberto Maroni
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Volontà politica e sudditanza
Pubblicato da fidest su mercoledì, 26 ottobre 2011
Il rituale che ho avuto modo di segnalare tempo fa sembra diventare sempre di più istituzionale. Mi riferisco ai pranzi e alle cene di lavoro di Arcore e sedi affini. Qui non parlo ovviamente degli intrattenimenti ludici del capo ma dei suoi incontri con esponenti politici e in particolare con i leghisti, Bossi in testa. Mi sono sempre chiesto, a questo proposito, che genere di pietanza il cuoco della casa prepara per trasformare i più tenaci e convinti sostenitori di una tesi chiaramente anti-governativa, in persone pronte a cambiare opinione. E pare che lo stesso effetto è riproducibile anche a Palazzo Chigi dove di recente Berlusconi ha ricevuto due suoi tenaci oppositori interni e che, a loro dire, erano pronti con un manipolo di fedelissimi a toglierli la fiducia e che dopo una “colazione di lavoro” sono usciti sorprendentemente rinfrancati e quel che più conta, convinti sostenitori delle tesi del capo anche se per la platea hanno lasciato “cadere” qualche dubbiosa riflessione. E, per contro, una parlamentare del Pdl, che ha lasciato la “casa madre” per parcheggiare nel gruppo misto, ha tenuto a precisare, in una intervista, che pur invitata a “colazione” ha preferito rinunciarvi. Forse per questo motivo non recede nei suoi intendimenti. Persino il nodo cruciale posto poche ore fa dalla Lega sul tema delle pensioni che l’esecutivo intende inserire nella manovra economica in procinto d’essere varata sembra sciogliersi dopo, guarda caso, una cena che supponiamo essersi prolungata per qualche ora e passa tra un aperitivo e un digestivo e una boccata al toscano di Bossi. Ma ciò che pesa di più grave sono gli strascichi di antieuropeismo lasciati trasparire dalla dichiarazioni di Berlusconi per il quale se si impongono sacrifici non è colpa sua ma dell’Europa. Non si precisa, ovviamente, che da tre anni il governo non ha fatto altro che dirci che tutto andava bene mentre avrebbe potuto mettere mano, con la maggioranza che si ritrovava prima dello strappo di Fini, a quelle riforme strutturali che continuano a far parte del programma elettorale del 2008 della coalizione. Oggi fa di moda affermare che la colpa è sempre degli altri. E gli italiani? Sembra che siamo stati tutti invitati a colazione dal capo e da quella mensa il clamore si sta trasformando in brusio. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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Governo: Ennesima fiducia, ennesima vittoria
Pubblicato da fidest su giovedì, 13 ottobre 2011
L’on.le Giuliano Cazzola importante esponente del Pdl non ha dubbi: con il voto di fiducia il governo uscirà per l’ennesima volta vincitore. Non abbiamo dubbi sulla previsione. Credo che anche le opposizioni ne siano convinte. E allora? Il discorso mi sembra diverso da quello strumentale di calcolare la manciata di voti che saranno raccolti per raggiungere il quorum. Credo che persino diversi parlamentari della maggioranza ne siano convinti. Il loro timore è stato ben espresso dalle dichiarazioni del Presidente Berlusconi allorché pone l’accento sul “vuoto” che si verrebbe a determinare dalla sua uscita di campo con un centro-sinistra costruito sull’idea di un’armata Brancaleone. Ma è un discorso a dir poco da cortina fumogena poichè lo ha ben chiarito Casini alludendo al fatto che la richiesta del suo gruppo è incentrata alla ricostruzione del centro-destra con un Berlusconi in panchina e, semmai, con un “armistizio” con le restanti opposizioni. Proposta ragionevole che permetterebbe al Pdl di uscire dal pantano in cui si è immerso sino al collo nel difendere una posizione tanto compromessa. Ma questo discorso varrebbe se il partito fosse autonomo e non padronale. E varrebbe ancora di più se non fosse padronale anche La Lega per la quale qualcuno sussurra sia nella mani dello stesso Berlusconi, mentre Bossi resterebbe solo come “fiduciario”. Ora ci sembra evidente un’altra circostanza. Le opposizioni con questo “chiaro di luna” avrebbero tutto l’interesse che la situazione peggiorasse, mentre i governativi confiderebbero nel recupero di coloro che nel voler vederci chiaro si sono, nel frattempo, appollaiati sull’Aventino e sono per la cronaca circa il 30% dell’elettorato nazionale. Di certo non è poca cosa. Ciò spiega, se non altro, la fatica del governo a varare il disegno di legge per il rilancio dell’economia dovendo superare i veti incrociati delle lobby che operano all’interno della coalizione e che costituiscono una parte importante del suo contenitore elettorale. Tutti vorrebbero imporre dei sacrifici ma a condizione che li facciano gli altri e in questa lotta all’ultimo sangue di certo non usciranno bene le categorie sociali economicamente più deboli: pensionati, famiglie monoreddito, cassa integrati,disoccupati, precari. E’ questo il gioco al massacro che rende incerta e al tempo stesso critica la condizione degli italiani e ne ingessa la prospettiva di un rilancio economico credibile anche di là dei provvedimenti che il governo andrà a delineare tra qualche giorno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)
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C’era una volta la politica
Pubblicato da fidest su domenica, 21 agosto 2011
Oggi voglio riflettere con voi su un pensiero che mi disturba da tempo e che è andato aggravandosi in quest’ultima, calda settimana di metà agosto, a causa delle infelici manifestazioni verbali di Umberto Bossi. Può, mi chiedo, un ministro della Repubblica, investire un altro ministro, puntando addirittura sulle sue caratteristiche fisiche ed assumendo, dunque, un atteggiamento che mi permetto di definire fascista? Ebbene sì, può farlo. Ed anche senza che nessuno, per ore, lo bacchetti. Ed ecco che allora quel pensiero di cui vi parlavo si acutizza fino a diventare una certezza: la politica, quella vera, non esiste più. E’ tramontata, lasciando il posto ad una classe dirigente volgare, inopportuna, oltraggiosa, incivile e, soprattutto, incapace. Il confronto politico è stato messo da parte per far spazio ad esuberanze fuor di luogo, che offendono chiunque creda ancora nella dialettica costruttiva. Io credo che le recenti, vergognose, manifestazioni del Senatur, siano, in qualche maniera, la spiegazione intrinseca della manovra inutile, controproducente e grave che il governo è stato capace di partorire, pure in netto ritardo rispetto a quando avrebbe dovuto fare. Quella volgarità espressiva spiega la politica deicondoni. Cerco di spiegarmi meglio. Ritengo che la politica economica palesemente fallimentare, oltre che scorretta, di questo governo sia il degno risultato del lavoro di una classe dirigente che politicamente non esiste e che si esprime attraverso offese indecenti. Il pensiero che mi disturba da giorni è che il fallimento della politica degli ultimi anni sia la conseguenza di unadegenerazione della classe dirigente, di cui l’incontinenza verbale e gestuale di Bossi è simbolo e che l’evidente declino del leader della Lega, affannato a metter toppe fatte di sola volgarità sulla perdita di consensi, porti con sé il tramonto di quel codice non scritto che la politica ha sempre rispettato ed ora non considera quasi più. Si pensi alle barzellette raccontate pubblicamente dal presidente del Consiglio o alle infelici sue battute sull’aspetto estetico di alcune colleghe donne, degne, per altro, del massimo rispetto in virtù di serie capacità politiche più volte dimostrate. Ed allora la speranza, ancora una volta, è che Berlusconi, Bossi e tutto il governo, portandosi dietro il turpiloquio, la gratuita volgarità, la violenza verbale e l’incapacità di fondo, si tolgano di mezzo al più presto, lasciando l’Italia libera di riprendersi la propria dignità etica, culturale ed istituzionale. (Massimo Donadi)
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Caso Papa: la Lega sfoglia la margherita
Pubblicato da fidest su martedì, 19 luglio 2011
Dice un antico proverbio romano: morto un Papa… se ne fa un altro. Lapalissiano, è sempre stato così al soglio pontificio. Nel caso del nostro di Papa, però, il deputato del Pdl accusato di estorsione e concussione, è forse il caso di dire che morto un Papa, se ne fa un altro… di ministro però, magari al Nord. Le giravolte di Umberto Bossi sul sì o no all’arresto sono più fitte di quelle di una ballerina di Degas. Venerdì pomeriggio, prima di salire sull’aereo di Berlusconi, il leader del Carroccio era stato chiaro. Papa? In galera. Dunque, sì all’arresto. Sabato notte, dopo un giro sul Canal grande, la prima giravolta. Nessuno deve essere messo in manette prima del processo. Dunque, no all’arresto, oplà. Ieri sera, in quel di Podenzano, l’ennesima giravolta disinvolta e disinibita. Voteremo sì all’arresto, i giudici hanno diritto di indagare su di noi. In meno di due giorni, tre versioni diverse e non di poco conto. Che succede nel Carroccio? Sono lacerati, presi da dubbi amletici? Nulla di nuovo sotto il cielo di Pontida. Che la legalità sia un concetto elastico che vale solo in Padania è ormai cosa nota. Ma guarda un po’ la fatalità, proprio mentre scrivo Silvio Berlusconi è al Quirinale per parlare di manovra, rilancio e sviluppo e, udite udite, rimpasto di governo. Si vocifera che ci sia in ballo una poltrona per Marco Reguzzoni al ministero per le Politiche Comunitarie, posto ancora vacante dopo la fuoriuscita di Ronchi. Che sia in atto, dunque, una sorta di contrattazione, tu mi dai un no per l’arresto a Papa io in cambio di do una bella nuova poltrona di ministro per la Lega? A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca, diceva qualcuno Vero o non vero, staremo a vedere. Certo è che la Lega sulla legalità inciampa da parecchio. Per non parlare della brama e sete di poltrone e potere, di cui ogni giorno è più assetata. Italia dei Valori no e mercoledì, quando l’Aula esaminerà il caso Papa, faremo la conta. (Massimo Donadi parlamentare Idv)
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Basta con la casta
Pubblicato da fidest su lunedì, 18 luglio 2011
Anche la tiritera della Lega è finita e Bossi ha deciso di seguire quel che l’amico Berlusconi gli ha suggerito in aereo: finiti i tempi di “Roma ladrona”, anche la Casta leghista si accinge a disattendere il mandato elettorale e a votare in aula contro la richiesta di arresto dell’imputato Papa. Questa maggioranza ormai è alla frutta, vive solo per autoalimentare la propria cricca, senza nessuna differenza tra PDL e Lega. Hanno licenziato una manovra tutta sulle spalle dei piú poveri senza intaccare le rendite finanziarie. Hanno aumentato le tasse di quasi 30 miliardi in termini reali senza colpire i veri responsabili di questa situazione: gli speculatori finanziari.
Ma la cosa piú sorprendente e indecente è che si toglie ai cittadini senza toccare gli enorme privilegi della Casta. Cosa che stanno facendo in Olanda, con la riduzione di un terzo delle dimensioni di entrambe le Camere; in Gran Bretagna, dove Cameron sta riducendo il numero dei parlamentari e ha tagliato i benefit complessivi dei deputati; in Spagna, con il taglio delle buste paga dei membri del Governo, iniziativa a cui hanno poi aderito anche i parlamentari; e in Grecia, dove per limitare i costi hanno eliminato le 57 province sostituendole con 13 macroregioni.
In Italia invece il governo è ormai arroccato nel suo forte varando leggi e manovre che lasciano al loro posto privilegi e sprechi.E’ arrivato il momento per tutti i cittadini (anche per chi ha votato Lega e PDL) di urlare forte “Basta con la Casta”. Il web si è giá mobilitato (la nostra raccolta di firme per abolire le Province, ad esempio, ha giá superato le 11.000 firme) ma è evidente che senza una grande mobilitazione del Paese che comprenda tutta la societá civile, questi non la capiranno mai perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Se continueranno a difendere i loro privilegi ci sarà una ribellione sociale senza precedenti. Per questo io propongo di scendere in piazza alla fine di settembre in una manifestazione unitaria di dimensioni mai viste. Contro la Casta al potere: eliminazione delle province e dei rimborsi elettorali, fine alle auto blu, dimezzamento dei parlamentari, via i vitalizi, blocco delle consulenze, lotta all’evasione fiscale.Parliamone, discutiamo e organizziamoci: sarà l’inizio di una nuova stagione, finalmente, nell’interesse dell’Italia e non di pochi privilegiati. (Antonio Di Pietro)
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Scilipoti: ministeri in tutta Italia
Pubblicato da fidest su lunedì, 20 giugno 2011
“Il leader leghista Umberto Bossi propone di spostare alcuni dicasteri al Nord. Ma dicasteri a Nord significa anche decentrare in tutto il territorio italiano”. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale che, nel dichiararsi possibilista, pone evidenti e importanti condizioni. “Se il decentramento deve essere attuato – continua il deputato MRN – va da sé che alcuni ministeri debbano essere trasferiti a Sud e nelle isole”. Il parlamentare MRN esprime anche un pensiero sulla Libia. “Sulla Libia la penso come Bossi: bisogna sospendere i bombardamenti. La vita è sacra e la morte, inutile, di civili è assurda”. Anche l’ex IdV On. Antonio Razzi concorda e condivide le idee dell’on. Scilipoti sul decentramento dei ministeri e sulla Libia. Conclude l’On. Scilipoti: “Il Governo vada avanti, con la massima coesione, per l’attuazione urgente di una politica che porti meno tasse e meno burocrazia, al fine di evitare un possibile sfilacciamento della maggioranza”. (n.r. come abbiamo fatto a non capirlo? L’Italia si salva solo se trasferiamo due ministeri a Napoli, quattro a Milano, due a Torino, due a Palermo, uno a Messina e gli altri a Firenze, Bologna, ecc. E il consiglio dei ministri dove lo faremo? L’on.le Scilipoti non lo dice. Presumiamo in Patagonia)
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Cota sorregge le targhe ministeriali di Bossi
Pubblicato da fidest su lunedì, 20 giugno 2011
Dopo aver sorretto il portacenere a Umberto Bossi, il Presidente Roberto Cota ci ha voluto stupire con una nuova performance dal prato di Pontida, dove ha sorretto la targa che assegna a Monza uno dei Ministeri per i quali la Lega ha invocato il trasferimento. Senza entrare nel merito della questione del decentramento dei dicasteri (che il PD non considera certo una priorità, ma meriterebbe sedi di dibattito un po’ più autorevoli dei raduni padani), vorremmo ancora una volta ricordare a Cota che la sua carica istituzionale è quella di Presidente del Piemonte, ruolo che viene ben prima dell’appartenenza leghista. Se proprio non poteva rinunciare a fare la spalla di Bossi, Cota avrebbe quantomeno dovuto sorreggere il cartello con il nome del Ministero da trasferire in Piemonte. Perché questa era una richiesta formulata dal Presidente Cota alla vigilia delle elezioni amministrative. Richiesta di cui si è persa ogni traccia. Nonostante le fabbriche dei nostri territori soffrano la crisi, la sanità sia attraversata dagli scandali e le grandi opere come Tav e Terzo valico restino al palo, Cota non riesce proprio ad essere piemontese prima che padano né a fare propri i valori e i doveri che dovrebbero contraddistinguere la sua carica istituzionale. (Aldo Reschigna Presidente Gruppo Consiliare Regionale PD)
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Da Pontida le perplessità di un italiano
Pubblicato da fidest su domenica, 19 giugno 2011
Lettera al direttore. Che la Lega sia ormai a corto di argomenti forti per rimotivare il proprio popolo e risalire la china dopo la pesante sconfitta delle elezioni amministrative lo ha dimostrato, oserei dire plasticamente, con la penosa sceneggiata andata in onda oggi a Pontida avente a tema il trasloco di alcuni ministeri al nord. Più che la giornata del rilancio, a me è sembrata, quella svoltasi sul prato pontidiano, una sorta di autocelebrazione del fallimento della missione storica del Carroccio e dei suoi pretoriani. Come si può interpretare diversamente la pretesa, per un partito che su “Roma ladrona” ha fondato il suo successo in questi anni, di portare in casa propria pezzi di quella “Roma” su cui tanto si è imprecato e spergiurato? È un’allegoria, ovviamente. Ma rende bene l’idea dello sbandamento che ha colpito l’Umberto e i suoi accoliti. Lega “romana” e ministeriale, si potrebbe aggiungere, stando ancora sul terreno del paradosso. C’è però un’altra questione, cui la giornata di oggi drammaticamente rimanda: quella del rapporto di compatibilità tra talune sortite dal sapore eversivo e le cariche istituzionali che si ricoprono. Domanda: il ministro Bossi, ma anche i ministri Maroni e Calderoli, col siparietto sul trasferimento a Monza dei loro dicasteri, hanno obbedito alla norma costituzionale, ovviamente prescrittiva e cogente, che impone a coloro cui sono affidate pubbliche funzioni di “adempierle con disciplina e con onore”, dopo averlo giurato nelle mani del Capo dello Stato? (Luigi Pandolfi)
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Bersani ringrazia Bossi
Pubblicato da fidest su domenica, 19 giugno 2011
Se fossi Bersani – scrive nel suo editoriale il direttore della Fidest – ringrazierei Bossi non una volta ma più volte. Lo ringrazierei perchè visto dalla parte strettamente elettorale le recenti amministrative e i referendum hanno affossato il Pdl e lanciato un segnale eloquente alla Lega. Ora quest’ultima cerca d’ignorarlo e così facendo colerà a picco alle prossime elezioni. Tuttavia come cittadini, come persone responsabili resta l’amaro in bocca. Questo governo è agonizzante per l’esclusivo merito del suo presidente del consiglio. Lo afferma anche Renato Mannheimer,direttore dell’istituto demoscopico Ispo, che intervistato dal Clandestinoweb non ha dubbi nel rilevare il calo dei consensi popolari per il Pdl ma soprattutto per il suo leader. Ma Mannheimer annota qualcosa di più parlando dei leghisti. Infatti dice: “Non dimentichiamo che i dubbi che sono emersi all’interno delle fila della Lega Nord sono in fondo l’effetto della diminuzione di fiducia da parte dei leghisti nei confronti dell’esecutivo, e questo è accaduto per ciò di cui parlavamo sopra, ovvero per l’inerzia del Governo”.. Ora Bossi da Pontida ha cercato di esorcizzare quest’umore così forte e pressante ventilando l’idea di voler cercare il male minore e afferma: “se oggi andiamo alle elezioni perderemo di sicuro”. E allora è solo una questione di poltrone? E’ solo il mantenimento di uno status quo? Perché Bossi non ha detto che i soldi si possono trovare non attraverso una partita di giro come il trasferimento dei ministeri che, comunque, sono costosi ovunque si trovino, ma riducendoli mentre il suo compagno di cordata li allarga e moltiplica i sottosegretari per rabbonire i suoi nuovi sostenitori in parlamento? Perchè non ha detto che si possono abolire le province? Perchè non ha detto che si possono ridurre i parlamentari e gli amministratori locali? Perchè non ha detto che si deve rinunciare al rimborso ai partiti per le spese elettorali così come è stato sancito da un referendum di qualche anno fa? Perché non si fanno leggi per far emergere il lavoro in nero? Perchè non si fanno leggi per una più seria e convinta lotta all’evasione fiscale? Il perchè ve lo diciamo noi: i privilegi sono duri a morire e i ladroni non sono una prerogativa nè dei romani nè degli altri ma peggio dei ladroni vi sono quelli che vedono e non fiatano. (comunicato redazione Fidest)
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Pontida: Il “topolino” di Bossi
Pubblicato da fidest su domenica, 19 giugno 2011
“Bossi a Pontida ha partorito un piccolo topolino padano”. E’ il commento dell’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, dopo il discorso del leader del Carroccio Umberto Bossi. Secondo Serracchiani “Bossi ha ragione quando dice che oggi vincerebbe il centrosinistra, ma sbaglia di grosso se pensa che in futuro le cose possano andare meglio per lui e Berlusconi, perché ciò che è sempre più insopportabile ai cittadini elettori è la natura stessa dell’accordo di potere che sta alla base del Governo e della sua politica. Le condizioni di Bossi a Berlusconi e Tremonti per tirare avanti – ha sottolineato – non sono in nulla diverse dalla bassa cucina della prima Repubblica. La sostanza è che il patto con Berlusconi per ora non si discute, che il Governo va avanti e che il popolo della Lega deve continuare a ingoiare tutto quanto, dal bunga bunga alla balla dei ministeri al nord alla crescita zero. Se queste sono le prospettive con cui i dirigenti della Lega pensano di rassicurare il nord – ha concluso Serracchiani – alle prossime elezioni avranno brutte sorprese”.(Giancarlo Lancellotti)
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I debiti di Bossi
Pubblicato da fidest su domenica, 5 giugno 2011
Scrive Il Messaggero del 5 giugno 2011 “Gli Onorevoli leghisti si sono venduti a Berlusconi o forse il venduto è solo Bossi”. Un argomento che offre l’occasione a Rosario Amico Roxas di riprendere la notizia pubblicata su http://www.reteviola.org/index.php?option=com_blog&view=comments&pid=55 e che sino ad oggi non ha avuto smentite. Si parla dello stemma della lega e dello statuto “acquistati in blocco da Berlusconi per 70 miliardi di vecchie lire”. “Il furbo cavaliere – precisa Rosario – ha tolto d’impiccio Bossi, infognato nei debiti, ma riservandosi di pagare la somma a rate, a garanzia della permanenza silenziosa nell’ovile, altrimenti sospenderebbe i pagamenti, rimettendo Bossi nella melma debitoria da dove lo ha tirato fuori. Clausole vessatorie, sancite nel rogito notarile, impediscono qualunque forma di autonomia della Lega che deve eseguire gli ordini e tutelare gli interessi del padrone. Bossi può solo sbraitare, previo accordo con Berlusconi, per tacitare la base che del cavaliere ha le tasche piene; dopo il permesso di sbraitare, però, deve tornare nei ranghi e sostenere che dopo lunghe trattative “è stata trovata la quadra” per proseguire con il governo. E’ solo con i referendum che Bossi non può fare niente, in quanto non può imporre di non votare, perchè tradirebbe la dipendenza materiale dal cavaliere. Così ha ottenuto il permesso di sbraitare a favore dei referendum sull’acqua, altrimenti ci sarebbe il rischio che gli elettori leghisti capiscano di essere tutti caduti nella trappola del cavaliere e di non essere più un partito, ma solo un suppellettile di casa-berluska”. (n.r. Questa notizia della vendita della Lega a Berlusconi ci è parsa tanto clamorosa che ci siamo fatti premura di chiedere chiarimenti ai diretti interessati. Sono mesi, oramai che lo abbiamo fatto ma nessuno ci ha dato un sia pur laconico riscontro. Abbiamo scritto anche ad Anno zero perché Santoro o Travaglio ne parlassero, ma anche da quella parte silenzio assoluto. Ci siamo rivolti a Lilli Gruber conduttrice di otto e mezzo e ancora silenzio. Abbiamo provato con Grillo, con Gianni Letta e altri nomi del gotha giornalistico-politico ma la disciplina del silenzio è prevalsa. E allora? E’ vero o non è vero che la Lega è di Berlusconi? L’unica chance che ci resta è di rivolgerci ai nostri lettori perché ci diano loro qualche lume per rischiarare i tanti dubbi che abbiamo accumulato e che vorremmo sinceramente dissolvere.)
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Bossi e quel “matto di Pisapia”
Pubblicato da fidest su venerdì, 20 maggio 2011
Avevano cominciato con il dire: “Abbassiamo i toni, parliamo dei programmi…. Tutte parole. La mancanza di argomenti costringe all’uso aggressivo delle parole; senza argomenti, senza credibilità non resta che insultare. Certo sarebbe uno scandalo una moschea a Milano, molto meglio un accampamento tribale a Roma, a Villa borghese, con corso accelerato di istruzione all’Islam, ma riservato solo alle fanciulle, precedentemente selezionale per avvenenza, e retribuite per il disturbo. Non è mancato nemmeno l’umiliante baciamano ad un criminale dittatore, sanguinario, descritto come “esempio di democrazia” e inneggiato come un grande amico. La frase riportata, detta da Bossi nella condizione in cui si trova, stimolerebbe una comprensione molto simile alla umana pietà; ma questo qui profitta del suo stato per parlare in libertà; c’è ancora gente che gli crede e che fa finta di non sapere che si tratta di un “leader” di partito che ha venduto l’intero partito all’attuale presidente del consiglio, che si è garantito ubbidienza, devozione e fedeltà in cambio di tanto denaro., addirittura 70 miliardi delle vecchie lire. Nessuno si aspetta che da quelle parti possano riuscire a cambiare i toni, perché dovrebbero inventarsi argomenti credibili, mentre le mafie ronzano intorno alla candidata Moratti in attesa che si materializzino le promesse sugli appalti dell’expo 2015. Da ladro di automobili a matto, dalla scoperta che non si lava alla paura che prova al mattino quando si guarda allo specchio…. Se Pisapia dovesse essere scoperto con calzini viola, allora sarebbe veramente finito; tutti qui gli argomenti della politica di Silvio Berlusconi. (Rosario Amico Roxas)
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Menia a radio radicale
Pubblicato da fidest su giovedì, 19 maggio 2011
“Le considerazioni di Bossi e della Lega danno il segno di un quadro in evoluzione, forse piu’ velocemente di quanto immaginavamo. Noi da tempo dicevamo che il modello berlusconiano è in crisi. Adesso le elezioni hanno conclamato il fatto che l’asse spostato sulla Lega e l’estremismo alla Santanchè hanno stancato gli elettori. Quello che oggi Bossi dice fa prevedere già quello che accadra’ tra poco, che sia qualche settimana o qualche mese. Questa legislatura non andra’ lontano, si vede da come vanno sotto in Parlamento e dal deteriorarsi dei rapporti tra Berlusconi e Bossi”. Lo ha detto a Radio Radicale il coordinatore di Fli Roberto Menia.
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