Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 26 n° 95

Posts Tagged ‘vendetta’

Afghanistan: Vendetta o giustizia?

Posted by fidest on Tuesday, 13 March 2012

Soldato Usa uccide 17 civili Afghanistan, talebani giurano vendetta Parlamento (afghano n.d.r.): abbiamo esaurito la pazienza (Il Messaggero del 12.merzo 2012) e Rosario Amciro Roxas commenta: ” A breve si dirà che si è scatenata la vendetta dei talebani, operando un taglio netto tra giustizia e vendetta. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki furono giustificate come un esempio di giustizia dopo l’attacco a Pearl Harbour, sul quale molte fonti storiche stanno aprendo una luce che era stata fin qui offuscata. Tra gli assassinati in questa folle strage ci sono nove bambini; ci sarà anche chi affermerà che si è trattato del solo modo utile per evitare che diventassero grandi, ingrossando le file dei talebani. Non accadrà nulla che possa lasciar pensare ad un ritiro delle truppe straniere “in missione di pace”, perchè gli interessi dei produttori e fornitori di armi non lo permetteranno; così come non lo permetterebbero i trafficanti di pani di oppio che “triangolano” i loro affari permutando armi con pani di oppio, lucrando sui due fronti. L’Italia, “grazie” alle guerre che Berlusconi ha salutato come “missioni di pace” è diventata la seconda nazione al mondo produttrice ed esportatrice di armi ed esplosivi; gli stessi esplosivi “made in Italy” che provocarono la morte di sei nostri soldati, incappati in una rudimentale bomba. Non si deve dire che si tratta di una guerra, così i nostri morti diventano “caduti per la pace”, mentre i civili afgani che giornalmente vengono uccisi diventano “effetti collaterali”. Scuse, calunnie, giustificazioni e parole, tante parole; ma i genitori di quei nove bambini uccisi crederanno a queste parole, o chiederanno giustizia? (Rosario Amico Roxas)

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Libia: capire ma non condividere

Posted by fidest on Friday, 26 August 2011

La Libia è precipitata nella più cruenta delle guerre civili, sostenuta e alimentata da antichi livori tribali; Gheddafi, ancora forte di aiuti sui quali nessuno indaga, diventa irreperibile, in attesa di una scomparsa miliardaria. La reazione follemente omicida dettata dall’ansia di vendetta non può essere accettata dal mondo civile che ha il dovere di impedire le più estreme conseguenze, ma può essere compresa e servire da lezione storica per tutti i satrapi o aspiranti tali. Oltre 40 anni di soprusi, di sottrazioni di beni al paese, di vita esagerata riservata al satrapo e ai suoi più fedeli vassalli, di esistenza grama riservata alla popolazione minacciata e punita con la cieca forza della dittatura, non potevano che esplodere in una vendetta che travalica il senso della giustizia. Comprendere non significa condividere… ma quante brutture ci riservò la conclusione della guerra civile in Italia, con vendette, punizioni anche trasversali, in un momento storico di rivolta ? Tutto il mondo è paese, dalla rivolta degli schiavi guidati da Spartaco alla rivoluzione francese e a tutte le rivolte da parte dei governati contro i governanti che hanno profittato della loro condizione di forza per imporre il loro indiscutibile pensiero unico e il loro più egoistico interesse privato, è un ripetersi della storia che culmina nel sangue, alla ricerca di una rinnovata verità che punisce con la forza quanti hanno profittato della loro forza. Moubarak e Ben Alì individuarono subito la sola via d’uscita possibile; Gheddafi insiste nell’uso della forza e non della ragione, trascinando una nazione in una rivolta che non finirà facilmente. Ci servirà di lezione? (Rosario Amico Roxas)

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Dalla giustizia alla vendetta

Posted by fidest on Tuesday, 21 September 2010

“Noi abbiamo reso durissimo il carcere duro. E nel carcere duro ci stanno tutti i boss che le fiction e i tg hanno reso famosi, tutti stanno al carcere duro e quegli ergastoli noi non li intiepidiremo mai e moriranno là, poveri perchè gli abbiamo anche sequestrato i beni”. E’ un passaggio dell’intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano, dal palco della kermesse del Pdl Veneto a Cortina. (Ansa)
Le parole del ministro guardasigilli documentano la fragilità di uno Stato, retto da un governicchio, che vuole dimostrarsi sempre più autoritario, fino ai limiti della vendetta. Con gli accenti savanaroleschi  vorrebbe farci dimenticare la strategia di questo governo che si sta adoperando in tutti i modi per sostituire i capi della vecchia mafia con i nuovi capi dei colletti bianchi, quelli della P2 e della nuovissima  P3, i truccatori di appalti, gli speculatori che ridono sulle disgrazie altrui, i componenti della vasta beccati con le mani nel sacco, ma oggetto di una strenua difesa corporativa e mantenuti nel loro posto e nel loro rango, malgrado meritevoli delle patrie galere.  La guerra alle varie mafie è stata trasformata da questo governo in una lotta interna, in uno scontro fra cosche, dove le vittime più numerose sono rappresentate dalle fasce più deboli della popolazione che assiste attonita allo scontro e vede trascurati i legittimi interessi della nazione.  Il rigore di Angelino non impressiona nessuno, si tratta solo del medesimo ministro che si batte per produrre leggi in difesa del suo signore e padrone, una difesa dai processi stante il fatto che la medesima difesa esercitata nella sede legittimata sarebbe fallimentare.
La frase che maggiormente sconcerta è:  “e moriranno là, poveri perchè gli abbiamo anche sequestrato i beni”, vorrebbe farci dimenticare il tentativo governativo di vendere all’asta i beni sequestrati, per rientrare dalla finestra ciò che era uscito dal portone; vorrebbe farci dimenticare che mentre i mafiosi al carcere duro  “moriranno poveri”, le espressioni della nuova mafia dai colletti bianchi, si arricchisce sulla pelle dell’intero popolo. (Rosario Amico Roxas)

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Magistrati: poteri senza limiti?

Posted by fidest on Saturday, 11 September 2010

A proposito delle dichiarazioni del premier Berlusconi a Mosca dove, tra le altre, lamenta “un potere senza limiti dei magistrati”, l’on. Razzi ha commentato: «facesse il concorso in magistratura se invidia così tanto il potere senza limiti dei magistrati, considerando che ha dichiarato di vivere 150 anni, – ha continuato il deputato eletto all’estero – il cavaliere avrebbe un’altra vita davanti a sé  e se il Presidente Antonio Di Pietro sarà altrettanto longevo, potrebbe sperare anche di processarlo per vendetta un giorno – ha chiuso-».

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La mia vendetta è la memoria

Posted by fidest on Wednesday, 14 July 2010

Bologna 14 luglio 2010 Stazione centrale di Bologna  Una serata per ricordare la strage del 2 agosto 1980 con il gruppo dei Khorakhane. Il gruppo nasce a Forlì con l’intento di diffondere la cultura musicale italiana, in giro per il mondo, attraverso la Canzone d’autore in quanto “genere” universale che può arrivare a lambire le coscienze e le corde intime di qualsiasi individuo, indipendentemente dalla sua cultura ed etnia.  La loro musica ha radici negli chansonnier francesi degli anni ’50 e ’60, negli omologhi singer-songwriters anglosassoni e nei cantautori italiani, generando un mix originale che li ha portati ad essere considerati il gruppo rivelazione del Festival di Sanremo 2007, nonostante non propongano musica commerciale. Tra le canzoni del loro ultimo album “L’Esploratore” (premiato con il Wind Music Awards nel Giugno scorso) c’è “Non ho scordato”, brano che ricorda la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Dice l’autore del testo: “Questo testo è nato quando ho dovuto rispondere a mio figlio che mi chiedeva come fosse stata la mia gioventù. Allora ho dovuto parlargli di un’adolescenza caratterizzata dalla “strategia della tensione”; di anni e giorni costellati di bombe, stragi ed attentati, impregnati del delirio di destra e di sinistra. Sensibile ed attento, non sono stato compiutamente “giovane” e sono maturato in fretta. Il tempo è passato, sono cresciuto ricordando fatti e misfatti, nomi e cognomi, volti e storie, ormai indelebili nella mia mente. Incline, per natura, al perdono ho perdonato, ma non ho mai dimenticato, la memoria è stata e rimane la mia unica vendetta.

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