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Il Museo per la Storia dell’Università di Pavia

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Accoglie materiale relativo a diverse discipline umanistiche, consta di due sezioni principali: quella di Medicina e quella di Fisica. L’idea di un Museo universitario a carattere storico-medico nacque già con le riforme teresiano-giuseppine, tuttavia l’attuale allestimento della struttura museale, che occupa quella che fu la sede dell’antico Gabinetto Anatomico e del museo annesso (fondato da Giacomo Rezia, professore nell’ateneo ticinese dal 1772 al 1796 e continuato dal suo successore A. Scarpa e dagli altri anatomici), adiacente al Teatro Anatomico intitolato ad Antonio Scarpa, risale agli anni trenta. Il Museo fu infatti creato nel 1932 per accogliere il materiale esposto nella mostra di cimeli allestita a Palazzo Botta in occasione del primo centenario della morte di Scarpa, fondatore della Scuola Anatomica pavese. Inaugurato ufficialmente nel 1936, fu ampliato nel corso degli anni grazie ad oggetti provenienti da Istituti universitari, da musei preesistenti o donati da privati; va ricordata, tra le altre, la donazione fatta dagli eredi di Golgi di oggetti appartenutigli, manoscritti, appunti e dell’attestato originale del premio Nobel (attualmente esposti nella sala a lui intitolata). La sezione di Medicina, ricchissima, è articolata in tre sale intitolate a tre grandi Maestri della Medicina: l’anatomico Antonio Scarpa, il patologo chirurgo Luigi Porta, l’istologo e patologo Camillo. Golgi. E’ attualmente in allestimento una quarta sala destinata ad accogliere le acquisizioni più recenti, tra le quali la sezione di ematologia e il primo laboratorio di microscopia elettronica, istochimica e genetica. Nel complesso il patrimonio della sezione è rappresentato da più di 4000 preparati anatomici, centinaia di strumenti chirurgici e decine di altri strumenti scientifici. Le origini della collezione di Fisica del Museo per la Storia dell’Università risalgono all’antico gabinetto di Fisica fondato nel 1771 all’atto della riforma dell’Università di Pavia voluta dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa e dal suo successore Giuseppe II. La sezione, che consta complessivamente di circa 1000 pezzi, è divisa in due sale. La prima sala, inaugurata in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’invenzione della pila (1999), ospita una ricca collezione di strumenti originali del Gabinetto di Fisica di Alessandro Volta, che dal 1778 fu professore di Fisica Sperimentale a Pavia. Due tavoli di lavoro, appartenuti allo stesso Volta, ospitano alcuni esemplari dei numerosi strumenti che utilizzò per investigare le proprietà della carica elettrica e dei corpi elettrizzati. Le vetrine e gli armadi disposti nella sala ospitano altri strumenti, quasi tutti acquistati o fatti costruire da Volta, di meccanica, pneumatica, termologia, elettrologia e ottica. E’ stato recentemente realizzato un applicativo che permette una visita virtuale di questa sala. Il visitatore “virtuale” può scegliere lo strumento di interesse cliccando direttamente su di esso oppure eseguendo una ricerca su diversi campi, anche incrociati. E’ quindi possibile accedere ad una struttura a più livelli: una breve scheda accompagnata da foto, animazioni che presentano il funzionamento dello strumento, note per l’approfondimento di temi di fisica e di storia, biografie degli scienziati più strettamente legati all’ideazione o all’uso degli strumenti ed infine alcune note curiose per alleggerire l’argomento e attrarre l’attenzione. La seconda sala, il Gabinetto di Fisica dell’Università, recentemente restaurata e aperta al pubblico, ospita gli strumenti ideati o acquistati dai successori di Volta nella cattedra di Fisica dell’Ateneo Pavese. Si tratta di una collezione estremamente ricca (circa 600 pezzi alcuni dei quali unici al mondo) a dimostrazione di come le attività di ricerca e di didattica in fisica sperimentale rimasero intense anche dopo la morte del fisico comasco. In particolare Giuseppe Belli, che diresse il Gabinetto intorno alla metà del XIX secolo, arricchì notevolmente la collezione anche con numerosi apparecchi di sua invenzione. La collezione venne poi ulteriormente ampliata dal successore di Belli, Giovanni Cantoni. Oggi gli strumenti sono divisi in sezioni: elettrologia (la più consistente), ottica, pneumatica, termologia, meccanica, geodesia. Altri pezzi (circa 300), di strumentazione prevalentemente del periodo fra le due guerre sono attualmente ancora conservati presso il Dipartimento di Fisica.

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