Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

La solidarietà europea in azione

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2009

Tra i 27 Paesi dell’Unione europea, l’Italia è certamente tra quelli più esposti al rischio delle calamità naturali, sia per la sua posizione geografica, tra due blocchi continentali che si muovono, che per la conformazione geologica. Il terremoto in Abruzzo sta devastando un territorio e provando una popolazione che fanno parte del nostro Paese, ma anche dell’Unione europea. Di conseguenza, è anche su episodi come questo che la solidarietà europea deve intervenire. Proprio oggi è in programma un incontro tra gli esperti italiani e quelli della Commissione europea per attivare gli strumenti a disposizione, sulla base di una prima, ma attenta, valutazione dei danni subiti. Il Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) è uno strumento finanziario supplementare distinto dagli altri strumenti strutturali, creato su proposta della Commissione europea dopo le alluvioni che hanno colpito i paesi dell’Europa centrale nell’agosto 2002. La torrida estate del 2003, che ha avuto conseguenze particolarmente drammatiche nelle regioni mediterranee colpite da siccità e incendi, ha confermato l’importanza di un’efficace organizzazione della solidarietà europea in caso di calamità. Per queste due calamità il Fondo era intervenuto con oltre 800 milioni di euro. In seguito è nato anche un sistema di coordinamento tra le diverse protezioni civili dei Paesi comunitari, che ha dimostrato in varie occasioni di saper intervenire con tempestività laddove necessario. L’intervento dell’Unione europea sulle catastrofi naturali si attua sulla base dei principi di coordinamento, come detto soprattutto tra le forze di protezione civile, e di prevenzione, attraverso l’intervento di diversi strumenti. Ogni programma d’intervento dei fondi strutturali prevede una linea di prevenzione dei rischi naturali. Nel caso dei terremoti, ovviamente, si tratta di predisporre il territorio a limitare i danni sulle strutture e sul tessuto urbano, sulla base dei criteri antisismici. Tragedie come quella dell’Aquila aprono una relazione diretta tra la programmazione comunitaria per l’uso dei fondi strutturali e la gestione delle catastrofi, in particolare nelle aree a rischio.”

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