Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Quando il welfare diventa un oggetto politico

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2009

Il dibattito di questi giorni si sta orientando su un tema estremamente delicato quanto controverso. Si parla, in pratica, di pensioni di vecchiaia e di anzianità e si disserta su questo tema a proposito dei costi che ne derivano per i bilanci pubblici. In effetti gli oneri sono alti ma solo perché la situazione non è posta nei giusti termini. In primo luogo dobbiamo convenire che l’attuale sistema che suddivide l’età lavorativa da quella dell’apprendimento nella prima fase e del pensionamento come atto terminale, ha fatto il suo tempo. In primo luogo perché la vita si è allungata e gli anziani sono mediamente più in buona salute rispetto ai loro predecessori. Ciò cosa significa? E’ che dobbiamo convenire sulla necessità che i rapporti lavorativi e la qualità ed il genere di lavoro dovrebbero avere un andamento diverso. Facciamo un esempio pratico. Un giocatore di calcio professionista sa bene che a 35-37 anni la sua carriera è finita e dovrà cercarsi un’altra attività. Perché, per estensioni, non dobbiamo pensare allo stesso modo per un cinquantenne o un sessantenne o un settantenne ed oltre? Un manager può diventare consulente così come taluni anziani professionisti possono continuare a svolgere talune attività in part-time. Se tutto questo si coniugasse con un sistema previdenziale legato al fattore risparmio di ciascun lavoratore e se dividessimo l’arco lavorativo di ciascuno di noi in tante frazioni decennali al termine delle quali si potrebbe optare per una rendita o per un reinvestimento delle quote versate per la previdenza-risparmio nel decennio successivo, ci troveremmo non con tanti pensionati ma con una massa maggiore di persone che continuano a lavorare a prescindere dai 65 o dai 70 anni di età, ma che lo farebbero volontariamente e per attività a loro più congeniali. Sappiamo bene, infatti, che l’alienazione dal lavoro proviene proprio dalla sua staticità: sempre lo stesso lavoro. Persino ciò che piace può venire, dopo alcuni anni, a noia e si sente il bisogno di fare qualcosa di diverso. Sta oggi ai politici comprendere questo messaggio forse ancora informe e poco chiaro che proviene dalla società civile e fare in modo che possa diventare qualcosa di reale per introdurre un nuovo ordine civile e sociale nella nostra società.

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