Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 12 aprile 2009

Inquinamento, anziani e salute

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Uno studio epidemiologico della Stanford University (USA), durato 12 anni in 183 citta’, ha analizzato il volume delle cure mediche di milioni di americani dai 65 agli 84 anni. Lo studio dimostra chiaramente la nocivita’ dell’inquinamento atmosferico poiche’ emerge una stretta correlazione tra la qualita’ dell’aria e i costi sanitari. I ricoveri ospedalieri per insufficienza respiratoria sono il 19% in piu’ nelle citta’ inquinate rispetto a quelle con basso inquinamento. I risultati dovrebbero far riflettere i nostri legislatori -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc- che approvano provvedimenti restrittivi sul fumo. Che le esalazioni del tabacco facciano male e’ indubbio, cosi’ come e’ sacrosanto il diritto dei non fumatori a tutelare la propria salute dal fumo dei fumatori, purtroppo non registriamo analoga attenzione nei confronti dell’inquinamento da gas di scarico delle automobili. Ultimo esempioriguarda la Capitale d’Italia, dove un timido tentativo di limitare il traffico nel centro e’ naufragato per l’opposizione dei commercianti. Insomma sono sempre gli interessi economici di questa o quella lobby che dettano legge. Una di queste lobby e’ proprio lo Stato che mentre si appresta a varare una legislazione piu’ severa, dall’altra detiene il monopolio dei tabacchi, con una imposizione fiscale che raggiunge il 75% del valore di un pacchetto di sigarette. Insomma il denaro non ha odore, neanche di tabacco! Le riforme strutturali in Italia. L’economia nazionale si sta imballando proprio perché non è in grado di imbrigliare le crescenti spese derivanti da voci di bilancio che non sembrano comprimibili senza provocare forti reazioni popolari. Eppure esiste, come emerge chiaro da un progetto messo a punto dai Centri studi della Fidest, una soluzione cercando di risolvere il problema pensando in modo diverso al come lo abbiamo germinato. In altre parole se pensiamo, ad esempio, alla sanità ed analizziamo le spese ci accorgiamo che esse incidono in misura notevole sui costi di gestione e sui prodotti farmaceutici. Se, quindi, noi riduciamo i vari passaggi, oggi richiesti per l’assistenza sanitaria di base, determiniamo un abbassamento notevole del rapporto costi generali/prestazioni effettuate. Dobbiamo, quindi, ragionare in modo diverso per darci un approccio semplificato per l’assistenza sanitaria dando più contenuto al ruolo del medico di base e permettendogli di interagire in tutte le situazioni in cui i propri pazienti abbisognano ora di visite specialistiche ora di ricoveri ospedalieri, ora di terapie particolari, ecc. Tutto ciò cosa può significare? Senza dubbio una minore prescrizione di farmaci o l’uso, in alternativa, di prodotti omeopatici o fitofarmaci o altre soluzioni che possono andare a combinarsi con la propria dieta alimentare. Ma è tutta la filiera assistenziale che, se meglio seguita dal medico di base, consente la contrazione delle spese sanitarie evitando la duplicazione o il ripetersi di accertamenti diagnostici in tempi brevi e per i quali è comprovata la inutilità. E’ una strada percorribile se non ci fossero interessi lobbistici che tendono a far lievitare la spesa sanitaria per poter emungere da essa congrui profitti. E questi interessi sono tanto potenti che ogni possibile riforma è destinata al fallimento se prevede economie di gestione andando a ricadere sull’uso dei prodotti farmaceutici e sui tanti interessi privati messi a punto con il solo scopo di attrarre risorse pubbliche sotto l’egida del servizio costoso, ma con prestazioni mediocri e che prevedono, altresì, interventi ripetitivi.

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Il Museo per la Storia dell’Università di Pavia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Accoglie materiale relativo a diverse discipline umanistiche, consta di due sezioni principali: quella di Medicina e quella di Fisica. L’idea di un Museo universitario a carattere storico-medico nacque già con le riforme teresiano-giuseppine, tuttavia l’attuale allestimento della struttura museale, che occupa quella che fu la sede dell’antico Gabinetto Anatomico e del museo annesso (fondato da Giacomo Rezia, professore nell’ateneo ticinese dal 1772 al 1796 e continuato dal suo successore A. Scarpa e dagli altri anatomici), adiacente al Teatro Anatomico intitolato ad Antonio Scarpa, risale agli anni trenta. Il Museo fu infatti creato nel 1932 per accogliere il materiale esposto nella mostra di cimeli allestita a Palazzo Botta in occasione del primo centenario della morte di Scarpa, fondatore della Scuola Anatomica pavese. Inaugurato ufficialmente nel 1936, fu ampliato nel corso degli anni grazie ad oggetti provenienti da Istituti universitari, da musei preesistenti o donati da privati; va ricordata, tra le altre, la donazione fatta dagli eredi di Golgi di oggetti appartenutigli, manoscritti, appunti e dell’attestato originale del premio Nobel (attualmente esposti nella sala a lui intitolata). La sezione di Medicina, ricchissima, è articolata in tre sale intitolate a tre grandi Maestri della Medicina: l’anatomico Antonio Scarpa, il patologo chirurgo Luigi Porta, l’istologo e patologo Camillo. Golgi. E’ attualmente in allestimento una quarta sala destinata ad accogliere le acquisizioni più recenti, tra le quali la sezione di ematologia e il primo laboratorio di microscopia elettronica, istochimica e genetica. Nel complesso il patrimonio della sezione è rappresentato da più di 4000 preparati anatomici, centinaia di strumenti chirurgici e decine di altri strumenti scientifici. Le origini della collezione di Fisica del Museo per la Storia dell’Università risalgono all’antico gabinetto di Fisica fondato nel 1771 all’atto della riforma dell’Università di Pavia voluta dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa e dal suo successore Giuseppe II. La sezione, che consta complessivamente di circa 1000 pezzi, è divisa in due sale. La prima sala, inaugurata in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’invenzione della pila (1999), ospita una ricca collezione di strumenti originali del Gabinetto di Fisica di Alessandro Volta, che dal 1778 fu professore di Fisica Sperimentale a Pavia. Due tavoli di lavoro, appartenuti allo stesso Volta, ospitano alcuni esemplari dei numerosi strumenti che utilizzò per investigare le proprietà della carica elettrica e dei corpi elettrizzati. Le vetrine e gli armadi disposti nella sala ospitano altri strumenti, quasi tutti acquistati o fatti costruire da Volta, di meccanica, pneumatica, termologia, elettrologia e ottica. E’ stato recentemente realizzato un applicativo che permette una visita virtuale di questa sala. Il visitatore “virtuale” può scegliere lo strumento di interesse cliccando direttamente su di esso oppure eseguendo una ricerca su diversi campi, anche incrociati. E’ quindi possibile accedere ad una struttura a più livelli: una breve scheda accompagnata da foto, animazioni che presentano il funzionamento dello strumento, note per l’approfondimento di temi di fisica e di storia, biografie degli scienziati più strettamente legati all’ideazione o all’uso degli strumenti ed infine alcune note curiose per alleggerire l’argomento e attrarre l’attenzione. La seconda sala, il Gabinetto di Fisica dell’Università, recentemente restaurata e aperta al pubblico, ospita gli strumenti ideati o acquistati dai successori di Volta nella cattedra di Fisica dell’Ateneo Pavese. Si tratta di una collezione estremamente ricca (circa 600 pezzi alcuni dei quali unici al mondo) a dimostrazione di come le attività di ricerca e di didattica in fisica sperimentale rimasero intense anche dopo la morte del fisico comasco. In particolare Giuseppe Belli, che diresse il Gabinetto intorno alla metà del XIX secolo, arricchì notevolmente la collezione anche con numerosi apparecchi di sua invenzione. La collezione venne poi ulteriormente ampliata dal successore di Belli, Giovanni Cantoni. Oggi gli strumenti sono divisi in sezioni: elettrologia (la più consistente), ottica, pneumatica, termologia, meccanica, geodesia. Altri pezzi (circa 300), di strumentazione prevalentemente del periodo fra le due guerre sono attualmente ancora conservati presso il Dipartimento di Fisica.

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From White House

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

President Obama and the First Family went to Easter Services at St. John’s Episcopal Church, Lafayette Square. All four took communion. At 10:48 the First Family emerged from the residence. From where we were in the motorcade, we could only see FLOTUS Michelle Obama and one of the Obama daughters. At that point we could not see outfits, but later in church Mrs. Obama and the girls appeared to be wearing matching white or cream-colored sweaters. The first lady was wearing a white or cream-colored floral skirt or dress. POTUS wore dark suit even though we spotted at least 4 parishioners in seersucker suits. As the motorcade (en route less than 2 minutes) stopped and we ran to catch up with POTUS, huge cheers erupted from the gathering Easter crowd. Service started right at 11, and from press pool spot in back pew, I at first could not see POTUS or first family. Fortunately AP superstar, the much-taller-than-me Phil Elliott, spotted POTUS. He sat at least six rows back from the front of the church, and it was impossible to see the girls even from standing position while everyone else was seated. Two agents were seated in the pew behind POTUS. Parishioners arriving went through two mags set up outside the entrance. Your pool spotted several little girls in their Easter best with their arms straight out as they went through security. Rev. Luis Leon, rector, told congregants it was his 15th Easter service at the church. His sermon included references to famous poets E.E. Cummings and Emily Dickinson, hating the New York Yankees and a shout-out to POTUS-picked NCAA tournament winners the UNC Tarheels. Some quotes to follow in next pool report. A writer’s pool only was allowed into the church while the others had to wait with the motorcade

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La terra trema

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Lettera al direttore. Pensieri la sera tardi di venerdì santo in una tenda da campo. Sono venuti in tanti gli uomini politici.  Sono venuti a consolarci, a portarci aiuto, a farci le condoglianze. Molti si sono commossi; qualcuno ha persino pianto. Lacrime di commozione, non di pentimento. Non sono venuti, infatti, a chiedere perdono; non sono venuti a scusarsi, ché nulla hanno da rimproverarsi: il terremoto non l’hanno provocato loro, e gli edifici che sono crollati non l’hanno costruiti loro. I politici innocenti sono venuti a consolarci a portarci aiuto e a farci promesse. Tante promesse. Ci restituiranno l’amata e bella città, le amate case e le belle chiese e le belle strade. Ma chi potrà mai restituirmi il mio adorato bel figlio? (Francesca Ribeiro)

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Fede e speranza nel giorno della resurrezione

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Nessuna preghiera è giunta così intensa, condivisa, ricercata come lo è in questi giorni da parte di una vasta costellazione di fedeli da tutte le parti del mondo. La loro invocazione è univoca: si prega per la Pace. Si prega affinché le coscienze siano folgorate da questo bene che ci appartiene indivisibile e che pure abbiamo sovente ignorato e persino deriso. Il Santo Padre si è reso, in questi giorni, promotore e primo esempio di questa catena della solidarietà “orante”. Per taluni uomini della terra, pur credenti, questa invocazione suona “stonata”, ma per essi sarà forse più folgorante degli altri la consapevolezza di un messaggio che nasce dal profondo dei cuori e sa toccare le corde sensibili di chi è profeta di bene. Non si invoca la pace perché si è deboli. Non si invoca la pace perché si è così ingenui dal credere che il male ha bisogno di una guerra conclamata per dispiegarsi in tutta la sua crudezza. Non si invoca la pace con la riserva mentale che essa è solo una pia illusione. La pace che si invoca è qualcosa di assoluto. E’ quella voce che da ordine ai nostri sentimenti, li rappacifica con la nostra coscienza, ci rende più maturi e più consapevoli del nostro destino. La pace non ha sconfitte anche se non si rivela in tutta la sua possanza. E’ questa la pace di tutti i credenti e non.

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The potential of network sharing in the MEA region

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

DUBAI Delta Partners, the leading telecom advisory and investment firm, released a new white paper today about the potential of network sharing in the MEA region, entitled “Tower Sharing in the Middle East and Africa: Collaborating in competition”. There are currently over 200,000 mobile network towers in operation across the Middle East and Africa, in which operators invest annually between 10-20% of their revenues to rollout new sites or upgrade existing sites. Operators continue to make large investments in order to upgrade technologies and capacity as well as population coverage, especially in rural Africa. An extra 100,000 towers are expected to be rolled out in the next 5 years. Recent multi-billion dollar network sharing deals have already been concluded in India, and last month’s announcement that Vodafone and Telefonica would share parts of their European network infrastructure was hailed as a milestone of pan-European collaboration and result in better quality and coverage, less unsightly masts and save hundreds of millions of Euros for shareholders. “The same shareholder value can be created in the MEA region, but many operators are still a little cautious as they see their network assets as a key asset and differentiator,” says Chris Datta, Principal, “our analysis has shown, however, that a potential downside in market share is far outweighed by the extra benefits of cost saving on both opex and capex. In other words, operators would have to drop their market share by over 10% to not create value.”
Delta Partners is the leading management advisory and investment firm specialized in Telecoms, Media and Technology (TMT) in high growth markets. It has more than 130 professionals operating across 50 markets in the Middle East, Africa and South East Asia. From its offices in Dubai and Johannesburg, Delta Partners provides services through its three highly synergistic business lines: management advisory, private equity and corporate finance. Delta Partners delivers tangible results to its clients and investors through an exclusive sector focus, and a unique approach to services, combining strategic advice and a hands-on pragmatic approach.

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Rencontres internationales Paris/Berlin/Madrid

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Madrid, April 16 – 25  Tabacalera – future National Centre for Visual Arts  Reina Sofia National Museum CA2M Centro de Arte Dos de Mayo  the Spanish Cinematheque  Auditorium of the Ministry of Culture. Following on from Paris in November and preceding Berlin in July, the  18th Rencontres Internationales Paris/Berlin/Madrid, now in its third  year in Madrid, will once again create a space for discovery and  thought between new cinema and contemporary art at several  prestigious locations of Madrid’s art scene: the Reina Sofia National  Museum, the auditorium at the Ministry of Culture, the CA2M Centro de  Arte Dos de Mayo, the Spanish Cinematheque, and the Tabacalera –  future National Centre for Visual Arts.  Singular in Europe due to the triangle formed between three of Europe’s main capitals, the Rencontres Internationales  Paris/Berlin/Madrid offer a rare insight into the numerous existing  contemporary audio-visual practices. Cutting-edge cinema and documentaries, video art, multimedia installations, the Rencontres Internationales’ programme is the result of an extensive research process (from around 6500 submissions) inviting certain artists, key  figures in the world of cinema and contemporary art. In the presence  of 150 artists and directors from all over the world, this year’s  festival offers an unprecedented international programme of 200 works  from Spain, France, Germany, and 60 other countries, and brings  together internationally-recognised artists and directors alongside young artists and directors presented in Madrid for the first time. Highlights include various film premières (over 30 screenings), an  exhibition, and a series of round-table debates.

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12e Grand Stage International de Ju-Jitsu

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

samuraisamurai1Paris 10 rue Pierre Nicole, Paris 5e Métro: Luxembourg (sortie rue Abbé de l’Epée) Semaine du samedi 18  au  samedi  25 Avril 2009 Organisé par le Koryu Club de France Le Stage se déroulera avec deux légendes  des Arts Martiaux :  Maître Stefano Surace  10e dan de Ju-Jitsu  NS, WBI, EJJU, IJJF, AJB, FSA, FFJJBA, CEKAMA, WUMA, ATAMA, WBFOMA, IBA, IHF, BI, IBS, KBK, ESJJAS, ASAY, WJJABF, AYBK, HNL, Président du World Butokukai Institute et grand maître de Ju-Jitsu Butokukai® (Surace Ju-Jitsu) Le « Must » de la self-defense « Le seul Ju-Jitsu authentique existant en France (Magazine « Kakutogi Tsushin», Tokyo –  Manabu Takashima)10e dan de Ju-Jitsu, Président de l’Association des Maîtres d’Arts Martiaux des Etats-Unis (ATAMA) représentant en USA de l’International Ju Jitsu Federation (IJJF)

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Crisi finanziaria, crisi di sistema

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

L’economia mondiale, a partire dal 2008, ha subito un grave peggioramento con uno shock finanziario pari se non più grave di quello degli anni trenta. Le conseguenze di questo freno della crescita economica globale si avvertiranno nel corrente anno e, probabilmente, anche nel 2010. Le misure di emergenze messe in atto dai vari stati e il timido tentativo di affrontare la crisi con un progetto unitario possono non bastare. Pensiamo alle massicce immissioni di liquidità, ai salvataggi bancari, a quelle delle società finanziarie e assicurative e ai depositi. La riflessione da parte degli esperti sul come uscirne parte soprattutto dalla considerazione del come si sia giunti a questa fase recessiva. Comprendere le ragioni può aiutare a trovare correttivi adeguati.Tra le cause possibili vi è quella di un deterioramento della performance economica mondiale in seguito ad una espansione sostenuta tra le diverse aree economiche e realizzata mediante una forte integrazione, ma senza stabilire regole comuni. Questa velocità espansiva non ha tenuto conto dei suoi limiti e delle possibili ricadute nella produzione di forti squilibri finanziari, immobiliari e delle materie prime. Questo aspetto ha un risvolto in negativo sul fronte della sanità e delle pensioni che preoccupa i governi in specie in quei paesi, come l’Italia, dove il preesistente indebitamento pubblico riduce di molto gli spazi di manovra di politica finanziaria pubblica. Nell’area dell’Euro si pensa in primo luogo alla creazione di un fondo europeo finalizzato a sostenere i patrimoni delle società bancarie e finanziarie anche mediante l’acquisto diretto di partecipazioni. Per quanto riguarda, nello specifico, l’economia italiana essa è rimasta debole e stagnante per tutto il 2008 e nei primi mesi di quest’anno.  La dinamica delle esportazioni si è ridotta nello specifico nell’area dell’euro anche se appena stemperati con l’aumento delle vendite dai paesi extra-europei. Nel mercato interno la stagnazione dei consumi si è fatta sentire in tantissimi settori merceologici. La possibilità di una ripresa è legata alla capacità del sistema paese di rinnovarsi con investimenti pubblici nelle infrastrutture, nelle riconversioni industriali, nella qualità delle produzioni, nella ricerca e in più alte dosi di sviluppo tecnologico. Sul fronte dei conti pubblici è prevedibile un loro deteriorarsi a causa del rallentamento economico in atto e delle conseguenti minori entrate fiscali legate, tra l’altro, all’abbassamento delle aliquote Ires e irap, alle nuove spese per i contratti pubblici, agli aiuti al settore bancario e ai contributi governativi in favore delle finanze locali. In questo contesto pur critico sarebbe un’ottima occasione per l’Italia mettere ordine all’organizzazione dello stato a partire dalla filiera giustizia, all’istruzione, alla sanità e al welfare dove sono presenti le maggiori disfunzioni, sacche di sperperi e una burocrazia costosa e poco efficiente.

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Il villaggio globale

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Edizioni Fidest. Autore Riccardo Alfonso. Man mano che le tecnologie ci permettono l’accesso a forme di comunicazione più diretta ed in tempo pressoché reale, ciò che era considerato un “villaggio globale”, sposta gli obiettivi su “interpretazioni” sempre più avanzate. E’ l’argomento sviluppato in questa pubblicazione. Su tale filone di considerazioni si cita, tra gli altri, il celebre sociologo canadese Marshall McLuban, allorché attribuì questo termine, diversi anni fa, pensando alla televisione. Oggi questo ruolo di comunicatore privilegiato già appartiene ad altri: è internet. In pochi anni abbiamo creato un mercato di concorrenza perfetta dopo che all’inizio del XX secolo e per decenni, economisti di fama mondiale, lo avevano studiato come un modello teorico per rappresentare un’organizzazione degli scambi dove prezzi e quantità d’ogni transazione fossero istantaneamente noti a tutti i partecipanti e che non vi fossero costi o limitazioni d’entrata e di uscita.

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Expo: Federico Sguazzi

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

clochartMontecatini (PI) Fino al  al 21/5/09 Castello Ginori di Querceto Querceto) Il ClochArt a cura di Ursula Vetter  Si delinea fra il ferro, i legni usurati, le plastiche varie, la carta riciclata e le pennellate informali di oli e catrame, la fiaba neo-gotica e metropolitana di Federico Sguazzi, nella mostra di scultura, pittura e collages, che s’inaugura a San Vincenzo (LI), presso il Palazzo della Cultura, e nel giorno di Pasqua, nelle sale della galleria Accademia Libera Natura e Cultura (Associazione Marco Polo) al Castello Ginori di Querceto (Montecatini VC – PI). Artista e libero pensatore, residente nello storico centro toscano di Suvereto (GR), alle porte della Maremma, Federico Sguazzi, -Il ClochART-, proviene da un percorso poliedrico che comprende la fotografia, la pittura, il design, fino alla piu’ recente produzione sul filo conduttore di un’inedita -arte povera- nel recupero progressivo dei materiali piu’ disparati, dal legno alle plastiche e polisteroli abbandonati, ai filanciani, ritrovati nell’ambiente urbano e naturale e ricontestualizzati da un intuitivo intervento intenzionale e istintuale insieme, nell’opera minimalista e di sintesi finale, dalle incisive suggestioni concettuali. -L’idea del clochard- dice l’autore -nasce in modo naturale e spontaneo dall’associazione della parola -clochard’, il barbone, con la parola -Art’ che ne rispecchia la sua filosofia, la vita stessa-.Cosi’ Federico -Come un barbone, vive quindi, come la maggior parte della gente, degli avanzi, dei rifiuti della società stessa, ma con quel nulla che ha, crea tutte le sue cose-.  Nell’azione informale dell’artista, i materiali duri e osti, acquisiscono luminescenze argentee di luna, tendenzialmente nordiche, nella poesia interna costruita, per opposizione, dalla durezza originaria dei supporti.  L’intuizione e’ piu’ accentuata nella scultura, fra installazione e design, dove l’opera finita e’ già riconosciuta nell’ambiente, in un gioco completamente esoterico, che sfida il concetto stesso di -caso-.  Il mistero esistenziale si manifesta cosi’, fra contorni semplici e dinamismi di forte impatto, alla luce confortante di un sorriso seducente ed enigmatico, dagli etruschi a Leonardo, fino alla linea elegante ed eternamente nostalgica di Modigliani.  http://www.athenaspazioarte.com (foto clochart)

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Il Capolavoro di Francesco Borromini

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

facciataRoma. San Carlo alle Quattro Fontane http://www.sancarlino-borromini.it I più fedeli amici del Borromini: I Trinitari di San Carlino  Secondo la Regola propria dei Trinitari, ogni loro dimora viene chiamata Casa della Santa Trinità. Con questo nome familiare si fa riferimento non tanto alle mura dell’edificio quanto alla comunità dei frati che vi abita, cercando di costituire una famiglia, una fraternità, presieduta e animata da Dio Trinità. L’espressione Casa di San Carlino evoca quindi innanzitutto la vita, le attività, i progetti dei frati trinitari che vi abitano. Fin dalla fondazione della Casa di San Carlino (1609), i religiosi trinitari l’hanno abitata ininterrottamente e tuttora vi risiedono. È l’unica Casa che i Trinitari non hanno mai perduta in questi ultimi quattro secoli. Francesco Borromini costruì il complesso architettonico perfettamente rispondente allo spirito e alla missione dei Trinitari; infatti, esso è nell’emblema della povertà un inno di gloria alla Santissima Trinità: il Dio di Gesù Cristo che ascolta e fa suo il grido dei poveri, degli emarginati e degli oppressi. Attraverso il genio dell’artista si fondono in un tutt’uno povertà di materiali, spazi ridotti e arte in modo tale che anche i Superiori Maggiori hanno riconosciuto che l’opera del Borromini risponde al dettato della propria Regola di Vita: Omnes Ecclesiae istius Ordinis sint ‘plani operis’. La ragione del ‘plani operis’ (chiese semplici e povere) deriva dal fatto che i soldi raccolti dai Trinitari devono essere utilizzati non per l’edificazione di monumenti, ma per il riscatto degli schiavi. In questa logica ha agito il genio di Francesco Borromini. (foto facciata)

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Le politiche di ricerca

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Sono disponibili al pubblico i risultati di un’indagine del centro studi Observa-Scienza e Società sugli orientamenti dell’opinione pubblica italiana nei confronti delle politiche di ricerca e che fu illustrata tempo fa nell’ambito di un Workshop sulle Politiche di Ricerca organizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei. Ciò che oggi ci sembra interessante richiamare è che posti di fronte alla necessità di scegliere tra una serie di settori di ricerca quelli che secondo loro meritano un investimento, prioritario, oltre quattro italiani su dieci (42,1%) hanno indicato la ricerca sulle cellule staminali nella convinzione che tale ricerca potrà contribuire a curare malattie quali Parkinson e Alzheimer. Segue piuttosto distanziata la ricerca sui mutamenti del clima (15,4%); poi la ricerca in campo biotecnologico volta a migliorare la coltivazione di ortaggi e frutta (11%), la ricerca mirata a sviluppare centrali nucleari più sicure (9,3%) e gli studi nel campo delle neuroscienze (8,5%). Agli ultimi posti la ricerca in campo spaziale volta a scoprire se esistono altre forme di vita nell’Universo (4,7%), quella nell’ambito delle telecomunicazioni (4,2), la fisica che potrebbe aiutarci a comprendere le componenti ultime della materia (2,9%) e le ricerche per sviluppare nuove tecniche di fecondazione assistita (2%). Anche la collocazione politica sull’asse destra/sinistra è in rapporto con le scelte in materia di investimenti per la ricerca: tra coloro che si collocano a sinistra per esempio, assume particolare rilievo un ambito quale la ricerca sul clima, mentre tra coloro che si collocano a destra si assegna un’importanza maggiore della media alla ricerca sulle cellule staminali e nel campo delle neuroscienze. La rilevazione è stata condotta su un campione di 876 soggetti, rappresentativo della popolazione italiana sopra i 18 anni sotto la supervisione scientifica di Massimiano Bucchi (Università di Trento) e Federico Neresini (Università di Padova).

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Tumore al colon e speranza di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Una speranza per i 40.000 italiani, dei quali il 55% donne, che ogni anno si vedono diagnosticare un tumore al colon. E’ quanto veniamo a sapere da un articolo apparso tempo fa sul giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri a firma della giornalista Anna Maria Greco e che per l’importanza che riveste l’argomento riteniamo utile richiamare. Il testo dell’articolo si rifà ad una comunicazione scientifica di notevole importanza presentata al congresso annuale dell’American College of Surgeons di San Francisco dal chirurgo prof. Cristiano Huscher, primario all’ospedale S. Giovanni Addolorata di Roma. Si tratta di interventi chirurgici d’avanguardia per operazioni molto complesse per tumori al pancreas e al colon oltre che calcoli al fegato. “Huscher usa il bisturi ad ultrasuoni, che riduce del 35% la durata dell’intervento ed evita perdite di sangue.” E la Greco precisa: “Invece di aprire l’addome per 25-30 cm., in 5 ore asporta gli organi malati attraverso 4 fori di 9 millimetri. La degenza scende da tre ad una settimana, la convalescenza da tre mesi a 3 settimane e sia fisicamente che psicologicamente il paziente, soprattutto se anziano, si riprende prima e meglio.” Qui parliamo di grosse cifre: di oltre mille interventi al colon per estirpare un tumore. Ma la Greco ci fa anche sapere che esiste un secondo esperto italiano che è Raffaele Pugliese primario del Niguarda di Milano. Anche lui lavora sui grandi numeri poichè ha al suo attivo ben oltre 800 interventi. Entrambi adottano la stessa tecnica. Li seguono, sia pure ad una certa distanza, chirurghi come quelli degli ospedali di Alessandria, di Monfalcone (Gorizia), di Grosseto, di Civitanova, del Monadi di Napoli e di altri. Nel dettaglio riprendiamo la tecnica adottata da Huscher così come la descrive la Greco: “si tratta di un sistema elettronico per operare guardando non il paziente ma la sua ricostruzione digitale, grazie alla strumentazione avveniristica ESS (Envision Stereoscopic System) che rende le operazioni più precise e sicure. Solo tre centri al mondo sono in grado di eseguire questi interventi: Uno a New York ed uno di Bordeaux che contano 10 casi e il San Giovanni di Roma che ne vanta 30 negli ultimi cinque anni.”

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L’aromaterapia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

(edizioni Fidest). Un interessante volumetto è stato dedicato da Riccardo Alfonso all’analisi e allo studio sugli odori. Sin dall’antichità si conosceva questa cura che utilizza le essenze odorose delle piante. Si distingue dalla fitoterapia che a sua volta usa l’impiego terapeutico delle piante (infusi, estratti, decotti), ma con modalità diverse. I vantaggi che producono gli odori si possono grosso modo indicare in questi quattro punti: 1) gli odori sono più facili da analizzare e da somministrare in dosi precise; 2) si diffondono e sono assorbibili rapidamente dalla pelle; 3) il loro uso è più agevole, sia sotto forma di aerosol sia di gocce; 4) la loro alta concentrazione consente un utilizzo molto modesto del prodotto. Ma di quali proprietà medicinali si tratta? Tanto per cominciare possono sterilizzare utilizzando le loro doti antisettiche, intere colonie batteriche ed inibendo, ove il caso, i loro effetti patogeni. Procurano benefici balsamici all’apparato respiratorio, impediscono la crescita di batteri senza ucciderli (batteriostatici) nelle cistiti e nelle varie infiammazioni urinarie. Sono, inoltre, antispastici, digestivi, antiinflautolenti a livello delle vie digerenti, cicatrizzanti nelle affezioni cutanee, rivulsivi o regressivi per le mialgie, i dolori muscolari e per i dolori articolari. L’aromaterapia ha comunque dei limiti e delle cautele che vanno osservate.

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Il convento di Santa Maria della Basella

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Basella è una frazione del comune di Urgnano a 15 Km da Bergamo, sulla provinciale per Crema. E’ un piccolo borgo, adagiato sulla destra del fiume Serio; e non offirebbe spunti per la cronaca, se più di sei secoli fa non fosse stato teatro di un avvenimento che trascende la cronaca: l’apparizione della Madonna, avvenuta la prima volta il 7 e poi l’otto aprile del 1356 ad una ragazza del luogo, Marina Casone. Quella mattina, Marina si recò a visitare il campiello di famiglia. Trovò compromessi i germogli per una forte brinata e disperata invocò la Vergine la quale apparve indicandole il luogo di un’antica chiesetta a lei consacrata. Le disse che se fosse stata restaurata il raccolto sarebbe stato salvato. La chiesetta era sepolta, ma alcuni volenterosi riuscirono a riportarla alla luce e a restaurarla. Il vescovo di Bergamo i primo maggio del 1356 pose la prima pietra del nuovo santuario dedicato alla vergine. La Chiesa fu ampliata nel 1460 da Bartolomeo Colleoni e vi fu annesso un convento di frati domenicani. Ora il convento è abitato dai Missionari passionisti. Oggi accanto al convento è stata costruita la nuova sede del Museo e Villaggio Africano, il cui scopo è quello di diffondere e far conoscere l’arte e la cultura dell’Africa subsahariana. I proventi del Museo vengono devoluti alle missioni dell’Africa. All’interno del Santuario è presente anche una biblioteca contenente volumi che vanno dal XIV al XVIII secolo.
Il museo africano dei passionisti di Basella: Le tele esposte sono state divise per genere pittorico e sono in grado di condurre il visitatore attraverso le immagini dei villaggi, città, animali, storia e tradizioni nell’intento di scoprire un continente che sa esprimersi egregiamente nell’arte figurativa. Sono presenti diversi batik provenienti dalla Tanzania, realizzati secondo l’antica arte di decorare i tessuti con l’utilizzo di sostanze coprenti e che non assorbono il colore (come ad esempio la cera liquida o la paraffina). Sono soprattutto le tele dei Tingatinga che donano al salone espositivo un grande angolo di luce e colore. Le opere esposte appartengono a sei dei più famosi artisti dell’omonima cooperativa di Dar Es Salama, nata come successione dell’artista Edward Saidi Tingatinga (1932-1972) conosciuto come il pittore dei cinque grandi animali del continente africano: l’elefante, il leone, la giraffa, l’ippopotamo e l’antilope. Seguono dipinti dal Senegal e dalla Tanzania con modalità e tecniche diverse. Dalla parte occidentale dell’Africa provengono invece le pitture sul vetro, specialmente diffuse in Senegal. Sul tema della mostra contemporanea il museo propone ai gruppi di scolaresche e ai visitatori della domenica l’esperienza dei laboratori didattici, dove tra pennelli, sabbie, cera e colori ci si cimenta in nuove forme artistiche.

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Climate change and public health

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Said Dr Margaret Chan, WHO’s Director-General. “Our 193 Member States asked WHO to help them strengthen the evidence base for policy action. This plan provides the framework for doing just that. It sets out guidance to governments, research institutions and donors looking to fill crucial knowledge gaps.” In the last decade, even though climate change has been increasingly acknowledged as an important risk to human well-being, its effects on health have received little research attention. Scientific papers describing the links between climate change and health are outnumbered by those on air pollution by almost 8 times, and by those on smoking by almost 40 times. The plan aims to speed-up, focus and intensify climate change and health research to strengthen the evidence base for discussion at the 15th United Nations Conference of the Parties (COP15), to be held in Copenhagen in December 2009, where world leaders will forge a new global climate agreement to succeed the Kyoto Protocol.  The research plan identifies five priority research areas; including, Interactions with other health determinants and trends – Climate change does not act in a vacuum. There is an urgent need for a better understanding of how climate change does and will interact with other important health determinants and trends, such as economic development, globalization, urbanization, and inequities both in exposure to health risks and access to care. Direct and indirect effects – Much is known of short-term health impacts of climate change. There is a need for better characterization of the effects of long-term changes such as increasing drought, decline in freshwater resources, and population displacement, ranging from mental health impacts to risks of conflict, with a particular focus on children and other vulnerable groups. Comparing effectiveness of short-term interventions- Different countries have taken a variety of approaches to deal with climate change-related health threats such as heatwaves and floods. Comparative outcome assessments can help rank effectiveness of interventions.Assessing health impact of policies of non-health sectors – There is an urgent need for rapid assessment of the health implications of specific climate change prevention (mitigation) and adaptation policies in other sectors, such as the potentially negative effect of promotion of biofuels on food security and malnutrition; and the potentially positive health effects of sustainable energy and transport policies.  Strengthening public health systems to address health effects of climate change. Most health systems interventions to deal with climate change build on basic public health competencies. More knowledge is needed to identify the most effective means of implementing integrated preventive public health strategies that reduce not just climate change related threats but all environmental health risks.“This meeting has made clear that there is a need to enhance our evidence base on ways to protect health from climate change”, said Dr. Bernat Soria, Spain’s Minister of Health and Consumption,: ” We welcome this plan which sets out a clear research agenda and addresses all countries needs for evidence-based policy making” he added.

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Arianna Di Genova: Il circo nell’arte

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Arianna Di Genova racconta la storia di un’attrazione fatale, di un amore che ha spinto l’arte del XX e XXI secolo oltre la rappresentazione formale, che ha creato un cortocircuito con i tradizionali canoni estetici, portando in scena un sogno comune a pubblico e artisti: essere catapultati fuori dalla realtà quotidiana, sgranando gli occhi per lo stupore.  Arianna Di Genova (1964) è critica d’arte, giornalista e redattrice presso il quotidiano Il Manifesto. Ha scritto numerosi saggi per riviste specializzate e testi per cataloghi di mostre. Nel 2005 ha curato l’edizione di Networking in Toscana. Dal 2006 insegna presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e collabora con la casa editrice Biancoenero come autrice di libri d’arte per ragazzi. € 35,00 pp. 216 brossura (Più di ottanta fotografie a colori e in bianco e nero)978-88-428-1434-4

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Neuroscienze e libertà umana

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

«Acta Philosofica» ne affronta i ‘problemi’ di compatibilità Può sembrare che oggi la risposta ultima alle domande sulla persona umana debba venire dalle neuroscienze. Ma spesso i risultati delle più recenti scoperte in questo campo fanno sorgere nuovi interrogativi: si può parlare ancora di libertà umana? Siamo personalmente responsabili delle nostre azioni? Ha senso giudicare “buona” un’azione umana? A queste domande, che devono tenere conto di come le risposte corporali riflettano a diversi livelli l’interattività permanente fra le diverse “parti” del nostro organismo, cerca di rispondere il Quaderno monografico “Neuroscienze e libertà/Neuroscience and Freedom”, in uno dei numeri di «Acta Philosophica», la rivista semestrale internazionale curata dalla Facoltà di Filosofia della Pontificia Università della Santa Croce. Nel Quaderno di «Acta Philosophica» sono contenuti quattro articoli, scritti da medici e da filosofi, che “affrontano questioni analoghe e sono complementari riguardo agli elementi da prendere in considerazione per evitare l’interpretazione della coscienza e delle azioni libere come una ‘illusione’ costruita a posteriori su eventi determinati dall’attività cerebrale”. Il primo saggio è affidato a Juan José Sanguineti (Università della Santa Croce) che offre un’introduzione generale al problema, mostrando in che modo va impostato il rapporto tra le neuroscienze e la filosofia, senza riduzionismi né prevaricazioni. Filippo Tempia (Università di Torino) parte dal famoso esperimento di B. Libet sulla neurofisiologia delle azioni volontarie e si basa su di esso per riflettere sul modo in cui lo scienziato combina e spiega le evidenze che trova nel progredire delle sue ricerche. Seguono gli interventi di José Ignacio Murillo (Università di Navarra, Spagna) e José Manuel Giménez-Amaya (Università Complutense di Madrid) i quali  illustrano in che cosa consistano gli esperimenti di B. Libet sull’attività cerebrale che precede e segue la scelta libera, e indicano come bisogna leggerli filosoficamente.Lo studio sui neuroni specchio elaborato da Corrado Sinigaglia e Laura Sparaci (Università di Parma), mette infine in luce come l’attivazione di questi neuroni sia molto legata alla comprensione delle intenzioni e all’identificazione di sentimenti; perciò vanno superate le interpretazioni tipiche dell’empirismo, in cui i significati si apprenderebbero per l’associazione di nomi a cose, dovuta alla ripetizione.
La rivista Acta Philosophica, contenente il quaderno monografico, è pubblicata da Fabrizio Serra Editore (Roma-Pisa); è in distribuzione nelle maggiori librerie italiane e i fascicoli o i singoli articoli possono essere acquistati anche online all’indirizzo http://www.libraweb.net «Acta Philosophica» è nata nel 1992 come strumento di dialogo e di collaborazione tra studiosi di filosofia e istituzioni universitarie impegnati nella ricerca della verità sul mondo, sulla persona umana e su Dio. Dal 2005 viene edita da Fabrizio Serra Editore (Roma-Pisa), mantenendo la stessa linea editoriale a cura della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università della Santa Croce. La rivista pubblica articoli in italiano, inglese, spagnolo e francese, concernenti i vari ambiti della ricerca filosofica; viene dato notevole spazio alla presentazione di opere filosofiche. I fascicoli pubblicati sinora sono consultabili nel sito http://www.actaphilosophica.it

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Millions with mental disorders

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

In the developing world are deprived of necessary treatment and care WHO calls for urgent scaling up of services for mental disorders More than 75% of people suffering from mental disorders in the developing world receive no treatment or care. Across Africa for example, nine out of ten people suffering from epilepsy go untreated, unable to access simple and inexpensive anticonvulsant  drugs which cost less than US$5 a year per person. WHO is now calling on governments, donors and mental health stakeholders to rapidly increase funding and basic mental health services to close this huge treatment gap. The programme, Mental health Gap Action Programme (mhGAP): Scaling up care for mental, neurological and substance use disorders asserts that with  proper care, psychosocial assistance and medication, tens of millions could be treated for diseases such as depression, schizophrenia, and epilepsy and begin to lead healthy lives– even where resources are scarce. The mhGAP focuses on the gap between what is needed to treat a range of priority disorders and what is actually available worldwide. In the majority of countries, less than 2% of health funds are spent on mental health. In any one year, one-third of people living with schizophrenia, more than half of those suffering from depression, and three-quarters of those with alcohol use disorders are unable to access simple and affordable treatment or care. Worldwide, every 40 seconds, one person dies of suicide that is one of the leading causes of death among young adults. Suicide is a condition that is preventable.  It does not have to be this way. In Chile, the national primary care programme now includes treatment of depression for all who need it bringing much needed care to hundreds of thousands of people. An epilepsy project in China which integrated a model of epilepsy control into local health systems achieved excellent results. This confirmed that epilepsy could be treated with an inexpensive anti-convulsant medicine by health professionals who had undergone basic training. The project which started in six provinces has now been extended to 15 provinces and tens of thousands of sufferers have been treated.  The extra cost to scale up services for mental disorders is not too large. A study conducted by WHO  showed that in low-income countries, scaling up a package of essential interventions for three mental disorders – schizophrenia, bipolar disorder and depression – and for one risk factor – hazardous alcohol use – requires an additional investment as low as $US 0.20 per person per year. People with mental disorders are stigmatized and are subject to neglect and abuse. “The proper care of mental, neurological and substance use disorders should not only be evidence based but also value based,”  said Dr Benedetto Saraceno, Director of WHO’s Mental Health and Substance Abuse Department.. “We need to ensure that people with these disorders are not denied opportunities to contribute to social and economic life and that their human rights are protected.” The programme sets out a number of cost-effective strategies to tackle the treatment gap for mental, neurological and substance use disorders. These include: assessing countries needs and resources; developing sound mental health policy and legislation; and increasing human and financial resources. The programme relies on partnerships to scale up services with the objective of reducing the burden of mental, neurological and substance use disorders.

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