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Quotidiano di informazione – Anno 25 n° 135

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I giovani e la vita affettiva nell’era digitale

Pubblicato da fidest su martedì, 7 giugno 2011

Roma 11 giugno 2011 a Roma, alle 9.00, in via degli Aldobrandeschi 190. Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Il falso mito della perfezione e dell’apparenza finisce spesso per condizionare la vita di tanti ragazzi che rischiano di essere vittime di gravi problemi, come l’anoressia, o che vivono uno stato di disagio e di emarginazione. Di questo si parlerà nel corso “La psicologia e le sfide della modernità”, organizzato La partecipazione al corso è gratuita, previa iscrizione. Il corso è accreditato ECM e si rivolge a suore, sacerdoti, catechisti, operatori di pastorale giovanile, medici, psicologi e infermieri. Il corso affronterà il tema delle dimensioni affettive nell’era moderna, mettendo in evidenza i messaggi positivi e negativi che vengono proposti dai mass media alle nuove generazioni.
Interverranno: Tonino Cantelmi, psichiatra (“Vita Affettiva e società tecno liquida”), Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta (“L’insostenibile peso del Corpo: l’anoressia ai tempi di Internet”), Antonio Sarnicola, psichiatra (“Il Corpo ingombrante: l’obesità”), Michela Pensavalli,psicoterapeuta (“Dalla dipendenza affettiva alla trappola della ipersessualizzazione moderna”), Daniele Mugnaini, psicoterapeuta (“Ipersessualizzazione dei Media: meccanismi patologici”), German Sanchez, direttore operativo dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (“La Vita Consacrata e le sfide della modernità liquida: il contributo della psicologia”). Moderatore: Ruggero Di Biagi, Segretario Nazionale UGL medici.
Il corso è organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum in collaborazione con AIPPC (Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici), Istituto di Terapia Cognitivo Comportamentale, SCINT scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva interpersonale, Italian Hospital Group, La Fondazione Centro di Formazione Culturale, UGL Medici.

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Barbara Mapelli: Sette vite come i gatti

Pubblicato da fidest su martedì, 25 gennaio 2011

Generazioni, pensieri e storie di donne nel contemporaneo. Prefazione di Carmen Leccardi Stripes Ed. Collana Polis pp. 180 € 16,00 Sono passati quarant’anni dalla stagione iniziale – e forse più interessante per la sua carica straordinaria di  rottura e radicalità – del Movimento femminista e le donne sono cambiate.
Sono-siamo cambiate innanzitutto nella percezione che abbiamo di noi stesse, nelle attese legate al presente, al futuro, nella vita affettiva e privata, nel sociale e nel lavoro, nelle relazioni con gli uomini, ma anche con le altre donne. Negli anni della contemporaneità questa rottura con un immobilismo che durava da secoli mostra tutto il suo valore di trasformazione e, al contempo, le ambivalenze che accompagnano un mutamento così profondo che non può che presentarsi ricco di molteplici contraddizioni.
Barbara Mapelli da molti anni si occupa di educazione e culture di genere.
Attualmente insegna Pedagogia delle differenze di genere presso l’Università di Milano Bicocca, facoltà di Scienze della formazione. Oltre alla docenza si occupa, collaborando con enti pubblici e privati, di progettazione, consulenza e realizzazione di ricerche, attività formative e di aggiornamento sui temi delle pari opportunità e delle culture di genere.
Ha pubblicato numerosi volumi, articoli in riviste specializzate e saggi in testi collettivi. Tra le sue ultime pubblicazioni: Soggetti di storie. Donne, uomini e scritture di sé (2008), Dopo la solitudine. Pedagogia narrativa tra donne e uomini (2007, Mimesis), Guerini), Nuove virtù. Percorsi di filosofia dell’educazione (2004, Guerini).

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Salvaguardare la vita affettiva dei carcerati

Pubblicato da fidest su giovedì, 8 aprile 2010

Dichiarazione di Rita Bernardini, parlamentare radicale eletta nelle liste del PD e membro della Commissione Giustizia della Camera Non posso che condividere le dichiarazioni con le quali il sottosegretario Casellati ha posto il problema di come salvaguardare la vita affettiva delle persone private della libertà. Ho sempre pensato infatti che maggiore considerazione per chi è in carcere, non vuol dire minor sicurezza per chi sta fuori, mentre un regime detentivo che non offre alcuna possibilità di scelta al detenuto e che lo priva di ogni legame affettivo con la vita esterna risulta essere, invece, un fattore criminologico di notevole spessore, che spesso porta alla ricaduta nel reato. Per questi motivi nella mozione sulle carceri presentata in questa legislatura la delegazione radicale nel Gruppo del PD aveva chiesto al Governo di impegnarsi affinché ai detenuti e agli internati venisse finalmente concessa la possibilità di coltivare i propri rapporti affettivi anche all’interno del carcere, consentendo loro di incontrare le persone autorizzate ai colloqui in locali adibiti o realizzati a tale scopo, senza controlli visivi e auditivi. La maggioranza dei parlamentari, sia alla Camera che al Senato, previo parere contrario espresso dell’Esecutivo, ha bocciato questa proposta. Mi metto a disposizione dell’on. Casellati per convincere i suoi colleghi di Governo ad approvare una tale riforma di civiltà dell’ordinamento penitenziario.

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